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Una serie di domande e risposte sul ruolo dell'insegnante di sostegno e sull'inclusione scolastica. Esplora le leggi e le circolari ministeriali che hanno definito l'integrazione degli alunni disabili nelle classi comuni, le competenze richieste all'insegnante di sostegno e le strategie didattiche per promuovere l'inclusione. Approfondisce la differenza tra integrazione e inclusione, l'evoluzione del concetto di contitolarità e l'importanza della didattica personalizzata. Una panoramica completa e utile per chi si occupa di inclusione scolastica.
Tipologia: Esercizi
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Trovi l'elenco delle domande in fondo al documento
La legge n. 517 del 4 agosto 1977 ha abolito le classi speciali, promuovendo l'integrazione degli alunni disabili nelle classi comuni. Questa legge ha stabilito che la scuola avrebbe attuato "forme d’integrazione a favore di alunni diversamente abili, con la prestazione di insegnanti specializzati assegnati".
L'articolo 13 della Legge Quadro 104/1992 sancisce la garanzia di attività di sostegno mediante l'assegnazione di insegnanti specializzati e di attività didattiche di sostegno nella scuola secondaria di primo e secondo grado. Inoltre, definisce l'insegnante di sostegno come contitolare delle sezioni e delle classi in cui opera, partecipando alla programmazione educativa e didattica e all'elaborazione e verifica delle attività di competenza dei Consigli di classe e dei Collegi dei docenti.
Secondo la Circolare Ministeriale n. 250 del 3 settembre 1985, la responsabilità dell'integrazione dell'alunno in situazione di handicap e dell'azione educativa svolta nei suoi confronti è, a medesimo titolo, dell'insegnante di sostegno, dell'insegnante o degli insegnanti di classe o di sezione e della comunità scolastica nel suo insieme. L'attuazione del progetto educativo individualizzato non è delegabile al solo insegnante di sostegno.
La relazione dell'OECD/OCSE Teachers Matter del 2004 ha riconosciuto la crescente complessità delle richieste fatte alle scuole e agli insegnanti in termini di sostegno alle difficoltà. La società si aspetta che le scuole rispondano efficacemente non solo alle disabilità, ma anche alle diverse lingue madri, ai background sociali, alle questioni di genere, promuovendo tolleranza e coesione sociale, rispondendo agli studenti svantaggiati e con problemi di apprendimento o comportamento, utilizzando le nuove tecnologie e tenendo il passo con i settori della conoscenza e gli approcci alla valutazione.
Le Conclusioni del Consiglio sullo sviluppo professionale degli insegnanti e dei dirigenti scolastici del 6/11/2009 affermano che un buon insegnamento e la capacità di ispirare tutti gli alunni ad ottenere il loro meglio possono avere un impatto positivo duraturo sul futuro dei giovani. Sottolineano l'importanza della formazione continua e dello sviluppo professionale per gli insegnanti.
A seguito della legge n. 170 del 2010, si è assistito a un superamento dello scenario duale tradizionale tra insegnante curricolare e insegnante specializzato. È stata richiesta una rivoluzione copernicana nel modo di organizzare la didattica, in direzione di scelte inclusive e integranti, al fine di evitare rischiose derive di frammentazione degli interventi in classe. Si è passati a un approccio più collaborativo e personalizzato.
L'insegnante di sostegno può evitare forme di emarginazione lavorando all'interno dell'ambiente scolastico e facendosi percepire da tutti come un insegnante che promuove la crescita educativa di tutti gli alunni, non solo di quelli con BES. È importante che l'insegnante di sostegno non sia visto come una figura separata, ma come parte integrante del team docente.
Il testo, pur non definendo esplicitamente la differenza, implica che l'integrazione si riferisce all'inserimento degli alunni disabili nelle classi comuni con il supporto di insegnanti specializzati, mentre l'inclusione implica un cambiamento più profondo nell'organizzazione della didattica e nella percezione della normalità, per accogliere e valorizzare le differenze di tutti gli studenti, compresi quelli con BES, DSA e altre difficoltà. L'inclusione richiede una collaborazione più stretta tra tutti i docenti e un approccio più personalizzato all'apprendimento.
La Circolare Ministeriale n. 250 del 1985 ha stabilito la corresponsabilità dell'insegnante di sostegno, degli insegnanti di classe e della comunità scolastica nell'integrazione dell'alunno con disabilità. La Legge 104/92 ha poi sancito la piena contitolarità dell'insegnante di sostegno sulla classe. Tuttavia, come evidenziato da Mapelli (2018), nonostante il riconoscimento normativo, nella pratica l'insegnante di sostegno spesso non è percepito come un pari dai colleghi curricolari. L'evoluzione ideale è verso una
Le principali aree di competenza relative al valore 'Lavorare con gli altri' sono: saper lavorare con i genitori e le famiglie; saper lavorare con più professionisti dell'educazione.
Il Decreto Ministeriale n. 706 del 9 agosto 2013 richiede all'insegnante di sostegno di: 1) rendersi conto della diversità dei bisogni educativi in classe e conoscere le possibilità offerte dalle norme e dalle prassi in corso dell’inclusione; 2) conoscere l’alunno in situazione di disabilità; 3) creare ambienti d’apprendimento e comunità di relazioni; 4) utilizzare strategie didattiche integrate; 5) utilizzare metodologie, metodi e materiali specifici;
I sistemi internazionali di classificazione menzionati nel testo sono ICD-11, DSM-5 e ICF.
Un insegnante di sostegno può utilizzare diverse strategie didattiche integrate, tra cui: 1) Realizzare interazioni di apprendimento cooperativo per lo sviluppo dell'interdipendenza positiva. 2) Realizzare modalità di tutoring e peer tutoring. 3) Analizzare, adattare e trasformare i materiali didattici e i libri di testo.
L'insegnante di sostegno può contribuire espandendo il PEI in un Progetto di vita, costruendo un percorso didattico individualizzato con obiettivi comuni alla classe, ma programmato in funzione delle esigenze del soggetto (tempi, modalità, strumenti, ausili, eventuale assistenza) e funzionale allo sviluppo della sua autonomia. Inoltre, può progettare e realizzare percorsi di integrazione sociale, verificare e valutare in modo sistematico i progressi dello studente, collaborare con Enti del territorio e ricercare le risorse informali presenti nella Comunità, e realizzare percorsi di Orientamento e iniziative di transizione scuola-lavoro.
La collaborazione tra l'insegnante di sostegno, gli insegnanti curricolari, la famiglia e gli operatori dell'ASL è fondamentale per garantire che il PEI sia un documento condiviso e coerente con le esigenze dell'alunno. Ogni figura professionale apporta le proprie competenze e conoscenze per definire obiettivi realistici e strategie efficaci. La famiglia, in particolare, fornisce informazioni preziose sulla storia personale dell'alunno, sui suoi punti di forza e di debolezza, e sulle sue aspettative. La collaborazione favorisce inoltre la continuità educativa tra scuola e famiglia e la condivisione di responsabilità.
Secondo Mapelli (2018), una delle qualità specifiche prioritarie per un insegnante di sostegno è l'apertura al cambiamento e la disponibilità all'incontro con l'altro. Questo implica un lavoro su di sé per ampliare la propria capacità di ascolto e disponibilità.
Il PNSD contribuisce all'inclusione scolastica attraverso la formazione dei docenti sull'innovazione didattica e lo sviluppo della cultura digitale, l'uso delle ICT per l'inclusione, l'educazione ai media, l'uso di archivi digitali online e l'apertura alla cittadinanza digitale. Prevede anche il principio del BYOD (Bring Your Own Device).
Un modello di didattica trasmissiva si basa sulla progettazione per obiettivi e sulla sola valutazione dei contenuti appresi. Le metodologie attive, invece, rendono lo studente protagonista e co-costruttore del suo sapere, attraverso il problem solving di vita reale (project-based learning, cooperative learning, peer teaching, ecc.).
La 'flipped classroom' o 'classe capovolta' è un approccio metodologico che ribalta il tradizionale ciclo di apprendimento. La lezione viene spostata a casa, sostituita dallo studio individuale dei materiali (videolezioni), mentre lo studio individuale viene spostato a scuola, sostituito da attività collaborative. In un contesto di inclusione, permette all'insegnante di dedicare più tempo in classe al supporto individualizzato degli studenti con BES, facilitando la differenziazione didattica e l'utilizzo di strumenti compensativi.
la 'comunità educante'. Questo significa che tutti i docenti curricolari devono rafforzare le proprie capacità inclusive, sperimentando modelli di collaborazione e cooperazione nei team di docenti. Il sostegno diffuso si traduce in una maggiore attenzione alle esigenze individuali degli studenti, una didattica più differenziata e l'utilizzo di strumenti compensativi e misure dispensative a beneficio di tutti gli alunni.
L'obiettivo principale dell'insegnante di sostegno è ampliare la propria possibilità di intervento didattico sull'intera classe, attivando le varie forme di sostegno che la comunità scolastica deve offrire, piuttosto che lavorare isolatamente solo con l'alunno disabile.
La legge n. 107 del 2015 ha potenziato la formazione iniziale degli insegnanti di sostegno delle scuole dell'infanzia e primaria attraverso l'istituzione di un corso di specializzazione ad hoc a cui si accede dopo aver conseguito la laurea in Scienze della formazione primaria. Si richiede inoltre l'utilizzo sistematico e costante delle scienze dell'educazione per le persone con diverse forme di disabilità.
Alcuni elementi di buona pratica condivisi includono: una fase di pre- pratica, prima di un programma iniziale di formazione; una fase di pre- pratica come parte integrante del programma di formazione; un periodo di esperienza di insegnamento scolastico supervisionato; lo svolgimento positivo di un esame o di altre modalità di valutazione; un periodo di prova monitorato e un periodo di inserimento professionale, supportati da modalità di mentoring.
Il rapporto UNESCO suggerisce di includere consigli su come tradurre i risultati della ricerca in pratiche didattiche efficaci, valutare i progressi di tutti gli studenti, utilizzare le valutazioni come strumento di pianificazione, osservare gli studenti nelle situazioni di apprendimento, mettere in relazione il comportamento dei discenti con i normali modelli di sviluppo, coinvolgere genitori e alunni nel processo di valutazione e lavorare con altri professionisti.
Nuova critica la formazione degli insegnanti perché troppo lontana dalle routine professionali e dalla vera cultura dell'insegnamento. Propone una componente pratica focalizzata sull'apprendimento e sullo studio di casi
specifici, la formazione all'interno della professione per acquisire cultura ed esperienza professionale, l'attenzione alla comunicazione e alle relazioni, il lavoro di squadra e la pratica collettiva.
Un'efficace formazione degli insegnanti è cruciale perché la ricerca indica che quanto più i futuri insegnanti vengono adeguatamente preparati, tanto più è probabile che rimangano nella professione. Questo è particolarmente importante considerando il pensionamento di molti docenti assunti negli anni '70 e '80, e la conseguente necessità di sostituirli con personale qualificato e sensibile ai diversi bisogni d'apprendimento presenti nelle aule di oggi.
La formazione degli insegnanti per l'inclusione deve affrontare le diversità derivanti dal genere di appartenenza, dall'orientamento sessuale, dalle problematiche di accettazione corporea, dal background etnico, culturale, linguistico o religioso, e dalla condizione socioeconomica, oltre che dalla disabilità.
La formazione degli insegnanti deve preparare i docenti a creare classi e scuole che affrontino questioni di rispetto, equità e giustizia. Questo implica comprendere i contesti storici, socio-culturali e ideologici che creano pratiche discriminatorie e oppressive in ambito educativo.
Nel contesto della riforma del sistema di sostegno, il 'progetto di vita dell'alunno' significa che il sostegno non è solo collegato alla gravità della disabilità o del disturbo, ma si cerca anche di individuare i bisogni materiali e immateriali dei ragazzi e di rispondere con un affiancamento competente, volto a conquistare margini di possibilità, pur dentro i vincoli delle situazioni date e imprescindibili.
Molti candidati all'insegnamento escono dalla loro formazione iniziale senza le competenze necessarie perché, nonostante alcuni siano 'naturalmente portati' per l'educazione orientata alla diversità, mancano delle conoscenze e delle abilità su come andare oltre gli aspetti superficiali della questione. Inoltre, i programmi di formazione possono essere influenzati da tradizioni pedagogiche che non sempre promuovono efficacemente l'inclusione.
Gli ambiti specifici includono: strategie e metodologie educativo-didattiche/ gestione della classe; didattica speciale e progetti educativo-didattici a prevalente tematica inclusiva; didattica interculturale/Italiano L2; psicologia e psicopatologia dell’età evolutiva (compresi DSA, ADHD, ecc.); progetti di formazione su specifiche disabilità (autismo, ADHD, disabilità intellettive, sensoriali, ecc.).
Imparare a progettare l’intervento didattico sulla base della struttura proposta dalla Classificazione ICF significa assumere un modello concettuale che consideri il profilo di funzionamento dello studente, in relazione a domini standardizzati. L’adozione della progettazione su base ICF costituisce un fondamentale strumento formativo per l’insegnante, permettendo una valutazione più completa e personalizzata delle esigenze dello studente.
Hagger & McIntyre (2006) sottolineano che ciò che gli insegnanti in formazione devono imparare a fare come insegnanti, lo impareranno nelle scuole, evidenziando l'importanza dell'esperienza pratica sul campo.
L'analisi intellettuale seria e informata dell'insegnamento implica una riflessione attiva e continua sul proprio operato a scuola, con l'obiettivo di individuare strategie di miglioramento concrete. Si differenzia dalla 'teorizzazione pratica' basata sull'esperienza universitaria perché quest'ultima tende ad essere più astratta e meno ancorata alle sfide reali dell'aula.
Uno degli obiettivi principali è l'arricchimento del profilo professionale dei docenti, strettamente correlato al miglioramento del sistema di istruzione e all'adeguamento dell'offerta formativa della singola scuola ai bisogni educativi espressi dalla popolazione scolastica e dal territorio.
Oltre alle competenze di sistema (autonomia didattica e organizzativa, valutazione e miglioramento, didattica per competenze e innovazione
metodologica) e alle competenze per il XXI secolo (lingue straniere, competenze digitali e nuovi ambienti d'apprendimento, alternanza scuola- lavoro), le competenze per una scuola inclusiva sono considerate prioritarie. Queste includono integrazione, competenze di cittadinanza e di cittadinanza globale, inclusione e disabilità, coesione sociale e prevenzione del disagio giovanile.
Nel Piano Formazione Docenti 2020, centralità assoluta è riservata a: Educazione civica (con particolare riguardo alla conoscenza della Costituzione e alla cultura della Sostenibilità), Discipline scientifiche e tecnologiche (STEM), Realizzazione del Sistema Educativo Integrato “zerosei”, e Inclusione degli alunni con BES, DSA e disabilità.
Secondo l'OECD/OCSE (2004), molti Paesi riconoscono la necessità di dichiarazioni chiare e concise in merito a ciò che gli insegnanti dovrebbero sapere ed essere in grado di fare all’interno dei sistemi di formazione scolastica. Il profilo delle competenze degli insegnanti dovrebbe derivare dagli obiettivi per l’apprendimento degli studenti e fornire standard a livello professionale e una comprensione condivisa di ciò che costituisce un insegnamento ben realizzato.
Shulman (2004) parla della necessità di garantire che la formazione dell’insegnante si muova riferendosi a tre coordinate, definite come tre forme di apprendistato: l'apprendistato della testa (conoscenza cognitiva), l'apprendistato della mano (competenze metodologiche e tecniche) e l'apprendistato del cuore (dimensione etica e morale).
I futuri insegnanti dovrebbero: prendere coscienza e comprendere le questioni etiche e politiche associate all’inclusione; diventare competenti per acquisire una rilevante comprensione dei loro studenti e capire come le loro multiformi competenze richiedano un’adeguata azione individuale; essere in grado di organizzare un insieme variegato di compiti per gli studenti, che questi ultimi possano affrontare di concerto, nonostante le loro varie abilità; padroneggiare le situazioni in cui alcuni studenti stanno affrontando compiti stabiliti dal curricolo, mentre altri sono alle prese con compiti al di fuori del curricolo standard.
Le basse aspettative degli adulti possono portare gli studenti con BES a disimpegnarsi, perdere motivazione e fiducia in se stessi, trasformando le credenze dell'insegnante in una profezia che si autoavvera. In classe, questo può manifestarsi con gli insegnanti che si rivolgono a questi studenti meno spesso, danno loro meno tempo per rispondere, li fanno sedere in fondo alla classe o assegnano loro compiti troppo facili.
Gli esperti stimano che oltre l'80% degli studenti designati all'educazione speciale possa soddisfare gli stessi standard accademici degli altri studenti, a condizione che le scuole forniscano loro l'accesso, gli adattamenti, l'istruzione e il supporto necessari.
Una 'mentalità fissa' presuppone che le capacità e l'intelligenza siano tratti statici e immutabili. Una 'mentalità orientata alla crescita', invece, crede che l'intelligenza possa essere sviluppata nel tempo attraverso l'impegno e il duro lavoro. Per gli studenti con BES, una mentalità orientata alla crescita crea un ambiente in cui si sentono a proprio agio a correre rischi, imparare dal fallimento e sviluppare la loro intelligenza, aumentando la loro resilienza e motivazione.
È importante per assicurarsi che lo studente non si trovi indietro rispetto ai compagni di classe e per intervenire tempestivamente in caso di difficoltà. Il monitoraggio permette di adattare le strategie didattiche e il supporto in base alle esigenze specifiche dello studente, promuovendo il suo successo a 360 gradi.
Una diagnosi di BES può portare gli educatori ad avere una percezione fissa e rigida delle esigenze dello studente, intrappolandolo in interventi o setting educativi per troppo tempo. Il rischio è che si crei una profezia che si autoavvera, limitando le opportunità di apprendimento e sviluppo dello studente.
L'atteggiamento di 'sostituzione' priva lo studente della possibilità di mettersi alla prova e di sviluppare le proprie competenze. Invece di vedere riflesse le proprie capacità e i propri limiti nel comportamento dell'insegnante, lo studente interpreta questo atteggiamento come una testimonianza delle basse aspettative nei suoi confronti, minando la sua autostima e la sua motivazione.
Per contrastare la tendenza a 'riparare', è fondamentale adottare un approccio inclusivo che valorizzi le potenzialità di ogni studente, riconoscendo le sue unicità e fornendo il supporto necessario per superare le difficoltà. Questo implica abbandonare l'idea che lo studente sia 'difettoso' e concentrarsi invece sullo sviluppo delle sue risorse e capacità, promuovendo l'autonomia e l'autostima.
L'affermazione che non esiste correlazione tra QI e BES significa che uno studente con un QI elevato può comunque presentare un disturbo dell'apprendimento o un altro bisogno educativo speciale. Questa affermazione ha importanti implicazioni per la pratica educativa, poiché sottolinea la necessità di non basarsi esclusivamente sul QI per valutare le capacità e il potenziale di uno studente. È fondamentale adottare un approccio individualizzato che tenga conto delle specifiche esigenze e difficoltà di ogni studente, offrendo un supporto mirato e personalizzato per favorire il suo successo scolastico e personale.
Un sistema di istruzione a più livelli (MTSS) è un approccio che fornisce diversi livelli di supporto didattico agli studenti in base alle loro esigenze individuali. Gli insegnanti monitorano la risposta degli studenti nel tempo e li spostano tra i livelli di intervento in base ai loro progressi. L'obiettivo è fornire il giusto supporto agli studenti giusti, al momento giusto.
I tre livelli di supporto sono: Livello 1 (Istruzione di base per tutti gli studenti), Livello 2 (Interventi di gruppo) e Livello 3 (Interventi intensivi). Il Livello 1 fornisce istruzione generale in classe utilizzando il curriculum standard. Il Livello 2 offre istruzione più intensiva in piccoli gruppi. Il Livello 3 prevede un lavoro individuale con uno specialista e, potenzialmente, un curriculum personalizzato (PEI/PDP).
Al Livello 2, l'insegnante potrebbe fornire allo studente un modello di frase, un elenco di parole chiave o un organizzatore grafico per aiutarlo a strutturare il suo scritto. Potrebbe anche offrire feedback più frequenti e mirati durante il processo di scrittura. Uno studente al Livello 1, invece, riceverebbe istruzioni più generali e meno supporto diretto.
Un sistema MTSS efficace, con un'accurata identificazione dei bisogni, può ridurre il numero di studenti che necessitano di un PEI. Quando gli insegnanti sono formati a un modello di sostegno a più livelli, molti studenti che altrimenti sarebbero destinati a un PEI in altre scuole, finiscono con il non richiederlo più, poiché i loro bisogni vengono soddisfatti attraverso interventi mirati ai livelli inferiori.
Nello studio del 1964, Rosenthal e Jacobson hanno dimostrato che gli insegnanti, sapendo che alcuni studenti (scelti casualmente) avrebbero avuto una notevole crescita a livello di QI, li trattavano in modo diverso. Concedevano loro più tempo per rispondere alle domande, davano loro più feedback, sorridevano loro di più e si rapportavano con loro in maniera più calorosa. Queste azioni portarono questi studenti a sperimentare una crescita accademica maggiore rispetto agli altri. In sostanza, le alte aspettative degli insegnanti, anche se basate su informazioni casuali, si sono tradotte in un miglioramento reale delle prestazioni degli studenti.
Un approccio utile consiste nell'addestrare insegnanti e genitori all'analisi della loro percezione su questi studenti. Questo implica aiutarli a riconoscere e a riflettere sui propri atteggiamenti e convinzioni, spesso impliciti, che possono influenzare il modo in cui interagiscono con gli studenti con BES. L'obiettivo è rendere consapevoli gli educatori delle loro possibili distorsioni e fornire loro strumenti per adottare un approccio più equo e supportivo.
Nello studio dell'Università della Virginia, si è dimostrato più efficace un intenso training comportamentale, in cui gli insegnanti lavoravano con coach personali per imparare a modificare il loro comportamento. Questo
approccio, che prevedeva la videoregistrazione delle lezioni e la riflessione guidata con un coach, ha portato a cambiamenti più significativi nelle convinzioni degli insegnanti rispetto alla semplice fornitura di informazioni standard su ciò che avrebbero dovuto credere e aspettarsi dai loro studenti.
Gli insegnanti possono cambiare le loro aspettative per tutti gli studenti, compresi quelli con BES, attraverso diverse strategie: 1) Osservare come ogni studente interagisce e preferisce impegnarsi. 2) Ascoltare per capire cosa motiva lo studente, i suoi obiettivi e come vede gli insegnanti e i compagni. 3) Impegnarsi parlando con gli studenti dei loro interessi individuali. 4) Sperimentare cambiando il modo in cui si reagisce ai comportamenti difficili. 5) Incontrare gli studenti al di fuori del ruolo di insegnante d'aula. 6) Entrare in contatto scoprendo cosa piace fare ai propri studenti fuori dalla scuola. 7) Riflettere sulle proprie interazioni con gli studenti e su come le proprie aspettative modellano il modo in cui gli studenti li vedono.
È importante che gli insegnanti abbiano atteggiamenti positivi in contesti inclusivi perché questi influenzano direttamente il loro comportamento con gli studenti, il clima in classe e i risultati ottenuti dagli studenti. Un atteggiamento positivo crea un 'senso di appartenenza' e supporta una pratica inclusiva efficace.
La formazione in educazione speciale ha dimostrato di influenzare costantemente l'atteggiamento degli insegnanti. C'è un accordo generale sul fatto che vi sia un cambiamento positivo negli atteggiamenti, già a seguito di un primo approccio formativo pre-servizio all'educazione speciale dei futuri insegnanti.
Se gli atteggiamenti negativi degli insegnanti in pre-servizio non vengono affrontati durante la loro formazione iniziale, il rischio è che continueranno ad ostacolare il progresso degli sforzi per un’educazione inclusiva nella scuola.
I formatori possono costruire la fiducia dei futuri insegnanti incoraggiandoli a sfidare presupposti e credenze precedenti sull'inclusione. Devono anche far capire che non esiste una singola strategia giusta per sostenere gli studenti e che nessun modello educativo può rendere una classe realmente inclusiva da solo.
La relazione di deroga è un documento che gli insegnanti di sostegno redigono e inviano tramite la segreteria didattica per richiedere ore di sostegno aggiuntive per gli alunni con disabilità per l'anno scolastico successivo. In essa vengono specificate le aree del PDF in cui si ritiene di dover maggiormente intervenire e le difficoltà organizzativo-didattiche riscontrate.
Le convinzioni degli insegnanti possono influenzare l'apprendimento degli alunni in diversi modi, ad esempio, credendo che la capacità di apprendimento di un alunno sia fissa o modificabile, o avendo convinzioni diverse su quali siano i modi più appropriati per rispondere agli errori dei discenti.
Secondo Garman (2005), i fattori chiave associati al cambiamento dei valori e delle convinzioni degli insegnanti in fase di pre-servizio sono: la disposizione all'apertura, la consapevolezza di sé/capacità auto-riflessiva, l'impegno per la giustizia sociale e per le esperienze inter-culturali, e le esperienze di gruppo educative e di supporto.
L'USR (Ufficio Scolastico Regionale) e l'USP (Ufficio Scolastico Provinciale) assegnano il numero complessivo di ore di sostegno alla scuola. Il Dirigente scolastico distribuisce poi le ore assegnate tra le classi frequentate dagli alunni con disabilità, sentito il GLHI (Gruppo di Lavoro sull'Handicap per l'Integrazione scolastica d'Istituto).
L'esperienza e la storia personale degli insegnanti modellano i loro processi di apprendimento e il modo in cui vedono la propria scuola e il proprio futuro professionale. Questo influenza il modo in cui interpretano e implementano le pratiche inclusive.
Il testo non definisce esplicitamente la differenza tra integrazione e inclusione, ma implica che l'inclusione va oltre la semplice integrazione. L'insegnante di sostegno contribuisce a promuovere l'inclusione non solo supportando l'alunno con BES, ma collaborando con gli altri insegnanti per creare un ambiente di apprendimento accessibile e partecipativo per tutti gli studenti, riconoscendo la 'differenza' come un aspetto essenziale dello sviluppo umano.
Secondo il testo, le convinzioni degli insegnanti possono essere cambiate attraverso la ricerca-azione. Questo implica che gli insegnanti possono riflettere criticamente sulle proprie pratiche, raccogliere dati sull'efficacia delle loro strategie inclusive, e apportare modifiche basate su queste evidenze. Ad esempio, un insegnante potrebbe implementare una nuova strategia per supportare un alunno con dislessia, monitorare i suoi progressi, e modificare la strategia in base ai risultati ottenuti.
Il fascicolo personale dell'alunno con disabilità deve contenere: il Profilo di Funzionamento (Diagnosi Funzionale valida per l'anno scolastico corrente e l'ultimo Profilo Dinamico Funzionale), il Piano Educativo Individualizzato o Piano Didattico Personalizzato del precedente anno scolastico, la Relazione Finale del precedente anno scolastico, i verbali degli incontri previsti dalla Legge-quadro n. 104, e l'eventuale scheda di progetto per il supporto dell'educatore comunale.
L'insegnante di sostegno redige il PEI (Piano Educativo Individualizzato) in collaborazione con gli insegnanti disciplinari, i genitori e gli operatori del mondo socio-sanitario. Questo implica un lavoro di squadra e una condivisione di competenze per definire gli obiettivi e le strategie più adatte all'alunno.
Nei passaggi di ordine di scuola, l'insegnante di sostegno realizza progetti di continuità con la nuova scuola e con i futuri insegnanti (per quanto possibile), in modo da fornire all’alunno certificato punti di riferimento in termini di spazi, tempi, attività e relazioni nella futura scuola e ridurre il potenziale trauma. Questo può includere visite alla nuova scuola, incontri