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Sintesi/appunti libro - esame primo anno beni artistici e dello spettacolo corso tenuto da Rinaldo Rinaldi
Tipologia: Appunti
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Si parla di due Mandragole: la prima impregnata di un profondo pessimismo e la seconda da un profondo ottimismo nelle parole dell’autore.
Mandragola 1: è una commedia che non fa ridere ma è caratterizzata da una profonda lucidità e un’estrema economicità di svolgimento. Machiavelli proietta la sua rabbia all’esterno e rende l’opera impersonale. È una beffa ideata da Callimaco insieme a Ligurio (alter ego autore) e il fratello Timoteo nei confronti di Nicia.
Motivo del titolo : la Mandragola dovrebbe comporre una pozione magica bevuta da Lucrezia per diventare fertile, però il primo che andrà a letto con lei morirà. Callimaco (“bel combattente”) si travestirà da gorrone per andare a letto con la donna, beffando quindi il povero Nicia ignaro del travestimento. Ogni personaggio diventa quindi la personificazione degli istinti primordiali (onore, lussuria, brama, potere, desiderio). La Mandragola è fatta di slanci e cadute, vittorie e sconfitte: è un libro ambiguo e ricco di sfumature. Machiavelli utilizza un linguaggio che comunica facendo distinzione netta tra ciò che è bene e ciò che è male (come Dante) e parla nell’immediatezza come i profeti biblici. La Mandragola è priva di messaggi, priva di rispecchiamenti realistici di ambienti e società vengono ridotti all’essenziale, diversamente dai romanzi dell’Ariosto. La matrice politica è presente anche in questo caso e ricorre all’ozio e alla virtù già presente nel Principe, la morale appartiene a questa matrice: conquista dello stato/rinuncia allo stato, di un guadagno/perdita potere, su questo si fonda l’essenza politica. Il succo della commedia non è che le persone ridano ma che traggano dagli accaduti qualcosa su cui riflettere per ripensare al clima politico fiorentino e di conseguenza al suo fallimento Citazioni e autocitazioni: si tratta di prestiti leggermente deformati o modificati che spaziano dalla parodia esplicita alla variazione sul tema, queste portano l’opera a essere un gioco con parole del passato e del presente, insieme di pezzi da attaccare e riattaccare all’infinito, ogni tessera ha un suo significato nascosto. Nell’opera ogni minimo dettaglio è calcolato per corrispondere ad altro dettaglio: elementi concatenati l’uno all’altro, questo lo vediamo anche dal linguaggio utilizzato. Da questo punto di vista la Mandragola non è mimetica ma è un’opera astratta. Emerge molto chiaramente il mondo governato dal pessimismo, in cui Machiavelli trova un mondo sostitutivo dove l’errore si può modificare. Talvolta la Mandragola può essere paragonata all’Inferno di Dante per i personaggi sono intrappolati in una dimensione permeata dal peccato.
Mandragola 2
Talvolta nella Mandragola vengono inseriti dialoghi/oggetti non rilevanti nello svolgimento della commedia ma che fanno emergere “l’altra parte del libro”. Non si tratta più della Mandragola “nera” avvolta dal pessimismo, al contrario vi è una visione fiduciosa e fiabesca. In tal caso la commedia da cupa astrazione passa a commedia di realtà verosimile in cui si ride delle stranezze del mondo. Es. di oggetto: bicchiere d’argento chiesto al servo da Callimaco nella terza scena del quarto atto, che servirà per dare la mandragola per ingravidare Lucrezia, l’oggetto non ha nessuna funzione se non quella di rendere reale o verosimile. Le scene di sono all’aperto e poco al chiuso, tranne scene sporadiche che si limitano a descrivere qualche scorcio di interno (es. descrizione casa di Nicia). Emerge nell’opera la vera città (polis greca), caratterizzata da beffe, gente che mormora, litigi. Entra a contatto con la topografia urbana. Dalla descrizione della città deriva la scelta del linguaggio dei personaggi: usi dialettali e proverbiali. Il vero centro della commedia è Firenze, luogo di amicizia, luogo di scambio, luogo di rinascimento. Possiamo quindi dedurre che la Mandragola è stata interpretata in chiave pessimistica, ma anche in chiave luminosa che vede nella commedia l’immagine della Firenze storica. Vi sono due interpretazioni più attuali: la Mandragola come allegoria nei confronti del periodo in cui al potere vi era Lorenzo de’ Medici, oppure si potrebbe pensare al giovane Machiavelli stesso, la data fa pensare agli anni convulsi della carriera dell’autore. Non a caso nel Rinascimento molte commedie o scritti sono allegorie di virtù o vizi quotidiani (inizio ‘500 Firenze). Nella Mandragola come in altre opere di Machiavelli egli cerca di trovare in extremis una speranza di azioni non fondata sulla religione/morale.
Importanza delle maschere giocate da ogni personaggio per beffare Nicia, implicando un teatro nel teatro. L’opera esce da se stessa, mentre la logica del male al cinismo/ipocrisia si scoglie in un gioco che va oltre la sua motivazione immediata. A ogni personaggio intrinsecamente rimanda a una visione sociale machiavelliana come lo stesso cognome di Callimaco Guadagni (ossessivo tema del denaro). Grande importanza viene data alla speranza e al timore di Callimaco: meglio fare e pentirsi che non fare e pentirsi.
PROLOGO
Mixtus tra “commendativos” e “relativus”.
In numerose parti si fa riferimento alla canzone petrarchesca e alla trazione novellistica, come con il termine “caso”. Sin da qui si nota un privilegio da parte del poeta agli spazi aperti soprattutto scene di piazza, allude solo alla casa di Nicia. Sin dal prologo notiamo riferimenti al gioco erotico intorno al quale si costruisce la beffa. (nota 15-11). Possiamo capire/notare i significati dei nomi e dei cognomi attribuiti ai personaggi (ognuno è allegoria di altro). Es. Callimaco=nome legato ai classici Guadagni=potente famiglia anti medicea, cognome municipale/moderno. Secondo alcuni studiosi il vero prologo della Mandragola inizia al v. 28 Dal v. 31 presentazione personaggi Già dal prologo si capisce una parte di Machiavelli e le sue idee, v.37-38. Machiavelli riduce il mondo alla vanitas e alla meschinità senza scrupoli.