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DOMANDE E RISPOSTE DIRITTO FALLIMENTARE UNIPEGASO, Prove d'esame di Diritto fallimentare

DOMANDE E RISPOSTE DIRITTO FALLIMENTARE UNIPEGASO

Tipologia: Prove d'esame

2020/2021

Caricato il 28/06/2021

veronicady
veronicady 🇮🇹

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IL PROBLEMA DELL'IMPRENDITORE OCCULTO
1. L'imprenditore occulto esercita l'attività d'impresa in nome altrui e per conto proprio
2. L'imprenditore palese esercita l'attività d'impresa in nome proprio per conto altrui
3. L'imprenditore palese è imprenditore in senso formale ma non sostanziale
4. Il profitto ricavato dall'impresa occulta va a beneficio dell'imprenditore occulto
5. L'imprenditore palese risponde delle obbligazioni d'impresa e fallisce
6. In applicazione del principio della spendita del nome il rappresentante non risponde degli atti
d'impresa e non è soggetto a fallimento
7. In applicazione del principio della spendita del nome il mandatario risponde degli atti d'impresa ed è
soggetto a fallimento
8. L'art. 147 l. fall. prevede il fallimento del socio occulto di società palese e della società occulta
9. In una società in nome collettivo occulta falliscono tutti i soci
10. L'actio mandati contraria è l'azione esercitata dal mandatario contro il mandante che non fornisce i
mezzi per eseguire l'incarico
LA PROVA DELLA SOCIETA’ OCCULTA: PRASSI APPLICATIVA E SOCIETA’ APPARENTE
1. Per dimostrare l'esistenza di una società occulta occorre che si provi l'esistenza di un vincolo societario
che, nei rapporti interni, lega l'imprenditore individuale ad uno o più altri soggetti
2. Gli indici probatori dell'esistenza di una società occulta individuati dalla giurisprudenza mirano a
dimostrare la presenza dei requisiti strutturali del rapporto societario
3. Perché ricorra l'affectio societatis occorre la volontà comune dei soci di partecipare all'impresa sociale
per il perseguimento di uno scopo condiviso
4. Per affectio familiaris si intende un insieme di comportamenti che rispondono alla volontà di prestare
ad un proprio familiare assistenza materiale o morale col fine di incrementare la posizione economica
dello stesso
5. La presenza di un rapporto di parentela rende più rigorosa la prova dell'affectio societatis, per non
confonderla con mera solidarietà familiare
6. Cosa s'intende per società apparente? Una società che esiste solo nei rapporti con i terzi
7. Una società può dirsi esistente verso l'esterno quando i comportamenti dei soci sono tali da
ingenerare nei terzi il convincimento che tra loro esiste una società
8. L'esistenza verso l'esterno della società apparente necessita della prova di comportamenti del socio
apparente tali da ingenerare l'esteriorizzazione del rapporto sociale
9. Per la giurisprudenza prevalente, la prova dell'esistenza verso l'esterno di un vincolo sociale apparente
comporta il fallimento della società apparente e dei soci apparenti
10. L'orientamento invalso in giurisprudenza è pacificamente seguito anche in dottrina? No, poiché parte
della dottrina rileva che nel fallimento della società apparente possono essere ammessi anche
creditori che, non avendo avuto contatti col socio apparente, non hanno fatto alcun affidamento sulla
sua responsabilità
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IL PROBLEMA DELL'IMPRENDITORE OCCULTO

1. L'imprenditore occulto esercita l'attività d'impresa in nome altrui e per conto proprio

2. L'imprenditore palese esercita l'attività d'impresa in nome proprio per conto altrui

3. L'imprenditore palese è imprenditore in senso formale ma non sostanziale

4. Il profitto ricavato dall'impresa occulta va a beneficio dell'imprenditore occulto

5. L'imprenditore palese risponde delle obbligazioni d'impresa e fallisce

6. In applicazione del principio della spendita del nome il rappresentante non risponde degli atti

d'impresa e non è soggetto a fallimento

7. In applicazione del principio della spendita del nome il mandatario risponde degli atti d'impresa ed è

soggetto a fallimento

8. L'art. 147 l. fall. prevede il fallimento del socio occulto di società palese e della società occulta

9. In una società in nome collettivo occulta falliscono tutti i soci

10. L'actio mandati contraria è l'azione esercitata dal mandatario contro il mandante che non fornisce i

mezzi per eseguire l'incarico

LA PROVA DELLA SOCIETA’ OCCULTA: PRASSI APPLICATIVA E SOCIETA’ APPARENTE

1. Per dimostrare l'esistenza di una società occulta occorre che si provi l'esistenza di un vincolo societario

che, nei rapporti interni, lega l'imprenditore individuale ad uno o più altri soggetti

2. Gli indici probatori dell'esistenza di una società occulta individuati dalla giurisprudenza mirano a

dimostrare la presenza dei requisiti strutturali del rapporto societario

3. Perché ricorra l'affectio societatis occorre la volontà comune dei soci di partecipare all'impresa sociale

per il perseguimento di uno scopo condiviso

4. Per affectio familiaris si intende un insieme di comportamenti che rispondono alla volontà di prestare

ad un proprio familiare assistenza materiale o morale col fine di incrementare la posizione economica

dello stesso

5. La presenza di un rapporto di parentela rende più rigorosa la prova dell'affectio societatis, per non

confonderla con mera solidarietà familiare

6. Cosa s'intende per società apparente? Una società che esiste solo nei rapporti con i terzi

7. Una società può dirsi esistente verso l'esterno quando i comportamenti dei soci sono tali da

ingenerare nei terzi il convincimento che tra loro esiste una società

8. L'esistenza verso l'esterno della società apparente necessita della prova di comportamenti del socio

apparente tali da ingenerare l'esteriorizzazione del rapporto sociale

9. Per la giurisprudenza prevalente, la prova dell'esistenza verso l'esterno di un vincolo sociale apparente

comporta il fallimento della società apparente e dei soci apparenti

10. L'orientamento invalso in giurisprudenza è pacificamente seguito anche in dottrina? No, poiché parte

della dottrina rileva che nel fallimento della società apparente possono essere ammessi anche

creditori che, non avendo avuto contatti col socio apparente, non hanno fatto alcun affidamento sulla

sua responsabilità

SOCIO TIRANNO E SOCIO SOVRANO: FATTISPECIE ED EFFETTI

1. Per socio sovrano s'intende il socio che esercita in concreto un'influenza dominante sugli organi sociali

deliberativi, di amministrazione e di controllo della società

2. Per socio tiranno s'intende il socio di maggioranza che viola sistematicamente le regole di diritto

societario

3. E’ tipico comportamento del socio sovrano quello di ingerirsi nell'amministrazione della società

4. E’ tipico comportamento del socio tiranno quello di creare confusione del proprio patrimonio

personale con quello sociale

5. Attraverso la teoria del superamento della personalità giuridica si mira ad esporre il socio sovrano e

quello tiranno a responsabilità patrimoniale ed estendere loro il fallimento

6. L'abuso di direzione unitaria da parte del socio tiranno e del socio sovrano comporta una

responsabilità risarcitoria

7. L'esercizio scorretto e/o negligente delle funzioni gestorie da parte dell'amministratore di fatto

comporta una responsabilità risarcitoria

8. L'impresa fiancheggiatrice è un'impresa che gestisce quella fiancheggiata

9. Un requisito che deve possedere l'impresa fiancheggiatrice per essere esposta a fallimento è quello

della spendita del nome nell'attività di fiancheggiamento

IL CONCORDATO PREVENTIVO

  1. Lo stato di crisi di cui all’art. 160, primo comma, l. fall. è un ampio genus che va da una situazione di difficoltà anche di gestione o commerciale od una insolvenza reversibile fino alla insolvenza irreversibile posta a fondamento della dichiarazione di fallimento
  2. Possono accedere alla procedura di concordato preventivo di cui agli artt. 160 e ss. l. fall. solo gli imprenditori commerciali assoggettabili alla dichiarazione di fallimento ex art. 1 l. fall
  3. Il ricorso per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo è proposto davanti al Tribunale del luogo dove l’impresa ha la sua sede principale
  4. Ai fini della individuazione del Giudice territorialmente competente a conoscere la domanda di ammissione al concordato preventivo, il trasferimento della sede dell’impresa è irrilevante se compiuto entro l’anno antecedente al deposito di detta domanda
  5. L’imprenditore che propone la domanda di concordato può riservarsi di depositare il piano concordatario completo nel termine all’uopo assegnatogli dal giudice
  6. Il piano concordatario di cui all’art. 161, secondo comma, lett. e), l. fall. contiene la descrizione analitica delle modalità e dei tempi di adempimento del piano
  7. Ove la documentazione allegata al ricorso sia incompleta rispetto alla previsione di cui all’art. 161 l. fall., e la stessa non venga integrata nel termine eventualmente assegnato dal Tribunale, quest’ultimo dichiara inammissibile il ricorso e, solo se ricorrono i presupposti degli artt. 1 e 5 l. fall., su istanza di un creditore o del Pubblico Ministero, pronuncia il fallimento dell’imprenditore
  8. La relazione del professionista di cui all’art. 161, terzo comma, l. fall. attesta la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano
  9. Per giungere all’attestazione di veridicità dei dati aziendali e di fattibilità del piano concordatario, il professionista deve verificare la reale consistenza del patrimonio dell'azienda, esaminando e vagliando tutti gli elementi che lo compongono
  10. Il professionista di cui all’art. 161, terzo comma, l. fall. viene designato dal debitore proponente la domanda di concordato

IL CONTROLLO DI LEGITTIMITA' DEL TRIBUNALE SULLA DOMANDA E SUGLI ALLEGATI

  1. Presentata la domanda di concordato, il Tribunale: deve prima verificare la sussistenza dei presupposti di cui agli artt. 160 e 161 L.F. e se questi sussistono può dichiarare aperta la procedura
  2. La domanda di concordato preventivo può essere presentata dall’imprenditore commerciale in uno stato di crisi
  3. Il Tribunale nell’esaminare la proposta deve verificare che il trattamento stabilito per ciascuna classe non comporti l’effetto di alterare l’ordine delle cause legittime di prelazione
  4. Se il proponente è una società per azioni, la domanda deve essere stata approvata e sottoscritta dall’organo amministrativo
  5. Alla luce della giurisprudenza della Corte di Cassazione il controllo del tribunale, ai sensi dell'art. 163 L.F., ha per oggetto la completezza e la regolarità della documentazione
  6. Il controllo del tribunale nella fase di ammissibilità della proposta non comprende la verifica della fattibilità della proposta
  7. Il Tribunale in sede di valutazione dell’ammissibilità della proposta può verificare se la relazione dell’attestatore è aggiornata ed indichi la metodologia adoperata
  8. Affinché una proposta sia ritenuta ammissibile e non soggetta alla revoca dell’ammissione, è necessario che il proponente con il ricorso esponga in modo veritiero e trasparente la sua situazione aziendale, ai fini di una corretta informazione nei confronti dei creditori
  9. Il principio della necessità del consenso informato è dettato a tutela dei creditori che devono esprimere il voto
  10. Se la proposta è approvata a norma dell’art.177 L.F. e non vi sono opposizioni Il Tribunale deve omologare il concordato

LA RISOLUZIONE DELLA CRISI DI IMPRESA MEDIANTE OPERAZIONI STRAORDINARIE

  1. Prima delle riforme di diritto societario e fallimentare, i dati normativi portavano a ritenere che una società ammessa ad una procedura concorsuale non potesse partecipare ad operazioni di trasformazione, fusione e scissione
  2. La riforma della legge fallimentare ha previsto che il contenuto dell’offerta concordataria possa contemplare qualsiasi modalità di ristrutturazione dei debiti, comprese le operazioni straordinarie
  3. Per operazioni straordinarie idonee a costituire il contenuto di un piano di concordato intendiamo sia le modificazioni che determinano il mutamento di titolarità dell’azienda ovvero la cessione di suoi rami o parti rilevanti, sia i cambiamenti che investono la struttura e l'organizzazione dell'ente societario, quali la trasformazione, la fusione e la scissione
  4. La possibilità che un’operazione straordinaria c.d. corporativa rappresenti la modalità esecutiva di un concordato comporta l’esigenza di coordinare le procedure concorsuali con quelle societarie
  5. In caso di piano concordatario con contenuto riorganizzativo, la carenza di coordinamento normativo crea problemi applicativi risolvibili solo in via interpretativa, poiché il piano coinvolge, da un lato, procedure ed interessi tutelati dalla disciplina societaria e, dall’altro, procedure e soggetti a questa estranei
  6. La decisione di trasformazione, fusione e scissione come strumento attuativo di un concordato va assunta dai competenti organi societari
  7. Nel prevedere che la proposta e le condizioni del concordato vadano deliberati dall’organo amministrativo, gli artt. 152, comma 2, l. fall. e 161, comma 4, l. fall. consentono agli amministratori di deliberare una mera “programmazione” dell’operazione, la cui esecuzione resterà comunque condizionata alla (deliberazione di) approvazione del progetto da parte dell’organo assembleare
  1. Se la delibera di fusione o scissione è condizionata all’omologazione del concordato, il mancato perfezionamento dello stesso non contrasta con il principio di intangibilità dell’operazione straordinaria, giacché i suoi effetti non si sono mai prodotti
  2. Se l’atto di fusione o scissione è condizionato all’omologazione del concordato, il mancato perfezionamento dello stesso contrasta con il principio di irreversibilità degli effetti dell’operazione una volta intervenuta l’iscrizione dell’atto nel registro delle imprese
  3. La risoluzione e l’annullamento del concordato creano problemi con il principio di irretroattività della fusione o scissione una volta intervenuta l’iscrizione del relativo atto nel Registro delle Imprese

TUTELA DEI CREDITORI E CONCORRENZA DI DISCIPLINE

  1. In ambito concorsuale, i creditori possono proporre opposizione al concordato fondata sulla convenienza solo in caso di divisione dei creditori in classi e di opposizione proposta da un creditore dissenziente appartenente ad una classe parimenti dissenziente
  2. In ambito societario, i creditori sociali anteriori all’iscrizione del progetto, possono opporsi alla fusione o scissione anche singolarmente nel corso dei sessanta giorni che seguono l’iscrizione della delibera nel Registro delle Imprese, purché non consti il consenso dei creditori, il pagamento delle loro pretese o il deposito delle relative somme
  3. Quale potrebbe essere il pregiudizio sofferto dai creditori che contribuiscono all’approvazione del concordato? L’ipotesi che un concordato da loro approvato non venga eseguito a causa del diniego assembleare alla realizzazione dell'operazione straordinaria contemplata nel piano
  4. Nel nostro ordinamento, la dottrina prevalente affida la tutela dei creditori che concorrono alla proposta di concordato al coordinamento normativo delle regole concorsuali e di quelle societarie, prevedendo l’adozione delle delibere societarie contestualmente ovvero nel corso della procedura concordataria
  5. L’avvio del procedimento assembleare contestualmente ovvero nel corso della procedura concordataria comporta l’esigenza di condizionare la delibera di fusione o scissione al perfezionamento definitivo del concordato poiché un’eventuale interruzione dello stesso contrasterebbe con il principio di irreversibilità degli effetti dell’operazione derivante dall’iscrizione dell’atto nel registro delle imprese
  6. Il pregiudizio agli interessi dei creditori che non contribuiscono all’approvazione del concordato discende dal meccanismo di approvazione a maggioranza del concordato e dalla limitata possibilità per i creditori dissenzienti di contestare la convenienza dello stesso
  7. La dottrina prevalente risolve i problemi di coordinamento tra la disciplina dell’approvazione a maggioranza del concordato e del diritto individuale di opposizione riconosciuto in sede di fusione e scissione escludendo l’esercizio del diritto di opposizione del singolo creditore ed affidando così la tutela del ceto creditorio ai soli rimedi previsti in ambito concorsuale
  8. Nel caso in cui l’operazione straordinaria contemplata nel piano sia la scissione oltre al pericolo determinato dalla confusione patrimoniale, i creditori corrono anche il rischio della riduzione della garanzia patrimoniale, causata dal frazionamento del patrimonio della scissa in favore delle beneficiarie
  9. Per la dottrina prevalente le regole che fissano la responsabilità solidale delle società beneficiarie per i debiti della scissa di incerta destinazione (art. 2506-bis, comma 3, c.c.) o per quelli non soddisfatti dalla società cui essi fanno carico (art. 2506-quater, comma 3, c.c.) possono considerarsi derogate o disapplicate in caso di autoregolamentazione concordataria, anche mediante l’applicazione estensiva della limitazione della responsabilità dettata in tema di assunzione degli obblighi concordatari
  10. In sede di tutela dei creditori, la dottrina prevalente fa discendere la prevalenza delle regole concorsuali rispetto a quelle societarie evidenziando la coerenza intrinseca dei rimedi concorsuali e la necessità di facilitare la riorganizzazione concordataria della società in crisi, ampliando le possibili forme di autoregolamentazione del dissesto
  1. Il diritto amministrativo della crisi d'impresa indica procedure aventi carattere liquidatorio, coattivo, amministrativo
  2. Nel nostro ordinamento le procedure concorsuali sono disciplinate dalla cd. Legge Fallimentare, codice civile e in altre leggi speciali, nonché codice di procedura civile

INTERESSI TUTELATI NEL DIRITTO DELLA CRISI DI IMPRESA

  1. Nel diritto ordinario della crisi d'impresa oggetto di tutela è il credito dell'imprenditore insolvente
  2. Nel diritto amministrativo della crisi d'impresa oggetto di tutela è l'esigenza di conservazione dell'impresa
  3. Quali sono i soggetti legittimati a chiedere il fallimento? Il fallimento può essere richiesto su iniziativa del debitore insolvente, di uno o più creditori, del pubblico ministero
  4. Quali sono gli obblighi del debitore che chiede il proprio fallimento? Deve obbligatoriamente presentare le scritture contabili e fiscali obbligatorie relative alla gestione degli ultimi tre esercizi e la documentazione
  5. Nel nostro ordinamento le procedure concorsuali sono disciplinate dalla cd. Legge Fallimentare, codice civile e in altre leggi speciali, nonché codice di procedura civile
  6. I provvedimenti di che hanno organicamente riformato la legge fallimentare sono D.L. 14 marzo 2005 n. 35, convertito in L. 14 maggio 2005 n. 80, D.Lgs. 9 gennaio 2006 n.
  7. Quali sono gli organi preposti alla procedura fallimentare? Tribunale fallimentare, Giudice delegato, Curatore fallimentare, Comitato dei creditori
  8. Quali sono le funzioni del Tribunale fallimentare? Il Tribunale fallimentare è l'organo che ha dichiarato il fallimento, sovrintende tutta la procedura fallimentare con vasti poteri di controllo
  9. Cosa si intende per vis attractiva del Tribunale fallimentare? Sorta di competenza funzionale del Tribunale fallimentare con lo scopo di riunire davanti ad un solo giudice le cause che dipendono dal fallimento
  10. Da chi e come viene nominato il giudice delegato? E' nominato dal Tribunale fallimentare nella sentenza dichiarativa di fallimento

CONCETTI FONDAMENTALI DEL DIRITTO DELLA CRISI DI IMPRESA: CRISI E INSOLVENZA

  1. Le categorie di imprenditori sottratti al fallimento sono gli imprenditori agricoli, i piccoli imprenditori, gli enti pubblici, le società non commerciali
  2. Il fallimento della società con soci a responsabilità illimitata produce nei confronti dei singoli soci il fallimento dei soci illimitatamente responsabili
  3. Per criterio dell'indebitamento minimo si intende l'ammontare minimo di indebitamento risultante dagli atti dell'istruttoria prefallimentare, al di sotto del quale non può essere dichiarato il fallimento
  4. Per pactum di non petendo si intende un accordo fra debitore e creditore con cui quest'ultimo dichiara di rinunciare provvisoriamente al soddisfacimento delle obbligazioni scadute
  5. La temporanea difficoltà di adempiere: condizione diversa dall'insolvenza e legittimante l'impresa ad accedere all'amministrazione controllata
  6. Il concordato preventivo presuppone la temporanea difficoltà di adempire
  7. Quali sono le funzioni del curatore? Ha il compito di amministrare i beni del fallito e di compiere tutte le operazioni della procedura
  8. Da quale momento della procedura fallimentare è possibile liquidare il compenso al curatore? Il compenso al curatore può essere liquidato dal momento dell'approvazione del rendiconto della gestione
  9. Da quanti membri è composto il comitato dei creditori e da chi è nominato? Da tre o cinque membri ed è nominato dal giudice delegato entro 30 giorni dalla sentenza dichiarativa di fallimento
  10. Quali sono le funzioni del comitato dei creditori? Il comitato dei creditori ha il compito di vigilare sull'operato del curatore, di autorizzare gli atti ed esprimere pareri

CONCETTI FONDAMENTALI DEL DIRITTO DELLA CRISI DI IMPRESA: PIANIFICAZIONE

  1. Per ristrutturazione del debito s'intende un'operazione mediante la quale il creditore (o un gruppo di creditori), per ragioni economiche, richiede al debitore un parziale pagamento del debito
  2. Le operazioni di ristrutturazione si articolano concettualmente intorno a delle seguenti aree tematiche: Riassetto industriale; interventi sul capitale investito; ristrutturazione della debitoria
  3. La crisi d'impresa assume rilievo giuridico quando si accompagna all’insolvenza dell'imprenditore
  4. Gli accordi ed i concordati di liquidazione devono realizzarsi in modo da soddisfare tutti i creditori dell'impresa in crisi alle condizioni stabilite per chi le accetta; alle condizioni originarie di adempimento per chi resta estraneo all'accordo Nel concordato preventivo è stabilita la predisposizione di un piano da presentare nella domanda del debitore
  5. In tema di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi l'art. 27 d.lgs. 8 luglio 1999, n. 270 dispone che le imprese dichiarate insolventi sono ammesse alla procedura di amministrazione straordinaria quando presentino concrete prospettive di recupero dell'equilibrio economico delle attività imprenditoriali
  6. La ristrutturazione, ai sensi dell'art. 27 d.lgs. 8 luglio 1999, n. 270 può conseguirsi in via alternativa, tramite la cessione dei complessi aziendali sulla base di un programma di prosecuzione dell'esercizio dell'impresa di durata non superiore ad un anno, o tramite la ristrutturazione economica e finanziaria dell'impresa sulla base di un
  7. Per le società operanti nei servizi pubblici essenziali, il programma di cessione può riguardare complessi di beni e contratti sulla base di un programma di prosecuzione dell'esercizio dell'impresa di durata non superiore a quattro anni
  8. Per pactum di non petendo si intende un accordo fra debitore e creditore con cui quest'ultimo dichiara di rinunciare provvisoriamente al soddisfacimento delle obbligazioni scadute
  9. Chi delibera l’aumento nominale del capitale sociale? L’ assemblea straordinaria
  10. Cosa può essere conferito nella s.r.l.? Tutti gli elementi dell’attivo suscettibili di valutazione economica

CONCETTI FONDAMENTALI DEL DIRITTO DELLA CRISI DI IMPRESA: CONCORSO,

DELIBERAZIONE, CONTRATTO

  1. La par conditio credito rum è il diritto di ogni creditore ad essere soddisfatto sui beni del debitore in base alla data di presentazione della domanda
  2. Gli accordi sull'impresa in crisi sono spiegabili secondo il paradigma costituito dal ''contratto''
  3. I concordati sono spiegabili secondo il paradigma costituito dalla ''deliberazione''
  4. I concordati richiedono una deliberazione assunta a maggioranza dei creditori
  5. Funzione della deliberazione a maggioranza è la composizione, preventiva o successiva al fallimento, della crisi d'impresa
  6. A quale Tribunale spetta la competenza per la dichiarazione di fallimento? al Tribunale del luogo ove l'imprenditore ha la sede principale dell'impresa
  7. Cosa accade se il tribunale che ha pronunciato il fallimento si dichiara o viene dichiarato incompetente a procedere? Il Tribunale adito deve disporre con decreto l'immediata trasmissione degli atti al Tribunale ritenuto competente
  8. In che forma va' proposta l'istanza di fallimento? Con ricorso del debitore insolvente, di uno o più creditori o su richiesta del pubblico ministero
  9. Come è articolata l'istruttoria pre-fallimentare? Convocazione del debitore e dei creditori, audizione delle parti e assunzione dei mezzi di prova, adozione di provvedimenti cautelari e conservativi, conclusione della fase prefallimentare
  10. Cosa stabilisce l'art. 15 L.F. in tema di audizione del fallito?: L'imprenditore fallendo deve essere obbligatoriamente convocato avanti al Tribunale, insieme ai creditori istanti

I REATI FALLIMENTARI (PARTE III)

  1. Indicare quali di queste condotte sono rilevanti ai fini della commissione del reato di bancarotta semplice patrimoniale: Compimento di operazioni di grave imprudenza per ritardare il fallimento
  2. La bancarotta semplice patrimoniale è un reato punibile sia in caso di dolo che di colpa
  3. Indicare qual è l’interesse protetto, in modo specifico, dalla disposizione che prevede il reato di inadempimento di obbligazione assunte in un precedente concordato: Colpire la negligenza dell’imprenditore che, dopo essere stato ammesso ad un concordato preventivo o fallimentare, non lo ha adempiuto e successivamente è stato dichiarato fallito
  4. Il soggetto attivo del reato di bancarotta semplice documentale è l'’imprenditore dichiarato fallito e, nel caso di società di persone fallita, i soci amministratori
  5. La condotta di bancarotta semplice documentale è integrata dalla omessa o irregolare tenuta delle scritture contabili obbligatorie nei tre anni precedenti (o in parte di essi) la dichiarazione di fallimento o dall’inizio dell’impresa, se questa ha durata inferiore
  6. La bancarotta semplice documentale è un reato di pericolo presunto
  7. Ai fini della punibilità del ricorso abusivo al credito è' sufficiente un mero squilibrio finanziario
  8. I pagamenti e le operazioni compiuti in esecuzione di un concordato preventivo di cui all’art. 160 l. fall. o di un accordo di ristrutturazione dei debiti omologato ai sensi dell’art. 182 bis ovvero del piano di cui all’art. 67, terzo comma, lettera d) integrano il reato di bancarotta semplice
  9. Nel caso di commissione di più fatti di bancarotta relativi al medesimo fallimento va riconosciuta la responsabilità solo per la bancarotta fraudolenta
  10. Per l’operatività delle circostanze aggravanti ed attenuanti previste dall’art. 219 L.F. non ci sono limiti

I REATI FALLIMENTARI (PARTE IV)

  1. Il soggetto attivo, nel reato di denuncia di creditori inesistenti, è l’imprenditore, gli amministratori, i direttori generali e i liquidatori di società in stato di insolvenza
  2. La denuncia di creditori inesistenti si riferisce all’obbligo del fallito di depositare l’elenco nominativo dei propri creditori
  3. I reati commessi da persone diverse dal fallito sono diretti a reprimere gli attentati al regolare e genuino svolgimento della procedura concorsuale
  4. I reati commessi da persone diverse dal fallito sono disciplinati in parte attraverso il rinvio alle incriminazioni relative al fallito ed in parte in modo autonomo
  5. L' inosservanza degli obblighi imposti al fallito, di cui all’art. 16, n.3, , a cui fa riferimento l’art. 220 l.f., costituisce un reato omissivo proprio a carattere permanente
  6. L'amministratore di una società in stato di insolvenza è punibile per bancarotta impropria anche se non riveste formalmente la qualifica, purché abbia svolto un’attività di gestione significativa e continuativa
  7. Ai fini della punibilità per bancarotta impropria è necessaria la dichiarazione di fallimento
  8. I reati societari commessi da amministratori, direttori generali, sindaci e liquidatori di società fallite, nel caso di dichiarazione di fallimento sono puniti con le pene previste per la bancarotta solo nel caso in cui il fatto abbia determinato o aggravato il dissesto
  9. Che rapporto c’è tra i reati societari e la dichiarazione di fallimento, secondo la giurisprudenza? Il reato societario, in presenza della dichiarazione di fallimento, resta assorbito da quello più grave ed autonomo previsto dalla legge fallimentare
  1. Per le ipotesi di bancarotta impropria occorre fare riferimento all’elemento soggettivo richiesto dalla specifica fattispecie di bancarotta richiamata

I REATI FALLIMENTARI (PARTE V)

  1. Si ha interesse privato nel compimento dell’atto inerente all’ufficio del curatore quando l'atto del curatore, pur se lecito, sia stato posto in essere con lo scopo di perseguire un vantaggio privato in uno qualsiasi degli atti di gestione fallimentare
  2. Qual è l’elemento soggettivo nel caso di interesse privato del curatore negli atti del fallimento? Il dolo generico
  3. Il soggetto attivo del reato di accettazione di retribuzione non dovuta è Il curatore fallimentare e, in virtù di rinvio, i coadiutori del curatore fallimentare
  4. Qual è l’interesse tutelato nel caso di omessa consegna di cose del fallimento? Impedire qualsiasi impiego diverso da quello dovuto delle attività fallimentari
  5. Quale reato pone in essere il curatore che rifiuti la consegna di somme del fallimento, appropriandosene? Sia il reato di omessa consegna o di deposito di cose del fallimento che il reato di peculato
  6. Nel caso di accordo con l’imprenditore poi fallito, chiunque abbia dissimulato, dopo la dichiarazione di fallimento, i beni dello stesso, è punito per bancarotta fraudolenta
  7. L’art. 236 l.f. primo comma, che prevede ipotesi di bancarotta relative al concordato preventivo, mira, in modo specifico ad impedire che i benefici della procedura del concordato preventivo siano concessi ad imprenditori che non siano in possesso dei requisiti previsti dalla legge
  8. L’art. 236, co. 2, L.F. si riferisce anche ai fatti commessi prima dell’ammissione della società al concordato preventivo ed a prescindere dal fatto che il concordato sia poi omologato
  9. Nel caso di concordato preventivo, La responsabilità del commissario giudiziale è mutuata, per rinvio, dalle norme sulla responsabilità del curatore
  10. Il reato di falso in attestazioni e relazioni di cui all’art. 236 L.F. consiste nella esposizione di informazioni false ovvero nell’omissione di informazioni rilevanti da parte del professionista tenuto alla redazione delle relazioni o attestazioni di cui agli artt. 67, terzo comma, lettera d), 161, terzo comma, 182-bis, 182-quinquies e 186-bis cod. proc. Civ.

I REATI SOCIETARI (PARTE I)

  1. L’interesse protetto dalle norme penali in materia societaria è l'esigenza di tutelare gli interessi patrimoniali connessi alla gestione delle società ed alla relativa informazione
  2. Qual è l’ambito di applicazione delle norme in materia di reati societari? La disciplina penale della società ha applicazione generale; essa non è, di conseguenza, limitata alle sole società soggette all’iscrizione nel registro delle imprese ma si estende anche alla società semplice
  3. Chi sono i soggetti attivi dei reati societari? appartenendo, tutti i reati in materia di società, alla categoria dei cd. reati propri o esclusivi, le singole fattispecie criminose sono sempre caratterizzate da soggetti attivi qualificati. Anche altri soggetti possono rispondere penalmente di tali reati, a titolo di concorso con il soggetto qualificato
  4. L'amministratore occulto è penalmente responsabile per la commissione di reati societari? Si, l’amministratore occulto è penalmente responsabile, unitamente agli amministratori palesi, a titolo di concorso
  5. Che cosa si intende per reato collegiale:? si tratta di un reato posto in essere mediante un atto collegiale
  6. Che cosa prevede l’art. 2640 cod. civ.? Configura come circostanza attenuante il fatto che il reato abbia cagionato un’offesa di particolare tenuità

I REATI SOCIETARI (PARTE III)

  1. Quali sono le condotte penalmente rilevanti nel reato di “formazione fittizia del capitale”? L'elemento oggettivo del reato si articola in tre diverse condotte: formazione o aumento fittizio del capitale della società mediante attribuzione di azioni o quote sociali in misura complessivamente superiore al capitale sociale; sottoscrizione reciproca di azioni o quote; sopravvalutazione rilevante dei conferimenti di beni in natura o di crediti ovvero del patrimonio della società in caso di trasformazione
  2. E’ condotta idonea ad estinguere il reato di “indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori” il risarcimento del danno ai creditori, prima del giudizio? Si
  3. Quando il socio risponde, a titolo di concorso con i liquidatori, del reato di “indebita ripartizione dei beni sociali”? Quando ha consapevolmente partecipato alla prematura ripartizione dell’attivo
  4. Quando si configura il reato di “infedeltà patrimoniale”? Quando gli amministratori, i direttori generali e i liquidatori che, avendo un interesse in conflitto con quello della società, al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o altro vantaggio, compiono o concorrono a deliberare atti di disposizione dei beni sociali, cagionando intenzionalmente, alla società, un danno patrimoniale
  5. Chi sono i soggetti attivi del reato di “infedeltà patrimoniale”? Gli amministratori, i direttori generali e i liquidatori
  6. Qual è la rilevanza, nel reato di infedeltà patrimoniale, dei gruppi di società? Il terzo comma dell’art. 2634 stabilisce che non è ingiusto il profitto della società collegata o del gruppo se compensato da vantaggi conseguiti o fondatamente prevedibili per la società danneggiata, derivanti dal collegamento o dalla appartenenza al gruppo
  7. Qual è l’elemento soggettivo del reato di “infedeltà patrimoniale”? Il dolo specifico ed il dolo intenzionale
  8. Chi sono i soggetti attivi del reato di “corruzione privata”? Gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori nonché i corruttori
  9. Costituisce una circostanza aggravante del reato di “corruzione privata”: Il fatto che la condotta sia posta in essere in una società quotata in Italia o in altri Stati dell’Unione Europea, o con titoli diffusi tra il pubblico in misura rilevante
  10. Chi sono i soggetti attivi del reato di “illecita influenza sull’assemblea”? Chiunque

I REATI SOCIETARI (PARTE IV)

  1. In quale fonte normativa sono contenute le disposizioni penali relative alle società quotate? Oltre che nel codice civile, nel d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, recante il Testo Unico in materia di intermediazione finanziaria (T.U.I.F.) come modificato dal d.l. 25 marzo 2011, n. 26
  2. Chi sono i soggetti attivi del reato di omessa comunicazione del conflitto di interessi? Gli amministratori ed il consiglio di gestione
  3. Qual è l’interesse protetto nel reato di “Omessa comunicazione del conflitto di interessi”? L' interesse patrimoniale della società suscettibile di essere leso dall’occultamento dei conflitti di interesse che coinvolgono gli organi amministrativi della società
  4. La norma di cui all’art. 2629 bis cod. civ. appresta la sanzione penale a garanzia dell’adempimento dei soli obblighi previsti dal primo comma dell’art. 2391 cod. civ.. In che cosa si sostanziano tali obblighi? Nel dovere dell’amministratore di dare notizia agli altri amministratori ed al collegio sindacale di ogni interesse che, per conto proprio o di terzi, abbia in una determinata operazione della società, precisandone la natura, i termini, l’origine e la portata e nel dovere dell’amministratore delegato, altresì, di astenersi dal compiere l’operazione, investendo, della stessa, l’organo collegiale
  1. L’interesse protetto nel reato di “irregolare acquisto di azioni” è l'interesse alla parità di trattamento tra i soci
  2. I soggetti attivi del reato di “irregolare acquisto di azioni” sono sia gli amministratori di società quotate e sia gli amministratori di società controllate da società quotate
  3. Il reato di “omessa alienazione di partecipazioni” è un reato omissivo consistente nella omessa alienazioni delle partecipazioni eccedenti i limiti fissati, in determinati casi
  4. Qual è l’interesse protetto nel reato di “omessa alienazione di partecipazioni”? Garantire il rispetto dei limiti fissati, in determinate condizioni, alla detenzione di partecipazioni, quale presupposto per il corretto funzionamento del mercato mobiliare
  5. Qual è l’elemento soggettivo del reato di “omessa alienazione di partecipazioni”? Il dolo generico
  6. Qual è l’elemento soggettivo del reato di “falso in prospetto”: Il dolo specifico

LA SOCIETA’

  1. Con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi per l'esercizio in comune di un’attività economica allo scopo di dividerne gli utili
  2. Il patrimonio sociale costituisce la garanzia principale od esclusiva dei creditori della società'
  3. Nella società tra avvocati delle obbligazioni sociali derivanti dall’attività professionale sono personalmente ed illimitatamente responsabili solo i soci incaricati e con essi risponde anche la società con il proprio patrimonio
  4. Lo scopo fine delle società può essere lucrativo, mutualistico e consortile
  5. Lo scopo mutualistico consiste nel fornire beni o servizi od occasioni di lavoro direttamente ai membri dell'organizzazione a condizioni piu' vantaggiose di quelle che otterrebbero sul mercato
  6. Nelle società cooperative l'atto costitutivo deve fissare la percentuale massima dei dividendi che possono essere ripartiti tra i soci cooperatori, e può autorizzare l'assemblea ad assegnare ai soci le riserve disponibili, mediante emissione di strumenti finanziari o mediante aumento proporzionale delle quote sottoscritte e versate, o mediante l'emissione di nuove azioni, nella misura massima complessiva del 20% del valore originario, salvo patto contrario
  7. Nelle cooperative a mutualità prevalente gli statuti devono prevedere tra l'altro il divieto di distribuire dividendi in misura superiore all'interesse massimo dei buoni fruttiferi postali aumentati di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato
  8. La società semplice è utilizzabile per il solo esercizio di attività non commerciale
  9. Sono società con personalità giuridica: le società per azioni, le società in accomandita per azioni, le società a responsabilità limitata e le società cooperative
  10. Nelle società di persone i creditori della società: non possono aggredire direttamente il patrimonio personale dei soci illimitatamente responsabili, ma devono prima escutere infruttuosamente il patrimonio sociale

GLI ORGANI SOCIALI DELLA S.P.A.

  1. L'esclusione di un socio da una società di persone composta da più di due soci, nei casi previsti dalla legge, deve essere deliberata dalla maggioranza dei soci, non computandosi nel numero di questi il socio da escludere
  2. È escluso di diritto da una società semplice il socio dichiarato fallito: Si
  3. A norma del c. c., in una società di persone, nei casi in cui il rapporto sociale si scioglie limitatamente ad un socio, questi o i suoi eredi hanno diritto soltanto ad una somma di denaro che rappresenti il valore della quota da liquidare in base alla situazione patrimoniale della società nel giorno in cui si è verificato lo scioglimento
  4. Nelle società di persone le parti spettanti ai soci nei guadagni e nelle perdite si presumono proporzionali ai conferimenti
  5. In una società in nome collettivo, il patto che esclude la responsabilità solidale e illimitata di un socio non ha effetto nei confronti dei terzi
  1. Le azioni speciali possono essere create con lo statuto o con successiva modificazione
  2. È possibile emettere azioni con voto plurimo? No
  3. Le azioni di risparmio possono essere emesse solo da società le cui azioni ordinarie sono quotate in mercati regolamentati italiani o di altri paesi dell'Unione Europea
  4. Gli strumenti finanziari partecipativi non sono parte del capitale sociale
  5. Le clausole statutarie limitative della circolazione possono essere introdotte o rimosse nel corso della società con delibera dell'assemblea straordinaria
  6. Le azioni possono essere costituite in usufrutto o in pegno e possono formare oggetto di misure cautelari ed esecutive
  7. In base all'attuale disciplina la società per azioni può emettere obbligazioni nominative o al portatore per una somma complessivamente non eccedente il doppio del capitale sociale (sottoscritto), della riserva legale e delle riserve disponibili risultanti dall'ultimo bilancio approvato

GLI ORGANI SOCIALI DELLA S.P.A.

  1. L'assemblea è composta dalle persone dei soci
  2. La distinzione tra assemblea ordinaria e straordinaria avviene a seconda dell'oggetto
  3. Si definisce quorum costitutivo la parte del capitale sociale che deve essere rappresentato in assemblea perché questa sia regolarmente costituita e possa iniziare i lavori
  4. Possono intervenire in assemblea insieme agli amministratori, sindaci, rappresentante comune degli azionisti di risparmio e degli obbligazionisti, gli azionisti con diritto di voto, nonché i soggetti che pur non essendo soci hanno diritto di voto, come l'usufruttuario ed il creditore pignoratizio
  5. Gli azionisti possono partecipare all'assemblea sia personalmente sia a mezzo rappresentante
  6. Il codice civile prevede che gli amministratori di una società in accomandita per azioni devono senza ritardo convocare l'assemblea quando ne è fatta domanda da tanti soci che rappresentino almeno il decimo del capitale sociale o la minore percentuale prevista nello statuto, e nella domanda siano indicati gli argomenti da trattare
  7. La delibera adottata con il voto del socio in conflitto di interessi è annullabile se il suo voto è determinante e la delibera può danneggiare la società
  8. Il sindacato di voto come patto parasociale è produttivo di effetti solo tra le parti e non verso la società
  9. In mancanza di indicazioni nello statuto, l'assemblea della società per azioni è presieduta dalla persona eletta con il voto della maggioranza dei presenti
  10. Quanti sistemi di amministrazione e controllo ha previsto la riforma delle società? Tre

IL BILANCIO

  1. La società per azioni redige il bilancio annualmente
  2. Il bilancio si articola in Stato Patrimoniale, Conto Economico e Nota Integrativa
  3. Redigono il progetto di bilancio gli amministratori
  4. Deliberano sulla distribuzione degli utili ai soci i soci
  5. Il bilancio consolidato deve essere redatto dalle società di capitali che controllano altre imprese e dalle società cooperative che controllano società di capitali
  6. Non è consentito eseguire un aumento di capitale fino a che le azioni precedentemente messe non siano interamente liberate
  7. Il diritto di opzione è il diritto dei soci di essere preferito ai terzi nella sottoscrizione dell'aumento di capitale a pagamento
  1. Delibera l'aumento nominale del capitale sociale l'assemblea straordinaria
  2. La riduzione reale del capitale sociale è deliberata dall'assemblea straordinaria
  3. In una società per azioni che ha adottato il sistema dualistico, quando per la perdita di oltre un terzo del capitale questo si riduce al disotto del limite legale, ha l'obbligo di convocare senza indugio l'assemblea per deliberare la riduzione del capitale e il contemporaneo aumento del medesimo ad una cifra non inferiore al minimo previsto dalla legge, o la trasformazione della società: Il consiglio di gestione e, in caso di sua inerzia, il consiglio di sorveglianza

LA SOCIETÀ A RESPONSABILITÀ LIMITATA

  1. La società a responsabilità limitata per le obbligazioni sociali risponde soltanto la società con il suo patrimonio
  2. La S.R.L. è una società di capitali
  3. A norma del codice civile le partecipazioni dei soci non possono essere rappresentate da azioni
  4. A norma del codice civile nella s.r.l. il capitale sociale minimo richiesto per la costituzione è di 10.000,00 euro
  5. Nella s.r.l. possono essere conferiti tutti gli elementi dell'attivo suscettibili di valutazione economica
  6. A norma del codice civile, in una società a responsabilità limitata, il diritto di recesso spetta al socio quando l'atto costitutivo preveda l'intrasferibilità delle partecipazioni
  7. L'atto costitutivo di s.r.l. può riservare, rispetto a quello previsto dalla legge, alla competenza dei soci ulteriori materie
  8. Nelle società a responsabilità limitata le partecipazioni sono liberamente trasferibili per atto tra vivi e per successione a causa di morte, salvo contraria disposizione dell'atto costitutivo
  9. Le partecipazioni dei soci in una società a responsabilità limitata non possono essere rappresentate da azioni né costituire oggetto di sollecitazione all’investimento

AUMENTO E RIDUZIONE DEL CAPITALE SOCIALE

  1. Il diritto di recesso è libero nelle società non quotate e a tempo indeterminato
  2. Il capitale sociale può essere aumentato solo dopo che le azioni emesse siano già state interamente liberate
  3. L'aumento reale del capitale determina un aumento del patrimonio sociale della società
  4. Se l’aumento del capitale sociale non viene integralmente sottoscritto non si dà luogo all’aumento del capitale sociale nei limiti di quanto conferito salvo diversa disposizione della delibera di aumento
  5. In caso di conferimento di titoli quotati questi sono valutati secondo il valore medio di mercato calcolato nei sei mesi precedenti la data della relazione che gli amministratori devono sottoporre all’assemblea
  6. Il diritto di opzione è il diritto dei soci di essere preferiti a terzi nella sottoscrizione dell’aumento di capitale a pagamento
  7. L’aumento nominale del capitale sociale non comporta una variazione del patrimonio sociale
  8. La riduzione reale del capitale sociale determina una riduzione del patrimonio sociale
  9. La riduzione nominale del capitale sociale può essere effettuata dal Tribunale, in casi particolari
  10. La riduzione del capitale sociale per perdite è obbligatoria dal momento in cui si è verificata la perdita quando la perdita determini una riduzione del capitale sociale superiore ad un terzo e il capitale sociale scende al di sotto del minimo legale

RESPONSABILITA DEI SOCI COGESTORI

  1. A norma del codice civile, salvo diversa disposizione dell'atto costitutivo, la trasformazione di società di persone in società di capitali deve essere decisa con il consenso della maggioranza dei soci determinata secondo la parte attribuita a ciascuno negli utili
  2. La deliberazione di trasformazione di una società per azioni in società di persone è adottata per delibera dell'assemblea straordinaria da adottare nelle spa non quotate con le maggioranze rafforzate, è comunque richiesto il consenso dei soci che con la trasformazione assumono responsabilità illimitata
  3. Le trasformazioni eterogenee hanno effetto solo dopo che siano decorsi i 60 giorni dall'ultimo adempimento pubblicitario richiesto
  4. Il procedimento di fusione si articola in: 3 fasi essenziali: il progetto di fusione, la delibera di fusione e l'atto di fusione

I CONSORZI FRA IMPRENDITORI

  1. Con il contratto di consorzio più imprenditori istituiscono un'organizzazione comune per la disciplina o per lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese
  2. Consorzio anticoncorrenziale può essere costituito al fine prevalente o esclusivo di disciplinare la reciproca concorrenza sul mercato fra imprenditori che svolgono la stessa attività o attività similari
  3. Il consorzio di coordinamento è uno strumento di cooperazione finalizzato alla riduzione dei costi di gestione delle singole imprese consorziate
  4. Il compito di tale organizzazione si esaurisce nel regolare i rapporti reciproci fra i consorziati e nel controllare il rispetto di quanto convenuto
  5. Contratto di consorzio può essere stipulato solo fra imprenditori in quanto solo coloro che svolgono attività di impresa possono essere interessati a disciplinare o a svolgere in comune determinate fasi delle rispettive imprese
  6. La durata può essere liberamente fissata dalle parti e qualora non dovesse essere stabilita la durata il contratto è valido per dieci anni
  7. E' tendenzialmente consentito la partecipazione di nuovi imprenditori senza che sia necessario il consenso di tutti gli attuali consorziati, però se il contratto nulla prevede è da ritenersi che i nuovi imprenditori potranno aderire solo con il consenso di tutti i consorziati
  8. Nell'assemblea dei consorziarti le delibere relative all'attuazione dell'oggetto del consorzio sono prese con voto favorevole della maggioranza dei consorziati mentre le delibere relative alla modificazione del contratto sono prese con il consenso di tutti i consorziati
  9. E’ obbligatorio un regime di pubblicità legale destinato a portare a conoscenza dei terzi i dati essenziali della struttura consortile, infatti un estratto del contratto di consorzio deve essere depositato per l'iscrizione presso l'ufficio del registro delle imprese entro 30 giorni dalla stipulazione
  10. E’ espressamente previsto la formazione di un fondo consortile che è costituito dai contributi iniziali e successivi dei consorziati e dai beni acquistati con tali contributi. Tale fondo consortile è elevato a patrimonio autonomo rispetto al patrimonio dei singoli consorziati infatti esso è destinato a garantire il soddisfacimento dei creditori del consorzio e solo da questi è aggredibile

LE SOCIETA COOPERATIVE (PRIMA PARTE)

  1. Le società cooperative sono società a capitale Variabile che si caratterizzano per lo specifico scopo perseguito nello svolgimento dell'attività di impresa: lo scopo mutualistico
  2. Il vantaggio mutualistico consiste non nella più elevata remunerazione possibile del capitale investito, ma nel soddisfare un comune preesistente bisogno economico, conseguendo quindi un risparmio di spesa oppure una maggiore remunerazione
  1. Gli elementi caratterizzanti delle cooperative a mutualità prevalente sono la presenza nello statuto di clausole che limitano la distribuzione di utili e riserve
  2. Ai soci cooperatori e la circostanza che la loro attività deve essere svolta prevalentemente a favore dei soci oppure deve utilizzare prevalentemente prestazioni lavorative dei soci o beni e servizi dagli stessi apportati
  3. Nelle cooperative di lavoro a mutualità prevalente: il costo del lavoro dei soci deve Essere superiore al 50% del totale del costo del lavoro
  4. Nelle cooperativa di consumo a mutualità prevalente: i ricavi delle vendite dei beni e delle prestazioni di servizi verso i soci devono essere superiori al 50% del totale dei ricavi delle vendite e prestazioni
  5. Le società cooperative a mutualità prevalente sono tenute ad iscriversi in un apposito albo delle società cooperative tenuto a cura del ministero delle attività produttive, presso il quale si deve depositare annualmente il proprio bilancio Numero minimo di soci: è previsto un numero minimo di soci per la costituzione di 3 soci se ha la struttura della srl e di 9 soci se ha la struttura della spa
  6. Criteri di votazione: ogni socio cooperatore Persona fisica ha in assemblea diritto ad un solo voto, qualunque sia il valore della sua quota o il numero delle sue azioni
  7. Quote e azioni: nessuno socio persona fisica può avere una quota Superiore a 100.000 euro, né tante azioni in cui valore superi tale somma (salvo alcune eccezioni come per esempio nelle cooperative con più di 500 soci o nei casi in cui si tratta di soci diversi da persone fisiche)
  8. Lo scopo mutualistico consiste nel fornire beni o servizi oppure occasioni di lavoro direttamente ai membri dell'organizzazione a condizioni più vantaggiose di quelle che otterrebbero sul mercato

LE SOCIETA COOPERATIVE (SECONDA PARTE)

  1. Per i soci persone giuridiche in assemblea possono essere attribuiti più voti ma non oltre cinque, comunque in relazione all'ammontare della quota o delle azioni, hanno diritto al voto solo coloro che risultano iscritti nel libro dei soci da almeno 90 giorni
  2. Assemblee separate: l'atto costitutivo può prevedere che il procedimento assembleare sia articolato In 2 fasi (assemblee separate & assemblea generale), in modo da agevolare la partecipazione dei soci.
  3. Tale assemblee sono però obbligatorie quando la società ha più di 3.000 soci e svolge la propria attività in più province oppure se ha più di 500 soci e si realizzano più gestioni mutualistiche
  4. Amministrazione della società cooperativa: La maggioranza degli amministratori deve essere scelta obbligatoriamente tra i soci cooperatori ovvero tra le persone designate dai soci cooperatori persone giuridiche
  5. Riserva legale: La percentuali di utili netti annuali da destinare a riserva legale è pari al 30%
  6. Fondo mutualistico per la promozione e lo sviluppo della cooperativa: La percentuale di utili netti annuali da destinare a tale fondo è pari al 3%
  7. Distribuzione degli utili nelle società; cooperative a mutualità prevalente: vige il divieto di distribuire dividendi in misura superiore all'interesse massimo dei buoni fruttiferi postali aumentato di due punti e mezzo rispetto al capitale effettivamente versato ed il divieto di remunerare gli strumenti finanziari offerti in sottoscrizione ai soci cooperatori in misura superiore al 2% rispetto a tale limite massimo
  8. I ristorni: costituiscono il rimborso ai soci di parte del prezzo pagato per i beni o servizi acquistati dalla cooperativa ovvero l'integrazione della retribuzione corrisposta dalla cooperativa per la prestazione del socio
  9. Ammissione di nuovi soci: l'ammissione è deliberata dagli amministratori su domanda dell'interessato ed il nuovo socio deve versare, oltre l'importo delle quote o azioni sottoscritte, anche il sovraprezzo eventualmente determinato
  10. Altra causa di scioglimento nelle società cooperative è la liquidazione coatta amministrativa disposta dall'autorità governativa oppure quando la società versa in stato di insolvenza