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Appunti presi a lezione di scienze umane
Tipologia: Appunti
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Epistemologia della complessità Nel panorama della riflessione sull’epistemologia pedagogica e sul rapporto tra pedagogia e scienza, una posizione di particolare rilievo spetta all’epistemologia della complessità. In quest’ambito, pensatori provenienti da campi diversi (l’antropologo Bateson, il cibernetico Heiz von Foerster, il fisico E. Prigogine, i biologi Humberto Maturana e Francisco Varela, il sociologo Edgar Morin) hanno sottolineato come nella realtà entrino in gioco condizioni di caos, complessità, auto-organizzazione, creatività, disimmetria che si oppongono all’ordine, alla linearità, all’armonia del sapere scientifico galileiano e positivista. Ne consegue, sul piano educativo, l’impossibilità di considerare l’apprendimento come un processo controllabile attraverso una programmazione scientifica. In tal caso non potrebbe favorire l’ Imparare ad imparare e lo sviluppo di quello che Edgar Morin definisce “pensiero multidimensionale”. L’apprendimento dovrebbe consistere nella capacità del soggetto di assumersi le responsabilità del proprio apprendere, imparando a porsi le domande legittime (domande che non hanno a priori una risposta) che caratterizzano la ricerca di sapere nella vita quotidiana sia degli individui, sia degli scienziati. Edgar Morin e la riforma dell’insegnamento l Secondo Morin la nostra epoca è segnata dal paradigma della separazione. La prevalenza del sapere disciplinare determina la difficoltà di collocare le informazioni nella complessità del loro contesto naturale. Occorre, quindi, un pensiero che unisce. Le caratteristiche sono individuate nei seguenti punti: l Sistema o organizzazione : inteso come un tutto organizzato. l Causalità circolare : le parti di un tutto interagiscono reciprocamente, con effetti di retroazione e di interscambio continuo. l Causalità dialogica: in ogni processo sono necessariamente presenti elementi complementari e antagonisti. l Principio ologrammatico : in un sistema complesso non la parte si trova nel tutto ma anche il tutto si trova nella parte l Centralità del soggetto conoscente in ogni processo di conoscenza- l Il pensiero della complessità è il solo capace di distinguere e unire per rendere conto efficacemente della complessità del reale, ovvero della “problematicità dell’esistente. Edgar Morin e la riforma del pensiero Ø La riforma del pensiero è anche riforma dell’educazione che deve trarre origine ancor prima che dalle istituzioni, dall’opera degli educatori: essi devono promuovere una “congiunzione delle conoscenze” attraverso una strategia transdisciplinare. Ø La transdisciplinarietà si distingue : Ø sia dalla multidisciplinarietà, basata sull’analisi di un oggetto secondo i molteplici punti di vista di discipline diverse, tutte cooperanti in funzione di un ulteriore sapere, Ø sia sull’interdisciplinarietà che si fonda sul prestito di metodi da una disciplina all’altra (come ad esempio, l’uso dell’osservazione partecipante nella ricerca educativa). Ø Secondo la Carta della transdisciplinarietà , documento redatto nel 1994 in Portogallo da un gruppo di studiosi di cui faceva parte anche Morin, l’approccio transdisciplinare è “complementare a quello disciplinare, capace di far emergere dal confronto tra le varie discipline l’esistenza di nuovi dati, che fanno da giunzione, da snodo fra le discipline stesse”. Ø Ciò implica una rivalutazione del ruolo dell’immaginazione, dell’intuizione, della sensibilità e del ruolo del corpo nella trasmissione e nella ricezione delle conoscenze.
La testa ben fatta. Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero l “La prima finalità dell’insegnamento è stata formulata da Montaigne: è meglio una testa ben fatta che una testa ben piena. Una testa ben fatta significa che invece di accumulare il sapere è molto più importante disporre allo stesso tempo di un’attitudine generale a porre e a trattare i problemi, principi organizzatori che permettano di collegare i saperi e dare loro un senso” (E. Morin, La testa ben fatta, p. 15) l Le sfide dell’educazione contemporanea l La sfida culturale : il superamento della frammentazione culturale in discipline umanistiche e scientifiche. “La cultura, ormai non è solo frammentata in parti staccate, ma anche spezzata in due blocchi. La grande disgiunzione tra cultura umanistica e quella scientifica. Delineatasi nel XIX secolo e aggravatasi nel XX secolo, provoca gravi conseguenze per l’una e per l’altra. La cultura umanistica è una cultura generica, che attraversa la filosofia, il saggio, il romanzo alimenta l’intelligenza generale, affronta i fondamentali interrogativi umani, stimola la riflessione sul sapere e favorisce l’integrazione personale delle conoscenze. La cultura scientifica, di tutt’altra natura, separa i campi della conoscenza, suscita straordinarie scoperte, geniali teorie, ma non una riflessione sul destini umano e sul divenire della scienza stessa. Il mondo tecnico scientifico vede la cultura umanistica come ornamento o lusso estetico, mentre essa favorisce l’intelligenza generale che la mente umana applica ai casi particolari. Il mondo umanistico, da parte sua, vede nella scienza solo un aggregato di saperi astratti”. (E. Morin, La testa ben fatta, pp. 10-11) La sfida sociologica l La sfida sociologica : deriva dalla centralità della conoscenza in tutte le attività. L’individuo, nella società contemporanea deve padroneggiare e integrare, a livello conoscitivo la sempre maggiore quantità di informazioni di cui dispone. l “Il campo investito si estende incessantemente con lo sviluppo degli aspetti cognitivi delle attività economiche, tecniche, sociali, politiche, specialmente con gli sviluppi generalizzati e molteplici del sistema neuro-cerebrale artificiale chiamato impropriamente informatica, che entra in simbiosi con tutte le altre attività. Così sempre più: l L’informazione è una materia prima che la conoscenza deve padroneggiare e integrare l La conoscenza deve essere costantemente rivisitata e riveduta dal pensiero l Il pensiero è oggi più che mai il capitale più prezioso per l’individuo e per la società”(E. Morin, La testa ben fatta, p.11) La sfida civica l La sfida civica: è costituita dall’indebolimento del senso di responsabilità, della partecipazione e della solidarietà. Le cause: iper-specializzazione e frammentazione delle conoscenze, incapacità degli esperti di avere una visione complessiva dei problemi vitali. l “C’è un deficit democratico crescente dovuto all’appropriazione da parte degli esperti, degli specialisti, dei tecnici, di un numero crescente di problemi vitali. Il sapere è divenuto sempre più esoterico (accessibile agli specialisti) e anonimo (quantitativo e formalizzato). Inoltre la conoscenza tecnica è riservata agli esperti, la cui competenza in un dominio chiuso si accompagna a un’incompetenza quando questo campo è paralizzato da influenze esterne o modificato da un evento nuovo. In tali condizioni il cittadino perde il diritto alla conoscenza. Ha il diritto di acquisire un sapere specializzato compiendo studi ad hoc, ma è spossessato in quanto cittadino di ogni punto di vista inglobante e pertinente. Quindi lo spossessamento del sapere, molto poco equilibrato dalla volgarizzazione mediatica, pone il problema storico ormai capitale della necessità di una democrazia cognitiva”. (E. Morin, La testa ben fatta, pp. 11-12)