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Elaborato di Filosofia dell'India, Guide, Progetti e Ricerche di Filosofia Indiana

Elaborato su Asoka e il prulralismo religioso

Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche

2020/2021

Caricato il 29/05/2026

AnnCass
AnnCass 🇮🇹

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A ś oka e il pluralismo religioso
Aśoka terzo della dinastia Maurya fu il primo sovrano buddhista dell’India antica che
possiamo datare nel III secolo a.C. Salì al trono intorno al 270-265 a.C e regnò per
circa trent’anni su un territorio che comprendeva quasi tutto il subcontinente indiano.
Sparse sul territorio del suo impero e anche oltre, sono state trovate delle iscrizioni su
roccia, stele e colonna che dimostrano la sua volontà di trasmettere i dhamma, ovvero
i principi dottrinali. Aśoka era buddhista e si pose come membro laico (upāsaka) di una
comunità buddhista, tuttavia, la sua dottrina non è esattamente di stampo buddhista.
Questo emerge ad esempio dal carattere “attivo” della sua tolleranza religiosa.
Dopo aver invaso il territorio che oggi corrisponde all’Orissa (Kalinga), in India
orientale, vide il suo esercito compiere stragi orribili; presumibilmente si pentì e
ammettendo pubblicamente il suo rimorso decise di attuare una politica di pace che
prevedeva la diffusione di principi legati alla non violenza.
Alcuni editti sono in versione bilingue dato che Aśoka desiderava espandere la sua
influenza e aveva contatti con i sovrani ellenistici; questi editti enunciano direttive di
tipo politico e morale. Il suo dhamma era molto semplice, basato su precetti
fondamentali e piuttosto condivisi: rispetto per i genitori, limitare l’uso della violenza,
limitare il consumo di carne animale e i sacrifici animali. Inoltre, per tutto il regno fece
costruire case-asilo e luoghi di cura per persone ed animali, per “procurare il bene di
tutti gli esseri”.
Divenne una figura leggendaria per i buddhisti, a causa della sua conversione da una
vita violenta e dedita ai piaceri, ad una abbracciata al dharma buddhista.
Nell’
Editto IV
su roccia vediamo nel dettaglio quale sia il dhamma del sovrano che ci
spiega quanto per molti secoli l’odio e la violenza verso gli esseri, i parenti, i brahmani
e gli śramani siano stati lasciati crescere indisturbati. Attraverso l’insegnamento del
dhamma però, si sono diffusi la non violenza, il rispetto per i parenti, i brahmani, gli
śramana, gli anziani, e molte altre cose: “
Quelle cose che prima per molti secoli non
c’erano sono oggi fatte crescere, grazie all’insegnamento del re Piyadassi caro agli
dèi: il non togliere la vita, la non-violenza verso gli esseri, il rispetto per i parenti, i
brahmani e śramani, la riverenza verso gli anziani”
. “Piyadassi” è l’appellativo con cui
Aśoka si riferisce a sé stesso, e significa “dallo sguardo benevolo, amichevole”. Il testo
prosegue più avanti dicendo: “
E ancora i figli e i nipoti e i pronipoti del re Piyadassi
caro agli dèi faranno crescere questo comportamento conforme al dhamma fino alla
fine di questa era e, saldi nel dhamma e nella virtù, insegneranno il dhamma: questa è
infatti l’azione migliore”
indicando quindi di non abbandonarsi alla negligenza.
Nell’
Editto XII
su roccia troviamo l’argomento che ci interessa maggiormente: il
sovrano si sofferma sui rapporti tra le varie confessioni religiose presenti sul suo
territorio, e propone il tema del pluralismo religioso e dell’atteggiamento di tolleranza
e rispetto. dal testo possiamo leggere: “
Il re Piyadassi caro agli dèi onora tutte le
confessioni, quelli di coloro che se ne sono andati e quelle di coloro che stanno a
casa”
riferendosi agli asceti e i laici. Aśoka chiede che tutte le confessioni rispettino le
altre, ma in un modo che va oltre la mera tolleranza e abbraccia un livello più
profondo: “
Ma il caro agli dèi non ritiene tanto importanti i doni e gli onori, quanto che
ci sia crescita essenziale”
. Dunque possiamo leggere le frasi “
Ma ogni occasione è
opportuna per onorare la confessione altrui. Così facendo uno fa crescere di molto la
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Aśoka e il pluralismo religioso

Aśoka terzo della dinastia Maurya fu il primo sovrano buddhista dell’India antica che possiamo datare nel III secolo a.C. Salì al trono intorno al 270-265 a.C e regnò per circa trent’anni su un territorio che comprendeva quasi tutto il subcontinente indiano. Sparse sul territorio del suo impero e anche oltre, sono state trovate delle iscrizioni su roccia, stele e colonna che dimostrano la sua volontà di trasmettere i dhamma, ovvero i principi dottrinali. Aśoka era buddhista e si pose come membro laico (upāsaka) di una comunità buddhista, tuttavia, la sua dottrina non è esattamente di stampo buddhista. Questo emerge ad esempio dal carattere “attivo” della sua tolleranza religiosa. Dopo aver invaso il territorio che oggi corrisponde all’Orissa (Kalinga), in India orientale, vide il suo esercito compiere stragi orribili; presumibilmente si pentì e ammettendo pubblicamente il suo rimorso decise di attuare una politica di pace che prevedeva la diffusione di principi legati alla non violenza. Alcuni editti sono in versione bilingue dato che Aśoka desiderava espandere la sua influenza e aveva contatti con i sovrani ellenistici; questi editti enunciano direttive di tipo politico e morale. Il suo dhamma era molto semplice, basato su precetti fondamentali e piuttosto condivisi: rispetto per i genitori, limitare l’uso della violenza, limitare il consumo di carne animale e i sacrifici animali. Inoltre, per tutto il regno fece costruire case-asilo e luoghi di cura per persone ed animali, per “procurare il bene di tutti gli esseri”. Divenne una figura leggendaria per i buddhisti, a causa della sua conversione da una vita violenta e dedita ai piaceri, ad una abbracciata al dharma buddhista.

Nell’ Editto IV su roccia vediamo nel dettaglio quale sia il dhamma del sovrano che ci

spiega quanto per molti secoli l’odio e la violenza verso gli esseri, i parenti, i brahmani e gli śramani siano stati lasciati crescere indisturbati. Attraverso l’insegnamento del dhamma però, si sono diffusi la non violenza, il rispetto per i parenti, i brahmani, gli

śramana, gli anziani, e molte altre cose: “ Quelle cose che prima per molti secoli non

c’erano sono oggi fatte crescere, grazie all’insegnamento del re Piyadassi caro agli

dèi: il non togliere la vita, la non-violenza verso gli esseri, il rispetto per i parenti, i

brahmani e śramani, la riverenza verso gli anziani”. “Piyadassi” è l’appellativo con cui

Aśoka si riferisce a sé stesso, e significa “dallo sguardo benevolo, amichevole”. Il testo

prosegue più avanti dicendo: “ E ancora i figli e i nipoti e i pronipoti del re Piyadassi

caro agli dèi faranno crescere questo comportamento conforme al dhamma fino alla

fine di questa era e, saldi nel dhamma e nella virtù, insegneranno il dhamma: questa è

infatti l’azione migliore” indicando quindi di non abbandonarsi alla negligenza.

Nell’ Editto XII su roccia troviamo l’argomento che ci interessa maggiormente: il

sovrano si sofferma sui rapporti tra le varie confessioni religiose presenti sul suo territorio, e propone il tema del pluralismo religioso e dell’atteggiamento di tolleranza

e rispetto. dal testo possiamo leggere: “ Il re Piyadassi caro agli dèi onora tutte le

confessioni, quelli di coloro che se ne sono andati e quelle di coloro che stanno a

casa” riferendosi agli asceti e i laici. Aśoka chiede che tutte le confessioni rispettino le

altre, ma in un modo che va oltre la mera tolleranza e abbraccia un livello più

profondo: “ Ma il caro agli dèi non ritiene tanto importanti i doni e gli onori, quanto che

ci sia crescita essenziale”. Dunque possiamo leggere le frasi “ Ma ogni occasione è

opportuna per onorare la confessione altrui. Così facendo uno fa crescere di molto la

propria confessione e rende servizio alle altre”: tutte le confessioni devono rispettarsi

per far crescere in sé stessa la propria confessione (crescita essenziale). È necessario quindi lodare, onorare e non biasimare la religione altrui per crescere nella propria, al contrario chi non onora la religione altrui, danneggia le altre e la propria confessione

ancora più delle altre: “ Chi fa diversamente danneggia la propria confessione e non

rende servizio alle altre. Infatti, chi onora la propria confessione e biasima sempre

l’altrui, per devozione della propria confessione…così facendo nuoce ancor di più alla

propria confessione”. Ognuno deve ascoltare il dhamma dell’altro, perché bisogna

coltivare l’istruzione e insegnare ad agire bene e chi è caro agli dèi non ritiene importanti doni ed onori, bensì la crescita essenziale (Sāra-vadhi: crescita nel nucleo essenziale) per tutte le confessioni. Il testo conclude spiegando che numerose persone sono impegnate in questo scopo: sovrintendenti del dhamma, sovrintendenti di sorveglianza alle donne, attendenti all’agricoltura e altri funzionari. Questo è il frutto che provoca la crescita della propria confessione. Alcuni si chiedono se le azioni di Aśoka avessero una funzione propagandistica e il dhamma fosse una sorta di instrumentum regni; tuttavia, qualunque fosse la sua motivazione, i suoi editti ci dimostrano che è stato possibile per lui porre alla base di una civiltà i precetti di non violenza come valori supremi. Bibliografia:

Per un percorso etico tra culture. Testi antichi di tradizione scritta. A cura di Pier

Cesare Bori e Saverio Marchignoli. La Nuova Italia Scientifica, 1996.