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Differenza tra broadcasting e Narrowcasting, Dispense di Storia Del Cinema

appunti per studiare e ripassare

Tipologia: Dispense

2025/2026

Caricato il 23/01/2026

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Il broadcasting
Il broadcasting rappresenta il modello fondativo della televisione moderna e costituisce il paradigma
dominante del sistema televisivo occidentale dalla fine della Seconda guerra mondiale fino alla
crisi degli anni Ottanta. Questo modello si basa sulla trasmissione da uno a molti, ovvero sulla
diffusione simultanea degli stessi contenuti a un pubblico vasto, eterogeneo e indifferenziato,
senza una segmentazione precisa in base ai gusti o alle caratteristiche socio-culturali degli
spettatori. Il broadcasting non è soltanto una modalità tecnica di diffusione, ma un sistema
complesso che coinvolge aspetti industriali, culturali, narrativi e sociali.
Dal punto di vista strutturale, il broadcasting si fonda su quattro principi cardine: centralizzazione,
scarsità, domesticità e gratuità. La centralizzazione indica che la produzione, la programmazione
e la distribuzione dei contenuti sono controllate da pochi grandi soggetti, come i network nazionali o
le emittenti pubbliche. Questa concentrazione del potere comunicativo garantisce un forte controllo
editoriale, ma limita anche il pluralismo. La scarsità deriva dal numero ridotto di canali disponibili,
condizione che impone una selezione rigida dei contenuti e rende la televisione un mezzo altamente
regolamentato. La domesticità riguarda la collocazione della televisione nello spazio privato della
casa, trasformandola in un elemento centrale della vita quotidiana e familiare. La gratuità, infine, si
riferisce all’accesso libero ai contenuti, finanziati attraverso la pubblicità o il canone, senza un
pagamento diretto per la singola visione.
Il broadcasting svolge una funzione fondamentale di integrazione e coesione sociale. La
televisione generalista crea un immaginario condiviso, offrendo riferimenti culturali comuni e
favorendo la costruzione di una identità nazionale. Attraverso il palinsesto, la TV scandisce il tempo
sociale e introduce rituali collettivi, come la visione del telegiornale o dei grandi eventi in diretta. In
questo senso, la televisione non si limita a intrattenere, ma agisce come un collante simbolico,
capace di unificare una società frammentata dal punto di vista geografico e sociale.
Dal punto di vista economico, il broadcasting si basa su un modello industriale orientato alla
massimizzazione dell’audience. Il valore di un programma è determinato principalmente dalla sua
capacità di attrarre il maggior numero possibile di spettatori, poiché gli ascolti influenzano
direttamente i ricavi pubblicitari. Questa logica spinge le emittenti a ridurre il rischio, privilegiando
contenuti generalisti, riconoscibili e ripetitivi, in grado di non scontentare nessuna fascia di
pubblico. La strategia dominante è quella della “programmazione meno sgradevole”, che mira a
mantenere lo spettatore all’interno del flusso televisivo.
Sul piano narrativo, il broadcasting favorisce strutture verticali e autoconclusive, come le serie
episodiche, le sitcom classiche e i procedural. Ogni episodio racconta una storia completa, con
una situazione iniziale, uno sviluppo e una risoluzione finale. Questo modello consente una fruizione
discontinua: lo spettatore può seguire un singolo episodio senza aver visto quelli precedenti,
caratteristica fondamentale in un contesto di visione basato sull’appuntamento settimanale e
sull’assenza di controllo individuale del palinsesto. I personaggi, in questo tipo di narrazione,
tendono a essere stabili e poco evolutivi, poiché il cambiamento rischierebbe di compromettere la
riconoscibilità della serie.
Nonostante il suo ruolo centrale nello sviluppo della televisione, il broadcasting entra
progressivamente in crisi a partire dagli anni Settanta, a causa della crescente competizione tra
emittenti, della frammentazione del pubblico e dell’introduzione di nuove tecnologie. Questa crisi
apre la strada a una trasformazione profonda del sistema televisivo, che condurrà all’affermazione
del modello del narrowcasting.
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Il broadcasting

Il broadcasting rappresenta il modello fondativo della televisione moderna e costituisce il paradigma dominante del sistema televisivo occidentale dalla fine della Seconda guerra mondiale fino alla crisi degli anni Ottanta. Questo modello si basa sulla trasmissione da uno a molti , ovvero sulla diffusione simultanea degli stessi contenuti a un pubblico vasto, eterogeneo e indifferenziato , senza una segmentazione precisa in base ai gusti o alle caratteristiche socio-culturali degli spettatori. Il broadcasting non è soltanto una modalità tecnica di diffusione, ma un sistema complesso che coinvolge aspetti industriali, culturali, narrativi e sociali. Dal punto di vista strutturale, il broadcasting si fonda su quattro principi cardine: centralizzazione , scarsità , domesticità e gratuità. La centralizzazione indica che la produzione, la programmazione e la distribuzione dei contenuti sono controllate da pochi grandi soggetti, come i network nazionali o le emittenti pubbliche. Questa concentrazione del potere comunicativo garantisce un forte controllo editoriale, ma limita anche il pluralismo. La scarsità deriva dal numero ridotto di canali disponibili, condizione che impone una selezione rigida dei contenuti e rende la televisione un mezzo altamente regolamentato. La domesticità riguarda la collocazione della televisione nello spazio privato della casa, trasformandola in un elemento centrale della vita quotidiana e familiare. La gratuità , infine, si riferisce all’accesso libero ai contenuti, finanziati attraverso la pubblicità o il canone , senza un pagamento diretto per la singola visione. Il broadcasting svolge una funzione fondamentale di integrazione e coesione sociale. La televisione generalista crea un immaginario condiviso , offrendo riferimenti culturali comuni e favorendo la costruzione di una identità nazionale. Attraverso il palinsesto, la TV scandisce il tempo sociale e introduce rituali collettivi, come la visione del telegiornale o dei grandi eventi in diretta. In questo senso, la televisione non si limita a intrattenere, ma agisce come un collante simbolico , capace di unificare una società frammentata dal punto di vista geografico e sociale. Dal punto di vista economico, il broadcasting si basa su un modello industriale orientato alla massimizzazione dell’audience. Il valore di un programma è determinato principalmente dalla sua capacità di attrarre il maggior numero possibile di spettatori, poiché gli ascolti influenzano direttamente i ricavi pubblicitari. Questa logica spinge le emittenti a ridurre il rischio, privilegiando contenuti generalisti , riconoscibili e ripetitivi , in grado di non scontentare nessuna fascia di pubblico. La strategia dominante è quella della “programmazione meno sgradevole” , che mira a mantenere lo spettatore all’interno del flusso televisivo. Sul piano narrativo, il broadcasting favorisce strutture verticali e autoconclusive , come le serie episodiche , le sitcom classiche e i procedural. Ogni episodio racconta una storia completa, con una situazione iniziale, uno sviluppo e una risoluzione finale. Questo modello consente una fruizione discontinua: lo spettatore può seguire un singolo episodio senza aver visto quelli precedenti, caratteristica fondamentale in un contesto di visione basato sull’appuntamento settimanale e sull’assenza di controllo individuale del palinsesto. I personaggi, in questo tipo di narrazione, tendono a essere stabili e poco evolutivi , poiché il cambiamento rischierebbe di compromettere la riconoscibilità della serie. Nonostante il suo ruolo centrale nello sviluppo della televisione, il broadcasting entra progressivamente in crisi a partire dagli anni Settanta , a causa della crescente competizione tra emittenti, della frammentazione del pubblico e dell’introduzione di nuove tecnologie. Questa crisi apre la strada a una trasformazione profonda del sistema televisivo, che condurrà all’affermazione del modello del narrowcasting.

Il narrowcasting

Il narrowcasting si afferma a partire dagli anni Ottanta come risposta diretta alla crisi del broadcasting e come espressione di una società sempre più frammentata e pluralista. A differenza della televisione generalista, il narrowcasting si basa sulla segmentazione del pubblico : i contenuti non sono più pensati per un pubblico indifferenziato, ma per target specifici , definiti in base a interessi, gusti, età o profili socio-culturali. Questo cambiamento è reso possibile dall’evoluzione tecnologica, in particolare dalla diffusione della televisione via cavo e satellitare , che supera il principio di scarsità e moltiplica l’offerta dei canali. Con il narrowcasting nasce una televisione tematica , in cui ogni canale costruisce la propria identità intorno a un contenuto o a un genere specifico. Canali dedicati esclusivamente alle news , alla musica , allo sport o all’intrattenimento per bambini rappresentano un netto distacco dalla logica generalista. L’obiettivo non è più raggiungere il pubblico più numeroso possibile, ma creare una relazione stabile e duratura con uno spettatore fedele , che si riconosce nel brand del canale e nei suoi valori. Questo modello comporta un cambiamento significativo nelle logiche economiche della televisione. Il successo non è più misurato soltanto in termini di quantità di spettatori, ma anche di qualità del pubblico , ovvero della sua capacità di generare valore economico. In questo contesto assumono importanza le quality demographics , considerate più appetibili perché culturalmente più coinvolte e spesso più disponibili a pagare per contenuti premium. Il narrowcasting apre così la strada alla pay TV e ai canali premium , che basano il proprio modello economico sugli abbonamenti piuttosto che sulla pubblicità. Dal punto di vista narrativo, il narrowcasting favorisce una maggiore complessità strutturale. Le serie televisive abbandonano progressivamente la rigidità del modello verticale per adottare strutture orizzontali o ibride , in cui le trame si sviluppano nel corso di più episodi o stagioni. Cresce l’importanza delle backstories , dell’evoluzione psicologica dei personaggi e degli archi narrativi di lungo periodo. Questo tipo di narrazione richiede uno spettatore più attento e coinvolto, disposto a seguire la serie nel tempo e a investire cognitivamente ed emotivamente nella storia. Il narrowcasting rappresenta il terreno ideale per lo sviluppo della cosiddetta Quality Television , soprattutto nel campo del dramma seriale. Le serie diventano più ambiziose dal punto di vista tematico ed estetico, avvicinandosi al linguaggio cinematografico per qualità visiva, cura della regia e profondità narrativa. I protagonisti non sono più eroi rassicuranti, ma figure problematiche , contraddittorie e spesso anti-eroiche , che riflettono le tensioni morali e sociali del mondo contemporaneo. Questo cambiamento segna il passaggio dall’eroe classico all’ anti-eroe , simbolo di una televisione più adulta e consapevole. In conclusione, il narrowcasting segna una trasformazione profonda del sistema televisivo: da un modello orientato all’universalità a uno basato sulla differenziazione. Se il broadcasting mirava a costruire un pubblico collettivo e omogeneo, il narrowcasting risponde a una società complessa, frammentata e multicentrica. I due modelli, tuttavia, non si escludono, ma coesistono , rappresentando due fasi e due logiche fondamentali per comprendere l’evoluzione storica, culturale e narrativa della televisione.