














































































Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Il testo presentato è un estratto dall'orestea di eschilo, una trilogia di tragedie greche che racconta la storia della vendetta di oreste per l'assassinio del padre agamennone. L'estratto offre un'analisi dettagliata dei temi centrali dell'opera, come la vendetta, la giustizia, il destino e la colpa, attraverso un'attenta analisi del linguaggio e delle azioni dei personaggi.
Tipologia: Appunti
1 / 86
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!















































































(Agamennone – Coefore – Eumenidi)
Sì, non c'è dubbio, del fuoco si tratta che lungamente abbiamo qui aspettato! E' quello. evviva! è giunto il messaggio che mari e monti ha ora attraversato! Per quest'annuncio sarà festa in Argo, si vorrà festeggiare con la danza sfrenata notte e giorno per le strade. Io grido "Evviva!" e a dar notizia corro da Clitennestra, la regina nostra ed anche d'Agamennone la sposa; che salti giù dal letto con un grido di gioia che risuoni nella casa: "E' stata presa la città di Ilio!" Ancora "Evviva!" il guizzo della fiamma annunciatrice in me stesso accende la voglia di danzare. E' buona sorte che non rallegra solo i miei padroni: anche per me vedo qualche speranza se ai dadi è uscito per tre volte il sei. Fra poco anch'io potrò baciar la mano del padrone di casa che ritorna; del resto non ne parlo: un grosso bue or ora m'è salito sulla lingua. La casa stessa potrebbe parlare se avesse voce, come faccio io con chi già sa, e a chi non sa lo taccio. PARODO (entra il coro formato da vecchi Argivi) CORIFEO Son passati dieci anni giusti quando, ad affrontare Priamo di Troia mossero Menelao e Agamennòne, una coppia di Atridi con lo scettro che avea lor consegnato il sommo Zeus. Di qui partì la flotta degli Argivi che da ben mille navi era formata; da qui si scatenò l'urlo di guerra e si mossero a guisa di avvoltoi che nei covi gli implumi hanno allevato e ora, volando a grandi colpi d'ala, i loro nidi osservano dall'alto. Ma sulla vetta c'è un dio che ascolta: è Apollo forse o Pan, o addirittura il sommo Zeus che il gemito raccoglie degli uccelli ed invia pronto l'Erinni per punire i colpevoli, e spedisce i due figli d'Atreo contro Alessandro per una donna che di pianto è fonte? Ora egualmente per Danai e Troiani lotte feroci, tortura di membra, ginocchia sulla polvere posate, lance spezzate durante gli scontri. La cosa sta così come si trova, la sorte si è già determinata per i destini che sono già scritti: non serve dunque fare libagioni, né sacrifici empi, e non il pianto per placare le ire degli dèi.
d'Achei, che le ricchezze della torre sarebbero poi state saccheggiate dalla Moira nel modo più violento. Occorre che la collera divina tolga la luce al morso delle truppe che su Troia si sono scatenate. Artemide divina, per la lepre prova certo abbondante compassione, rivolgendo il suo odio per gli alati cani del padre che han sacrificato prima del parto, in un triste banchetto, quella povera bestia sventurata. Canto lugubre intona e vinca il bene! E' dolce con i cuccioli la Bella, ai gagliardi leoni ed ai lattanti delle fiere silvane anche è gradita. Fausti i segni di questo presagio, ma dal volo degli uccelli turbato io non so dare un'interpretazione e a Peana chiedo aiuto, perché la dea non crei per la navigazione dei Danai difficoltà veruna nell'impedire o il ritardar le navi, sollecitando un nuovo sacrificio empio, contro ogni legge di natura, suscitator di liti familiari. Infatti con furore si solleva la padrona di casa che contrasta il sacrificio orrendo e si propone di vendicare la figlia immolata. Tale funeste sventure gridò forte Calcante, unendole ai presagi favorevoli per gli uccelli in volo continuo sui palazzi reali. E su queste parole intona un canto luttuoso, ma che il bene infin trionfi! Ascolta Zeus, qualunque sia il tuo nome, se in questo modo ami esser chiamato, t'invocherò di certo in tal maniera. Paragoni non faccio e, riflettendo, concludo che nessuno, salvo Zeus, questa dolorosa angoscia che opprime l'animo nostro può ancora scacciare. Non chi prima era pieno di coraggio guerresco e oggi tutti ci chiediamo se è esistito davvero, e neanche chi, dopo aver trovato un vincitore, il campo abbandonò, solo chi Zeus con epinìci canti celebrò. Zeus manterrà la suprema saggezza ed il suo insegnamento a noi mortali è di essere saggi ed imparare la legge che il sapere è sofferenza. Soffrir vuol dire ricordare i mali che a poco, a poco si sono ammucchiati vicino al cuore, ed anche a chi non vuole giunge il sapere. Grazia è degli dèi sul loro alto seggio di saggezza. Il comandante delle navi Achee non deplorò Calcante, l'indovino annunciator delle funeste sorti. La violenza del vento imperversava,
precedendo la fame che colpiva le truppe Achee che eran stanziate in fronte a Calcide nell'Aulide, rumorosa per forti venti che dallo Strimone soffiano con impetuosa violenza. Le giornate di ozio e di digiuni sono piene, impedito è l'approdo alle navi dal vento minacciate. Scorre il tempo ed è proprio il ritardo a logorare il fiore degli Argivi. Ed ecco che Calcante, l'indovino, colta l'ira d'Artemide a pretesto, gridò ai capi un rimedio più grave, che gli Atridi, battendo i loro scettri sulla terra scoppiarono nel pianto. E Agamennone, il più anziano, parlando disse: "E' grave dover disobbedire, più grave ancora è uccidere la figlia che della casa è l'alto splendore, macchiando col suo sangue verginale le mie mani paterne sull'altare del sacrificio. E senza questi mali cosa sarà? Sono io forse un uomo che pensa di tradire un'alleanza? Son purtroppo costretto ad attuare, tra l'ira e il furore, il sacrificio col sangue della figlia verginale, per comandare ai venti. E così sia!" Chinato al giogo della necessità, il sacrificio nell'anima accettò e scordando le regole seguite fino allora, fu pronto a tutto osare, perché i mortali prendono coraggio dai consigli più perfidi e malvagi. Accettò dunque di sacrificare la figlia, dando aiuto a una guerra che una donna voleva vendicare. Fu effettuata poi la lustrazione alle navi in procinto di salpare. I capi più smaniosi di battaglie non tenner conto delle invocazioni, delle preghiere, e neanche fecer caso alla tenera età della fanciulla: dopo aver pregato, il padre disse ai suoi servi di condurre la figlia a capo chino come un capretto, avvolta nelle vesti e sull'altare posta, aggiungendo l'ordine preciso di tapparle la bocca con la mano per non udere la maledizione che di certo la figlia avrebbe urlato contro la casa e il proprio genitore. Costretta dalla morsa del bavaglio, lasciò cadere a terra le sue vesti e ferì con la freccia del suo sguardo ciascuno degli addetti al sacrificio, suscitando compianto e commozione. Bella appariva come in un dipinto col vano desiderio di parlare, perché in quelle stanze di suo padre soleva spesso intonare un canto con la sua casta voce virginale,
Forse voce nel vento ti ha esaltata. CLITENNESTRA Mi deridi come fossi una bimba. CORIFEO E quando Ilio è stata saccheggiata? CLITENNESTRA Questa notte, alle soglie dell'aurora. CORIFEO E quiale nunzio giunse così in fretta? CLITENNESTRA Dall'Ida mandò Efesto un segnale di fuoco, e da lì, di fiamma in fiamma, il fuoco fu veloce messaggero. Dal monte Ida alla rupe Ermea di Lemno, e dall'isola la face giunse alla terza tappa sulla cima del monte Athos da Zeus venerato. Di lì, viaggiando sulle onde del mare, la fiaccola dorata, rifulgente come raggio di sole, annuncio dava alle vedette del Macisto che, senza lasciarsi vincere dal sonno, trasmisero il messaggio alle correnti dell'Euripo, e da lì il segnale poté giungere alle scolte del Messapio; qui deciser la fiamma ravvivare con l'appiccare il fuoco ad erba secca. La fiamma non più oscurata, sulla piana dell'Asopo si stende ed assomiglia alla luna che splende sulla rupe del Citerone. Ed ecco che s'accende un'altra successione di fiammate: pronta la scolta accoglie quella luce venuta da lontano e incendio aizza ben oltre la Gorgopide palude per giungere sul monte Egiplancto. Qui del fuoco ripresero nozione e il segnale inviarono, accendendo un grande rogo che rese risplendente l'altura affacciata sul Saronico stretto, arrivando al giogo Aracneo. Dove vedette intorno alla città lo scorsero e sul tetto degli Atridi la notizia piombò con quella luce che il monte Ida aveva generato. Questo dei lampadefori è il lavoro che si succedono uno dopo l'altro, al primo e all'ultimo la vittoria spetta, lo prova il segnale che il mio sposo mi invia da Troia come suo messaggio. CORIFEO Di nuovo gli dèi, o donna, pregherò ma tu adesso vai avanti col parlare ancora voglio udire ed incantarmi.
Gli Achei hanno Troia oggi occupato e grida discordi corrono in città: olio e aceto riuniti in un sol vaso si contrastano ancora da nemici. Le voci udiam di vincitori e vinti: mogli e sorelle gettate sui corpi di mariti e fratelli, mentre i figli di anziani genitori, con il collo stretto nel giogo, compiangono ora la sorte dei lor cari, e i vincitori affranti da fatiche sostenute, erran stanchi e affamati fra le case, cercando il cibo per poter placare il digiuno, e che la città può offrire senza ordine alcuno, come un dado estratto per interrogar la sorte. E nelle conquistate case dei Troiani hanno preso dimora, non dovendo sfidar rugiade e geli a cielo aperto, ora felici di poter dormire tranquillamente senza turni alcuni di guardia da montare nella notte. Onorando poi anche, com'è d'uso, i numi protettori della città con le statue degli dèi venerati in quella terra che è stata occupata, i vincitori poi ogni disdoro dell'esercito potrebbero evitare se mai sui combattenti non calasse la triste cupidigia del saccheggio per vergognosi ed immondi guadagni. E' un male perché devono pensare a ritornare alle proprie case, un viaggio che potrebbe risultare innocente per i doveri assolti verso gli dèi, ma colpevole invece verso tutti i morti che son caduti e gridan la vendetta di ottenere. Hai sentito il parere di una donna, ma il bene vinca senza più incertezza e si possa vedere chiaramente! CORIFEO Come uomo pieno di senno parli, o donna. Da te ricevo prove soddisfacenti a glorificare or gli dèi per le grazie ricevute non inferiori alle pene sofferte. (Clitennestra rientra nella reggia) PRIMO STASIMO CORIFEO O Zeus re, e tu amica notte che sulle torri di Troia hai gettato la fitta rete che ha impedito a tutti, giovani e adulti di tenersi fuori dalle maglie di schiavitù e sventura che tutti ha catturato, io ti onoro
perché rapidamente la visione svanisce e tutto torna come prima. Tale amarezza è sul focolare della casa del re, dolor maggiore è nelle case di color che insieme si mosser dalla Grecia per la guerra. Ora al posto degli uomini partiti son tornate le ceneri e le urne! Ares che trasforma i corpi in polvere e che nella battaglia la bilancia sospesa tiene, fa invio ai congiunti dei combattenti, dal fuoco di Ilio la cenere per colmare i lebèti. Piangono lodando l'uomo, in guerra esperto l'uno, il secondo caduto per una donna ad altro appartenuta. Gemiti che in silenzio vengon fuori, oppur con ira mista di dolore e protesta contro i capi Atridi che dovrebber difender la giustizia. Altri, sotto le mura d'Ilio, intatto il corpo, han ricevuto sepoltura nella terra da loro conquistata. Grave è il rancor dai cittadini espresso insieme a popolar maledizione di quelli che il debito han pagato. Qualcosa ancora di poco chiaro c'è: gli dèi hanno posto lo sguardo su quelli che hanno fatto sterminio e le Erinni chi è stato ingiustamente fortunato colpiscono, e per questi non c'è forza che tenga. Grave agli occhi di Zeus aver troppa paura: la saetta è pronta. Cerco la felicità senza invidia d'intorno; distruttore di città non voglio essere mai e nemmeno essere catturato. In poco tempo in città si diffonde la buona nuova che il fuoco ha portato: è vera od è menzogna degli dèi? Chi è tanto fanciullo, oppur smarrito ha il senno, ed è in grado di imfiammarsi a messaggi di fuoco, e scoraggiarsi se la notizia poi falsa risulta? Per sua natura una donna è propensa a lodar la fortuna, anche se prove della comparsa non ci siano ancora. SECONDO EPISODIO Se luci e fuochi dicevano il vero presto sapremo, oppure se un inganno sia stato. Dalla costa ora viene avanti araldo con rami d'olivo. Non sarà un messaggero muto, lo conferma la polvere del fango sorella che tutto lo ricopre; né sarà il fumo di un incendio a darmi buona nuova, ma una voce giunta gradita coi segnali apparsi.
Sbaglia chi è di diverso parere. (entra un araldo) ARALDO O terra d'Argo, sacro suol dei padri, eccomi ancora qui dopo dieci anni, ritorno a te dopo avere appagato una soltanto di molte speranze che in cor nutrivo: era la fiducia di trovar dove nacqui sepoltura. Salve terra amata che il sole inonda con il suo calore, sia lode anche a te, supremo Zeus e a te signor di Pito che contro di noi scagliavi dardi. In riva allo Scamandro dei nemici fummo, e ancora una volta, Apollo re concedici il tuo alto riparo. Tutti gli dèi della contesa invoco ed anche Ermes che è il mio protettore, messaggero celeste che splendore dona a tutti gli araldi; anche a voi mi rivolgo, nostri accompagnatori verso la patria, dopo questa lotta durissima che vivi ci ha lasciato. O reggia del mio re,voi venerati palazzi con il vostro splendore accogliete il regnante che ritorna dopo dieci anni a voi, or circondato di luce di vittoria conquistata. Agamennone il sire vincitore bene accogliete: è stato il distruttore di Troia, Zeus una vanga gli ha affidato per sconvolgere d'Ilio la pianura, distrugger degli dèi statue e altari, far crollar templi e disperdere il seme di quelli che qui avevano abitato. Oggi torna il maggiore degli Atridi, il più degno di essere onorato fra i mortali. Paride che provocò la rovina di Troia, non può certo i disagi e i patimenti vantare: furto e ratto compiuti, da ciascuno furono duramente condannati. La preda poi fuggì e nella casa restò solo sterminio e distruzione. Questa duplice pena fu pagata dalla gente a Priamo soggetta. CORIFEO Araldo degli Achei io ti saluto. ARALDO Felice sono e mi sento anche pronto, col consenso degli dèi protettori, ad affrontare persino la morte. CORIFEO Della patria hai sofferto la distanza? ARALDO Adesso piango solo per la gioia.
noi, superstiti dei soldati Argivi, sappiamo che il conservar la vita è il vantaggio maggiore che ci tocchi. Le sofferenze che abbiamo passato oggi non fanno più da contrappeso alle nostre esistenze: ora guardiamo senza rimorso questo sfolgorare splendido della luce del sole che sul mare e la terra lievemente posa i suoi raggi. Dopo la conquista di Troia, questa Argiva spedizione le spoglie della città ha inchiodato nei templi della Grecia: un uso antico rispettato per onorar gli dèi. Chi ascolta queste parole, una lode dedichi alla città ed ai capi. Così facendo sarà anche onorata l'opera intera che Zeus ha compiuto. Questo dovevo dirti: ora sai tutto. CORIFEO Le tue parole mi hano ora convinto: nei vecchi uno scatto giovanile rimane a volte per poter capire. Bisogna or che la tua voce acquisti forza e sonorità per arrivare al palazzo reale, a Clitennestra, perché anche lei insieme a me gioisca. (entra Clitennestra) CLITENNESTRA Il messaggio di fuoco, poco fa mi ha già strappato grida di esultanza: Troia era stata presa, e sorridendo qualcuno aveva detto: "un focherello credi possa annunciare la caduta di Ilio? una femminea esaltazione è la tua" ma ho respinto questi dubbi, accogliendo di giubilo le grida che qua e là si levavano al cielo, poi preghiere ed offerte ho dedicato agli dèi, riempiendo i templi di doni. Tu non dirmi più nulla, saprò tutto dal re stesso, or mi devo affrettare per i preparativi di accoglienza per il mio sposo, luce della casa che infine, come vollero gli dèi, tra le mie braccia ha fatto ritorno. Corri a dire al mio sposo di affrettarsi: la sua città lo aspetta con amore, e qui alla reggia troverà la sposa fedele, tale e quale la lasciò come cane da guardia della casa, ostile a tutti quanti i suoi nemici. Io che non conosco piacere alcuno, neanche ai maldicenti presto fede se mi accusan di pensare a un uomo diverso. Questo mai potrà accadere: è la promessa di una donna onesta. CORIFEO Tali furono le parole dette
che tu saprai di certo riferire. Parlami adesso del re Menelao: è salvo, è con voi, e fa ritorno con l'amato signor di questa terra? ARALDO Mentir non so e neppur lo voglio fare per non dare agli amici frutti grami. CORIFEO Forse risulterebbero gradite le tue nuove e con gioia ricordate. ARALDO L'uomo è scomparso dalle forze Achee e anche la sua nave non c'è più. CORIFEO L'avete visto partire da Ilio e una tempesta vi ha poi separato? ARALDO Come un esperto arciere nel centro hai colpito: si tratta di un disastro. CORIFEO Si spargerà la voce che è vivo, ma lo potran dire altri naviganti. ARALDO Soltanto il sole che nutre la terra con grande certezza può saperlo. CORIFEO Dici che una tempesta scatenata dall'ira degli dèi fu la cagione? ARALDO Un lieto giorno rischia esser sciupato da cattive nuove; l'onor dei numi non è comune, ma invece dev'esser per ciascuno di loro calcolato. Quando un nunzio notizie di sventura porta alla gente: "L'esercito è annientato, Una grave ferita è stata inferta alla città, e A morte sicura tutti i nostri guerrieri son votati" allora il messagger deve intonare il Peana alle Erinni. Ma se il nunzio riferir deve di gloriose imprese, annunciando che la città salvezza ha raggiunto, si aprano le feste! Non posso io mescolare il bene al male e raccontare la tempesta che solo per la collera divina si abbattè crudelmente sugli Achei. Congiurarono insieme anche se prima eran stati nemici: il fuoco e il mare, e da questa alleanza sciagurata l'armata Argiva risultò distrutta. Nella notte le onde scatenate inghiottiron le navi, mentre i venti
a nessun venne in mente che quel velo stava per tramutarsi in un sudario. E fu così che il canto nuziale che tutta Ilio aveva intonato, lamento diventò e imprecazioni verso Paride, di Priamo il figlio che tanti lutti aveva causato. Come un piccolo leone allevato fra gli umani, si mostra mansueto, amico dei bambini e degli anziani, col passare degli anni la natura selvaggia affiora, e con gran furore su animali domestici si avventa, facendo grande strage di bestiame, così da un dio nemico fu mandato un sacerdote d'Ate in quella casa perché vi fosse con bontà allevato. Con Elena sembrò anche arrivare per Ilio un'esistenza più tranquilla allietata da ricchezza e da pace, fragrante del profumo di un amore inebriante che in tutti si espande. Tutto ebbe fine quando una Erinni sulla città di Priamo s'avventò, con pianti e lutti per tutte le spose. Vive fra i mortali una credenza: che il.benessere raggiunto non muore senza figli, e dalla buona sorte la miseria germoglia per la stirpe. Io invece penso che soltanto il male sia di altro male fecondo e che una bella prole sia di giustizia sempre il miglior di tutti i risultati. Di solito l'antica violenza madre di prepotenza è fra malvagi, ogni volta che nel giorno fissato un figlio apre gli occhi; l'accompagna l'empia, crudele, arrogante Ate che provoca disgrazie nella casa. La giustizia risplende nel futuro di un povero perché l'onesta vita predilige, non ama le dimore ornate d'oro e disprezza il potere della ricchezza che finge la gloria. (Entrano Agamennone e Cassandra su un carro) TERZO EPISODIO E tu, dimmi, saccheggiator di Troia, figlio diletto del crudele Atreo, come posso parola indirizzarti senza esaltare e neppure avvilire l'omaggio che ti spetta di diritto? Molti preferiscon l'apparenza all'evidenza delle azioni compiute, trascurando giustizia che presiede ad un retto operare; tutti pronti a piangere un amico sfortunato, ma quanti son quelli davver capaci di mettere i lor cuori in questo danno? Quando la spedizione fu affrontata per Elena, sinceramente dico,
non mi sembrò un'azione gloriosa, né un chiaro esempio di ben governare: l'esporre a morte i tuoi concittadini per difendere una causa ingiusta, come quella di una colpevole sfrontata. Ora, però, devo congratularmi con chi a felice termine portò quest'impresa, e nel frattempo informarti su coloro rimasti a custodire con giustizia la tua città e coloro ch'ebber comportamento inopportuno. AGAMENNONE Prima di tutto, rivolgo un saluto ad Argo ed agli dèi che la proteggon, che mi hanno assistito nel ritorno e nella punizione da me inflitta alla colpevole di Priamo città. Gli dèi, infatti, non è sulle parole che intendon giudicare noi mortali, ma sui fatti che abbiamo realizzato. Ecco perché il giudizio formulato su questo caso, nessuna incertezza poteva avere: la bruciante offesa che tutti i Greci aveano sopportato, spento sarebbe stato con disfatta dell'esercito d'Ilio e distruzione della città che Troia è nominata. Solo un filo di fumo ora rimane sul luogo ove sorgeva l'orgogliosa città che i saccheggi ripetuti hanno completamente devastata. Tra le macerie solo son rimaste le tempeste di Ate scatenate, e la città che muore sta esalando il fumo dell'antica sua opulenza che la disfatta ha ora soffocato. Nell'ora delle Pleiadi al tramonto gli armati usciron fuori dal cavallo ed ebbe inizio la nostra vittoria. In quanto ai sentimenti che tu esprimi, sono anche i miei e concordia ci unisce. Rispetto anch'io l'amico fortunato senza che nel mio animo l'invidia sussista. Dell'amicizia conservo un affetto profondo per l'amico. Odisseo, un fedele compagno che in pace e in guerra sempre a me vicino si trovò. Gli altri son solo fantasmi sui quali, mi dice l'esperienza, conto sicuro non si può mai fare. Ciò che riguarda questa città e gli dèi, stabiliremo presto una riunione al fine di poter deliberare in assemblea perché il bene resti. E prima di rientrare al focolare del mio palazzo, un saluto agli dèi voglio mandare, con l' augurio che la vittoria conquistata rimanga sempre ben salda nelle nostre mani. CLITENNESTRA
a stendere tappeti sul cammino? Deve fiorir di porpora la strada sulla quale lo guidi alla dimora Dike della giustizia protettrice. AGAMENNONE Figlia di Leda e custode della mia casa, bene hai parlato e a lungo. Tutti gli onori che m'hai indirizzato li accetto volentieri, anche se credo sarebbe stato meglio che a parlare fosse stata una persona diversa, lasciando perder tutte le mollezze che a una donna s'addicon, non a me. Non è un re barbaro che qui tu accogli, non c'è bisogno di tappeti o stoffe variopinte che piacciono agli dèi. Come un uomo mi devi tu onorare, ricordando che odio la superbia, che amo invece la moderazione e che invidio chi trascorre la vita nella riservatezza e nella quiete. CLITENNESTRA Voglio che tu risponda con franchezza. AGAMENNONE Non falsificherò il mio pensiero. CLITENNESTRA E se tu fossi preso da paura, faresti un voto simile agli dèi? AGAMENNONE Sol se al comando fosse chi sapeva. CLITENNESTRA Se Priamo avesse vinto, in che modo credi che si sarebbe comportato? AGAMENNONE Questi tuoi bei tappeti di sicuro io credo che lui avrebbe calpestato. CLITENNESTRA Non aver dunque scrupoli eccessivi. AGAMENNONE Alle voci del popolo sto attento. CLITENNESTRA Chi è esente da invidia non è certo oggetto di comune ammirazione. AGAMENNONE Non conviene a una donna aver contesa. CLITENNESTRA E' proprio di color che son felici rinunciare talvolta alla vittoria. AGAMENNONE
Desideri davvero la vittoria conquistar nella prossima contesa? CLITENNESTRA Lascia che vinca, te ne sarò grata. AGAMENNONE Se così vuoi, qualcuna i miei calzari deve sciogliere, liberando il piede che potrà calpestar stoffe preziose. Spero che nessun sguardo invidioso cada su me mentre io sto sciupando i tessuti che costano l'argento. (indicando Cassandra che è sul carro accanto a lui) Questo è detto. E' qui questa straniera che da Ilio mi segue fedelmente, introducila in casa con riguardo. C'è un dio che osserva con bonarietà chi vince ed usa la moderazione: non c'è nessun che accetti a cuor leggero il duro giogo della schiavitù. Accoglila con benevolenza: è un fiore che l'esercito mi ha dato in dono, insieme a molti altri tesori. Io mi sono piegato ai tuoi voleri e nel palazzo entro calpestando il porpureo splendore dei tappeti. (scende sui tappeti che le ancelle tolgono dietro di lui) CLITENNESTRA C'è il mare che non può mai prosciugarsi che della porpora il succo produce con cui possiamo tingere le stoffe; la casa, con l'aiuto degli dèi, povertà non conosce, già da tempo voto avrei fatto di calpestare molte stoffe, se dagli dèi mi fosse stato proposto al fine di salvare la tua vita. Se intatta è la radice di un albero, l'ombra del fogliame rimane di canicola a difesa. Ora che sei tornato al focolare di questa casa, è un soffio di calore a metà inverno, o quando dalla vite Zeus estrae il succo che rinfresca, quel fresco che dimora ha ormai trovato nella casa che il signore comanda. O Zeus che tutto puoi esaudire, io ti rivolgo la calda preghiera: l'opera che continua a stare a cuore venga portata avanti a buon fine. (entra nel palazzo) TERZO STASIMO CORO Perché questo timore sta aggrappato al mio cuore, e un presagio ostinato or gli vola davanti? Perché un canto. non pagato e non chiesto da nessuno, un profetico canto è diventato,