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Simulazione del testo d'esame con Prof Rinaldo Rinaldi voto 30/30
Tipologia: Temi
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Irene Frassanito Matricola n: 275074 Anno accademico 2020/ Corso Beni Artistici e dello Spettacolo Modulo B Commento sul capitolo II del romanzo “ Merope IV – Sogni e Fantasie di Quattr’Asterischi ” di Vittorio Imbriani. “IL SUPPLIZIO DI TANTALO OVVERO IL PRIMO BACIO” La Merope IV: Sogni e Fantasie di Quattr’Asterischi è il primo romanzo di Vittorio Imbriani. Presenta una struttura autobiografica con un’esperienza realmente vissuta dall’autore, ma l’intera vicenda è deformata dall’ironia, infatti lo scrittore sfrutta tutte le situazioni e i temi del romanzo sentimentale e d’appendice ironicamente con un intento parodico nei confronti di quel tipo di letteratura. Questo atteggiamento è tipico della Scapigliatura, la quale si pone nei confronti della cultura tradizionale con ribellione. In questo capitolo Il Supplizio di Tantalo, i personaggi descritti sono Quattr’Asterischi e Merope. Il primo, è il protagonista maschile, personaggio con il quale V. Imbriani si identifica. Nella costruzione di questo personaggio, l’autore inserisce particolari della sua vita realmente accaduti (relazione extra-coniugale) e altri totalmente inventati (es: carriera di alto grado militare). Merope IV è invece la protagonista femminile, con la quale il protagonista intesse una relazione adulterina. Essa è ispirata alla vera amante dell’autore, Eleonora Bertini, anch’essa adultera. L’autore sceglie, per la sua protagonista, il nome ‘Merope’ riprendendo la figura mitologica greca; aggiunge poi l’attributo di ‘IV’ perché è la quarta volta che questa figura viene riproposta in letteratura, in quanto preceduta dalle versioni di Maffei, di Voltaire e di Alfieri. Ed è proprio in questo capitolo che lei stessa spiega l’origine del suo nome. Come ogni capitolo sono presenti delle epigrafi, in questo caso ce ne sono due. La prima è una citazione di Ovidio, la seconda è una citazione di Marziale. Entrambe le epigrafi annunciano le controversie amorose e la ritrosia di Merope. Imbriani utilizza le citazioni, le epigrafi ed echi di altri testi molto frequentemente con l’intento di dimostrare la sua volontà di onnipotenza sul mondo, proprio attraverso l’utilizzo sapiente della parola e delle citazioni. Il capitolo inizia con una descrizione manzoniana del paesaggio, in omaggio all’ambientazione lombarda del romanzo. Nelle prime righe di questo capitolo possiamo denotare l’influenza di Manzoni, il quale verrà ripreso molte altre volte dall’autore nei capitoli successivi. Quattr’Asterischi si trova nel salotto di Merope, dove la attende per qualche minuto,
Irene Frassanito Matricola n: 275074 Anno accademico 2020/ Corso Beni Artistici e dello Spettacolo quando ad un tratto quest’ultima lo invita calorosamente ad entrare nella sua camera, in modo che lei abbia il tempo di prepararsi e di vestirsi, essendo in ritardo per degli appuntamenti. Il protagonista, stupito, entra e bacia la mano che Merope gli porge. I due cominciano il discorso utilizzando il francese, su iniziativa della donna, perché considerata la lingua dell’amore, ma soprattutto per non farsi comprendere dalla governante. Quattr’Asterischi dichiara l’amore che prova per lei tramite vari complimenti, sia fisici sia spirituali, ma la donna lo redarguisce per la loro falsità. Quest’ultimo, allora, decide di rimanere in silenzio e inizia a guardarsi intorno. Il suo sguardo si sofferma sul letto, sgualcito dalla notte precedente, sul quale sono appoggiati i vestiti della donna, descrivendone minuziosamente i dettagli. La vista del vestiario scaturisce nel protagonista un “feticismo erotico”, tema ricorrente degli autori scapigliati. Merope riprende il protagonista e lo sollecita a conversare. Successivamente la donna chiede al protagonista di andar via oppure di restare in camera a condizione che mantenga fede a tre patti: il primo, quello dell’ immobilità, consiste nel rimanere fermo sulla poltrona; il secondo, della loquacità, tale per cui Quattr’Asterischi deve parlare senza interruzione fino a quando non sarà vestita; il terzo, invece, quello della cecità, per il quale il protagonista non dovrà togliere mai lo scialle che Merope gli ha legato per coprire gli occhi. Il protagonista ironicamente chiede se questi patti non fossero “i voti frateschi” (povertà, castità ed obbedienza). Poi Quattr’Asterischi paragona questi tre patti ai Supplizi di Tantalo che, secondo il mito, gli Dei gli assegnarono (pene della sete, della fame e dell’irraggiungibilità), ma a differenza di Tantalo, Quattr’Asterischi prima o poi verrà liberato. Secondo quest’ultimo il peggiore tra tutti è quello della cecità, la Merope invece sostiene che sarebbe peggio vedere ma non toccare. In seguito, il protagonista inizia a fantasticare, immaginando la donna seminuda e descrivendo dettagliatamente le sue fantasie e delle azioni che questa compie nell’atto di vestirsi. Da questo momento il suo amore diventa brutalmente curioso e impaziente. In seguito a questo gioco di seduzione perverso tra i due, Quattr’Asterischi si libera dello scialle sugli occhi e Merope, per premiarlo, gli da un casto bacio sulla fronte. Infine, gli chiede di accompagnarlo alla carrozza e gli regala la prima tra le cinque fotografie descritta nel primo capitolo, che raffigura la donna snella con un vestito elegante, i nastri nei capelli, immortalata di profilo con le braccia conserte e appoggiata su una sedia. Quest’accuratezza nella descrizione dei dettagli, molto ricorrente in tutto il romanzo, può essere un sintomo dei vari feticismi del protagonista. In conclusione, la tensione erotica e sessuale tra i due, non si concretizza mai, in tutto l’arco della narrazione, in un rapporto fisico perché costantemente interrotta, sia nella realtà, sia negli strani e macabri sogni fatti dal protagonista raccontati successivamente.