


















Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Riassunto libro usato per esame
Tipologia: Sintesi del corso
1 / 26
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!



















1.Il senso del documentare a scuola Se si considera l'utilizzo che viene fatto a scuola del termine documentazione si riscontra una pluralità di significati: spesso si confonde il documento con il processo di documentazione oppure con questo termine ci si riferisce alla compilazione di format preimpostati o ad'azioni burocratiche e solo in rare occasioni si fa riferimento a una raccolta ponderata di informazioni che descrivono l'azione concreta di insegnanti e bambini nella scuola. Il dizionario di pedagogia e scienze dell'educazione intende la documentazione << come l'insieme dei dati, delle descrizioni, delle memorie, e di qualsiasi altro mezzo capace di riprodurre sia pure sinteticamente un evento, un'esperienza, una ricerca, usati allo scopo di renderli noti>>. DOCUMENTAZIONE: rappresentazione di ogni situazione attraverso dati, descrizioni o ricordi con il preciso scopo di renderla comunicabile agli altri. Elemento centrale: INTENZIONALITA’, l'azione del documentale è frutto di un atto soggettivamente selettivo di dati e conoscenze Raccolta e selezione non bastano -> riguardano più aspetti legati al fare. Documentare è un'attività anche legata al pensare ovvero è un esercizio del pensiero del docente che a partire da quanto raccolto e selezionato costruisce un'interpretazione dell'esperienza o del fenomeno rappresentato. Maselli afferma che il processo di documentazione sottintende un soggetto che intraprende un'azione ed è descrivibile come una modalità di rielaborazione dell'esperienza sviluppata nella direzione della ricerca dei modi per raccogliere, riorganizzare e condividere l'esperienza stessa. La documentazione è un atto soggettivo e intenzionale che però nel momento in cui rende pubblico il nuovo prodotto trascende l'intenzionalità di partenza e attiva una pluralità di funzioni dipendenti da altri soggetti. Documentare implica farsi capire dagli altri. Spesso ci si dimentica di quanto possa essere importante la condivisione di esperienze e saperi con diversi membri del sistema scolastico e infatti il rischio di quando si documenta e di cadere in racconti sterili che non mostrando il perché delle scelte difficilmente risultano comprensibili e accessibili a chi non ha preso parte direttamente all'esperienza scolastica. Dalle indicazioni nazionali il mandato della scuola è quello di insegnare il saper stare al mondo difatti è strettamente correlata alla società in cui opera e non può trasmettere solo cultura ma deve costruirla interpretando il valore
della partecipazione in connessione con quanto la circonda. In questo modo la documentazione rende permeabili le pareti della classe della scuola. In una cornice in cui la documentazione è intesa come pratica che necessita di un momento di pubblicazione e divulgazione per potersi trasformare in un atto di ricerca e attribuzione di significati è utile richiamare il lavoro di Tonelli che focalizza l'attenzione sulla dimensione personale di tale processo affermando che il primo destinatario della comunicazione è l'insegnante stesso. Tonelli-> dice che dopo il primo giorno di scuola al termine della giornata si è fermato un attimo con i bambini per appuntarsi l'andamento della giornata e le attività svolte e i vari avvenimenti e questo mettere ordine alla molteplicità degli eventi l'ha spinto a scrivere il diario di scuola. Emerge Un'insegnante che sente il bisogno di fermarsi e pensare all'esperienza educativa per poterla analizzare e rielaborare. Spesso gli insegnanti sostengono di essere inghiottiti dalla densità di questo fare che penalizza il pensare e il riflettere dato che non permette di creare spazi di lavoro finalizzati anche alla definizione di pensieri che servono per orientare la didattica. La documentazione permette di riconnettere ciò che si fa a scuola, di renderlo significativo, rilanciando la motivazione nel fare e nel ricercare strade diverse per farlo. La documentazione si inserisce quindi tra il fare e il pensare come possibilità di recuperare tornare su quanto fatto come un esercizio di pensiero volto alla crescita professionale. La documentazione quindi si configura come un processo che guarda al passato e si mostra come traccia per raccontare all'esterno la vita degli attori della scuola ma allo stesso tempo è orientata al futuro, infatti, la riflessione che l'insegnante può formulare sulle informazioni raccolte consente di individuare nuove piste di lavoro e di elaborare la costruzione di nuovi significati. Per esaminare in modo più dettagliato i diversi modi in cui può essere declinata la pratica di documentazione a scuola e opportuno esplorare i cambiamenti che l’hanno interessata nel corso degli ultimi anni offrendone una rappresentazione diacronica per comprendere meglio il significato che la documentazione riveste nella scuola di oggi. 1.2 documentazione nella normativa: un ponte tra dentro e fuori la scuola. Ø L. 4 agosto 1977, n.517. Introduce in Italia la cultura della documentazione (si impone a insegnanti di documentare la propria programmazione didattica pensandola come «documento sociale») -> c'è quindi un nesso tra
scopi e gli obiettivi scegliendo che cosa rappresentare e attribuendo valore e tenendo in debita considerazione destinatari. E quindi chiamato a favorire negli alunni processi di autovalutazione. Per far ciò però l'alunno deve essere direttamente coinvolto nella pratica di documentazione. Ø Indicazioni Nazionali 2012. Documentazione come strumento che aiuta il monitoraggio continuo del processo di apprendimento -> al docente compete la cura della documentazione. La documentazione diventa il terreno di lavoro che consente di allestire le condizioni per la partecipazione degli allievi al processo di insegnamento- apprendimento. La partecipazione degli alunni è da leggere come un essere parte in modo attivo ed essenziale. Si tratta quindi di concepire la documentazione nell'ottica di un monitoraggio nel percorso didattico realizzato e al contempo dell'insieme dei diversi percorsi di apprendimento degli alunni. Documentare consente di rendere visibile e condivisibile quello che il docente ritiene importante per il processo di apprendimento e quello che i bambini evidenziano come significativo del proprio processo di scoperta. Condividendo la documentazione con i bambini si fornisce loro la possibilità di autovalutarsi e di ricostruire il senso del proprio apprendimento e ciò significa mettere a loro disposizione una finestra di analisi del proprio percorso all'interno del gruppo e accompagnarli nel riconoscere le proprie strategie apprenditivi le quali nella condivisione divengono patrimonio di tutti. Ø Indicazioni Nazionali e nuovi scenari (Miur, 2018). Strumenti di documentazione favoriscono raggiungimento obiettivi di cittadinanza.
1. 3 i docenti e la documentazione La competenza documentativa sul piano della prassi didattica continua a essere percepita come una componente accessoria della professionalità docente e negli ultimi anni si è parlato di documentazione a scuola frequentemente infatti termini come PTOF (piano triennale dell'offerta formativa), PDM (piano di miglioramento) e RAV (rapporto di autovalutazione) hanno riportato l'attenzione su questa pratica. La documentazione spesso viene percepita dagli insegnanti come indigesta poiché è riferita a processi burocratici e da un lato provoca quello che è stato definito come un legittimo fastidio legato a compiti da eseguire che non incontrano alcun riconoscimento professionale e riscontro individuale o nell'istituzione scolastica e dall'altro spinge gli insegnanti ad avere un atteggiamento sospettoso o di disinteresse
nei confronti delle pratiche documentative. Maviglia ha individuato 5 diversi atteggiamenti che i docenti possono avere di fronte al processo documentativo:
la comunicazione e il rapporto con le famiglie. Il PTOF come il RAV e il PDM sono pensati per rendere visibili quelle collaborazioni e connessioni dirette e indirette che la scuola instaura quotidianamente con soggetti esterni che costituiscono le condizioni di possibilità per dare vita ai senso alla comunità educante. È un concetto che necessità di azioni concrete per aiutare la scuola a rispondere al suo mandato ovvero consentire a tutti i bambini di saper stare al mondo, a scuola e in mezzo alla società. È importante la circolarità della comunicazione dei diversi soggetti coinvolti che è resa possibile da un impianto documentale. Per poter dare vita alla comunità educante la condivisione della documentazione diviene un fattore cruciale perché permette di condividere e far comprendere ciò che apprendono e vivono i bambini e bambine dentro le mura scolastiche. La documentazione è un ponte che fa entrare genitori e famiglie dentro gli apprendimenti dei figli.
parte del docente per ricostruirlo e risignificarlo, Si può parlare di questo punto di vista di un'analisi finalizzata ad aumentare la consapevolezza professionale del docente per valutare l'azione e riprogettarla. L'innovazione parte documentandola quotidianità didattica e rileggendo i materiali raccolti solo così è possibile far emergere gli impliciti del proprio agire educativo e attivare con la presa di coscienza in grado di modificare la pratica didattica e l'innovazione si traduce anche nel cambiamento che innesca nei percorsi di insegnamento e apprendimento progettati in un certo momento che poi grazie a un'analisi della documentazione possono prendere strade impreviste ma altrettanto valide.
capacità di assumere uno sguardo sui materiali raccolti con l'obiettivo di ragionare sulle motivazioni che hanno orientato l'azione didattica selezionata; è uno sguardo diretto interrogare l'individualità professionale del singolo insegnante e riveste un ruolo fondamentale per attribuire significato alle scelte effettuate tanto a quelle compiute in aula. Si può affermare che la funzione ermeneutica contribuisce alla postura documentativa nella misura in cui favorisce una comprensione critico-riflessiva da parte dell'insegnante delle proprie peculiarità professionali ovvero dei punti di forza e di debolezza del proprio stile di insegnamento. Considerare la funzione di ricerca in rapporto alla postura documentativa significa portare l'attenzione anzitutto sugli aspetti di sviluppo professionale promossi dall'abitudine a documentare con rigore e accuratezza tanto il rapporto al singolo insegnante quanto rispetto ai trasformazioni riguardanti la cultura pedagogica di un gruppo di insegnanti o di una scuola. Sia la funzione ermeneutica sia quella di ricerca consentono di qualificare la postura documentativa come un tratto professionale senza il quale non è possibile favorire quel processo conoscitivo che nasce dalla pratica e che abbiamo chiamato sapere della pratica contrapponendolo al sapere per la pratica. Queste funzioni non sono tuttavia sufficienti a definire la postura documentativa è infatti la funzione comunicativa che consente di cogliere pienamente il senso di questo tratto professionale e di leggerlo in continuità con il mandato della scuola a cui si è poco sopra fatto riferimento. Questa funzione riguarda l'intenzionalità dell'insegnante rivolta all'uso di alogico dei materiali che non sono mai pensati solamente per un'analisi e una riflessione individuale ma per favorire un confronto e una circolarità di idee. A differenza della postura di ricerca possiede una più nota tradizione teorica la postura documentativa che qualifica il ruolo dell'insegnante a partire da quest'ultima dimensione pubblica e comunitaria chi contraddistingue l'azione educativa. 2.2 pensare e progettare il processo di documentazione per esplorare l'effettivo esercizio della postura documentativa può risultare utile ragionare sulle modalità con cui avviare dei processi documentativi significativi per le insegnanti che permettono loro di trarre beneficio dalla fatica. Questo beneficio può essere più facilmente correlato all'uso comunicativo ed ermeneutico della documentazione. È probabile che un'insegnante tragga dei vantaggi professionali o un riconoscimento del suo lavoro da parte delle famiglie se sceglie di condividere con essa la trascrizione di una discussione condotta con i bambini. La funzione di ricerca necessita di una più radicata abitudine a raccogliere dati documentativi e ad
analizzarli con uno sguardo scientifico volto alla comprensione del processo di insegnamento-apprendimento e guidato da accurate scelte metodologiche. Un supporto utile per l'avvio di un processo documentativo può aggiungere da uno schema che riunisce alcune domande guida e fasi di lavoro. Può aiutare a comprendere i diversi momenti della pratica documentativa e accompagnare la riflessione sul senso e sulle funzioni di tale esperienza professionale. Ed è da intendersi come un'insieme ragionato di questioni volte a interrogare le intenzioni del docente durante il processo documentativo e le domande che seguono sono presentate secondo un ordinamento cronologico che racchiude alcuni importanti vincoli strutturali. Per agevolare e comprendere i legami logici e temporali che possono essere istituiti tra le domande può essere utile distinguere quattro fasi principali del processo documentativo:
diverse sfaccettature del lavoro documentativo ed individuarne gli snodi cruciali e ciascuno è dotato di una certa autonomia. Gli interrogativi nel loro essere riuniti in un unico percorso composto da 5 fasi consentono anche di mettere a fuoco il significato più profondo del documentare a scuola che non è riducibile a un atto ermeneutico e di ricerca che si esaurisce nell'attivazione di uno sguardo riflessivo dell'insegnante o nel confronto professionale tra insegnanti ma abbraccia il rapporto tra scuola e territorio e tra scuola e famiglie. La documentazione diventa un ponte fra dentro e fuori la scuola perché persegue una tensione comunicativa che non si scioglie. Documentare attiva la responsabilità degli insegnanti. 2.3 quanti modi e strumenti per documentare? Non esiste un unico modo per documentare perché ci sono molteplici funzioni, obiettivi, destinatari è il senso che il processo può assumere per bambini, insegnanti, scuola, genitori. Che documenta un narratore di storia e si possono raccontare diversi tipi di storie che servono a scopi diversi che sono destinati a utenti diversi utilizzando strumenti diversi e tecniche diverse. La scelta dello strumento con cui documentare influenza la tipologia di dati raccolti e la possibilità di condivisione ma ancor prima orienta l'intenzionalità. La pluralità di strumenti di documentazione non è da intendersi come contrapposizione o alternativa ma al contrario rappresenta la possibilità di sostenere una rilettura complessa dell'azione avvenuta. Per costruire la propria documentazione l'insegnante può disporre di:
alle altre monitorandone l'andamento. Il diario è uno strumento di documentazione che fa emergere aspetti più personali anche se trae origine proprio dal distanziamento del docente dall'evento e dall'azione diretta. La scrittura e narrativa, personale e spesso veloce infatti necessita di una fase di riflessione successiva volta a tessere i legami tra avvenimenti. La redazione del diario può seguire diversi registri: descrittivo, narrativo, riflessivo. Quest'ultimo apre la possibilità di rielaborazione dell'esperienza dando al docente la possibilità di ripensare all'egitto per coglierne significati, portando alla luce le intenzioni e le motivazioni. Documentare usando il diario è un modo per ritrovare un ritiro riflessivo dove elaborare interpretazioni su quanto agito e consente al docente di attivare la sua memoria episodico-descrittiva sia quella semantica. La prima aiuta l'insegnante a disporre in seguenza gli eventi mentre la memoria semantica valorizza lo sfondo di credenze e di rappresentazione che mobilitano il processo di analisi e di rielaborazione dell'esperienza. LE esperienze rielaborate attraverso il pensiero narrativo producono conoscenza che può essere messa a disposizione per il singolo docente ma anche per la comunità. Possiamo dire che il diario è uno scritto chi accompagna in termini riflessivi l'esperienza di professionalizzazione del docente e per questa ragione il diario di bordo è stato lo strumento utilizzato dagli insegnanti informazione per tenere traccia del loro percorso di tirocinio questa scelta era ricaduta su questo strumento per due ragioni; la prima riguarda la possibilità di avere un luogo in cui la riflessione si esprime come fecondo rapporto tra teoria e pratica e tra ciò che lo studente tirocinante a letto e studiato o va esplorando attraverso lo studio teorico e l'esperienza dei laboratori è ciò che va vivendo in prima persona a scuola durante il tirocinio mentre la seconda riguarda la possibilità che il diario offra di essere condiviso tra colleghi a livelli differenti sia tra futuri insegnanti durante gli incontri di tirocinio indiretto. Si ribadiscono i due obiettivi di documentazione cui il diario può rispondere che sono quello di fornire una traccia di memoria articolata di quanto avvenuto è quello di divenire al punto di partenza per strutturare il confronto dei più professionisti al fine di produrre riflessioni sempre più elaborate. 2.3.2 strumenti osservativi l'impiego di strumenti osservativi diviene una pratica virtuosa come intenzionale raccolta di informazioni al fine di conoscere meglio una determinata situazione. L'osservazione ha l'obiettivo di bloccare la percezione del già noto per contrastare automatismi interpretativi particolarmente frequenti per gli insegnanti. L'obiettivo dell'utilizzo
2.3.3 fotografie video l'aspetto rilevante che caratterizza questo tipo di documentazione e l'effetto ovvero la strutturazione cognitiva che suggerisce che l'impatto comunicativo è più efficace e la loro fruibilità immediata. Questi strumenti rispondono in modo efficace alla funzione comunicativa della documentazione. Le fotografie sono molto diffuse nella pratica documentativa sia nella scuola dell'infanzia che in quella primaria ed è importante ricordare come la fotografia però non mostra la realtà ma l'idea che se ne ha infatti fotografare è un modo personale di comunicare che riporta il punto di vista di chi fotografa e quindi si tratta di un'interpretazione. Spesso si fotografano i momenti che l'insegnante coglie come forti per i bambini e quei momenti da fissare nella memoria storica del gruppo. Nella scuola si tende a fotografare più di frequente eventi come feste o uscite o altre attività che non rientrano nell'ordinario quindi in sostanza attività straordinarie e proposte dall'adulto mentre c'è uno scarso utilizzo della documentazione fotografica per le iniziative quotidiane che partono dal bambino. Quando si parla della qualità di uno scatto in termini di documentativi ci si riferisce al livello di coerenza con l'obiettivo del docente infatti se l'obiettivo è la narrazione di un percorso i genitori le sequenze di foto possono concentrarsi su un singolo bambino o sull'intero gruppo classe. Spesso riguardano specifiche fasi di progetti o altre esperienze vissute a scuola e hanno lo scopo di raccontare socializzare tali momenti. Il video invece ha uno strumento di documentazione che consente di cogliere un maggior numero di informazioni e restituisce una ricostruzione fedele a quanto accaduto il focus della telecamera è orientato dall'insegnante che conduce le riprese e il video risulta quindi essere frutto di una selezione che egli opera. Un vantaggio fondamentale è quello di permettere ai docenti e bambini di rivedere e riascoltare le situazioni educative riprese. 2.3.4 trascrizione delle parole dei bambini si tratta della trascrizione letterale delle parole dei bambini e spesso l'insegnante riporta in queste trascrizioni le domande che ha a loro rivolto e il nome degli autori dei diversi interventi comunicativi e questo strumento consente di avere una fotografia dell'andamento dello scambio avvenuto. L'impiego dello strumento della trascrizione ha consentito di ragionare sul loro modo di procedere attraverso la ricostruzione della sequenza delle azioni necessarie per lo svolgimento del compito questo permette di raccogliere elementi valutativi rispetto al percorso di apprendimento dei bambini ma può divenire anche uno strumento per promuovere lo sviluppo professionale del docente. Tenere
traccia di questi scambi consente di interrogarsi su ciò che si sta facendo. 2.3.5 prodotti dei bambini consiste nella raccolta di diversi campioni di lavoro dei bambini poiché rappresentativi di svolte significative nel processo di apprendimento. Nella categoria rientrano i disegni cartelloni i giornali murali ma anche artefatti tridimensionali. I disegni diventano un'interessante prodotto di cui tenere traccia infatti il linguaggio grafico offre un modo facilmente accessibile ai bambini per esplorare ed esprimere le proprie conoscenze sul mondo ed inoltre è uno dei possibili linguaggi da loro utilizzati. È un dispositivo iconico che permette di rappresentare una tematica o un'esperienza tramite le immagini e può essere utile per richiedere loro di esprimersi rispetto a tematiche particolarmente complesse. Il disegno è diventato un linguaggio attraverso cui è stato possibile promuovere un coinvolgimento dei bambini italiani e di diversa origine culturale. Il disegno è l'affermazione che lo accompagna evidenziano il pensiero del bambino. I cartelloni hanno invece lo scopo di rendere visibili le tappe salienti o le conclusioni raggiunte di esperienze didattiche vissute dalla classe ma anche i giornali murali. In questo caso si tratta di cartelloni che possono essere appesi anche vuoti e che via via vengono riempiti con le notizie relative alla vita del gruppo classe mano a mano che si presentano e si scrive utilizzando il massimo le parole che i bambini possono leggere oppure dei disegni o fotografie o pitture o simboli vari degli avvenimenti vissuti. Con il giornale murale i bambini diventano protagonisti del racconto della vita scuola e ognuno può rileggere o raccontare con abbondanza di particolari tutti i giornali prodotti durante l'anno. 2.3.6 documenti istituzionali le istituzioni scolastiche richiede i docenti di preparare documenti in grado di testimoniare alcune delle azioni didattiche realizzate che hanno come obiettivo quello di comunicare all'esterno le linee pedagogiche e l'identità della scuola. Oppure viene richiesto l'insegnante di compilare un format per rendicontare le progettazioni e alcune schede di progetto per relazionare l'andamento di attività interdisciplinari o condotte con esperti. Questi strumenti possono essere annoverati tra i materiali documentativi del docente poiché rappresentano l'evidenza del rapporto che intercorre tra insegnante e il sistema organizzativo e anche perché possono rappresentare una testimonianza della memoria collettiva del team docente. L'elemento di maggiore criticità che spesso contraddistingue la produzione e l'utilizzo di tali
dall'analisi delle tracce delle situazioni didattiche e dei processi documentati è possibile per il docente elaborare delle valutazioni Al fine di strutturare delle progettazioni o riprogettare interventi o azioni da riportare in modo condiviso nel contesto della classe della scuola. L'uso della documentazione come parte integrante deduzione di ipotesi progettuali o di revisione delle progettazioni esistenti rivela un rapporto di circolarità tra il processo di documentazione e di progettazione e di valutazione questi processi sono inseriti all'interno di un rapporto dialogico in cui progettazione, valutazione e documentazione non si succedono cronologicamente ma rimandano continuamente l'una all'altra. 3.2 il significato della documentazione nel modello euristico- dialogico di progettazione La circolarità e l'interdipendenza dei processi a cui si è appena accennato sono da collocare in una precisa cornice teorica che intende la progettazione a partire da un criterio di flessibilità e all'interno di un'ottica di ricerca. Non tutti i modelli teorici sono in grado di concepire la relazione fra documentazione, progettazione e valutazione degli apprendimenti e dei processi in maniera ricorsiva. Se si pensa alla logica della progettazione per obiettivi ispirati alla prospettiva psicologica del comportamentismo è possibile affermare che la documentazione non è prevista in termini processuali ma intesa come una raccolta di documenti riguardanti la descrizione degli obiettivi educativi da perseguire è la definizione dei comportamenti degli alunni come presentazione da identificare per certificare il raggiungimento dell'obiettivo selezionato. Nei modelli progettuali che si sono susseguiti prevedono strumenti di documentazione per tenere traccia dei processi dell'azione didattica e non solo dei risultati o dei prodotti degli allievi. La documentazione diviene uno strumento che consente di dare evidenza e conservare una memoria dinamica alle azioni didattiche. Nei modelli più recenti la documentazione e la condizione sine qua non per pensare il processo di progettazione. È il caso del modello di tipo euristico-dialogico che concepisce la progettazione come processo di ricerca continua di obiettivi di senso in grado di dire lineare in itinere un curricolo continuamente aggiornato sulla base di un dialogo costante con i soggetti coinvolti nell'azione didattica ovvero i bambini colleghi operatori del territorio. Da progettazione così descritta è paragonabile a una costante formulazione di interrogativi da indagare con i soggetti coinvolti grazie ad un atteggiamento attivo del docente basato sull'ascolto sulla disponibilità nel lasciar spazio di parola. La progettazione dialoga continuamente con l'osservazione del contesto attraverso cui è
possibile riformulare il progetto a partire da elementi, questione, criticità, risorse che emergono in corso d'opera. Questa modalità di progettazione presuppone che l'azione didattica prenda forma in situazione, scaturendo dall'interazione dei soggetti, come se fosse frutto di una coelaborazione tra il docente e gli studenti. E un'impostazione di tipo Enel attivista, paradigma che trova origine negli studi pionieristici di valera e maturana e che si afferma nelle scienze cognitive a partire dagli anni 90 grazie al pensiero di varela thompson e rosch. Uno dei temi centrali di una progettazione di matrice e nativista è appunto la dimensione intersoggettiva ovvero l'interazione con l'altro da sé che conduce alla costruzione partecipata di significati condivisi. Si riprende una logica post costruttivista che restituisce la centralità al ruolo del docente e all'interazione tra docente e alunni. Non può verificarsi una scelta aprioristica di metodologie e micro obiettivi perché al contesto evolve costantemente e la conoscenza che l'insegnante usa per progettare è di tipo pratico, raccolta della documentazione virgola che nasce dall'interazione continua con il contesto. Il contesto coinvolge con i soggetti che agiscono intenzionalmente in esso. Il docente può formulare delle ipotesi progettuali che possono trasformarsi in itinere assumendo anche traiettorie diverse rispetto al progetto originario e delle quali appunto si tiene memoria attraverso la documentazione. Nella fase di riflessione il docente declina e ridefinisce gli obiettivi di apprendimento rispetto a quanto accade dentro e fuori la scuola. Dentro la scuola ci si riferisce appunto a una sintonizzazione dell'obiettivo con la traiettoria di apprendimento del bambino attraverso la conoscenza dei saperi pregressi per quanto riguarda il fuori si tratta di considerare nella progettazione quegli eventi che possono aver senso per i bambini. Si tratta di pensare alla progettazione come un processo sistematico pratico e costruito in itinere dai soggetti coinvolti che interagiscono in cui il percorso di conoscenza di ciascun individuo si costruisce e sviluppa in senso situazionale a partire dal contesto in cui si opera che al tempo stesso viene trasformato dai soggetti stessi secondo una dimensione diacronica ed enattivista. Questo tipo di progettazione sottende all'adozione di un curricolo di tipo euristico costruito in modo flessibile e modulato sulla base dei feedback degli studenti e dei loro saperi informali. Gli obiettivi di apprendimento sono costantemente sotto osservazione. Il curricolo euristico nasce come ricerca intenzionale dell'organizzazione spazio temporale del processo di progettazione continuamente aggiornata in seguito all'esperienze sperimentate direttamente in aula. L'insegnante stesso diventa ricercatore e costruttore di un curricolo.