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Arthur Schopenhauer: Filosofia, Volontà e Dolore, Appunti di Filosofia

appunti relativi a Schopenhauer

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 14/04/2020

sofiadesantis01
sofiadesantis01 🇮🇹

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SCHOPENHAUER
Arthur Schopenhauer nacque il 22 febbraio 1788 a Danzica.!
Nella sua giovinezza Arthur viaggiò in Francia e in Inghilterra e, dopo la morte del pa-dre, che vo-
leva destinarlo al commercio, frequentò l'Università di Gottinga.!
Sulla formazione di Schopenhauer influirono le dottrine di Platone e di Kant. !
Nel 1813, a Jena, si laureò con una tesi Sulla quadruplice radice del principio di ragion suciente.
Negli anni seguenti (1814-1818) Schopenhauer visse a Dresda, dove lavorò alle sue prime opere.!
Dopo un viaggio a Roma e a Napoli, nel 1820 si abilitò alla libera docenza presso l'Università di
Berlino, dove tenne i suoi corsi fino al 1832.!
L'ultimo periodo Tra il 1822 e il 1825 fu di nuovo in Italia.!
Rientrato quindi a Berlino nel 1831 fu costretto a lasciare nuovamente la città a causa di un'epi-
demia di colera.!
Si stabili allora a Francoforte sul Meno, dove rimase fino alla morte, avvenuta il 21 settembre
1860.!
Nel periodo in cui abitò a Dresda, Schopenhauer si dedicò alla composizione dello scritto Sulla
vista e i colori (1816), nel quale prendeva le difese delle dottrine scientifiche di Goethe.!
Il filosofo, inoltre, preparò per la stampa la sua opera principale, Il mondo come volontà e rappre-
sentazione, che fu pubblicata nel dicembre del 1818, ma con la data dell'anno successivo. !
Una volta stabilitosi a Francoforte, Schopenhauer pubblicò nel 1836 il saggio Sulla volontà nella
natura e nel 1841 lo scritto I due problemi fondamentali dell'etica. !
L'indirizzo cupo e apertamente anti-idealistico del suo pensiero, che lo rendeva inviso ai contem-
poranei, poté contribuire alla sua "fortuna" solo dopo il 1848, in concomitanza con l'ondata di
pessimismo che colpì l’Europa.!
Schopenhauer si pone come punto di incontro: Platone, Kant, l'Illuminismo, il Romanticismo,
l'idealismo e la spiritualità indiana.!
Di Platone lo attrae soprattutto la teoria delle idee, intese come forme eterne sottratte alla cadu-
cità dolorosa del nostro mondo. !
Da Kant, deriva l'impostazione soggettivistica della gnoseologia.!
Dell'Illuminismo lo interessano il filone materialistico e quello dell'ideologia, da cui mutua la ten-
denza a considerare la vita psichica e sensoriale in termini di fisiologia del sistema nervoso.!
Da Voltaire desume lo spirito ironico e brillante e la tendenza demistificatrice nei confronti delle
credenze tramandate.!
Dal Romanticismo Schopenhauer trae alcuni temi di fondo del suo pensiero: l’irrazionalismo, la
grande importanza attribuita all'arte e alla musica, e soprattutto il tema dell'infinito, cioè la tesi
della presenza nel mondo di un principio assoluto di cui le varie realtà sono manifestazioni tran-
seunti, altro motivo indubbiamente romantico è quello del dolore; !
Schopenhauer appare invece decisamente orientato a una visione pessimistica della realtà, di
cui è uno dei maggiori teorici. !
Un ruolo di decisiva importanza, anche se indiretto, nella riflessione di Schopenhauer è quello
giocato dal pensiero idealistico il quale lo indica spregiativamente con la formula «filosofia delle
università», presentandolo come una posizione che non è al servizio della verità, ma di interessi
volgari quali il successo e il potere, e che si propone di giustificare sofisticamente le credenze che
tornano utili alla Chiesa e allo Stato.!
Nel linguaggio fiorito e pittoresco con cui Schopenhauer esprime il proprio ben poco benevolo
apprezzamento per la filosofia a lui contemporanea, si manifesta infatti l'esigenza, che il filosofo
sente vivissima, della libertà della filosofia.!
Nell'universo spirituale di Schopenhauer, un caratteristico posto di rilievo spetta alla sapienza del-
l'antico Oriente.!
Schopenhauer: !
a. è stato il primo filosofo occidentale a tentare il recupero di alcuni motivi del pensiero dell'e-
stremo Oriente;!
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SCHOPENHAUER

Arthur Schopenhauer nacque il 22 febbraio 1788 a Danzica. Nella sua giovinezza Arthur viaggiò in Francia e in Inghilterra e, dopo la morte del pa-dre, che vo- leva destinarlo al commercio, frequentò l'Università di Gottinga. Sulla formazione di Schopenhauer influirono le dottrine di Platone e di Kant. Nel 1813, a Jena, si laureò con una tesi Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente. Negli anni seguenti (1814-1818) Schopenhauer visse a Dresda, dove lavorò alle sue prime opere. Dopo un viaggio a Roma e a Napoli, nel 1820 si abilitò alla libera docenza presso l'Università di Berlino, dove tenne i suoi corsi fino al 1832. L'ultimo periodo Tra il 1822 e il 1825 fu di nuovo in Italia. Rientrato quindi a Berlino nel 1831 fu costretto a lasciare nuovamente la città a causa di un'epi- demia di colera. Si stabili allora a Francoforte sul Meno, dove rimase fino alla morte, avvenuta il 21 settembre

Nel periodo in cui abitò a Dresda, Schopenhauer si dedicò alla composizione dello scritto Sulla vista e i colori (1816), nel quale prendeva le difese delle dottrine scientifiche di Goethe. Il filosofo, inoltre, preparò per la stampa la sua opera principale, I l mondo come volontà e rappre- sentazione , che fu pubblicata nel dicembre del 1818, ma con la data dell'anno successivo. Una volta stabilitosi a Francoforte, Schopenhauer pubblicò nel 1836 il saggio Sulla volontà nella natura e nel 1841 lo scritto I due problemi fondamentali dell'etica. L'indirizzo cupo e apertamente anti-idealistico del suo pensiero, che lo rendeva inviso ai contem- poranei, poté contribuire alla sua "fortuna" solo dopo il 1848, in concomitanza con l'ondata di pessimismo che colpì l’Europa. Schopenhauer si pone come punto di incontro: Platone, Kant, l'Illuminismo, il Romanticismo, l'idealismo e la spiritualità indiana. Di Platone lo attrae soprattutto la teoria delle idee, intese come forme eterne sottratte alla cadu- cità dolorosa del nostro mondo. Da Kant, deriva l' impostazione soggettivistica della gnoseologia. Dell'Illuminismo lo interessano il filone materialistico e quello dell' ideologia , da cui mutua la ten- denza a considerare la vita psichica e sensoriale in termini di fisiologia del sistema nervoso. Da Voltaire desume lo spirito ironico e brillante e la tendenza demistificatrice nei confronti delle credenze tramandate. Dal Romanticismo Schopenhauer trae alcuni temi di fondo del suo pensiero: l’irrazionalismo, la grande importanza attribuita all'arte e alla musica, e soprattutto il tema dell'infinito , cioè la tesi della presenza nel mondo di un principio assoluto di cui le varie realtà sono manifestazioni tran- seunti, altro motivo indubbiamente romantico è quello del dolore ; Schopenhauer appare invece decisamente orientato a una visione pessimistica della realtà , di cui è uno dei maggiori teorici. Un ruolo di decisiva importanza, anche se indiretto, nella riflessione di Schopenhauer è quello giocato dal pensiero idealistico il quale lo indica spregiativamente con la formula «filosofia delle università», presentandolo come una posizione che non è al servizio della verità, ma di interessi volgari quali il successo e il potere, e che si propone di giustificare sofisticamente le credenze che tornano utili alla Chiesa e allo Stato. Nel linguaggio fiorito e pittoresco con cui Schopenhauer esprime il proprio ben poco benevolo apprezzamento per la filosofia a lui contemporanea, si manifesta infatti l'esigenza, che il filosofo sente vivissima, della libertà della filosofia. Nell'universo spirituale di Schopenhauer, un caratteristico posto di rilievo spetta alla sapienza del- l'antico Oriente. Schopenhauer: a. è stato il primo filosofo occidentale a tentare il recupero di alcuni motivi del pensiero dell'e- stremo Oriente;

b. ha desunto da esso un prezioso repertorio di immagini e di espressioni suggestive, del quale ha fatto abbondante uso nei suoi scritti; c. è stato un ammiratore della sapienza orientale e un “profeta" del successo che tale sapienza avrebbe avuto in Occidente.

IL ‘’VELO DI MAYA’’.

Il punto di partenza della filosofia di Schopenhauer è la distinzione kantiana tra “ fenomeno" e “ noumeno" , ovvero tra la "cosa così come appare" e la " cosa in se”. Per Schopenhauer il fenomeno è parvenza, illusione e sogno, ovvero ciò che nell'antica sapienza indiana era detto velo di Maya, mentre il noumeno è quella realtà che si “nasconde" dietro l'ingan- nevole trama del fenomeno e che il filosofo ha il compito di “s-coprire". Schopenhauer riconduce il concetto di fenomeno a un signifi- cato estraneo al kantismo e, alme- no in parte, vicino alla filosofia indiana e buddista, come emerge dal seguente passo, che l'autore trae dai testi dei Veda e dei Purana. Mentre per il criticismo il fenomeno è l'oggetto della rappresentazione e in quanto “cosa" o “dato" materiale esiste anche fuori della coscienza, il fenomeno di cui parla Schopenhauer è la rappre- sentazione soggettiva, cioè esiste solo dentro la coscienza. La rappresentazione ha due aspetti essenziali e inseparabili, la cui distinzione costituisce la forma generale della conoscenza: da una parte c'è il soggetto rappresentante dall'altra c'è l'oggetto rappresentato. Soggetto e oggetto esistono soltanto come "facce" della stessa medaglia, ovvero entrambi come elementi imprescindibili della rappresentazione, e nessuno dei due precede o può sussistere indi- pendentemente dall'altro. Così, se il materialismo è falso perché nega il soggetto riducendolo all'oggetto o alla materia, l'idealismo (quello di Fichte)è errato in quanto compie il tentativo opposto e altrettanto impossibile di negare l'oggetto riducendolo al soggetto. Schopenhauer ammette solamente tre forme a priori: spazio, tempo e causalità. La casualità è l’unica categoria. La causalità, afferma Schopenhauer assume forme diverse a seconda degli ambiti in cui opera, manifestandosi come necessità fisica, logica, matematica e morale , ovvero come principio del di- venire, del conoscere, dell'essere e dell’agire. Schopenhauer trae la conclusione che ‘’ la vita è un sogno ’’, cioè un tessuto di apparenze, una sorta di incantesimo che la rende simile agli atti onirici. Per lui, l’uomo è un animale metafisico portato a stupirsi della propria esistenza ed i nterrogarsi sull’esistenza della vita.

VOLONTÀ

Schopenhauer presenta la propria filosofia come un'integrazione necessaria alla filosofia di Kant: egli si vanta infatti di aver individuato quella via d'accesso al noumeno che l'autore della Critica della ragion pura aveva precluso. Ma poiché siamo dati a noi medesimi non solo come rappresentazione, ma anche come corpo, non ci limitiamo a “vederci" dal di fuori, bensì "ci viviamo" anche dal di dentro , godendo e sof- frendo. Ed è proprio quest'esperienza di base, simile a un raggio di sole che penetra oltre la nuvola, che permette all'uomo di "squarciare" il velo del fenomeno e di afferrare la cosa in sé. Infatti, ripiegandoci su noi stessi, ci rendiamo conto che l'essenza profonda del nostro io, o me- glio la cosa in sé del nostro essere globalmente considerato, è la brama, o la volontà di vivere, cioè un impulso prepotente e irresistibile che ci spinge a esistere e ad agire.

Schopenhauer ritiene che l'unica e infinita volontà di vivere si manifesti nel mondo fenomenico attraverso due fasi logicamente distinguibili: a. nella prima, la volontà si oggettiva in un sistema di forme immutabili, a-spaziali e a-temporali, che egli chiama platonicamente «idee» e che considera alla stregua di archètipi del mondo; b. nella sono nient'altro che la moltiplicazione, vista attraverso il prisma dello spazio e del tempo, delle idee. Tra gli individui e le idee esiste un rapporto di copia-modello, per cui i singoli esseri risultano semplici riproduzioni di un prototipo originario che è l’idea. Il mondo delle realtà naturali si struttura a propria volta in una serie di "gradi" disposti in ordine ascendente: il grado più basso dell'oggettivazione della volontà è costituito dalle forze generali della natura, i gradi superiori dalle piante e dagli animali. Questa sorta di "piramide cosmica" culmina nell'uomo, nel quale la volontà diviene pienamente consapevole. Ma ciò che essa acquista in coscienza, perde in sicurezza: come guida della vita, infatti, la ragione è meno efficace dell’istinto.

DOLORE, PIACERE E NOIA

Secondo Schopenhauer, che la vita è dolore per essenza. Infatti, volere significa desiderare e desiderare significa trovarsi in uno stato di tensione per la mancanza di qualcosa che si vorrebbe avere. Quindi, il desiderio è assenza, vuoto e indigenza, ossia dolore. E poiché nell’uomo la volontà è più cosciente, e quindi più “affamata", che negli altri esseri, pro- prio l'uomo risulta il più bisognoso e mancante tra loro, destinato a non trovare mai un appaga- mento definitivo. Ciò che gli uomini chiamano "godimento" (fisico) o “ gioia" (psichica) non è altro, come avevano già sostenuto Pietro Verri e Giacomo Leopardi', che una cessazione di dolore , ossia lo "scaricar- si" di una tensione preesistente: perché ci sia piace dice infatti Schopenhauer è necessario che ci sia uno stato precedente di tensione ai dolore. La stessa cosa non vale per il dolore, che non può affatto essere ridotto: un individuo può speri- mentare una catena di dolori, senza che questi siano preceduti da altrettanti piaceri, mentre ogni piacere nasce solo come cessazione di una qualche preesistente tensione fisica o psichica. Mentre il dolore, identificandosi con il desiderio è un dato primario e permanente, il piacere è solo una funzione derivata del dolore, che vive unicamente a spese di esso. Infatti il piacere riesce a vincere il dolore solo a patto di annullare se stesso, poiché, non appena viene meno lo stato di tensione del desiderio, cessa anche la possibilità del godimento. Accanto al dolore, che è una realtà durevole, e al piacere, che è qualcosa di momentaneo, Scho- penhauer pone, come terza situazione di base dell'esistenza umana, la noia, la quale subentra quando viene meno l'aculeo del desiderio, oppure quando cessano il frastuono delle attività e il pungolo delle preoccupazioni. La vita umana, conclude Schopenhauer, è come un pendolo che oscilla incessantemente tra il dolore e la noia, passando attraverso l'intervallo fugace e per di più illusorio, del piace- re e della gioia. Poiché la volontà di vivere, che è tensione perennemente insoddisfatta e sempre rinnovatesi, si manifesta in tutte le cose come una vera e propria Sehnsucht. Tutto soffre: dal fiore che appassisce per mancanza d'acqua all'animale ferito, dal bimbo che na- sce al vecchio che muore.

In tal modo, il filosofo perviene a una delle più radicali forme di pessimismo cosmico , o metafisi- co di tutta la storia del pensiero e afferma che il male non è solo nel mondo, ma nel principio stes- so da cui il mondo dipende. Uno degli esempi più paradossali ed espressivi di tale auto-lacerazione dell’unica volontà in una molteplicità conflittuale di parti e di individui reciprocamente ostili che si contendono l'un l'altro lo spazio e il tempo. Il fatto che alla natura interessi solo la sopravvivenza della specie trova una sua manifestazione emblematica nell 'amore , fenomeno che Schopenhauer ritiene basilare per l'individuo. Infatti l'amore, che «si impadronisce della metà delle forze e dei pensieri dell'umanità più giovane» , è uno dei più forti stimoli dell’esistenza. Il fine dell'amore, o lo scopo per cui esso è voluto dalla natura, è solo l’accoppiamento. Ma se dietro il fascino di un bel volto c'è in verità un nascosto desiderio sessuale che con l'inna- moramento, vuol dire che l’individuo proprio nel momento in cui crede di realizzare maggiormente il proprio godimento e la propria personalità, è in realtà lo "zimbello" della natura. Schopenhauer afferma che l'amore è nient'altro che «due infelicità che si incontrano, due infe- licità che si scambiano e una terza infelicità che si prepara» : per questo l'unico amore di cui si può tessere l’elogio è quello disinteressato della pietà. Uno degli aspetti più interessanti della filosofia di Schopenhauer è la critica mossa alle Schopen- hauer varie «menzogne» con cui gli uomini tentano di celare a se stessi i dati negativi del vivere e, in generale, la cruda realtà del mondo. La polemica di Schopenhauer contro le ideologie trova uno dei propri bersagli preferiti in quell'ot- timismo cosmico che circolava in buona parte delle filosofie e delle religioni occidentali dell'epo- ca, ossia in quello schema di pensiero che interpretava il mondo come un organismo perfetto. Per Schopenhauer questa visione, pur essendo indubbiamente "consolatrice", risulta palesemen- te falsa, poiché la vita è un'esplosione di forze sostanzialmente irrazionali, e il mondo, anziché es- sere il regno della logica e dell'armonia, è il teatro dell’illogicità e della sopraffazione. Un'altra «menzogna» contro cui Schopenhauer si scaglia di frequente è la tesi della bontà e della socievolezza dell’uomo. Se non si vuole continuare a confondere le proprie illusioni di adolescenti con la realtà, e se si ha l'acutezza di procedere oltre gli «orpelli retorici» e le rassicuranti «dichiarazioni ufficiali», si deve infatti ammettere che la regola dei rapporti umani è sostanzialmente costituita dal conflitto e dal tentativo di sopraffazione reciproca, tale regola è rimasta sostanzialmente sempre la medesima. Se gli uomini vivono insieme ripete Schopenhauer non è tanto per simpatia o innata socievolezza, ma soprattutto per bisogno. E se esistono lo Stato e le sue leggi, non è certo per rispondere a un'umana esigenza di eticità, ma solo perché l'uomo possa difendersi e regolamentare gli istinti aggressivi degli individui. Queste tesi hanno fatto si che talora il suo pensiero fosse accusato di “ misantropismo ". In realtà, come vedremo, il pessimismo antropologico e sociale è finalizzato, a favorire la scelta della via etica della pietà. Infatti solo chi ha la sensibilità di avvertire che i rapporti umani si costituiscono per lo più nell'oriz- zonte dell'ingiustizia può sentire il desiderio interiore di seminare e curare quei «fiori del- l'eccezione» che sono la giustizia e l’amore. Un altro aspetto della dottrina di Schopenhauer è costituito dalla polemica contro ogni forma di storicismo. Schopenhauer ridimensiona la portata conoscitiva della storia, affermando che essa non è una vera e propria scienza, in quanto, anziché procedere per concetti e leggi generali, è costretta a limitarsi alla catalogazione dell’individuale. Per questo motivo essa risulta inferiore anche all'arte e alla filosofia, che mirano invece alle strut- ture universali e permanenti, rivelandosi discipline più profonde e veritiere.