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Eschilo l'Orestea ..........................., Dispense di Storia del Teatro e dello Spettacolo

Orestea di Eschilo .................................

Tipologia: Dispense

2018/2019

Caricato il 25/09/2019

serena.matteu
serena.matteu 🇮🇹

4.5

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ESCHILO - L’ORESTEA
Di Alfredo Balducci
(Agamennone – Coefore – Eumenidi)
- traduzione in endecasillabi -
LE PERSONE
Scolta
Coro di vecchi Argivi
Clitennestra
Araldo
Agamennone
Cassandra
Egisto
LA SCENA
La reggia degli Atridi. Al centro la porta d'onore; da un lato quella del gineceo; dall'altro quella
delle stanze per gli ospiti.
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ESCHILO - L’ORESTEA

Di Alfredo Balducci

(Agamennone – Coefore – Eumenidi)

  • traduzione in endecasillabi -

LE PERSONE

Scolta Coro di vecchi Argivi Clitennestra Araldo Agamennone Cassandra Egisto LA SCENA La reggia degli Atridi. Al centro la porta d'onore; da un lato quella del gineceo; dall'altro quella delle stanze per gli ospiti.

AGAMENNONE

PROLOGO

SCOLTA:

Agli dèi chiedo la liberazione dalla fatica che un anno è durata: il servizio di guardia, o meglio, stare tutti distesi, oppure rannicchiati come cani sul tetto degli Atridi. Occasione propizia per guardare lo sfolgorar degli astri nella notte: alcuni che risplendono d'inverno ed altri che s'affacciano d'estate dal sorgere fino al loro tramonto. Attendo ora il segnale di fuoco per le nuove che vengono da Troia: è giunta l'ora dell'espugnazione? Il cuore batte nei cuori gagliardi o nei femminei petti fiduciosi sullo svolgersi di gesta virili. Nel mio letto irrorato di rugiada resto sveglio con la paura accanto, quella paura che non mi abbamdona, anzi, che mi accompagna nel torpore, quella paura che non vuol serrate le palpebre appesantite dal sonno. Quando sembra che canti o che fischietti, io gemo in verità, piango la sorte di questa casa non più governata come una volta. Aspetto trepidante quel fuoco nella notte che vittoria annunci e la liberazione segni dall'improba fatica quotidiana. Fiamma gioiosa che rischiarerai i nostri cuori... eccola, è arrivata! Sì, non c'è dubbio, del fuoco si tratta che lungamente abbiamo qui aspettato! E' quello. evviva! è giunto il messaggio che mari e monti ha ora attraversato! Per quest'annuncio sarà festa in Argo, si vorrà festeggiare con la danza sfrenata notte e giorno per le strade. Io grido "Evviva!" e a dar notizia corro da Clitennestra, la regina nostra ed anche d'Agamennone la sposa; che salti giù dal letto con un grido di gioia che risuoni nella casa:

non serve dunque fare libagioni, né sacrifici empi, e non il pianto per placare le ire degli dèi. La nostra carne è vecchia e più non serve a pagare l'aiuto ricevuto. Sui bastoni di un bimbo si sostiene la forza che in un giovane è presente nel petto, e che invece è sempre assente nei vecchi: Ares qui non ha dimora! Quando un vegliardo dalle fronde appassite cammina su tre piedi per le strade, procede incerto come un bambino innocente o un fantasma del passato. E tu, figlia di Tindaro, regina Clitennestra, di quali novità fosti informata? Ricevuto hai qualche notizia del tutto speciale? Hai predisposto grandi sacrifici per gli dèi che proteggon la città, numi celesti o inferi non cambia, per dare fiori alle strade e alle piazze, per riempire gli altari di doni? Al cielo va il profumo degli unguenti bruciati e si preparan libagioni nelle stanze del palazzo reale. Ora, regina, devi dirmi quello che si può far sapere senza danno: è l'ora di calmare quest'affanno che ci opprime angoscioso. I sacrifici allontanino la preoccupazione insieme col dolore che nel petto l'anima nostra rode senza tregua. CORO Posso ancora narrar della gloriosa marcia dei nostri eroici guerrieri, forse perché gli dèi me l'han concesso, oppure è la mia età che ben ricorda la forza che in un canto si esprime. Dirò anche di come la partenza dei due re degli Achei ora al comando dei giovani dell'Ellade, inviati furon con lancia nella salda mano in terra Teucra da conquistatori. Ed ecco che proprio qui un prodigio avvenne, quando il re degli uccelli apparve al re delle navi: l'un nero e l'altro invece bianco, se ne stavano insieme nella

reggia, dalla parte della lancia che di solito il braccio fa vibrare; in quelle sale splendide, scorgendo una lepre che gravida di prole stava compiendo la sua estrema corsa, l'aggredirono rapidi e famelici. Lugubre è il canto da intonare, ma l'ultimo fine è che trionfi il bene! Dell'esercito l'esperto indovino attribuì ai due potenti Atridi, che erano degli Achei capi supremi, bellicosi e di eguale nobiltà, il torto della lepre divorata. Passando poi all'interpretazione di quel prodigio disse che col tempo Troia sarebbe stata conquistata ad opera di questa spedizione d'Achei, che le ricchezze della torre sarebbero poi state saccheggiate dalla Moira nel modo più violento. Occorre che la collera divina tolga la luce al morso delle truppe che su Troia si sono scatenate. Artemide divina, per la lepre prova certo abbondante compassione, rivolgendo il suo odio per gli alati cani del padre che han sacrificato prima del parto, in un triste banchetto, quella povera bestia sventurata. Canto lugubre intona e vinca il bene! E' dolce con i cuccioli la Bella, ai gagliardi leoni ed ai lattanti delle fiere silvane anche è gradita. Fausti i segni di questo presagio, ma dal volo degli uccelli turbato io non so dare un'interpretazione e a Peana chiedo aiuto, perché la dea non crei per la navigazione dei Danai difficoltà veruna nell'impedire o il ritardar le navi, sollecitando un nuovo sacrificio empio, contro ogni legge di natura, suscitator di liti familiari. Infatti con furore si solleva la padrona di casa che contrasta il sacrificio orrendo e si propone di vendicare la figlia immolata. Tale funeste sventure gridò

E Agamennone, il più anziano, parlando disse: "E' grave dover disobbedire, più grave ancora è uccidere la figlia che della casa è l'alto splendore, macchiando col suo sangue verginale le mie mani paterne sull'altare del sacrificio. E senza questi mali cosa sarà? Sono io forse un uomo che pensa di tradire un'alleanza? Son purtroppo costretto ad attuare, tra l'ira e il furore, il sacrificio col sangue della figlia verginale, per comandare ai venti. E così sia!" Chinato al giogo della necessità, il sacrificio nell'anima accettò e scordando le regole seguite fino allora, fu pronto a tutto osare, perché i mortali prendono coraggio dai consigli più perfidi e malvagi. Accettò dunque di sacrificare la figlia, dando aiuto a una guerra che una donna voleva vendicare. Fu effettuata poi la lustrazione alle navi in procinto di salpare. I capi più smaniosi di battaglie non tenner conto delle invocazioni, delle preghiere, e neanche fecer caso a lla tenera età della fanciulla: dopo aver pregato, il padre disse ai suoi servi di condurre la figlia a capo chino come un capretto, avvolta nelle vesti e sull'altare posta, aggiungendo l'ordine preciso di tapparle la bocca con la mano per non udere la maledizione che di certo la figlia avrebbe urlato contro la casa e il proprio genitore. Costretta dalla morsa del bavaglio, lasciò cadere a terra le sue vesti e ferì con la freccia del suo sguardo ciascuno degli addetti al sacrificio, suscitando compianto e commozione. Bella appariva come in un dipinto col vano desiderio di parlare, perché in quelle stanze di suo padre soleva spesso intonare un canto con la sua casta voce virginale,

onorando il Peana con amore e buon augurio alla terza libagione. Quello che venne in seguito non vidi né posso dire: le arti di Calcante dimostraron la loro utilità. Dike a chi ha sofferto dà il sapere. Puoi conoscerlo quando è già accaduto il futuro, lasciare che si compia il suo corso. Chi vuol piangere prima? Con i raggi del giorno il chiaro viene. Arrivi dunque la buona fortuna, questo vuole l'unica vicina custode a difesa dalla terra d'Api. PRIMO EPISODIO (seguita dalle ancelle viene avanti la regina Clitennestra) CORIFEO Sono venuto qui per onorare il potere che esprimi, o Clitennestra: è giusto infatti che sia reso omaggio alla moglie del re, quando deserto è il trono del sovrano. Ricevute hai buone nuove e a un sacrificio ti appresti lietamente, o alla speranza confidi? Gradirei risposta, però, se taci io non posso biasimarti. CLITENNESTRA Dice il proverbio che l'aurora è felice messaggera, figlia della dolce notte. Ho provato una gioia maggiore di speranza: dagli Argivi la città di Priamo fu espugnata. CORIFEO Che cosa dici mai?! L'incredibile nuova mi spegne in gola la parola! CLITENNESTRA Troia è in mano agli Achei! Capisci ora?! CORIFEO La gioia è tale che provoca il pianto.

La fiamma non più oscurata, sulla piana dell'Asopo si stende ed assomiglia alla luna che splende sulla rupe del Citerone. Ed ecco che s'accende un'altra successione di fiammate: pronta la scolta accoglie quella luce venuta da lontano e incendio aizza ben oltre la Gorgopide palude per giungere sul monte Egiplancto. Qui del fuoco ripresero nozione e il segnale inviarono, accendendo un grande rogo che rese risplendente l'altura affacciata sul Saronico stretto, arrivando al giogo Aracneo. Dove vedette intorno alla città lo scorsero e sul tetto degli Atridi la notizia piombò con quella luce che il monte Ida aveva generato. Questo dei lampadefori è il lavoro che si succedono uno dopo l'altro, al primo e all'ultimo la vittoria spetta, lo prova il segnale che il mio sposo mi invia da Troia come suo messaggio. CORIFEO Di nuovo gli dèi, o donna, pregherò ma tu adesso vai avanti col parlare ancora voglio udire ed incantarmi. CLITENNESTRA Gli Achei hanno Troia oggi occupato e grida discordi corrono in città: olio e aceto riuniti in un sol vaso si contrastano ancora da nemici. Le voci udiam di vincitori e vinti: mogli e sorelle gettate sui corpi di mariti e fratelli, mentre i figli di anziani genitori, con il collo stretto nel giogo, compiangono ora la sorte dei lor cari, e i vincitori affranti da fatiche sostenute, erran stanchi e affamati fra le case, cercando il cibo per poter placare il digiuno, e che la città può offrire senza ordine alcuno, come un dado estratto per interrogar la sorte. E nelle conquistate case dei Troiani hanno preso dimora, non dovendo sfidar rugiade e geli a cielo aperto, ora felici di poter dormire tranquillamente senza turni alcuni

di guardia da montare nella notte. Onorando poi anche, com'è d'uso, i numi protettori della città con le statue degli dèi venerati in quella terra che è stata occupata, i vincitori poi ogni disdoro dell'esercito potrebbero evitare se mai sui combattenti non calasse la triste cupidigia del saccheggio per vergognosi ed immondi guadagni. E' un male perché devono pensare a ritornare alle proprie case, un viaggio che potrebbe risultare innocente per i doveri assolti verso gli dèi, ma colpevole invece verso tutti i morti che son caduti e gridan la vendetta di ottenere. Hai sentito il parere di una donna, ma il bene vinca senza più incertezza e si possa vedere chiaramente! CORIFEO Come uomo pieno di senno parli, o donna. Da te ricevo prove soddisfacenti a glorificare or gli dèi per le grazie ricevute non inferiori alle pene sofferte. (Clitennestra rientra nella reggia) PRIMO STASIMO CORIFEO O Zeus re, e tu amica notte che sulle torri di Troia hai gettato la fitta rete che ha impedito a tutti, giovani e adulti di tenersi fuori dalle maglie di schiavitù e sventura che tutti ha catturato, io ti onoro Zeus potente che Ilio hai distrutto, che hai teso a lungo l'arco di Alessandro perché il dardo che, al momento opportuno, venne scagliato inutile non fosse. CORO Si può dire che il colpo fu di Zeus. La pista è buona perché il fatto avvenne

Intollerabile è per lui vedere le belle statue che la ritraevano, la grazia ha abbandonato quei ritratti con l'amore che lascia gli occhi vuoti. C'è chi crede alle immagini evocate in un sogno, ma è una gioia vana, perché rapidamente la visione svanisce e tutto torna come prima. Tale amarezza è sul focolare della casa del re, dolor maggiore è nelle case di color che insieme si mosser dalla Grecia per la guerra. Ora al posto degli uomini partiti son tornate le ceneri e le urne! Ares che trasforma i corpi in polvere e che nella battaglia la bilancia sospesa tiene, fa invio ai congiunti dei combattenti, dal fuoco di Ilio la cenere per colmare i lebèti. Piangono lodando l'uomo, in guerra esperto l'uno, il secondo caduto per una donna ad altro appartenuta. Gemiti che in silenzio vengon fuori, oppur con ira mista di dolore e protesta contro i capi Atridi che dovrebber difender la giustizia. Altri, sotto le mura d'Ilio, intatto il corpo, han ricevuto sepoltura nella terra da loro conquistata. Grave è il rancor dai cittadini espresso insieme a popolar maledizione di quelli che il debito han pagato. Qualcosa ancora di poco chiaro c'è: gli dèi hanno posto lo sguardo su quelli che hanno fatto sterminio e le Erinni chi è stato ingiustamente fortunato colpiscono, e per questi non c'è forza che tenga. Grave agli occhi di Zeus aver troppa paura: la saetta è pronta. Cerco la felicità senza invidia d'intorno; distruttore di città non voglio essere mai e nemmeno essere catturato. In poco tempo in città si diffonde la buona nuova che il fuoco ha portato: è vera od è menzogna degli dèi? Chi è tanto fanciullo, oppur smarrito ha il senno, ed è in grado di imfiammarsi

a messaggi di fuoco, e scoraggiarsi se la notizia poi falsa risulta? Per sua natura una donna è propensa a lodar la fortuna, anche se prove della comparsa non ci siano ancora. SECONDO EPISODIO Se luci e fuochi dicevano il vero presto sapremo, oppure se un inganno sia stato. Dalla costa ora viene avanti araldo con rami d'olivo. Non sarà un messaggero muto, lo conferma la polvere del fango sorella che tutto lo ricopre; né sarà il fumo di un incendio a darmi buona nuova, ma una voce giunta gradita coi segnali apparsi. Sbaglia chi è di diverso parere. (entra un araldo) ARALDO O terra d'Argo, sacro suol dei padri, eccomi ancora qui dopo dieci anni, ritorno a te dopo avere appagato una soltanto di molte speranze che in cor nutrivo: era la fiducia di trovar dove nacqui sepoltura. Salve terra amata che il sole inonda con il suo calore, sia lode anche a te, supremo Zeus e a te signor di Pito che contro di noi scagliavi dardi. In riva allo Scamandro dei nemici fummo, e ancora una volta, Apollo re concedici il tuo alto riparo. Tutti gli dèi della contesa invoco ed anche Ermes che è il mio protettore, messaggero celeste che splendore dona a tutti gli araldi; anche a voi mi rivolgo, nostri accompagnatori verso la patria, dopo questa lotta durissima che vivi ci ha lasciato. O reggia del mio re,voi venerati palazzi con il vostro splendore accogliete il regnante che ritorna dopo dieci anni a voi, or circondato

case: era questo il sentimento comune dell'esercito al completo. CORIFEO I lamenti venivano dall'animo. ARALDO E questo triste odio dei soldati potete dir da dove vi veniva? CORIFEO Il tacer come al male medicina ho adottato da un bel numero d'anni. ARALDO Come accadde? Temevate un intruso sostituire il regnante assente? CORIFEO Come prima s'è detto, anche per me il morire sarebbe grazia ambita. ARALDO Ora che tutto è andato a finir bene ci rallegriamo; col passar degli anni però gli eventi possono cambiare Solo agli dèi felicità che dura è concessa senza nessun affanno. Parliamo dei disagi sopportati sulle navi, degli stretti passaggi dove un'assoluta scomodità fa l'esisenza assai più complicata. A terra era ancor peggio, coi giacigli sotto il cielo, alle piogge e alle rugiade spalancati, dormir sempre inzuppati d'acqua. Gli uccelli muoiono d'inverno quando l'Ida da neve è ricoperto; altri disagi ci sono d'estate con il caldo ed il mare senza onde che nel suo letto giace addormentato senza un fremito portato dal vento. Perché continuare a lamentarci? La stagione si spense con la guerra, le fatiche, i dolori ed anche i morti; tutto passato che non torna indietro, parlarne ancora ormai non ha più senso. Abbiamo assai patito pei caduti, ma di lor non è il caso di parlare,

noi, superstiti dei soldati Argivi, sappiamo che il conservar la vita è il vantaggio maggiore che ci tocchi. Le sofferenze che abbiamo passato oggi non fanno più da contrappeso alle nostre esistenze: ora guardiamo senza rimorso questo sfolgorare splendido della luce del sole che sul mare e la terra lievemente posa i suoi raggi. Dopo la conquista di Troia, questa Argiva spedizione le spoglie della città ha inchiodato nei templi della Grecia: un uso antico rispettato per onorar gli dèi. Chi ascolta queste parole, una lode dedichi alla città ed ai capi. Così facendo sarà anche onorata l'opera intera che Zeus ha compiuto. Questo dovevo dirti: ora sai tutto. CORIFEO Le tue parole mi hano ora convinto: nei vecchi uno scatto giovanile rimane a volte per poter capire. Bisogna or che la tua voce acquisti forza e sonorità per arrivare al palazzo reale, a Clitennestra, perché anche lei insieme a me gioisca. (entra Clitennestra) CLITENNESTRA Il messaggio di fuoco, poco fa mi ha già strappato grida di esultanza: Troia era stata presa, e sorridendo qualcuno aveva detto: "un focherello credi possa annunciare la caduta di Ilio? una femminea esaltazione è la tua" ma ho respinto questi dubbi, accogliendo di giubilo le grida che qua e là si levavano al cielo, poi preghiere ed offerte ho dedicato agli dèi, riempiendo i templi di doni. Tu non dirmi più nulla, saprò tutto dal re stesso, or mi devo affrettare per i preparativi di accoglienza per il mio sposo, luce della casa che infine, come vollero gli dèi, tra le mie braccia ha fatto ritorno.

Dici che una tempesta scatenata dall'ira degli dèi fu la cagione? ARALDO Un lieto giorno rischia esser sciupato da cattive nuove; l'onor dei numi non è comune, ma invece dev'esser per ciascuno di loro calcolato. Quando un nunzio notizie di sventura porta alla gente: "L'esercito è annientato, Una grave ferita è stata inferta alla città, e A morte sicura tutti i nostri guerrieri son votati" allora il messagger deve intonare il Peana alle Erinni. Ma se il nunzio riferir deve di gloriose imprese, annunciando che la città salvezza ha raggiunto, si aprano le feste! Non posso io mescolare il bene al male e raccontare la tempesta che solo per la collera divina si abbattè crudelmente sugli Achei. Congiurarono insieme anche se prima eran stati nemici: il fuoco e il mare, e da questa alleanza sciagurata l'armata Argiva risultò distrutta. Nella notte le onde scatenate inghiottiron le navi, mentre i venti forti di Tracia investivano i legni ancora a galla. E quando al mattino il sole si levò, triste visione apparve: il mare Egeo disseminato di rottami era e di cadaveri. La nostra nave, prodigiosamente nessun danno allo scafo avea subito, per evidente grazia degli dèi in quanto nessuno di noi, soldato o marinaio il timone avea toccato. I flutti non avevano ingoiato la nostra nave e non l'aveano spinta verso le rocce aguzze della costa: la Fortuna, benigna conduttrice, s'era seduta certamente al posto del timoniere e l'avea salvata. Ma con le prime luci del mattino, nessun di noi potè poi rallegrarsi d'esser rimasto in vita: la visione della rovina in cui era incappata

la nostra flotta, i corpi dei compagni affogati e galleggianti sul mare, disperazione aveano suscitato nei nostri cuori. Solo una speranza ci sosteneva, che a qualcuno fosse capitata una sorte eguale a quella che anche noi avevamo affrontato. Son questi dunque i voti che eleviamo per i nostri compagni, e specialmente per Menelao, che il sommo Zeus non voglia annientare la stirpe degli Atridi; il mio augurio quindi è uno soltanto: che torni in fretta alla sua casa intatto. Se hai ascoltato quello che ti ho detto, la pura verità hai conosciuto. (esce) SECONDO STASIMO CORO Chi ha mai detto cose così vere? Forse qualcuno che noi non vediamo ma che è informato sulle previsioni del destino? Elena che la guerra ha provocato e che può eser chiamata distruttrice di uomini, di navi e di città, si rivelò un giorno sollevando le ricche e preziose cortine del suo talamo nuziale, e fuggì con la nave e con il soffio di un forte vento. All'inseguimento si gettarono in molti, i più seguendo l'invisibile orma dei remi che non lasciano in mare traccia alcuna. Verso le rive verdi eran diretti del Simoenta, al fin di vendicare un'offesa bruciante e vergognosa, e nessuno pensò che era l'inizio di un'accanita contesa mortale. E quando proprio ad Ilio fu arrivata Elena con il suo velo di sposa, a nessun venne in mente che quel velo stava per tramutarsi in un sudario. E fu così che il canto nuziale che tutta Ilio aveva intonato, lamento diventò e imprecazioni