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Il professore Luther joerg per l'asame ha fornito domande e risposte possibili riguardanti il diritto pubblico, che deve affrontare l'esame è consigliabile dia uno sguardo.
Tipologia: Prove d'esame
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-Domande diritto pubblico frequentanti a.a. 2015/16 (fonti del diritto – storia – principi - attualità)
UN decreto CORRETTIVO è la correzione di un decreto in vigore.
La riserva di legge, inserita nella Costituzione, prevede che la disciplina di una determinata materia sia regolata soltanto dalla legge primaria e non da fonti di tipo secondario. La riserva di legge ha una funzione di garanzia in quanto vuole assicurare che in materie particolarmente delicate, come nel caso dei diritti fondamentali del cittadino, le decisioni vengano prese dall'organo più rappresentativo del potere sovrano ovvero dal parlamento come previsto dall'articolo 70 Si distinguono, comunque, vari tipi di riserva di legge:
riserva di legge ordinaria: la materia può essere disciplinata dalla legge e da atti aventi forza di legge. assoluta: la materia deve essere regolata integralmente dalla legge. Ad esempio l'art. 13.2[2] ammette restrizioni della libertà personale nei soli casi e modi previsti dalla legge. relativa: i principi sono stabiliti dalla legge, riducendo la discrezionalità dell'esecutivo, che però potrà intervenire dettando la disciplina di dettaglio con propri regolamenti. (es artt. 97.2[3]; 23[4] Cost.) rinforzata: riserve, assolute o relative, dove la Costituzione pone dei limiti alla discrezionalità del legislatore, predeterminando alcuni dei contenuti che la legge deve avere. (art. 16)[5]
riserva di legge formale: nella materia può intervenire la legge del parlamento mentre non possono farlo atti aventi forza di legge, come decreti legge o decreti legislativi, del governo (art. 76[6], art. 77[7]). Di fatto, poi, le materie disciplinate da riserva di legge formale sono quelle coperte da riserva di assemblea (art. 72 comma IV[8]). la riserva di legge formale è tipica dei casi in cui si vuole riservare al solo parlamento la possibilità di adottare un determinato atto, ed è dunque soprattutto utilizzata per quanto riguarda gli atti autorizzatori dell'assemblea. Basti pensare alla legge di bilancio, la cui natura autorizzatoria è sottolineata dalla stessa Costituzione all'art. 81[9]. La stessa ratio impone di considerare riserva di legge formale la conversione di decreti legge, così come la delega della funzione legislativa nel caso di adozione di decreti legislativi: infatti, non fosse imposta una simile riserva, si potrebbe in questi casi procedere con atti aventi forza di legge, falsando in modo inaccettabile la natura dei rapporti tra l'esecutivo e il legislativo.
Esistono anche riserve non a favore della legge ordinaria:
riserva di legge costituzionale (artt. 116[10], 132.1[11], 137[12], 138[13] Cost.), anch'essa tipica dello Stato costituzionale di diritto riserva a favore dei regolamenti parlamentari (art. 64) riserva di giurisdizione: il già citato art. 13.2 non ammette alcuna "restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria (...)"; similmente l'art. 15 ammette limitazioni alla libertà e alla segretezza della corrispondenza "soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria". riserva di regolamento amministrativo: non esiste in Italia, come invece accade in altri paesi
regolamenti governativi, emanati con decreto del presidente della Repubblica; regolamenti ministeriali, interministeriali o del Presidente del Consiglio dei ministri, emanati con decreto ministeriale, interministeriale o del Presidente del Consiglio dei ministri.
Gli atti normativi del Governo assumono il rango di fonte secondaria a condizione che siano espressamente qualificati come regolamenti; in caso contrario, si hanno decreti di natura non regolamentare, la cui natura è oggetto di discussione in dottrina.[1]
Le fonti di diritto complementare
Oltre alla giurisprudenza della Corte di giustizia, le fonti di diritto complementare comprendono il diritto internazionale e i principi generali del diritto. Tali fonti hanno permesso alla Corte di colmare i vuoti lasciati dal diritto primario o derivato.
Nell'elaborare la sua giurisprudenza la Corte di giustizia si ispira al diritto internazionale, cui fa riferimento tramite rinvii al diritto scritto, alla consuetudine e agli usi.
I principi generali del diritto sono fonti non scritte elaborate dalla giurisprudenza della Corte di giustizia. Tali principi hanno permesso alla Corte di creare norme in settori non disciplinati dai trattati.
Consuetudine: comportamento costantemente e uniformemente ripetuto nel tempo, nella convinzione della sua obbligatorietà. Per aversi una consuetudine è necessaria la presenza di due requisiti fondamentali: - "diuturnitas" (prassi) ovvero il protrarsi nel tempo di un determinato comportamento; - "opinio iuris sive necessitatis" ovvero la convinzione da parte degli Stati della giuridica obbligatorietà di un determinato comportamento. Accordi. Fonti previste da accordo: atti di un'organizzazione internazionale, ad esempio le Direttive e i Regolamenti della Comunità Europea o le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, alcuni dei quali sono atti di soft law.
La gerarchia giuridica delle fonti internazionali non è sempre rigida, potendo accadere che una norma di tipo superiore possa essere derogata da una di rango inferiore.
Le fonti inernazuonali che prevalgono su quelle nazionali sono le lleanze e patti CE
Una deroga (o, più raramente, di derogazione), in diritto, indica una situazione in base alla quale una norma giuridica non trova applicazione oppure viene disapplicata in luogo di altra norma, nelle ipotesi stabilite dalla legge. L'abrogazione è l'istituto mediante il quale il legislatore determina la cessazione ex nunc (non retroattiva) dell'efficacia di una norma giuridica. Si distingue dalla deroga (posta in essere da una norma speciale o eccezionale) in quanto una norma "derogata" resta in vigore per la generalità dei casi, mentre una norma abrogata cessa di produrre effetti giuridici. Si distingue dall'annullamento, che priva retroattivamente di efficacia una norma.
la legge potrà essere applicata ai casi sorti prima della sua entrata in vigore SPECIFICANDONE il limite.
l procedimento di 'revisione costituzionale' è disciplinato dall'art.138 della Costituzione. Esso si compone di due fasi: una fase necessaria che si svolge integralmente in Parlamento e una fase eventuale che coinvolge, invece, tutti i cittadini. La fase necessaria Nel corso della prima fase dell'iter legis è prevista una doppia deliberazione da parte dei due rami del Parlamento "ad intervallo non minore di tre mesi" (cd. pausa di riflessione). La prima di queste deliberazioni può essere assunta a maggioranza relativa (è sufficiente, cioè, che i sì superino i no). Nella seconda deliberazione tale maggioranza non è più ritenuta adeguata e per poter procedere alla riforma della Costituzione sarà, quindi, necessario raggiungere un quorum più alto. Qualora il progetto di legge venga approvato da una maggioranza particolarmente ampia, pari almeno ai due terzi dei componenti di ciascuna Camera (maggioranza qualificata), il procedimento si esaurisce: la revisione costituzionale ha avuto successo e bisognerà ora provvedere all'entrata in vigore delle nuove disposizioni. La legge viene, allora, trasmessa al Presidente della Repubblica per la promulgazione e successivamente pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.
La fase eventuale La fase eventuale ha, invece, inizio qualora la legge - anche in una soltanto delle due Camere - sia stata approvata solamente con la maggioranza assoluta (cioè con la metà più uno dei componenti dell'assemblea e non con quella dei due terzi).
In questo caso, il testo, una volta approvato, viene immediatamente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale in modo da darne ampia pubblicità e consentire, nei successivi tre mesi, la possibilità di richiedere un referendum popolare sulla riforma. Ai sensi del secondo comma dell'art. 138 Cost. potranno richiedere referendum: una frazione del corpo elettorale (cinquecentomila elettori), una componente delle autonomie territoriali (cinque consigli regionali), le minoranze politiche (un quinto dei componenti di ciascuna Camera). Com'è evidente il referendum popolare delineato dall'art. 138 è un vero e proprio referendum oppositivo attraverso il quale le minoranze organizzate (nel Paese, sul territorio, in Parlamento) intendono contrastare una revisione della costituzione che, non essendo stata adottata a maggioranza qualificata, potrebbe surrettiziamente incrinare il carattere pattizio della nostra Carta fondamentale. Ma la tensione garantista (il c.d. favor constitutionis) che anima il procedimento di revisione costituzionale è confermata anche da un altro ulteriore elemento: l'art. 138 non contempla (a differenza di quanto previsto per il referendum abrogativo su leggi ordinarie) alcun quorum di partecipazione ai fini della validità della consultazione referendaria. Ciò significa, in altre parole, che anche una ristretta componente di cittadini contrari alla revisione potrebbe, con la propria attiva partecipazione al voto (e 'approfittando' dell'astensione dalla maggioranza degli elettori), sbarrare definitivamente la strada all'entrata in vigore di una legge di revisione costituzionale.
La dottrina si dichiara sottratta ed i principi che «appartengono all’essenza dei valori supremi sui quali si fonda la Costituzione italiana», tra i quali vanno annoverati il principio di sovranità popolare (art. 1 Cost.), quello di unità della giurisdizione costituzionale, quello di unità e indivisibilità della Repubblica, quello di laicità dello Stato (Laicità dello Stato) ecc.
Spetta alla Corte costituzionale
I primi dodici articoli della costituzione pongono i cosiddetti "Principi fondamentali" esso infatti sancisce che "la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo" Il principio di laicità è stato enucleato dalla Corte costituzionale con la nota sentenza n. 203 del 1989; in base ad esso l'ordinamento italiano attribuisce valore e tutela alla religiosità umana come comportamento apprezzato nella sua generalità ed astrattezza, senza alcuna preferenza per qualsivoglia fede religiosa. Principio lavorista, Principio democratico, Principio di uguaglianza, Principio solidarista lo Stato ha il compito di aiutare le associazioni e le famiglie, attraverso la solidarietà politica, economica e sociale (art. 3 II comma, art. 2), Principio dell'unità e indivisibilità della Repubblica, Principio pacifista L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali accetta una limitazione alla propria sovranità nell'intento di promuovere gli organismi internazionali per assicurare il mantenimento della pace e della giustizia fra le Nazioni". I principi relativi alla seconda parte sono di libertà di governo, giustizia è amministrata in nome del popolo I primi quattro titoli della Carta dei diritti fondamentali dell’UE esprimono idee di quali epoche e rivoluzioni?
Le prime idee costituzionali fanno seguito ai moti liberali successivi alla Rivoluzione francese. L’Italia non era ancora uno Stato ma una frammentazione di territori comandati da potenze straniere e da famiglie nobiliari. Lo Stato italiano si sviluppò per successive annessioni al Regno di Piemonte e Sardegna, dopo metà ottocento e la prima Costituzione dello Stato italiano fu lo Statuto Albertino, Costituzione del regno di Sardegna e Piemonte approvato il 4 marzo del 1848. Il regime fascista arrivò al potere verso la fine del 1922 quando Benito Mussolini divenne capo del Governo. Il governo fascista modificò profondamente il sistema costituzionale, approvando leggi contro le libertà e i diritti fondamentali. I partiti antifascisti vennero sciolti, il Parlamento venne limitato nei suoi poteri e in seguito soppresso con l’abolizione della Camera elettiva la quale venne sostituita con la Camera dei fasci e delle corporazioni, i cui membri venivano nominati dal governo.
Il partito fascista venne trasformato in un’istituzione statale e vennero creati i Tribunali speciali per la difesa dello Stato. Corona e Senato, benché limitati non vennero privati dei loro poteri. Dopo la caduta del fascismo, avvenuta con la destituzione di Mussolini ad opera del Gran Consiglio il 25 luglio 1945 e con la fine della Seconda guerra mondiale, i partiti antifascisti fecero sentire tutta la loro autorevolezza chiedendo l’istituzione di un’assemblea costituente per riformare le istituzioni dello Stato.
Essere palestinesi significa affrontare una miriade di limiti ad ogni momento della vita quotidiana. Ci ostacolano il cammino in qualsiasi campo: perdiamo il lavoro, non possiamo viaggiare liberamente, siamo divisi dalle nostre famiglie. Essere palestinesi significa non avere il diritto a tante cose che per chiunque altro nel mondo sono cose del tutto semplici ." Mohammed di Gerusalemme Persecuzione raziale, (ebrei)politica (palistinese), religione(birmania)
Nella Costituzione italiana, il Titolo I si apre con l’art. 13 Cost. it., Sulla libertà personale(16), definendola inviolabile; art. 14 Cost. it. Sull’inviolabilità del domicilio; art. 15 Cost. it. Sulla libertà e segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione inviolabile; art. 16 Cost. it. Sulla libertà di circolazione e soggiorno. Si distinguono dalle singolari libertà individuali, sopra esposte, le libertà collettive(17). Pertanto, l’art. 17 Cost. it. Sul diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi; l’art. 18 Cost. it. Sul diritto di associarsi liberamente; l’art. 19 Cost. it. sul diritto di professare liberamente la propria fede religiosa; art. 21 Cost. it. Sul diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Mentre, l’art. 33 Cost. it. L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento; l’art. 39 Cost. it. Sulla libera organizzazione sindacale; l’art. 41 Cost. it. Sulla libera iniziativa economica privata; l’art. 49 Cost. it. Sul diritto di associarsi liberamente in partiti. La Costituzione è così strutturata
-I problemi frequenti oggi sono legati ai tassi alti di disoccupazione che portano i giovani ad un rallentamento dlla crescita individuale ed a provare sentimenti di frustrazione e fallimento mentre gli adulti ad una vergona e perdita di dignità a causa del fallimentto delle proprie attività ed il non riuscire a campare la famiglie.
In Italia il principio è riconosciuto nell'art. 3 della Costituzione il quale afferma che: « Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali » Quest'articolo esprime il principio di uguaglianza in base al quale non devono essere attuate discriminazioni di alcun genere tra i cittadini. Tale principio può apparire scontato ma ci sono state, anche in tempi recenti, situazioni in cui esso non era assolutamente riconosciuto.aggiungendo poi « È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana »
La parità retributiva a lavoro, parità di opportunità, istruzione, rappresentanza politica
Dipende, può voler dire Agire con ragione, buon senso oppure principio di ragionevolezza, dalla Corte costituzionale inizialmente ricollegato al divieto di discriminazioni arbitrarie di cui all’art. 3 cost.
Il lavoro si garantice incentivando le assunzioni e abbassando l’età pensionabile, abolendo il precariato e il lavoro nero, riducendo l’evasione fiscale.