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TIPOLOGIE DI RICORSI
Cosa caratterizza un processo davanti a corte di giustizia? Due tipologie di ricorsi:
- Ricorsi diretti (attengono a competenze contenziose di Corte di giustizia) - Competenza contenziosa corte di giustizia deve dire se ha ragione una parte o l’altra
- Rinvii pregiudiziali (attengono a competenze NON contenziose) - Corte deve fornire un’interpretazione delle norme di diritto di UE RICORSI DIRETTI Nascono con presentazione di un ricorso scritto (atto), che viene presentato da un soggetto che prende il nome di “attore”. Il ricorso viene inviato a Corte di giustizia e viene ricevuto dal cancelliere (segretario) e lo iscrive a ruolo (gli dà numero di causa- solitamente C per corte o T per tribunale, numero di procedimento e anno). Tale ricorso viene poi notificato al soggetto che è criticato/ denunciato nel ricorso che viene definito come “convenuto”. Il convenuto presenta poi un controricorso nel quale presenta la propria linea difensiva. A questo può seguire una memoria di replica (dell’attore) a cui può seguire una memoria di controreplica (del convenuto). Dopo questa fase scritta si apre una fase orale. Corte di giustizia e tribunale lavorano in sezioni collegiali che vengono chiamate a decidere sulla controversia. A second a del tipo di ricorso si assegna la causa alla specifica sezione. La fase orale è caratterizzata da prima udienza pubblica con relazione fatta da giudice relatore (un giudice della causa deve studiare la documentazione e deve redigere una relazione in cui espone posizioni di attore e convenuto). Terminata la relazione la fase orale può essere caratterizzata anche da fase istruttoria, ovvero dall’acquisizione di prove (testimonianze, audizioni delle parti, prove orali, prove documentali, …). Il tutto si può concludere in una prima udienza o ci possono essere ulteriori udienze. Terminata la fase di acquisizione di nuove prove, quando la causa lo prevede, c’è avvocato generale che espone le sue conclusioni. Finita questa fase orale, il collegio si riunisce in camere di consiglio (stanza vicino a sala di udienza), dove i giudici decidono se dare ragione all’attore o al convenuto. Una volta che si ha la decisione escono dalla camera e pronunciano il proprio dispositivo, ovvero leggono la loro decisione. La sentenza è però documento finale che viene presentato successivamente e prevede non solo il dispositivo ma anche la motivazione per cui si è arrivati a quella conclusione. La corte di giustizia può poi emanare ordinanze. Si tratta di documento scritto che serve per regolare le dinamiche del processo (es. con ordinanza decido di ammettere nuove prove). Questa dinamica processuale è uguale anche per i tribunali. Particolarità è che le sentenze pronunciate dal tribunale è possibile impugnare (presentare ricorso) davanti alla corte di giustizia (vengono riprese le sentenze di tribunale e le si rivedono/rivalutano). Si tratta di un doppio grado di giudizio. Attore e convenuto sono assistiti da avvocati. È previsto il gratuito patrocinio (assistenza garantita a livello di UE a persone che non possono permetterselo -avvocato viene pagato da UE-). I ricorsi possono essere presentati nelle lingue ufficiali dell’UE. Le lingue di lavoro sono francese, inglese e tedesco, anche se la lingua ufficiale dell’istituzione è il francese. I processi si svolgono con interpreti.
RINVII PREGIUDIZIALI
Alla corte di giustizia viene chiesto di dare un’interpretazione delle norme dell’UE. Il presupposto per avere un rinvio pregiudiziali è che esista a livello nazionale una causa in ambito della quale sorga problema su come interpretare una norma dell’UE (sarà giusto interpretare in questo modo oppure no?). A queste domande può solo rispondere la corte di giustizia. Con un’ordinanza giudice nazionale manda le carte di caso a corte di giustizia illustrando la questione e chiedendo di fornire un’interpretazione della norma per la quale lui ha dei dubbi. Il processo viene quindi momentaneamente sospeso quando arriva l’ordinanza il cancelliere lo iscrive a ruolo e da comunicazione di deposito di rinvio pregiudiziale alle istituzioni di UE (sono loro che hanno elaborato gli atti normativi) e agli stati (possono esserci passati e possono dare la loro posizione). Le parti hanno 2 mesi di tempo per presentare le loro osservazioni (NON sono obbligatorie). Dopodiché si chiude la fase scritta. Si apre poi fase orale con stesse caratteristiche di ricorsi diretti. Alla fine la corte di giustizia esce con una sentenza. Dopo che essa viene pronunciata viene cominciata a giudice nazionale che l’ha richiesta. Il giudice aspetta questa sentenza per poter riaprire il caso e per decidere a chi dare ragione. PROCEDIMENTI CONTENZIOSI – RICORSI DIRETTI Tipologie:
- Ricorso per legittimità o annullamento
- Ricorso in carenza
- Ricorso per inadempimento o infrazione
- Ricorso per responsabilità extracontrattuale o azioni di risarcimento di danni contro l’unione Ricorso per annullamento o legittimità (art. 263-264 TFUE) Porto a attenzione di corte di giustizia un atto adotto da UE e chiedo se è un atto valido oppure no. Possono essere oggetto di ricorso gli atti legislativi (vincolano le parti e producono effetti giuridici), atti di parlamento europeo, atti di consiglio, commissione o banca centrale europeo, purché producano aspetti giuridici, a meno che non siano pareri o raccomandazioni (sono atti non vincolanti). Il ricorso per annullamento può essere presentato da 3 ricorrenti:
- Ricorrenti privilegiati: stati parlamento, consiglio e commissione (presentano ricorso senza doversi giustificare) presentano loro ricorso alla corte di giustizia.
- Ricorrenti semi-privilegiati: corte dei conti, banca centrale europea, comitato delle regioni -probabilmente si sono dimenticati di mettere il comitato economico e sociale- (non possono presentare ricorso verso qualsiasi tipo di atto, ma solo verso atti che hanno violato una loro prerogativa) presentano il proprio ricorso davanti alla corte di giustizia. -prima era presente anche parlamento europeo ma da trattato di Nizza e stato spostato tra i ricorrenti privilegiati-
La corte di giustizia può sostituirsi alla istituzione e adottare lei l’atto? NO perché non ha potere legislativo. Dopo aver annullato l’atto ritornano ad agire le istituzioni responsabili della norma difettosa che cercano di adattarla e renderla corretta. (es. normativa 366 di 1990 che disciplina spostamenti di studenti emanata dal consiglio con procedura per consultazione di parlamento – consiglio non lo consulta e atto viene considerato nullo – 3 anni dopo viene adottata nuova direttiva ma non più difettosa) Ricorso in carenza art. 265 TFUE Inadempimento addebitabile a istituzione di UE. Con un ricorso in carenza io vado a lamentarmi dell’attività posta in essere di una delle istituzioni di UE. Il presupposto necessario è che l’istituzione aveva compito di porre in essere determinato atto/ di fare determinata cosa ma non l’ha fatto. Istituzione ha obbligo di agire, ma se non agisce viola tale obbligo. Trattato di Lisbona allarga questo tipo di ricorso non solo all’attività omessa di o istituzioni ma anche di organi e organismi di UE (inadempimento da parte di stati rientra in altra tipologia di ricorso). Chi può presentare ricorso?
- Ricorrenti privilegiati: stati e altre istituzioni (non devono giustificare ragioni per cui fanno ricorso)
- Ricorrenti non privilegiati: persone fisiche e giuridiche, le quali devono mostrare sia l’interesse diretto (pregiudizio deriva loro dall’omissione) sia l’interesse individuale (effetto che lo colpisce in particolar modo rispetto a generalità).
- Procedimento: fase precontenziosa e fase contenziosa - Ricorso in carenza ha procedimento particolare, perché le istituzioni dovrebbero collaborare tra loro (se non fanno bene loro lavoro potrebbero danneggiare lavoro di altre istituzioni). Per mantenere rapporti tra le istituzioni si cerca in via preliminare di trovare una quadra tra le parti: fase precontenziosa. Questa fase si attiva con una lettera di messa in mora, ovvero lettera inoltrata a ente inadempiente dicendo che non ha svolto il suo lavoro. La parte ha 2 mesi di tempo per rispondere (potrebbe essersi dimenticata ad es di esprimere un parere). La mora è interrotta se l’istituzione prende una posizione definitiva. Se la parte non prende posizione, non fa nulla in quei 2 mesi di tempo, l’istituzione che aveva inviato la lettera di messa in mora ha 2 mesi di tempo per presentare ricorso alla corte di giustizia (fase contenziosa). Non c’è obbligo, perché la parte potrebbe non dare ricorso. Se invece presenta ricorso e l’istituzione presa on causa si attiva il tutto viene archiviato. La sentenza che emana la corte è di tipo declarativo, sono sentenze di accertamento (è vero che l’istituzione non ha agito). La corte non può sostituirsi alla parte e non può legiferare per quell’istituzione che doveva adottare gli atti ma che non l’ha fatto. Istituzione colpita da sentenza deve adoperarsi al fine di adottare l’atto per cui ci si lamenta della mancanza. Se istituzione continua a non far nulla c’è possibilità di ripresentare ricorso.
Questi tipi di ricorso sono molto rari (grazie a fase precontenziosa e anche perché questo tipo di ricorso viola il principio di cooperazione e quindi sono pochi quelli che vanno a sentenza), recentemente ce ne sono stati alcuni presentati da consiglio in confronti di commissione accusandola di aver omesso di emanare atti delegati dal consiglio. Ricorso per inadempimento o infrazione art. 258, 259, 260 TFUE Oggetto del ricorso sono le condotte omesse o le violazioni delle norme di UE da parte degli stati. Ci sono critiche mosse agli stati membri. Ricorso per inadempimento o infrazione può essere presentato da 2 tipi di ricorrenti: la commissione europea (unica istituzione che può presentare questo tipo di ricorso – attiva questa competenza in quanto suo compito è controllare che gli stati applichino le norme di UE) e gli stati membri (possono lamentarsi di inadempimento poto in essere da altri stati).
- Se ricorso è presentato da commissione (maggior parte dei ricorsi è attivato da lei): è caratterizzato da due fasi. La fase precontenziosa e la fase contenziosa. La fase precontenziosa è caratterizzata da una lettera di messa in mora, ovvero da comunicazione formale in cui commissione segnala allo stato l’inadempimento o l’infrazione di una norma di UE. La commissione richiede chiarimenti allo stato e attende giustificazioni. Allo stato viene lasciato tempo di 2 mesi per dare risposta (ma non è così tassativo – può esser concesso più tempo). Lo stato può dire di essersi dimenticato e di stare adoperando/ di aver avuto dei problemi… deve dare delle spiegazioni valide (devono essere casi straordinari, NON vanno bene crisi di governo ad es). Molto spesso però lo stato non risponde. Allora la commissione emana un parere motivato, attraverso cui la commissione formalizza capo di accusa mosso allo stato. In questo modo lo stato può essere giudicato da corte di giustizia solo rispetto al contenuto di parere motivato (se ci sono altre critiche deve essere emanato un nuovo parere motivato). Il parere motivato viene comunicato allo stato il quale può ancora dare una sua giustificazione. Se quest’ultimo continua a non fare nulla rispetto alle critiche a lui mosse, si può aprire la fase contenziosa (“si può” commissione ha facoltà di scegliere se attivare procedimento per inadempimento oppure no -se commissione decide di non presentare ricorso lei non può essere accusata di aver omesso una condotta per la quale è obbligata, non può essere citata in ricorso in carenza-). Se invece la commissione decide di fare ricorso si apre la fase contenziosa. Corte di giustizia apre procedimento di ricorso con tutte le fasi che lo caratterizzano. La corte quando pronuncia una sentenza per inadempimento si limita a dichiarare quest’ultimo (inadempimento c’è o non c’è). La sentenza viene poi emanata allo stato che si dovrà adoperare per adeguarsi in quanto in essa contenuti per andare a adempiere o eliminare i comportamenti a lui contestai. Lo stato se riceve sentenza per adempimento tendenzialmente si attiva per fare ciò che deve. Ma può capitare che ciò non accada. In questo caso esso commette una nuova violazione (nuova perché sentenza gli impone di fare qualcosa e stato non agisce -ha violazione iniziale perché non ha fatto nulla in fase precontenziosa e nuova violazione perché non ha fatto nulla dopo la sentenza-). In questo caso commissione può decidere di riattivare un nuovo procedimento per inadempimento che avrà in oggetto l’inadempimento iniziale e quello nuovo. L’iter e lo stesso e se si arriva nuovamente a corte di giustizia è previsto che la commissione valuti di pronunciare in confronti di stato una sentenza di condanna (come quella di prima) ma anche una sanzione pecuniaria, che corte di giustizia dovrà decidere (es. tipo di infrazione, durata di infrazione, efficacia che sanzione ha come deterrente devono essere sanzioni esemplari anche per gli altri stati). Eccezione stabilita da trattato di Lisbona su sanzione pecuniaria: anche a seguito di primo ricorso la corte di giustizia può dare pena pecuniaria qualora l’accusa sia quella di non aver comunicato modalità di attuazione di normative di UE.
Classico caso in cui noi troviamo un ricorso per responsabilità extracontrattuale quando UE adotta atti normativi vincolanti per gli stati o per le persone fisiche o giuridiche e poi quegli atti vengono annullati per vizio di incompetenza o perché il consiglio non ha seguito il corretto procedimento di stesura degli atti. L’atto è perciò vincolante ed è stato adottato da UE che ha prodotto suoi effetti giuridici a interno degli stati, ha vincolato persone fisiche e giuridiche poi quell’atto sparisce. L’errore può aver cagionato delle conseguenze negli stati. Quell’errore chi lo paga? Nasce responsabilità di UE che risponde d3egli errori commessi da istituzioni/organi di UE e quei danni sono addebitabili a loro. In questo caso le persone fisiche, giuridiche o gli stati che sono stati danneggiati possono fare ricorso a UE. Va sottolineato che questo tipo di ricorso è un ricorso del tutto autonomo rispetto a quello per annullamento. Se però a seguito di quel ricorso lo stato, la persona fisica o giuridica ha subito un danno, esso si dovrà attivare autonomamente e presentare il proprio ricorso a UE per chiedere i danni. A essere contestate sono le condotte poste in essere dalle istituzioni o dai suoi agenti nel momento in cui lavorano per l’istituzione. Il soggetto chiamato in giudizio davanti alla corte per rappresentare l’UE è la commissione europea. Ci sono anche stati casi in cui sia stato chiamato a giudizio la corte di giustizia o il tribunale (es. processo troppo lungo che può creare danni) poiché si compromettono di condotte illecite. NB. Un’istituzione non può mai promuovere un ricorso contro UE per responsabilità extracontrattuale Deroga : 3° comma art 340 introdotto da trattato di Lisbona banca centrale risarcisce in abito di attività poste in essere da parte di unione economica monetaria (non è UE che interviene a rispondere ai danni). Il soggetto che agisce, quello che accusa, deve dimostrare di aver subito un danno. Per quanto riguarda concetto di danno UE si conforma a principi generali comuni all’interno degli stati. UE non ha previsto categorie specifiche di danni applicabili solo a UE, ma essa si conforma a regole generali comuni all’interno degli stati fatto in modo che persone normali possano rivolgersi a UE con consapevolezza di sapere cosa chiedere a UE. Quali sono le voci di danno che possono essere richieste a UE:
- Danni patrimoniali : si distinguono in danni emergenti (danni evidenti, di immediata percezione) e in lucro cessante. Tassista guida il suo mezzo. Ha incidente perché uno gli taglia la strada. Il taxi è distrutto. Il danno emergente è la macchina sfasciata. Il lucro cessante è dato da mancanza di lavoro poiché il taxi è inutilizzabile. A UE io posso chiedere queste due tipologie di danno.
- Danni non patrimoniali : si tratta di danni morali, legati a un turbamento emotivo che la condotta illecita ha creato Nel mio ricorso devo però dimostrare un terzo elemento: il nesso di causa. Devo dimostrare che il mio danno è legato a quella condotta illecita. Le condizioni per chiedere il risarcimento del danno sono:
L’azione per richiedere i danni a UE si prescrive in 5 anni da quando si verifica il danno. A livello di UE c’è termine di prescrizione per il risarcimento dei danni da condotta illecita. Se sono decorsi quei 5 anni il soggetto decade dalla possibilità di richiedere il risarcimento. ALCUNE RESIDUE COMPETENZE DELLA CORTE IN MATERIA CONTENZIOSA È prevista soltanto se le parti (gli stati) lo hanno accettato. Gli statti decidono che UE può intervenire sulla loro controversia, poiché attenga alle competenze dell’UE. Si tratta di controversie giuslavoristiche che possono nascere tra UE e i suoi agenti. Con trattato di Nizza era stato creato tribunale per la funzione pubblica, competente di svolgere funzione di organo per risolvere controversie tra unione e agenti. Dal 2016 la funzione di tribunale specializzato è stata riassorbita dal tribunale e queste controversie sono competenza di quest’ultimo. COMPETENZE NON CONTENZIOSE DI UE- funzione consultiva art 218, n.11 TFUE Funzione consultiva competenza non contenziosa che si inserisce in procedura di accordi internazionali che UE può concludere con gli stati terzi. È prevista competenza dedicata a corte di giustizia in ambito di questi accordi internazionali: Si chiede quindi alla corte di giustizia se accordo internazionale è compatibile con trattai o meno. Si chiede giudizio rispetto alla compatibilità. Se da parere favorevole non ci sono problemi. Se è negativo l’accordo non può entrare in vigore salvo non si proceda alle modifiche dei trattati stessi (devo attivare art 48 di modifica dei tratti per poter rendere compatibile l’accordo). RINVIO PREGIUDIZIALE art 267 TFUE Corte di giustizia di UE (si fa riferimento anche a tribunale) è competente a pronunciarsi in via pregiudiziale. Ad oggi questa competenza è indirizzata solo alla corte, in futuro verrà disciplinato di attribuire questa possibilità anche al tribunale.
Ha un’efficacia inter partes: ha esclusivamente efficacia nell’ambito della controversia nazionale ove è sorto il problema. Nel corso degli anni, queste specifiche sentenze hanno acquisito man mano ruolo e rilievo. Oggi i giudici nazionali, prima di attivare un procedimento avanti la Corte di giustizia, verificano se la corte si sia già pronunciata su quello stesso tema. Quindi alcuni giudici possono anche non presentare ricorso e usare l’interpretazione già data in precedenza se si tratta di casi simili. Può capitare ma i giudici nazionali non sono obbligati a usare le precedenti sentenze interpretative. Il giudice può volere vuole che la Corte si pronunci sul suo caso e può comunque presentare il proprio ricorso (in effetti ogni caso è a sé). Sentenze pronunciate a seguito di richiesta di giudizio sulla validità di una norma Le sentenze da rinvio pregiudiziale per definizione sono sentenze inter partes. Bisogna però fare attenzione alle sentenze pronunciate a seguito di richiesta di giudizio sulla validità di una norma dell’UE. NB. Se viene dichiarata l’invalidità di una norma dell’UE, è giusto riconoscere a queste sentenze un’efficacia erga omnes (valgono nei confronti di tutti). Se la norma non è valida, va da sé che la non validità, deve riguardare tutti i giudici (non può essere limitata solo per un determinato giudice). La Corte deve dare un giudizio sulla validità ovvero se è stata regolarmente confezionata e in questo caso, nel concreto sono sentenze con efficacia e validità in tutti gli stati e per tutti i giudici nazionali. Anche nelle sentenze per annullamento, l’atto viene giudicato confezionato non correttamente è molto simile a questo tipo di rinvio. Che cosa ci dà in più questa specifica sfaccettatura del rinvio pregiudiziale? Chi è che può portare il problema al giudice nazionale? Le persone fisiche e giuridiche, sollevano un problema di una norma davanti al giudice nazionale. Sono parte attiva. La persona fisica/giuridica può sollecitare il ricorso rispetto a qualunque norma dell’UE. Si amplia la possibilità per il cittadino di interloquire con i vari giudici ampliamento della capacità di interagire. Non è vincolato da un punto di vista temporale. Mentre il ricorso per annullamento può essere presentato entro due mesi dalla pubblicazione dell’atto, con i rinvii pregiudiziali il problema non si pone. Non c’è una scadenza molto breve, quando il problema ti si pone sollevi la questione avanti la Corte.
LE FONTI DEL DIRITTO
Fonti del diritto : atti normativi adottati dall’UE. Cos’è una fonte del diritto? Indica quegli atti abilitati a produrre effetti giuridici all’interno di UE. Normalmente è identificata nella norma. Si tratta sempre di atti che producono effetti giuridici. Esistono due tipi di fonti:
- Fonti del diritto di produzione: norme mediante le quali vengono prodotte nuove norme giuridiche.
- Fonti del diritto di cognizione: documenti attraverso i quali noi veniamo a conoscenza dell’esistenza delle norme giuridiche (es Gazzetta Ufficiale dell’UE). Che rapporto c’è? Le fonti hanno gradi diversi e di conseguenza rilevanza diversa. Abbiamo due criteri:
- Criterio gerarchico: c’è una gerarchia tra le fonti, alcune fonti stanno al vertice di un’ipotetica piramide; quelle secondarie stanno sotto (es. costituzione sta sul primo gradino perché prevede al suo interno come creare una legge. Sotto abbiamo leggi e decreti legislativi, e sotto ancora regolamenti e ordinanze). Nell’ambito della gerarchia delle fonti, le fonti del gradino sottostante non possono mai modificare le fonti che si trovano al di sopra. In caso di contrasto tra due norme si deve preferire quella che nella gerarchia delle fonti occupa il posto più elevato (lex superior derogat legi inferiori). Ma se dovesse verificarsi un contrasto tra la norma che sta sotto e quella che sta sopra, la norma a livello superiore prevale sempre, quella sotto verrà annullata o modificata.
- Criterio cronologico: stabilisce il rapporto tra fonti che si trovano allo stesso livello. In questo caso norma successiva abroga la norma precedente (lex posterior derogat priori). Quali sono le fonti del diritto dell’UE? Le fonti del diritto dell'Unione europea sono il complesso di norme che regolano l'organizzazione internazionale e lo sviluppo della stessa, nonché i rapporti tra questa e gli Stati membri. Sono:
- TRATTATI
- PRINCIPI GENERALI DELL’ORDINAMENTO DELL’UE
- ATTI DI DIRITTO DERIVATO
- ACCORDI INTERNAZIONALI CONCLUSI DALL’UE TRATTATI DELL’UE Fonte di riferimento essenziale, che si trova nel primo gradino della piramide. È il documento principe. Possono essere modificati solo da fonti di pari grado. (rivedo parte di trattai per 1° esonero)
I principi relativi alla protezione dei diritti fondamentali dell’uomo Quando nacque la Comunità economica europea (1957) non si faceva riferimento a questi diritti fondamentali. Si era dato solo un taglio prettamente economico a questa comunità. In ogni caso questo tema non poteva essere trascurato in assoluto. Visto che il trattato non li contemplava, la tutela dei diritti dell’individuo è stata introdotta dalla Corte di Giustizia, infatti con le sue sentenze ha introdotto progressivamente questo tema. Era perciò opportuno prevedere un espresso riferimento nel trattato per dare una giusta veste a questi principi. La prima volta che si trova ciò è con il trattato di Maastricht quando fu approvato l’art f: “L’Unione rispetta i diritti fondamentali quali garantiti dalla Convenzione di Roma del 1950 sui diritti fondamentali, oltre che dalle tradizioni costituzionali comuni degli stati membri, come principi generali di diritto comunitario. Questo articolo è stato poi ripreso e modificato, arrivando all’art 6 del trattato di Amsterdam: «l'Unione si fonda sui principi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, e dello stato di diritto, principi che sono comuni agli Stati membri». Successivamente è stato redatto l’articolo 7 per sanzionare chi non rispetta tali diritti. I principi fondamentali diventano oggetto di un documento fondamentale nel 2000: la redazione della Carta dei diritti fondamentali. È un documento completo di quelli che sono tutti i diritti fondamentali per il benessere di un individuo. Problema? Era atto non vincolante. È stato oggetto di ampio dibattito, poiché doveva essere attribuito un giusto valore consegna alla Convenzione Europea. Il Trattato che adotta una Costituzione per l’Europea aveva previsto addirittura una trascrizione integrale. Il trattato di Lisbona ha poi attribuito un’efficacia vincolante, poiché la Carta dei diritti ha lo stesso valore giuridico dei trattati. Il percorso dei diritti e per la loro tutela non è stato immediato, ma progressivo. Tutti questi principi devono essere tassativamente rispettati. 29/11/ ATTI DI DIRITTO DERIVATO art. 288 TFUE Si colloca al 3° gradino delle fonti del diritto europeo perché presuppone esistenza di istituzioni ed è al di sotto dei trattati e dei principi generali, perché all’interno del 1 comma da subito capiamo come sia indispensabile il principio di attribuzione (uno dei principi generali) Con diritto derivato si intendono tutti gli atti adottati dalli istituzioni per disciplinare le norme che si trovano nel trattato.
In diritto derivato ci sono 2 categorie:
- Fonti non vincolanti : sono indicate in ultimo comma di art 288 “le raccomandazioni e i pareri non sono vincolanti”. Le raccomandazioni sono atti tipici attraverso cui si esprime UE e serve per fornire indicazioni da parte di istituzioni a destinatario della raccomandazione (di solito stato membro). UE da osservazioni e indicazioni su come stato si deve comportare. Serve a portare destinatario di raccomandazioni a conformarsi/comportarsi a idee di istituzione stessa. Sono tipiche di Organizzazioni Internazionali. I pareri sono invece atti normativi/giuridici non vincolanti adottati da istituzioni. Sono strumenti attraverso i quali organi esprimono la loro posizione in ordine a determinati argomenti. Sono molto usati e esistono 2 organi (comitato economico sociale e comitato delle regioni) che possono emanare solo pareri. I pareri possono essere obbligatori (previsti in procedure legislative e ha conseguenze se non atteso da costituzioni) o possono essere facoltativi (non ci sono conseguenze giuridiche).
- Fonti vincolanti : art 288 in 1° comma “le istituzioni adottano regolamenti, direttive e decisioni”. Questi atti vincolanti devono avere determinate caratteristiche la cui assenza potrebbe annullare l’atto. Art 296 parla di queste caratteristiche che sono: presenza di motivazione (bisogna esplicitare le ragioni che hanno indotto le istituzioni ad adottare l’atto vincolante per gli stati), riferimento a proposta iniziale della commissione (se atto e proposta da commissione o da altra istituzione la maggioranza qualificata varia di %), in ambito di competenza concorrente bisogna fare riferimento a principio di sussidiarietà (UE deve dire che interviene in rispetto di principio di sussidiarietà), riferimento a parere obbligatori previsti dalla procedura , riferimento a base giuridica (riferimento a art che attribuisce una determinata competenza a UE). Ci sono poi altri elementi che caratterizzano gli atti di diritto derivati vincolati: devono essere pubblicati su Gazzetta ufficiale dell’UE (permette a tutti di entrare in possesso della notizia), entrano in vigore dopo il vacatio legis (periodo di tempo che dura 20 gg, serve per conoscere l’atto e per capire cosa bisogna fare -questo periodo può essere più ampio e l’atto entra in vigore l’indomani della pubblicazione o più breve-), gli atti di diritto derivato di UE non sono retroattivi. Il regolamento ha portata generale, è obbligatorio in tutti i suoi elementi ed è direttamente applicabile in ciascuno Stato membro. La portata generale serve per identificare il destinatario del regolamento, per dir a chi è rivolto. Individua in modo genarle e astratto il suo destinatario; identifica categorie di soggetti e non persona precisa (possono essere per es gli stati, produttori di carne bovina, …). È atto obbligatorio in tutti i suoi elementi, cioè è obbligatorio in obiettivo da raggiungere in modalità per raggiungere questo obiettivo (ti dico dove devi arrivare e come arrivarci). Vincola i destinatari in modo uguale, le indicazioni che da sono uguali per tutti. È direttamente applicabile perché decorsi i 20 gg da sua pubblicazione entra immediatamente in vigore all’interno di stati come se fosse norma interna (non ha bisogno di norma di attivazione ma viene applicato subito). Chi adottai regolamenti? Oggi sono frutto di procedura legislativa ordinaria (Parlamento e coniglio). Talvolta ci sono regolamenti esecutivi delegati che adotta commissione (se delegato da coniglio e parlamento). Ha efficacia immediata (appena viene pubblicato diventa vincolante) (vedo regolamento su moodle) La direttiva ha come destinatario solo gli stati (può essere solo uno, tutti, un gruppo di stati). È un atto vincolante e lo stato è vincolato in ordine a risultato da raggiungere. Lo stato è libero di scegliere i modi e i mezzi attraverso i quali raggiungere quell’obiettivo. Lo stato da attuazione
reciproci, da azioni in comune e da organi specifici dell’associazione. Quelli principali sono stati conclusi con Africa, Caraibi, Pacifico (ACP) che essendo paesi in via di sviluppo hanno ad es. incontrato delle facilitazioni per poter vendere i prodotti in UE. 30/11/ RAPPORTI TRA DIRITTO DELL’UE E DIRITTO DEGLI STATI MEMBRI UE dipende da scelte di stati membri in quanto sono stati loro ad attribuire a UE competenze dove agire (queste possono anche essere ridotte- art 48-). Il diritto di UE si riesce a manifestare solo se gli stati si adoperano per darne sua applicazione. Rapporto tra UE e stati è un rapporto molto stretto, basato sa aiuto reciproco e su fatto di adoperarsi per dare concretezza a attività normativa di UE. Si parla di rapporto di integrazione : competenze di UE “entrano dentro” gli stati, perciò e fondamentale che gli stati si adoperino per recepire queste normative. Quando gli stati sono obbligati a rispettare diritto di UE? Quando non hanno possibilità di manovra in decisioni perché queste sono imposte da UE? Quando invece sono liberi di agire? Ci sono casi in cui norme rivolte agli stati sono immediatamente applicabili. Lo stato deve perciò conformarsi al contenuto del diritto dell’UE e degli obblighi in esse contenute. Se le norme hanno efficacia immediate, la norma produce gli stessi effetti di una norma interna conseguenza è che le norme creano obblighi e diritti in capo ai cittadini (come le norme interne). 1) LA DIRETTA EFFICACIA DEL DIRITTO DELL’UNIONE EUROPEA Quando le norme di UE producono effetti diretti negli stati? Quando sono capaci di creare obblighi e diritti a caso dei cittadini. Si tratta ad esempio dei regolamenti (sono direttamente applicabili) e di altri atti che se presentano alcune caratteristiche diventano direttamente applicabili. In quest’ultimo caso l’atto ha efficacia immediata all’interno di stato e diritti contenuti in queste norme sono immediatamente riconosciuti in capo ai cittadini. I privati possono attivarsi davanti alle istituzioni statali che questi diritti vengano riconosciuti loro. IN BREVE Norma lo stato si deve adoperare emana norme interne di recepimento cittadini sono vincolati da questa norma interna di ricevimento (potrebbe anche essere agevolato da quest’ultima
- es agevolazioni monetarie-) cittadini devono adottare comportamento preciso per ottenere queste agevolazioni Se lo stato tarda a non adoperarsi il cittadino continua a rimanere in attesa. Può accadere che per inadempimento statale il cittadino abbia un danno (lui era pronto a agire, lo stato non gli ha detto come fare e lui non può più ottenere ad es agevolazioni) Ci possono essere occasioni in cui il cittadino possa maturare un diritto e che possa farlo valere davanti a un giudice nazionale accusando lo stato di avergli causato un danno a causa di sua inerzia? SI, se la norma ha alcune caratteristiche (e anche se rivolta allo stato) può creare diritti in capo al cittadino. Diritti che il cittadino può usare per accusare lo stato.
Diretta efficacia dei trattati 1963 – sentenza Van Gend en Loos, Amministrazione olandese delle imposte Trattato del’57 (che entra in vigore in ‘58) prevedeva in articolo 12 un obbligo in capo agli stati. Loro dovevano assumere impegno di non aumentare dazi doganali, ma progressivamente ridurli fino alla loro eliminazione (avevano 12 anni di tempo per farlo). Problema? Si Van Gend en Loos si vede applicata tassa più alta rispetto a quella applicata nel ’58. La ditta decide di fare ricorso dicendo che erroneamente lo stato gli aveva aumentato le imposte, cosa che invece non poteva fare. Come si difende lo stato e cosa fa il giudice? Lo stato dice che la ditta non ha diritti poiché l’obbligo e rivolto allo stato ed è lui a rischiare ricorso ad inadempimento. Tu cittadino non hai alcun diritto rispetto alla tassazione che io ti ho applicato. Se non c’è norma di recepimento la norma vincola solo me stato e non te. Si va allora da giudice che ha sospeso il procedimento nazionale inviando le carte a UE chiedendo l’efficacia della norma in capo al privato. In breve: può essere usata norma di UE non recepita come strumento che attribuisce diritto in capo a cittadino che perciò può accusare lo stato? UE risponde di sì, perché UE crea diritti che cittadino può usare per accusare lo stato poiché ha efficacia immediata. La diretta efficacia dei regolamenti Ci si è poi posti la domanda riguardo le altre norme di UE. Secondo art 288 i regolamenti sono direttamente applicabili e hanno efficacia diretta in ciascun stato membro. I regolamenti hanno efficacia orizzontale e verticale. Atto vincola in rapporti tra privati cittadini (orizzontale) poiché cittadino può invocare questo regolamento in confronti di altri cittadini. Ma ha anche efficacia verticale perché vincola non solo cittadini ma anche lo stato (cittadino può invocare anche nei confronti dello stato). La diretta efficacia delle direttive Ci sono 3 ipotesi in cui la direttiva ha efficacia immediata:
- Obbligo di non facere
- Obblighi già presenti in norme interne
- Obblighi dettagliati o particolareggiati La direttiva ha però solo efficacia verticale (può essere invocato solo verso gli stati) La diretta efficacia delle decisioni
- Se sono rivolte agli stati seguono la regola delle direttive (ha efficacia mediata e non immediata)
- Se rivolte a singolo cittadino la decisione segue regola del regolamento (ha efficacia immediata)
che anche UE era coperto da rango costituzionale, e quindi coperto da tutela maggiore e una legge ordinaria successiva non avrebbe potuto modificare una norma precedente del diritto di UE (si trovava su rango superiore). Art. 11 introdotto in ns costituzione per permettere a Italia di entrare a far parte dell’ONU (ns costituzione nasce 10 anni prima di CECA). Capiamo che parla di UE grazie a:
- Parità con altri stati (stati membri sono considerati tutti uguali)
- Limitazioni di sovranità (prevede che stati limitano loro sovranità a favore di UE)
- Obiettivi: pace e giustizia fra nazioni (CEE e discorso di Schumann che voleva pace fra i popoli) 04/12/ I rapporti tra la normativa europea e le leggi interne contrastanti Di seguito le sentenze che hanno segnato l’evoluzione dell’atteggiamento italiano nei confronti del diritto europeo. Si tratta sempre di sentenze emanate dalla Corte Costituzionale Italiana (organo giudiziario chiamato a verificare se norme interne siano compatibili con le norme di ns costituzione).
- Sentenza Costa contro Enel 1964 Flaminio Costa si rifiuta di pagare bollette dell’Enel. Si fa portare davanti a giudice e in quella sede lui spiega le ragioni che l’hanno portato a non pagare le bollette. Lui solleva questione pregiudiziale in quanto crede che Enel sia un’associazione monopolistica, cosa che era vietata dal trattato. In quell’occasione la corte di giustizia sancisce il primato dell’UE sulle norme interne. Costa solleva anche una questione di legittimità costituzionale. Lui infatti sostiene che a UE debba essere riconosciuto rango costituzionale attraverso l’art. 11 della ns costituzione. Il giudice coglie il tema e manda le carte anche alla corte costituzionale. Le due questioni vengono inviate insieme, ma la corte costituzionale è più veloce e risponde in modo opposto a quello della corte di giustizia. La corte costituzionale dice che art. 11 non c’entra nulla, che diritto di UE non ha particolare tutela e che ogni legge ordinaria successiva può andare a modificare quella precedente, compresa la ratifica del diritto dell’UE. La corte di giustizia dice invece l’opposto: il diritto di UE prevale sempre. Questa situazione di distacco permane per più di 10 anni.
- Sentenza Fontini contro Ministero delle Finanze 1973 Corte costituzionale chiamata a valutare se regolamento può entrare in ns costituzione come se fosse una legge interna. La ns corte costituzionale si ravvede e dice che art. 11 di ns costituzione, che parla di limitazioni di sovranità, è riferibile a diritto dell’UE. Dice che è giusto riconoscergli rango costituzionale e che è giusto prevedere che le leggi ordinarie non possano essere contro le leggi di diritto europeo e che non possano andare a modificarlo. Qual è il limite di questa sentenza? Chi è che a interno di stato Italiano stabilisce se una norma è in contrasto con ns legge interna? È il giudice nazionale che avrebbe dovuto sospende il procedimento interno mandando le carte a corte
costituzionale. I processi così facendo si dilatano, questo perché i tempi di decisione sono lunghissimi. NB. In 1968 sentenza Simmental di corte di giustizia qualunque giudice nazionale che si trova davanti a controversie tra leggi interne e europee, può disapplicare le leggi interne a favore di quelle europee.
- Sentenza Granital contro Ministero delle Finanze 1984, la n. 170 La legge risale al ’72, ma la sentenza viene emanata in ’84. La corte costituzionale ribadisce presenza di due ordinamenti (europeo e statale) e dice che ordinamento comunitario è stabilito da art. 11 e che pertanto non possono esistere norme interne in contrasto con il diritto di UE. Dice anche che giudice nazionale che si trova davanti a norme in contrasto, rifacendosi a quanto detto da sentenza Simmental, il giudice può disapplicare direttamente la norma interna in contrasto e applicare quella di diritto di UE, senza più rivolgersi a corte costituzionale. C’è però limite: non sappiamo cosa accadrà di norma interna. Sarà necessario annotare le norme interne disapplicate e chiedere intervento allo stato con il fine di abrogarle. L’ADATTAMENTO DELL’ORDINAMENTO ITALIANO AL DIRITTO DERIVATO DELL’UE Nello stato italiano a legiferare sono il parlamento (camere dei deputati e il senato). A legiferare può anche essere il governo (organo di potere esecutivo) sotto il nome di decreti legislativi. Quando devo recepire direttive, chi deve emanare queste leggi? Il parlamento delega tramite art. 76 questa funzione al governo. La delega deve essere precisa e chiara, ma il parlamento non lo dà. ci si trova ad avere gravi ritardi nel dare attuazione alle normative dell’UE. Quando arrivano le prime lettere di messa in mora, lo stato italiano ha deciso di vedere come far fronte alla situazione. Nasce la legge La Pergola che intuisce la legge comunitaria. Dal 1989 è previsto che entro il 31/ parlamento presentasse a governo un disegno di legge. Questa legge prevedeva l’individuazione delle direttive e di chi dovesse occuparsi di quest’ultime. Si stabiliva inoltre quali leggi nazionali erano in contrasto con legge europea e che pertanto dovessero essere abrogate. Questa legge è stata utile perché lo stato italiano non è più rimasto indietro. Questa legge è poi stata modificata con legge Buttiglione nel 2005. Modifiche più consistenti le abbiamo avute nel 2012. Questa legge ha previsto che non ci sia più un’unica legge comunitaria annuale ma due leggi:
- Legge di delegazione europea: tutti gli anni entro il 28/02 il governo deve presentare alle camere progetto di legge in cui deve inserire tutte le direttive di UE a cui si è dato e si deve dare attuazione, individuando anche chi deve dare attuazione.
- Legge europea: viene adottata tutti gli anni ma non ha scadenza specifica, e prevede quali norme interne debbano essere abrogate o modificate per non essere in contrasto con le norme europee.