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Appunti di Diritto Privato presi a lezione: spiegano cos’è il diritto, le norme, la differenza tra diritto pubblico e privato, le fonti del diritto, l’interpretazione delle leggi, la tutela dei diritti e i concetti base su capacità giuridica e di agire.
Tipologia: Appunti
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Il diritto è un prodotto umano. È un insieme di regole di comportamento che servono a risolvere i conflitti. Il giusto è questione di tempo, di luogo, di ideologia. Il diritto cambia continuamente e tende sempre a seguire la giustizia , ma non sempre diritto e giustizia coincidono. Per rendere giustizia è necessario talvolta modificare il diritto. Il diritto serve a risolvere conflitti che si verificano tra consociati per dei fatti che possono essere, per esempio, l’acquisizione di un bene. Le norme giuridiche sono generali e astratte: Generali: non si rivolgono ad una persona specifica, ma a tutti i consociati. Astratte: sono scritte per avere valenza in tutti i casi La struttura delle norme giuridiche: se si verifica A allora si produce la conseguenza B La natura della norma giuridica può essere di due tipi: Derogabile: quando la norma, dettata dal legislatore, può essere disattesa dai privati, mi dà la possibilità di seguire un altro comportamento, quasi come una eccezione alla regola. È anche detta dispositiva. (“se il contratto non dispone altrimenti”) Inderogabile: quando si può seguire solo ed esclusivamente il comportamento specificato dalla norma, non si può fare altrimenti, chiamata anche imperativa o norma di applicazione necessaria. Tutte queste caratteristiche sono presenti anche in norme che non per forza appartengono alla sfera giuridica, ma possono appartenere anche alla sfera morale, per esempio. L’Ordinamento giuridico : è l’insieme delle norme giuridiche che organizzano la vita di una certa società cercando di garantire la pacifica convivenza sociale, hanno una funzione preventiva perché previene che ci siano problemi e conflitti. Non sempre queste regole vengono rispettate quindi si creano dei danni, conflitti. Diritto privato risolve i conflitti fra soggetti privati. Come possiamo capire se ci troviamo di fronte ad una norma giuridica? Possiamo esserne sicuri solo se andiamo a vedere da dove arriva quella norma, cioè, andiamo a verificare la fonte del diritto contenuto in quella norma. Inoltre, per far riferimento alle norme scritte, alle norme dettate nei modi previsti dalle fonti del diritto, si usa anche l’espressione, nel linguaggio giuridico, diritto positivo. Distinzione tra diritto privato e diritto pubblico. Il diritto privato è anche chiamato diritto comune, regola rapporti tra privati, sia rapporti tra privati e la pubblica amministrazione (si caratterizza perché regola rapporti tra soggetti che si trovano in una posizione equiparata), è governato da alcuni principi, tra cui il principio di autonomia, ma cosa significa? Significa la possibilità di darsi da soli delle regole. Il diritto pubblico si occupa dei rapporti tra soggetti che sono in una posizione diseguale (si studia il funzionamento dello stato, delle pubbliche amministrazioni, le antinomie) e regola i rapporti tra i privati e lo stato, oppure i rapporti tra i singoli cittadini e gli enti pubblici.
Nell’ambito del diritto privato ci sono diverse sottocategorie: Diritto civile Diritto commerciale Diritto del lavoro Diritto bancario Diritto finanziario Con sovrapposizione di discipline intendiamo il fatto che per un medesimo fatto entrano in gioco diverse discipline. Per esempio, per un incidente entra in gioco il diritto privato con la responsabilità civile, però non ha rilevanza solamente per il diritto privato: quando entra in gioco la polizia, essa verifica il fatto che il codice stradale non sia stato violato. Non solo, le lesioni alle persone e alle cose fanno sì che entrino in gioco gli estremi di un reato. Le norme del Codice civile sono fatte di parole, e quindi per essere applicate vanno interpretate. L’interpretazione delle norme è una attività che esegue il giurista e anch’essa è regolata da delle norme. L’interprete è chiunque legge una norma, gli interpreti professionisti sono: i giudici (che applicano quelle norme ogni giorno per lavoro), la dottrina (insegnanti che prima di insegnare il diritto lo hanno studiato), il legislatore (si riferisce al parlamento, perché il parlamento è l’organo che nel nostro sistema detiene il potere legislativo e produce le norme). Si parla di interpretazione autentica quando la norma viene interpretata dalla stessa persona che ha prodotto la norma (ossia il legislatore), la caratteristica peculiare di questa interpretazione è che, una volta che il legislatore è intervenuto per chiarire il significato di tale norma, quella interpretazione vincola chi la norma vuole applicare e quella norma sarà intesa in quel significato dal momento in cui è stata introdotta nell’ordinamento giuridico Per svolgere l’attività di interpretazione si utilizzano dei criteri, si cerca di capire la ratio delle norme (lo scopo che il legislatore cerca di seguire facendo la scelta che è consegnata a quella norma) Il criterio teleologico ci porta ad indagare la ratio della norma (lo scopo della norma) e questo ci aiuta a dare le parole giuste ed il significato, ci si domanda: quando il legislatore ha dettato quella norma, che cosa voleva ottenere? Quale risultato si prefiggeva di raggiungere? il criterio sistematico ci aiuta ad attribuire il giusto significato di una norma tenendo conto del sistema in cui quella norma è inserita (per esempio, le norme del Codice civile sono inserite tra altre norme e quindi a seconda di dove e come sono collocate e del rapporto con le altre norme, questo ci aiuta a capire meglio il significato di quella disposizione) L’interpretazione può essere anche di tipo storico-evolutiva , in alcuni casi, ad alcune norme dettate moltissimi anni fa, è necessario attribuire un significato che sia congruo rispetto all’epoca attuale, nella quale si verificano situazioni che quando quella norma è stata scritta erano inconcepibili (esempio. Pagare con moneta, contanti, all’epoca era l’unica soluzione, non esisteva il bancomat o gli assegni) Anche quando una norma risulta ben scritta, tuttavia, si presta sempre ad essere interpretata: vuoi perché non c’è scritto tutto, vuoi perché la realtà concreta prevede un caso che è dubbio se possa entrare in quella norma. L’interprete, per portare a termine il suo compito, deve tenere in considerazione, nella sua attività di ricerca, i formanti. Esistono 3 tipi di formanti: Formante legislativo : si intendono le norme, ossia il diritto positivo
reali di godimento sui beni). Il libro quarto si occupa delle obbligazioni , dove è illustrata la disciplina dell’obbligazione, intesa come rapporto tra creditore e debitore, ma, tuttavia, è illustrata anche la disciplina del contratto, che è il miglior strumento di autonomia privata che si può utilizzare per muovere beni, risorse e realizzare operazioni economiche. Nel libro quinto c’è la disciplina del rapporto di lavoro e delle società (tutte le attività economiche organizzate). Il libro sesto è dedicato alla tutela dei diritti e raccoglie tutta una serie di istituti che hanno il compito di assicurare una tutela ai diritti. In ogni sistema giuridico esistono norme che stabiliscono come si possono produrre altre norme facenti parte di quel sistema; quindi, chiamiamo di nuovo in causa le fonti del diritto. Ci sono due accezioni principali delle fonti del diritto: a) Fonti di cognizione (conoscenza) si allude agli strumenti e documenti che contengono le norme che ci consentono di conoscerle (la gazzetta ufficiale, dove vengono pubblicate le leggi prima che entrino in vigore, ma anche lo stesso Codice civile) b) Fonti di produzione : sono quelle che disciplinano i modi di produzione delle norme giuridiche nell’ordinamento e i procedimenti mediante i quali vengono create le norme giuridiche. Il Codice civile è preceduto dalle disposizioni preliminari , ossia tutta quella serie di norme che ci indicano quale sia la fonte delle norme (fonti del diritto) e come si applicano (interpretazione) ma anche per quanto tempo si applicano. Le norme possono entrare in vigore ma allo stesso tempo essere eliminate dall’ordinamento, con varie tecniche e sistemi. Abrogare una norma vuol dire che è entrata in vigore una legge che fa uscire un’altra norma precedente che quindi esce dalla scena. L’articolo 1 delle preleggi risulta datato poiché è del 1942 e fa riferimento a: Leggi (legge in senso tecnico, ossia come atto parlamentare, se parlassimo in senso ampio, intenderemo il diritto in generale) Regolamenti (atto del potere esecutivo) Norme corporative (le norme del regime fascista) Usi Questo elenco di fonti è carente perché manca il riferimento alla costituzione , perché essa detta alcune norme fondamentali per il diritto privato, come per la persona e per l’iniziativa economica. Quindi come primo aggiornamento è opportuno aggiungere un riferimento alla costituzione. Secondo aggiornamento importante è aggiungere quelle fonti che dipendono dal fatto che l’Italia sia entrata nell’Unione europea ; quindi, è bene aggiungere il diritto dell’unione europea (trattati, regolamenti, direttive, carta dei diritti fondamentali) L’elenco attuale (gerarchico) delle fonti del diritto è questo: I. Costituzione e leggi costituzionali II. Norme comunitarie III. Leggi statali e atti aventi forza di legge (decreto-legge, per esempio, usato solamente nelle situazioni di emergenza, di durata 60 giorni, senza previa delega della camera; decreto legislativo delegato, dove il parlamento approva una legge con la quale si delega al governo l’emanazione di un decreto legislativo.)
IV. Leggi regionali (Lo stato ha competenza esclusiva in alcune materie, per altre invece vi è una competenza concorrente fra lo stato e le regioni: in tali casi lo stato detta esclusivamente i principi fondamentali che la regione dovrà rispettare nell’esplicazione della sua autonomia legislativa) V. Regolamenti (non possono contenere norme contrarie alle disposizioni previste dalle leggi, possono essere emanati dal governo, dai ministri, dalle province, dai comuni, autorità indipendenti come le banche) VI. Norme corporative VII. Usi o consuetudini (si compone di due elementi, uno di carattere oggettivo e uno di carattere soggettivo. Sono una fonte del diritto sussidiaria. Sussiste infatti un uso normativo allorché ricorra, dal punto di vista oggettivo, una ripetizione generale e costante di un determinato comportamento, e, dal punto di vista soggettivo, la convinzione, da parte dei consociati che tale comportamento costituisca oggetto di un dovere giuridico) La gerarchia sta a marcare la maggiore forza che hanno le fonti che stanno nella prima posizione, serve a risolvere le antinomie, ovvero in caso di incompatibilità, prevale la fonte di grado superiore su quella di grado inferiore. (criterio gerarchico) C’è un organo che regoli il fatto che questa gerarchia viene rispettata? Si, la Corte costituzionale o Consulta. La dichiarazione di anticostituzionalità di una norma ha un significato analogo all’abrogazione di una norma, spesso accade con leggi che sono state approvate tanti anni fa (esempio: fine vita). Di fronte a nuove tecnologie si pongono nuove esigenze e le norme che il giudice deve applicare risultano inadeguate lette alla luce delle norme costituzionali. Il rapporto legge ordinaria-costituzione è molto importante. Un esempio è il diritto di famiglia, le leggi risalivano al 1948, ma già dal 1975 si ricorse a nuove riforme poiché si notò che alcune leggi rispondevano ad una logica della famiglia abbastanza inattuale. Il fatto che una legge sia dichiarata anticostituzionale è frutto di una sentenza della Corte costituzionale che dichiara la norma costituzionalmente scorretta, tale legge non produrrà più effetto anche per tutti gli altri casi che sarebbero stati regolati da quella norma poi dichiarata costituzionalmente illegittima. Per questo, come citato prima, la dichiarazione di anticostituzionalità di una norma ha un significato analogo all’abrogazione di una norma. Inoltre, per sollecitare la Corte costituzionale solamente il giudice del processo, nel quale dovrebbe essere applicata la norma sulla quale c’è il dubbio di legittimità costituzionale, è in grado di farlo, un comune cittadino non può. Quando succede ciò, nel linguaggio tecnico si dice che il giudice solleva tale norma a giudizio della consulta.
Le fonti di cognizione sono tutti quei documenti che contengono le norme giuridiche e le rendono quindi conoscibili a tutti i consociati. Nel nostro sistema, le leggi dello stato sono pubblicate nella Gazzetta ufficiale della repubblica; le leggi regionali sono invece pubblicate nei Bollettini ufficiali regionali. Gli atti normativi dell’Unione sono pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell’unione Europea. L’entrata in vigore della legge o di qualsiasi altro atto normativo presuppone anzitutto la sua pubblicazione : la pubblicazione assicura la conoscibilità delle norme giuridiche. Dopo
quindici giorni prima dell’entrata in vigore dell’atto normativo. Tuttavia, il singolo provvedimento normativo può estendere o ridurre tale periodo o addirittura eliminarlo.
Grado di merito : perché sono processi dove il giudice entra nel merito delle cose, ricostruisce la situazione; davanti ai tribunali (1° grado) e alle corti d’appello (2° grado) Grado di legittimità : (3° grado) si svolge quando si impugna la sentenza di 2° grado davanti alla corte di cassazione (a Roma), che si limita a valutare se nei giudizi di primo e secondo grado sono state applicate bene le leggi. È un giudizio di legittimità perché la corte di cassazione si limita a valutare se nei giudizi di 1° e 2° grado sono state applicate bene le norme della legge Ogni grado di giudizio si conclude con una sentenza. Fino a quando è possibile fare delle impugnazioni, fino a quando non sono esauriti gli strumenti di impugnazione (che vanno esercitati in tempi ben precisi), la sentenza non passa in giudicato. Quando sono esauriti tutti i gradi della giurisdizione la sentenza passa in giudicato.
Il reato è un illecito che non va bene per tutta la collettività e quindi lo stato è tenuto ad intervenire. In un omicidio è ovvio che le parti direttamente lese sono la vittima e i familiari, ma interessa anche a noi il fatto che ci sia stato un omicidio, perché pregiudica la pacifica convivenza della popolazione.
Il giudice civile interviene e si occupa di una questione quando c’è una domanda di parte: l’autorità giudiziaria provvede su domanda di parte e, in casi più eccezionali, su istanza del pubblico ministero (art. 2907 Codice civile). La Cassazione a sezioni unite, distinzione tra Civil Law e Common Law, La Cassazione a sezioni unite ha il compito di interpretare le norme e di fornire una soluzione che abbia l’obiettivo di rispettare l’omogeneità delle decisioni (funzione nomofilattica). Le sentenze, quando provengono dalla corte di Cassazione a sezioni unite, hanno nel nostro ordinamento una certa rilevanza nell’orientare le decisioni future in un modo conforme a quella decisione. Il sistema giudiziario italiano è un sistema Civil Law. Altri paesi come il regno unito sono dei sistemi di Common Law (le norme non sono prodotte da fonti scritte del diritto), sistemi nei quali il precedente (la sentenza precedentemente pronunciata) è
discostarsi, poiché è da questa sentenza precedente che si forma il diritto (judge- made law). Mentre nel Civil Law (le norme sono prodotte da fonti scritte del diritto) il giudice può discostarsi dal precedente , non è vincolante: guarda la legge e applica la legge. I giudici del Civil Law, prima di discostarsi da una certa interpretazione (quella della cassazione a sezioni unite) devono giustificare il perché, anche se tendenzialmente segue il precedente perché cerca di capire come il collega precedente ha risolto quel caso. Tuttavia, nel common Law, ci si è reso conto che la produzione di diritto affidata solo alla sentenza non era sufficiente; pertanto, esistono delle fonti del diritto scritte, per cui i due sistemi inevitabilmente si avvicinano. Non ci si può fare giustizia da sé (art. 2907 c.c.), perché questo darebbe abito alla logica della prevalenza del più forte, ma ci sono delle eccezioni al divieto di autotutela , come la legittima difesa oppure il diritto di ritenzione (art 2756, co.
3, c.c.), ovvero quando io posso trattenere (ritenere) una cosa che in teoria dovrei dare. Tipologie di processo civile: Cognizione : processo ordinario, cognizione vuol dire conoscere, quindi il giudice conosce una certa situazione, e può dare una sentenza che può essere di diverso tipo , a seconda della domanda giudiziale: o Mero accertamento (dichiarative): il giudice si limita a emettere una sentenza di accertamento, perché è sufficiente allo scopo. o Condanna : la sentenza di condanna presuppone sempre che ci sia un accertamento. Tuttavia, il giudice non si limita ad accertare una situazione ma va oltre. o Costitutive : costitutivo vuol dire creare qualcosa che prima non c’era, creare una situazione nuova; quindi, il giudice crea una realtà giuridica diversa da quella che c’era prima della conclusione di quel processo. Quindi, mentre le sentenze di mero accertamento e condanna presuppongono la presa d’atto di una situazione giuridica, la sentenza costitutiva ne presuppone la modifica (per esempio la sentenza di separazione tra due coniugi sposati) Esecuzione : finalizzato ad acquisire con la forza ideale dello stato un comportamento che dovrebbe essere tenuto spontaneamente ma che spontaneamente non è tenuto. o Esecuzione forzata per consegna o rilascio : quando il processo di esecuzione riguarda la consegna di un bene mobile o il rilascio di un bene immobile o Obblighi di fare o di non fare o Espropriazione : è l’esecuzione forzata relativa a somme di denaro. Il procedimento inizia con un atto che è chiamato pignoramento. Verranno pignorati i beni mobili e immobili del debitore il quale, se insiste nel non pagare, vedrà i suoi beni venduti all’asta, nel rispetto di alcune garanzie. Con il ricavato si soddisfa il creditore che ha agito in esecuzione e se avanza del denaro, questo torna al debitore, perché il bene era suo. Cautelare : serve a evitare che, nelle more del giudizio (ossia nel ritardo del giudizio), la sentenza futura diventi completamente ineseguibile. o Esempio: sequestro conservativo o Presupposti: Fumus boni iuris (profumo di un diritto vero): è necessario convincere il giudice che si sta cominciando un processo cautelare per un diritto effettivamente esistente, gli si deve dimostrare che probabilmente si ha e si avrà ragione. Periculum in mora : sta a significare il pericolo nel ritardo. Se non si interviene subito, il rischio, per colui che ha un diritto fondato, è quello di non ottenere giustizia: il rischio concreto è che il debitore facci sparire tutti i suoi beni. Se risultano provati questi due elementi il giudice concede il sequestro conservativo. Con il sequestro conservativo è come se il creditore mettesse la mano sui beni del preteso debitore. Il preteso debitore può anche riuscire a vendere un bene sequestrato, ma al sequestrante ciò non interessa, perché egli ha la mano sopra tale bene: ciò significa che, il giorno in cui il creditore sequestrante ottenga ragione e proceda con
Le presunzioni : consiste in una argomentazione logica in base alla quale, a partire da un fatto la cui sussistenza risulta provata, si perviene a ritenere provata un’ulteriore circostanza ignota, la quale dunque si presume sussistente. o Presunzioni legali : quando è la legge a prevedere che un determinato fatto debba ritenersi sussistente senza che vi sia necessità di fornirne la prova. La presunzione legale, dunque, incide sull’onere della prova. Se non è ammessa prova contraria si parla di presunzione assoluta (iuris et de iure), se invece la prova contraria è ammessa si parla di presunzione relativa (iuris tantum) o Presunzioni semplici : qualora sia lasciata al giudice la loro valutazione. Il fatto ignoto non viene dimostrato mediante prova diretta, bensì tramite ragionamento presuntivo, che si fonda su altri fatti la cui sussistenza risulta provata. Le presunzioni semplici possono essere ammesse soltanto qualora siano “ gravi, precise e concordanti ”. Quindi riassumendo, da un insieme di fatti noti e conosciuti al giudice si ritiene presuntivamente esistente un fatto che non risulta direttamente provato. Le presunzioni semplici non possono essere ammesse nei casi in cui la legge esclude la prova per testimoni (art. 2729, comma 2)
Si ha un diritto soggettivo quando la legge attribuisce a un soggetto un potere per la tutela dei suoi interessi. Non tutti gli interessi sono tutelati da una norma giuridica: si pensi per esempio a una persona che gioca al superenalotto, esso ha interesse a vincere, ma ciò non è tutelato dall’ordinamento. Ci sono, tuttavia, interessi che sono protetti dall’ordinamento: ad esempio, il proprietario ha interesse a godere in modo pieno ed esclusivo del bene, e questo interesse è protetto dal diritto, dal momento in cui agli altri consociati non è consentito pregiudicare il godimento esclusivo che compete al proprietario. Al diritto soggettivo che spetta a un soggetto si contrappone un obbligo di qualcun altro, che può essere: Un obbligo positivo (cioè l’obbligo di fare qualcosa: pagare una somma di denaro) Un obbligo di astensione Se vi è un diritto di proprietà in capo a un soggetto, a tale diritto si contrappone l’obbligo di astensione degli altri consociati, che sono tenuti ad astenersi dal violare il diritto di proprietà altrui. Il titolare ha libertà all’interno della sfera del suo diritto soggettivo : il proprietario può decidere come godere del bene di cui è proprietario, ossia, può goderne in maniera diretta (abitando la casa di cui è proprietario, per esempio) oppure in maniera indiretta (non abitando in casa ma dondola in locazione incassandone il canone). Una importante distinzione all’interno della famiglia dei diritti soggettivi è quella tra diritti assoluti e diritti relativi: Diritti assoluti : possono essere fatti valere nei confronti di chiunque. Appartengono a questa categoria la proprietà, i diritti reali limitati, i diritti della personalità, quindi il diritto alla vita, all’integrità fisica, al nome.
Diritti relativi : possono essere fatti valere solo nei confronti di uno o più soggetti determinati. Il conseguimento dell’interesse tutelato dal diritto soggettivo è possibile solo attraverso il comportamento di un altro soggetto , che è obbligato a tenere tale comportamento. Il titolare del diritto soggettivo ha allora una pretesa nei confronti del soggetto obbligato (per esempio, nel caso del diritto di credito, il creditore ha il diritto all’esecuzione di una certa prestazione da parte del debitore). o Diritti personali di godimento : fanno parte dei diritti relativi. In presenza di un contratto di locazione, il locatore (colui che dà in locazione il bene) si obbliga a far godere al conduttore (colui che ottiene il bene in locazione) una cosa mobile o immobile per un dato tempo verso un determinato corrispettivo (art. 1571). È un diritto relativo poiché esso può essere fatto valere solamente nei confronti del locatore e non nei confronti di tutti i consociati.
di correzione o di limitazione della libertà personale dei figli minori ai fini
- Termine più breve o Diritto al risarcimento del danno derivante da illecito extracontrattuale si prescrive in 5 anni, o due anni se si tratta di danni derivanti dalla circolazione di veicoli o In 5 anni si prescrivono anche i crediti relativi a prestazioni periodiche, come nel caso degli interessi Rispetto ai diritti per i quali sia prevista una prescrizione breve, nel caso intervenga rispetto ad essi una condanna passata in giudicato, il termine di prescrizione per far valere tali diritti diviene decennale (art. 2953). In ragione di determinate circostanze possono intervenire i fenomeni della sospensione o dell’interruzione:
Le prescrizioni presuntive non costituiscono ipotesi di prescrizione in senso proprio. Nei casi di prescrizione presuntiva, trascorso il tempo previsto dalla legge, si presume che il debito sia stato pagato o si sia estinto per altra causa; è ammessa la prova contraria , ma soltanto mediante giuramento o confessione giudiziale. Le ipotesi di prescrizione presuntiva trovano fondamento in base alla considerazione che talune tipologie di crediti vengono normalmente adempiute immediatamente dopo rispetto alla controprestazione. La legge presume dunque che una volta trascorso un certo termine, il debito sia stato pagato o si sia comunque estinto per altra causa. Di un anno è la prescrizione presuntiva per il diritto di credito dei prestatori di lavoro per le retribuzioni corrisposte a periodi non superiori al mese, o quello dei commercianti per il prezzo delle merci vendute a chi non ne fa commercio (art.2955) Di tre anni è invece la prescrizione presuntiva per le retribuzioni corrisposte ai prestatori di lavoro a periodo superiori al mese o per gli onorari professionali.
Anche nel caso della decadenza, il mancato esercizio del diritto per un certo tempo conduce alla sua estinzione. Tuttavia, la decadenza persegue solamente una finalità di certezza giuridica. Il legislatore richiede che taluni diritti vengano esercitati entro un determinato periodo (solitamente breve) per evitare il protrarsi della situazione di incertezza relativa a tali diritti. Se il diritto non è esercitato entro il termine stabilito, il titolare lo perde. Per esempio, nel caso in cui un bene compravenduto presenti dei vizi, il compratore deve denunciare tali vizi al venditore nel termine di decadenza di otto giorni dalla scoperta, in mancanza non può avvalersi della garanzia nei confronti della controparte. La decadenza può essere evitata solamente con il compimento degli atti previsti dalla legge o dal contratto. Essa può essere impedita anche dal riconoscimento del diritto proveniente dalla persona contro cui tale diritto si deve far valere (art. 2966) La decadenza non è suscettibile di interruzione , inoltre, non operano cause di sospensione , salvo alcuni casi eccezionali previsti dalla legge. Il regime della decadenza differisce a seconda della natura disponibile o indisponibile del diritto che viene in questione :
La capacità giuridica è la capacità di essere titolare di diritti, di obblighi e di doveri. Per essere titolare di tali situazioni giuridiche bisogna avere la soggettività giuridica. La capacità giuridica si acquista con la nascita e si perde con la morte , si acquista anche se il soggetto, nato vivo, è tuttavia destinato a morire entro brevissimo tempo. Per esempio, se il soggetto, benché morto dopo la nascita, era stato indicato come beneficiario di un’eredità, la circostanza che abbia acquistato la capacità giuridica anche per pochi secondi significa che egli ha acquistato il diritto di accettare l’eredità.
In altri contesti, la distinzione tra dimora e residenza può essere irrilevante, e i due termini possono essere usati in modo intercambiabile per indicare il luogo in cui una persona vive abitualmente.
I diritti che la legge riconosce al concepito sono subordinati all’evento della sua nascita (art. 1, comma 1). Quindi il concepito non è soggetto di diritto. Esempio: se il concepito fosse considerato soggetto di diritto avrebbe il diritto all’integrità fisica e non vi sarebbero seri problemi a ritenere lecita e riconosciuta l’interruzione della gravidanza. Al concepito la legge riconosce:
sarà concepito. Il donante o il testatore può infatti indicare come beneficiario non solo colui che è già concepito, ma anche colui che verrà concepito da persona vivente al momento della donazione o della apertura della successione.
Pensiamo al caso in cui una futura madre si sottoponga ad alcuni accertamenti diagnostici. Un medico maldestro esegue un esame in modo sbagliato, commettendo un errore grossolano che causa una malformazione al feto. La gravidanza viene portata a termine e il bambino nasce con una grave malformazione. Ora, se il diritto all’integrità fisica sorge solamente nel momento in cui il bambino viene alla luce, sembrerebbe doversi concludere che egli non ha alcuna azione nei confronti del medico che ha sbagliato. La giurisprudenza ha affermato che a condizione che nasca e nasca vivo, il soggetto acquista il diritto di far causa al medico che ne ha determinato la malformazione. Ovviamente davanti al giudice andranno i suoi genitori, ma pur sempre in nome del minore.
La capacità giuridica va distinta dalla capacità di agire, con la quale si intende la capacità di disporre di diritti ed assumersi validamente obblighi. La capacità di agire è una capacità di gestione (capacità di vendere, comprare, ecc.) a differenza della capacità giuridica che è una situazione statica. Un soggetto può avere la capacità giuridica, ma non la capacità di agire. In tal caso vi è il rischio che, se non ci sia nessuno a gestire il suo patrimonio, esso possa disperdersi o perdere valore. Per questo l’ordinamento appresta un istituto, che si chiama rappresentanza , in forza del quale sarà un alto soggetto, un rappresentante , a esercitare i diritti e gli obblighi del soggetto incapace di agire, gestendone il patrimonio.
Perché scindere le due capacità? Per agire bisogna avere una sufficiente maturità psicofisica, cioè bisogna essere in grado di comprendere le conseguenze economico- giuridiche di quello che si sta facendo. Per quale ragione abbiamo dei soggetti che sono incapaci ad agire? L’incapacità è prevista dal legislatore a protezione del soggetto. Tipico è il caso del minore, che non può validamente disporre dei propri diritti non perché “punito” dal legislatore, bensì, perché è protetto dal legislatore: si vuole evitare che una persona non sia ancora sufficientemente matura prima di danneggiarsi da sola. L’incapacità legale di agire causa l’annullabilità degli atti (qualsiasi genere di atto) compiuti dall’incapace Nel caso del minore l’incapacità dura fino a quando si ritiene che il soggetto non sia in grado di rendersi conto delle conseguenze economiche e giuridiche dell’atto che compie : in quel momento acquisterà la capacità di agire. Fino a quel momento sarà qualcun altro che gestirà i suoi diritti e quindi il suo patrimonio. Quando si acquista la capacità di agire? Il legislatore pone al riguardo una presunzione , e cioè che con la maggiore età ( diciotto anni ) un soggetto abbia acquisito una sufficiente capacità di rendersi conto delle conseguenze economico- giuridiche degli atti che compie. La capacità di agire si acquista quindi automaticamente al compimento del diciottesimo anno.
Tutti i minori di età sono incapaci legali , di conseguenza la loro rappresentanza spetta ai genitori, che quindi gestiscono i beni dei figli fino al diciottesimo anno di età (quando i figli acquisteranno quindi la capacità legale). Il Codice civile prevede che il giudice possa autorizzare il minore ultra- sedicenne (che abbia compiuto sedici anni) a contrarre matrimonio (importante: è il giudice che può farlo, non i genitori. L’autorizzazione può essere concessa solo se ricorrono gravi motivi , i quali il giudice dovrà valutare la sussistenza. Un grave motivo può essere il caso di una ragazza che rimane orfana poiché ha perso i suoi genitori in un incidente stradale e chiede al giudice di sposare il proprio fidanzato. Non fa parte dei gravi motivi la circostanza in cui una ragazza sia incorsa in una gravidanza inattesa. Se il giudice autorizza il minore a sposarsi, con l’effettiva celebrazione del matrimonio (quindi non semplicemente su istanza del giudice), il minore diviene emancipato di diritto. Il minore emancipato è soggetto ad un regime che è sovrapponibile a quello dell’inabilitato: ha un’incapacità relativa. Può compiere autonomamente gli atti di ordinaria amministrazione, ma per quelli di straordinaria amministrazione si necessita dell’assistenza di un curatore. Nel caso dell’emancipazione vi è dunque una anticipazione della capacità di agire : un soggetto che forma una famiglia propria prima dei diciotto anni si concede un pezzettino di capacità legale, e cioè quella consistente nel poter compiere validamente solo gli atti di ordinaria amministrazione. Esempi di persone che dispongono di una capacità d’agire limitata sono il minore emancipato, il beneficiario dell’amministrazione di sostegno, l’inabilitato.
mancata educazione sufficiente a superare i limiti della condizione. Quando un soggetto presenta tali caratteristiche conserva l’incapacità di agire che gli consente di compiere solo gli atti di ordinaria amministrazione, mentre gli atti di straordinaria amministrazione ha bisogno dell’assistenza di un curatore. La figura del curatore è diversa da quella del tutore: mentre quest’ultimo si sostituisce all’interdetto, perché è il suo rappresentante legale, il curatore non si sostituisce all’inabilitato, ma si affianca a quest’ultimo. Non vi è quindi una sostituzione, ma un affiancamento. Per gli atti di straordinaria amministrazione, l’inabilitato deve esprimere il suo consenso, ma il suo consenso non basta per il valido compimento dell’atto e deve essere accompagnato dal consenso del curatore.
Si possono definire atti di ordinaria amministrazione :
L’interdizione o l’inabilitazione apparivano misure non pienamente adeguate. Si è quindi giunti all’introduzione nel Codice civile, nel 2004, della figura dell’amministrazione di sostegno (disciplinata dagli articoli 404 ss.) È una misura di protezione della persona che , per effetto di un’infermità o menomazione fisica o psichica, è priva in tutto o in parte, anche solo
temporaneamente, della capacità di provvedere autonomamente alla cura dei propri interessi (personali/patrimoniali). Il soggetto beneficiario dell’amministrazione di sostegno non viene privato totalmente della capacità di agire. Tuttavia, si prevede che, per una certa serie di atti, sia necessaria la rappresentanza o l’assistenza di un amministratore di sostegno Il giudice talvolta va a conoscere direttamente l’interdicendo o l’inabilitando per capire se si trova davanti ad una situazione palese. Se il giudice non riesce a constatare la situazione, si avvale di un consulente tecnico (medico specializzato in questo caso). Il giudice nel decreto elenca tutti gli atti che non può compiere ed elenca anche tutti gli atti che può compiere con l’assistenza dell’amministratore di sostegno. Quindi il beneficiario è privo della capacità di agire solo con riguardo agli atti espressamente indicati nel decreto di nomina dell’amministratore, al quale è conferito il potere (l’incarico) di compierli in nome e per conto del beneficiario. Quindi ci sono degli atti per i quali:
- l’amministratore si sostituisce al beneficiario,