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Vendo esercitazioni delle Catilinarie svolte durante l'anno accademico 2021/2022 con le dottorande per l'esame di letteratura latina i (ind. moderno) con prof. Raccanelli. (le parti svolte a lezione non comprendono tutte le frasi delle catilinarie, ma solo quelle fatte a lezione con le dottorande)
Tipologia: Appunti
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2O ORE di esercitazione
4 arringhe, orazioni contro Catilina, le più significative della crisi Repubblicana e del pensiero di Cicerone. Si collocano tra le Verrine (70 a.c.) e le Filippiche (44 a.c.)
avido profittatore (Verre) che la classe dirigente, che è responsabile del malgoverno delle province. Cicerone, non mira a modificare le istituzioni o a spodestare la classe dirigente, ma aspira a moralizzare la vita pubblica: adempiere i mandati con moderazione e correttezza.
come colui che avrebbe restaurato il costume d’un tempo e rigenerato la Repubblica
Le Catilinarie sono le orazioni pronunciate nel momento più alto della carriera politica di Cicerone e gli fruttarono gloria e l’esilio (esperienza dolorosissima perché doveva rimanere lontano da Roma e anche per lo smacco subito per la mancata solidarietà di quelli che considerava amici, come Pompeo). Pronunciò le 4 orazioni contro Catilina, 2 al Senato e 2 al Foro, nei giorni 8 e 9 novembre, 3 e 5 dicembre del 63 a.c., anno del suo consolato. Catilina era stato sconfitto alla carica di console (già in precedenza aveva provato, ma non era mai riuscito) da L.Murena , quest'ultimo era stato eletto console per l’anno successivo, 62 a.c., e sarebbe subentrato a Cicerone. Murena era stato denunciato per brogli elettorali , perciò rischiava di perdere il titolo e c'era il pericolo che al suo posto subentrasse Catilina. Il 2o Ottobre Cicerone mostrò ai senatori lettere sospette anonime di Catilina che informavano della presenza di forze armate irregolari a Fiesole, perciò Cicerone aveva dato comunicazione di una vasta cospirazione contro la Repubblica. Il senato vota il Senatus Consultum Ultimu m, decreto d’emergenza che dava pieni poteri ai consoli per la sicurezza dello stato. Catilina frequenta impavido il Senato. Catone che aveva denunciato Murena (il quale rischiava di perdere la carica) agiva così a favore di catilina; Catone era però dettato dal suo senso giuridico e morale e non si rendeva conto del pericolo/attentato alla sua vita. Lui infatti professava lo stoicismo. Il 20 Ottobre Cicerone prende le difese di Murena (accusato del reato di cui lo stesso aveva aggravato la pena) e per convincere Catone riporta alcune frasi dette da Catilina stesso durante le elezioni (tra le poche frasi ritenute autentiche). Catilina era un uomo senza scrupoli , che aveva compiuto atti di ferocia agli ordini di Silla, era pieno di debiti , povero ; era un patrizio d'antica stirpe , perciò la sua decisione di appigliarsi a estremi rimedi poteva esser dettata sì da considerazioni politiche e morali ma anche dalla frustrazione che lo rendeva furente. Il ritratto di catilina è di parte : anche fonti successive che delinearono la figura di Cicerone la elaborarono dai dati forniti da Cicerone e da Sallustio. Il ritratto fatto da Cicerone è quello di un uomo perduto, estremista, assassino , omossesuale,... Ci si può chiedere allora: è realmente così o Cicerone ha calcato la mano? Un uomo così come poteva avere così largo seguito?
Cicerone è nel vivo del conflitto; Sallustio scrive 25 anni dopo, fa un rapporto più obiettivo, tenendo conto della sensibilità sociale. Cicerone presenta nella II arringa al popolo i seguaci di catilina come “ nobili e eminati e corrotti,. .”. Catilina era un difensore dei poveri, un populista. Perciò Cicerone per far sì che il popolo gli fosse solidale dovette incutere il terrore degli incendi , dissipando così le illusioni suscitate da Catilina. Delineando Catilina come uno scellerato cercò di inculcare nei cittadini di essere stato il salvatore della Repubblica , il custode delle istituzioni , che aveva sventato trame, rivelato complotti e che aveva agito sempre nella più rigorosa legalità. Cicerone è molto vanitoso : paragona sé stesso anche a Romolo (fondatore dell’Urbe). Catilina e i suoi vengono definiti come “ barbari ”, “ nemici ” (“ hostis publicus ”): stigmatizzare i rivoluzionari con questi titoli significa trasferire a suo carico il trattamento riservato al nemico esterno e legittimarlo (non è più protetto dai diritti civili). Cicerone paragona sé stesso anche a Caio Mario, grande homo novus che aveva salvato la patria dalla distruzione (aveva sconfitto Giugurta..), si paragona anche ai grandi condottieri del passato.. Cicerone era maestro della parola. Con la parola si potevano compiere azioni altrettanto sonanti di gloria e raggiungere lo stesso prestigio politico che con le armi. La parola è l'espressione del pensiero, il mezzo per persuadere e per dominare, il riflesso della ragione. In queste 4 orazioni vibra la veemenza dell’invettiva. Nonostante presentino una struttura conforme ai canoni dell’oratoria, fanno trapelare tratti dell’animo dell’oratore: l’intuito psicologico degli ascoltatori; insistenza sui programmi di Catilina che potevano incutere timore ai senatori e al popolo; la cautela giuridica (aveva paura di essere accusato d’aver agito illegalmente). Cicerone in seguito verrà accusato di essersi comportato come un “rex”... L’ insicurezza di Cicerone quindi non era solo giuridica, ma anche psichica e sociale. Il suo accanimento contro Catilina si fonda su 2 fattori :
Marco Tullio Cicerone nasce ad Arpino da un agiata famiglia equestre. Si trasferisce poi a Roma presso gli zii, frequenta ambienti culturali e spirituali elevati ed entra in contatto con l’aristocrazia romana
Finisce la guerra giugurtina grazie a Mario
Presta servizio militare nell'esercito di Pompeo Strabone durante la guerra sociale
La stesura completa veniva curata in un secondo momento: alcune volte per esigenze di carattere politico, giuridico,... l’oratore pubblicava il suo discorso subito dopo il processo oppure a distanza di tempo... Allo stesso modo Cicerone, subito dopo gli eventi del 63, approntò una redazione scritta ad uso personale e solo 3 anni dopo pensò ad una vera edizione scritta (ciò è confermato anche da Sallustio). Il testo delle Catilinarie (I edizione collocata dopo il 60 a.c.) che Cicerone consegnò ad Attico per la pubblicazione fu rimaneggiato. La I Catilinaria nella forma originaria doveva essere in forma prevalentemente interrogativa e doveva lasciare spazio per qualche risposta da parte di Catilina. Le orazioni di Cicerone rappresentano modelli dell’eloquenza giudiziaria e politica COME TRADURRE? Al momento dell’esame si dovrà leggere una frase in latino (bisogna leggerla con accenti giusti), poi si passerà alla traduzione.
“Fino a quando abuserai, Catilina, della nostra pazienza?” Vi è una struttura ricorrente.
Che tipo di proposizione è? Interrogativa diretta: si pone una domanda. Dove si colloca, in che contesto? Cicerone è amante di ordine, di simmetria. Sia la proposizione prima che quella dopo e quella dopo ancora sono proposizioni interrogative indirette. Prima cosa è cercare il verbo! Il verbo è “eludo”, della terza coniugazione: modo indicativo, tempo futuro terza persona singolare. Seconda è ricerca del soggetto! Il nominativo deve essere singolare. Potrebbe essere “furor,ris” o “iste”= codesto che è nominativo, oppure “tuus” Terza è la ricerca degli altri complementi, come quello oggetto! Devo cercare un accusativo: c’è “nos” che è pronome personale “noi”. Fatto questo posso aprire il vocabolario e tradurre le prime parole. Quam= quanto a lungo Etiam= ancora, anche “Quanto a lungo questa tua follia si prenderà gioco di noi?” Dobbiamo chiederci ha senso?
Guardo dov’è il verbo. C’è “iactabit” che è un futuro. Cerco il soggetto, può essere “audacia” o “e renata” che sono in nominativo Cerco l’accusativo: “sese” oppure “finem” o “quem” “Fino a quale punto l’audacia sfrenata spingerà sè stessa?
Cerco il verbo: “moverunt” che è indicativo perfetto Cerco il soggetto: potrebbe essere plurale. Potrebbe essere “nocturnum” “praesidium” “vigiliae””timor” “concursus” “locus” “ora” “voltusque” Il que : è una congiunzione Cerco il complemento oggetto: “te” Altri complementi: “Palati”, “urbis”, “populi”, “horum”, “habendi” “bonorum” “nihil”: per nulla, che viene ripetuto. Il “ ne ” non va tradotto: vi è il ne enclitico. “ Per nulla il presidio notturno del palatino, per nulla le guardie notturne della città, per nulla l'accorrere di tutti i cittadini onesti,per nulla il timore del popolo, per nulla questo luogo fortificato dove si tiene la seduta del senato, ti hanno sgomentato e neppure i volti e gli sguardi dei presenti? ” “ habendi senatus ”: forma del gerundivo Siamo nel tempio di Giove Statore che sorgeva sulla Velia (tempio fondato da Romolo secondo la tradizione)
Cerco il verbo: ce ne sono 2, “sentis”, “patere”. Sono di fronte quindi a una proposizione infinitiva. “tua” e “consilia” sono accusativi : dovrebbe essere il soggetto nella frase. Quando diciamo una frase con “Dico che” es. Roma è una bella città, i romani usavano la proposizione infinitiva. Quindi “roma è una bella città” sarebbe stato in accusativo. “ Non senti che le tue intenzioni sono chiar e?”
Cerco il verbo: “vides”, “teneri”. C’è un'altra infinitiva. Cerco l’accusativo: “constrictam” “coniurationem” “tuam” Dato che c’è una forma passivo cerco il complemento d’agente o causa e ciente : “scientia” “non vedi che la tua congiura è tenuta ferma, ormai bloccata dalla riconoscenza di tutti questi?” “horum” questi
Cerco il verbo: “egeris” “fueris” “convocaveris”, “ceperis”, “ignorare” “arbitraris”: sono perfetti congiuntivi. Anche qui vi è un infinitiva : “ Quem nostrum ignorare arbitraris ?” “chi tra noi credi che non sappia?” “ Chi tra noi credi che non sappia che cosa hai fatto nella notte ultima, la notte precedente, dove sei stato, quali uomini hai convocato, che decisione hai preso?”
Tiberio Gracco era stato autore di una legge agraria che danneggia gli interessi dei latifondisti senatoriali. Cicerone valuta come benemeriti coloro che fecero giustizia dei rivoluzionari.
Verbi: “perferemus”(composto di fero: anomalo; fut. ind.), “vastare” Vi sono 2 proposizioni : la prima è un infinitiva , la seconda reggente= “Catilinam nos consules perferemus”. Soggetto è “nos” Nominativo: “nos”, “consules” I verbi di desiderio solitamente sono legati a un infinito. Accusativi: “orbem terrae” “Catilinam” Ablativo: “incendiis” “noi consoli sopporteremo che Catilina si proponga di desolare l’universo intero con incendi e massacri?”
Cerco il verbo: praetereo, occidit (perfetto indicativo), studentem (participio) Il soggetto è Servilius Ahala che sono in nominativo. “novis rebus”: sono in dativo plurale, perché il verbo “studeo” vuole il dativo “illa”, “antiqua” “Maelium” : sono accusativi “infatti io tralascio quegli esempi troppo antiche, cioè il fatto che Caio Servilio Ala uccise di propria mano Sp.Melio che aspirava a una rivoluzione”
Il verbo: fuit e “coercerent” (cong. imperfetto) “acrioribus”: aggettivo comparativo C’è l’UT che introduce il congiuntivo. Se voglio esprimere contemporaneità si esprime con il congiuntivo presente. “Ci fu un tempo una virtù in questa repubblica, cioè che gli uomini forti reprimessero con castigji più duri il cittadino pericoloso che il nemico più accanito”
Cerco il verbo: habemus (ind. presente 1 pers. plur.= quindi il soggetto è il noi), deest, dico, desumus Sono tutte proposizioni che si collocano sullo stesso piano? Si “Catilina”: vocativo; “senatus consultum”: accusativo; “vehemens”: accusativo “rei publicae”: genitivo; “consilium”: nominativo; “auctoritas”: nominativo”; “huius ordinis”: genitivo; “consules”: nominativo; “Abbiamo una deliberazione del senato energico e severo contro di te, o Catilina, non manca la decisione dello stato e neanche l’autorità di quest’ordine: noi, noi, dico apertamente, noi consoli manchiamo”.
Cerco il verbo: “decrevit” (principale), “videret”(congiuntivo imperfetto, in questo caso con significato di provvedere), “capere”, “intercessit” Il soggetto della reggente è il senato. Vi è una subordinata introdotta da UTI. “res pubblica” è nominativo.
“ Ne ” ha lo stesso valore dell’UT, ma indica che si ha valore negativo “Un tempo il senato decretò che il console L.Opimio provvedesse a vegliare a che la Repubblica non so risse alcun danno: nessuna notte passò in mezzo”
Cerco il verbo: “interfectus est”, “occisus est”. Sono due frasi diverse. Nella prima il soggetto è Gracco. “propter è accusativo; “seditionum” è genitivo; “suspiciones”: accusativo; “clarissimo patre”: ablativo; consularis= apposizione del sogg. patre= abl. d’agente cum liberis= pluralia tantum Il soggetto del secondo verbo è Fulvius, che è accompagnato da consularis. Cum+ ablativo : complememto di compagnia “Gracco fu ucciso a causa di alcuni sospetti di sedizione, sebbene nato da un padre assai illustre, famoso, da un nonno e dai suoi antenati; Fulvio ex console fu ucciso con i figli”
Cerco il verbo: “est permissa” (perfetto passivo) Il soggetto è res publica, che è nominativo “C. Mario et L.Valerio”: dativo; “consulibus”: dativo “Simili senatus consulto ”: complemento di mezzo (o agente). Si parla del Senatus Consultum Ultimum, misura d'emergenza con la quale il Senato concedeva al console pieni poteri per la sicurezza dello stato “la repubblica (lo stato) fu a data ai consoli Maio e Valerio attraverso un simile consulto del senato”
Cerco il verbo: remorata est = è un verbo deponente , quindi ha forma passiva ma significato attivo, quindi può reggere un complemento oggetto Il soggetto è femminile quindi “mors” e “poena” che sono concordati entrambi con questo verbo. “Saturninum” “tribunum “servilium”: accusativo “rei pubblicae”: genitivo Num è preposizione interrogativa. Per indicare una proposizione interrogativa alcune volte troviamo il “ne”... Se metto Num, presuppongo una risposta negativa, se invece la volevo positiva devo mettere “nonne” “ Forse che dopo questo fatto la morte e la pena inflitta dalla repubblica aspettò il tribuno delle plebe L.Saturnino e il pretore C. Servilio un solo giorn o?”
Cerco il verbo: patimur (il soggetto del verbo è nos), “hebescere” C’è una proposizione subordinata infinitiva , dove il soggetto è in accusativo , ovvero “aciem”; “auctoritatis” è genitivo singolare “horum” è genitivo plurale. “In vero noi già nel ventesimo giorno tolleriamo che la spada dell’autorità di costoro vada a perdere la punta a lata.
Cerco il verbo: “habemus”(il soggetto è noi) “senatus consultum” è accusativo; “eius modi” è genitivo; “verum inclusum”: accusativo, dove inclusum è participio perfetto passivo; “reconditum” è un participio perfetto passivo;”in tabulis”: in+ablativo;
si usa al posto del gerundio quando il verbo è accompagnato da un complemento oggetto diretto che si esprime in accusativo. Ad esempio: Spes obtinendi gloriam: “La speranza di ottenere la gloria” Spes gloriae obtinendi: “la speranza della gloria da ottenere” Questo costrutto del gerundivo è alternativo a quello del gerundio seguito dal complemento oggetto solo al genitivo e all’ablativo semplice con valore strumentale. Ad esempio: Posso dirlo in entrambi i modi: Tempus scribendi epistulam Tempus epistulae scribandae Mens libros legendo alitur Mens libris legendis alitur In tutti gli altri casi (dativo, accusativo e ablativo preceduto da preposizioni) l'utilizzo del gerundivo è obbligatorio
si ha con alcuni verbi nel campo semantico “do”, “mitto” (=a dare), “concedo” (=concedere), “relinquo” (=lasciare), “curo” (=provvedere) e altri verbi di significato analogo, assume funzione di predicativo dell’oggetto ed esprime lo scopo e la finalità dell’azione. In italiano si rende di norma con l’infinito presente attivo preceduto dalla preposizione “ da ”. Esempio: Achilles corpus Hectoris sepeliendum Priamo dedit Achille diede a Priamo il corpo di Ettore da seppellire (=lo traduco con infinito preceduto dalla preposizione “da”) Caesar captivos tribuno custodiendos misit Cesare a dò al tribuno i prigionieri da custodire
si indica una coniugazione verbale costituita dal gerundivo e dalla voci del verbo essere. Esprime idea di necessità , doverosità , convenienza dell’azione.
In italiano viene resa con il verbo essere seguito dall’infinito preceduto da preposizione “ da ” oppure con il verbo “ dovere ” seguito dall’infinito passivo oppure con espressione come “bisogna”, “è necessario” seguite da un infinito o da una proposizione completiva (Esempio: “ Regendus sum ”: E’ necessario guidarmi, bisogna guidarmi) Esempio: Iuvenes regendi sunt : Bisogna guidare i giovani Tullia hortanda est : Giulia deve essere esortata, bisogna esortare giuli Puto probos imitandos esse : Penso che le persone debbano essere imitate
Verbo: sunt Nominativo: castra (=pluralia tantum: l’accampamento) Accusativo: “populum Romanum”= moto a luogo “in faucibus”: in+ ablativo; “in iTalia”: in+ablativo “L’accampamento è stato /è collocato in Italia contro il populo romano negli spazi angusti dell’Etruria”
Verbo: crescit, videmus, molientem (participio) Soggetto: numeros “ in dies singulos ”: espressione di tempo (di giorno in giorno) Altro soggetto: noi (sottinteso) Accusativo: imperatorem, ducemque, “ castrorum ” genitivo; “ hostium ”: genitivo; “ in senatu ”: ablativo di stato in luogo; “ intra moenia ”: altro stato in luogo in senatu: stato in luogo Adeo= persino “ molientem ”: verbo, participio in accusativo che concorda con “ imperator ” o “ ducem ” “perniciem”: accusativo retto da molientem, aggettivo = interna “cotidie”= ogni giorno “ rei pubblicae ”: dativo di svantaggio: a danno dello Stato “il numero dei nemici cresce di giorno in giorno; noi vediamo il generale di questo accampamento e il comandante dei nemici dentro le mura e persino in senato, che macchina una qualche rovina interna ogni giorno contro/a danno dello stato”
Verbo: credo, erit “verendum” (gerundivo: forma perifrastica passiva”), dicat (cong. pres.), iussero (futuro anter.), factum esse, dicat, comprehendi, interfici. La principale è data da “erit verendum mihi”. Vi è un periodo ipotetico (che di solito si compone di 2 parti: protasi (se) e apodosi (dove si a erma quella realtà)). Vi è una protasi introdotta da si te.. e si interfici... Si reggono 2 infinitive. → factum esse Vi è una costruzione impersonale della perifrastica passiva , non vi è un soggetto espresso, però vi è il “mihi”, questo perchè è un dativo d’agente. La persona che deve adempiere questo compito è in dativo d’agente. Questa situazione ce l'ho con i verbi intransitivi. Quindi la traduzione è: “sarà da tenere da parte mia”.
In accusativo abbiamo: te “non sentientem”: in accusativo “multorum”: genitivo riferito a oculi e aures “sicut”: congiunzione “Gli occhi e le orecchie di molti spieranno e sorveglieranno te che non te ne renderei conto, così come hanno fatto finora”
Verbo: est, exspectes (cong. pres.), obscurare, continere, potest, inlustrantur, erumpunt Abbiamo molti infinit che potrebbero dipendere da potest. “Infatti che ragione c’è, o Catilina, che tu aspetti ormai di più, se nè la notte può oscurare con le tenebre le tue unioni sacrileghe né una cassa privata può trattenere con le pareti le voci della tua congiura, se tutte le cose sono messe in luce…se tutte si svelano?”
Verbi: crede (imp.), obliviscere, muta (imperativo) Sono coordinate, perché vi sono virgole.. Il soggetto è Tu, soggetto sottinteso “istam”, “mentem”: accusativi
Verbi: sunt, licet (impersonale= 3a p.), recognoscas, teneris “teneris..”: principale, forma passiva “quae..”: relativa
Verbi: sint, perge (=continuare, dirigersi; è un imperativo 2 pers. sing.), coepisti, egredere, patent, proficiscere
“Poiché le cose stanno così, Catilina, continua (ad andare) dove hai iniziato ad andare, esci una buona volta dalla città, le porte sono aperte, vattene” Vi è simmetria.
Verbo: desiderant (presente) Cerchiamo il nominativo al nominativo plurale: “Castra” che è accompagnato da “tua illa Manliana”
Verbi: purga, educ (imperativo: conduci fuori) Sono coordinate Soggetto: tu Accusativo: tuos, omnis (sarebbe omnes), urbem
Verbi: liberabis (futuro), intersit (3 pers.) Vi è un rapporto di subordinazione Soggetto: tu sottinteso Accusativo: me “Magno” “metu”: ablativi Soggetto è “murus” “me” “te”: accusativo voluto da inter, quindi non complemento oggetto “Tu libererai me da una grande paura, purchè ci sia un muro tra me e te”
Verbi: non potes, versari, ferma, patiar, sinam Rapporto di coordinazione: sono futuri “Tu non puoi rimanere con noi ancora più a lungo, non lo sopporterò, non lo tollererò, non lo permetterò”
Verbi: e ugimus (=siamo sfuggiti), habenda est (necessità, è in caso nominativo: perifrastica passiva). Quindi cerchiamo qualcosa in nominativo al quale possa essere legato, come “magna” e “gratia”
PROPOSIZIONI SUBORDINATE COS’E’? Si definisce subordinata (dipendente) una proposizione che dipende sintatticamente da un'altra proposizione che è detta reggente (sovrareggente). Ad es: Gli ambasciatori si recarono da Cesare per chiedere la pace
Si dividono, in base alla loro funzione logica in: ● Completive : costituiscono un indispensabile completamento del verbo della proposizione principale, di cui costituiscono nella maggior parte dei casi il soggetto o l’oggetto (soggettive o oggettive) ● circostanziali : hanno la funzione di complemento indiretto, cioè quella di aggiungere informazioni nuove alla principale, che tuttavia, è per sè completa (ad es: sono finali, temporali, causali..) ● attributive : relative proprie che, come l'attributo Dobbiamo ripassare:
Nella traduzione è necessario dare attenzione alla scelta dei modi e dei tempi che in italiano esprimono tali rapporti.
E’ una proposizione circostanziale che ha la funzione di esprimere il rapporto di tempo fra i 2 fatti. In latino la proposizione temporale esplicita è generalmente all’ indicativo ed è introdotta da diverse congiunzioni, tra cui: ● cum : quando ● dum : mentre ● postquam : dopo che.. ● quotiens o quotienscumque: ogni volta che.. ➔ Introduzione da CUM : Esprime un generico rapporto di tempo con la sovraordinata. Esempio: Cum epistulam scripsi, Athenis eram (=Quando scissi la lettere, ero ad Atene) Talvolta CUM è posto in correlazione con tum , avverbio che significa “ allora ” ➔ Introduzione con DUM E’ usato per introdurre una proposizione temporale che stabilisce un rapporto di stretta contemporaneità fra l'azione della sovraordinata e quella della subordinata. Il tempo usato in latino è sempre l’ indicativo presente. Ad esempio: Dum ad scholam adeo, amicos meos video: Mentre vado a scuola, vedo i miei amici ➔ Introduzione da POSTQUAM E’ usata per introdurre una proposizione temporale all’indicativo che esprime un’azione compiuta prima di quella della sovraordinata. I tempi usati in latino sono gli stessi dell'italiano in questo caso. ➔ Introduzione con QUOTIENS Sottolineano la ripetizione dell’azione. Spesso quotiens è in relazione con totiens (altrettante volte) nella sovraordinata.
E’ una proposizione circostanziale che esprime la causa, il motivo che ha determinato l’azione enunciata nella sovraordinata. In latino è introdotta nella maggior parte dei casi da quod , quia , quoniam. In italiano la possono rendere o in forma esplicita o anche implicita. Nel primo caso (esplicita) è introdotta da congiunzioni come “perché”, “poiché” o da locuzioni come “dal momento che” “dato che” e ha il verbo all’ indicativo. Nel secondo caso (implicita) presenta invece il verbo al gerundio o l'infinito preceduto da “per”. Il modo usato è: ● indicativo quando la causa è oggettiva. Esempio: Quia mare procellosum est, naves in portu manent= Perchè il mare è tempestoso (essendo il mare tempestoso), le navi rimangono in porto. ● il congiuntivo quando il parlante vuole riferire il punto di vista di altri o sottolineare la soggettività della causa.
VOLITIVA E’ una proposizione subordinata completiva che accompagna con funzione di soggetto o di oggetto verbi che esprimono idea di volontà, desiderio, intenzione e sforzo. Fra i più comuni si ricordano: moneo, admoneo, peto, curo, cupio, opto, oro, rogo, imploro,.. E’ introdotta da UT , e se negative, da NE e il modo usato è sempre il congiuntivo e precisamente: ● presente se il tempo della sovraordinata è principale ● imperfetto se il tempo del verbo della sovraordinata è un tempo storico
I verbi sono: petisti (perfetto 2 pers.), obstiti (prima persona da obsto), videbam, esse coniunctam. Principale: per me tibi obstiti
Verbo: petis (2 pers)
Soggetto: 2 persona, quindi TU soggetto sottinteso Complemento oggetto: rem publicam universam “Ora tu assali ormai apertamente la repubblica tutta quanta”.
Verbo: vocas (2 persona) Soggetto: TU sottinteso Complemento oggetto: accusativo: templa, tecta, vitam, italiam. Sempre in accusativo ma con altra funzione: ad + exitium..vastitatem (complemento moto a luogo) Vi sono poi genitivi: si può vedere la simmetria: genitivo in “deorum”, “Chiami alla distruzione e alla devastazione i templi degli dei immortali, i tetti delle case, la vita di tutti i cittadini, l’Italia tutta”
Verbi: est, est, facere, faciam, est, facere. Principale: “Faciam id” “Farò ciò che..”
Verbi sono: interfici, iussero, residebit, hortor, exieris, exhaurietur ci sono due periodi ipotetici.
Verbi sono: est, facere, faciebas (imperfetto), imperante (participio), dubitas.
Verbi: exire, iubet “Il console comanda al nemico di uscire dalla città”