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Dialogo: Protagora, Platone, Schemi e mappe concettuali di Filosofia Greca

schema del dialogo di platone, ripercorre in sintesi l'introduzione e le 6 sezioni in cui può essere suddivisa l'opera

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2016/2017

Caricato il 03/03/2017

Rachele.Soragna
Rachele.Soragna 🇮🇹

4.1

(20)

16 documenti

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Protagora, Platone
Presenta delle contraddizioni:
Protagora si presenta maestro di virtù: se questa si può insegnare la sua
essenza deve essere di essere una scienza
Mentre Socrate nega l’esistenza di maestri di virtù, sostiene che la virtù sia
scienza
Le conclusioni sono scambiate e Platone lo fa ammettere a Socrate alla fine
A tratti pare che Platone voglia contraddire non solo il sofismo, ma anche Socrate (usa
sofismi e interpreta un accentuato edonismo)
PROLOGO
Dialogo tra Socrate e amico anonimo, scopo di fornire l’occasione della vicenda.
L’amico lo ferma e gli chiede del dialogo con Protagora → dialogo narrato.
II prologo che dischiude il significato. Socrate chiede a Ippocrate cosa vuole da
Protagora, diventare sofista? Il sofista, dice Ippocrate, è colui che sa insegnare a
parlare, ma non specifica di cosa. Questa mercé dell’anima però è pericolosa, è
pericoloso non sapere di cosa si tratta perché la si prende subito con sé. Inoltre la fa
pagare.
- chi è il sofista?
- l’educazione della gioventù (è necessaria una nuova educazione, ma quale?)
- è Socrate il nuovo modello di educatore?
I SC ON TR O TRA SO CRATE E PROTAGORA
Ippocrate chiede a Protagora quale vantaggio avrà dalla scuola sofista. La risposta è
che sarà migliore ogni giorno, ma in cosa? (gli insegnanti di ogni virtù possono dire la
stessa cosa) IN ARTE POLITICA (il quale è lo stesso obiettivo di Socrate e Platone)
tuttavia è insegnabile la virtù politica? Visto che 1. In politica è chiesto il parere di tutti
2. I figli dei politici non si sono mostrati necessariamente all’altezza. Protagora è in
grado di rispondere: 2 fasi, il mito di Prometeo e un approfondimento degli aspetti del
mito.
quando fu creato l’uomo restò nudo e senza facoltà, prometeo rubò l’arte di Atena e
il fuoco di efesto per darli all’uomo. Zeus in un secondo momento donò anche l’arte
politica → è di tutti”
È necessario insegnarla? Perché ci sono uomini ingiusti?
La spiegazione di Protagora: è insegnabile perché se si punisce chi è ingiusto si
ammette che questa è il risultato di esercizio e insegnamento. Gli uomini la
possiedono in gradi diversi. Protagora è in grado di insegnarla. = SI CONTRADDICE
DIALETTICA S ULLA VIRTU
Platone fa chiedere a Socrate se giustizia, saggezza, santità siano parti diverse della
virtù o siano semplicemente nomi della stessa realtà. Protagora risponde che la virtù è
unitaria, giustizia, saggezza e santità sono parti diverse della virtù. Socrate: come
parti diverse del viso o diversi pezzi d’oro? Protagora afferma del primo tipo, di modo
che si possa averne una e non un’altra. Però non ha approfondito l’essenza della virtù.
Ammettere che siano del 1 tipo: diverse le une dalle altre, ad esempio la santità non è
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Protagora, Platone

Presenta delle contraddizioni:  Protagora si presenta maestro di virtù: se questa si può insegnare la sua essenza deve essere di essere una scienza  Mentre Socrate nega l’esistenza di maestri di virtù, sostiene che la virtù sia scienza  Le conclusioni sono scambiate e Platone lo fa ammettere a Socrate alla fine A tratti pare che Platone voglia contraddire non solo il sofismo, ma anche Socrate (usa sofismi e interpreta un accentuato edonismo) PROLOGO Dialogo tra Socrate e amico anonimo, scopo di fornire l’occasione della vicenda. L’amico lo ferma e gli chiede del dialogo con Protagora → dialogo narrato. II prologo che dischiude il significato. Socrate chiede a Ippocrate cosa vuole da Protagora, diventare sofista? Il sofista, dice Ippocrate, è colui che sa insegnare a parlare, ma non specifica di cosa. Questa mercé dell’anima però è pericolosa, è pericoloso non sapere di cosa si tratta perché la si prende subito con sé. Inoltre la fa pagare.

  • chi è il sofista?
  • l’educazione della gioventù (è necessaria una nuova educazione, ma quale?)
  • è Socrate il nuovo modello di educatore? I SCONTRO TRA SOCRATE E PROTAGORA Ippocrate chiede a Protagora quale vantaggio avrà dalla scuola sofista. La risposta è che sarà migliore ogni giorno, ma in cosa? (gli insegnanti di ogni virtù possono dire la stessa cosa) IN ARTE POLITICA (il quale è lo stesso obiettivo di Socrate e Platone) tuttavia è insegnabile la virtù politica? Visto che 1. In politica è chiesto il parere di tutti
  1. I figli dei politici non si sono mostrati necessariamente all’altezza. Protagora è in grado di rispondere: 2 fasi, il mito di Prometeo e un approfondimento degli aspetti del mito. “ quando fu creato l’uomo restò nudo e senza facoltà, prometeo rubò l’arte di Atena e il fuoco di efesto per darli all’uomo. Zeus in un secondo momento donò anche l’arte politica → è di tutti” È necessario insegnarla? Perché ci sono uomini ingiusti? La spiegazione di Protagora: è insegnabile perché se si punisce chi è ingiusto si ammette che questa è il risultato di esercizio e insegnamento. Gli uomini la possiedono in gradi diversi. Protagora è in grado di insegnarla. = SI CONTRADDICE DIALETTICA SULLA VIRTU’ Platone fa chiedere a Socrate se giustizia, saggezza, santità siano parti diverse della virtù o siano semplicemente nomi della stessa realtà. Protagora risponde che la virtù è unitaria, giustizia, saggezza e santità sono parti diverse della virtù. Socrate: come parti diverse del viso o diversi pezzi d’oro? Protagora afferma del primo tipo, di modo che si possa averne una e non un’altra. Però non ha approfondito l’essenza della virtù. Ammettere che siano del 1 tipo: diverse le une dalle altre, ad esempio la santità non è

giusta e la giustizia non è santa, tuttavia le due sono molto simili. Socrate procede con simile deduzione, cui P. risponde con vaghe confutazioni relativistiche. S. non vuole dimostrare l’identità delle virtù, solo distruggere la tesi della loro assoluta alterità. [in realtà c’è un comune denominatore tra di esse] Protagora non sa seguire Socrate nella discussione dialettica e non si è nemmeno posto il problema delle virtù. INTERPRETAZIONE DEL CARME DI SIMONIDE Centrale la questione del metodo: la superiorità di quello socratico. S. chiede di evitare lunghi discorsi poiché “corto di memoria”. Interviene Alcibiade a suo sostegno dicendo che i discorsi di P. fanno perdere a tutti il filo del discorso, in realtà Socrate riesce a battere P. anche nei lunghi discorsi. Con astuzia Protagora riporta la discussione sui lunghi discorsi interpretando un carme di Simonide, sostenendo che questo sia il modo più efficace per educare un uomo (utilizzare le poesie). Al che Socrate inizia un discorso 10 volte più lungo offrendo 3 diverse interpretazioni del carme, dimostrando così che ad una poesia si può fare dire quello che si vuole. Non può essere utile ad educare un uomo. SCONTRO FINALE È ripresa la questione delle virtù: p. abbandona la similitudine delle parti del viso e afferma che 4 parti della virtù sono molto simili tra loro. Il coraggio però, no. S. però chiede se il coraggio sia audacia, “sì, ma lo è quando è connesso alla conoscenza, Altrimenti è pazzia incosciente. i coraggiosi sono audaci, ma non vice versa”. confutazione: S. procede fingendo di sostenere l’idea del volgo per cui vivere bene è vivere piacevolmente e vivere male sia vivere spiacevolmente. Cerca di indurre p. ad affermare la stessa cosa, ma egli continua ad evitare di prendere posizioni. Quindi Socrate: è la scienza o sono le passioni a guidare l’uomo? L’uomo fa alcune cose perché gli procurano piacere, come nutrirsi con del buon cibo, bere vino, ma che a lungo andare risultano dannose, cioè gli procurano dolore, allo stesso modo però fa cose che nell’immediato gli procurano dolore per un buon fine (prendere delle medicine o fare interventi). Allora cos’è che guida l’uomo? Anche ammesso sia il piacere occorre una scienza che guidi la scelta dei piaceri. Nessuno farà certe cose spendo che esistono cose migliori, cioè nessuno sceglie un piacere inferiore a quello che fa: nessuno fa il male in modo intenzionale, ma solo per ignoranza del bene. quindi nessuno vuole fare ciò di cui ha timore perché comunemente si teme il male. conclusione: li coraggio ha la sua essenza nella scienza come in tutte le altre virtù: conoscenza di ciò che è vero bene (non si va in guerra per il “piacere” di andare a morire, ma per perseguire un bene superiore). EPILOGO s. ci mostra che la virtù è scienza, questo contraddice sé stesso che negava l’insegnabilità della virtù. P. dimostra di non conoscere la natura delle virtù. Al termine del dialogo l’essenza delle virtù risulta essere la scienza. Platone torna alla questione: chi sembra al lettore il vero maestro di virtù, Socrate o Protagora? I principi affermati nel dialogo: I. Le virtù sono un’unica realtà II. Le virtù sono una realtà perché accomunate dall’essenza che è la scienza III. L’uomo che cerca la felicità cerca il bene