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Breve sintesi dell'esame di diritto internazionale
Tipologia: Sintesi del corso
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Nell’ordinamento interno se si viola una norma ed il giudice indica che si è colpevoli, vi è una sanzione, mentre nell’ordinamento internazionale manca questa funzione istituzionale; difatti nel caso di una controversia internazionale dalla quale scaturisce una sanzione ad uno Stato, il quale però, decide di NON la attuare la suddetta sanzione, lo Stato che nella controversia ha ragione, ha solo la possibilità di autotutela, che comunque non può comportare l’uso della forza, la quale può essere usata solo per reazione, cioè per legittima difesa, ossia quando si è oggetto di un attacco armato. Quindi l’ autotutela può corrispondere, ad esempio, nella violazione della stessa norma che ha violato lo Stato sanzionato. 1° definizione di Diritto Internazionale : insieme di norme e di regole che servono a regolare i rapporti tra gli stati. Tra consuetudine ed accordo c’è un rapporto flessibile , quindi non un rapporto di gerarchia, tranne che in alcune norme di natura consuetudinaria – le cosiddette norme inderogabili - che non possono essere derogate dall’accordo, dato che sono regole generali che esprimono i valori della comunità internazionale: un valore fondamentale ad es. è il principio di autodeterminazione dei popoli. Altro esempio di Ius Cogens è il diritto internazionale dei diritti umani: nella comunità internazionale partita nel ‘48 fino alla seconda guerra mondiale, si riteneva che la tutela dei diritti umani fosse di competenza dei singoli Stati; dopo la seconda guerra mondiale la tutela internazionale dei diritti umani venne inserita nella Carta delle nazioni unite , e il 10 dicembre del 1948 venne adottata la dichiarazione dei diritti umani , le cui regole sono inderogabili nel diritto internazionali. 2°definizione di Diritto Internazionale : insieme delle regole che servono ad organizzare la cooperazione internazionale tra gli stati , questo riguarda sia le regole generali( consuetudini ) sia quelle particolari ( accordi ). Queste regole hanno una incidenza sulla sovranità degli Stati, ponendo dei limiti alla loro sovranità, in quanto gli Stati tenuti a seguire determinate regole. Gli Accordi sono norme particolari perché si applicano agli Stati, i quali hanno liberamente scelto di aderire ad esso. Nell’ambito degli accordi internazionali ve ne sono alcuni che creano istituzioni di ausilio con il fine di realizzare il tipo di cooperazione che hanno deciso di stabilire, questo è un accordo che organizza la cosiddetta “cooperazione internazionale istituzionalizzata”, che si realizza nella nascita di un organizzazione internazionale, che può essere di carattere universale o regionale, e cioè riferita ad un area precisa. I SOGGETTI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE Personalità giuridica internazionale : Idoneità ad essere titolari di situazioni giuridiche soggettive create da norme internazionali. I soggetti del diritto internazionali sono quelli che hanno una personalità giuridica internazionale, dotati cioè di situazioni giuridiche soggettive in quanto destinatari di norme internazionali. Essi possono essere ad esempio Stati, movimenti di liberazione, organizzazioni internazionali. Nel parlare dei soggetti del diritto internazionale, parliamo innanzitutto dello Stato come punto di riferimento in quanto è il soggetto che più permette di capire l’ordinamento internazionale poiché è il soggetto prevalente.
Come detto, ci sono altri soggetti del diritto internazionale come le organizzazioni internazionali, ma anche nuovi attori come movimenti insurrezionali o movimenti che appoggiano l’autodeterminazione dei popoli, che nella realtà internazionale degli ultimi tempi sono stati legati al terrorismo che poi si è fatto Stato. Anche la definizione di diritto internazionale ci fa capire come lo Stato è un soggetto importante, successivamente anche le organizzazioni internazionali possono acquisire una sorta di parallelismo con gli Stati in quanto a soggettività, ma non tutte hanno però personalità giuridica internazionale. PERSONALITA' GIURIDICA IN DIRITTO INTERNAZIONALE Non tutte le organizzazioni hanno la personalità giuridica. Lo Stato è il soggetto prioritario del diritto internazionale. Il primo problema è quello di capire a quale nozione di Stato si fa riferimento per ricostruirne la personalità giuridica, dato che essa non compete a tutte le organizzazioni. Esistono almeno 2 definizioni di stato:
- le norme internazionali che creano diritti e obblighi sono costruite in modo tale da rivolgersi agli organi dello stato e non al popolo stanziato su un territorio. - Gli organi statali con il loro comportamento attuano il contenuto della norma nel senso voluto dalla norma internazionale. - E in ultimo, in relazione al comportamento degli organi degli Stati, si sviluppa la responsabilità degli organi statali nel caso cui uno Stato viola le norme internazionali; da questa violazione nascono gli illeciti da parte dello Stato e la sua responsabilità nei confronti degli altri Stati, a fronte di una violazione di un obbligo internazionale e di conseguenza la violazione di un diritto di uno o più Stati. Di conseguenza tutti gli organi dello stato diventano parte dell'apparato organico che prendiamo in considerazione nel diritto internazionale come elemento rilevante nella soggettività internazionale.
I principali requisiti per ricostruire la personalità giuridica di uno Stato sono l' effettività e l' indipendenza dello Stato organizzazione. Un ulteriore elemento è il riconoscimento di uno Stato da parte di un altro Stato, che però non è un elemento costitutivo della personalità giuridica e quindi NON è essenziale.
uno Stato svolge effettivamente il suo potere di governo su una comunità stanziata su un territorio: Il primo caso di non rispetto questo requisito ha riguardato i governi in esilio , ovvero un governo che ha sede all'estero, che NON ha un territorio sul quale può effettivamente governare. Il fenomeno è stato particolarmente significativo nel corso della seconda guerra mondiale quando i governi si rifugiavano a Londra a causa dell'occupazione forzata del territorio da parte dei nazisti, come successe al Belgio, Cecoslovacchia, Paesi Bassi,
Somalia , dalla caduta di Siad Barre, agli inizi degli anni ‘90 del Novecento, il Paese è caduto nelle mani di signori della guerra e per un lungo periodo non è riuscita ad esprime un governo che imponesse la sua autorità su tutto il territorio. Dal 2012 è stata istituita la Repubblica federale somala ma le cose non sembrano aver preso un corso migliore; in Libia invece, dopo la caduta e l’uccisione di Gheddafi nel 2012, il Paese si trova in una situazione di estrema difficoltà con il governo di accordo nazionale presieduto da Sl-Sarraj che non riesce a imporre la sua autorità, e inoltre, vi è la progressiva ascesa del generale Haftar per la risoluzione della crisi e del conflitto in Libia. Altri esempi di Stati falliti sono: l’Afghanistan, l’Iraq e la Repubblica democratica del Congo.
L'apparato di governo che esercita la potestà su una comunità stanziata su un territorio, non può dipendere da un altro Stato. Per dare un senso a questo requisito dobbiamo qualificarlo sotto il profilo formale: Sotto il profilo formale l'organizzazione di governo è indipendente quando ha un suo ordinamento giuridico originario, ovvero ha una sua Costituzione dalla quale si determina la costruzione dell’ordinamento giuridico. Possono esserci però delle entità che pur avendo un ordinamento giuridico originario non sono indipendenti sotto il profilo sostanziale, mancano cioè del requisito dell’indipendenza. Tra questi rientrano:
internazionale è lo Stato federale che è l’entità sovrana competente soprattutto in materia di politica estera e di difesa militare; può stipulare accordi internazionali.
in passato e attraverso la quale gli Stati (quali entità sovrane e indipendenti) si univano per scopi di difesa esterna e di mantenimento della pace. Sebbene sia controversa la questione della mancanza di soggettività della Confederazione è opinione alquanto diffusa che la soggettività internazionale sia da riconoscere ai singoli Stati;
Stato, che influenza qualsiasi settore del potere di governo dello Stato controllato. Per tale motivo il governo fantoccio è privo di soggettività internazionale. Durante la Seconda guerra mondiale esempi di tal genere sono il Governo Pétain in Francia e la Repubblica sociale italiana in Italia, entrambi creati dalla Germania nazista e pertanto privi di indipendenza. I territori sottoposti ad amministrazione provvisoria internazionale: sono territori che Difettano del requisito dell’indipendenza e, pertanto, ai quali non può essere riconosciuta la soggettività internazionale poiché in tali territori le attività di governo sono in gran parte esercitate da enti internazionali. Un classico esempio è il Caso del Kosovo: dopo la guerra della Nato contro la Serbia e il ritiro delle forze armate dal Kosovo, il Consiglio di sicurezza adottò la risoluzione 1244/1999 con la quale, pur riconoscendo la sovranità serba sul Kosovo, sottopose lo stesso a un'amministrazione provvisoria internazionale che svolge gran parte delle funzioni di governo insieme alla NATO e all’Unione europea (e tra l’altro la presenza UE è contestata da Serbia e Russia poiché NON autorizzata dall’ONU). È da tenere presente che il 17 febbraio 2008 il Kosovo ha dichiarato unilateralmente la propria indipendenza e dal 15 giugno dello stesso anno ha adottato una propria Costituzione. Sulla Dichiarazione di indipendenza del Kosovo si è pronunciata anche la Corte Internazionale di Giustizia (CIG). Tuttavia, è da tenere presente che la Corte si è pronunciata esclusivamente sulla conformità della Dichiarazione con il diritto internazionale con la risoluzione 1244/1999, non sulla esistenza o meno dello Stato del Kosovo. Quindi anche per quanto riguarda il riconoscimento del Kosovo le posizioni sono divise.
intende dire che vanno a guardare i comportamenti degli stati nell'ambito della realtà internazionale) RICONOSCIMENTO (non è un requisito dello stato) Il riconoscimento è un atto unilaterale di natura politica ( atto dichiarativo ) attraverso il quale uno Stato rivela la sua volontà di intrattenere con un altro Stato relazioni di vario genere, dando vita a forme di cooperazione più o meno intense. Il riconoscimento NON è un atto costitutivo della personalità internazionale dello Stato, tuttavia esistono anche posizioni diverse nella realtà della dottrina internazionale. Infatti una minoranza di studiosi, anche se riconoscono che il riconoscimento è un atto unilaterale, sostengono che ad alcuni stati possa essere riconosciuta la personalità giuridica. In particolare, secondo uno studioso italiano, Conforti, il riconoscimento conferma già la preesistente personalità giuridica al fine di evitare contestazioni. La prassi del Riconoscimento, avviene attraverso una valutazione degli Stati tendente a valutare se il nuovo Stato meriti o meno la soggettività, riferendosi a valori quali la democrazia, il rispetto dei diritti umani, la pace etc.; Ad esempio è riconoscimento degli stati che si erano affermati nella ex- Iugoslavia e nell'Europa orientale. O anche, Gli stati membri dell'UE che accettavano di riconoscere gli Stati attraverso un processo democratico e secondo il rispetto di alcuni elementi (come accettazioni di obblighi relativi al disarmo, il rispetto dei diritti umani, etc.
Al movimento insurrezionale che riesce a creare una organizzazione di governo che controlla effettivamente una parte del territorio deve essere riconosciuta la soggettività internazionale « provvisoria », « temporanea ». Nella sostanza la soggettività internazionale degli insorti si estingue con l’esito della vittoria o della sconfitta dell’insurrezione. Nel caso di vittoria, il Governo insurrezionale diventa governo legittimo di tutto o parte del territorio del precedente Stato; in caso di sconfitta, invece, il precedente Governo riconquista pienamente la sua soggettività. L’evoluzione della soggettività temporanea degli insorti dipende, quindi, dalla durata del conflitto. Un importante elemento è la questione dei diritti e degli obblighi degli insorti: gli insorti sono destinatari di tutte le norme internazionali che risultano compatibili con la loro natura e con le loro caratteristiche peculiari. In effetti, la prassi internazionale indica che il fenomeno degli insorti è alquanto frammentato: alcuni presentano una struttura politica e militare stabile e effettiva, e perciò sono quelli che risultano essere destinatari di un più ampio regime di norme internazionali, in quanto maggiormente capaci di rispettarle. Gli altri non sono dotati di un’adeguata struttura organizzativa capace di governare effettivamente la popolazione stanziata su un territorio; o altri ancora risultano privi di una base territoriale, soprattutto nella fase iniziale delle loro attività. I movimenti insurrezionali sono distinti anche sulla base delle loro finalità: vi sono insorti che lottano per la destituzione di regimi al potere, anche se democratici e rispettosi dei diritti umani; insorti che lottano contro regimi dittatoriali, per i quali sembra che si sia sviluppato una modalità che riconoscere il loro ruolo di attori anche in assenza di una struttura politico-militare adeguata e con una insufficiente base territoriale; infine insorti che perseguono finalità terroristiche, per i quali sembra essersi consolidata la tendenza a predisporre un regime giuridico per contrastarli. Esempi di movimenti insurrezionali di natura terroristica: sono in Mali , in cui sono presenti gruppi terroristici legati a al- Qaeda in appoggio ai movimenti secessionisti operanti nel nord del Paese; Siria , gruppi terroristici legati al Fronte Al-Nusra in appoggio a forze di opposizione al governo siriano; Yemen , gruppi terroristici legati a al-Qaeda che operano isolatamente sia contro le forze governative sia contro gli insorti; Movimenti terroristici di carattere insurrezionale, ISIS e Boko Haram.
d'emergenza. I MECCANISMI DI ACCERTAMENTO DEL RISPETTO DELLE NORME CONVENZIONALI SUI DIRITTI UMANI DA PARTE DEGLI STATI (procedimenti garanzia); sono dei meccanismi di controllo a carattere NON contenzioso concerne l’obbligo per lo Stato di presentare dei rapporti periodici sulle misure di attuazione, discussione e formulazioni di raccomandazioni da parte dell'organo internazionale di controllo. Vi sono anche dei meccanismi di controllo a carattere non contenzioso azionabili dagli individui , i quali, se ritengono che un diritto sia stato violato, dopo aver esaurito i mezzi di ricorso interno, possono rivolgersi all'organo internazionale di controllo, che può constatare la violazione, ma NON attraverso atti vincolanti né può accordare un indennizzo. E’ proprio in relazione all'esistenza di questi meccanismi che la dottrina moderna parla di soggettività internazionale degli individui. VI sono anche Meccanismi di carattere giudiziale operanti in ambito regionale che prevedono l'esistenza di Corti Regionali di tutela dei diritti umani che possono essere adite dagli individui, che emettono sentenze vincolanti e possono accordare un indennizzo in caso di constatazione della violazione.
Il diritto internazionale non si limita ad attribuire diritti ma anche obblighi. La prima differenza è tra i crimini previsti da trattati multilaterali e i crimini previsti da norme consuetudinarie:
diritto internazionale umanitario). Si ritiene che i crimini di guerra possano essere commessi soltanto nei conflitti di Stato, ma in realtà possono essere commessi anche in un qualsiasi altro conflitto internazionale.
fondamentali, come: omicidio, sterminio, tortura, persecuzione razziale o religiosa, e quindi, in qualsiasi situazione di violazione della dignità umana. Tali crimini possono essere commessi anche nel contesto di un conflitto internazionale ma questo non è un elemento necessario, in quanto spesso vengono commessi anche in tempo di pace. Non tutte le violazioni contro l’umanità possono però, essere definite crimini contro l'umanità. L'origine di questo crimine si ebbe nel corso della Seconda Guerra Mondiale, quando alcuni dei peggiori crimini commessi dai nazisti non potevano essere considerati crimini di guerra ai sensi del diritto internazionale che vigeva all'epoca; perciò, a Norimberga, nel 1945 dove erano a processo i Nazisti, furono inseriti, accanto alla categoria dei crimini di guerra anche i crimini contro l'umanità. Non si potevano giustificare crimini che andavano contro la coscienza giuridica internazionale. crimini contro la pace : sono crimini di aggressione, una grave violazione della norma che vieta l'uso della forza armata nelle relazioni internazionali. È una delle situazioni che giustifica l'attivazione del sistema di sicurezza collettivo delle nazioni unite, ed è una delle violazioni più gravi del divieto dell'uso della forza. L'idea fondamentale è che l'aggressione, oltre a costituire un illecito internazionale attraverso l'uso della forza militare contro un altro stato, costituisce anche un crimine internazionale dell'individuo che ha attuato l'atto di aggressione. Alcuni pensano che questa norma si affermi a partire della fine della Prima Guerra Mondiale, dove venne stabilita dai trattati di pace. Questa idea però non trova tutta la dottrina d'accordo; infatti, il divieto dell'uso della forza contro un altro Stato è un divieto previsto dalla Carta delle Nazioni Unite, la quale prevedeva originariamente che una forza di polizia, che veniva messa a disposizione dagli Stati, poteva essere utilizzate dal Consiglio di Sicurezza; ciò non venne realizzato e venne poi sostituito dalle Peace-Keeping. Ad oggi è un divieto che si è sedimentato in una norma internazionale generale nei confronti di tutti gli Stati che operano all'interno della sfera giuridica internazionale. altri crimini previsti dal diritto consuetudinario=sono ad esempio il genocidio ma per alcuni anche tortura e terrorismo internazionale. Antonio Cassesi, in particolare, considerava la tortura e il terrorismo come crimini a sé stanti. Storicamente il crimine internazionale più antico è sicuramente costituito dalla pirateria anche se la repressione della pirateria era affidata ai tribunali nazionali.
Sono enti istituiti dagli Stati, generalmente attraverso un accordo, al fine di organizzare istituzionalmente la cooperazione internazionale per raggiungere gli scopi stabiliti dall'accordo. In realtà tutti gli accordi internazionali stabiliscono una cooperazione internazionale per raggiungere i fini stabiliti ma NON tutti gli accordi prevedono un sistema istituzionale alle quali affidano i compiti stabiliti dall'accordo. Trattandosi di organizzazioni alle quali partecipano i Governi degli Stati appartenenti, sono anche denominate organizzazioni intergovernative. Questa denominazione serve a distinguere le organizzazioni intergovernative dalle organizzazioni non governative, le quali invece sono associazioni di diritto interno che hanno la personalità giuridica determinata dall'ordinamento interno, ma che possono occuparsi di temi internazionali (protezione ambiente ecc..) e svolgere attività di carattere internazionale, specialmente nel settore dei diritti umani). Più raramente, sempre attraverso gli accordi, gli Stati istituiscono enti che hanno lo scopo di promuovere l'integrazione tra gli stessi Stati. In tal caso ci troviamo di fronte a organizzazioni di integrazioni. (Es. L'Unione Europea come esempio di organizzazione regionale di integrazione) Le organizzazioni internazionali sono enti funzionali , cioè creati per svolgere determinate funzioni per la collettività che le ha create. Esse agiscono nell'interesse della collettività degli stati membri, ma NON hanno un loro territorio, non essendo enti territoriali, e la sede principale è stabilita sul territorio di uno degli Stati membri. La distinzione tra organizzazioni universali e organizzazioni regionali è fatta a seconda della loro apertura alla comunità internazionale. Le organizzazioni universali hanno il tratto istitutivo di apertura a tutti gli stati; invece, nelle organizzazioni regionali la membership è ristretta da determinati ambiti. Infine, vi è un’ulteriore ed importante distinzione, quella tra tra organizzazione politiche e organizzazioni tecniche, distinzione che è delineata secondo le competenze: le organizzazioni politiche sono organizzazioni a competenza e finalità generale (Es: ONU); invece, quelle di carattere tecnico, sono specializzate in una determinata materia (Es: agenzie tecniche delle nazioni unite per il lavoro, la sanità, la meteorologia, l'unione postale ecc..).
Un'organizzazione internazionale/universale a competenza generale è “Le Nazioni Unite”, istituita nel 1945. Dopo la Seconda guerra mondiale, l'organizzazione internazionale di tipo generico sostituì la società delle nazioni che non era riuscita nel suo compito di evitare il ripetersi di una tragedia come quella della Prima guerra mondiale. Con l’istituzione delle Nazioni Unite le cose cambiano completamente. I punti più importanti dai quali possiamo inoltrare il nuovo sistema sono contenuti nell’art 1 e art 2 della carta delle Nazioni Unite, ossia le disposizioni che sono dedicate una ai fini dell’organizzazione e dei principi che regolano questa organizzazione. Nell'art 1 sono enunciati i fini essenziali nei primi 3 punti: 1)è il fine primario, ovvero mantenere pace e sicurezza internazionale , prevedendo la possibilità di adottare misure collettive per rimuovere minacce alla pace e reprimere atti di aggressione attraverso l’utilizzo di mezzi pacifici; 2)è il fine è quello dello sviluppo delle integrazioni tra gli Stati, attraverso il riconoscimento dei diritti e l’ autodeterminazione dei popoli , nonché quello di promuovere la cooperazione internazionale per la salvaguardia della pace;
Nell'art 2 sono elencati i principi sui quali l’organizzazione si fonda per il conseguimento dei fini: il I Comma afferma che l’organizzazione si fonda sull' uguale sovranità dei membri. Sempre nell’articolo 2, al capitolo 7 della Carta delle Nazioni unite è enunciato il Principio della domestic juristicion , secondo cui: l'organizzazione NON può intervenire sulle materie di competenza interna dello Stato, quindi lo Stato stesso, non ha l'obbligo di sottostare all'organizzazione su materie di competenza interna; con l’eccezione che tale principio non esclude azioni coercitive in caso di minaccia e violazione della pace o atti di aggressione. Possono esserci situazioni interne allo stato anche relativamente ai diritti umani (nel '45 i diritti umani erano di competenza interna), che possono costituire una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale(Ex= genocidio); per questo si può fare riferimento al capitolo 7, anche se si tratta di materie di competenza interna. I conflitti interni trovano le regole di protezione nel diritto internazionale. Nella Carta della Nazioni Unite vi è il principio di responsabilità di proteggere, ricollegato al documento del 2005 per l'uso della forza. Il Capitolo 8 carta delle nazioni unite parla degli accordi regionali e il contributo che essi possono dare alla soluzione delle controversie e alle azioni implicanti o no l'uso della forza decise nell'ambito del capitolo 7.
Quando si parla di membership delle organizzazioni internazionali si parla di tutti gli Stati che volontariamente hanno accettato di partecipare a tale organizzazione. Solitamente i membri si dividono in: Membri originari, che hanno creato l'organizzazione, elaborato e concluso l'accordo istitutivo; e altri membri che successivamente si sono aggiunti alle organizzazioni. Alcuni trattati come Nazioni Unite fanno questa distinzione, che però non comporta distinzione dei fini, di diritti e di obblighi. Solitamente per l'ammissione all'organizzazione si segue una procedura, che consiste nel presentare la domanda universale prevista da tutte le organizzazioni, oppure l’organizzazione prevede una procedura specifica a sé alla quale si fa riferimento per l’ammissione. Alcune organizzazioni hanno modificato i loro trattati per permettere l'accesso di organizzazioni sovranazionali degli Stati; ciò avviene se gli stati delegano all'organizzazione sovranazionale alcune competenze in materie di cui si occupa l'organizzazione internazionale. Accanto agli Stati che hanno una membership piena dell'organizzazione si può trovare anche la presenza di entità che non hanno lo status pieno, ma sono osservatori ; tale status consente di partecipare ai lavori dell'organizzazione ma senza il potere di voto, né può prendere la parola in determinati casi, proprio in quanto non è membro di diritto dell'organizzazione. Nel capitolo 2 carta delle Nazioni Unite vi sono una serie di norme che vanno dall'articolo 3 al 6. L'art 3 sottoscrive che sono considerati membri originari quegli Stati che hanno partecipato alla conferenza di San Francisco o che hanno firmato la dichiarazione del 1942. Una norma centrale per la membership dell'organizzazione delle nazioni unite è l'art 4 che stabilisce che possono diventare membri tutti gli altri Stati; essa parla di Stati amanti della pace e che accettano gli obblighi derivanti dallo statuto e che siano capaci e disposti a farlo(comma 1). Nel comma 2 viene disciplinato che gli Stati che presentano queste caratteristiche possono essere ammessi da una decisione dell'assemblea generale su proposta del consiglio di sicurezza.
Consiglio di sicurezza : la sua composizione, prevista dall’ art 23 , è di 15 membri di cui 5 sono membri permanenti, Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti, che sono gli Stati che vinsero contro l'alleanza nazifascista; gli altri sono membri non permanenti. Ogni membro è eletto per un periodo di due anni e ogni Stato-membro è rappresentato nel Consiglio da un unico rappresentante. Secondo l'art2 sono eletti dall'assemblea generale tenendo conto dello specifico contenuto che questi membri danno al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. Per quanto riguarda i poteri del Consiglio di sicurezza, la norma centrale è l' art 24 composto da 2 commi: Nel Comma 1 viene annunciato che al fine di assicurare un’azione pronta ed efficace da parte delle Nazioni Unite, i membri conferiscono al Consiglio la responsabilità del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, e riconoscono che esso agisce in loro nome; E nel comma 2 viene sottoscritto che il Consiglio agisce in conformità ai fini ed ai principi delle Nazioni Unite. Nella votazione ogni membro dispone di un voto, le questioni di procedura sono prese con il voto favorevole di almeno 9 membri. nel quale siano compresi i voti dei membri permanenti. Per raggiungere gli scopi prefissati, alcuni obiettivi vengono messi in comune, secondo il principio della cooperazione internazionale. Gli Stati però sono poco propensi a concedere poteri decisionali per raggiungere tali obiettivi. Il potere più importante che viene concesso alle organizzazioni sono le raccomandazioni (potere non vincolante. Art.10-39). Ma hanno però anche dei poteri vincolanti(Art 17-19=assemblea generale/Art 41=consiglio di sicurezza). In particolare i Poteri non vincolanti sono contenuti nell’Art.39 – (Consiglio di sicurezza): secondo cui se viene accertata l’esistenza di una minaccia alla pace, di una violazione della pace, o di un atto di aggressione si effettuano delle raccomandazioni o decide quali misure debbano essere prese per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale. I Poteri vincolanti (atti vincolanti/decisionali) sono riportati negli articoli: Art.17 – (Assemblea) – approva ed esamina il bilancio. Le spese dell’organizzazione sono ripartite fra i membri, secondo la ripartizione fatta dall’assemblea generale; Art.19 – (assemblea) – trasforma in atto vincolante ciò che è disciplinato dall’art.17, infatti, secondo tale art. un membro delle Nazioni Unite che è in arretrato nel pagamento dei contributi finanziari, non ha voto nell’assemblea generale; se l’ammontare degli arretrati eguaglia o supera l’ammontare dei contributi da lui versati nei due anni precedenti, il membro viene sanzionato; Art.41 – (consiglio) – può decidere quali misure, non implicanti l’uso della forza armata, debbano essere adottate per dare effetto alle sue decisioni, e può invitare i membri delle Nazioni Unite ad applicare tali misure che possono prevedere un’interruzione totale o parziale delle relazioni economiche e delle comunicazioni ferroviarie, marittime, aeree, … Se il Consiglio di Sicurezza ritiene che le misure previste dall’art.41 siano inadeguate, può
intraprendere con forze aeree, navali o terrestri, ogni azione necessaria per mantenere o ristabilire la pace Viene costituito un Comitato di Stato Maggiore per coadiuvare il Consiglio in tutte le questioni riguardanti le esigenze militari; il Comitato è composto dai capi di stato Maggiore, dai membri permanenti del Consiglio e dei loro rappresentanti; infine, nel caso in cui il Consiglio non abbia preso le misure necessarie per mantenere la pace e abbia luogo un attacco armato contro un membro delle Nazioni Unite, tale Stato membro può autotutelarsi.
Un esempio di organizzazione internazionale di tipo regionale europea è il Consiglio d'Europa , che trova la sua ragion d'essere in un dibattito che si sviluppò in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale. Questa discussone, il 5 maggio del 1949, portò alla firma dello Statuto del Consiglio d'Europa a Londra, ed era composto da pochi stati, tra cui Belgio, Danimarca, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Spezia, Gran Bretagna, e la cui sede fu stabilita a Strasburgo in Francia. Gli scopi sono enunciati nell'art 1 dello Statuto. Ad oggi gli obiettivi vengono raggiunti attraverso il sistema della cooperazione internazionale intergovernativo. Nell'ambito del Consiglio d'Europa non ci sono atti vincolanti e quindi decisionali. La Membership è composta da 47 Stati e attualmente si occupa principalmente di democrazia e tutela diritti dell'uomo. Promuove la coesione sociale attraverso la Carta Sociale Europea, cioè promuove la sicurezza dei cittadini attraverso la coesione tra gli Stati anche attraverso atti non vincolanti come per la lotta al terrorismo, traffico stupefacenti. Inoltre, promuove l'educazione dei cittadini alla democrazia e favorisce gli scambi di giovani. Gli organi facenti parte del Consiglio d’Europa sono: l' Assemblea Costitutiva – disciplinata agli Artt. 22 e seguenti , che affermano in generale che essa può agire attraverso raccomandazioni su questioni conformi allo scopo e alla competenza del consiglio d'Europa; è l’organo deliberante, che discute le questioni di sua competenza, per poi trasmetterne le conclusioni al comitato dei ministri; può costituire dei comitati e delle commissioni, incaricati di esaminare ogni questione di sua competenza; essa si compone di rappresentanti di ciascun membro ed ognuno di questi deve essere cittadino dello Stato che rappresenta; l’assemblea nomina tra i suoi membri un presidente, il quale resta in carica fino alla sessione ordinaria successiva il comitato dei ministri – artt. 13 e seguenti , che dà al comitato una funzione esecutiva; ed esso adotta decisioni relative all'ammissione di nuovi membri e alla modifica del trattato attraverso le regole della votazione; agisce in nome del Consiglio d’Europa (funzione esecutiva), ogni membro ha un rappresentante, il quale ha un voto; esso esamina, a raccomandazione dell’assemblea o di sua iniziativa, le misure idonee ad attuare lo scopo; può istituire dei comitati o delle commissioni consultive o tecniche per ogni scopo.
realizzare attraverso la creazione di norme interne; Le Decisioni invece, hanno natura vincolante nei confronti degli Stati membri, sia persone fisiche o giuridiche.
L’Unione istaura un mercato interno, si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa basato su una crescita economica; Promuove una coesione sociale, economica, territoriale, e la solidarietà tra gli Stati; Qualsiasi competenza non attribuita all’Unione nei trattati, compete agli Stati membri; L’Unione agisce nei limiti delle competenze che le sono attribuite per realizzare gli obiettivi stabiliti; L’esercizio delle competenze si fonda sui principi di sussidiarietà e proporzionalità.
Si parla di personalità giuridica delle organizzazioni internazionali facendo riferimento all’ordinamento internazionale e all’ordinamento interno dell’organizzazione.
Sostanzialmente, quando si parla di norme internazionali, si intendono le norme internazionali generali, cioè le consuetudini internazionali , o le norme convenzionali, ossia le norme che scaturiscono dai trattati internazionali , o fonti previste dagli accordi. Nell’Art.38 dello Statuto della Corte Internazionale di Giustizia vi sono le norme di diritto applicabili per il regolamento delle controversie; per spiegare la consuetudine occorre prendere in considerazione l’art 38 dello Statuto della Corte Internazionale di Giustizia. Nel paragrafo 1 dell’art, nell'elencare le fonti a cui la Corte può attingere per decidere su una controversia che le è stata sottoposta, vengono indicate: ciò avviene attraverso: le Convenzioni internazionali , sia generali che particolari, che stabiliscono norme espressamente riconosciute dagli Stati parte della controversia; Le consuetudini internazionali , definite come prova di una pratica generale, accettata come diritto; Infine, i principi generali di diritto riconosciuti dalle nazioni civili. Va sottolineato che l’art.38 mette al primo posto i trattati internazionali (convenzioni internazionali), che stabiliscono norme riconosciute dagli Stati che sono parte della controversia; l’art 38, quindi, è una norma che vuole indicare la logica giudiziaria che la corte deve seguire per la soluzione della controversia.
Tutta la nostra tradizione giuridica è dominata dalla distinzione tra i due modi di produzione del diritto: la consuetudine e la legge ; la consuetudine rappresenta il modo spontaneo e incosciente di produzione di diritto; la legge, invece, è il diritto che nasce attraverso l'intermediazione di un potere organizzato. Nel diritto internazionale non esiste un’autorità avente potere normativo, perciò la consuetudine riveste una posizione di primo piano. Nonostante ciò, dal punto di vista del contenuto, è una dimensione che è stata sicuramente superata dall’altra fonte internazionale, ossia i trattati internazionali. Tornando alla consuetudine, essa è una prassi generale accettata e riconosciuta come diritto. Gli elementi costitutivi della consuetudine sono: un elemento oggettivo : che si concretizza in un comportamento sufficientemente omogeneo e ripetuto nel tempo da parte della generalità degli Stati o dalla maggior parte di essi; nello specifico, questo comportamento (o prassi), può assumere forme diverse, ossia inglobare comportamenti che si esplicano sul piano interno o sul piano internazionale da parte dello stato. Quando si intende di ricostruire l’esistenza di una norma consuetudinaria bisogna vedere: a. la prassi convenzionale e diplomatica della generalità degli Stati: per prassi diplomatica si intende i documenti diplomatici nei quali lo Stato prende posizioni su consuetudini internazionali;
Per quanto riguarda i poteri che uno Stato può esercitare nei confronti dei cittadini stranieri presenti sul suo territorio il diritto consuetudinario impone due regole:
L'emergere di norme consuetudinarie dalla violazione di consuetudini che già esistono è molto importante: vengono attuati comportamenti sapendo che c'è una norma preesistente che vieta quei comportamenti ma che gli Stati mettono in pratica con la speranza di cambiare la regola consuetudinaria. In questi casi lo Stato non contesta l'esistenza della norma ma sceglie consapevolmente di violarla con l'aspettativa di formarne una nuova, ossia la speranza che il suo comportamento sia seguito da altri Stati. Se lo Stato avvia questa prassi con il suo comportamento ma la prassi viene isolata, vuol dire che non riesce ad incidere sulla norma consuetudinaria precedente; invece, se il suo comportamento è seguito da un gran numero di stati ciò permette la sostituzione della norma preesistente con il comportamento cristallizzato tenuto dallo Stato con altri Stati. Ad esempio, la regola consuetudinaria relativa all'immunità degli Stati dalla giurisdizione civile straniera: dove uno stato sovrano non può essere portato in giurisdizione da soggetti privati davanti ad un altro Stato, a meno che esso non rinunci alla propria immunità. La regola dell'immunità assoluta è stata sostituita da una regola di immunità ristretta. Vale a dire che lo Stato straniero non può essere portato in giudizio per tutti gli atti compiuti di natura pubblica o esercizio di funzioni pubbliche; l'immunità viene invece esclusa per gli atti natura privata o che sono compiuti nell'esercizio di funzioni private. Questa regola (immunità ristretta) è nata in ragione della prassi portata avanti dai tribunali belgi e italiani che per primi presero atto della tendenza che si è sviluppata in conseguenza della Rivoluzione d’ottobre nell'unione sovietica che partecipava alle attività dello Stato, perciò, pretesa di non essere portati a giudizio per le loro attività venne contestata da Corti italiane e belghe perché non era giusto che le attività venissero protette sotto il profilo giurisdizionale.
La prassi internazionale ci permette di constatare l’esistenza di una categoria di consuetudini che si pongono a metà tra la concezione classica di consuetudine e accordo internazionale; si tratta di consuetudini regionali e consuetudini locali : le consuetudini regionali sono regole che sono vincolanti per un gruppo di Stati; le consuetudini locali sono regole che sono vincolanti per due soli Stati. Lo standard di prova richiesta per accettare la loro valenza è più alto rispetto a quello delle altre consuetudini, ciò lo si deduce dalla sentenza della Corte Internazionale di Giustizia del 1950, dalla quale si desume che lo Stato che invoca una tale consuetudine deve provare non solo
l’esistenza dei classici elementi che compongono la consuetudine(oggettivo e soggettivo), ma altresì il fatto che tutti gli altri Stati abbiano accettato il carattere vincolante della regola che si invoca. Un esempio di consuetudine regionale che si è formata tra gli Stati che appartengono al Consiglio d’Europa, è l’ ordinanza del tribunale di Roma del 2001 : in essa si sottolinea che l' art. 3 al terzo comma della Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale è stato interpretato in maniera difforme da ciò che dice la disposizione, in quanto vi erano pochi mezzi di trasmissione della documentazione, che tra l’altro non tenevano conto delle trasformazioni sotto il profilo tecnologico delle comunicazioni. In riferimento a ciò che dice l’ordinanza si è instaurata tra gli Stati della convenzione una consuetudine sulla base che: l’obbligo di cooperazione viene ormai ritenuto adempiuto mediante l’invio degli atti con una nota formale di trasmissione da parte dell’autorità giudiziaria remittente, la quale per consuetudine ha sostituito l’attestato di conformità dei singoli atti.
La codificazione è un procedimento che ha la finalità della certezza giuridica , ossia di mettere per iscritto regole non scritte. Esistono esempi di codificazione avvenuti già prima della Carta delle Nazioni Unite, come la Convenzione dell’Aia del 1899 e del 1907 che hanno codificato usi e leggi di guerra. Con la Carta delle Nazioni Unite, il tema della codificazione del diritto internazionale diventa particolarmente importante; a conferma di ciò, l’art 13 nella carta delle Nazioni Unite, stabilisce che l’assemblea generale ha il compito di fare studi e raccomandazioni per incoraggiare lo sviluppo progressivo del diritto internazionale e la sua codificazione al fine di rendere più certe le regole a livello internazionale. Per dare operatività a quanto disposto nell’Art 13, l'assemblea generale ha istituito la commissione del diritto internazionale composta da soggetti di riconosciuta competenza nominati dall’assemblea per 5 anni, ma il periodo è prorogabile. La commissione del diritto internazionale ha il compito di trovare degli ambiti normativi di interesse su cui fondare la codificazione; viene scelto un relatore speciale al fine di redigere dei progetti di codificazione. Una volta che il progetto di codificazione arriva nell’Assemblea, può proporlo agli Stati con un accordo multilaterale, i cosiddetti accordi di codificazione affinché gli Stati lo firmino e lo ratifichino volontariamente. Un esempio è la convenzione di Vienna del 1969 sul diritto dei trattati, che è il frutto di un processo lungo che ha messo per iscritto le regole consuetudinarie in materie di diritto dei trattati portato a termine nel 1966. Qual è il problema più importante rispetto agli accordi di codificazione? Dobbiamo chiederci il valore che tali Accordi rivestono e da l’altro lato, che valore hanno i progetti della Commissione del Diritto Internazionale che NON assumono la forma di Convezione di codificazione. La prima problematica è che gli accordi di codificazione sono dei veri accordi internazionali, quindi vincolano gli Stati contraenti. Il punto è se gli Accordi comportino o meno diritti ed obblighi per Stati terzi. Per fare questo ragionamento è necessario muoversi nella prospettiva di avere come punto di riferimento le norme di carattere consuetudinario. Nella sostanza non ci dovremo nemmeno porre il problema perché la norma dell’accordo, che è una codificazione di una norma consuetudinaria, è chiaro che vada a vincolare gli Stati terzi, ma non lo fa come norma l’accordo, ma come norma consuetudinaria, poiché l’accordo vale soltanto tra le parti, quindi non è applicata la norma dell’accordo ma la norma consuetudinaria. L’esempio tipico di questa situazione è dato dal ragionamento della Corte Internazionale di Giustizia nella sentenza del 1969 , sul caso della delimitazione della piattaforma continentale che vedeva contrapposti la Germania dell’ovest e gli Stati limitrofi; la Corte doveva decidere se la Convenzione di Ginevra, che sosteneva che la delimitazione si basa sull’ equidistanza , fosse valida anche per la Germania, che non aveva ratificato la Convenzione; la Corte respinse la posizione della Germania perché ciò che diceva la Convenzione rappresentava una norma consuetudinaria che