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Non performing loans (NPL), Appunti di Diritto dei Mercati Finanziari

non performing loans

Tipologia: Appunti

2014/2015

Caricato il 10/07/2015

rotella72
rotella72 🇮🇹

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I NPL (nel linguaggio bancario “Crediti Deteriorati”) sono attività che no riescono a ripagare il capitale e gli
interessi dovuti ai creditori. Essi sono classificati dalla BdI in: sofferenze, incagli, esposizioni ristrutturate ed
esposizioni scadute e/o sconfinanti.
Le Sofferenze sono crediti la cui riscossione non è certa perché i soggetti debitori risultato in stato di
insolvenza.
Gli Incagli sono esposizioni nei confronti di soggetti in situazione di difficoltà, ma temporanea.
Le Esposizioni ristrutturate sono esposizioni che una banca modifica cambiando le condizioni contrattuali e
subendo una perdita.
Le Esposizioni scadute e/o sconfinanti sono quelle che risultano inquadrate nelle categorie precedenti e
risultano non onorate da oltre 180 giorni.
Nel contesto attuale a causa dell’eterogeneità a livello internazionale delle definizioni di NPL, sono state
modificate le definizioni di attività finanziarie deteriorate, allo scopo di allinearle alle nuove nozioni di Non-
Performing Exposure e Forbearance definite dall’EBA.
Le Non-Performing Exposure sono quelle che soddisfano uno o entrambi i seguenti criteri:
Esposizioni che risultano scadute da oltre 90 giorni;
Improbabilità che il debitore possa fare fronte alle sue obbligazioni creditizie senza la realizzazione
di collaterali (garanzie).
Esse sono suddivise in:
Sofferenze: nozione invariata;
Inadempienze probabili: esposizioni creditizie, diverse dalle sofferenze, per le quali la banca
giudichi improbabile la riscossione senza il ricorso alle garanzie.
Esposizioni scadute e/o sconfinanti deteriorate: sono quelle scadute da oltre 90 giorni e superano
una prefissata soglia di materialità.
Le Forborne Exposures sono contratti di debito nei confronti delle quali sono state estese le misure di
tolleranza, che consistono in concessioni verso un debitore che sta affrontando difficoltà nel soddisfare i suoi
impegni finanziari.
L’EBA-ITS hanno rilevato una duplice classificazione:
Esposizioni performing e non-performing: entrambe comprendono quelle cui sia stata concessa una
forbearance measure, ma le prime non rispondono ai criteri per essere considerate non-performing
mentre le seconde rispondono ai criteri per essere considerate tali.
La definizione dell’EBA sui crediti deteriorati sono in linea con quella utilizzata dalla BdI.
Le definizioni di NPL in ambito UE sono molto eterogenee, in particolare quella adottata dalle banche
italiane è particolarmente ampia, per questo in un confronto internazionale si riscontrano risultati distorti. In
particolare, gli aspetti cruciali su cui si differiscono le norme di vigilanza nei paesi UE sono due: la
collocazione o meno dei crediti ristrutturati nei NPL (in Italia sono compresi) e che la presenza di garanzia
influenzi o meno la classificazione del prestito tra i NPL.
Il caso italiano risulta il peggiore in ambito europeo, e le cause non vanno ricercate nella congiuntura
economica negativa ma anche nel fatto che le sofferenze e le relative coperture sono determinate in modo
diverso nei vari paesi. In Italia le banche hanno chiesto ulteriori garanzie, riducendo il rapporto tra credito
concesso e valore della garanzia, mentre per le primarie banche europee la definizione di NPL esclude le
posizioni interamente garantite. In Italia i crediti ristrutturati sono considerati una categoria specifica dei
NPL, e per tornare in bonis devono essere tenuti sotto osservazione per almeno due anni, mentre negli altri
paesi EU essi vengono considerati performing. Solo in Italia, le posizioni deteriorate, eccetto le sofferenze,
continuano a maturare interessi, fenomeno che accresce il totale dei NPL. Infine la normativa italiana appare
rigorosa nei confronti del “pooling effect”, secondo cui l’intera esposizione di una banca viene considerata
deteriorata anche se solo una operazione risponde ai requisiti regolamentari.
Un sistema bancario solido, resistente e patrimonialmente adeguato sotto il profilo dei rischi, è fondamentale
per una crescita economica sostenibile, per questo le banche devono effettuare una preventiva valutazione
della qualità/affidabilità delle controparti e qualità/rischiosità dei crediti, e accantonare le opportune riserve.
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I NPL (nel linguaggio bancario “Crediti Deteriorati”) sono attività che no riescono a ripagare il capitale e gli interessi dovuti ai creditori. Essi sono classificati dalla BdI in: sofferenze, incagli, esposizioni ristrutturate ed esposizioni scadute e/o sconfinanti. Le Sofferenze sono crediti la cui riscossione non è certa perché i soggetti debitori risultato in stato di insolvenza. Gli Incagli sono esposizioni nei confronti di soggetti in situazione di difficoltà, ma temporanea. Le Esposizioni ristrutturate sono esposizioni che una banca modifica cambiando le condizioni contrattuali e subendo una perdita. Le Esposizioni scadute e/o sconfinanti sono quelle che risultano inquadrate nelle categorie precedenti e risultano non onorate da oltre 180 giorni. Nel contesto attuale a causa dell’eterogeneità a livello internazionale delle definizioni di NPL, sono state modificate le definizioni di attività finanziarie deteriorate, allo scopo di allinearle alle nuove nozioni di Non- Performing Exposure e Forbearance definite dall’EBA. Le Non-Performing Exposure sono quelle che soddisfano uno o entrambi i seguenti criteri:

  • Esposizioni che risultano scadute da oltre 90 giorni;
  • Improbabilità che il debitore possa fare fronte alle sue obbligazioni creditizie senza la realizzazione di collaterali (garanzie). Esse sono suddivise in:
  • Sofferenze : nozione invariata;
  • Inadempienze probabili : esposizioni creditizie, diverse dalle sofferenze, per le quali la banca giudichi improbabile la riscossione senza il ricorso alle garanzie.
  • Esposizioni scadute e/o sconfinanti deteriorate : sono quelle scadute da oltre 90 giorni e superano una prefissata soglia di materialità. Le Forborne Exposures sono contratti di debito nei confronti delle quali sono state estese le misure di tolleranza, che consistono in concessioni verso un debitore che sta affrontando difficoltà nel soddisfare i suoi impegni finanziari. L’EBA-ITS hanno rilevato una duplice classificazione:
  • Esposizioni performing e non-performing: entrambe comprendono quelle cui sia stata concessa una forbearance measure, ma le prime non rispondono ai criteri per essere considerate non-performing mentre le seconde rispondono ai criteri per essere considerate tali. La definizione dell’EBA sui crediti deteriorati sono in linea con quella utilizzata dalla BdI. Le definizioni di NPL in ambito UE sono molto eterogenee, in particolare quella adottata dalle banche italiane è particolarmente ampia, per questo in un confronto internazionale si riscontrano risultati distorti. In particolare, gli aspetti cruciali su cui si differiscono le norme di vigilanza nei paesi UE sono due: la collocazione o meno dei crediti ristrutturati nei NPL (in Italia sono compresi) e che la presenza di garanzia influenzi o meno la classificazione del prestito tra i NPL. Il caso italiano risulta il peggiore in ambito europeo, e le cause non vanno ricercate nella congiuntura economica negativa ma anche nel fatto che le sofferenze e le relative coperture sono determinate in modo diverso nei vari paesi. In Italia le banche hanno chiesto ulteriori garanzie, riducendo il rapporto tra credito concesso e valore della garanzia, mentre per le primarie banche europee la definizione di NPL esclude le posizioni interamente garantite. In Italia i crediti ristrutturati sono considerati una categoria specifica dei NPL, e per tornare in bonis devono essere tenuti sotto osservazione per almeno due anni, mentre negli altri paesi EU essi vengono considerati performing. Solo in Italia, le posizioni deteriorate, eccetto le sofferenze, continuano a maturare interessi, fenomeno che accresce il totale dei NPL. Infine la normativa italiana appare rigorosa nei confronti del “pooling effect”, secondo cui l’intera esposizione di una banca viene considerata deteriorata anche se solo una operazione risponde ai requisiti regolamentari. Un sistema bancario solido, resistente e patrimonialmente adeguato sotto il profilo dei rischi, è fondamentale per una crescita economica sostenibile, per questo le banche devono effettuare una preventiva valutazione della qualità/affidabilità delle controparti e qualità/rischiosità dei crediti, e accantonare le opportune riserve.

L’accantonamento è un’operazione amministrativa per destinare una quota del reddito di esercizio alla costituzione di un fondo per la copertura di una particolare spesa futura o rischio futuro. Essi si possono distinguere in Fondi di accantonamento per oneri e costi e Fondi di accantonamento per rischi e svalutazioni. Tuttavia le modalità di determinazione della quota di accantonamento differisce da paese a paese. A seguito della crisi (2007-2013) il Comitato di Basilea intende promuovere metodologie più robuste di stima degli accantonamenti da parte delle banche , favorendo un approccio basato sulle perdite attese rispetto quello attuale basato sulle perdite sostenute. Per quanto riguarda il contesto italiano, la prima fase della crisi ha avuto un impatto limitato sulle banche grazie al modello bancario , bassa propensione all’innovazione finanziaria e ad una attenta vigilanza della BdI. Mentre con la crisi del debito sovrano l’Italia ha visto aumentare le insolvenze aziendali, a causa della scarsa copertura per il pagamento di interessi e nell’impossibilità di accedere al credito, e i NPL che nel 2013 ammontavano al 20% sul totale dei prestiti (contro il 4,9% nel 2008). Per quanto riguarda il flusso di nuovi prestiti deteriorati in rapporto ai crediti in bonis, è diminuito nel 2014 e continuerà la discesa per tutto il 2015. Focalizzando l’attenzione sulle prime 5 banche italiane, lo stock di NPL presenta un valore pari al 66% dell’ammontare totale del settore, attestandosi il maggior volume di NPL tra tutti i paesi dell’Eurozona. In seguito all’AQR la situazione è cambiata, in quanto sono emerse maggiori quote di NPL facendo salire le quote di uno o due punti %, per ogni singola banca. Per facilitare lo smaltimento dell’enorme stock di crediti in sofferenza presente nei bilanci delle banche, si è vista la necessità di creare in Italia un mercato dei NPL e perseguire strategie come la cartolarizzazione e la Bad Bank. Il mercato italiano di NPL-ABS potrebbe costituire per le banche un canale per dismettere assets deteriorati in cambio di un’entrata di liquidità, necessaria per finanziare nuovi progetti validi tra le società. In conclusione UB e la Vigilanza Unica Europea, hanno imposto criteri più stringenti nella classificazione dei crediti facendo aumentare le partite deteriorate, e di conseguenza gli assorbimenti di capitale a copertura e calo degli utili, con l’effetto di una riduzione del credito all’economia reale. Ma secondo il punto di vista di Visco, l’obiettivo non sarebbe quello di RIMEDIARE ai rischi eccessivi assunti dalle banche, ma di attenuare gli effetti della crisi riattivando il flusso del credito all’economia.