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diritto romano appunti prof buzzacchi
Tipologia: Appunti
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Non chiede cognitio extra ordinem Non chiede le successioni, il resto chiede tutto il libro. Nel periodo antico, preclassico, classico e postclassico, le fonti di diritto variano. Nel periodo antico prevalgono i mores maiorum, sulla base della tradizione e della consuetudine, i comportamenti tramandati vengono trasformati in norme giuridiche. Nell’età arcaica, la società era molto piccola, composta da gruppi di persone che stavano insieme, come famiglie. Una famiglia nell’epoca arcaica, aveva un capo, i quali aveva figli/e e moglie, e poi gli schiavi. Pater familias, vive dunque con moglie, figlia e schiavi, solitamente persone sopraffatte in guerra. All’inizio il potere ce l’aveva esclusivamente il capo famiglia, esistevano solo 2 livelli, il padre e poi il resto era tutto sullo stesso piano. Le condizioni ovviamente erano pessime per tutti. Nonostante lo stile di vita fosse simile per limitazioni ovvie, il capo famiglia comandava gli altri. L’antico stato si formava con l’’unione di diverse famiglia, i gruppi parentali, questi gruppi si riuniscono e si chiamano GENTES. Si riunivano le famiglie che condividono gli stessi culti, dunque le stesse tradizioni, il culto degli antenati, ereditavi il culto del capo famiglia. Si discendeva da un antenato, le generazioni dopo era dunque gens del capo famiglia da cui avevano ereditato il culto. Durante i funerali per esempio, i discendenti erano soliti usare maschere dei loro antenati. Sembrava di vedere vivi i morti. Il mondo romano non credeva nell’aldilà, credevano nel ricordo, quindi comportarsi bene lasciava un bel ricordo, e le entità numinose erano felici perché c’era equilibrio nell cosmo. Se una persona si comporta in modo scorretto, la sua malvagità si abbatterà sulla stirpe, e dunque gli dei si scaglieranno contro i discendenti. La peggior pena è la damnatio memoriae, ossia cancellare il suo ricordo. I romani credevano che Roma fosse eterna, erano convinti che l’eternità fosse in terra, e che il ricordo fosse ciò che portava all’eterno. Le gentes quando si riuniscono hanno gli stessi diritti. Dalla riunione degli uomini nasce la parola civitas, la più antica forma di stato (devriva da co-virus uomini insieme). Concretamente unione di più gentes. La civitas era l’unione di più gentes, non impotava il territorio, importa che si condividano certe tradizioni e certi diritti. Ovunque andava un uomo, portava il suo diritto ovunque andasse ( principio della personalità del diritto). La civitas sceglie un capo, di solito il più forte, il guerriero. Il capo della civitas prende il nome Rex. Il rex è un capo militare e religioso. Non si è re per discendenza. L’unione dei capi della famiglia costituiscono un’assemblea detta senato, che scelgono il rex. La pronuncia del re si chiama lex, legge. Le leggi del re è una pronuncia del diritto, non perché il re stta creando un diritto nuovo, il re estrapola dalla natura quale è il
diritto, e lo pronuncia dandogli forma. Il diritto è immanente, lui semplicemente lo pronuncia e cogliendolo. Non crea nulla dunque, lui pronuncia un concetto intrinseco alla natura. La natura è come noi la descriviamo, la natura non pensa, gli uomini danno significato alle cose, la natura è come la vede il re, il re interpreta i vari usi dei capi famiglia. Rapporto tra mores maiorum e lex I mores maiorum vengono chiariti dalle interpretazioni dei sacerdoti. Perché loro dicono come interpetare il culto degli antenati, i mores maiorum vengono ovviamente adattati alle esigenze dell’epoca, per esempio la proprietà individuale non c’era bisogno di crearla. I romani quindi non dicono che stanno creando nuove cose, loro giustificano tutto dicendo che è ciò che esprimono i mores maiorum. Tutto questo va bene fino a quando le famiglie sono poche, e la civitas è piccola. I capi famiglia successivamente diventano i patrizi, non si sa l’origine dei plebei, si sa solo che i plebei avevano un culto diverso. Non si capivano perché erano di stirpe diverse, erano vietati addirittura i matrimoni. Nel momento in cui nascono i primi scambi commerciali, i plebei e i patrizi entrano in contatto. Normalmente il diritto utilizzato era quello della civitas in cui si viveva. I plebei si erano avvicinati alle famiglie dei patrizi, e questi ultimi li considerano come clienti, come aiutanti delle famiglie. I patrizi assimilano certe usanze plebee. I plebei volevano sapere cosa volessero i mores maiorum, i patrizi non volevano, si scontrano e finalmente i plebei hanno i loro sacerdoti. I plebei sono i primi ad esigere le leges scritte. La prima fonte scritta del diritto romano sono le 12 tavole incise nel bronzo all’interno del foro. Pubblicate nel 450 a.C. , è una raccolta di norme, non è una vera codificazione, perché non c’è un ordine, sono i vecchi mores maiorum scritti da un’assemblea. Livio racconta le tavole come tutta la fonte del diritto. Le tavole vanno perse, ma grazie alla scrittura dei bambini nelle scuole, frammenti di poeti, è stata fatta una ricostruzione. Da esse estrapoliamo com’era il diritto arcaico. L’interpretazione dei giuristi, definiti prudentes, crea un’altra fonte di diritto, non solo i patrizi potevano diventare giuristi ormai ma anche i plebei. Norme che c’erano nelle tavole Il potere del padre che si chiamava potestà. Il padre era il capo e chiunque era sotto era assoggettato alla potestà paterna, fino a quando il padre moriva. Ciò creava problemi, la vita media durava 40 anni, quindi mediamente un padre moriva quando un figlio aveva 18/20 anni. Tra i poteri del padre c’era anche la possibilità di vendere il figlio, nonostante ciò la potestà era ancora del pater familias. I sacerdoti pongono un tetto massimo di 3