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Appunti per l'esame di diritto scolastico.
Tipologia: Dispense
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Innanzitutto, abbiamo un PRIMO CICLO DI ISTRUZIONE e un SECONDO CICLO DI ISTRUZIONE. Il PRIMO CICLO DI ISTRUZIONE si articola in:
cognitivo, morale, religioso e sociale dei bambini, promuovendo le potenzialità di relazione, autonomia, creatività, apprendimento e assicurare un’effettiva uguaglianza delle opportunità educative tra i bambini. Attraverso le finalità individuate dal legislatore, la scuola dell’infanzia rappresenta un primo momento nel quale il bambino trova nuovi punti di riferimento rispetto a quello della famiglia:
Nel nido nel micro nido vengono accolti i bambini da 3 a 36 mesi. I servizi integrativi sono dei percorsi flessibili, diversificati tra loro, che concorrono alla cura e all’educazione dei bambini, in cui sono accolti i bambini dai 12 mesi ai 36 mesi, affiancati da uno o più educatori in modo continuativo. Le sezioni primavera favoriscono la continuità del percorso ai bambini che vanno dai 24 ai 36 mesi. Scuola dell’infanzia Il segmento successivo è quello della scuola dell’infanzia, che può essere sia scuola statale che paritaria,nella quale si accolgono bambini di età compresa tra i 3 e i 6 anni. La scuola dell’infanzia opera in continuità con i servizi educativi per l’infanzia che li precede e con il primo ciclo di istruzione che segue. LA FIGURA DEL DOCENTE NELLA SCUOLA DELL’INFANZIA Un’importante novità introdotta dalla riforma del 2017, in relazione al sistema integrato da 0 a 6 anni, è quella della definizione di nuovi criteri per diventare insegnanti in questi ambiti. Per diventare insegnanti in questi ambiti abbiamo l’introduzione dell’obbligo della qualifica universitaria e della formazione continua per il personale dei servizi educativi per l’infanzia e della scuola dell’infanzia.
È un percorso che dura 5 anni. Viene denominata scuola primaria dalla riforma Moratti perché si chiamava scuola elementare e rappresenta il primo segmento di istruzione obbligatoria. Dal punto di vista strutturale la scuola primaria si articola in:
Rispetto a questa che complessivamente può essere definita la disciplina contenuta nel testo unico del ’94 (che ha recepito la legge 148 del 1990) ci sono state delle novità da parte dell’attuale legislatore recente. Infatti, l’attuale ordinamento della scuola primaria è disciplinato, oltre che da queste previsioni, anche dai decreti delegati della riforma Moratti e dalla recente riforma Gelmini entrata in vigore a settembre del 2009. La riforma Gelmini, attuata attraverso i DPR 81 e 89 del 2009, è intervenuta e ha operato una sorta di riorganizzazione della rete scolastica e dell’utilizzo delle risorse umane della scuola nell’ottica di una razionalizzazione definendo complessivamente l’aspetto ordinamentale-organizzativo e didattico sia della scuola dell’infanzia che del primo ciclo di istruzione. Rispetto a quell’impianto precedente, attualmente grazie alla riforma Gelmini, si è previsto un intervento sul numero delle classi che è compreso tra i 15 e i 26 alunni elevabile fino a 27 se residuano resti. Le classi che ospitano bambini disabili non possono andare oltre i 20 (limite che è stato confermato dal decreto 66 del 2017 della riforma della buona scuola in materia di inclusione scolastica). Ancora, oggi è prevista l’iscrizione per quei bambini che compiono i 6 anni entro il 31 dicembre dell’anno di riferimento, ma questo termine può essere anticipato al 30 aprile su richiesta delle famiglie. Orario settimanale In merito all’aspetto organizzativo, si è previsto in aggiunta alle 27, alle 30 e alle 40 ore del tempo pieno anche il modello delle 24 ore settimanali. Tale modello corrisponde all’introduzione da parte della riforma Gelmini del modello dell’insegnante unico o prevalente, si tratta di un modello volto a superare il precedente aspetto del modulo; Questo modello del maestro unico o prevalente attivabile a richiesta dalle famiglie, non obbligatorio ma a scelta, dovrebbe essere quel modello da privilegiare nell’ambito delle possibili articolazioni del tempo scuola, tenendo conto sempre il rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche e quindi anche della possibilità che questo tipo di modello venga proposto o meno da parte delle scuole. Alla figura del maestro unico, si devono affiancare altre figure\insegnanti come la maestra di religione, l’insegnante di lingua straniere e l’insegnante di sostengo ove vi sia un alunno disabile. Oggi, quindi, vi sono diversi modelli a scelta per le famiglie:
Dopo la conclusione dell'ultimo anno della scuola primaria, si aprono i 3 anni della scuola secondaria di primo grado. Con la scuola secondaria di primo grado si conclude il 1 ciclo d'istruzione che la costituzione, all'articolo 34 comma 2, definisce come ISTRUZIONE INFERIORE OBBLIGATORIA GRATUITA. L'articolo 34 comma 2 fa riferimento ad una durata di almeno 8 anni di questa istruzione inferiore, il legislatore ha innalzato il livello minimo di durata portandolo a 10 anni. Ad oggi, l'obbligo formativo si assolve fino ai 16 anni (2 anni di secondaria di secondo grado). A questo obbligo scolastico segue l'obbligo formativo dai 16 ai 18 anni. La scuola secondaria di primo grado è un percorso obbligatorio della durata di 3 anni, si articola in:
Anche per questo segmento di istruzione sono state introdotte delle novità dal decreto 62 del 2017 che ha posto nuove regole sia per la valutazione degli studenti che per l’esame di Stato conclusivo. In particolare, per quanto riguarda la valutazione degli apprendimenti questa è competenza dei docenti della classe. Anche in questo caso la valutazione viene espresso attraverso l’attribuzione di un voto in decimi. L'ammissione dell’alunno alla classe successiva o all’esame di Stato avviene con delibera del consiglio di classe, anche nel caso di parziale o mancata acquisizione di livelli di apprendimento, quindi anche nel caso di insufficienza. Anche in questo caso la bocciatura è un’eccezione alla regola della promozione, si devono predisporre percorsi di supporto per colmare le lacune e migliorare i livelli di apprendimento degli alunni. La valutazione del comportamento viene espressa con un giudizio sintetico riportato nel documento di valutazione e quindi scompare la valutazione del comportamento in decimi così come per la primaria. Per quanto riguarda le assenze , risulta necessaria la frequenza minima di almeno tre quarti del monte ore annuale obbligatorio da seguire. Tuttavia, le scuole possono porre delle deroghe a questi limiti in casi eccezionali o documentati (malattia, ragioni gravi). Qualora non si possa procedere alla valutazione perché non ci sono i presupposti per farlo, allora il consiglio di classe delibera la non ammissione dell'alunno. MODALITA’ DI ESAME Il decreto 62 del 2017 attuativo della Buona Scuola della legge 107 del 2015 ha introdotto novità nelle modalità di svolgimento dell'esame di Stato. Modalità che erano state già riviste dalla riforma Gelmini e che poi questo decreto ha modificato. La riforma, a partire dall'anno scolastico 2017/ 2018 prevede che il voto di ammissione all'esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione viene espresso dal consiglio di classe in decimi e deve tener conto anche del percorso scolastico svolto e compiuto dall'alunno. Lo svolgimento di tale esame prevede delle prove scritte ed una prova orale. Le prove scritte sono 3: italiano, matematica e dall'anno scolastico 2018/ 2019 la prova scritta nella lingua straniera. A queste prove scritte si aggiunge un colloquio interdisciplinare volto a valutare non solo le conoscenze acquisite dall'alunno durante il triennio, ma anche per accertare determinate competenze trasversali come la capacità di fare collegamenti tra gli
Si ha una coincidenza tra secondo ciclo di istruzione e scuola secondaria di secondo grado. Il ciclo che dura 5 anni e, a differenza del primo ciclo di istruzione, non presenta il carattere della gratuità. La riforma Moratti
Riforma Gelmini Altra riforma complessiva e più organica operata dalla riforma Gelmini è la drastica ripartizione dell'intero comparto degli indirizzi in cui si articolava questo ciclo d'istruzione a soli 20 indirizzi di coordinamento, quali obbligatori e unitari su tutto il territorio nazionale. La Gelmini alleggerisce gli anni di studio sia per il numero di materie previste (alleggerimento dei piani di studio) sia per l'estensione oraria, pur lasciando all'autonomia delle istituzioni scolastiche la possibilità di arricchire il curriculo con attività e insegnamenti facoltativi. In merito all'orario , la riforma prevede un tetto massimo di 30/32 ore settimanali che poi le scuole nell'ambito della loro autonomia organizzativa possono fissare unità di insegnamento non coincidenti con i 60 minuti (quindi anche al di sotto della frazione oraria) anche se poi comunque complessivamente l'orario delle lezioni dovrà corrispondere al monte ore annuale assegnato a ciascun corso di studi, monte ore annuale che viene calcolato su ore di 60 minuti. Contestualmente a questo snellimento generale dei percorsi della scuola secondaria superiore, la Gelmini prevede l'obbligatorietà dell'insegnamento della lingua inglese per tutto il compendio in ogni istituto superiore italiano.
Si tratta di percorsi professionalizzanti che danno competenze tecniche per il collegamento con il mondo delle professioni. La Gelmini prevedeva un collegamento più organico di questi percorsi con il mondo del lavoro prevedendo una serie di tirocini stage ed alternanza scuola/lavoro la quale prevedeva un numero di 400 ore che oggi è stato ridotto 150. I percorsi degli istituti tecnici si concludono con un esame di stato al superamento del quale viene rilasciato il diploma di istruzione tecnica, diploma che dà accesso alle università, agli istituti di alta formazione artistica musicale e coreutica ed agli istituti tecnici superiori oltre naturalmente ai percorsi di istruzione e formazione tecnica Superiore. Si tratta di una serie di possibilità di proseguimento degli studi. Istituti professionali: Infine gli istituti professionali, sono stati riformati di recente dalla riforma della buona scuola con il decreto 61 del 2017. Già la riforma Gelmini aveva operato un grande riordino degli istituti professionali qualificandoli come percorsi quinquennali, operando una forte semplificazione degli indirizzi portandoli da 28 iniziali a 6 indirizzi nell'ottica di una migliore razionalizzazione di questi percorsi rispetto agli istituti tecnici perché talvolta c'erano delle sovrapposizioni tra istituti tecnici e istituti professionali e sovrapposizioni anche con il sistema regionale dell'istruzione e formazione professionale. Con la riforma della Buona scuola, gli istituti professionali diventano "scuole territoriali dell'Innovazione" , vengono concepite come laboratori di ricerca, di sperimentazione, di innovazione didattica. Si tratta di percorsi sperimentali, laboratoriali perché valorizzano molto le attività pratiche e si propongono metodologie didattiche innovative, anche più in linea con le indicazioni provenienti dal sistema unitario europeo. Tale decreto concepisce queste scuole come laboratori di apprendimento pratico- esperienziale, di apprendimento di quel tipo di professione al quale si è orientati. Il decreto prevede 11 indirizzi di studi: sviluppo rurale, valorizzazione dei prodotti del territorio, gestione delle risorse forestali montale, pesca commerciale e produzioni ittiche, industria e artigianato per il made in Italy, manutenzione e assistenza tecnica, gestione delle acque e risanamento ambientale, servizi commerciali, enogastronomia e ospitalità alberghiera, servizi culturali e di spettacolo, servizi per la sanità e l'assistenza sociale, albi ausiliari delle professioni sanitarie, prodotto tecnico e ottico. Una serie di nuovi indirizzi individuati che arricchiscono i percorsi professionali. Tra le altre novità della riforma della buona scuola si prevedono: percorsi di apprendimento personalizzati , con figure di docenti tutor che lavorano con i singoli studenti per motivare, orientare e costruire questo percorso formativo volto a creare un raccordo poi con il mondo delle professioni. Il progetto formativo individuale (PFI) che viene elaborato dal consiglio di classe, il quale elabora un bilancio personale dei saperi e delle competenze acquisite dallo studente durante tutte queste attività anche laboratoriali, quindi anche in maniera informale.
Altra caratteristica è quella di rafforzare il raccordo fra il sistema di istruzione e quello del mondo delle professioni , con l'alternanza scuola lavoro intesa come esperienza di apprendistato e di esperienze lavorative che possano arricchire il bagaglio formativo professionalizzante dello studente. Anche questi percorsi degli istituti professionali si concludono con un esame di Stato, al cui superamento si ottiene il diploma di istruzione professionale. Il diploma di istruzione professionale costituisce il titolo per l'accesso all'università, istituti di alta formazione artistica musicale e coreutica, per l'accesso agli istituti tecnici superiori (=ovvero quegli istituti al termine dei quali alla fine del percorso si persegue un diploma tecnico superiore dopo un periodo biennale e danno un titolo all'accesso anche ai percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore -sono percorsi di 800-1000 ore idonei a far acquisire una specializzazione tecnica superiore. (acronimo:IFTS) VALUTAZIONE Anche su questo segmento di istruzione superiore la Riforma della Buona Scuola introduce novità in tema degli apprendimenti e dell'esame conclusivo del percorso, prevedendo la revisione complessiva delle modalità di svolgimento degli esami di stato. Questa nuova disciplina riguarda tutti i percorsi di istruzione superiore, sia il sistema dei licei che gli istituti tecnici e professionali, ed è una normativa che è in vigore a partire dal 1 settembre 2018. Le novità sono la valutazione degli alunni in merito alla valutazione del comportamento che viene espressa in decimi, il voto numerico è riportato anche nel documento di valutazione e incide sulla determinazione dei crediti scolastici. Se lo studente ottiene una valutazione del comportamento inferiore a 6 decimi, nello scrutinio finale non viene ammesso (incide ai fini dell'ammissione) alla classe successiva o all'esame di maturità. La non ammissione viene decisa dal consiglio di classe di fronte a quegli studenti ai quali sia stata applicata durante l'anno una sanzione disciplinare. La valutazione negativa deve essere sempre motivata e verbalizzata dal consiglio di classe. CERTIFICAZIONE DELLE COMPETENZE È prevista la certificazione delle competenze , che completa il percorso scolastico dell'alunno, volta a sottoscrivere l'assolvimento dell'obbligo di istruzione dell'alunno, viene prevista alla fine del secondo anno della scuola secondaria di secondo grado. Ha carattere informativo e non di valutazione vera e propria. CREDITI SCOLASTICI La scuola secondaria di secondo grado prevede un sistema di crediti scolastici, cioè un punteggio riconosciuto agli studenti in base al merito e in relazione all'andamento degli studi durante il triennio. Tale sistema di crediti prevede che il punteggio attribuito allo
In Italia, il provvedimento normativo che ha istituito il sistema nazionale per la valutazione è stato il decreto 258 del 1999 (attuativo della Bassanini). Questo sistema nazionale per la valutazione è stato poi aggiornato dalla Moratti che ha riordinato tale sistema e ha ridenominato l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione, l ’invalsi , dando il compito di verificare periodicamente la conoscenza e l’abilità degli studenti su tutto il territorio nazionale, per poter verificare la qualità complessiva dell’offerta formativa delle istituzioni scolastiche. Accanto a questo compito generale, l’istituzione nazionale di valutazione ha anche il compito di: Attività di formazione del personale della scuola e del dirigente scolastico Fornire supporto alle istituzioni scolastiche per svolgere attività autonome di monitoraggio (per poter comprendere eventuali motivi di insuccesso formativo e di dispersione scolastica), di valutazione e di autovalutazione. Un ulteriore riforma che ha attuato delle modifiche su questo sistema di valutazione è la Gelmini che ha assegnato ulteriori compiti alle Invalsi ed ha ridefinito il sistema nazione di valutazione articolandolo in una serie di utenti pubblici. Sulla base del D.L. del 2020 ( pacchetto Gelmini ), il sistema nazionale di valutazione è formato da: L’INDIRE (è l’istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa) è un ente che svolge un’attività di sostegno per tutti quei processi di innovazione nella formazione e nell’educazione. INVALSI: oltre ai vecchi compiti, si occupa di predisposizione di prove di valutazione e apprendimenti, sia per il primo ciclo che per il secondo. Costituiscono un requisito di ammissione all’esame di Stato. Restando in tema di valutazione, altro suo profilo riguarda la: Valutazione dell’insegnamento dei docenti. Su questo punto, la riforma della Buona Scola (2015) ha introdotto il bonus docente come strumento di valorizzazione del compito del docente. Questo bonus era un incentivo accessorio e aggiuntivo allo stipendio, dato al docente meritevole da parte del dirigente. La carta del docente è diversa dal bonus docente. La carta del docente riguarda i 500 euro l’anno con cui il docente può acquistare libri o materiali volti al miglioramento della formazione e dell’insegnamento. Il bonus docente È stato messo in discussione a causa di favoritismi ed è stato abolito dalla legge bilancio 160 del 2019.
Autovalutazione (è la valutazione interna della scuola) tiene conto dell’individuazione di aspetti critici caratterizzanti l’istituto e l’attivazione di attività\provvedimenti volti a migliorare quelle criticità. Un primo provvedimento su questo aspetto è stato da un allegato del DPR 275 del 1999 (che ha dato attuazione all’autonomia scolastica), in cui l’autovalutazione viene definita come un processo autoregolativo con il quale le scuole possono misurare il raggiungimento di certi livelli di competenza, efficienza ed efficacia raggiunti rispetto ai livelli standard nazionali. A partire poi dal DPR 80 del 2013, che prevede il regolamento del sistema nazionale di valutazione, è stato attivato il procedimento di autovalutazione delle istituzioni scolastiche. Questo vede il coinvolgimento sia della scuola che attua il processo di autovalutazione (RAV) interna, sia dei nuclei di valutazione che attivano un’autovalutazione esterna. Questo rapporto tra i due (scuola e nuclei) permette di individuare meglio le criticità dell’istituto e di ricercare strategie di miglioramento. A questo aspetto di autovalutazione è legato il PTOF che contiene anche un’autovalutazione con le criticità presentatesi nel triennio e la predisposizione di azioni di miglioramento. A causa della pandemia, sono state emesse delle deroghe anche sul tema della valutazione, in particolare in termini di revisione delle criticità e degli obiettivi. Oltretutto è stato richiesto un allegato al PTOF, aggiornato, su cui riportare il piano scolastico per la didattica digitale integrata (DDI). Oltre a ciò, un’altra deroga riguardante il PTOF verte sulle competenze educative trasversali dell’educazione civica.