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schema del dialogo di platone, ripercorre in sintesi l'introduzione e le 6 sezioni in cui può essere suddivisa l'opera
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Presenta delle contraddizioni: Protagora si presenta maestro di virtù: se questa si può insegnare la sua essenza deve essere di essere una scienza Mentre Socrate nega l’esistenza di maestri di virtù, sostiene che la virtù sia scienza Le conclusioni sono scambiate e Platone lo fa ammettere a Socrate alla fine A tratti pare che Platone voglia contraddire non solo il sofismo, ma anche Socrate (usa sofismi e interpreta un accentuato edonismo) PROLOGO Dialogo tra Socrate e amico anonimo, scopo di fornire l’occasione della vicenda. L’amico lo ferma e gli chiede del dialogo con Protagora → dialogo narrato. II prologo che dischiude il significato. Socrate chiede a Ippocrate cosa vuole da Protagora, diventare sofista? Il sofista, dice Ippocrate, è colui che sa insegnare a parlare, ma non specifica di cosa. Questa mercé dell’anima però è pericolosa, è pericoloso non sapere di cosa si tratta perché la si prende subito con sé. Inoltre la fa pagare.
giusta e la giustizia non è santa, tuttavia le due sono molto simili. Socrate procede con simile deduzione, cui P. risponde con vaghe confutazioni relativistiche. S. non vuole dimostrare l’identità delle virtù, solo distruggere la tesi della loro assoluta alterità. [in realtà c’è un comune denominatore tra di esse] Protagora non sa seguire Socrate nella discussione dialettica e non si è nemmeno posto il problema delle virtù. INTERPRETAZIONE DEL CARME DI SIMONIDE Centrale la questione del metodo: la superiorità di quello socratico. S. chiede di evitare lunghi discorsi poiché “corto di memoria”. Interviene Alcibiade a suo sostegno dicendo che i discorsi di P. fanno perdere a tutti il filo del discorso, in realtà Socrate riesce a battere P. anche nei lunghi discorsi. Con astuzia Protagora riporta la discussione sui lunghi discorsi interpretando un carme di Simonide, sostenendo che questo sia il modo più efficace per educare un uomo (utilizzare le poesie). Al che Socrate inizia un discorso 10 volte più lungo offrendo 3 diverse interpretazioni del carme, dimostrando così che ad una poesia si può fare dire quello che si vuole. Non può essere utile ad educare un uomo. SCONTRO FINALE È ripresa la questione delle virtù: p. abbandona la similitudine delle parti del viso e afferma che 4 parti della virtù sono molto simili tra loro. Il coraggio però, no. S. però chiede se il coraggio sia audacia, “sì, ma lo è quando è connesso alla conoscenza, Altrimenti è pazzia incosciente. i coraggiosi sono audaci, ma non vice versa”. confutazione: S. procede fingendo di sostenere l’idea del volgo per cui vivere bene è vivere piacevolmente e vivere male sia vivere spiacevolmente. Cerca di indurre p. ad affermare la stessa cosa, ma egli continua ad evitare di prendere posizioni. Quindi Socrate: è la scienza o sono le passioni a guidare l’uomo? L’uomo fa alcune cose perché gli procurano piacere, come nutrirsi con del buon cibo, bere vino, ma che a lungo andare risultano dannose, cioè gli procurano dolore, allo stesso modo però fa cose che nell’immediato gli procurano dolore per un buon fine (prendere delle medicine o fare interventi). Allora cos’è che guida l’uomo? Anche ammesso sia il piacere occorre una scienza che guidi la scelta dei piaceri. Nessuno farà certe cose spendo che esistono cose migliori, cioè nessuno sceglie un piacere inferiore a quello che fa: nessuno fa il male in modo intenzionale, ma solo per ignoranza del bene. quindi nessuno vuole fare ciò di cui ha timore perché comunemente si teme il male. conclusione: li coraggio ha la sua essenza nella scienza come in tutte le altre virtù: conoscenza di ciò che è vero bene (non si va in guerra per il “piacere” di andare a morire, ma per perseguire un bene superiore). EPILOGO s. ci mostra che la virtù è scienza, questo contraddice sé stesso che negava l’insegnabilità della virtù. P. dimostra di non conoscere la natura delle virtù. Al termine del dialogo l’essenza delle virtù risulta essere la scienza. Platone torna alla questione: chi sembra al lettore il vero maestro di virtù, Socrate o Protagora? I principi affermati nel dialogo: I. Le virtù sono un’unica realtà II. Le virtù sono una realtà perché accomunate dall’essenza che è la scienza III. L’uomo che cerca la felicità cerca il bene