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Economia e managment, Dispense di Economia E Tecnica Dei Mercati Finanziari

Dispense del libro di Economia e managment

Tipologia: Dispense

2018/2019

Caricato il 21/02/2019

summy
summy 🇮🇹

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INDICE

CAPITOLO 1 – ELEMENTI PROPEDEUTICI ALLO STUDIO DEL MANAGEMENT AZIENDALE

**1. Il problema economico

  1. La definizione del concetto di azienda
  2. Le caratteristiche dell’azienda
  3. I criteri discriminanti delle diverse tipologie d’azienda** 4.1. Il fine e l’oggetto dell’azienda 4.2. La natura giuridica del soggetto aziendale 4.3. Lo spazio in cui opera l’azienda **4.4. L’attività svolta
  4. La componente “soggettiva” dell’azienda** 5.1. Il soggetto giuridico 5.2. Il soggetto economico 5.3. Il manager 5.4. Il leader

CAPITOLO 2 – L’ASSETTO ORGANIZZATIVO DELL’AZIENDA

**1. Aspetti introduttivi

  1. La ricerca della convenienza economica ad istituire l’azienda
  2. La valutazione e la scelta della localizzazione ottimale
  3. La scelta della dimensione aziendale nei suoi riflessi quali-quantitativi
  4. La ricerca della veste giuridica più idonea a rappresentare l’azienda
  5. Il cambiamento degli assetti aziendali nell’evoluzione del pensiero organizzativo
  6. La dinamica delle variabili organizzative
  7. La struttura organizzativa: caratteristiche e tipologie** 8.1. La struttura plurifunzionale 8.2. La struttura multidivisionale **8.3. La struttura a matrice
  8. I sistemi operativi** 9.1. La gestione delle risorse umane: la ricerca e la selezione 9.2. La gestione delle risorse umane (segue): la formazione e la valutazione 9.3. La gestione delle risorse umane (segue): la retribuzione e gli incentivi 9.4. Lo stile di leadership

CAPITOLO 3 – LA GESTIONE AZIENDALE

**1. Elementi introduttivi

  1. Gli aspetti operativi dell’azienda** 2.1. I finanziamenti attinti 2.1.1. I finanziamenti attinti con il vincolo di proprietà

1.1. L’impresa nell’attuale situazione di contesto 1.2. Le relazioni dell’impresa con i suoi stakeholders 1.3. La responsabilità sociale dell’impresa: aspetti evolutivi 1.4. Le determinanti dello sviluppo della responsabilità sociale d’impresa 1.5. La certificazione etica: un contributo allo sviluppo della responsabilità sociale d’impresa

Capitolo 1

Elementi propedeutici allo studio del management aziendale

1. Il problema economico

Parlare di azienda significa parlare di problemi economici e del modo più conveniente di risolverli. Un problema è economico ogni qualvolta si desidera soddisfare uno o più bisogni con il vincolo delle risorse scarse, la qualcosa impone una serie di scelte relative: a. alla gradazione dei bisogni, b. al razionale impiego delle risorse a disposizione (principio del minimo mezzo). Essendo i bisogni pressoché illimitati, a fronte di risorse limitate, emerge una netta discrasia che genera per l’appunto un problema economico, il quale spinge l’uomo ad ingegnarsi per cercare di massimizzare il proprio grado di soddisfazione compatibilmente con le risorse disponibili. Da qui il nascere dell’attività economica che si pone proprio come obiettivo il soddisfacimento dei bisogni umani. L’attività economica può svolgersi secondo modalità più o meno organizzate, alcune delle quali qualificabili come azienda. Ciò fa sorgere spontanea la domanda circa le caratteristiche che un organismo deve possedere per essere qualificato come azienda. Ed è proprio a tale domanda che ci accingiamo a rispondere.

2. La definizione del concetto di azienda

La scienze economico-aziendale, nel fluire del tempo, ha percorso un sentiero di sviluppo la cui evoluzione si è manifestata mediante l’accrescimento e approfondimento delle conoscenze, fondendo insieme passato, presente e proiezioni future. L’evolversi degli studi in campo scientifico ha comportato una parallela evoluzione nella definizione del concetto di azienda. Nella transizione del pensiero dottrinale da una posizione all’altra si è giunti, senza soluzione di continuità né drastiche inversioni di tendenza, a definire l’azienda come un <<sistema di forze economiche che sviluppa nell’ambiente di cui è parte complementare un processo di produzione o di consumo, o di produzione e consumo a favore del soggetto economico e di coloro che vi cooperano>>^1. Il sistema-azienda è considerato da Amaduzzi:

(^1) A. AMADUZZI, L’azienda nel suo sistema e nell’ordine delle sue rilevazioni , UTET, Torino, 1963, p. 20

Il primo aspetto chiama in causa la capacità dell’azienda di ricrearsi da sé attraverso processi di apprendimento continuo che divengono, nell’ottica proposta, la sorgente prima della sopravvivenza. In azienda le risorse principali sono, allora, quelle immateriali, intangibili, quali la cultura, le competenze distintive, la capacità di apprendimento continuo. Ciò implica un forte accento sul fattore umano quale fonte e destinatario dei processi di apprendimento. <<Ne deriva una visione dell’impresa quale sistema cognitivo, di tipo autopoietico, con caratteri di autoorganizzazione e di autoregolazione, che può essere definito solo in relazione a sé stesso, che funziona sulla base della propria conoscenza, che determina la propria organizzazione in modo autonomo rispetto ad interventi esterni, che è capace di riprodursi perpetuandosi “attraverso un processo di autocreazione” che, anche in situazioni di perturbazione ambientale, genera “sistematicamente le proprie componenti attraverso l’interazione” di quelle già possedute>>^3. Il secondo aspetto su cui preme soffermarsi è, come detto, la mancanza di scopo. In tal senso, l’azienda ha come unico obiettivo la sopravvivenza e non, come sottolineato dalla dottrina precedentemente richiamata, il soddisfacimento, diretto od indiretto, dei bisogni umani. Da ciò discende, secondo taluni, il venir meno della distinzione tra azienda di produzione ed aziende di consumo-erogazione. Infatti, non considerando più come criterio distintivo dell’azienda il soddisfacimento, diretto o mediato, dei bisogni, anche la correlativa distinzione delle aziende testé richiamata non ha più ragion d’essere. Tale concezione d’azienda ha suscitato non poche perplessità in diversi studiosi, tra i quali Podestà^4. Questi, rifacendosi alla nota teoria del valore di Guatri^5 ritiene che fine dell’impresa sia la creazione di valore, intesa come accrescimento del valore del capitale economico. Posta tale premessa egli analizza la più o meno elevata compatibilità del fine richiamato con la concezione sistemica dell’azienda. Considerare l’azienda un sistema significa spostare l’enfasi dai soggetti alle relazioni tra le componenti del sistema, relazioni per lo più di natura comunicativa che qualificano l’azienda come sistema cognitivo teso ad un continuo processo di apprendimento. Una volta inquadrata l’azienda nella prospettiva sistemica è necessario analizzare le conseguenze di tale inquadramento sul suo modo di operare. In tal senso è possibile individuare due versioni del comportamento sistemico: una debole e una forte. Nella prima si considera come obiettivo primario del sistema l’adattamento evolutivo all’ambiente. In tal caso non vi è necessità di conseguire l’obiettivo della creazione di valore per garantirsi la sopravvivenza.

(^3) L. D’AMICO, Profili del processo evolutivo negli studi di economia aziendale , Giappichelli, Torino, 1999, p.107. (^4) Cfr. S. PODESTA’, Valore e concezioni d’impresa , in Finanza, Marketing e produzione, n. 2, 1993. (^5) Cfr. L. GUATRI, La teoria di creazione del valore , Egea, Milano, 1991.

Nella versione forte, invece, l’accento è posto sulla autoreferenzialità ed autosviluppo dei sistemi cognitivi, con la conseguenza che il fine principe dell’impresa diviene il suo autosviluppo, ovvero la continua produzione di risorse cognitive, cioè di conoscenza. In tale ipotesi, la creazione di valore risulta una modalità attraverso cui l’impresa è in grado di autoriprodursi. Tali considerazioni spingono Podestà ad affermare che <<il concetto di sistema ci sembra più adatto a spiegare i fenomeni organizzativi interni all’impresa, piuttosto che la sua essenza economica>>^6. Egli, cioè, ritiene opportuno richiamare l’attenzione sulla componente umana, personale dell’azienda, come fulcro attorno a cui ruota l’attività aziendale, chiedendosi se non sia meglio applicare all’azienda una metafora sistemica più che una concezione sistemica ad un istituto nel quale l’innovazione non è tanto frutto del caso quanto delle iniziative imprenditoriali. <<Tale metafora – conclude l’autore – sarebbe certamente in grado di aiutare a comprendere gli assetti organizzativi che vengono adottati per gestire le crescenti e complesse relazioni fra i soggetti, a condizione che venga attribuita la precedenza alla razionalità soggettiva ed al finalismo ambientale, recuperati i quali l’obiettivo della creazione di valore torna ad essere l’essenza dell’impresa>>^7. La terza concezione di azienda che riteniamo meritevole di attenzione è quella proposta da Viganò il quale considera l’azienda <<una esistenza concreta, autonoma e duratura, composta da beni e persone legati da una coordinazione sistemica, aperta all’ambiente. Attua, con componente di rischio, processi economici di acquisizione, combinazione, scambio o erogazione di beni economici accrescendone l’utilità. La gestione, per operazioni e funzioni, si pone finalità varie e mutevoli nel tempo in relativa indipendenza anche dal soggetto economico, specifico e consapevole, che la governa. Tende all’efficienza e all’efficacia. Rispetta regole di condotta nel quadro normativo che ne regolamenta la forma giuridica>>^8. La novità dell’impostazione di Viganò sta nell’aver fornito un preciso elenco delle caratteristiche che dovrebbe avere un’azienda per essere qualificata tale. Gli elementi che, a nostro avviso, meritano un breve commento sono, oltre alla già citata mancanza di scopo, la presenza di atteggiamenti etici e una chiara regolamentazione giuridica. L’assenza di un agire etico, così come un non chiaro inquadramento giuridico, nella concezione proposta, precluderebbe l’acquisto della qualifica di azienda. Visto il modo di comportarsi di molti imprenditori e/o manager viene spontaneo chiedersi quante aziende, nell’ottica in questione, una volta radiografate nella loro dimensione etica, potrebbero continuare ad essere qualificate tali.

(^6) S. PODESTA’, op. cit ., p.27. (^7) S. PODESTA’, op. cit. , p.29. (^8) E. VIGANO’ , Il concetto generale di azienda , in E. VIGANO’ (a cura di), Azienda. Contributi per un rinnovato concetto generale , Cedam, Padova, 2000, p.674.

indeterminato, a prescindere dalle alterne vicende che interessano le sue componenti, prime fra tutte quella umana. In altri termini, l’azienda deve trovare in sé la forza di permanere sul mercato in modo economico, la qualcosa chiama in causa un altro importante elemento chiave di tale concetto, e cioè l’economicità. Essa indica la capacità dell’impresa di conseguire nel medio-lungo periodo un flusso di ricavi tale da garantire la copertura di tutti i costi sostenuti nonché una congrua remunerazione del capitale di rischio. L’economicità può essere vista come la sintesi di una serie di condizioni di funzionalità duratura tra loro interdipendenti quali: a) l’autosufficienza economica, intesa come attitudine dell’impresa a conseguire ricavi mediamente superiori ai costi sostenuti; b) l’efficienza, intesa come l’attitudine al miglior impiego delle risorse a disposizione; c) l’efficacia, intesa capacità di conseguire i propri obiettivi; d) l’equilibrio finanziario e monetario: il primo riguardante il rapporto tra le tipologie di investimenti e di finanziamenti, il secondo relativo alla dinamica delle entrate e delle uscite. Strettamente collegata all’economicità, ed in particolare, all’autosufficienza

economica è l’autonomia. Questa va intesa in senso esterno ed in senso interno.

In senso esterno l’autonomia indica la possibilità di definire le linee strategiche

dell’azienda senza forzature da parte di terzi. L’azienda deve, cioè, avere

autosufficienza economica nel medio-lungo periodo, e non necessariamente in

ogni istante, potendo essere smarrita nel breve termine, senza che ciò pregiudichi

l’equilibrio aziendale.

Dal punto di vista interno, l’autonomia sta ad indicare la parziale e non totale dipendenza dell’azienda dal soggetto economico, nel senso che la sua libertà nel definire gli indirizzi strategici deve incontrare un limite nella sopravvivenza dell’impresa. Il soggetto economico, quindi, non può spingere la propria discrezionalità sino al punto di assumere decisioni che possano portare alla disgregazione dell’organismo aziendale.

4. I criteri discriminanti delle diverse tipologie d’azienda

Esistono diversi criteri “oggettivi” per classificare le varie tipologie d’azienda.

Ciascuno di essi può servire ad approfondire e comprendere meglio le

problematiche aziendali ed i meccanismi che regolano il funzionamento delle

aziende.

In questo paragrafo prendiamo in considerazione quattro criteri fondamentali:

  • il fine e l’oggetto dell’azienda;
  • la natura giuridica del soggetto aziendale;
  • lo spazio in cui opera l’azienda;
  • l’attività svolta dall’azienda.

4.1. Il fine e l’oggetto dell’azienda

Il “fine” identifica le ragioni che muovono l’operatività aziendale, ovvero

l’obiettivo primario che l’azienda – o meglio, il suo soggetto – intende perseguire

attraverso lo svolgimento dell’attività medesima. L’“oggetto”, dal canto suo, fa

riferimento alla natura dell’attività economica che essa svolge. Per comprendere

le possibili classificazioni in base al fine e all’oggetto, è necessario approfondire

ulteriormente i concetti in discorso, descrivendo anche il processo evolutivo che

ha interessato l’oggetto ed il finalismo delle aziende, nel corso degli anni.

Un’attività può dirsi economica se risulta funzionale ad un processo di

consumo o di produzione e di scambio di beni economici, ossia di beni a cui

l’individuo attribuisce una data utilità economica in virtù del sacrificio che è

disposto a sostenere per soddisfare i suoi bisogni.

Lo svolgimento di questa attività comporta l’organizzazione e la gestione di

un’unità economica, ossia di un aggregato di persone e mezzi in continuo

mutamento. Le differenti attività svolte dalle singole unità economiche, sono

orientate al perseguimento di finalità specifiche. Ogni fine dell’impresa è

subordinato alle superiori finalità dell’uomo, che, mosso da varie motivazioni

identifica i mezzi e le modalità per conseguire i suoi obiettivi e soddisfare i suoi

bisogni. In quest’ottica, l’azienda trova il fondamento della sua esistenza nella

volontà di un soggetto, o di un gruppo di soggetti, che decidono di organizzare e

gestire un’attività produttiva per soddisfare esigenze sia di carattere economico

che psico-sociologiche.

È bene precisare, ad ogni modo, che alle finalità di tipo “soggettivo”,

rappresentate dalle aspettative e dalle aspirazioni del soggetto aziendale, si

affiancano finalità che potremmo definire di tipo “oggettivo”, riconducibili alle

problematiche legate al governo dell’azienda, e volte a garantirne la

sopravvivenza nel lungo periodo. Sono esempi di finalità “oggettive”: la

produzione di beni e servizi adeguati alle richieste del mercato, la realizzazione di

produce per il mercato rivolgendosi ai potenziali acquirenti ed offrendo loro

prodotti e/o servizi in grado di rispondere alle loro esigenze.

Per anni si è ritenuto che la massimizzazione del profitto potesse rappresentare

la finalità principale, o addirittura lo scopo esclusivo di un’impresa di successo.

Agli inizi degli anni ottanta, i cambiamenti continui e repentini nelle dinamiche

ambientali e nei gusti dei consumatori, richiamano l’attenzione delle imprese al

conseguimento di un vantaggio competitivo.

In questa rinnovata prospettiva, si modificano i contenuti del finalismo delle

imprese, al fine di tenere conto di ulteriori elementi, quali la crescente

complessità e la mutevolezza delle varabili interne ed esterne all’azienda.

L’obiettivo della massimizzazione del profitto di breve periodo viene sostituito da

quello della massimizzazione del valore dell’impresa, dove quest’ultimo è inteso

come grandezza volta ad esprimere il rapporto azienda-ambiente in un orizzonte

temporale di lungo periodo, in termini sia economico-finanziari che sociali.

La prospettiva di lungo periodo, l’interazione tra le forze economiche

disponibili (beni materiali, beni immateriali e persone) e l’ambiente,

rappresentano le variabili fondamentali alla base della creazione di valore per

l’azienda.

Un passaggio fondamentale, nel processo di creazione del valore, resta, in ogni

caso, la produzione di un reddito positivo, poiché con esso è possibile conciliare

gli obiettivi di tipo “oggettivo” con quelli di natura “soggettiva”. Infatti, il reddito

conseguito, se da un lato garantisce la sopravvivenza dell’istituto economico

(finalità oggettiva), che diversamente avrebbe difficoltà a rimanere sul mercato,

dall’altro è strumentale alla soddisfazione delle aspettative dei soggetti che,

direttamente o indirettamente, sono coinvolti nella realtà aziendale (finalità

soggettiva).

A tal proposito, il consenso da parte degli attori del sistema competitivo e degli

altri interlocutori sociali, spesso accompagnato da atteggiamenti di fiducia nei

confronti dell’organizzazione, facilita il reperimento, da parte dell’impresa, di

risorse finanziarie e non, indispensabili per l’avvio dell’attività economica. La

produzione e lo scambio di beni e servizi rispondenti alle attese degli attori del

sistema competitivo favoriscono, attraverso la valorizzazione delle competenze

distintive, il conseguimento del vantaggio competitivo da parte dell’impresa.

Quest’ultimo rappresenta la fonte primaria di ricchezza (reddito), che sarà in parte

reinvestita direttamente in un nuovo ciclo produttivo, ed in parte corrisposta agli

interlocutori sociali, sotto forma di dividendi, interessi, stipendi, ecc.

Vivificare questo circolo virtuoso significa, per un’impresa, attivarsi per

sviluppare processi aziendali in grado di incrementare la produzione di nuova

ricchezza impiegando altra ricchezza realizzata, in un’ottica di lungo periodo. Ciò

potrebbe comportare il sacrificio dei risultati economici di breve in vista di un

accrescimento di “valore” stabile e duraturo per l’azienda (funzione

autorigeneratrice) e per i soggetti (attori del sistema sociale e competitivo).

A motivo della maggiore attenzione prestata all’accrescimento del benessere

economico e sociale dell’ambiente circostante, le imprese assumono, oltre al

consueto ruolo economico, un ruolo più specificatamente sociale, legato ad

un’attività economica finalizzata al soddisfacimento delle aspettative dei diversi

stakeholder, azionisti e non.

In virtù della rinnovata concezione di valore, l’impresa è orientata alla

produzione di nuova ricchezza per il conseguimento e la massimizzazione

contestuale dei risultati di profitto, competitivi e sociali, in una prospettiva di

lungo termine. In quest’ottica, si rafforza il rapporto tra l’uomo e l’azienda,

alimentando il circolo virtuoso che conduce, parallelamente, al successo

dell’impresa ed alla costante soddisfazione dei bisogni umani.

Le aziende di erogazione (Stato, Regione, Provincia, famiglia, ecc.) hanno,

invece, come obiettivo principale e diretto il soddisfacimento dei bisogni ordinari

e straordinari espressi da un gruppo determinato di soggetti.

Tale fine è perseguito impiegando i mezzi in natura e/o monetari di cui

l’azienda dispone. Nel primo caso, il soddisfacimento dei bisogni avverrà

attraverso il consumo diretto dei beni (ad esempio, una sorgente d’acqua a

disposizione di una collettività). Nel secondo caso, l’unità di consumo provvederà

ad erogare direttamente i mezzi monetari necessari al soddisfacimento dei bisogni

di un individuo o di un gruppo di individui (si pensi, ad esempio, ai contributi

erogati dallo stato a classi di soggetti meno abbienti), o, eventualmente, ad

utilizzare tali mezzi monetari per acquisire beni che serviranno, in un momento

successivo, a rispondere alle necessità degli soggetti interessati (si pensi, ad

esempio, alla costruzione di una strada).

Per concludere l’analisi della classificazione delle aziende in base al fine ed

all’oggetto, è opportuno introdurre il concetto di azienda composta , o mista.

rappresentando il presupposto fondamentale per la realizzazione ed il

mantenimento di condizioni di equilibrio economico.

Il secondo criterio utilizzabile, a nostro avviso piuttosto riduttivo, ha carattere

essenzialmente giuridico. Esso si fonda sulla differenza, sancita dal nostro

ordinamento, tra le aziende for profit e non profit, riguardante la destinazione

dell’utile. In base a questo criterio, le aziende profit sono quelle che hanno la

possibilità di distribuire il risultato economico positivo prodotto al soggetto

aziendale. Le aziende non profit, invece, sono quelle che non possono distribuire

l’eventuale surplus economico prodotto.

L’ultimo criterio che ricordiamo in questa sede attiene alla finalità perseguita

dalle due tipologie di azienda. Secondo la logica in discorso, le aziende profit si

costituiscono ed operano con l’obiettivo primario di conseguire un profitto. Il

soddisfacimento dei bisogni di un gruppo più o meno ampio di soggetti

rappresenta una finalità strumentale a quella della creazione di ricchezza. Esse,

infatti, non nascono per soddisfare i bisogni espressi da un gruppo più o meno

ampio di individui, ma beneficiano dell’esistenza di una classe di bisogni da

soddisfare, trasformando questi ultimi in valore economico per il soggetto

aziendale. Diversamente, le aziende non profit nascono con la finalità immediata

di rispondere ai bisogni espressi da una data collettività, per iniziativa di soggetti

mossi da motivazioni di carattere sociale, umano, etico, religioso, ecc. Anche se il

profitto non rappresenta, per queste tipologie di azienda, il principale obiettivo, è

ad ogni modo auspicabile che l’azienda non profit si adoperi per realizzare una

gestione in grado di assicurare l’equilibrio tra i costi, che derivano dall’attività

economica svolta, ed i ricavi, o entrate, relativi alle contribuzioni volontarie (nel

caso, ad esempio, delle associazioni) o coercitive (nel caso, ad esempio, dei

contributi, tributi, tasse, ecc.), al fine di preservare una condizione di equilibrio

economico-patrimoniale soddisfacente.

4.2 La natura giuridica del soggetto aziendale

In base alla natura giuridica del soggetto aziendale distinguiamo:

  • aziende pubbliche e private;
  • aziende individuali e collettive. L’espressione “soggetto aziendale” è da intendersi nelle due accezioni di

soggetto giuridico e soggetto economico.

Il soggetto giuridico è il titolare dei diritti e degli obblighi derivanti dallo

svolgimento dell’attività economica.

Il soggetto economico ha potere di governo e di controllo dell’azienda,

attraverso la definizione delle scelte strategiche di fondo.

Definiamo azienda pubblica quell’organismo economico di <<diretta

pertinenza dello Stato e di altro ente pubblico>>^10 , il cui soggetto giuridico, vale a

dire il soggetto titolare di diritti e di obblighi derivanti dall’esercizio dell’impresa,

è una persona giuridica di diritto pubblico. La principale finalità di un’azienda

pubblica è quella di soddisfare i bisogni di una collettività di soggetti, dando

prevalenza all’interesse sociale rispetto alla logica economica del profitto.

Si definiscono, invece, aziende private , quegli organismi economici il cui

soggetto giuridico è un persona fisica, o una persona giuridica, di diritto privato.

In questa circostanza, il titolare dei diritti e degli obblighi non è più un ente

pubblico, bensì un soggetto o un ente privato.

Per quanto riguarda la distinzione tra aziende individuali e collettive , definiamo

individuali le aziende che hanno come soggetto giuridico una persona fisica, ed

aziende collettive quegli organismi economici il cui soggetto giuridico è costituito

da più persone fisiche o da una persona giuridica.

Sono esempi di aziende collettive le società di persone (società semplice,

società in nome collettivo, società in accomandita semplice) e le società di

capitali (società a responsabilità limitata, società per azioni, società in

accomandita per azioni).

Mentre le aziende individuali sono sempre private, diversamente accade nel

caso delle aziende collettive.

È, infatti, possibile che un’azienda di tipo societario, nella fattispecie una

società di capitali, considerata un’impresa privata data la sua forma giuridica,

risulti in realtà governata e controllata (soggetto economico) da un organismo

pubblico, come lo Stato o altro ente pubblico. In tal caso, ci troviamo di fronte ad

un’azienda pubblica. Essa è istituita con lo scopo di tutelare un particolare

“interesse pubblico”, espresso dalla collettività.

In definitiva, per qualificare un’azienda collettiva come pubblica o privata

occorre conoscere la natura giuridica del soggetto economico.

(^10) CASSANDRO P. E., Trattato di ragioneria, cit., p. 24.

In sostanza, le ragioni alla base della nascita di un’azienda divisa possono

essere molteplici. In primo luogo, ad esempio, potrebbero esistere motivazioni di

carattere finanziario o fiscale, generalmente legate a disposizioni normative

speciali volte a favorire lo sviluppo di zone territoriali svantaggiate. In

alternativa, potrebbero esistere motivazioni di natura tecnico-operativa,

riguardanti l’attività esercitata dalle varie filiali dell’azienda divisa. L’obiettivo

potrebbe essere quello di favorire la specializzazione per attività o per funzioni di

determinate sezioni dell’azienda.

4.4. L’attività svolta

Riprendendo la distinzione tra aziende di produzione ed aziende di erogazione,

identifichiamo, all’interno di ciascuna macroclasse, differenti tipologie in base al

criterio dell’attività svolta:

a) la macroclasse delle aziende di produzione comprende, al suo interno, le imprese che operano nel settore primario, le imprese che operano nel settore secondario, quelle che operano nel settore terziario e nel settore terziario avanzato; b) le aziende di erogazione possono distinguersi in aziende familiari, Stato ed altri enti pubblici, aziende composte pubbliche, e aziende “non profit”. Analizziamo brevemente ciascuna categoria, partendo proprio dalla

macroclasse delle aziende di produzione.

Appartengono al settore primario:

  • le aziende minerarie, o estrattive, e le aziende dedite alla caccia e alla pesca: l’attività economica di tali imprese consiste nel processo di acquisizione dei prodotti presenti in natura, senza apportare ad essi sostanziali trasformazioni. Si pensi, ad esempio, ai minerali estratti dai giacimenti, all’attività dei pescatori, ecc.;
  • le aziende agricole e le aziende di allevamento: in queste imprese l’attività economica principale è rappresentata dalla coltivazione di un fondo e dall’allevamento del bestiame. Alle “attività principali”, tuttavia, sono spesso affiancate “attività secondarie”, finalizzate alla trasformazione dei prodotti agricoli e di quelli che derivano dall’allevamento del bestiame. Si pensi, a tal proposito, alla produzione dell’olio, del vino, del formaggio, dei salumi, ecc.

Il settore secondario comprende:

  • le aziende industriali produttrici di beni o manifatturiere: l’attività economica delle imprese industriali consiste nella produzione di beni tangibili. Il ciclo di produzione prevede la fase della trasformazione tecnica, o fisica, (lavorazione), la fase della trasformazione nel tempo (immagazzinamento del prodotto finito) e quella della trasformazione nello spazio (trasferimento del prodotto finito dal produttore al cliente o consumatore). La trasformazione tecnica e quella nello spazio e nel tempo, migliorando la fruibilità del prodotto, e dunque la sua utilità, determinano un incremento del valore del bene. Sono esempi di aziende industriali le imprese automobilistiche, di abbigliamento, alimentari, i cantieri navali, ecc.

Il settore terziario include:

  • le aziende commerciali o mercantili: l’attività economica delle imprese commerciali prevede sostanzialmente un processo di distribuzione dei beni prodotti dall’industria manifatturiera. Ne consegue che nelle imprese mercantili il processo produttivo consiste nel trasferimento nello spazio e nel tempo degli output finiti acquistati all’esterno. Viene meno, quindi, la fase della trasformazione fisica. Si pensi, ad esempio, ad un ipermercato, ad un supermercato, ad un ingrosso di abbigliamento, ad una libreria, ecc.;
  • le aziende produttrici di servizi, come, ad esempio, le aziende di trasporto, di turismo, dello spettacolo, ecc.: si tratta di imprese la cui attività economica consiste nella produzione e distribuzione di un output “non tangibile” (servizio), che deriva dall’attività svolta da un individuo (soggetto erogatore) a favore di un altro individuo (soggetto fruitore). L’attività di produzione del servizio avviene contestualmente a quella di erogazione e di consumo da parte del fruitore, per cui, diversamente da quanto accade nel processo produttivo dei beni tangibili, le fasi della trasformazione tecnica, in senso lato, e della trasformazione nello spazio e nel tempo sono svolte simultaneamente. Una particolare tipologia di aziende di servizi è rappresentata dalle public utilities , ovvero dalle aziende impegnate nella fornitura dell’elettricità, del gas, dell’acqua;
  • le aziende bancarie o di credito: tra le aziende di servizi, meritano separata menzione le imprese bancarie. La loro attività economica consiste nel processo di raccolta di mezzi finanziari (risparmio) e di impiego (finanziamento) a favore di unità produttive (credito per investimenti produttivi) e/o di consumo (credito al consumo);
  • le aziende assicurative: esse costituiscono, insieme a quelle bancarie, la tipologia delle aziende finanziarie. L’attività delle aziende assicurative si fonda, essenzialmente, sulla nozione di previdenza. In particolare, un’impresa di assicurazione si impegna, previo versamento di un premio da