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Arthur Schopenhauer: La Vita come Volontà e Rappresentazione, Esercizi di Arte

Una panoramica della filosofia di Arthur Schopenhauer, noto pensatore tedesco del XIX secolo. le idee di Schopenhauer sulla natura del mondo, l'esistenza di Dio, la morale e la vita umana. Viene inoltre presentata la biografia di Schopenhauer, dalla sua infanzia a sua carriera accademica e la sua influenza su altri filosofi. Inoltre, il documento discute della performance d'arte di Marina Abramović che si ispira alle idee di Schopenhauer.

Tipologia: Esercizi

2019/2020

Caricato il 01/12/2020

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vallypally 🇮🇹

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LIFE IS LIKE A PUZZLE
«LA VITA UMANA È COME UN PENDOLO CHE OSCILLA
INCESSANTEMENTE TRA DOLORE E NOIA, PASSANDO ATTRAVERSO
L’INTERVALLO FUGACE, E PER DI PIÙ ILLUSORIO, DEL
PIACERE E DELLA GIOIA».
immagine (magari frame di un puzzle o della nst perf)
La nostra performance vuole rappresentare in maniera
simbolica la vita compromessa da tutti quegli imprevisti
che la rendono difficile, dolorosa e deludente, alternata
da alcuni brevi tratti di pace e felicità.
La situazione che viene a crearsi è una delle più pulite
e chiare possibili per non distogliere l’attenzione
sull’azione e sui movimenti dell’artista che esegue la
performance.
Egli è vestito con colori neutri, scalzo, in un ambiente
circoscritto.
Egli è intento a creare un disegno simbolico da
pezzettini di un puzzle disposti in modo casuale.
Abbiamo deciso di far interagire più persone a questa
performance ma senza imposizioni di nessun tipo.
Abbiamo lasciato l’artista libero di svolgere il suo
lavoro, senza interromperlo o indirizzarlo verso una
direzione piuttosto che un’altra.
Così abbiamo fatto con le persone rapportate alla
performance, non abbiamo voluto fermare nessuno, solo chi
realmente interessato veniva a chiederci cosa stava
succedendo e dopo le nostre spiegazioni decideva se
interagire o meno.
Abbiamo rilevato molti casi differenti, alcuni si sono
fermati molto tempo, altri pochi minuti, altri hanno solo
guardato, altri ancora si nascondevano ad osservare da
lontano.
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LIFE IS LIKE A PUZZLE

« L A V I T A U M A N A È C O M E U N P E N D O L O C H E O S C I L L A

INCESSANTEMENTE TRA DOLORE E NOIA, PASSANDO ATTRAVERSO

L’INTERVALLO FUGACE, E PER DI PIÙ ILLUSORIO, DEL

PIACERE E DELLA GIOIA».

immagine (magari frame di un puzzle o della nst perf) La nostra performance vuole rappresentare in maniera simbolica la vita compromessa da tutti quegli imprevisti che la rendono difficile, dolorosa e deludente, alternata da alcuni brevi tratti di pace e felicità. La situazione che viene a crearsi è una delle più pulite e chiare possibili per non distogliere l’attenzione sull’azione e sui movimenti dell’artista che esegue la performance. Egli è vestito con colori neutri, scalzo, in un ambiente circoscritto. Egli è intento a creare un disegno simbolico da pezzettini di un puzzle disposti in modo casuale. Abbiamo deciso di far interagire più persone a questa performance ma senza imposizioni di nessun tipo. Abbiamo lasciato l’artista libero di svolgere il suo lavoro , senza interromperlo o indirizzarlo verso una direzione piuttosto che un’altra. Così abbiamo fatto con le persone rapportate alla performance, non abbiamo voluto fermare nessuno , solo chi realmente interessato veniva a chiederci cosa stava succedendo e dopo le nostre spiegazioni decideva se interagire o meno. Abbiamo rilevato molti casi differenti, alcuni si sono fermati molto tempo, altri pochi minuti, altri hanno solo guardato, altri ancora si nascondevano ad osservare da lontano.

Ogni reazione che abbiamo potuto esaminare, per noi, rappresenta la medesima relazione che le persone hanno nella vita di una persona, c’è chi si sofferma, chi giudica, chi ti aiuta, chi ti è da ostacolo, chi ti sprona, chi ti insegna, chi ti sostiene e chi ti spia da lontano ma non si avvicina. I pezzi del puzzle che si cercano di incastrare tra di loro non hanno un’immagine di partenza chiara così come la nostra vita non ha uno scopo, non ha un disegno divino che conosciamo. La nostra casualità è dettata da un destino che noi purtroppo non possiamo decidere ma che senza volerlo prende una direzione a seconda delle persone che incontriamo nel nostro percorso di vita.

Sull'esistenza di Dio, Schopenhauer è invece ateo , almeno per quanto riguarda la concezione occidentale moderna. Egli non nutre né considerazione né fiducia alcuna nella massa degli esseri umani, fatto che lo conduce alla misantropia. Figlio di un ricco mercante e di una scrittrice, si stabilì a Weimar con la madre dopo il suicidio del padre. Qui conobbe Wieland e Goethe. Con buoni studi alle spalle, decise di dedicarsi alla filosofia e frequentò i corsi tenuti da Schulze a Gottinga e quelli di Fichte a Berlino. Nel 1809 si iscrisse alla facoltà di medicina a Gottinga e, nel 1811, si trasferì a Berlino per frequentare i corsi di filosofia. Ingegno molteplice , sempre interessato ai più diversi aspetti del sapere umano (frequentò corsi di fisica, matematica, chimica, magnetismo, anatomia, fisiologia, e tanti altri ancora), si laureò nel 1813 a Jena con una tesi Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente e, nel 1818 , pubblicò la sua opera più importante, Il mondo come volontà e rappresentazione , che e b b e t u t t a v i a s c a r s i s s i m o s u c c e s s o t r a i s u o i contemporanei e che cominciò a ricevere qualche attenzione solo vent'anni dopo, nonostante fossero giunti, da più parti, persino riconoscimenti ufficiali. Dal 1833 decise di fermarsi a Francoforte sul Meno, dove visse da solitario borghese, celibe per convinzione e misogino, nonostante le molte relazioni con donne che ebbe durante la sua esistenza.

La vera affermazione del pensatore si ebbe solo a partire dal 1851, con la pubblicazione del volume Parerga e paralipomena , inizialmente pensato come un completamento della trattazione più complessa del Mondo , ma che venne accolto come un'opera a sé stante e fece conoscere al grande pubblico anche le opere precedenti del filosofo. Schopenhauer manifestò per gran parte della sua vita un acuto disagio nei confronti dei contatti umani e uno scarso interesse, almeno in via ufficiale, per le vicende politiche dell’epoca, sebbene si sia interessato, sul finire della sua vita, alla questione dell'Unità d'Italia, prendendo posizione favorevole. I tardi riconoscimenti di critica e pubblico attenuarono i tratti più intransigenti del suo carattere, tanto che negli ultimi anni della sua esistenza poté addirittura raccogliersi attorno a lui una ristretta cerchia di apostoli , come egli stesso amava definirli, tra i quali il compositore Richard Wagner, lo scrittore David Asher e la scultrice Elisabet Ney. Morì di pleurite acuta nel settembre del 1860, a settantadue anni. Immagine (di un pendolo o qualcosa che rappresenta il dolore)

Immagine In riferimento alla nostra performance ci siamo basate interamente sul pensiero pessimista di Schopenhauer. I l f e n o m e n o , c i o è t u t t o c i ò c h e è p a l p a b i l e è rappresentato dai pezzetti del puzzle che possono essere spostati mentre il noumeno è il puzzle in sé che quindi rappresenta l’esistenza stessa. Le persone che interagiscono con la vita l’artista definiscono il piacere stesso che implica una cessazione momentanea del dolore. Il modo in cui lui descrive la vita è visto nella nostra performance, in particolare nel modo in cui finisce, dal momento in cui l’artista si stanca di cercare un perchè, si stanca di costruirsi un immagine che rappresenta il suo destino di vita, quindi rompe i pezzi ben assimilati per abbandonarsi definitivamente al caso. L’unico modo per sopravvivere a questa esistenza è lasciare che gli eventi ci attraversino, rimanendo però saldi e presenti per viverli. In fondo è una vita che aspettiamo qualcosa e la risposta forse è molto semplice: speriamo sempre in un futuro che sia migliore.

Marina Abramović è un'artista serba naturalizzata statunitense. Attiva fin dagli anni Sessanta del XX secolo. Il suo lavoro esplora le relazioni tra l'artista e il pubblico, ed il contrasto tra i limiti del corpo e le possibilità della mente. Una grande donna che come costante propria ha sfidare i limiti fisici e psichici per comprendere al meglio le cose. Immagine (Foto di marina) Nasce a Belgrado, nipote di un patriarca della chiesa ortodossa serba, successivamente proclamato santo. Entrambi i genitori erano partigiani della seconda guerra mondiale: suo padre Vojin Abramović fu un comandante riconosciuto, dopo la guerra, eroe nazionale; sua madre Danica, maggiore dell'esercito, alla metà degli anni s e s s a n t a f u n o m i n a t a d i r e t t o r e d e l M u s e o d e l l a Rivoluzione e Arte in Belgrado. La sua prima lezione di arte , Marina la ricevette dal padre all'età di 14 anni: era il 30 novembre 1960; avendo chiesto al genitore di comprarle dei colori, lui si presentò con un amico il quale cominciò con il tagliare a caso un pezzo di tela, poi una volta steso a terra vi gettò sopra colla, sabbia, pietrisco, bitume, colori vari dal giallo al rosso, poi dopo aver cosparso il tutto con trementina collocò un fiammifero al centro della composizione e lo fece esplodere e disse: "Questo è il tramonto”. Dal 1965 al 1972 studia presso l'Accademia di Belle Arti di Belgrado.

Inevitabilmente lo scheletro non si pulisce, ma anzi continua sempre di più a sporcarsi e sporca anche l’artista occupato in questo compito.

In riferimento alla nostra performance ci siamo ispirate allo stesso ambiente neutrale. Come nella performance della Abramović, il nostro artista interagisce con un oggetto inanimato , che nella performance originale rappresenta oltre al suo doppio, la purificazione dell’anima stessa mentre nella nostra, l’esistenza stessa con le sue belle o brutte esperienze. Una similitudine che abbiamo trovato in entrambe le opere è il concetto dell’ importanza del viaggio e non della meta : siamo bloccati nel tempo che passa, un attimo prima era ora, e qualche secondo dopo è passato.