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La Bhagavadgita: un'analisi del testo e dei suoi insegnamenti - Prof. Marchignoli, Dispense di Filosofie Orientali

Elaborato sulla Bhagavadgita per l'esame di Filosofie dell'India e dell'Asia Oriantale

Tipologia: Dispense

2022/2023

In vendita dal 08/05/2024

Hilary2003
Hilary2003 🇮🇹

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La Bhagavadgita: caratteristiche generali
La Bhagavadgita è un poema databile tra il II secolo a.C. e il II secolo d.C. E’ contenuta nel VI libro
del Mahabharata, il quale, insieme al Ramayana, costituisce la grande epica dell’India antica.
Nelle sue diciotto letture, la Bhagavadgita narra il dialogo tra Arjuna, guerriero per eccellenza tra i
Pandava, e Krsna, il suo auriga, che si rivelerà il volto della <<realtà suprema>> e impartirà ad Arjuna
i suoi insegnamento sul problema dell’agire. Vedendo nello schieramento avversario amici a parenti,
Arjuna viene preso dallo sconforto e si pone l’interrogativo <<Perché combattere?>> - quesito che si
amplierà fino a comprendere, implicitamente o esplicitamente, temi come <<perché agire?>>, <<che
cos’è l’azione?>>, <<qual è il rapporto tra azione e conoscenza?>>, <<chi è l’uomo saggio?>>,
<<qual è il rapporto tra l’uomo e la realtà suprema?>>.
Arjuna, nel suo discorso, associa alle motivazioni affettive verso amici e parenti, considerazioni più
generali sulla società: la distruzione della famiglia porta alla corruzione delle donne, e quindi alla
confusione delle caste, all’offesa agli antenati e alla condanna agli inferi. In questo modo il guerriero
presenta il suo rifiuto di combattere come difesa del dharma.
Krsna risponde indicando tre vie, le tre discipline (yoga): la disciplina della conoscenza (jnana-yoga),
la disciplina dell’azione rinunciante nel rispetto del proprio dharma (karma-yoga), e la disciplina della
devozione (bhakti-yoga).
Dopo la fine dell’ottavo secolo, quando il filosofo Sankara ne diede un’interpretazione, la
Bhagavadgita venne considerata un testo a stante. I commenti che, nei secoli successivi, si
susseguirono sul testo furono incentrati in particolar modo sulle tre discipline: c’è chi pensa che le tre
vie si implichino l’un l’altra, chi sostiene che solo una sia essenziale, chi invece le dispone in ordine
ascendente una di seguito all’altra, ecc.
Il rifiuto da parte di Arjuna si ricollega alla contesa sulla rinuncia dell’azione. Quest’ultima implica
una conseguenza (phala) che costituisce un <<legame>>. Il <<legame>> attraverso il karman, causa
il perpetuarsi delle rinascite (samsara).
Tra le tre discipline, il karma-yoga affronta direttamente il problema dell’agire. Il principio della
soluzione del karmayoga si fonda sulla tesi che il <<legame>> non sia intrinseco all’azione, ma
dipende dall’intenzione della persona che compie l’atto. L’azione, quindi, <<lega>> chi agisce in
funzione del <<frutto dell’azione>>.
Visto che la non-azione non è possibile, liberarsi in anticipo del frutto dell’azione, trasformando
quest’ultima in <<disinteressante>> e <<rinunciante>> risulta l’unico modo per riuscire a liberarsi dal
<<legame delle azioni>>. L’atto, perciò, si esaurisce in e non genera conseguenze.
<<Qual è [...] il movente di un’azione che sembra restare sospesa nel vuoto della mancanza di
intenzionalità?>> [Marchignoli Saverio, L’India Filosofica: un percorso tra temi e problemi del
pensiero indiano, Bologna 2005]. Il principio dell’agire è per ognuno conformarsi allo sva-dharma (il
proprio dharma), ossia il dovere specifico del proprio ruolo (in senso castale). Poiché Arjuna è un
guerriero, il proprio dharma gli impone di combattere.
Ramanuja, nel suo commento, nota che l’atto di uccidere, se compiuto secondo il proprio dharma, non
contiene himsa (<<desiderio di nuocere>>), perché ha la stessa natura dell’uccisione sacrificale.
Grazie al sacrificio l’azione viene purificata.
La Bhagavadgita affronta in un unico quadro alcuni dei principali problemi e temi che caratterizzano
l’universo filosofico-religioso della tradizione brahmanica: il tema del distacco del desiderio (kama),
il tema della fedeltà al proprio dharma, il tema del riconoscimento - come strumento di liberazione
(moksa) - dell’identità tra l’atman (il <<sé>>) e la realtà assoluta (brahman), il tema dell’abbandono
amoroso e totale della divinità (bhakti) ecc.
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La Bhagavadgita: caratteristiche generali

La Bhagavadgita è un poema databile tra il II secolo a.C. e il II secolo d.C. E’ contenuta nel VI libro del Mahabharata, il quale, insieme al Ramayana, costituisce la grande epica dell’India antica. Nelle sue diciotto letture, la Bhagavadgita narra il dialogo tra Arjuna, guerriero per eccellenza tra i Pandava, e Krsna, il suo auriga, che si rivelerà il volto della <<realtà suprema>> e impartirà ad Arjuna i suoi insegnamento sul problema dell’agire. Vedendo nello schieramento avversario amici a parenti, Arjuna viene preso dallo sconforto e si pone l’interrogativo <<Perché combattere?>> - quesito che si amplierà fino a comprendere, implicitamente o esplicitamente, temi come <<perché agire?>>, <<che cos’è l’azione?>>, <<qual è il rapporto tra azione e conoscenza?>>, <<chi è l’uomo saggio?>>, <<qual è il rapporto tra l’uomo e la realtà suprema?>>. Arjuna, nel suo discorso, associa alle motivazioni affettive verso amici e parenti, considerazioni più generali sulla società: la distruzione della famiglia porta alla corruzione delle donne, e quindi alla confusione delle caste, all’offesa agli antenati e alla condanna agli inferi. In questo modo il guerriero presenta il suo rifiuto di combattere come difesa del dharma. Krsna risponde indicando tre vie, le tre discipline (yoga): la disciplina della conoscenza (jnana-yoga), la disciplina dell’azione rinunciante nel rispetto del proprio dharma (karma-yoga), e la disciplina della devozione (bhakti-yoga). Dopo la fine dell’ottavo secolo, quando il filosofo Sankara ne diede un’interpretazione, la Bhagavadgita venne considerata un testo a sé stante. I commenti che, nei secoli successivi, si susseguirono sul testo furono incentrati in particolar modo sulle tre discipline: c’è chi pensa che le tre vie si implichino l’un l’altra, chi sostiene che solo una sia essenziale, chi invece le dispone in ordine ascendente una di seguito all’altra, ecc. Il rifiuto da parte di Arjuna si ricollega alla contesa sulla rinuncia dell’azione. Quest’ultima implica una conseguenza ( phala ) che costituisce un <>. Il <> attraverso il karman , causa il perpetuarsi delle rinascite ( samsara ). Tra le tre discipline, il karma-yoga affronta direttamente il problema dell’agire. Il principio della soluzione del karmayoga si fonda sulla tesi che il <> non sia intrinseco all’azione, ma dipende dall’intenzione della persona che compie l’atto. L’azione, quindi, <> chi agisce in funzione del <<frutto dell’azione>>. Visto che la non-azione non è possibile, liberarsi in anticipo del frutto dell’azione, trasformando quest’ultima in <> e <> risulta l’unico modo per riuscire a liberarsi dal <>. L’atto, perciò, si esaurisce in sé e non genera conseguenze. <<Qual è [...] il movente di un’azione che sembra restare sospesa nel vuoto della mancanza di intenzionalità?>> [Marchignoli Saverio, L’India Filosofica: un percorso tra temi e problemi del pensiero indiano , Bologna 2005]. Il principio dell’agire è per ognuno conformarsi allo sva-dharma (il proprio dharma ), ossia il dovere specifico del proprio ruolo (in senso castale). Poiché Arjuna è un guerriero, il proprio dharma gli impone di combattere. Ramanuja, nel suo commento, nota che l’atto di uccidere, se compiuto secondo il proprio dharma, non contiene himsa (<>), perché ha la stessa natura dell’uccisione sacrificale. Grazie al sacrificio l’azione viene purificata. La Bhagavadgita affronta in un unico quadro alcuni dei principali problemi e temi che caratterizzano l’universo filosofico-religioso della tradizione brahmanica: il tema del distacco del desiderio (kama), il tema della fedeltà al proprio dharma , il tema del riconoscimento - come strumento di liberazione (moksa) - dell’identità tra l’atman (il <<sé>>) e la realtà assoluta ( brahman ), il tema dell’abbandono amoroso e totale della divinità ( bhakti ) ecc.

La Bhagavadgita è divenuta, negli ultimi due secoli, un testo <>. Individuata dai primi indologi in Europa come il testo a cui far riferimento per avvicinarsi al mondo della filosofia indiana. L’interesse dei lettori europei e americani si è concentrato sull’interpretazione del concetto di dharma , importante nel contesto della <>.