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Elaborato su Asoka e il prulralismo religioso
Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche
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Aśoka terzo della dinastia Maurya fu il primo sovrano buddhista dell’India antica che possiamo datare nel III secolo a.C. Salì al trono intorno al 270-265 a.C e regnò per circa trent’anni su un territorio che comprendeva quasi tutto il subcontinente indiano. Sparse sul territorio del suo impero e anche oltre, sono state trovate delle iscrizioni su roccia, stele e colonna che dimostrano la sua volontà di trasmettere i dhamma, ovvero i principi dottrinali. Aśoka era buddhista e si pose come membro laico (upāsaka) di una comunità buddhista, tuttavia, la sua dottrina non è esattamente di stampo buddhista. Questo emerge ad esempio dal carattere “attivo” della sua tolleranza religiosa. Dopo aver invaso il territorio che oggi corrisponde all’Orissa (Kalinga), in India orientale, vide il suo esercito compiere stragi orribili; presumibilmente si pentì e ammettendo pubblicamente il suo rimorso decise di attuare una politica di pace che prevedeva la diffusione di principi legati alla non violenza. Alcuni editti sono in versione bilingue dato che Aśoka desiderava espandere la sua influenza e aveva contatti con i sovrani ellenistici; questi editti enunciano direttive di tipo politico e morale. Il suo dhamma era molto semplice, basato su precetti fondamentali e piuttosto condivisi: rispetto per i genitori, limitare l’uso della violenza, limitare il consumo di carne animale e i sacrifici animali. Inoltre, per tutto il regno fece costruire case-asilo e luoghi di cura per persone ed animali, per “procurare il bene di tutti gli esseri”. Divenne una figura leggendaria per i buddhisti, a causa della sua conversione da una vita violenta e dedita ai piaceri, ad una abbracciata al dharma buddhista.
spiega quanto per molti secoli l’odio e la violenza verso gli esseri, i parenti, i brahmani e gli śramani siano stati lasciati crescere indisturbati. Attraverso l’insegnamento del dhamma però, si sono diffusi la non violenza, il rispetto per i parenti, i brahmani, gli
Aśoka si riferisce a sé stesso, e significa “dallo sguardo benevolo, amichevole”. Il testo
sovrano si sofferma sui rapporti tra le varie confessioni religiose presenti sul suo territorio, e propone il tema del pluralismo religioso e dell’atteggiamento di tolleranza
altre, ma in un modo che va oltre la mera tolleranza e abbraccia un livello più
per far crescere in sé stessa la propria confessione (crescita essenziale). È necessario quindi lodare, onorare e non biasimare la religione altrui per crescere nella propria, al contrario chi non onora la religione altrui, danneggia le altre e la propria confessione
coltivare l’istruzione e insegnare ad agire bene e chi è caro agli dèi non ritiene importanti doni ed onori, bensì la crescita essenziale (Sāra-vadhi: crescita nel nucleo essenziale) per tutte le confessioni. Il testo conclude spiegando che numerose persone sono impegnate in questo scopo: sovrintendenti del dhamma, sovrintendenti di sorveglianza alle donne, attendenti all’agricoltura e altri funzionari. Questo è il frutto che provoca la crescita della propria confessione. Alcuni si chiedono se le azioni di Aśoka avessero una funzione propagandistica e il dhamma fosse una sorta di instrumentum regni; tuttavia, qualunque fosse la sua motivazione, i suoi editti ci dimostrano che è stato possibile per lui porre alla base di una civiltà i precetti di non violenza come valori supremi. Bibliografia:
Cesare Bori e Saverio Marchignoli. La Nuova Italia Scientifica, 1996.