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Discorso di laurea depressione peripartum, Prove d'esame di Psicologia Generale

Riassunto della mia tesi statistica sulla depressione peripartum e postpartum maschile e femminile. Psicologia dello sviluppo infantile

Tipologia: Prove d'esame

2020/2021

Caricato il 21/04/2021

Bibis93
Bibis93 🇮🇹

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La mia tesi esamina la depressione peripartum e la regolazione degli affetti durante gravidanza, che
secondo il mio parere rappresenta un argomento sempre attuale e di grande importanza.
Si crede erroneamente che la maternità debba essere un momento naturale e facile per la donna, che deve
essere sempre felice di dedicarsi completamente al proprio bambino.
Invece la genitorialità comporta lo stravolgimento del proprio ruolo all’interno della famiglia: da figlio
si diventa genitore e da “coppia” si diventa “triade”. La maternità quindi implica un’intensa esperienza
sul piano emotivo e psicologico: diventare genitori è parte del processo di responsabilizzazione e di
crescita, in quanto bisogna confrontarsi con le proprie figure di accudimento per elaborare un modello
da seguire e da attuare con il proprio bambino.
La donna è chiamata a riorganizzare la propria vita a causa dell’aumento del carico di lavoro, poiché le
pratiche di allevamento assorbono 24h su 24; l’uomo invece sta entrando in una crisi di ruolo a causa
della mancata identificazione con il proprio padre, criticato per l’eccessivo carattere autoritario e per la
mancanza della vicinanza affettiva. I nuovi padri cercano infatti di essere più presenti nella quotidianità,
svolgendo una maggiore funzione di accudimento e basando il proprio rapporto con il figlio su una più
stretta relazione affettiva.
Durante la gravidanza molte donne possono sembrare più stressate emotivamente, manifestando ansia,
labilità dell’umore e preoccupazioni riguardanti i cambiamenti del proprio corpo ed il benessere del feto.
La depressione post partum colpisce circa il 10 - 15% delle donne, da distinguersi dal “baby blues” che
può verificarsi in più del 70% delle donne e rappresenta una condizione piuttosto comune di adattamento
della neomamma alla nuova condizione familiare. Essa è caratterizzata da malinconia, irritabilità,
inquietudine e solitamente svanisce entro le prime due settimane dal parto. La sua insorgenza, così come
per la depressione post partum, è dovuta principalmente al drastico cambiamento ormonale nelle ore
successive al parto e alla spossatezza fisica e mentale causata dal travaglio. La depressione peripartum
causa molta sofferenza sia nella donna che nel partner e può influenzare negativamente lo sviluppo e
l’accudimento del bambino, per questo bisogna agire prontamente qualora vengano individuati i primi
sintomi. Uno stato di depressione materna infatti si può tradurre in complicanze neonatali, in una scarsa
cura della donna verso di sé, nell’uso di alcol o sostanze (anche durante la gravidanza), in scarse cure
verso il nascituro, o al contrario nell’iper-controllo di tutto ciò che lo riguarda.
Uno dei migliori metodi di prevenzione è sicuramente la condivisione di timori e problematiche con il
partner o con i propri familiari, oltre che con lo staff medico che segue la gravidanza. Il padre deve
inoltre garantire il soddisfacimento dei bisogni primari (come casa e cibo) e proteggere il proprio nucleo
familiare, oltre a sostenere la compagna durante i forti cambiamenti come la nascita di un bambino o
l’emancipazione dei figli adolescenti.
Un bambino, per poter crescere in modo sano, ha bisogno di una relazione di attaccamento di tipo sicuro
con la sua figura di accudimento primaria. L’attaccamento implica la ricerca di una base sicura, la ricerca
della vicinanza con il caregiver e la protesta per la separazione da esso.
L’attaccamento è uno dei principali sistemi motivazionali che organizzano lo sviluppo del bambino: in
modo specifico, regola il sentimento della paura ed aiuta l’infante ad imparare a gestire le proprie
emozioni, anche in relazione con altre persone.
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La mia tesi esamina la depressione peripartum e la regolazione degli affetti durante gravidanza, che secondo il mio parere rappresenta un argomento sempre attuale e di grande importanza. Si crede erroneamente che la maternità debba essere un momento naturale e facile per la donna, che deve essere sempre felice di dedicarsi completamente al proprio bambino. Invece la genitorialità comporta lo stravolgimento del proprio ruolo all’interno della famiglia: da figlio si diventa genitore e da “coppia” si diventa “triade”. La maternità quindi implica un’intensa esperienza sul piano emotivo e psicologico: diventare genitori è parte del processo di responsabilizzazione e di crescita, in quanto bisogna confrontarsi con le proprie figure di accudimento per elaborare un modello da seguire e da attuare con il proprio bambino. La donna è chiamata a riorganizzare la propria vita a causa dell’aumento del carico di lavoro, poiché le pratiche di allevamento assorbono 24h su 24; l’uomo invece sta entrando in una crisi di ruolo a causa della mancata identificazione con il proprio padre, criticato per l’eccessivo carattere autoritario e per la mancanza della vicinanza affettiva. I nuovi padri cercano infatti di essere più presenti nella quotidianità, svolgendo una maggiore funzione di accudimento e basando il proprio rapporto con il figlio su una più stretta relazione affettiva. Durante la gravidanza molte donne possono sembrare più stressate emotivamente, manifestando ansia, labilità dell’umore e preoccupazioni riguardanti i cambiamenti del proprio corpo ed il benessere del feto. La depressione post partum colpisce circa il 10 - 15% delle donne, da distinguersi dal “baby blues” che può verificarsi in più del 70% delle donne e rappresenta una condizione piuttosto comune di adattamento della neomamma alla nuova condizione familiare. Essa è caratterizzata da malinconia, irritabilità, inquietudine e solitamente svanisce entro le prime due settimane dal parto. La sua insorgenza, così come per la depressione post partum, è dovuta principalmente al drastico cambiamento ormonale nelle ore successive al parto e alla spossatezza fisica e mentale causata dal travaglio. La depressione peripartum causa molta sofferenza sia nella donna che nel partner e può influenzare negativamente lo sviluppo e l’accudimento del bambino, per questo bisogna agire prontamente qualora vengano individuati i primi sintomi. Uno stato di depressione materna infatti si può tradurre in complicanze neonatali, in una scarsa cura della donna verso di sé, nell’uso di alcol o sostanze (anche durante la gravidanza), in scarse cure verso il nascituro, o al contrario nell’iper-controllo di tutto ciò che lo riguarda. Uno dei migliori metodi di prevenzione è sicuramente la condivisione di timori e problematiche con il partner o con i propri familiari, oltre che con lo staff medico che segue la gravidanza. Il padre deve inoltre garantire il soddisfacimento dei bisogni primari (come casa e cibo) e proteggere il proprio nucleo familiare, oltre a sostenere la compagna durante i forti cambiamenti come la nascita di un bambino o l’emancipazione dei figli adolescenti. Un bambino, per poter crescere in modo sano, ha bisogno di una relazione di attaccamento di tipo sicuro con la sua figura di accudimento primaria. L’attaccamento implica la ricerca di una base sicura, la ricerca della vicinanza con il caregiver e la protesta per la separazione da esso. L’attaccamento è uno dei principali sistemi motivazionali che organizzano lo sviluppo del bambino: in modo specifico, regola il sentimento della paura ed aiuta l’infante ad imparare a gestire le proprie emozioni, anche in relazione con altre persone.

Dai risultati della Adult Attachment Interview, di Mary Main, è emerso che, nel 75% dei casi, la qualità della relazione con la propria madre sembra essere correlata con la qualità della relazione con i propri figli. Il tipo di attaccamento può, quindi, trasmettersi di generazione in generazione. La sessualità durante la gravidanza risulta ancora essere un tabù. La causa più frequente della riduzione dell’attività sessuale è la paura infondata di nuocere al bambino, essa infatti non provoca aborti spontanei e in alcun modo influisce sul feto, a meno che non si abbiano complicazioni come parto prematuro o problemi di placenta. Durante il primo trimestre di gestazione la labilità emotiva, l’ansia, la nausea, il petto dolorante e la sonnolenza influiscono negativamente sulla sessualità e sulla libido delle donne. Durante il secondo trimestre di gestazione l’attività sessuale si normalizza, per poi avere un ulteriore calo durante il terzo trimestre a causa dei dolori fisici e della preoccupazione di nuocere al bambino. Inoltre la donna si sente meno attraente, a causa dell’affaticamento fisico e degli ostacoli fisici come il pancione. Bisogna promuovere l’informazione soprattutto durante le visite ostetriche, in modo da garantire una maggiore soddisfazione all’interno della relazione con il partner e ridurre, così, i fattori che potrebbero portare ad una depressione post natale sia della madre che del padre. L’ultimo capitolo della mia tesi affronta l’alessitimia ed i problemi legati ad essa. Letteralmente “ alessitimia ” significa “ mancanza di parole per le emozioni ”: è un disturbo della regolazione affettiva, che comporta l'incapacità di riconoscere e di descrivere verbalmente gli stati emotivi propri e altrui. L’alessitimia è un disturbo che può svilupparsi anche in seguito a gravi traumi (maltrattamenti o abusi sessuali) o a malattie che portano a uno stato di pericolo di vita come cancro o trapianto. Le persone gravemente alessitimiche possono arrivare addirittura a non distinguere la rabbia dalla fame e raramente provano emozioni positive come gioia o amore. Secondo Bion, un importante psicoanalista britannico, le emozioni vengono espresse fin dalla nascita per poi essere contenute e regolate dalla madre. La regolazione affettiva è quel processo che controlla le emozioni che proviamo e, quando necessario, ci permette di creare un passaggio da uno stato emotivo ad un altro; ad esempio in caso di pericolo iniziamo a provare paura ed il nostro organismo attiva tutti quei processi indispensabili per salvaguardare la nostra incolumità: aumentano il battito cardiaco e la respirazione in modo da preparare il corpo alla fuga o ad un eventuale attacco, rendendoci più reattivi, grazie anche all’adrenalina. Se tale regolazione viene a mancare, si possono sviluppare dei disturbi che comprendono incapacità di relazionarsi con gli altri, malattie somatiche, dipendenza da sostanze, disturbi alimentari o comportamenti sessuali a rischio. E’ quindi importante che il caregiver doni la giusta attenzione a tutti i bisogni del bambino e risponda adeguatamente, in modo da consentirne un sano sviluppo. Sabrina Ruggeri