IL PROBLEMA DELL'IMPRENDITORE OCCULTO
1. L'imprenditore occulto esercita l'attività d'impresa in nome altrui e per conto proprio
2. L'imprenditore palese esercita l'attività d'impresa in nome proprio per conto altrui
3. L'imprenditore palese è imprenditore in senso formale ma non sostanziale
4. Il profitto ricavato dall'impresa occulta va a beneficio dell'imprenditore occulto
5. L'imprenditore palese risponde delle obbligazioni d'impresa e fallisce
6. In applicazione del principio della spendita del nome il rappresentante non risponde degli atti
d'impresa e non è soggetto a fallimento
7. In applicazione del principio della spendita del nome il mandatario risponde degli atti d'impresa ed è
soggetto a fallimento
8. L'art. 147 l. fall. prevede il fallimento del socio occulto di società palese e della società occulta
9. In una società in nome collettivo occulta falliscono tutti i soci
10. L'actio mandati contraria è l'azione esercitata dal mandatario contro il mandante che non fornisce i
mezzi per eseguire l'incarico
LA PROVA DELLA SOCIETA’ OCCULTA: PRASSI APPLICATIVA E SOCIETA’ APPARENTE
1. Per dimostrare l'esistenza di una società occulta occorre che si provi l'esistenza di un vincolo societario
che, nei rapporti interni, lega l'imprenditore individuale ad uno o più altri soggetti
2. Gli indici probatori dell'esistenza di una società occulta individuati dalla giurisprudenza mirano a
dimostrare la presenza dei requisiti strutturali del rapporto societario
3. Perché ricorra l'affectio societatis occorre la volontà comune dei soci di partecipare all'impresa sociale
per il perseguimento di uno scopo condiviso
4. Per affectio familiaris si intende un insieme di comportamenti che rispondono alla volontà di prestare
ad un proprio familiare assistenza materiale o morale col fine di incrementare la posizione economica
dello stesso
5. La presenza di un rapporto di parentela rende più rigorosa la prova dell'affectio societatis, per non
confonderla con mera solidarietà familiare
6. Cosa s'intende per società apparente? Una società che esiste solo nei rapporti con i terzi
7. Una società può dirsi esistente verso l'esterno quando i comportamenti dei soci sono tali da
ingenerare nei terzi il convincimento che tra loro esiste una società
8. L'esistenza verso l'esterno della società apparente necessita della prova di comportamenti del socio
apparente tali da ingenerare l'esteriorizzazione del rapporto sociale
9. Per la giurisprudenza prevalente, la prova dell'esistenza verso l'esterno di un vincolo sociale apparente
comporta il fallimento della società apparente e dei soci apparenti
10. L'orientamento invalso in giurisprudenza è pacificamente seguito anche in dottrina? No, poiché parte
della dottrina rileva che nel fallimento della società apparente possono essere ammessi anche
creditori che, non avendo avuto contatti col socio apparente, non hanno fatto alcun affidamento sulla
sua responsabilità