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Esercitazioni Catilinarie, Appunti di Letteratura latina

Vendo esercitazioni delle Catilinarie svolte durante l'anno accademico 2021/2022 con le dottorande per l'esame di letteratura latina i (ind. moderno) con prof. Raccanelli. (le parti svolte a lezione non comprendono tutte le frasi delle catilinarie, ma solo quelle fatte a lezione con le dottorande)

Tipologia: Appunti

2021/2022

In vendita dal 07/09/2022

NoemiFranchetti24
NoemiFranchetti24 🇮🇹

4.1

(25)

47 documenti

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CATILINARIE
2O ORE di esercitazione
CATILINARIE (63 a.c.)
4arringhe, orazioni contro Catilina, le più significative della crisi Repubblicana e del pensiero di
Cicerone. Si collocano tra le Verrine (70 a.c.) e le Filippiche (44 a.c.)
Verrine: orazioni contro Verre, infame governatore della Sicilia. Qui Cicerone denuncia sia un
avido profittatore (Verre) che la classe dirigente, che è responsabile del malgoverno delle
province.
Cicerone, non mira a modificare le istituzioni o a spodestare la classe dirigente, ma aspira a
moralizzare la vita pubblica: adempiere i mandati con moderazione e correttezza.
Filippiche: qui dichiara adesione a Ottaviano (erede designato), il quale viene visto da C.
come colui che avrebbe restaurato il costume d’un tempo e rigenerato la Repubblica
Cosa sono??
Le Catilinarie sono le orazioni pronunciate nel momento più alto della carriera politica di Cicerone e
gli fruttarono gloria e l’esilio (esperienza dolorosissima perché doveva rimanere lontano da Roma e
anche per lo smacco subito per la mancata solidarietà di quelli che considerava amici, come
Pompeo).
Pronunciò le 4orazioni contro Catilina, 2 al Senato e 2 al Foro, nei giorni 8 e 9 novembre, 3 e 5
dicembre del 63 a.c., anno del suo consolato.
Catilina era stato sconfitto alla carica di console (già in precedenza aveva provato, ma non era mai
riuscito) da L.Murena, quest'ultimo era stato eletto console per l’anno successivo, 62 a.c., e sarebbe
subentrato a Cicerone.
Murena era stato denunciato per brogli elettorali, perciò rischiava di perdere il titolo e c'era il pericolo
che al suo posto subentrasse Catilina.
Il 2o Ottobre Cicerone mostrò ai senatori lettere sospette anonime di Catilina che informavano della
presenza di forze armate irregolari a Fiesole, perciò Cicerone aveva dato comunicazione di una vasta
cospirazione contro la Repubblica.
Il senato vota il Senatus Consultum Ultimum, decreto d’emergenza che dava pieni poteri ai consoli per
la sicurezza dello stato.
Catilina frequenta impavido il Senato.
Catone che aveva denunciato Murena (il quale rischiava di perdere la carica) agiva così a favore di
catilina; Catone era però dettato dal suo senso giuridico e morale e non si rendeva conto del
pericolo/attentato alla sua vita. Lui infatti professava lo stoicismo.
Il 20 Ottobre Cicerone prende le difese di Murena (accusato del reato di cui lo stesso aveva aggravato la
pena) e per convincere Catone riporta alcune frasi dette da Catilina stesso durante le elezioni (tra le
poche frasi ritenute autentiche).
Catilina era un uomo senza scrupoli, che aveva compiuto atti di ferocia agli ordini di Silla, era pieno di
debiti,povero; era un patrizio d'antica stirpe, perciò la sua decisione di appigliarsi a estremi rimedi
poteva esser dettata sì da considerazioni politiche e morali ma anche dalla frustrazione che lo
rendeva furente.
Il ritratto di catilina è di parte: anche fonti successive che delinearono la figura di Cicerone la
elaborarono dai dati forniti da Cicerone e da Sallustio.
Il ritratto fatto da Cicerone è quello di un uomo perduto, estremista, assassino,omossesuale,...
Ci si può chiedere allora: è realmente così o Cicerone ha calcato la mano? Un uomo così come poteva
avere così largo seguito?
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CATILINARIE

2O ORE di esercitazione

CATILINARIE (63 a.c.)

4 arringhe, orazioni contro Catilina, le più significative della crisi Repubblicana e del pensiero di Cicerone. Si collocano tra le Verrine (70 a.c.) e le Filippiche (44 a.c.)

➔ Verrine : orazioni contro Verre, infame governatore della Sicilia. Qui Cicerone denuncia sia un

avido profittatore (Verre) che la classe dirigente, che è responsabile del malgoverno delle province. Cicerone, non mira a modificare le istituzioni o a spodestare la classe dirigente, ma aspira a moralizzare la vita pubblica: adempiere i mandati con moderazione e correttezza.

➔ Filippiche : qui dichiara adesione a Ottaviano (erede designato), il quale viene visto da C.

come colui che avrebbe restaurato il costume d’un tempo e rigenerato la Repubblica

Cosa sono??

Le Catilinarie sono le orazioni pronunciate nel momento più alto della carriera politica di Cicerone e gli fruttarono gloria e l’esilio (esperienza dolorosissima perché doveva rimanere lontano da Roma e anche per lo smacco subito per la mancata solidarietà di quelli che considerava amici, come Pompeo). Pronunciò le 4 orazioni contro Catilina, 2 al Senato e 2 al Foro, nei giorni 8 e 9 novembre, 3 e 5 dicembre del 63 a.c., anno del suo consolato. Catilina era stato sconfitto alla carica di console (già in precedenza aveva provato, ma non era mai riuscito) da L.Murena , quest'ultimo era stato eletto console per l’anno successivo, 62 a.c., e sarebbe subentrato a Cicerone. Murena era stato denunciato per brogli elettorali , perciò rischiava di perdere il titolo e c'era il pericolo che al suo posto subentrasse Catilina. Il 2o Ottobre Cicerone mostrò ai senatori lettere sospette anonime di Catilina che informavano della presenza di forze armate irregolari a Fiesole, perciò Cicerone aveva dato comunicazione di una vasta cospirazione contro la Repubblica. Il senato vota il Senatus Consultum Ultimu m, decreto d’emergenza che dava pieni poteri ai consoli per la sicurezza dello stato. Catilina frequenta impavido il Senato. Catone che aveva denunciato Murena (il quale rischiava di perdere la carica) agiva così a favore di catilina; Catone era però dettato dal suo senso giuridico e morale e non si rendeva conto del pericolo/attentato alla sua vita. Lui infatti professava lo stoicismo. Il 20 Ottobre Cicerone prende le difese di Murena (accusato del reato di cui lo stesso aveva aggravato la pena) e per convincere Catone riporta alcune frasi dette da Catilina stesso durante le elezioni (tra le poche frasi ritenute autentiche). Catilina era un uomo senza scrupoli , che aveva compiuto atti di ferocia agli ordini di Silla, era pieno di debiti , povero ; era un patrizio d'antica stirpe , perciò la sua decisione di appigliarsi a estremi rimedi poteva esser dettata sì da considerazioni politiche e morali ma anche dalla frustrazione che lo rendeva furente. Il ritratto di catilina è di parte : anche fonti successive che delinearono la figura di Cicerone la elaborarono dai dati forniti da Cicerone e da Sallustio. Il ritratto fatto da Cicerone è quello di un uomo perduto, estremista, assassino , omossesuale,... Ci si può chiedere allora: è realmente così o Cicerone ha calcato la mano? Un uomo così come poteva avere così largo seguito?

Cicerone è nel vivo del conflitto; Sallustio scrive 25 anni dopo, fa un rapporto più obiettivo, tenendo conto della sensibilità sociale. Cicerone presenta nella II arringa al popolo i seguaci di catilina come “ nobili eeminati e corrotti,. .”. Catilina era un difensore dei poveri, un populista. Perciò Cicerone per far sì che il popolo gli fosse solidale dovette incutere il terrore degli incendi , dissipando così le illusioni suscitate da Catilina. Delineando Catilina come uno scellerato cercò di inculcare nei cittadini di essere stato il salvatore della Repubblica , il custode delle istituzioni , che aveva sventato trame, rivelato complotti e che aveva agito sempre nella più rigorosa legalità. Cicerone è molto vanitoso : paragona sé stesso anche a Romolo (fondatore dell’Urbe). Catilina e i suoi vengono definiti come “ barbari ”, “ nemici ” (“ hostis publicus ”): stigmatizzare i rivoluzionari con questi titoli significa trasferire a suo carico il trattamento riservato al nemico esterno e legittimarlo (non è più protetto dai diritti civili). Cicerone paragona sé stesso anche a Caio Mario, grande homo novus che aveva salvato la patria dalla distruzione (aveva sconfitto Giugurta..), si paragona anche ai grandi condottieri del passato.. Cicerone era maestro della parola. Con la parola si potevano compiere azioni altrettanto sonanti di gloria e raggiungere lo stesso prestigio politico che con le armi. La parola è l'espressione del pensiero, il mezzo per persuadere e per dominare, il riflesso della ragione. In queste 4 orazioni vibra la veemenza dell’invettiva. Nonostante presentino una struttura conforme ai canoni dell’oratoria, fanno trapelare tratti dell’animo dell’oratore: l’intuito psicologico degli ascoltatori; insistenza sui programmi di Catilina che potevano incutere timore ai senatori e al popolo; la cautela giuridica (aveva paura di essere accusato d’aver agito illegalmente). Cicerone in seguito verrà accusato di essersi comportato come un “rex”... L’ insicurezza di Cicerone quindi non era solo giuridica, ma anche psichica e sociale. Il suo accanimento contro Catilina si fonda su 2 fattori :

  1. complesso d’inferiorità ” verso gli eredi dei grandi d’un tempo
  2. intima ripugnanza di un uomo d’ordine contro chi pretendeva di imporre nuove leggi con la forza Nella congiura vide la sua occasione di aermarsi come campione della tradizione repubblicana. Tornato dall’esilio (volontario: Clodio, tribuno della plebe, forse per vendetta privata aveva fatto votare la condanna per chi avesse ordinato l'esecuzione capitale di un cittadino romano senza processo), al momento della guerra tra pompeo e Cesare aderì a Pompeo, perchè quest’ultimo rappresentava ai suoi occhi la Costituzione (Cesare invece la “Rivoluzione”). Ottaviano, morto Cesare, cercò di attirare Cicerone (che si era ritirato in una villa lontano da Roma) dalla sua parte attraverso l’adulazione. Cicerone usò ancora una volta le “parole” contro Antonio (in cui vedeva un novello Catilina) e per questo si giocò la vita (ottaviano non fece nulla).

VITA:

➔ 106 a.c.

Marco Tullio Cicerone nasce ad Arpino da un agiata famiglia equestre. Si trasferisce poi a Roma presso gli zii, frequenta ambienti culturali e spirituali elevati ed entra in contatto con l’aristocrazia romana

➔ 105 a.c.

Finisce la guerra giugurtina grazie a Mario

➔ 89 a.c.

Presta servizio militare nell'esercito di Pompeo Strabone durante la guerra sociale

La stesura completa veniva curata in un secondo momento: alcune volte per esigenze di carattere politico, giuridico,... l’oratore pubblicava il suo discorso subito dopo il processo oppure a distanza di tempo... Allo stesso modo Cicerone, subito dopo gli eventi del 63, approntò una redazione scritta ad uso personale e solo 3 anni dopo pensò ad una vera edizione scritta (ciò è confermato anche da Sallustio). Il testo delle Catilinarie (I edizione collocata dopo il 60 a.c.) che Cicerone consegnò ad Attico per la pubblicazione fu rimaneggiato. La I Catilinaria nella forma originaria doveva essere in forma prevalentemente interrogativa e doveva lasciare spazio per qualche risposta da parte di Catilina. Le orazioni di Cicerone rappresentano modelli dell’eloquenza giudiziaria e politica COME TRADURRE? Al momento dell’esame si dovrà leggere una frase in latino (bisogna leggerla con accenti giusti), poi si passerà alla traduzione.

  1. Prima cosa da fare è dire i verbi che vediamo nella frase.
  2. Poi dobbiamo dirgli com’è il verbo: tempo, persona, numero,..
  3. Poi bisogna individuare il soggetto e successivamente il compl. oggetto e gli altri complementi. Se non si riesce a individuare il soggetto al momento, bisogna partire dall’inizio della frase e analizzare parola per parola: quindi provare a individuare il caso di una parola e a che compl. corrispondente. Fare il tutto non troppo velocemente e cercando di non fare troppe supposizioni. Bisogna ipotizzare, ma sempre in riferimento ai casi, quindi dosando le parole. Prima Catilinaria “M. Tulli Ciceronis oratio qua L.Catilinam emisit in senatu habita” “Orazione di M.Tullio Cicerone con la quale espulse Catilina da Roma. Pronunciata al cospetto del Senato” (nel Tempio di Giove Statore l’8 Novembre 63 a.c.)

● “ Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nost ra?”

“Fino a quando abuserai, Catilina, della nostra pazienza?” Vi è una struttura ricorrente.

● “ Quam diu etiam furor iste tuus nos eludet ?”

Che tipo di proposizione è? Interrogativa diretta: si pone una domanda. Dove si colloca, in che contesto? Cicerone è amante di ordine, di simmetria. Sia la proposizione prima che quella dopo e quella dopo ancora sono proposizioni interrogative indirette. Prima cosa è cercare il verbo! Il verbo è “eludo”, della terza coniugazione: modo indicativo, tempo futuro terza persona singolare. Seconda è ricerca del soggetto! Il nominativo deve essere singolare. Potrebbe essere “furor,ris” o “iste”= codesto che è nominativo, oppure “tuus” Terza è la ricerca degli altri complementi, come quello oggetto! Devo cercare un accusativo: c’è “nos” che è pronome personale “noi”. Fatto questo posso aprire il vocabolario e tradurre le prime parole. Quam= quanto a lungo Etiam= ancora, anche “Quanto a lungo questa tua follia si prenderà gioco di noi?” Dobbiamo chiederci ha senso?

● “ Quem ad finem sese erenata iactabit audac ia ?”

Guardo dov’è il verbo. C’è “iactabit” che è un futuro. Cerco il soggetto, può essere “audacia” o “erenata” che sono in nominativo Cerco l’accusativo: “sese” oppure “finem” o “quem” “Fino a quale punto l’audacia sfrenata spingerà sè stessa?

  • “audacia” (e “audaces”): termine che appartiene al lessico politico, indica un connotato politico deteriore come ad es. “violento”, “irresponsabiole”. Si contrappone a bonus (=moderato).
  • sese: riflessivo

● “ Nihilne te nocturnum praesidium Palati, nihil urbis vigiliae, nihil timor populi, nihil

concursus bonorum omnium, nihil hic munitissimus habendi senatus locus, nihil horum

ora voltusque moverunt ?”

Cerco il verbo: “moverunt” che è indicativo perfetto Cerco il soggetto: potrebbe essere plurale. Potrebbe essere “nocturnum” “praesidium” “vigiliae””timor” “concursus” “locus” “ora” “voltusque” Il que : è una congiunzione Cerco il complemento oggetto: “te” Altri complementi: “Palati”, “urbis”, “populi”, “horum”, “habendi” “bonorum” “nihil”: per nulla, che viene ripetuto. Il “ ne ” non va tradotto: vi è il ne enclitico. “ Per nulla il presidio notturno del palatino, per nulla le guardie notturne della città, per nulla l'accorrere di tutti i cittadini onesti,per nulla il timore del popolo, per nulla questo luogo fortificato dove si tiene la seduta del senato, ti hanno sgomentato e neppure i volti e gli sguardi dei presenti? ” “ habendi senatus ”: forma del gerundivo Siamo nel tempio di Giove Statore che sorgeva sulla Velia (tempio fondato da Romolo secondo la tradizione)

● “ Patere tua consilia non sentis ”

Cerco il verbo: ce ne sono 2, “sentis”, “patere”. Sono di fronte quindi a una proposizione infinitiva. “tua” e “consilia” sono accusativi : dovrebbe essere il soggetto nella frase. Quando diciamo una frase con “Dico che” es. Roma è una bella città, i romani usavano la proposizione infinitiva. Quindi “roma è una bella città” sarebbe stato in accusativo. “ Non senti che le tue intenzioni sono chiar e?”

● “ Constrictam iam horum omnium scientia teneri coniurationem tuam non vides ?”

Cerco il verbo: “vides”, “teneri”. C’è un'altra infinitiva. Cerco l’accusativo: “constrictam” “coniurationem” “tuam” Dato che c’è una forma passivo cerco il complemento d’agente o causa eciente : “scientia” “non vedi che la tua congiura è tenuta ferma, ormai bloccata dalla riconoscenza di tutti questi?” “horum” questi

● “ Quid proxima, quid superiore nocte egeris, ubi fueris, quos convocaveris, quid consili

ceperis quem nostrum ignorare arbitraris?”

Cerco il verbo: “egeris” “fueris” “convocaveris”, “ceperis”, “ignorare” “arbitraris”: sono perfetti congiuntivi. Anche qui vi è un infinitiva : “ Quem nostrum ignorare arbitraris ?” “chi tra noi credi che non sappia?” “ Chi tra noi credi che non sappia che cosa hai fatto nella notte ultima, la notte precedente, dove sei stato, quali uomini hai convocato, che decisione hai preso?”

Tiberio Gracco era stato autore di una legge agraria che danneggia gli interessi dei latifondisti senatoriali. Cicerone valuta come benemeriti coloro che fecero giustizia dei rivoluzionari.

● “ Catilinam orbem terrae caede atque incediis vastare cupientem nos consules

perferemus ?”

Verbi: “perferemus”(composto di fero: anomalo; fut. ind.), “vastare” Vi sono 2 proposizioni : la prima è un infinitiva , la seconda reggente= “Catilinam nos consules perferemus”. Soggetto è “nos” Nominativo: “nos”, “consules” I verbi di desiderio solitamente sono legati a un infinito. Accusativi: “orbem terrae” “Catilinam” Ablativo: “incendiis” “noi consoli sopporteremo che Catilina si proponga di desolare l’universo intero con incendi e massacri?”

● “ Nam illa nimis antiqua praetereo, quod C.Servilius Ahala Sp.Maelium, novis rebus

studentem, manu sua occidit ”

Cerco il verbo: praetereo, occidit (perfetto indicativo), studentem (participio) Il soggetto è Servilius Ahala che sono in nominativo. “novis rebus”: sono in dativo plurale, perché il verbo “studeo” vuole il dativo “illa”, “antiqua” “Maelium” : sono accusativi “infatti io tralascio quegli esempi troppo antiche, cioè il fatto che Caio Servilio Ala uccise di propria mano Sp.Melio che aspirava a una rivoluzione”

● “ Fuit, fuit ista quondam in hac re publica virtus, ut viri fortes acrioribus suppliciis civem

perniciosum quam acerbissimum hostem coercerent ”

Il verbo: fuit e “coercerent” (cong. imperfetto) “acrioribus”: aggettivo comparativo C’è l’UT che introduce il congiuntivo. Se voglio esprimere contemporaneità si esprime con il congiuntivo presente. “Ci fu un tempo una virtù in questa repubblica, cioè che gli uomini forti reprimessero con castigji più duri il cittadino pericoloso che il nemico più accanito”

● “ Habemus senatus consultum in te, catilina, vehemens et grave, non deest rei pubblicae

consilium neque auctoritas huius ordinis: nos, nos, dico aperte, consules desumus ”

Cerco il verbo: habemus (ind. presente 1 pers. plur.= quindi il soggetto è il noi), deest, dico, desumus Sono tutte proposizioni che si collocano sullo stesso piano? Si “Catilina”: vocativo; “senatus consultum”: accusativo; “vehemens”: accusativo “rei publicae”: genitivo; “consilium”: nominativo; “auctoritas”: nominativo”; “huius ordinis”: genitivo; “consules”: nominativo; “Abbiamo una deliberazione del senato energico e severo contro di te, o Catilina, non manca la decisione dello stato e neanche l’autorità di quest’ordine: noi, noi, dico apertamente, noi consoli manchiamo”.

● “ Decrevit quondam senatus uti L.Opimius consul videret ne quid res pubica detrimenti

caperet: nox nulla intercessit ”

Cerco il verbo: “decrevit” (principale), “videret”(congiuntivo imperfetto, in questo caso con significato di provvedere), “capere”, “intercessit” Il soggetto della reggente è il senato. Vi è una subordinata introdotta da UTI. “res pubblica” è nominativo.

Ne ” ha lo stesso valore dell’UT, ma indica che si ha valore negativo “Un tempo il senato decretò che il console L.Opimio provvedesse a vegliare a che la Repubblica non sorisse alcun danno: nessuna notte passò in mezzo”

● “ Interfectus est propter quasdam seditionum suspiciones C.Gracchus, clarissimo patre,

avo, maioribus; occisus est cum liberis M.Fulvius consularis ”

Cerco il verbo: “interfectus est”, “occisus est”. Sono due frasi diverse. Nella prima il soggetto è Gracco. “propter è accusativo; “seditionum” è genitivo; “suspiciones”: accusativo; “clarissimo patre”: ablativo; consularis= apposizione del sogg. patre= abl. d’agente cum liberis= pluralia tantum Il soggetto del secondo verbo è Fulvius, che è accompagnato da consularis. Cum+ ablativo : complememto di compagnia “Gracco fu ucciso a causa di alcuni sospetti di sedizione, sebbene nato da un padre assai illustre, famoso, da un nonno e dai suoi antenati; Fulvio ex console fu ucciso con i figli”

● “ Simili senatus consulto C. Mario et L.Valerio consulibus est permissa res pubblica ”

Cerco il verbo: “est permissa” (perfetto passivo) Il soggetto è res publica, che è nominativo “C. Mario et L.Valerio”: dativo; “consulibus”: dativo “Simili senatus consulto ”: complemento di mezzo (o agente). Si parla del Senatus Consultum Ultimum, misura d'emergenza con la quale il Senato concedeva al console pieni poteri per la sicurezza dello stato “la repubblica (lo stato) fu adata ai consoli Maio e Valerio attraverso un simile consulto del senato”

● “ Num unum diem postea L.Saturninum tribunum plebis, et C. Servilium praetorem, mors

ac rei pubblicae poena remorata es t?”

Cerco il verbo: remorata est = è un verbo deponente , quindi ha forma passiva ma significato attivo, quindi può reggere un complemento oggetto Il soggetto è femminile quindi “mors” e “poena” che sono concordati entrambi con questo verbo. “Saturninum” “tribunum “servilium”: accusativo “rei pubblicae”: genitivo Num è preposizione interrogativa. Per indicare una proposizione interrogativa alcune volte troviamo il “ne”... Se metto Num, presuppongo una risposta negativa, se invece la volevo positiva devo mettere “nonne” “ Forse che dopo questo fatto la morte e la pena inflitta dalla repubblica aspettò il tribuno delle plebe L.Saturnino e il pretore C. Servilio un solo giorn o?”

● “ At vero nos vicesimum iam diem patimur hebescere aciem horum auctoritatis ”

Cerco il verbo: patimur (il soggetto del verbo è nos), “hebescere” C’è una proposizione subordinata infinitiva , dove il soggetto è in accusativo , ovvero “aciem”; “auctoritatis” è genitivo singolare “horum” è genitivo plurale. “In vero noi già nel ventesimo giorno tolleriamo che la spada dell’autorità di costoro vada a perdere la punta alata.

● “ Habemus enim eius modi senatus consultum, verum inclusum in tabulis, tamquam in

vagina reconditum ; ”

Cerco il verbo: “habemus”(il soggetto è noi) “senatus consultum” è accusativo; “eius modi” è genitivo; “verum inclusum”: accusativo, dove inclusum è participio perfetto passivo; “reconditum” è un participio perfetto passivo;”in tabulis”: in+ablativo;

  • Te non defendendo, te ipsum accusas ”: defendendo è in caso ablativo= non difendendoti accusi te stesso
  • Dux urbe potiendi occasionem arripuit ”: potiendi è in genitivo GERUNDIVO
  • si forma dal tema del presente con la vocale tematica e le desinenze -ndus,-nda, -ndum (esempio: laudandus,a,um; monendus,a,um; mittendus,a,um;)
  • aggettivo verbale (concorda con il genere, numero e caso con il sostantivo a cui si riferisce)
  • ha valore passivo
  • la possiedono i verbi intransitivi
  • si traduce con: esprime idea di dovere e necessità= si rende con l’infinito attivo preceduto da preposizione “da” oppure con una proposizione relativa contenente il verbo “dovere” seguito dall’infinito passivo;
  • si utilizza con: funzione attributiva al posto del gerundio; funzione predicativa con alcuni verbi; con le voci del verbo SUM nella coniugazione perifrastica passiva ;

➔ Funzione attributiva :

si usa al posto del gerundio quando il verbo è accompagnato da un complemento oggetto diretto che si esprime in accusativo. Ad esempio: Spes obtinendi gloriam: “La speranza di ottenere la gloria” Spes gloriae obtinendi: “la speranza della gloria da ottenere” Questo costrutto del gerundivo è alternativo a quello del gerundio seguito dal complemento oggetto solo al genitivo e all’ablativo semplice con valore strumentale. Ad esempio: Posso dirlo in entrambi i modi: Tempus scribendi epistulam Tempus epistulae scribandae Mens libros legendo alitur Mens libris legendis alitur In tutti gli altri casi (dativo, accusativo e ablativo preceduto da preposizioni) l'utilizzo del gerundivo è obbligatorio

➔ Funzione predicativa :

si ha con alcuni verbi nel campo semantico “do”, “mitto” (=adare), “concedo” (=concedere), “relinquo” (=lasciare), “curo” (=provvedere) e altri verbi di significato analogo, assume funzione di predicativo dell’oggetto ed esprime lo scopo e la finalità dell’azione. In italiano si rende di norma con l’infinito presente attivo preceduto dalla preposizione “ da ”. Esempio: Achilles corpus Hectoris sepeliendum Priamo dedit Achille diede a Priamo il corpo di Ettore da seppellire (=lo traduco con infinito preceduto dalla preposizione “da”) Caesar captivos tribuno custodiendos misit Cesare adò al tribuno i prigionieri da custodire

➔ Coniugazione perifrastica passiva :

si indica una coniugazione verbale costituita dal gerundivo e dalla voci del verbo essere. Esprime idea di necessità , doverosità , convenienza dell’azione.

In italiano viene resa con il verbo essere seguito dall’infinito preceduto da preposizione “ da ” oppure con il verbo “ dovere ” seguito dall’infinito passivo oppure con espressione come “bisogna”, “è necessario” seguite da un infinito o da una proposizione completiva (Esempio: “ Regendus sum ”: E’ necessario guidarmi, bisogna guidarmi) Esempio: Iuvenes regendi sunt : Bisogna guidare i giovani Tullia hortanda est : Giulia deve essere esortata, bisogna esortare giuli Puto probos imitandos esse : Penso che le persone debbano essere imitate

● “ Castra sunt in Italia contra populum Romanum in Etruriae faucibus conlocata;”

Verbo: sunt Nominativo: castra (=pluralia tantum: l’accampamento) Accusativo: “populum Romanum”= moto a luogo “in faucibus”: in+ ablativo; “in iTalia”: in+ablativo “L’accampamento è stato /è collocato in Italia contro il populo romano negli spazi angusti dell’Etruria”

● “crescit in dies singulos hostium numerus; eorum autem castrorum imperatorem

ducemque hostium intra moenia atque adeo in senatu videmus, intestinam aliquam

cotidie perniciem rei pubblicae molientem”

Verbo: crescit, videmus, molientem (participio) Soggetto: numeros “ in dies singulos ”: espressione di tempo (di giorno in giorno) Altro soggetto: noi (sottinteso) Accusativo: imperatorem, ducemque, “ castrorum ” genitivo; “ hostium ”: genitivo; “ in senatu ”: ablativo di stato in luogo; “ intra moenia ”: altro stato in luogo in senatu: stato in luogo Adeo= persino “ molientem ”: verbo, participio in accusativo che concorda con “ imperator ” o “ ducem ” “perniciem”: accusativo retto da molientem, aggettivo = interna “cotidie”= ogni giorno “ rei pubblicae ”: dativo di svantaggio: a danno dello Stato “il numero dei nemici cresce di giorno in giorno; noi vediamo il generale di questo accampamento e il comandante dei nemici dentro le mura e persino in senato, che macchina una qualche rovina interna ogni giorno contro/a danno dello stato”

● “ Si te iam, Catilina, comprehendi, si interfici iussero, credo, erit verendum mihi, ne non

hoc potius omnes boni seriu a me quam quisquam crudelius factum esse dicat ”

Verbo: credo, erit “verendum” (gerundivo: forma perifrastica passiva”), dicat (cong. pres.), iussero (futuro anter.), factum esse, dicat, comprehendi, interfici. La principale è data da “erit verendum mihi”. Vi è un periodo ipotetico (che di solito si compone di 2 parti: protasi (se) e apodosi (dove si aerma quella realtà)). Vi è una protasi introdotta da si te.. e si interfici... Si reggono 2 infinitive. → factum esse Vi è una costruzione impersonale della perifrastica passiva , non vi è un soggetto espresso, però vi è il “mihi”, questo perchè è un dativo d’agente. La persona che deve adempiere questo compito è in dativo d’agente. Questa situazione ce l'ho con i verbi intransitivi. Quindi la traduzione è: “sarà da tenere da parte mia”.

In accusativo abbiamo: te “non sentientem”: in accusativo “multorum”: genitivo riferito a oculi e aures “sicut”: congiunzione “Gli occhi e le orecchie di molti spieranno e sorveglieranno te che non te ne renderei conto, così come hanno fatto finora”

● “etenim quid est, Catilina, quod iam amplius exspectes, si neque nox tenebris obscurare

nefarios nec privata domus parietibus continere voces coniurationis tuae potest, si

inlustrantur, si erumpunt omnia?”

Verbo: est, exspectes (cong. pres.), obscurare, continere, potest, inlustrantur, erumpunt Abbiamo molti infinit che potrebbero dipendere da potest. “Infatti che ragione c’è, o Catilina, che tu aspetti ormai di più, se nè la notte può oscurare con le tenebre le tue unioni sacrileghe né una cassa privata può trattenere con le pareti le voci della tua congiura, se tutte le cose sono messe in luce…se tutte si svelano?”

● “Muta iam istam mentem, mihi crede, obliviscere caedis atque incendiorum”

Verbi: crede (imp.), obliviscere, muta (imperativo) Sono coordinate, perché vi sono virgole.. Il soggetto è Tu, soggetto sottinteso “istam”, “mentem”: accusativi

  • “caedis”, “incendiorum”: genitivo
  • mihi= dativo
  • dato che ci sono due imperativi davanti, allora probabilmente anche obliviscere è imperativo
  • “obliviscere”: verbo deponente “Cambia ormai questa intenzione, credi a me, dimenticati della strage e degli incendi”

● “Teneris undique; luce sunt clariora nobis tua consilia omnia, quae iam mecum licet

recognoscas”

Verbi: sunt, licet (impersonale= 3a p.), recognoscas, teneris “teneris..”: principale, forma passiva “quae..”: relativa

  • “clariora”: comparativo, nominativo neutro plurale
  • “Undique”: da ogni parte Soggetto: tu sottinteso
  • “Omnia”: nominativo neutro plurale
  • “tua consilia”: nominativo
  • “nobis”dativo
  • luce: ablativo. Quando ho un aggettivo al comparativo e poi ho un ablativo è possibile che quel l'ablativo mi introduca il secondo termine di paragone! Quindi se vedo un comparativo o mi preparo a vedere un “quam” oppure un ablativo
  • “recognoscas”: congiuntivo
  • mecum: con me “Tu sei tenuto stretto da ogni parte; tutti i tuoi piani sono per noi più chiari della luce, i quali è lecito che tu passi in rassegna con me”

● “Quae cum ita sint, Catilina, perge quo coepisti; / egredere aliquando ex urbe; / patent

portae; / proficiscere”

Verbi: sint, perge (=continuare, dirigersi; è un imperativo 2 pers. sing.), coepisti, egredere, patent, proficiscere

“Poiché le cose stanno così, Catilina, continua (ad andare) dove hai iniziato ad andare, esci una buona volta dalla città, le porte sono aperte, vattene” Vi è simmetria.

  • CUM+CONGIUNTIVO a cui si dà un valore causale: Poichè..

● “ Nimium diu te imperatorem tua illa Manliana castra desiderant.”

Verbo: desiderant (presente) Cerchiamo il nominativo al nominativo plurale: “Castra” che è accompagnato da “tua illa Manliana”

  • nimium: troppo Accusativo: “imperatorem”, “te” “Castra”: accampamento, il verbo è al plurale concordato “Manliana”: riferimento al nome di una gens “Questo tuo accampamento di Manli desidera da troppo tempo te generale”

● “Educ tecum etiam omnis tuos, si minus, quam plurimos; / purga urbem”

Verbi: purga, educ (imperativo: conduci fuori) Sono coordinate Soggetto: tu Accusativo: tuos, omnis (sarebbe omnes), urbem

  • plurimus: superlativo “Conduci fuori con te anche tutti i tuoi (complici), altrimenti (sennò) quanti più possibile, purifica la città”

● “Magno me metu liberabis, modo inter me atque te murus intersit.”

Verbi: liberabis (futuro), intersit (3 pers.) Vi è un rapporto di subordinazione Soggetto: tu sottinteso Accusativo: me “Magno” “metu”: ablativi Soggetto è “murus” “me” “te”: accusativo voluto da inter, quindi non complemento oggetto “Tu libererai me da una grande paura, purchè ci sia un muro tra me e te”

● “Nobiscum versari iam diutius non potes; / non feram, non patiar, non sinam.”

Verbi: non potes, versari, ferma, patiar, sinam Rapporto di coordinazione: sono futuri “Tu non puoi rimanere con noi ancora più a lungo, non lo sopporterò, non lo tollererò, non lo permetterò”

● “Magna dis immortalibus habenda est atque huic ipsi Iovi Statori, antiquissimo custodi

huius urbis, gratia, / quod hanc tam taetram, tam horribilem tamque infestam rei

publicae pestem totiens iam eugimus”

Verbi: eugimus (=siamo sfuggiti), habenda est (necessità, è in caso nominativo: perifrastica passiva). Quindi cerchiamo qualcosa in nominativo al quale possa essere legato, come “magna” e “gratia”

  • Rapporto di subordinazione
  • “ipsi iovi statori”: dativo
  • “taetram” “horribilem”, “infestam””pestem”: accusativo
  • “totiens”: tante volte
  • “tam...tam...tamque..”
  • Per chi è terribile la peste? per lo stato, quindi “rei pubblicae” va dativo

PROPOSIZIONI SUBORDINATE COS’E’? Si definisce subordinata (dipendente) una proposizione che dipende sintatticamente da un'altra proposizione che è detta reggente (sovrareggente). Ad es: Gli ambasciatori si recarono da Cesare per chiedere la pace

Classificazione

Si dividono, in base alla loro funzione logica in: ● Completive : costituiscono un indispensabile completamento del verbo della proposizione principale, di cui costituiscono nella maggior parte dei casi il soggetto o l’oggetto (soggettive o oggettive) ● circostanziali : hanno la funzione di complemento indiretto, cioè quella di aggiungere informazioni nuove alla principale, che tuttavia, è per sè completa (ad es: sono finali, temporali, causali..) ● attributive : relative proprie che, come l'attributo Dobbiamo ripassare:

  1. infinitiva
  2. temporale
  3. causale
  4. dichiarativa
  5. consecutiva
  6. volitiva
  7. finale INFINITIVE Si parla di una proposizione subordinata completiva (quindi soggettiva o oggettiva) caratterizzata dal verbo all’ infinito e dal soggetto in accusativo. Esempio: Dico che Roma è una bella città = Dico Romam pulchram urbe esse A tutti è noto che Roma è una bella città = Omnibus constat Romam pulchram urbem esse Concordano con il soggetto in accusativo eventuali attributi, apposizioni,.. ➔ Da cosa è introdotta? Di solito è introdotta da verbi come:
  • dire , pensare , sapere, ordinare, tramandare
  • ordinare , vietare
  • espressioni impersonali come “ è noto ”, “è necessario”.. Il tempo usato è quello dell’infinito. L’infinito può indicare un rapporto di contemporaneità, anteriorità e posteriorità rispetto alla sovraordinata: ● infinito presente : contemporanea: esempio= Ait Piso nihil scire (= Pisone aerma che non sa nulla o di non sapere nulla). La forma in traduzione all’infinito può essere fatta perché c’è identità di soggetto. ● infinito perfetto : anteriorità : utilizzo l’infinito imperfetto ● infinito futuro : posteriorità: infinito futuro come traduzione

Nella traduzione è necessario dare attenzione alla scelta dei modi e dei tempi che in italiano esprimono tali rapporti.

TEMPORALE

E’ una proposizione circostanziale che ha la funzione di esprimere il rapporto di tempo fra i 2 fatti. In latino la proposizione temporale esplicita è generalmente all’ indicativo ed è introdotta da diverse congiunzioni, tra cui: ● cum : quando ● dum : mentre ● postquam : dopo che.. ● quotiens o quotienscumque: ogni volta che.. ➔ Introduzione da CUM : Esprime un generico rapporto di tempo con la sovraordinata. Esempio: Cum epistulam scripsi, Athenis eram (=Quando scissi la lettere, ero ad Atene) Talvolta CUM è posto in correlazione con tum , avverbio che significa “ allora ” ➔ Introduzione con DUM E’ usato per introdurre una proposizione temporale che stabilisce un rapporto di stretta contemporaneità fra l'azione della sovraordinata e quella della subordinata. Il tempo usato in latino è sempre l’ indicativo presente. Ad esempio: Dum ad scholam adeo, amicos meos video: Mentre vado a scuola, vedo i miei amici ➔ Introduzione da POSTQUAM E’ usata per introdurre una proposizione temporale all’indicativo che esprime un’azione compiuta prima di quella della sovraordinata. I tempi usati in latino sono gli stessi dell'italiano in questo caso. ➔ Introduzione con QUOTIENS Sottolineano la ripetizione dell’azione. Spesso quotiens è in relazione con totiens (altrettante volte) nella sovraordinata.

CAUSALE

E’ una proposizione circostanziale che esprime la causa, il motivo che ha determinato l’azione enunciata nella sovraordinata. In latino è introdotta nella maggior parte dei casi da quod , quia , quoniam. In italiano la possono rendere o in forma esplicita o anche implicita. Nel primo caso (esplicita) è introdotta da congiunzioni come “perché”, “poiché” o da locuzioni come “dal momento che” “dato che” e ha il verbo all’ indicativo. Nel secondo caso (implicita) presenta invece il verbo al gerundio o l'infinito preceduto da “per”. Il modo usato è: ● indicativo quando la causa è oggettiva. Esempio: Quia mare procellosum est, naves in portu manent= Perchè il mare è tempestoso (essendo il mare tempestoso), le navi rimangono in porto. ● il congiuntivo quando il parlante vuole riferire il punto di vista di altri o sottolineare la soggettività della causa.

VOLITIVA E’ una proposizione subordinata completiva che accompagna con funzione di soggetto o di oggetto verbi che esprimono idea di volontà, desiderio, intenzione e sforzo. Fra i più comuni si ricordano: moneo, admoneo, peto, curo, cupio, opto, oro, rogo, imploro,.. E’ introdotta da UT , e se negative, da NE e il modo usato è sempre il congiuntivo e precisamente: ● presente se il tempo della sovraordinata è principale ● imperfetto se il tempo del verbo della sovraordinata è un tempo storico

  • Esempio: Cura ut valeas= Preoccupati di star bene (che tu stia bene) In italiano può essere in forma esplicita (introdotta da congiunzione che) o implicita FINALE E’ circostanziale che esprime il fine o lo scopo dell’azione espressa nella sovraordinata. Si esprime: introdotta da UT se positiva e se negativa con NE e il modo usato è il congiuntivo : ● presente: con tempo principale nella sovraordinata ● imperfetto: con tempo storico nella sovraordinata Esempio: Hannibal pugnat ut Romama profliget = Annibale combatte per sconfiggere Roma (anché sconfigga Roma) ESERCIZI: ● Cum amicos video, laetus sum: temporale = quando vedo gli amici sono contento ● Legem brevem esse oportet: infinitiva ● Caesar, priusquam se hostes ex terrore reciperent, in fines Suessionum exercitum duxit =Cesare, prima che i nemici si riprendessero dal terrore,... ● Punitus es quod verum non dixisti: causale ● Marcus, cum pila ludit, laetus est: temporale ● Dico Tulliam sedulam discipulam putari: infinitiva ● Dico vos bene respondisse: Dico che voi avete risposto ● Dii magni, facite ut id sincere dicat!: volitiva

● “denique, quotienscumque me petisti, /per me tibi obstiti, /quamquam videbam /

perniciem meam cum magna / calamitate rei publicae esse coniunctam”

I verbi sono: petisti (perfetto 2 pers.), obstiti (prima persona da obsto), videbam, esse coniunctam. Principale: per me tibi obstiti

  • denique: “in breve”
  • tibi: dativo
  • “calamitate..coniunctam”: infinitiva “in fine tutte le volte che mi hai assalito, io resistetti a te da me, sebbene vedessi che la mia distruzione era legata con grande disastro per lo stato”

● “Nunc iam aperte rem publicam universam petis; “

Verbo: petis (2 pers)

Soggetto: 2 persona, quindi TU soggetto sottinteso Complemento oggetto: rem publicam universam “Ora tu assali ormai apertamente la repubblica tutta quanta”.

● “templa deorum immortalium, tecta urbis, vitam omnium civium, Italiam totam ad

exitium et vastitatem vocas.”

Verbo: vocas (2 persona) Soggetto: TU sottinteso Complemento oggetto: accusativo: templa, tecta, vitam, italiam. Sempre in accusativo ma con altra funzione: ad + exitium..vastitatem (complemento moto a luogo) Vi sono poi genitivi: si può vedere la simmetria: genitivo in “deorum”, “Chiami alla distruzione e alla devastazione i templi degli dei immortali, i tetti delle case, la vita di tutti i cittadini, l’Italia tutta”

● “Quare, quoniam id, quod est primum et quod huius imperi disciplinaeque maiorum

proprium est, facere nondum audeo,/ faciam id / quod est ad severitatem lenius, ad

communem salutem utilius”.

Verbi: est, est, facere, faciam, est, facere. Principale: “Faciam id” “Farò ciò che..”

  • comparativo di maggioranza “lenius", “utilius” “Perciò poichè io non oso fare ancora questo, ciò che dovrebbe essere la prima cosa e ciò che è proprio di questa condotta, farò ciò che è più mite in quanto a severità, ma più utile alla salvezza comune”

● “Nam si / te interfici / iussero, residebit in re publica reliqua coniuratorum manus; sin tu,

quod te iam dudum hortor, exieris, exhaurietur ex urbe tuorum comitum magna et

perniciosa sentina rei publicae”

Verbi sono: interfici, iussero, residebit, hortor, exieris, exhaurietur ci sono due periodi ipotetici.

  • reliqua manus: soggetto
  • genitivo: coniuratorum “Infatti se io avrò ordinato/ se io ordinerò, che tu sia ucciso, la turba rimanente dei congiurati rimarrà nello stato, se invece tu sarai uscito/uscirai, cosa che io ti esorto già da molto tempo, la feccia grande dei tuoi compagni e funesta per lo stato sarà eliminata dalla città”
  • legge del doppio futuro : traduci in italiano infatti con “se io ordinerò”. nell’apodosi Ciceone usa il futuro semplice, mentre nell'altra il futuro anteriore.
  • soggetto è sentina
  • ex urbe: ex + ablativo

● “Quid est, Catilina? Num dubitas id me imperante facere quod iam tua sponte faciebas?

Verbi sono: est, facere, faciebas (imperfetto), imperante (participio), dubitas.

  • quod… : relativa
  • Il soggetto di faciebas è tu “che cos’è questa cosa o Catilina? Forse esiti a fare ciò che facevi già di tua volontà, sotto il mio comando?

● “Exire ex urbe iubet consul hostem.”

Verbi: exire, iubet “Il console comanda al nemico di uscire dalla città”