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Una panoramica dettagliata delle norme costituzionali e primarie in italia, compresi i principi di irretroattività, abrogazione, interpretazione delle leggi e il ruolo del parlamento nella loro approvazione. Viene inoltre esaminato il ruolo del presidente della repubblica, del senato e della camera nella gestione delle attività economiche, della legislazione e della giurisdizione.
Tipologia: Dispense
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Il diritto pubblico si attiene alla “Res Publica” , cioè alla cosa pubblica. In particolare si occupa, oltre che della cosa pubblica, di difendere in singolo. Esso influenza il diritto privato. Deriva dal diritto romano e alla base ci sono le norme giuridiche , che riguardano la Costituzione, la Pubblica amministrazione e i rapporti di natura pubblicistica tra privati. Tutti i cittadini sono tenuti a rispettarle, secondo il principio di coattività, ovvero che sono obbligatorie e sanzionabili. Le norme giuridiche sono delle regole di condotta e possono essere di due tipologie: scritte consuetudinarie (orali) Esse presentano delle caratteristiche, che sono: GENERALITÀ Valgono “Erga Omnes”, nei confronti di tutti. COERENZA Sono coerenti con l’impianto giuridico che costituiscono. ASTRATTEZZA Sono prive di destinatari particolari COERCITIVITÀ Prevedono coercizione, ossia l’applicazione di Sanzioni. NOVITÀ Introducono sempre qualcosa di nuovo. Chi può emanare Norme giuridiche? Qualsiasi cittadino ha la possibilità di emanare Norme Giuridiche. Può farlo su rappresentanza, quindi INDIRETTAMENTE, o può farlo per via referendaria, quindi ATTIVAMENTE. Ordinamenti Giuridici ed elusione di norme giuridiche Gli Ordinamenti Giuridici sono l’insieme delle norme giuridiche che regolano la vita di una comunità di individui all’interno di un Sistema Giuridico. Si possono classificare come: Ordinamento Giuridico GENERALE le sue norme (dette GENERALI) perseguono come unico interesse il bene comune. Ordinamento Giuridico PARTICOLARE le sue norme (dette SPECIFICHE) perseguono uno o più interessi specifici. Ordinamento Giuridico ORIGINARIO la sua sovranità è indipendente da altri ordinamenti (es. La Chiesa o Lo Stato) Ordinamento Giuridico DERIVATO la sua sovranità è un riflesso di quella di altri ordinamenti Sanzioni CIVILISTICHE (Es. Risarcimenti, Restituzioni) PENALISTICHE (Es. Incarceramento, Multe) AMMINISTRATIVE (Es. Revoche di licenze, Multe, Licenziamenti) Pluralità degli ordinamenti giuridici Vi sono diverse norme giuridiche per ciascun ambito (es. religioso, stradale, sportivo) e per ognuna di esse vi sono differenti sanzioni, in relazione all'ordinamento giuridico interessato. Questa pluralità di ordinamenti giuridici si basa sul principio “Hic et Nunc” (qui ed ora), ovvero che queste regole sono vigenti in un certo contesto ed in un certo momento. CIVIL LAW e COMMON LAW Il Civil Law è il modello di ordinamento giuridico maggiormente adottato dagli stati del mondo, e ha le sue origini nel diritto Romano. Il Common Law invece è tipico dei paesi anglofoni, tra i principali USA e Inghilterra, nei quali a differenza dei romani si tramandavano la maggioranza delle leggi in forma orale piuttosto che scritta. La differenza principale sta nell’emanazione delle sentenze da parte dei giudici. Un giudice dei sistemi di Common Law è vincolato a rispettare le sentenze emanate in passato da giudici di grado superiore a lui riguardo controversie analoghe a
quella che egli si trova a giudicare: non importa che sia una sentenza di 50 anni prima, il giudice è tenuto ad applicarla nuovamente, vige il PRINCIPIO DELLO STARE DECISIS (non vale solo se il giudice è di grado pari o inferiore a quello attualmente chiamato a giudicare). Nei paesi aventi come modello il Civil Law invece sta ad ogni giudice interpretare correttamente le leggi scritte e trarre una sentenza a partire da queste, indipendentemente da ciò che hanno fatto o avrebbero fatto altri giudici. Un'altra differenza consiste nel vaglio della Costituzionalità delle leggi. Nei paesi anglofoni ogni giudice può arbitrariamente stabilire se una legge è costituzionale o meno, mentre in quelli di Civil Law spetta a un gruppo di giudici (che cambia dopo tanti anni) farlo in qualsiasi caso. In Italia si chiama Corte Costituzionale ed è composta da 15 giudici che variano ogni 9 anni. Il nostro si dice dunque Giudizio di Costituzionalità ACCENTRATO mentre il loro Giudizio di Costituzionalità DIFFUSO. I vantaggi del nostro sistema sono indubbiamente la coerenza dei giudizi (in quanto emanati dagli stessi giudici) ma il principale vantaggio del loro metodo è l’immediatezza. DIRITTI SOGGETTIVI e INTERESSI LEGITTIMI I cittadini possono avere: Diritti soggettivi quando si rapportano con privati o con un ente pubblico secondo il diritto privato Interessi legittimi quando si rapportano con enti pubblici e quindi con lo Stato ( TAR , tribunale amministrativo regionale, ha giurisdizione nei confronti di essi) A volte i diritti soggettivi, per esempio il diritto di proprietà di un terreno, mutano in interessi legittimi quando ci si relaziona con lo Stato o un ente pubblico. Esistono anche altre tipi di interessi: Interesse collettivo relativi ad ordini professionali per citare in giudizio con un interesse comune, come ad esempio la lotta contro la mafia. Interesse diffuso quando un gruppo allargato di individui (es. una classe di lavoratori) condivide lo stesso interesse. Si dice CLASS ACTION proprio quella azione collettiva di individui che manifestano l’interesse a ottenere per il bene comune a tutti loro qualcosa (es. che non venga distribuita tra loro merce di un certo materiale). Interesse semplice o di fatto interessi come tappare una buca per strada. Posso ottenere ciò che desidero solo mediante azione politica, ossia votando un sindaco che lo faccia (che tra parentesi non è vincolato a farlo. Se voto un sindaco che poi non fa ciò che ha promesso in campagna elettorale non posso fargli causa). Un interesse può essere: Oppositivo mi oppongo alla pubblica amministrazione Pretensivo pretendo la pubblica amministrazione STATO APPARATO struttura amministrativa della pubblica amministrazione (è il principale interlocutore a cui i cittadini si rivolgono), è formato dalla Magistratura, Parlamento, Consiglio dei ministri e dal Presidente della Repubblica. Esso può creare le norme giuridiche attraverso le fonti del diritto. Fonti del diritto Per fonte del diritto si intende un qualsiasi ATTO o FATTO sulla base del quale si creano, si modificano o si eliminano norme giuridiche di un determinato ordinamento giuridico: in altri termini le norme giuridiche nascono dalle fonti. Si classificano come: Fonti di produzione atti/fatti in virtù dei quali si creano norme giuridiche; Fonti di cognizione atti/fatti attraverso i quali le sopracitate norme giuridiche vengono messe a conoscenza delle parti che le devono rispettare; Fonti sulla produzione fonti che stabiliscono le modalità attraverso cui possono essere create le sopracitate norme giuridiche; Fonti interne norme vincolanti a livello nazionale; Fonti esterne norme vincolanti a livello internazionale; Fonti intermedie norme UE;
questo aspetto fondante, l’unico modo è mettere in atto una rivoluzione e strappare la costituzione. LIMITI IMPLICITI Tecnicamente qualsiasi articolo al di fuori del 139 è modificabile. Non è mai esplicitamente vietato modificare alcun articolo (eccetto il 139), ma nella storia della repubblica italiana mai nessuno ha tentato di modificare i primi 12 articoli, che vengono riconosciuti essere i Principi Fondamentali della costituzione. Inoltre si occupa di individuare e regolare: Le norme di rango costituzionale leggi di revisione costituzionale, leggi costituzionali, statuti delle regioni speciali; Le norme di rango primario leggi ordinarie dello Stato, decreti legislativi, decreti legge, regolamenti parlamentari, statuti delle regioni ordinarie, leggi regionali. In relazione a quest'ultime , il sistema delle fonti del diritto, è un sistema chiuso. Ciò significa che non ci possono essere fonti primarie oltre a quelle già presenti nella Costituzione e che ogni norma giuridica non può avere una forza maggiore da quella ad essa attribuita. Alcuni atti fonte primari è riconosciuta forza di legge (art.77), ovvero che alcuni atti del governo possono essere equiparati alle leggi ordinarie del Parlamento. Inoltre a ciascun atto normativo è attribuito una forza o efficacia , cioè che hanno la capacità di abrogare o resistere all’abrogazione di altri atti normativi. Invece per gli atti forza secondaria, il sistema delle fonti del diritto è un sistema aperto. Riserve di Legge I fondatori della costituzione hanno ritenuto che alcuni argomenti fossero così importanti per i cittadini che per legiferare inerentemente ad essi bisognasse per forza attenersi a dei vincoli, le cosiddette RISERVE DI LEGGE. Questo vincolo consiste nel mettere su votazione in parlamento la norma giuridica, che pertanto deve essere una Legge o un atto avente forza di legge, dunque Decreti Legge e Decreti Legislativi. Ma quale sarebbe il vantaggio di imporre tale vincolo? Il vantaggio consiste nel dare la possibilità a tutti di esprimersi al riguardo. Nonostante in Parlamento vige il principio di maggioranza, le minoranze possono comunque sollevare considerazioni, oltre che votare. Ciò garantisce il principio democratico, i diritti fondamentali e il principio di eguaglianza. In poche parole il Parlamento è considerato l’organo che più rappresenta la sovranità popolare. Il governo invece rappresenta solo la maggioranza. Ci sono diversi tipi di riserva di legge: Assoluta vincolo di normare certe materie solo con leggi. Relativa vincolo di trattare i principi di certe materie con legge ma per quanto riguarda l’attuazione si può procedere anche con normative secondarie come i regolamenti. Rinforzata come quella assoluta vincola a trattare certe materie solo con leggi ma in aggiunta queste leggi sono contenutisticamente vincolate a seconda della materia (dunque ci sono limiti anche contenutistici). Ci sono altri tipi: Riserva di Statuto: vincolo di normare certe materie solo attraverso Statuti Regionali. Riserva di Regolamento: vincolo di normare certe materie solo mediante Regolamenti. Riserva di legge costituzionale: vincolo di normare certe materie solo tramite Leggi Costituzionali.
Principio di Irretroattività della legge Si può affermare che per qualsiasi legge valga il principio di irretroattività, ossia diventa vincolante solo dal momento in cui viene emanata e non può punire qualcuno per averla trasgredita in passato. A livello CIVILISTICO questo principio vale sempre, ma a livello PENALE ci sono alcune eccezioni. E’ pur sempre vero che in linea di massima io non posso essere punito da una legge penale per qualcosa che ho commesso prima della sua
emanazione, ma in alcuni casi la legge penale assume valore retroattivo in favore del reo: secondo il principio del favor rei , vi è l'assoluzione di un colpevole processato per aver violato una norma che viene abrogata e l'interruzione della pena a cui è stato sottoposto (es. commetto un atto violento nel 2015 e poi nel 2016 esce una norma che punisce quell'atto, io non posso essere punito). In materia penale, il principio di irretroattività (o divieto di efficacia retroattiva, art.11 preleggi), è assoluto e inderogabile. Abrogazione delle leggi In seguito all'abrogazione di un atto normativo, esso cessa di esistere. Secondo l'art. 15 delle preleggi, esistono tre casi differenti:
principio;
Abrogazione per nuova disciplina dell'intera materia, quando una legge anteriore viene sostituita da quella più recente. Deroga si differenzia dall'abrogazione in quanto prevede un'eccezione alla norma circoscrivendo il suo ambito di applicazione. Interpretazione delle leggi L’interpretazione delle leggi è alla base del diritto e mira alla ricostruzione del loro significato. I criteri che regolano l'interpretazione delle leggi, sono indicati dall’articolo 12 delle preleggi del Codice Civile Comma 1 e quelli elaborati dalla dottrina e dalla giurisprudenza. Secondo cui le leggi devono essere interpretate non soltanto mediante INTERPRETAZIONE LETTERALE, ma anche con INTERPRETAZIONE TELEOLOGICA. Interpretazione letterale o testuale ad ogni norma bisogna attribuire come significato quello palesato dalle parole che la compongono.
“ soggettivo” , cioè perseguito dal legislatore a tempo in cui ha posto una determinata disciplina ( interpretazione storica ); a scopo “ oggettivo” , cioè ricavato dall'interprete valutando la disciplina nell'atto normativo ( ratio legis ).
complessivo. L'articolo indica anche l'interpretazione analogica , che consiste in un rimedio per colmare lacune o vuoti normativi rilevanti, cioè che richiedono una soluzione giuridica. Vi sono due tecniche:
L’articolo 114, modificato nel 2001, dice che la Repubblica è costituita dai Comuni, Province, Città Metropolitane, Regioni e Stato. Con la modifica lo Stato è sullo stesso piano degli altri enti della Repubblica, in quanto esso non contiene gli altri organismi, ma è un organismo giuridico all'interno della Repubblica. Ciascun organismo giuridico è autonomo. REGIONI A STATUTO SPECIALE Nel 1940 l’Italia entra in guerra, nel 1942/1943 alcune regioni italiane vengono liberate dagli Alleati. La ricostruzione dell'Italia però non è uniforme. Infatti 5 regioni vengono riconosciute a statuto speciale nel 1948, fatta eccezione del Friuli nel 1963; mentre le altre 15 regioni vengono proclamate, regioni ordinarie nel 1970. Sicilia Gli alleati non ebbero problemi a liberare la Sicilia nel 1943. La Sicilia per prima e poi il resto del meridione videro la fine della guerra qualche anno prima. In quegli anni si creò un partito indipendentista , che voleva far parte dell'America, ma la Costituzione non lo permetteva (art.5, Italia è una e indivisibile). In poche parole la Sicilia voleva l’indipendenza dall’Italia e poteva essere la 48esima stella americana. Nel 1948 quando fu fatta la Costituzione, tenne conto delle tendenze indipendentistiche, e concesse dei diritti particolari che riconobbe la Sicilia come regione autonoma a statuto speciale. Tuttavia la Costituzione non ammetteva l’indipendenza ma l'autonomia sì. Sardegna Anche questa regione ha sempre avuto tendenze indipendentistiche, ma a differenza della Sicilia queste erano molto meno marcate. Anche la Sardegna è riconosciuta come regione autonoma a statuto speciale, tanto che in Sardegna è possibile costituire porti franchi (cioè non sottoposte alla stessa normativa fiscale delle altre regioni) per favorirne lo sviluppo commerciale. Valle d'Aosta Regione contaminata linguisticamente dal Francese diversità culturale. Anch'essa regione a statuto speciale. Trentino Alto-Adige La regione è divisa in due province, Trento e Bolzano. Due province molto diverse. Trento è sempre stata italiana, mentre Bolzano è stata sudtirolese, in cui si parla anche tedesco. Quest'ultima divenne italiana con la fine della guerra, in quanto l'Austria era alleata tedesca e con la sconfitta fu obbligata a cederla. Negli anni 60 iniziò la Guerra dei Tralicci durata circa 10 anni (i tralicci sono i fili dell’alta tensione), in cui vennero fatti esplodere i tralicci attorno a Bolzano per farla restare al buio. Quello fu un atto di terrorismo, che si pensa sia stato supportato e coperto dall’Austria, messo in atto dagli indipendentisti nel Sudtirolo. Inoltre l'Austria chiese all'ONU di rivendicare i confini di Bolzano, ma la richiesta fu respinta. L’autonomia venne ulteriormente rinforzata rendendo le due province Trento e Bolzano autonome e separate nel 2001 con una modifica dell’art. 116. Friuli Venezia-Giulia Unica regione di queste che ottenne nel 1963 lo statuto speciale. A Trieste, come a Berlino, ci fu una divisione occidentale e orientale del territorio. Nel 1945 Tito (presidente Jugoslavia) occupò Trieste, ma a fine guerra con l'arrivo delle truppe alleate fu divisa. Trieste ed una parte dell'Istria rimasero sotto il protettorato inglese, fino al 1954, quando gli inglesi se ne andarono via e Trieste fu data all'Italia, mentre Istria alla Jugoslavia. Solo nel 1963 il Friuli Venezia-Giulia fu riconosciuta come regione a statuto speciale e le fu concessa maggior autonomia.
Le Regioni a statuto ordinario non sono meno importanti di quelle a statuo speciale. Anch’esse hanno un'autonomia ma più limitata, rispetto alle regioni a statuto speciale. L'art. 117 Cost. disciplina la ripartizione della potestà legislativa tra lo Stato e le regioni. Ogni regione gode di autonomia: Legislativa (art.117); Politica (art. 114); Amministrativa (art.118); Finanziaria (art.119) Questo articolo ne riconosce prerogative e competenze specifiche, ed è fondamentale per la vita delle regioni. Questo articolo afferma che la potestà legislativa è esercitabile allo stesso livello da Stato e Regioni, nel rispetto dei vincoli della Costituzione, obblighi Ue e obblighi di trattati internazionali. Sia le leggi statali che regionali devono rispettare questi criteri. La fonte di legge prima di agire analizza le materie, in particolare quelle esclusive dello Stato (legislazione esclusiva), tra cui: Politica Estera, Immigrazione, Difesa, Moneta, Sicurezza, Religione, Cittadinanza, etc… E analizza le materie concorrenti (legislazione concorrente), tra cui: Istruzione, Commercio, Valorizzazione dei beni culturali Lo Stato può delegare alla Regione una materia su cui ha competenza esclusiva. Tutela mantenimento del bene culturale (competenza statale) Valorizzazione messa a disposizione del pubblico (competenza concorrente)
Articolo 118 co.4: Sussidiarietà Orizzontale Quando si emana un atto normativo esso deve essere massimamente efficace, e per farlo deve essere emanato dall’ ente territoriale più vicino ai destinatari. Se l'ente più vicino è inadempiente, interviene l'ente materiale di rango superiore (comune, provincia, regione, stato). Lo Stato favorisce la libera iniziativa dei cittadini per il bene comune. Articolo 120 co.2: Sussidiarietà Verticale L'organo di grado superiore può sostituirsi a quelli di grado inferiore. Ma solo in situazioni specifiche, come la volontà popolare, il mancato rispetto di incolumità e sicurezza pubblica o quando richiede tutela dell'unità economica. In questo articolo ci si riferisce a mancata attività di governi locali (es. comuni), che per esempio non applicano normative europee, e in quel caso lo Stato (ente superiore a quelli locali) interviene. Lo stato abbiamo visto che concede tanti diritti alle regioni, ma con questo principio si riserva la possibilità di intervenire in caso di inadempimenti al loro dovere. L'art. 120 co.1 vieta alle Regioni di applicare dazi doganali tra di loro. (escluse le autostrade) L'art. 119 si riferisce all'autonomia finanziaria che sono riconosciute alle regioni, ai comuni, alle province e alle città metropolitane, nel rispetto dell'equilibrio dei loro bilanci.
Principio di legalità Secondo l'art.97 i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, cioè non possono operare senza la conformità della legge ( legalità sostanziale ) e nei limiti della legge ( legalità formale ). Sono tenuti a osservare questo principio sia i privati che la Pubblica Amministrazione. Principio di imparzialità Anch'esso previsto dall'art. 97, sancisce l'obbligo per la Pubblica Amministrazione di svolgere la propria attività in maniera neutrale ed equidistante, nei confronti dei cittadini. Principio del giusto procedimento è volto a garantire la corretta formazione della volontà dell'amministrazione. Inoltre garantisce il diritto ad ogni cittadino di partecipare al procedimento amministrativo (diritto amministrativo), che deve essere svolto correttamente, con imparzialità e con trasparenza. Esso si fonda su: l'obbligo di motivazione degli atti amministrativi; l'individuazione di un responsabile del procedimento; la partecipazione nel procedimento; semplificazione dell'azione amministrativa; l'obbligo di concluderlo con un provvedimento espresso entro il termine stabilito. Principio del giusto processo Secondo l'art. 111, la giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge. Ogni processo si svolge nel contradditorio tra le parti (entrambi le parti devono essere presenti), in condizioni di parità (parità delle armi= stesse possibilità), davanti a giudice terzo e imparziale, obbligo di motivazione. La legge ne assicura la ragionevole durata (non 20 anni). Contumacia, indica l’assenza da parte di una delle due parti nonostante essa sia chiamata a presentarsi davanti al giudice in un processo (penale o civile) che la riguarda. La Contumacia non blocca il processo, sia chiaro: quando non si viene ad un processo si danneggia solo se stessi, in quanto è mio interesse assistere al processo. Principio di ragionevolezza Gli atti amministrativi non devono andare oltre quanto è opportuno e necessario per conseguire le finalità prefissate. Principio del buon andamento Previsto dall'art. 97, impone efficacia, efficienza ed economicità dell'azione della Pubblica Amministrazione. L'efficacia è la capacità di raggiungere più obiettivi possibili tra quelli prefissati; l'efficienza è la capacità di raggiungere gli obiettivi usando meno risorse possibili; l'economicità è la capacità di ottenere maggiori risultati usando al massimo le risorse. Principio di responsabilità dei pubblici dipendenti Previsto dall'art. 28, i funzionari e i dipendenti dello Stato sono direttamente responsabili degli atti compiuti in violazione di diritti.
L'Unione europea nacque il 1° novembre 1993 a seguito del Trattato di Maastricht. Negli anni 50 nacquero le tre comunità fondanti l’Unione Europea: CECA, CEE e EURATOM. CECA Comunità europea del carbone e dell’acciaio CEE Comunità economica europea EURATOM Comunità europea dell’Energia atomica Queste avevano finalità economiche ma anche la principale finalità politica di non voler tornare alle condizioni di conflittualità emerse durante le due guerre mondiali. Per raggiungere tale risultato si pensò di creare un mercato comune garantendo libertà di circolazione di merci, lavoratori, servizi, capitali. Italia, Germania, Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo furono i primi 6 paesi ad unirsi nell’UE. Nel 1973 si unirono alla comunità il Regno Unito, l’Irlanda, la Danimarca.
Trattato di Bruxelles: coordina CECA, CEE e EURATOM e fonda il Consiglio Europeo (come il parlamento degli stati) e nella Commissione Europea (come il governo degli stati). Trattato di Maastricht: coordina le politiche estere, di sicurezza, e sancisce cooperazioni per quanto riguarda la giustizia e gli affari interni. Pone le basi per la moneta unica e per la Banca Centrale Europea, unico organo di
emissione di essa. Affida inoltre al Consiglio Europeo il compito di rappresentanza dei governi locali. Trattato di Nizza: rafforza la capacità di intervento dell’UE nei settori di politica estera, sicurezza e difesa. Trattato di Atene: annette altri stati a quelli già appartenenti e facilita l’entrata di altri stati nell’unione.
Parlamento Europeo (mandato di 5 anni) unica istituzione europea votata direttamente dai cittadini degli stati membri ogni 5 anni (formato da 705 membri). Elegge su maggioranza assoluta il presidente della Commissione, e può forzare le dimissioni dell’intera Commissione attraverso mozioni di censura. Detiene assieme al Consiglio dell’Unione Europea, il potere legislativo, anche se limitatamente a casi particolari. Esercita la funzione di bilancio e la funzione di indirizzo e controllo politico e funzioni consultive. Consiglio dell’Unione Europea o dei Ministri dell’Unione Europea è composto dai rappresentanti a livello ministeriale dei vari paesi membri, e si riunisce tre volte all’anno per trattare di diverse materie (a seconda delle quali si convocano i ministri di competenza di ogni paese). Ha inoltre un suo presidente, che si sceglie a rotazione tra gli stati membri e cambia ogni 6 mesi. Svolge insieme al Parlamento europeo, la funzione legislativa e di bilancio; definisce e coordina le politiche dell'Unione; garantisce il coordinamento e la sorveglianza delle politiche economiche; prende le decisioni relative alla politica estera e di sicurezza comune. Consiglio Europeo organo che stabilisce l’indirizzo politico dell’UE, ed è come se stabilisse gli argomenti sul quale poi il Consiglio dell’Unione Europea dovrà nel dettaglio elaborare delle normative. Ha tra le altre cose la facoltà di proporre il presidente della Commissione Europea, che però dovrà anche essere approvato con maggioranza assoluta dal Parlamento europeo. Comprende i capi avente potere esecutivo dei paesi membri, il presidente della Commissione, e un suo Presidente eletto ogni 2 anni e mezzo. Commissione Europea (mandato di 5 anni) detiene il potere esecutivo, composto dai Commissari degli stati membri, che devono agire per il bene dell'Ue. Ogni 5 anni, scade il mandato dei commissari. Il presidente viene nominato dal Consiglio Europeo e deve ottenere la maggioranza nel Parlamento Europeo. Dopo che il presidente viene eletto, sceglierà i commissari in accordo con il Parlamento Europeo, che li sottoporrà a un vaglio per verificarne le competenze. Corte di Giustizia dell’Unione Europea detiene il potere giudiziario, che si occupa di verificare che siano applicate correttamente le norme contenute nei trattati dell’UE. Ha competenze anche riguardo gli atti normativi degli stati membri. Essa po’ inoltre pronunciarsi in maniera pregiudiziale sull’interpretazione dei trattati, sulla validità dell’interpretazione di essi da parte delle istituzioni dei paesi europei o dalle istituzioni europee stesse. Banca centrale europea ha poteri anche normativi. Il presidente è nominato per 8 anni, con mandato non rinnovabile, dal Coniglio europeo a maggioranza qualificata, insieme agli altri 5 membri del comitato esecutivo. Ha un ruolo fondamentale in materia di politica monetaria. La Bce insieme alle banche centrali nazionali costituiscono l'Eurosistema, che devono assicurare il mantenimento della stabilità dei prezzi. Corte dei conti è composta da membri, uno per ciascuno stato, nominati per 6 anni dal Consiglio. Controlla la legittimità e regolarità dei conti e accerta la sana gestione finanziaria.
Art. 288 del Trattato sul funzionamento dell’UE (ex articolo 249 del TCE) Il seguente articolo afferma che: “Per esercitare le competenze dell’unione le istituzioni europee (il consiglio dei ministri e la Commissione) adottano regolamenti, direttive, decisioni, raccomandazioni, pareri per esercitare le competenze dell’Unione.”
DIRETTIVA EU PARTICOLAREGGIATA o SELF-EXECUTING La direttiva considerata particolarmente dettagliata in quanto oltre a dare un obiettivo da raggiungere agli stati destinatari indica anche con precisione le norme statali che essi devono adottare. In poche parole lo Stato si riduce a una semplice scelta della forma giuridica da dare alla norma. Quando le direttive particolareggiate non vengono recepite dagli stati membri a cui sono rivolte possono avere a seguito della scadenza di tempo degli effetti diretti, che possono essere: Gli effetti di una direttiva particolareggiata non recepita possono esser e direttamente applicati "verticalmente ", cioè assumono valenza solo se vi è una controversia tra lo Stato e i privati nata dal mancato recepimento di una direttiva: è una sanzione nei confronti dello stato che pur non avendo emanato una norma di recepimento si ritrova a dover applicare comunque in modo diretto la direttiva e quindi a pagare per la propria inadempienza. (es. Causa di un imprenditore che acquista il terreno chiedendo la concessione edilizia alla regione Lombardia invocando una direttiva europea non recepita che stabiliva i criteri necessari per avere le concessioni edilizie, e lui li rispettava. La regione Lombardia negò la concessione affermando che non essendo stata ancora recepita non poteva farla valere.) Però le direttive particolareggiate non recepite entro i termini di scadenza non possono avere comunque effetti diretti se questi sono orizzontali , ossia tra privati, perché nessun privato può essere incolpato della non esistenza di una norma di recepimento della direttive europea. (es. Causa di una ragazza che acquistò da un venditore una Enciclopedia ma poi se ne pentì, chiedendo di applicare la direttiva europea non recepita per il diritto di recesso. La ragazza mandò una lettera di recesso affermando che “alla luce della direttiva che doveva esser stata recepita io recedo, anche se non è stata recepita”. La casa editrice si rifiuta e la questione si risolse in tribunale.) Dal 1991 casi come quelli della ragazza, controversie tra privati causate dal mancato recepimento di una direttiva da parte dello Stato, concederanno al privato leso un diritto di risarcimento nei confronti dello stato, ma chiaramente non nei confronti della controparte contrattuale.
Sentenza Ratti (1979): PRINCIPIO DELLO STAND-STILL Afferma che da quando viene emanata una direttiva, anche quando non viene recepita entro i termini, non è possibile che uno stato possa legiferare in contrasto con essa. Sentenza Becker (1982): APPLICABILITA’ VERTICALE DI DIRETTIVE NON RECEPITE Afferma che i singoli possono rivalersi sullo Stato in mancanza di recepimento entro i termini di scadenza di una direttiva europea. Sentenza Marleasing (1990) : NON APPLICABILITA’ ORIZZONTALE DI DIRETTIVE NON RECEPITE La direttiva non può comportare obblighi a carico di un privato. Sentenza Frankovic (1991) e introduzione del PRINCIPIO DI RESPONSABILITA’ DELLO STATO Riconosce e condanna gli stati membri se non recepiscono le direttive. Introduce il principio di Responsabilità dello stato: lo stato è responsabile dei danni che arreca ai suoi cittadini quando non recepisce una direttiva. Le condizioni affinché tale principio di responsabilità sia valido sono le seguenti: La direttiva non recepita riconosce ai cittadini dei diritti Tale riconoscimento di diritti è identificabile in modo diretto dalle disposizioni della direttiva stessa, dunque è esplicitamente previsto (e non lo si deduce semplicemente dalla sua lettura). Esiste un nesso di causalità tra il mancato recepimento della direttiva e il danno subito dal soggetto. La Corte di Giustizia ha ritenuto che, di fronte alla presenza di queste condizioni ci sia un vero e proprio diritto al risarcimento per il cittadino leso, che trova fondamento nei principi generali del diritto comunitario, inteso quale insieme di norme dettate al fine di rendere uniformi gli ordinamenti nazionali dei Paesi membri.
Il popolo possiede il diritto di voto amministrativo, ossia il voto politico alle elezioni della camera, del senato, del parlamento europeo, del comune, della regione, ma ha anche diritto di voto referendario, e questi sono i due diritti più importanti. Non manca però il diritto di fare petizioni, e di creare progetti di legge da sottoporre al parlamento (meno importante). Le donne hanno avuto questa possibilità a partire dal 1946. Il popolo è l’organo costituzionale più importante ma paradossalmente è anche quello meno dotato di poteri. Secondo l'art. 48, sono elettori tutti i cittadini che hanno la maggior età (per il Senato dai 25); il voto è definito come “dovere civico”; il diritto di voto dei cittadini residenti all'estero ha delle forme speciali. Inoltre il voto deve essere: personale deve essere espresso da ciascun cittadino di persona (voto politico non è delegabile); eguale non è legittimo il voto multiplo, cioè non è possibile votare più volte (il voto ha lo stesso valore per tutti i cittadini); libero non ci devono essere forme di costrizione da parte di qualcuno (libertà=conoscenza); segreto è vietato portare telefoni o macchine fotografiche all'interno della cabina elettorale.
Sentenza penale irrevocabile Dopo la sentenza definitiva, il condannato viene interdetto dai pubblici uffici, di conseguenza perde il diritto di voto in maniera perpetua o temporanea, a seconda della durata della condanna. Alcuni provvedimenti penali sono tali da rendere eterna la non possibilità di votare, è ciò che accade ai cittadini condannati all’ergastolo. Incapacità civile condizione che vige in tutti coloro che dispongono di una infermità mentale, o determinati alcolisti, tossicodipendenti. Indegnità morale la condotta del cittadino gli preclude di esser parte all’elettorato attivo. Ciò accade per i soggetti sottoposti a misure di sicurezza come la libertà vigilata, il divieto di soggiorno o misure detentive varie.
Dal 1948 al 1993 l’astenersi dal voto era un gesto sanzionato dalla legge, in virtù del dovere civico che il voto rappresenta per i cittadini (articolo 48 della costituzione). Quando un cittadino si asteneva dal votare doveva dare una giustificazione al sindaco, e chi si asteneva senza motivo veniva inserito in un elenco che sarebbe rimasto esposto all’albo comunale per un mese. Ma la vera sanzione consisteva nell’inserimento di una dicitura nei certificati di buona condotta, una dicitura con scritto “ non ha votato ”, per rendere noto alla forza di polizia o alla magistratura che il cittadino possiede uno scarso senso del dovere civico.
La magistratura penale può emanare un provvedimento temporaneo/definitivo che come pena accessoria prevede la impossibilità di esercitare il diritto di voto. Ma questa è una perdita della sua capacità giuridica o di agire? Capacità giuridica titolarità del cittadino di diritti e doveri. Si acquisisce capacità giuridica con la nascita, e un esempio di questi diritti è il diritto al nome. Capacità di agire quando un soggetto esercita i diritti di cui è titolare. In Italia si acquisisce con la maggiore età. In realtà già prima dei 18 anni i cittadini sono soliti compiere atti giuridici, come per esempio il comprare qualcosa. Sono tuttavia atti di così piccola dimensione che l’età minore di 18 anni non viene considerata dal venditore.
abrogare una legge elettorale rendendo il paese privo di un sistema elettivo o non potrei abrogare le leggi riguardanti la formazione degli organi costituzionali, per fare due esempi.
Sicuramente non può legiferare emanando di nuovo la stessa parte abrogata dal popolo con il referendum. In questo caso il parlamento subisce limitazioni di legiferazione, anche perché un parlamento che approva nuovamente qualcosa che il popolo ha abrogato in via referendaria non è capace di rappresentarlo. Tuttavia il parlamento perde questa capacità di legiferare non a tempo indeterminato: alcuni dicono che questo valga fino a quando non si riformeranno le nuove camere, altri fino a quando il popolo non cambia idea in merito all’abrogazione, altri pensano che sia per la durata dei 5 anni in cui sarebbe stato vietato uno stesso referendum a seguito di un eventuale no. Il problema sussiste perché non è realmente stabilito un limite a questa capacità del parlamento.
Un cittadino ha il diritto di far passare dalle camere del parlamento una sua proposta di legge, ma per farlo deve raccogliere 50.000 firme. Si guardi la differenza tra la proposta referendaria e quella legislativa: quella referendaria richiede 500k elettori, quella di legge solo 50k, ma sebbene apparentemente possa sembrare più difficile per i cittadini indire un referendum in realtà è più arduo trovare 50k firme per una proposta di legge. Non a caso ce ne sono state pochissime di proposte di legge derivanti dal popolo.
Possono essere rivolte per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità, ma a livello concreto difficilmente ha qualche utilità. La petizione non ha effetti coercitivi, e in caso di mancato accoglimento da parte dei membri delle camere essi non sono tenuti a dare spiegazioni.
In Italia non vige il principio dello IUS SOLI ma vige quello dello IUS SANGUINIS. Il primo è il diritto alla cittadinanza per il solo essere nato in un paese, il secondo è il diritto alla cittadinanza per essere nato da almeno un genitore cittadino di un determinato paese. In Italia solo in casi eccezionali non si considera la cittadinanza dei genitori e si concede la cittadinanza italiana per il solo esser nato in Italia, un esempio sono i figli di ignoti (orfani di cui non si sa siano i genitori).
Alcuni diritti vengono tuttavia acquisiti prima ancora della nascita: un esempio è il diritto successorio. Posso essere designato erede prima ancora di essere nato.
Anche il lavoro è qualcosa che si può esercitare con meno di 18 anni, ma deve essere conciliato con l’obbligo di formazione scolastica e deve essere misurato alle capacità fisiche e psicologiche del minorenne. Ci sono dei lavori compatibili per tutti i bambini di età minore di 14 anni. Si può lavorare a quell’età nel settore dello spettacolo, del cinema. Un esempio sono i bambini delle pubblicità o dei film che si ritrovano a fare gli attori. Sia chiaro che la morale del bambino deve essere inoltre preservata durante l’attività lavorativa (per esempio quando in un film ci sono delle scene forti che comunque prevedono che ci sia un bambino allora si sceglie una controfigura maggiorenne per non ledere la morale del bambino e non impressionarlo). In quei casi tra l’altro il contratto di assunzione viene firmato dai genitori, nonostante si ritenga che quando viene riconosciuta la compatibilità con quel mestiere al bambino sia concesso di poter firmare da sé il contratto.
Oltre al certificato elettorale e la maggiore età per votare serve che ci siano delle elezioni e dei candidati. Se non mi sento di votare nessuno dei partiti candidati io posso crearne uno mio. Il partito è un’associazione, che come tale possiede un proprio statuto che viene ufficializzato dal notaio. Creare un’associazione è dunque semplice, e lo concede l’articolo 49, secondo cui tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente per concorrere con metodo democratico alle elezioni politiche del paese. È lecito creare un’associazione volta a voler cambiare l’Italia, ottenendo più consenso di tutti gli altri partiti. Il metodo con cui il partito concorre deve essere democratico, ma lo statuto può anche non esserlo (spesso gli statuti dei partiti non sono democratici). I partiti sono necessari perché sono solo i partiti ad essere candidabili alle elezioni. Non è per necessità di rappresentanza, ma semplicemente per via della sua funzione pubblicistica. Il partito serve perché può fornire una lista, e senza le liste non è possibile votare. L’associazione è volontaria, e dunque nessuno può essere costretto ad associarsi: era un comportamento tipico dei fascisti durante il regime negli anni 30 quello di costringere tutti i dipendenti pubblici ad aderire al partito fascista se vogliono esercitare la loro professione. Nessuno può più mettere per legge l’obbligo di iscriversi ad un partito. Associazioni vietate dalla legge: Associazioni a delinquere, uomini che si associano per compiere atti che violano la legge penale. Associazioni segrete Associazioni militari che perseguono anche indirettamente scopi politici Partito Fascista, secondo la dodicesima disposizione transitoria finale della costituzione è vietato ricostituirlo. Un’associazione militare può essere di cacciatori che si impegnano a ritrovarsi ogni venerdì per andare a caccia, oppure di boyscout che si impegnano a fare escursioni insieme. Si distinguono in associazioni militari armate e non armate : mentre le seconde sono sempre lecite, (salvo ovviamente se perseguono fini politici), le prime lo sono solo in determinate circostanze.
La Costituzione impone che ci debba sempre essere un sistema elettorale attivo , ma non vincola lo Stato ad adottarne uno in particolare. È vincolante però che le camere siano elette a suffragio universale diretto. Viene da sé che un sistema elettorale può venire abrogato interamente solo nell’atto dell’approvazione di un sistema nuovo che lo sostituisca, o al massimo in una delle sue parti. (ricorda: CIRCOSCRIZIONE = COLLEGIO ELETTORALE. Se è plurinominale vuol dire che determinerà chi andrà a sedersi su n seggi di una delle camere, se è uninominale vuol dire che determinerà chi si siederà su un solo seggio)
Nel 1924 Mussolini fece approvare la legge Acerbo , legge che avrebbe dato al partito avente maggioranza relativa sugli altri un premio di maggioranza pari a 2/3 dei seggi totali: questa legge fu fortemente voluta da Mussolini per assicurare al proprio partito, una volta aver vinto le elezioni, la gran parte dei seggi del parlamento. Quell’anno venne eletto il partito fascista, che abolì di lì a breve tutti gli altri partiti con la formazione del regime totalitario fascista (totalitario perché era fondato su un partito unico), e non ci furono altre elezioni fino al 1946, quando l’Italia era libera dal regime fascista di Mussolini, uscito sconfitto dalla seconda guerra mondiale.
Nel 1946 nasce la Repubblica Italiana e viene approvato questo sistema elettorale (proporzionale). Quando vigeva questo sistema elettivo i partiti politici italiani erano molto stabili: poggiavano le loro basi su un’ideologia distintiva, e non
SECONDA SCHEDA: La scheda proporzionale Con questa si votano i partiti e non più coalizioni, ma solo quelli che nella prima scheda hanno superato la soglia di sbarramento del 4% dei voti. Sotto ogni partito ci sono due nomi bloccati (non si fa preferenza). Visto che i Collegi uninominali della prima scheda avranno spesso e volentieri una vittoria da parte dei partiti maggiori, (grazie alla maggioranza relativa) è stato pensato un sistema di ridimensionamento dei partiti più grandi in questa seconda votazione, chiamato METODO DELLO SCORPORO. Questa cosa si ripete per tutti i collegi uninominali in cui tale partito ha vinto nella prima scheda, e ovviamente i rispettivi voti verranno tolti dalla circoscrizione plurinominale corrispondente al territorio di quei collegi uninominali conquistati. In questo modo i partiti più grandi, che già hanno ottenuto gran parte della camera/senato con la prima scheda, vengono ridimensionati e avvicinati ai più piccoli per consentire loro di ottenere qualche seggio tra quelli che rimangono. Questa seconda scheda costituisce il restante 25% della camera o del senato.
Si ritorna al proporzionale adottato dal 46 al 93 ma vi sono due fondamentali differenze: le liste sono bloccate , non si può esprimere preferenza, e in caso di seggi conquistati dal partito saranno occupati a partire dal primo della lista in ordine fino all’ultimo. Questo sistema introduceva inoltre un premio di maggioranza attribuito su base regionale per le elezioni del senato. La mancanza di preferenze e il cospicuo premio di maggioranza furono considerati incostituzionali nel 2013 dalla Corte Costituzionale. Con questo sistema si aggravò il peso dei Segretari di partito, che non solo (se è il partito di maggioranza) vanno a governare costituendo l’esecutivo del paese ma anche a legiferare (in quanto fanno la lista del loro partito mettendo in cima persone preferite). In seguito venne inserita una clausola di sbarramento tale da redistribuire i voti dei partiti al di sotto di quella soglia. (rimane in vigore fino al 2015 per entrambe le camere, poi rimarrà solo per il Sentato fino al 2017)
Sistema introdotto solo per la Camera dei Deputati e mai effettivamente utilizzato. Introduce un premio di maggioranza diverso da quello del Porcellum, che vale solo per le liste aventi almeno il 37%. In caso in cui non ci sia nessun partito al 37% prevedeva una seconda votazione con una seconda scheda. Esiste inoltre una soglia di sbarramento del 3% per la seconda scheda e si mantiene l’assenza di preferenze. Anche questo verrà considerato parzialmente incostituzionale.
Il sistema oggi vigente per le elezioni di entrambe le Camere è un sistema misto creato sulla base del Mattarellum, sistema che sia la Lega che PD avrebbero voluto tornasse in vigore prima di sostenere il Rosatellum (non accadde poiché gli altri partiti, in particolare il M5S, ritenevano fosse troppo sbilanciato verso il maggioritario uninominale). Entrambe le camere vengono elette per il 37% con un sistema uninominale analogo al mattarellum (si votano però i partiti), mentre il 61% con sistema proporzionale avente clausole di sbarramento al 3% (si votano però le coalizioni). Il restante 2% sarà con sistema proporzionale con preferenze, dipendente dal voto degli italiani all’estero.
Nonostante in Italia non ci sia mai stato Bipartitismo (come negli USA) ci fu invece Bipolarismo.
governo nazionale e quello locale (regioni, province, comuni). Il primo era sempre composto dai 5 partiti (o alcuni di essi)
Democrazia Cristiana, Socialisti, Repubblicani, Liberali, Socialdemocratici, mentre il secondo era prevalentemente Comunista e Socialista (unico in entrambi). Entrambi i poli dunque partecipavano alla vita politica del paese sotto due vesti differenti. Fu criticato perché incentivava il “Consociativismo”. Nei comuni spesso si verificavano episodi sintomatici del “Campanilismo”. Consociativismo tendenza a mettersi d’accordo con dei partiti minori (per questioni strategiche). Per alcuni invece era inteso positivamente, come un dare alle minoranze per prendere decisioni rilevanti. Campanilismo tendenza ad essere avversi nei confronti ai paesi vicini perché motivati da un feroce attaccamento al proprio.
Stessa ideologia Stessa personalità Distinzione Dx/Sx più evidente Distinzione Dx/Sx meno evidente Molto più longevi e con tradizione Meno longevi e no tradizione Cambia tutto post “mani-pulite” (1993), che porta a donazioni non messe a bilancio ed evasione fiscale.
Senato (315, di cui fanno parte anche i senatori a vita , devono avere almeno 50 anni) e Camera dei Deputati (630) sono le due camere del Parlamento. Agiscono in sedute separate, tranne in alcuni casi previsti dalla Costituzione in cui devono effettuare una seduta comune (sono pubbliche ). CASI IN CUI SI RIUNISCE IL PARLAMENTO IN SEDUTA COMUNE: Elezione del Presidente della Repubblica Il suo giuramento di fedeltà alla Repubblica Votazione contro o a favore della messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica Elezione di cinque membri della Corte costituzionale Compilazione di un elenco di 45 cittadini fra i quali estrarne a sorte sedici per integrarli alla Corte costituzionale nei giudizi d'accusa contro il Presidente della Repubblica Elezione di un terzo dei membri del CSM (consiglio superiore della magistratura) La Costituzione impone che tali organi siano eletti a suffragio universale diretto. Hanno due diversi elettorati passivi e attivi. Elettorato attivo = votanti Elettorato passivo = candidati Il Senato viene sempre eletto su base regionale, mentre la Camera su base nazionale. Inizialmente gli eletti al senato restavano senatori per 6 anni, ora entrambe le camere rimangono tali per 5 anni. Ancora adesso in paesi come la Francia le camere si eleggono in momenti diversi perché hanno durate differenti. Vige il BICAMERALISMO PERFETTO le due camere hanno le stesse funzioni e nessuna ha più potere legislativo rispetto all’altra. Hanno pari competenze. Sono improrogabili salvo in caso di entrata in guerra da parte della nazione. Significa che una volta scaduti i 5 anni si sciolgono. Le nuove elezioni devono avere luogo entro 70 giorni dallo scioglimento delle precedenti camere e la prima riunione deve avvenire entro 20 giorni dalla formazione delle nuove. Camera dei Deputati Senato Elettorato Attivo Dai 18 anni in su Dai 25 anni in su Elettorato Passivo Dai 25 anni in su Dai 40 anni in su