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Domande dell'esame orale di Sviluppo Locale: Strumenti e Applicazioni o Geografia del Made in Italy. Prof. Filippo Celata
Tipologia: Prove d'esame
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Modelli di localizzazione industriale (o di impresa), più in particolare nel modello delle aree di mercato (suolo, rendita, reddito) MODELLO VON THUNEN (STATO ISOLATO) Il primo modello formale e quantitativo di localizzazione delle attività economiche riguarda la distribuzione di diverse varietà colturali agricole intorno a un centro urbano. Esso è contenuto in un’opera di Heinrich Von Thunen, “Lo stato isolato in relazione all’agricoltura e all’economia nazionale”. Il modello dello stato isolato. L’obiettivo è individuare delle leggi generali di organizzazione degli spazi agricoli e ricondurre la distribuzione di questi spazi esclusivamente alle scelte razionali di agenti economici che massimizzano il proprio profitto individuale, escludendo dall’analisi qualsiasi elemento esterno. Lo “spazio” immaginato da Von Thunen è uno stato isolato, costituito da una sola città al centro di una pianura perfettamente percorribile in ogni direzione, uniformemente fertile e non espandibile, perché circondata da un’area non coltivabile. I produttori di qualsiasi varietà colturale vorrebbero tutti localizzarsi il più possibile vicino al centro urbano, per minimizzare il costo per il trasporto delle proprie merci, migliorare la propria accessibilità. Ne scaturisce una competizione per l’acquisto dei terreni più accessibile. I vantaggi di una localizzazione centrale sono infatti legati soprattutto al maggior potenziale di interazione sociale di questi, piuttosto che ad un generico vantaggio di trasporto legato alla vicinanza al “mercato”. La logica alla base del modello di Von Thunen viene tuttora considerata valida e continua ad essere applicata. Esiste un possibile estensione del modello a 2 tipologie di funzioni e a due varietà colturali:
Una rendita si verifica in tutti i casi in cui si ha a che fare con una risorsa scarsa non espandibile, almeno nel breve periodo, e che ha un rendimento differenziale perché caratterizzata da diversi gradi di fertilità o di “centralità”. La rendita consiste in un sovrappiù che il proprietario dei terreni migliori riesce a spuntare una volta remunerati i fattori di produzione e che va oltre anche al normale profitto di cui godono le attività economiche. La rendita è una sorta di reddito non guadagnato che deriva dal mero possesso, che distoglie risorse dagli usi produttivi, che arricchisce chi è già ricco. Il meccanismo della rendita garantisce una distribuzione efficiente, dal punto di vista esclusivamente economico, delle varie funzioni urbane.La rendita funziona come dispositivo di regolamentazione dell’accesso alla risorsa scarsa (lo spazio) e impedisce un’eccessiva congestione degli spazi centrali semplicemente aumentandone il prezzo e riducendone la domanda. La rappresentazione che deriva da modelli come quello di Von Thunen è una spiegazione volutamente semplicistica di come il funzionamento esclusivo del mercato, a prescindere da qualsiasi intervento pubblico o condizionamento storico e geografico, influisca sull’organizzazione dello spazio. MODELLO WEBER La geografia economica si sviluppa e si afferma come “scienza della localizzazione” attraverso il recupero e la sistematizzazione da parte di geografi di un insieme di modelli formali. L’obiettivo è inserire lo spazio geografico, o quanto meno la considerazione del fattore “distanza”, all’interno dell’apparato teorico dell’economia classica. La localizzazione dell’impresa è un aspetto particolare all’interno di una più ampia strategia razionale di massimizzazione dei profitti e il problema principale è l’attrito posto dalla distanza e la necessità di minimizzare i costi di trasporto. Nel modello semplicistico e precursore proposto da Alfred Weber sono noti i punti di reperimento delle materie prime M1 e M2, e individuato il punto corrispondente al mercato di sbocco per le merci C, la localizzazione ottimale può essere fatta discendere in base alle quantità (peso) di materiale trasportato e alle distanze da coprire. La localizzazione industriale avverrà nel punto baricentrico LOC rispetto alla posizione di M1, M2, C e al loro “peso”, espresso in termini di costi di trasporto. La localizzazione dell’impresa LOC non avverrà al centro del triangolo localizzativo. L’impresa sarà relativamente attratta dal punto M1 perché si tratta del luogo di reperimento di una materia prima particolarmente pesante i cui costi di trasporto sono superiori. Ne deriva un’immagine abbastanza semplice e ben definita delle logiche localizzative delle imprese, guidata esclusivamente dai costi di trasporto, che non consente di comprendere gli enormi squilibri che sono invece osservabili nello spazio economico reale. Il modello contiene una serie di assunzioni irrealistiche che sono state successivamente discusse. Il territorio non può essere infatti considerato uniforme, perché caratterizzato da differenti dotazioni di risorse e di infrastrutture. Il complesso di questi elementi “esterni” può determinare una
Organizzazione dello spazio periurbano, passaggio da modelli deduttivi a induttivi? La città si definisce tale e si distingue dal proprio intorno in quanto caratterizzata da un tessuto insediato continuo e per l’elevata densità di abitazioni, servizi e persone. Si possono distinguere modelli di struttura urbana di tipo:
aree omogenee dal punto di vista sociale è anche detta segregazione spaziale. Alcuni gruppi sociali tendono a concentrarsi in specifici quartieri per ricercare il capitale di relazioni sociali da cui sono esclusi. La formazione di zone omogenee è dovuta anche a meccanismi di repulsione e di discriminazione tra gruppi sociali. pag. 295- Nell’ambito delle economie di agglomerazione che ruolo svolgono i trasferimenti di conoscenza? Le attività economiche non si distribuiscono in maniera uniforme sul territorio ma mostrano una diffusa tendenza a concentrarsi e a creare densi agglomerati di attività in aree particolari. Un modo abbastanza semplice per spiegare la tendenza delle imprese alla concentrazione è ipotizzare che queste godano di vantaggi microeconomici legati alla vicinanza reciproca. Tali vantaggi sono definiti “economie di agglomerazione” e sono di fondamentale importanza per spiegare non solo la concentrazione delle imprese, ma anche la loro produttività e competitività, i diversi gradi di sviluppo economico di città e regioni, ecc. Il primo economista a fornire una descrizione del funzionamento delle economie di agglomerazione è stato Marshall, che definì tali vantaggi come “economie esterne di scala” contrapponendo il loro funzionamento a quello delle “economie interne di scala”. Fin dalla nascita della teoria economica si suppone che le imprese possano accrescere la loro produttività aumentando la “scala” di produzione, e quindi le
chiamate città globali, in grado di assumere un ruolo strutturante in relazione a tutte le tipologie di flussi prima descritte. Friedmann introduce il concetto di “città globali”. Esse sono intese come centri di potere economico, ovvero luoghi in cui si concentra il potere decisionale dei più importanti attori economici. Egli distinse in maniera qualitativa tra città primarie dei paesi del centro, città secondarie del centro e città secondarie periferiche. Non bisogna pensare che esse siano spazi sempre caratterizzati da ricchezza o da elevata qualità della vita. Si tratta piuttosto di città segnate dal paradosso della polarizzazione sociale. La globalizzazione non consente più di utilizzare categorie geografiche definite come centro e periferia, nord e sud, sviluppo e sottosviluppo. Sassen ritiene che le città globali rappresentino contesti centrali in relazione a 4 fenomeni:
Cosa si intende per specializzazione flessibile? Se l'impresa fordista è caratterizzata da una divisione del lavoro interno, e da una struttura gerarchica e piramidale, i sistemi di produzione decentrati, definiti anche industrie diffuse , perseguono una divisione del lavoro esterno all'impresa dando luogo a configurazioni a rete tra un gran numero di unità produttive specializzate e più o meno autonome (specializzazione flessibile). La specializzazione flessibile porta a: Decentramento produttivo : sorgono grandi imprese globali e reti di produzione dispersi che ricercano attraverso l'internazionalizzazione nuove condizioni di profittabilità. La riorganizzazione della produzione su scala globale richiede la scomposizione del ciclo produttivo. Finisce l'epoca del gigantismo industriale e dei mega stabilimenti e inizia l’epoca delle grandi corporazioni transnazionali. Nascono inglese in molti casi perfino più grande, ma disperse su una pluralità di siti produttivi. Il decentramento produttivo delle grandi aziende e l'emergere dei sistemi locali di piccole imprese sono due facce della stessa medaglia. La specializzazione flessibile determina un processo di doppia convergenza: le grandi imprese sono sempre più frammentate e decentrate mentre le piccole imprese sono sempre più in relazione tra loro ( clustering ) consentendo di evolvere verso configurazioni produttive a rete. Perché i cluster possono essere considerati come casi estremi di specializzazione flessibile? Con la nascita dei cluster si è assistito ad un fenomeno per certi versi sorprendente: l'emergere di sistemi locali di imprese organizzati secondo il modello del cluster o del distretto industriale. Si tratta di reti di imprese medio-piccole autonome, localizzate in prossimità e che partecipano collettivamente al medesimo processo produttivo, specializzandosi ciascuno in una particolare fase della produzione. Cosa si intende per servizi ambientali (4 tipologie che danno luogo a politiche ambientali)? Ambiente come servizio: Gli ecosistemi erogano servizi che rendono possibile la vita sulla terra. Un gruppo interdisciplinare di scienziati (Millennium Ecosystem Assessment) ha cercato di raggruppare quattro principali tipologie i servizi ecosistemici, nel Rapporto Ecosistemi e Benessere Umano (2005):
La concentrazione spaziale degli immigrati può essere conseguente a forme di repulsione: gli immigrati possono risultare poco graditi in vari quartieri. Cosa si intende per accessibilità potenziale? La prossimità sia essenziale per sviluppare sinergie, e queste sono fondamentali per lo sviluppo di imprese e località. La distanza può essere percepita differentemente da diversi soggetti o contesti. Si parla in questo caso di distanza cognitiva : la distanza tra la Puglia e la Campania sarà invariabilmente percepita come minore rispetto alla distanza tra la Puglia e l'Albania, mentre in realtà è maggiore. I nostri spostamenti e le nostre opportunità per un incontro diretto e faccia a faccia sono comunque limitati alle brevi distanze. Il concetto di accessibilità non deve essere inteso in termini assoluti come dotazione infrastrutturale o come agevole raggiungibilità, ma in termini relativi e in relazione alla distribuzione della popolazione. Due centri che sono ugualmente connessi dal punto di vista infrastrutturale saranno l’uno più simile dell'altro in virtù della loro diversa popolosità. L' indice di accessibilità potenziale ci dice che il centro nord Europa è l'area più accessibile non solo perché è meglio servita dalle infrastrutture di trasporto, ma perché ospita regioni molto popolose ed è baricentrica rispetto alle regioni più periferiche. Funzione distance decay : l = 1 / Db l = grado di interazione; D = Distanza; b = se > 1 interazione diminuisce più che proporzionalmente all’aumentare della distanza Cosa si intende per catene globali del prodotto (o catene globali del valore)? Lo studio delle cosiddette global commodity chain/catene globali del valore/reti globali di produzione si è notevolmente diffuso negli anni 2000 per sottolineare la crescente frammentazione del ciclo produttivo della gran parte dei beni industriali tra una pluralità di paesi diversi che si specializzano, non tanto nella produzione di specifici beni, ma nella fornitura di particolari componenti e nello svolgimento di un proprio ruolo ben definito all’interno di sistemi dispersi coordinati da grandi imprese multinazionali. Nelle catene del valore, cosa si intende per processo di upgrading? L'upgrading consiste nel miglioramento della propria posizione all'interno della catena di prodotto (es. il fornitore che diventa produttore, o viceversa). Pag. 274-
Catene globali del prodotto, guidate dal produttore e guidate dal consumatore? Nelle catene guidate dal produttore (impresa leader) i beni prodotti sono ad alto contenuto tecnologico e quindi richiedono continua innovazione, sistemi dominati da poche grandi imprese transnazionali. Le catene guidate dal consumatore (impresa follower) invece riguardano settori maturi ad alta intensità come la produzione tessile. In questi casi la tecnologia è relativamente standardizzata e quindi la produzione avviene in mercati concorrenziali. Quello che distingue l'impresa leader da quella follower è la capacità di controllare questo processo innovativo da una parte e il mercato del consumo dall'altra. Gli elementi principali delle catene di prodotto sono: relazioni input-output, specifica spazialità, contesto istituzionale ed un particolare sistema di governance di coordinamento. Catene del prodotto di tipo “captive”? Catene di produzione di tipo captive: all'impresa fornitrice è vietato stabilire relazioni con altre imprese, i fornitori di piccola dimensione sono subordinati ad acquirenti molto più grandi che hanno un'elevata capacità di controllo e coordinamento. Il fornitore si trova in posizione di subordinazione rispetto all'impresa cliente. Neoliberismo, ruolo dello stato, come si pongono le teorie di stampo (approccio) neoliberista come si pongono riguardo gli squilibri economico-territoriali interni (regionali)? Pag. 38- Teoria della convergenza, cosa prescrive? frequentante Il concetto di convergenza si riferisce ad un processo nel quale le economie meno avanzate mostrano tassi di crescita economica (riferiti, generalmente, a variabili quali il PIL pro capite o la produttività) più elevati rispetto a quelli delle economie più avanzate. Al contrario, il concetto di divergenza indica l’esistenza di forze che contribuiscono ad aumentare, nel corso del tempo, le disparità fra le diverse regioni (nazioni). Sui processi di convergenza la teoria economica fornisce spiegazioni diverse. Per semplicità possiamo distinguere due scuole di pensiero. La prima è rappresentata dalle teorie neoclassiche (Solow 1956 e sue estensioni successive) che ipotizzano meccanismi di crescita automatici che portano alla
I benefici connessi alla prossimità di imprese simili o collegate, definite economie di localizzazione, vengono a volte definiti “esternalità di Marshall” e sono tipici delle regioni fortemente specializzate. Ad essi sono spesso contrapposte le cosiddette “esternalità alla Jacobs” che sono invece economie di urbanizzazione di cui possono beneficiare le aree urbane più grandi, più vive e più dinamiche e che derivano, dalla diversità. Jacobs enfatizzava il valore economico delle grandi aree urbane ai fini della competitività e dell’innovazione tecnologica. Tale valore deriva dalla varietà, dal contrasto tra mondi differenti di tipo economico, culturale, etnico, sociale. Pag. 179 Cosa si intende per costi di transazione e perché nei distretti/cluster i costi di transazione sono bassi? L’acquisto sul mercato comporta, quasi sempre, vantaggi economici perché le imprese fornitrici sono diverse, specializzate in quel particolare tipo di produzione e in competizione tra loro. Per quale motivo, cioè le imprese molto spesso preferiscono “fare” piuttosto che comprare? Il comprare in realtà può essere conveniente dal punto di vista economico ma sottintende degli oneri e che si definiscono “costi di transizione”. Le transazioni di mercato implicano infatti un livello di incertezza molto maggiore rispetto alle transizioni all’interno. L’impresa non ha solo bisogno di risparmiare ma di rendere certo affidabile e prevedibile lo scambio e ottenere gli input necessari alla produzione nella quantità delle qualità e al momento giusto. Allo stesso tempo l’internalizzazione e la gerarchia possono comportare diseconomie di scala connesse a rigidità dell’industria fordista. La specializzazione flessibile e il ricorso a forma di esternalizzazione, quindi, sono redazzabili solo nella misura e nei casi in cui è possibile abbassare i costi di transazione. Le imprese, per esempio, possono ritenere preferibile fornirsi sempre dalla stessa impresa, nonostante esistano alternative più economiche, perché si fidano di quel fornitore. Per ridurre i costi: regole, norme e leggi. La possibilità di abbassare i costi di transizione dipende anche dal tipo di relazione che si stabilisce. In ogni caso i mercati, anche quelli più “liberi” e anonimi, per funzionare correttamente devono basarsi su sistemi che limitano i comportamenti opportunistici. I costi di transazione dipendono anche, dal grado di specificità, di complessità e di contenuto innovativo della fornitura richiesta. Si pensi al produttore calzaturiero che deve decidere se produrre in proprio le stringhe delle scarpe o acquistarle presso un’impresa specializzata. Le stringhe per questo sono un mercato molto concorrenziale, privo di barriere all’entrata e di specificità tecnologiche. Se invece l’impresa ha bisogno di una componente specifica, e/o altamente tecnologica, sarà
portata a produrla al proprio interno: in primis perché non esistono fornitori, a un eventuale fornitore individuato ad hoc sarebbe complesso trasferire le informazioni necessarie a produrre il componente specifico. Posto che il trasferimento di queste informazioni sia tecnicamente possibili non è conveniente dal punto di vista economico e strategico. Ed è rischioso: l’impresa fornitrice potrebbe infatti trasferire tali informazioni ad altri. L’ispessimento delle relazioni esterne delle imprese, implica, infatti, transazioni più frequenti. La possibilità di ridurre i costi di transazione in termini non solo del loro costo diretto, ma anche del costo implicito allo scambio di mercato. Nei paesi più ricchi, dinamici e sviluppati innanzitutto, i costi di transazione sono più bassi, grazie all’ampia presenza di fornitori, l’efficacia dei sistemi di regolazione giuridica e non giuridica dell’economia. Nei paesi più arretrati i costi di transazione saranno più alti perché mancano fornitori, i contrati sono scarsamente tutelati, l’instabilità politica. Se consideriamo il problema della specificità informativa a cui si è fatto riferimento, ne consegue che i costi di transazione saranno influenzati anche dalla distanza geografica tra cliente e fornitore. La prossimità facilita soprattutto un’interazione più intensa tra cliente e fornitore ed è essenziale nel caso di consegne frequenti. I distretti industriali, grazie alla prossimità tra imprese collegate sono luoghi nei quali i costi di transazione sono particolarmente bassi. La concentrazione e la prossimità tra imprese simili, o che partecipano al medesimo processo produttivo, aumenta la fiducia, l’affidabilità e facilita il coordinamento della produzione. Qualsiasi scambio, presuppone una relazione. Tale relazione è quindi mediata dalla distanza geografica, sociale e culturale tra le parti. Pag. 222- Cosa sono le zone economiche speciali? Le regioni industriali in cui sono concentrati gli impianti di imprese che producono per il mercato internazionale, sono chiamate free trade zone o zone economiche speciali. Queste zone nella maggior parte dei casi si trovano lungo le coste o presso le frontiere per facilitare ulteriormente i rapporti con l’esterno. La quasi totalità delle imprese non è di proprietà locale ed è specializzata in produzione ad alta/media intensità di lavoro manuale. L'organizzazione industriale di queste zone riflette in tutto e per tutto le caratteristiche delle piattaforme satellite. Per i governi locali i vantaggi connessi a queste zone industriali sono legati al loro impatto occupazionale e soprattutto all'afflusso di valuta estera. Tali zone possono avere però un ruolo fondamentale per avviare l'industrializzazione dei paesi emergenti. Le multinazionali tendono a caratterizzare fortemente l'economia di alcuni paesi o regioni ospitanti, che diventano dipendenti dall'esterno , incapaci di produrre
economici vigenti. Il problema delle disuguaglianze di accesso ad un bene comune come l'acqua può essere osservato dalla prospettiva dei gruppi svantaggiati, che subiscono per queste forme di ingiustizia ambientale , o da quella dei gruppi egemonici che sfruttano tale risorsa per riprodurre e consolidare le proprie posizioni di potere. Non è solo con le risorse di prima necessità, tuttavia che la questione ambientale si ricollega alle esistenti diseguaglianze sociali e spaziali. Cosa si intende per ecologia industriale? La prospettiva ecologica, i concetti di ecosistema e metabolismo sociale, consentono di andare oltre la tradizionale distinzione tra società e ambiente. Gli effetti ambientali delle attività produttive sono sempre negativi, anche se variano da settore a settore. Per questo motivo all'imprese sono imposte particolari regolamentazioni e l'adozione di sistemi di riduzione del proprio impatto ambientale. E cosa succederebbe se invece di riversare i propri scarti sul territorio, le imprese fornissero tali scarti ad altre imprese, le quali potrebbero a loro volta utilizzarli come materie prime produttive? Si creerebbe un sistema produttivo il più possibile chiuso con evidenti ricadute positive. La realizzazione di sistemi di questo tipo implica tuttavia difficoltà tecniche connesse al trasferimento concreto di tali materiali. Box Pag. 79- Cosa si intende per capitale sociale? Il capitale sociale è la complessa rete di relazioni interpersonali che consentono la realizzazione sociale ed economica dei singoli individui: legami di parentela, amicizie. Il capitale sociale ha una dimensione collettiva e contestuale: ciascun gruppo sociale o località è tenuto insieme da reti di relazioni interpersonali mediate a diverse scale. Esso ha una dimensione organizzativa: le relazioni sociali possono essere più o meno organizzate e coordinate da vere proprie istituzioni formali. Può essere inoltre in qualche modo osservata e misurata utilizzando indicatori quali la partecipazione individuale alla vita collettiva. Il funzionamento delle reti di relazioni interpersonali può essere anche concretamente osservato traverso la cosiddetta social network analysis. Si possono individuare in questo modo legami forti come le relazioni parentali o legami deboli come le reti di amicizia e di conoscenze. Attraverso la social network analysis si possono stimare alcuni indicatori interessanti. Possiamo distinguere tra dimensioni del radicamento:
Questi tre elementi risultano per lui fondamentali per spiegare le dinamiche dello sviluppo regionale. Nell’era post-industriale le regioni/città competono fra loro non tanto per attirare imprese, quanto più per attrarre persone. Questa visione è molta vicina all’ottica delle esternalità alla Jacobs, che appunto vedeva nella diversità (piuttosto che nella differenziazione) un valido promotore di sviluppo. Cosa si intende per gentrification? Particolari gruppi sociali a medio alto reddito (giovani artisti e bohemian) invadono quartieri centrali degradati perché attratti dagli ampi spazi disponibili, dei bassi prezzi. Pag. 298 Cosa si intende per scambio ineguale (e peggioramento delle relazioni di scambio)? L'interpretazione del problema del sottosviluppo in un'ottica di interdipendenze si colloca alla base del principale modello elaborato nell'ambito delle teorie della dipendenza, quello dello scambio ineguale , che si pone l'obiettivo di spiegare concretamente i meccanismi attraverso cui avviene il dominio economico da parte dei paesi più ricchi. Con questo modello viene negato che il sottosviluppo sia una fase naturale nell'evoluzione verso lo sviluppo, e viene invece affermato che si tratta della conseguenza di rapporti di potere con i paesi del Nord. Secondo il modello, la formazione di una periferia sottosviluppata è un'esigenza del sistema capitalistico mondiale per cui in centro, integrando la periferia nel proprio sistema di scambi commerciali, si appropria della ricchezza qui prodotta, utilizzandola per consolidare la propria posizione dominante. Cosa si intende per Reshoring? In seguito alla crisi economica attuale, gli investimenti esteri di natura finanziaria sembrano drasticamente ridotti. In alcuni casi si osservano perfino flussi inversi di reshoring , con il ritorno di alcune componenti del processo produttivo nel paese di origine dell’impresa. Tuttavia, è presto per immaginare che si stia avviando un’inversione ai processi di globalizzazione. Politiche per le “aree interne” italiane frequentante Aree montane e lontane da servizi avanzati, età media anziana, senza ospedale e servizi primari, istruzione… Le politiche adottate furono di coinvolgimento degli enti locali, soprattutto dell’installazione di servizi delle quali erano carenti, per far si in
primis che vi sonno una migrazione di ritorno, ovvero che i giovani migrati per mancanza di opportunità vi facessero ritorno. Cosa si intende per Rendita e come funziona? La rendita consiste in un sovrappiù che il proprietario terriero (poi proprietario immobiliare) riesce a percepire una volta remunerati i fattori di produzione, e che va oltre il mero profitto. Nel modello dello stato isolato Von Thunen (1826) studia l’organizzazione degli spazi agricoli. ALLOCAZIONE EFFICIENTE DELLO SPAZIO In questo stato la città è posta al centro ed è l’unico mercato. I produttori agricoli vorrebbero tutti localizzarsi più possibile vicino al centro, per: o minimizzare i costi di traporto ; o migliorare la proprio accessibilità ; o massimizzare la propria rendita di localizzazione. Ne scaturisce una corsa all’acquisto dei terreni più centrali che comporterà un aumento del costo dei terreni via via che ci si avvicina al centro. I terreni più centrali verranno acquistati da imprenditori agricoli che possono permettersi di pagare il costo della rendita di localizzazione dei proprietari terrieri, e che avranno naturalmente minor esigenze di spazio, avranno poi maggiori profitti dati dall’ottima accessibilità (ricavando ulteriori profitti). Le attività agricole che necessitano di spazi maggiori avranno bassi profitti per unità di superficie, e si possono permettere di pagare una minore rendita e si localizzeranno nelle fasce esterne. La New Urban Economics (fine ‘800) ha ripreso il modello per studiare l’organizzazione degli spazi urbani (città), delle scelte residenziali e del posizionamento delle attività economiche (oltre la tipologia agricola). BENEFICIO NETTO PER UNITA’ DI SPAZIO = Inclinazione della RETTA DI RENDITA Aumenta man mano che ci si avvicina al centro