













































































Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Appunti delle lezioni del prof. Madonna
Tipologia: Appunti
1 / 85
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!














































































Prof. Michele Madonna
È la parte del diritto dello Stato che disciplina il fenomeno religioso a livello individuale, collettivo e costituzionale. Diritto Ecclesiastico: Diritto dello stato che disciplina il fenomeno religioso o comunque il diritto dello stato relativo alla religione. Si deve distinguere il diritto ecclesiastico da altri rami del diritto e anche definire i rapporti ecclesiastici con altre discipline giuridiche e non. Questa distinzione è importante se rapportata anche al diritto canonico. Questo è il diritto della Chiesa Cattolica, il diritto interno. Il diritto ecclesiastico si distingue da altri ordinamenti religiosi come quello ebraico o islamico o di altre confessioni cristiane non cattoliche. Il diritto ecclesiastico è dunque diritto dello stato e diritto canonico, che è diritto della chiesa. Ci sono altri sistemi giuridici che non conoscono il diritto ecclesiastico come quello inglese e quello americano. Essi usano una connotazione più ampia di “ Law and Religion ”. Primo rapporto è con il diritto canonico e con altre discipline religiose. Questa connessione si ha perché lo stato e le istituzioni pubbliche per disciplinare il tutto sono costretti a essere legati a enti religiosi. Non si può conoscere il diritto ecclesiastico se non si hanno nozioni di diritto canonico. Ci possono essere momenti di collegamento e facciamo esempi:
Esempi:
Il diritto ecclesiastico italiano ha due fondatori che sono Francesco Scaduto e Francesco Ruffini. Francesco Scaduto La data di nascita del dir. ecclesiastico è la prolusione (lezione inaugurale dell'anno accademico) palermitana del 21 novembre 1884 tenuta da Scaduto. Scaduto ha insegnato a Palermo e Roma e a Palermo chiarisce il concetto di diritto ecclesiastico. Questa prolusione ha un antefatto e cioè la soppressione della cattedra di diritto canonico dalle facoltà di Giurisprudenza. Ricordiamo che c’era conflitto con il diritto canonico dovuto alle tensioni tra Stato e Chiesa con la presa di Roma. C’è stato il “ Non Expedit ” e cioè “non eletti né elettori”. Questa polemica travolge l’insegnamento del diritto canonico che aveva già di suo dei suoi problemi. Dalle ceneri del diritto canonico nasce il diritto ecclesiastico e viene data a Scaduto. Scaduto afferma che lo studio del diritto canonico è stato eliminato perché decaduto. Egli condivide la scelta dell’eliminazione dello studio del diritto canonico, parla di un insegnamento diventato “rancido”. Sottolinea la necessità dello studio di un diritto che egli definisce ecclesiastico, che è diritto dello stato, che regola il fenomeno religioso. Egli afferma che le leggi dello Stato che regolano i rapporti con le confessioni religiose presuppongono istituti della Chiesa stessa ma necessitano di una trattazione preliminare del diritto della chiesa. Il diritto ecclesiastico è dunque diritto dello stato, ma presuppone la conoscenza del diritto confessionale e cioè del diritto canonico, però solo di quegli istituti che servono per capire il diritto dello stato. Questa disciplina è tratta dal diritto tedesco. Pur essendo Scaduto un cultore di studi storici, l’impostazione è essenzialmente legata al diritto ecclesiastico vigente in Italia. Egli non affronta gli aspetti storici, se non con qualche nozione introduttiva. Aveva un’impostazione positivista. Sul piano politico è l’incarnazione di un’impostazione di carattere giurisdizionalista e cioè di uno Stato che vuole disciplinare e controllare con il proprio diritto anche la vita della Chiesa e delle confessioni religiose. Francesco Ruffini Piemontese. Tra il 1892 e il 1893 insegna a Pavia. Proprio a Pavia egli tiene una prolusione in cui si pone nel solco dello Scaduto e afferma che il diritto ecclesiastico è quello dello Stato, però attenua delle posizioni. Lo spazio dedicato al diritto della Chiesa non deve essere limitato solo agli aspetti necessari per comprendere gli istituti del diritto vigente, ma ci deve essere una trattazione organica del diritto della Chiesa. Ruffini non farà un proprio manuale organico, ma tradurrà un manuale di uno studioso tedesco, integrandolo con il diritto italiano. Ruffini si distanzia da Scaduto per il rapporto con la storia. Mentre Scaduto è positivista, Ruffini tiene legate storia e diritto.
Si affermano vaste autonomie e queste acquistano importanti competenze anche a livello ecclesiastico. Abbiamo dall’altro lato una perdita del potere statuale dall’alto, come l’unione europea. Abbiamo due diritti ecclesiastici, uno a livello regionale e uno a livello europeo. Nascono proposte di revisione della disciplina riferendosi a Scaduto. Una delle proposte è di denominare questa disciplina “Diritto e Religione” per recuperare quel diritto della religione che si stava separando. Qui possiamo inserire qualche riflessione su Musselli. Egli non ha mai preso posizione sulla denominazione della disciplina. Il suo libro si intitola “Diritto e Religione” e qualcuno ipotizza che questo fosse un segnale. Ma non l’ha mai espresso chiaramente. Musselli ha scritto il manuale di Diritto Canonico più diffuso in Italia e poi è stato ecclesiasticista e si occupa di storia e di diritto positivo fino poi a giungere ad una riflessione matura con in manuale che è molto essenziale perché è ad uso didattico. Sull’indirizzo metodologico Musselli scrive “tre tesi sull’insegnamento del diritto ecclesiastico nelle università italiane”. Tre tesi:
L’importanza per l’Italia è la presenza del Papa, ma l’interesse sta anche nell’attualità. La società italiana sta divenendo o è già divenuta una società multiculturale e multireligiosa e questo sta portando ad un nuovo interesse sul diritto ecclesiastico. Pensiamo a tutti i problemi tra islam e sistemi giuridici occidentali. Questo è ambito dell’ecclesiasticista. C’è una grande valenza storica della disciplina, però c’è anche una grande attualità. C’è anche un aspetto pratico e professionale. Questa è una materia a scelta tra quelle orali dell’esame di avvocato. Diritto ecclesiastico come palestra per il giurista perché ha un carattere interdisciplinare. Jemolo nel 1934 scriveva a un professore di religione ebraica della Statale di Milano, Falco, “nel mondo universitario questa cattedra è considerata l’ultima. Agli studenti questa materia appare inutile e tediosa. Fuori le domande sciocche della gente che dice se sei un prete spretato e che dice che ci vuole una fede profonda per insegnare il diritto ecclesiastico”. Lo stesso Scaduto nella prolusione del 1884 a Palermo dice “mi sentirò lusingato se in questo ateneo vi riuscirà ad infonderne alla gioventù non la disciplina ma la passione per il diritto ecclesiastico per la quale senza speranza di avvenire mi ero dato a coltivare”. Tuttavia, oggi il diritto ecclesiastico è importante poiché:
Definizione di sistema. Per sistema non si intende un concetto fisso e immutabile. Il sistema è un insieme di rapporti che si instaurano tra stato e confessioni religiose. In uno stesso sistema possono esserci diversi temi. Ci può essere uno stato confessionista e uno stato separatista. Bisogna cogliere l’importanza della storia nelle problematiche dell’attualità. Sistema di relazione tra Stato e Chiesa: non è un sistema analogo a quello delle scienze esatte e non è neanche fisso. Possiamo definirlo (Astorri) come un insieme di rapporti più o meno vasti che si instaurano nell’ambito del diritto pubblico tra Stato e confessioni religiose. Non ci sono sistemi di relazione allo stato puro. Si può avere uno stato più o meno confessionita, oppure uno stato più o meno laico, ma questo più o meno non avrebbe senso se il sistema fosse esatto. Jemolo diceva non è possibile dire se un’obbligazione è più o meno solidale, o lo è o non lo è, mentre è lecito chiedersi se uno stato sia più o meno confessionista.
Lettera di accusa di Meleto a Socrate. Abbiamo evocato il processo a Socrate. Egli viene condannato a morte ad Atene, culla della democrazia, e una delle accuse mosse è quella di empietà e cioè di non credere negli dei della città. Alcune traduzioni si traducono come “ateismo”, quindi nel mondo classico, greco, se non si crede agli dei della città si rischia la morte anche se la cultura greca è comunque molto tollerante. Questo avviene perché si tratta di sistemi monistici. Sistema monistico : non c’è separazione tra elemento religioso e elemento statale, civile, pubblico. Socrate vive nella città di Atene, dove la religione degli dei non si poteva contestare. Accusando Socrate di empietà e ateismo lo si incolpa di aver cospirato contro le istituzioni dello stato. Questo vale per tutto il mondo greco. Situazione analoga abbiamo nel mondo romano, anche qui vi è un sistema monista. Tutti sono stati al Phanteon e prima era il tempio di tutti gli dei e a mano a mano che l’impero si estendeva accettava tutte le divinità però perseguitava i cristiani. Questo perché è un sistema monistico, i cristiani sono perseguitati non perché credono in Cristo, ma i romani non accettano che i cristiani non accettino l’unica religione comune dell’impero romano e cioè il culto dell’imperatore divinizzato. I cristiani rifiutano di bruciare incenso a Cesare e sono accusati di ateismo ed è la stessa accusa mossa nei confronti di Socrate. Per ateismo si intende non accettare le divinità tradizionale e questo attiene all’ordine pubblico, non attiene alla libertà di pensiero. Qui non c’è il concetto di libertà religiosa, non perché negata, ma perché estranea alla concezione del mondo classico. Il cristianesimo introduce per la prima volta nella storia il dualismo. Matteo capitolo 22: “date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”. Si deve pagare la moneta a Cesare. Questo significa che c’è uno spazio di Cesare e uno spazio di Dio, una distinzione: il dualismo. Nel mondo classico c’è l’unione tra sacro e potere politico, mentre nel mondo cristiano c’è uno spazio per Cesare e Dio, si origina il dualismo e si origina la libertà religiosa come scelta di appartenenza e si genera anche l’intolleranza religiosa. Ecco che io mi oppongo agli dei falsi e bugiardi. Importante è cogliere l’origine del dualismo cristiano. Questo brano va contestualizzato. “bisogna dare a Dio quello che è di Dio” Gesù dice che l’immagine che bisogna dare a Dio è l’uomo “a immagine di Dio li creò, maschio e femmina” e allora anche San Pietro sfidando le autorità ebraiche dice “bisogna ubbidire a Dio piuttosto che all’uomo”, e allora quando l’autorità contrasta con le leggi di Dio, bisogna ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini. Una chiarificazione del dualismo cristiano si ha con Papa Gelasio I. Egli scrive che ci sono due autorità che regolano il genere umano. L’autorità dei Vescovi e la potestà regale. A questa si aggiunge che la responsabilità dei sacerdoti è più grave (come peso maggiore) perché deve rendere conto a Dio di tutti gli uomini, re compresi. Facciamo un salto molto grande, arriviamo al 1885 con Leone XIII e la sua Enciclica “ Immortale Dei ”. Riprende il principio dualistico nel governo del genere umano. “Dunque Dio volle ripartito tra due poteri il governo del genere umano, cioè il potere ecclesiastico e quello civile, uno preposto alle cose divine e l’altro a quello umano. Entrambi sovrani nella propria sfera. Si immagina un’orbita nella quale ciascuno agisce in base al proprio diritto”. Si dice che il genere umano è soggetto a due poteri ma uno è preposto alla sfera religiosa e l’altro a quella temporale e sono sovrani nel loro ambito e ciascuno agisce in base al proprio diritto.
chiesa) e autonome (i loro ordinamenti possono darsi norme giuridiche nei propri ordinamenti)” quindi addirittura sarebbe più precisa della Costituzione. Tutte e due sono a servizio della vocazione sociale e personale per gli uomini. Devono “ sana cooperatio " tra di loro, una sana collaborazione perché il destinatario è l’uomo, la persona umana. C’è un’attualità del concetto di teocrazia? Si possono ipotizzare oggi delle ricadute della dottrina teocratica? Pensiamo all’islam. Pensiamo all’Iran che si proclama repubblica islamica. Vediamo che forme teocratiche non sono relative solo alla dottrina della chiesa, pensiamo alla Ginevra di Calvino. Calvino aveva instaurato a Ginevra una Repubblica Cristiana alla guida della città. Altri come D'Avack, aveva definito teocratico la Città del Vaticano perché c’è il papa a capo di tutto. Poi vedremo che questa tesi in realtà non convince perché in realtà lo Stato Città del Vaticano è uno stato strumentale, non ha una popolazione che fa scelte politiche. Grande punto interrogativo è l’ISIS, lo Stato Islamico. Qui però forse quello che manca è lo Stato.
Nel sistema cesaropapista l’elemento religioso è sottoposto al potere politico , è il sistema opposto al sistema teocratico. E a questo proposito, Francesco Ruffini, osserva che mentre il sistema teocratico rimane a livello teorico, è una dottrina che la chiesa ha sostenuto per un certo periodo, e si realizza in maniera concreta in periodi brevi, il cesaropapismo, invece, è un sistema largamente presente nella storia. Facciamo riferimento al sistema costantiniano. Sistema Costantiniano. Sistema tendenzialmente cesaropapista. Ci si riferisce a Costantino, IV secolo d.C., nel 333 c’è l’editto di Milano sulla libertà religiosa, quindi si afferma questa libertà e il cristianesimo che era fino a quel momento stato perseguitato diviene una religione lecita “ religio licita ”. Costantino però favorisce molto lo svilupparsi della religione cristiana. Attua però un controllo ampio sulla chiesa. Pensiamo solo alla presenza di Costantino nel 325 al Concilio di Nicea convocato da egli stesso. Importante è l’autodefinizione che Costantino si dà “Vescovo Esterno” “Vescovo per gli affari esterni”. Questa politica cesaropapista è proseguita dagli imperatori romani. In questo periodo, dunque, anche a livello legislativo e giudiziario, la potestà della chiesa è sotto l’imperatore. Nel 380 d. C. Teodosio proclama il cristianesimo religione ufficiale dell’impero ma prosegue la politica imperiale di controllo della Chiesa. Dopo la caduta dell’impero romano d’occidente, 476, il cesaropapismo continua la sua esperienza nell’impero romano d’oriente. Questo si amplia. Gli interventi imperiali sono molto presenti, è il periodo delle eresie cristologiche e ricordiamo che la chiesa è ancora una. Gli imperatori svolgono un ruolo controverso in cui comunque abbiamo l’arianesimo e altri. Riteniamo emblematico alcuni tratti dello stesso “ Corpus Iuris Civilis " di Giustiniano. Siamo nel VI secolo d.C. e come testimonianza di questo notiamo che il Codex di Giustiniano intitola il libro primo libro “sulla trinità e sulla fede cattolica, e che nessuno osi discutere questo dogma”. Nessuno può contestare la trinità ed è la negazione della libertà religiosa a tutela della fede cattolica. Siamo nel 1054 d.C con lo scisma d’Oriente tra chiesa cattolica e ortodossa, il cesaropapismo continua. In tutti i paesi di proiezione ortodossa sono orientati al cesaropapismo, almeno fino alla caduta nel 1453 per mano dei turchi. Non crolla però il sistema cesaropapista, che si sposta a est: è la Russia zarista l’erede di questo sistema. Questa è la politica russa fino al 1917 con la rivoluzione d’ottobre. Si afferma qui un sistema sovietico molto diverso, di stato comunista. Dopo la caduta del sistema comunista che sistema c’è oggi? Alcuni parlano di un nuovo cesaropapismo con la politica di Putin, forse è eccessivo, però oggi in russia c’è un forte legame tra potere politico e chiesa ortodossa. “Giovanni Codevilla, Trieste”. Torniamo all’occidente. Qui dopo il 476 d.C. si affermano i regni romano barbarici. Possiamo dire che c’è una tensione dialettica molto forte tra chiesa e papato dovuta al fatto che molti di questi regni e popoli non abbracciano il cattolicesimo, molti abbracciano l’arianesimo. Questa tensione termina quando si crea un’asse molto forte tra la chiesa, il papato e la monarchia franca carolingia. Questa deve molto alla chiesa, almeno nel suo sorgere. Essa nasce dall’usurpazione della dinastia merovingia, e Pipino il Breve trova l’appoggio della chiesa e del papa. I franchi si erano convertiti al cattolicesimo. Figura centrale è quella di Carlo Magno, egli viene incoronato imperatore del Sacro romano impero d’occidente nell’800 la notte di Natale da parte di Leone III. La politica di Carlo Magno e dei sovrani carolingi è un nuovo cesaropapismo. Nuovo perché è su basi nuove e nuovo perché nuovo è il contesto in cui si sviluppa. Il cesaropapismo cristiano era alle prese con una chiesa
nascente, qui invece si sta affermando una chiesa solida e il primato papale. Le leggi imperiali investono sia l’aspetto secolare che quello religioso, sono i “ capitularia " e sono “ mundana ” e “ ecclesiastica ”. C’è un’estensione del cristianesimo che combatte militarmente per la diffusione del cristianesimo. Abbiamo però un periodo di decadenza della chiesa e il papato si indebolisce notevolmente. Prosegue sempre una politica cesaropapista dai successori di Carlo Magno e diventa ampia con il Sacro romano impero germanico. Ad un certo momento, X secolo d. C., Ottone I diventa imperatore, 962, “ privilegium ottonis ”, sancisce un aspetto importante e cioè che per la validità dell’elezione papale questa dovesse avvenire con il consenso dell’imperatore del sacro romano impero e alla presenza dei suoi rappresentanti. In questo periodo sono scelti papi legati agli imperatori tedeschi. Questo aspetto della nomina non riguarda solo la nomina del papa, ma riguarda soprattutto le nomine dei vescovi c.d. “lotta per le investiture”. Questa lotta per le investiture è investitura del clero e dei vescovi e su chi debba nominarli. La chiesa vendica la potestà esclusiva. Però c’era anche l’autorità imperiale che rivendicava queste cose, siamo nell’epoca del feudalesimo e abbiamo i Vescovi Conti. Essi sono vescovi ma svolgono anche funzioni civili. Questa lotta per le investiture acquista caratteri di particolare durezza. La Chiesa supera il periodo dei secoli bui e si innesta un periodo di riforma. Gregorio VII è il primo grande papa teocratico. Prima però nel 1059 si era stabilito che l’elezione pontificia spettasse ai soli cardinali e che smentiva il privilegio ottoniano, non serviva l’intervento dell’imperatore. Con Gregorio VII c’è la riforma gregoriana “ Dictatus Papae ” e questo continua il conflitto perché invece gli imperatori tedeschi vogliono proseguire con il cesaropapismo e la lotta alle investiture è il fulcro di questa lotta. Ruffini parla di “lottatori”. Culmine della lotta è sotto Gregorio VII nel suo conflitto con l’imperatore germanico Enrico IV. Anche l’imperatore è soggetto al papa e si arriva alla scomunica dell’imperatore 1076, e l’imperatore per salvare il trono è costretto a chiedere perdono al papa e a Canossa, gennaio 1077, nella neve per 3 giorni e 3 notti aspetta e il papa lo riceve e perdona. Questo segna poi l’inizio della fine di Gregorio VII. Enrico finge di piegarsi e riprende il conflitto e costringerà Gregorio VII a morire in esilio. Prosegue la lotta alle investiture e si conclude con il “Concordato di Worms”, primo concordato della storia, siamo nel 1122 Enrico V e Callisto II. Si fa un’eccezione per le terre tedesche, ma per il resto si sancisce la “ libertas ecclesiae ” quindi la chiesa vince. Dopo Worms il sistema cesaropapista sembra soccombere, però nello stesso momento anche la dottrina teocratica raggiunge il massimo con Bonifacio VIII ma si cede il passo poi alle monarchie nazionali. Segnaliamo che questo tramonto del sistema di cesaropapismo avrà bagliori lontani più avanti. Pier Giovanni Caron sostiene che la politica napoleonica, di Napoleone dei francesi, è una politica di tipo cesaropapista, forse è eccessivo perché Napoleone è anche figlio della rivoluzione e erede del giurisdizionalismo francese. Culmine della teocrazia papale è Bonifacio VIII con lui però inizia anche la decadenza del potere del papato perché immediatamente dopo la fine del pontificato di Bonifacio VIII abbiamo la “Cattività Avignonese”. Questo è il trasferimento della sede pontificia da Roma ad Avignone. Teniamo presente che Avignone non appartiene al regno di Francia ma è posta sotto il controllo del papa. Questa dura fino alla seconda metà del
Il giurisdizionalismo assume diverse connotazioni e denominazione a seconda delle varie epoche storiche e dei paesi. Gallicanesimo: così viene chiamato in Francia. Esso trova la sua espressione nel 1438 a Bourges, si afferma la superiorità del concilio sul papa, e poi dall’altro lato si afferma che il potere del papa trova un limite nell’autorità del sovrano francese. In realtà in Francia il re è più capo della chiesa di quanto non lo sia il papa. Regalismo: così è chiamato in Spagna. Giuseppinismo: così chiamato in Austria. Ci si riferisce a Giuseppe II e tra la fine del ‘700 segue sulla scia di una politica inaugurata da Maria Teresa di marcato stampo giurisdizionalista che attua in tutti gli stati dell’impero, Lombardia compresa. Questa politica vuole eliminare la giurisdizione papale sull’ordinamento cattolico e questo sopravvive almeno fino alla metà dell’800, nel 1855 con il concordato tra Austria e Santa Sede. Febronianesimo: così in Germania. Seconda metà del XVIII secolo. Prende il nome da un vescovo tedesco che assumendo lo pseudonimo di Febronio nel 1763 scrive “De stato ecclesiae” e si propongono tesi giurisdizionaliste. Anche nelle Regioni italiane si applicano queste teorie. La culla della politica giurisdizionalista in Italia era la Serenissima, la repubblica veneta. Leopoldismo: questa politica è attuata anche nel Gran Ducato di Toscana con riferimento a Pietro Leopoldo di Toscana che è il fratello di Giuseppe II e questa politica che ha lo scopo di sottoporre la chiesa al controllo dello stato ma anche di riformare la chiesa dall’interno trovando l’appoggio del Vescovo di Pistoia, Scipione dei Ricci, che abbraccerà queste riforme. Tancismo: dal nome del ministro Bernarno Tannucci, nel regno di Napoli. Quali sono gli iura circa sacra? Ci sono due categorie:
In generale anche nei moderni stati democratici possiamo dire che siamo in presenza di politiche e scelte legislative giurisdizionaliste in cui lo stato esercita una giurisdizione sulla sfera religiosa. Si distingue dal giurisdizionalismo confessionale, dal fatto che vengono meno i diritti di protezione della chiesa. Non vengono meno, però, i poteri di controllo dello stato sulla chiesa. Musselli in un suo scritto del 2015 propone una tesi molto controcorrente. Si fa paladino del neogiurisdizionalismo. Forme di controllo che Musselli ravvisa ad esempio nella costruzione dei luoghi di culto, ad esempio in Svizzera. Emerge un’opinione personale che giustifica questo neogiurisdizionalismo, su basi nuove giustificato da situazioni di emergenza. “Catene d’oro” 1881, discorso di Geremia Bonomelli, vescovo di Cremona. Egli mette in guardia contro i rischi per la chiesa cattolica del giurisdizionalismo. Riconosce anche una valenza positiva, però dice che ci sono cose che proteggono la chiesa, però sono d’oro, ma pur sempre catene e l’esigenze è quella di sciogliersi dalle catene e affrontare i rischi della libertà. E secondo Madonna bisogna sempre affrontare la libertà.
Sistema che teorizza la separazione dello Stato dalla Chiesa. In un certo senso si ricollega al dualismo cristiano che abbiamo visto essere alla base della dottrina della Chiesa stessa. Eppure quando nella chiesa dell’epoca e ancora oggi si parla di separatismo permane un giudizio negativo. Questo avviene perché se il principio generale è la separazione degli ambiti tra stato e religioni, un corollario di questo principio nella sua attuazione è la riconduzione del fenomeno religioso nell’alveo del diritto comune e soprattutto la riconduzione della disciplina giuridica delle comunità religiose nel comune diritto delle associazioni. Origini della dottrina separatista è all’interno di alcune comunità religiose di alveo protestante. Questo può sembrare contraddittorio con quello che abbiamo visto, sul carattere statualistico della concezione protestante. Però abbiamo visto che il protestantesimo ha tante anime e insieme all’anima luterana statualista e all’anima teocratica calvinista, abbiamo anche gruppi minoritari che hanno una concezione separatista dei rapporti tra stato e chiesa e sono gli anabattisti in Germania, sui quali cadono i fulmini di Lutero, gli indipendenti in Inghilterra. Anabattisti e Indipendenti fondano la concezione separatista su basi religiose. Si rifiuta il legame con lo stato che è giudicato impuro e corrotto, un po’ come Agostino. Lo stato è impuro e le chiese non devono contaminarsi con lo stato, devono gestirsi autonomamente e devono essere finanziate da sole, senza aiuti dello stato, non vogliono le catene d’oro e non le vogliono su basi religiose. Queste concezioni trovano attuazione importante fuori dall’Europa perché saranno alla base del formarsi di uno dei sistemi separatisti nord americani, che vige in USA. Separatismo americano. Proprio un’istanza religiosa porta alla nascita di alcuni Stati degli Stati Uniti e il problema è quello della libertà religiosa dei dissidenti. Le prime colonie americane sono fondate da persone che fuggono dall’europa perché non è riconosciuta la libertà religiosa. I padri pellegrini vogliono portare quei principi di libertà religiosa per farli vivere in una terra dove poter vivere e prosperare. Fin dall’inizio il separatismo americano si presenta come permeato di religione. Si osserva che il separatismo americano è un separatismo nella religione ma non dalla religione, a differenza di quello francese. Separatismo dalle chiese ma non dalla religione, che rimane elemento fondamentale della società e della democrazia americana. Infatti vi è:
restaurazione e il secondo impero di Napoleone III che prende le distanze. E poi l’avvento della Repubblica in Francia. Vera e propria separazione si delinea nei primi anni del ‘900. Siamo nel 1905 e viene emanata la “ Lois de séparation ”. Articolo 2 dice che non può essere riconosciuta, né sovvenzionata, alcuna religione dello stato. È un separatismo rigido e rigoroso che si distanzia da quello americano amico delle religioni perché è ostile già dal suo sorgere. La Francia si dichiara stato laico attraverso la Costituzione. Ultimamente sta attenuando questa forma di laicità assoluta. Separatismo dalla religione ma non dalle chiese. Questo separatismo fino ad oggi vive molti cambiamenti però in realtà la base è questa. La Francia è un paese formalmente e Costituzionalmente laico a differenza dell’Italia. “ La France est une république indivisible, laique, etc... ”. Separatismo Sovietico Affonda le sue radici nella Rivoluzione Russa del 1917. Essa porta alla formazione di uno Stato Ideocratico perché nel pensiero marxista leninista, il diritto appartiene alla sovrastruttura quindi il diritto è uno strumento a servizio del Partito. Il concetto è quello della legalità socialista e questo investì il diritto ecclesiastico del diritto comunista sovietico. L’articolo 1 del decreto del 1918 e l’articolo 124 della costituzione del 1936 dal punto di vista formale riconoscono la libertà religiosa. In realtà questo riconoscimento formale (appunto) anche a livello costituzionale, è più apparente che reale. La dottrina più avvertita (Codevilla) parla di finzione costituzionale. Infatti, chi esercita libertà religiosa è discriminato, perché non può accedere alle cariche pubbliche. Altro postulato del separatismo è la riconduzione della disciplina del fenomeno religioso alla sfera del diritto comune, del diritto privato. Le singole associazione religiose vivono nella sfera privata. Ma di fatto col comunismo non esiste più la sfera privata. Esse devono essere registrate e dipendono finanziariamente totalmente dallo stato. Nel modello americano si da molto spazio alla libertà dei privati, nel sistema sovietico si nega e quindi da un identico postulato abbiamo effetti opposti. Il separatismo sovietico è separatismo formale, ma sostanzialmente diventa ben altro. Le associazioni devono essere registrate, tutti i loro mezzi devono essere forniti dallo Stato, lo Stato impone ad esse di svolgere attività puramente religiose e non attività sociali, la religione è estromessa dalla scuola. La scuola propugna l’orientamento ateistico, è una scuola “confessionale in senso ateistico” estirpando dall’educazione dei giovani riferimenti alla religione. Si arriva nel 1960 nel codice penale a dire che chi viola il principio di separazione tra stato e chiesa è punito penalmente. Se lo stato sovietico si autoqualifica separatista e formalmente lo appare, tale autoqualificazione non corrisponde alla realtà. Alcuni autori (Codevilla) parlano di un “giurisdizionalismo ateo”, perché ci sono penetranti e odiosi controlli statali a danno delle confessioni religiose. Carlo Cardia, Astorri parlano di “confessionismo ateo” scelta dell’ateismo come confessione religiosa su cui si fonda il sistema. Lo scopo che lo stato di propone è la scomparsa del fenomeno religioso non solo dalla sfera pubblica, ma anche dalla coscienza individuale dei cittadini. “Combattere la religione è l’abc di ogni materialismo” dirà Lenin. La costituzione del 1936 di Stalin, riconosce la libertà religiosa, ma non la propaganda religiosa, riconosce solo la propaganda ateistica. Più simili all’URSS come Romania e Bulgaria, più blando in Polonia per la presenza della Chiesa Cattolica. Il paese di maggior impronta ateistica è l’Albania. Siamo nel 1989 con il crollo del comunismo. In Russia c’è una legge sulla libertà religiosa, già nel 1990. La Costituzione del 1993 proclama la libertà religiosa e la laicità dello stato, ma una legge del 1997 sulle associazioni religiose, ha introdotto significativi elementi di confessionismo a favore della chiesa ortodossa. Pericolo è un ritorno al cesaropapismo (eccessivo) ma magari ad un giurisdizionalismo confessionista che è il sistema della Russia zaarista. Importante evoluzione si ha negli altri paesi ex comunisti. C’è un riconoscimento della libertà religiosa individuale e collettiva e inizia una vivace stagione concordataria. Accordi con Croazia, Estonia, Lituania, Slovacchia, Bulgaria ecc... In Polonia il separatismo della costituzione del 1952 era solo nominale perché il sistema del separatismo sovietico discriminava gli altri. Però qui il ruolo sociale della Chiesa cattolica è sempre stato forte. Nel primo periodo si tenta una persecuzione dura contro la chiesa cattolica, poi si cercano degli accordi parziali con il regime comunista.
Nel 1989 crolla il regime comunista e viene emanato un corpus di leggi sulla libertà religiosa individuale e collettiva e la costituzione del 1997 sancisce la separazione amichevole tra stato e chiesa e l’articolo 25 della Costituzione polacca dice che i rapporti sono regolati da accordi, che sono i concordati, e lo si estende anche alle altre confessioni religiose. Si arriva al concordato del 1993 che viene ratificato solo nel 1998. Concludiamo dicendo perché il separatismo sovietico tradisce le premesse del vero separatismo? Perché nega in radice il principio del dualismo cristiano che è alla base della dottrina cristiana. Quel dualismo che riconosce un legittimo spazio allo Stato, “dare a Cesare”, ma ne respinge la divinizzazione, la statolatria, cioè il culto dello Stato che accomuna i regimi totalitari. Friedeberg viene ripreso da Ruffini: “nel sistema separatista gli uomini devono poter trascorrere la propria vita, dalla culla alla tomba, senza che a loro venga, da parte dello stato, nessun impaccio come nessun impulso di carattere religioso”. È un modello difficile da realizzare. Lo stesso Ruffini fa una conclusione e dice che i modelli americano e francese non si affermano mai allo stato puro, ovviamente, e che “il sistema separatista è per origine storica e forse per fatale necessità, il separatismo è una dottrina irriducibilmente inevitabilmente utopistica, non realizzabile”. Abbiamo visto che questa posizione trova conferme ma questo non è sminuire i pensieri separatisti, perché anche le utopie influenzano i rapporti tra Stato e Chiesa. Digressione a caso su Cuba... (Non lo abbiamo trattato L.C.) Cuba segue il modello sovietico in uno Stato con una forte presenza cattolica. Costituzione Cubana del 1976 parla molto bene di separatismo. “Nella Repubblica di Cuba le istituzioni religiose sono separate dallo stato”. Anche a Cuba la realtà è diversa perché fino al 1991 i cattolici praticanti non possono iscriversi al partito comunista e in un regime di partito unico sono esclusi dalle principali cariche pubbliche. Nel 1992 c’è stata una riforma Costituzionale che dice all’articolo 42 che non si può essere discriminazione per la fede religiosa. Anche l’articolo 43 dice che non ci possono essere discriminazioni all’accesso a cariche o impieghi nello stato.
Concordato: è un accordo bilaterale tra Stato e Chiesa. L'origine dell'istituto del concordato è molto antico: già nel Medioevo ci sono esempi significativi. Primo esempio di concordato della storia è stato il concordato di Worms (pronuncia: vorms), 1122, che pone fine alla lotta delle investiture tra Regno e Chiesa. Si afferma il principio della libertà della Chiesa, e che al Papa spetta il potere di elezione dei vescovi. Concordati che, pur avendone fatti tanti, non sempre hanno portato bene alla Chiesa. Minori sono le concessioni dei papi. “Historia concordatorum, historia dolorum”, e vedremo. Vediamo la natura giuridica del concordato. Esistono tre teorie:
Oggi i modelli di concordato sono. Astorri li classifica in tre modelli:
A parte lo Stato Pontificio che ha una storia a sé, il modello è di carattere giurisdizionalista. Giurisdizionalista confessionista è quello del Regno di Napoli e poi del Regno delle due Sicilie. Abbiamo la Legazia Apostolica : istituto secondo cui il re, il monarca di Sicilia, è il legato nato del papa sull’isola. Il papa può inviare propri legati, i nunzi apostolici, quindi è il sovrano che ha questo privilegio e ha una vera e propria giurisdizione negli affari ecclesiastici. Carattere giurisdizionalista è la Toscana e il Lombardo Veneto. Stato Pontificio Parlando dello Stato Pontificio diciamo che c’è la repressione dei carbonari da parte di Leone XII. Dopo la morte di Leone XII e di Pio VIII c’è il pontificato di Gregorio XVI. Grandi speranze suscita l’elezione di Pio IX eletto nel 1846 e fa l’amnistia dei reati politici. Questo genera l’etichetta di “papa liberale” con l’editto del perdono, e ci sono riforme nello Stato Pontificio e istituisce una consulta di stati e dopo i moti rivoluzionari del 1848, anche il papa Pio IX emana una costituzione nel marzo 1848 “Statuto fondamentale del governo temporale degli Stati della Chiesa”. Inizia però il risorgimento italiano con la successiva Unità e Pio IX sembra guardare con simpatia alla causa italiana, fino alla prima guerra contro l'Austria. Ci sono poi rivolgimenti nello Stato Pontificio, a novembre viene assassinato Pellegrino Rossi e poi Pio IX deve andare a Gaeta e si ha questa parentesi della Repubblica Romana che è retta da un triumvirato con Giuseppe Mazzini, Aurelio Sarpi, Carlo Armellini. La Repubblica Romana termina e Pio IX torna a Roma e cancella le aperture liberali fatte in precedenza. Piemonte. È lo stato che darà vita allo stato italiano. Lo Statuto Albertino, marzo 1848, all’articolo 1 fa una scelta confessionista in senso cattolico e dice tollerabili le altre religioni. Però attenzione perché la politica ecclesiastica del Piemonte e dello Stato unitario è condizionata dal conflitto con la Chiesa Cattolica. C’è una legislazione anticlericale e segue un giurisdizionalismo anticlericale. Nel decennio precedente l’unificazione, le leggi Siccardi (Ministro della giustizia dello stato piemontese) avevano espunto il foro ecclesiastico (1850). Il foro ecclesiastico era un privilegio secondo cui i chierici avevano il privilegio di essere giudicati dai tribunali dello Stato. Poi si introduce “autorizzazione agli acquisti” per gli enti e corpi morali come gli enti ecclesiastici. Obiettivo è evitare la “mano morta” degli enti ecclesiastici, si ritiene che l’ente ecclesiastico, come la mano di un cadavere, bloccasse la circolazione di un bene. Inoltre nell’agosto del 1848 era stata soppressa la Compagnia di Gesù vietando l’adunanza.
Camillo Benso Conte di Cavour Principale artefice e protagonista dell'unità d'Italia. Sappiamo che il suo indirizzo riguardo la politica ecclesiastica è il separatismo. La formula simbolica di questo separatismo è “libera chiesa in libero stato”. È una formula molto controversa: alcuni ritengono che sia di origine cattolica, mentre altri di origine protestante. Viene definita da Mario Falco “semplice e oscura”, semplice perché di grande fascino, oscura perché non se ne capiscono le conseguenze. Formula che avrà molta influenza nella politica ecclesiastica nel periodo liberale. Esiste una corrente di separatismo cattolico “ L’église libre dans l’état libre ”. Cavour nasce cattolico, lo rimane, ma già in età giovanile ha una crisi razionalista che farà lui abbandonare la pratica religiosa. Questo deriva da Alexandre Vinet autore di “ Essais sul la manifestation ?" Con l’unità d’Italia si pone il problema del potere temporale dei papi. Il papa conserva il suo potere su Roma. Cavour tenta una soluzione del problema con un accomodamento con la Santa Sede. Avvia delle trattative segrete servendosi di Diomede Pantaleoni e Carlo Passaglia che prendono contatto con emissari vaticani. Cavour fa un concordato che prevede la rinuncia da parte del Papà del potere temporale, cioè rinuncia di Roma, con una rinuncia da parte dello Stato della politica giurisdizionalista concedendo massima libertà alla chiesa. Le trattative sono però destinate a fallire, ogni speranza di accordo viene troncata da Pio IX che il 18 marzo 1861 dichiara di “rifiutare qualunque accordo degli autori delle innovazioni civili e politiche in Italia”. Ci sarà anche la scomunica. Cavour quindi deve mutare strategia politica. Il problema del potere temporale del Papa si lega anche alla scelta della capitale dello Stato italiano che in quel momento era Torino, ma la scelta di Cavour ricade su Roma, che non è sotto il dominio italiano. La questione non era così pacifica perché ad esempio Massimo d’Azelio era molto contrario. Si arriva con la legge Boncompagni alla proclamazione di Roma come capitale d’Italia. Cavour dice in Parlamento che Roma doveva essere capitale perché “non ha memorie municipali”. Però Cavour si rende conto che esistono 2 problemi:
Dopo l’emanazione della legge delle guarentigie succede che:
20 settembre 1895. Sono 25 anni dalla breccia di Porta Pia. Si inaugura il monumento di Garibaldi sul Granicolo e ci sono manifestazioni anticlericali. Leone XIII protesta anche contro questo evento, e parla di “ruvida offesa alla sua canizie”, esprimendo con grande dolore questa idea. Nel luglio del 1895 il "20 settembre" viene proclamato “festività civile”. Pontificato di Pio X e il sindaco di Roma è Ernesto Natan, gran maestro della massoneria. Siamo tra il 1907 e il 1913. Il 20 settembre 1910 (40º anniversario della breccia di porta pia) Natan pronuncia un discorso anticlericale e contrappone Roma civile alla Roma clericale paragonando la Roma clericale ad una mummia che a contatto con l’aria può dissolversi. Pio X reagisce con una lettera con cui invita i fedeli del mondo cattolico di innalzare preghiere all’Altissimo. Dai primi del 1900 la situazione è mutata. Protagonista della vita politica è Giovanni Giolitti. Con Giolitti si assiste ad una progressiva normalizzazione dei rapporti tra stato e chiesa, si parla di “conciliazione silenziosa” (non formale) e si arriva quasi all’accordo per una convivenza pacifica. Giolitti conia una formula “stato e chiesa sono due rette parallele che non si incontrano mai e che non vivranno in perenne conflitto”. Sotto Pio X non viene revocato formalmente il “ non expedit ”; il nuovo papa però attua deroghe a questo principio, non solo nelle amministrazioni locali, ma anche a livello parlamentare. Sotto Pio X si parla di “cattolici deputati” e cioè appartenenti ai liberali e siamo ad un passo avanti per il superamento del “ non expedit ”. Patto Gentiloni: Ottolino Gentiloni, in vista delle elezioni parlamentari, stringe nel 1913 un patto con Giovanni Giolitti (cioè con i liberali). Con questo patto, i candidati liberali si impegnano, per ottenere il voto dei cattolici, a portare avanti dei punti. Sono 7 punti. Tra questi la difesa e l’integrità della famiglia, lotta alla legislazione eversiva, insegnamento religioso nelle scuole, la garanzia dell'insegnmento religioso nella scuola ecc.... L’alternativa a questa politica gentiloniana era la costituzione di un vero e proprio movimento politico cattolico a cui si giunge dopo la revoca del “ non expedit " con Benedetto XV che porta alla nascita di un partito aconfessionale, laico, partito popolare fondato da Luigi Sturzo nel 1919 con l’appello ai “liberi e forti”. In questo appello si difende la libertà religiosa; si rivendica il ruolo della famiglia; la libertà di insegnamento; il ruolo dei sindacati, suffragio elettorale più ampio compreso il voto alle donne (nel programma); decentramento amministrativo; difesa della piccola proprietà contro i latifondi. Non c’è nessuna presa di posizione netta del partito popolare sulla questione romana perché demanda tale questione alla Santa Sede. Astorri ci dice che nell’età moderna non è possibile configurare una storia di rapporto tra stato e chiesa guardando solo i rapporti di vertice. Per avere una storia concreta bisogna guardare anche ai partiti politici e all’evoluzione del partito cattolico e del partito popolare. Conciliazione silenziosa Nel 1914 il nuovo papa Benedetto XV indica a Salandra (presidente del consiglio), il barone Carlo Monti come fiduciario per le questioni tra stato e chiesa. Anche questa è una questione ufficiosa. Siamo negli anni della Prima Guerra Mondiale, duramente condannata dal Papa ed è celebre tra le menzioni di Benedetto XV, “l’inutile strage”. In questa guerra i cattolici dimostrano grande senso patriottico e questo è un altro tassello per la pace tra stato e chiesa. La Grande Guerra è anche una prova del fuoco della legge delle guarentigie. Essa regge l’urto di questo momento storico. Ci sono stati dei problemi: