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Età imperiale, Fedro e Seneca, Dispense di Latino

Dispense sull'età imperiale, Fedro e le favole : il lupo e l'agnello, la vedova e il soldato; Seneca e lo stoicismo, il concetto del suicidio e il dominio delle passioni. Dialoghi di Seneca: De provvidentia, De breviate vitae, De ira. Tragedie di Seneca: Fedra. Epistulae morales ad Luciulium.

Tipologia: Dispense

2021/2022

Caricato il 14/11/2022

cate_alcorano
cate_alcorano 🇮🇹

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Letteratura latina: età imperiale, Fedro, Seneca,
passi da studiare Fedro: il lupo e l’agnello; la vedova e il soldato
Seneca: morte di Seneca (tacito) , De ira, Fedra, De provvidentia
Età imperiale:
Dinastia giulio-claudia la prima dinastia di imperatori, inaugurata da Augusto e si conclude con un
sovrano abbastanza particolare e bizzarro che è Nerone.
Augusto impostò un vero e proprio regime. Gli intellettuali maturano l’idea che non c’è più la
cosiddetta Libertas repubblicana. Prima di augusto c’era infatti la Repubblica, si discute
liberamente, ci sono i consoli, c’è un Senato. Il governo era ormai nelle mani di uno solo: più si va
avanti più questi imperatori diventano dei despoti, che non lasciano spazio alle idee. Secondo
alcuni questa libertà era venuta meno già prima ai tempi della guerra civile tra Cesare e Pompeo
nel primo secolo a.C. in cui il governo andò a finire nelle mani di uno solo, che era Cesare.
Con la morte di Augusto finisce anche il mecenatismo, fenomeno per il quale uno o più individui
raccolgono un gruppo di intellettuali che condividono un determinato programma culturale.
Dopo la morte di Augusto e per molto tempo il mecenatismo si concluse, dopo Mecenate non ci fu
più nessuno che volle raccogliere attorno a sé gruppi di intellettuali interessati a promuovere
un’idea.
Dal 14 al 37 d.C. dopo Augusto ha governato Tiberio, che Tacito ci descrive come una persona
cattiva, un uomo abile a dissimulare. Dopo Tiberio c’era Caligola, il quale perseguitò molti
intellettuali. Dopo Caligola Claudio era un netto, si racconta che addirittura si nascose tra le tende
quando gli si venne a comunicare che sarebbe diventato imperatore.
Dopo Claudio sale al potere Nerone, che all’inizio del suo Regno fu un sovrano molto illuminato e
anche molto giusto, per altro ispirato da filosofi e intellettuali di un certo calibro. Seneca è stato
proprio la guida di Nerone, voleva fare di Nerone, un principe eletto, giusto e ci è riuscito finché a
un certo punto Nerone cambiò radicalmente atteggiamento fece uccidere Seneca, fece uccidere
altri due intellettuali Petronio e Lucano, non contento fece uccidere Agrippina maggiore, sua
madre e diventò un imperatore particolarmente tirannico.
Sotto Nerone noi assistiamo a una nuova fioritura della letteratura e delle arti in generale, questo
accadde per due motivi: 1) all’inizio Nerone si comportò come un Mecenate, dava ospitalità ad
artisti, poeti, drammaturghi, fece di nuovo in modo di dare una nuova spinta alla letteratura.
Diventò poi tiranno e despota, la letteratura continuava ad esistere, i poeti continuavano a
scrivere, ma scrivevano contro di lui.
Nerone muore nel 68 d.C., era già scappato a un paio di congiure, ma ce ne fu un’altra alla quale
non ha saputo desistere, è scappato e si è suicidato. Quando muore Nerone, Roma attraversa uno
degli anni più bui della sua storia, l’anno che va dal 68 al 69 d. C, Tacito ha definito questo anno
LONGUS ET UNUS lungo ed eccezionale. In un anno si sono succeduti quattro imperatori: Galba,
Otone, Vitellio e Vespasiano. Morto Nerone gli eserciti che si trovano per esempio nella zona
orientale dell’impero, acclamavano Galba, gli eserciti che si trovavano dalla parte occidentale
acclamavano come imperatore Otone e inevitabilmente i due si scontrarono, fino a che non si
arrivò a Vespasiano che mise ordine nel 69 d. C. e qui iniziò anche una nuova dinastia: la dinastia
Flavia, durante il quale è stato costruito il Colosseo, anche noto come anfiteatro Flavio.
Da quest’anno, il 69 d.C. gli intellettuali si convincono di un problema storico serio: quello degli
eserciti che nominano a loro piacere un imperatore piuttosto che un altro. La città di Roma si trova
ad essere in balia dei suoi stessi eserciti.
(prima di Augusto c’erano delle elezioni per cui venivano letti consoli, senatori ecc., poi si passa al
principato che è per discendenza per cui vanno al governo i discendenti dell’imperatore, poi a un
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Letteratura latina: età imperiale, Fedro, Seneca,

passi da studiare Fedro: il lupo e l’agnello; la vedova e il soldato

Seneca: morte di Seneca (tacito) , De ira, Fedra, De provvidentia

Età imperiale:

Dinastia giulio-claudia la prima dinastia di imperatori, inaugurata da Augusto e si conclude con un sovrano abbastanza particolare e bizzarro che è Nerone. Augusto impostò un vero e proprio regime. Gli intellettuali maturano l’idea che non c’è più la cosiddetta Libertas repubblicana. Prima di augusto c’era infatti la Repubblica, si discute liberamente, ci sono i consoli, c’è un Senato. Il governo era ormai nelle mani di uno solo: più si va avanti più questi imperatori diventano dei despoti, che non lasciano spazio alle idee. Secondo alcuni questa libertà era venuta meno già prima ai tempi della guerra civile tra Cesare e Pompeo nel primo secolo a.C. in cui il governo andò a finire nelle mani di uno solo, che era Cesare. Con la morte di Augusto finisce anche il mecenatismo, fenomeno per il quale uno o più individui raccolgono un gruppo di intellettuali che condividono un determinato programma culturale. Dopo la morte di Augusto e per molto tempo il mecenatismo si concluse, dopo Mecenate non ci fu più nessuno che volle raccogliere attorno a sé gruppi di intellettuali interessati a promuovere un’idea. Dal 14 al 37 d.C. dopo Augusto ha governato Tiberio, che Tacito ci descrive come una persona cattiva, un uomo abile a dissimulare. Dopo Tiberio c’era Caligola, il quale perseguitò molti intellettuali. Dopo Caligola Claudio era un netto, si racconta che addirittura si nascose tra le tende quando gli si venne a comunicare che sarebbe diventato imperatore. Dopo Claudio sale al potere Nerone, che all’inizio del suo Regno fu un sovrano molto illuminato e anche molto giusto, per altro ispirato da filosofi e intellettuali di un certo calibro. Seneca è stato proprio la guida di Nerone, voleva fare di Nerone, un principe eletto, giusto e ci è riuscito finché a un certo punto Nerone cambiò radicalmente atteggiamento fece uccidere Seneca, fece uccidere altri due intellettuali Petronio e Lucano, non contento fece uccidere Agrippina maggiore, sua madre e diventò un imperatore particolarmente tirannico. Sotto Nerone noi assistiamo a una nuova fioritura della letteratura e delle arti in generale, questo accadde per due motivi: 1) all’inizio Nerone si comportò come un Mecenate, dava ospitalità ad artisti, poeti, drammaturghi, fece di nuovo in modo di dare una nuova spinta alla letteratura. Diventò poi tiranno e despota, la letteratura continuava ad esistere, i poeti continuavano a scrivere, ma scrivevano contro di lui. Nerone muore nel 68 d.C., era già scappato a un paio di congiure, ma ce ne fu un’altra alla quale non ha saputo desistere, è scappato e si è suicidato. Quando muore Nerone, Roma attraversa uno degli anni più bui della sua storia, l’anno che va dal 68 al 69 d. C, Tacito ha definito questo anno LONGUS ET UNUS lungo ed eccezionale. In un anno si sono succeduti quattro imperatori: Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano. Morto Nerone gli eserciti che si trovano per esempio nella zona orientale dell’impero, acclamavano Galba, gli eserciti che si trovavano dalla parte occidentale acclamavano come imperatore Otone e inevitabilmente i due si scontrarono, fino a che non si arrivò a Vespasiano che mise ordine nel 69 d. C. e qui iniziò anche una nuova dinastia: la dinastia Flavia, durante il quale è stato costruito il Colosseo, anche noto come anfiteatro Flavio. Da quest’anno, il 69 d.C. gli intellettuali si convincono di un problema storico serio: quello degli eserciti che nominano a loro piacere un imperatore piuttosto che un altro. La città di Roma si trova ad essere in balia dei suoi stessi eserciti. (prima di Augusto c’erano delle elezioni per cui venivano letti consoli, senatori ecc., poi si passa al principato che è per discendenza per cui vanno al governo i discendenti dell’imperatore, poi a un

certo punto in questo anno, la situazione si blocca e gli eserciti mandano al potere il condottiero che più gli piace)

Fedro

Fedro è stato attivo sotto gli imperatori Tiberio, Caligola e Claudio. Della sua vita abbiamo pochi cenni biografici, sappiamo solamente che nacque in Mesopotamia, fu forse uno schiavo liberto, che a un certo punto della sua vita si trasferì a Roma dove dovette subire le persecuzioni di Elio Seiano, il prefetto del pretorio di Tiberio, una volta morte Seiano nel 31, Fedro poté finalmente vivere in libertà. Il merito maggiore di Fedro è quello di aver introdotto nella letteratura latina il genere favolistico e di averlo coltivato in versi, a differenza del suo modello greco Esopo. Fedro scrisse 93 favole raccolte in cinque libri, scrisse però altre favole che non sono giunte fino a noi. È stato il primo ad aver ideato la struttura della favola che è poi rimasta invariata nei secoli. La struttura consisteva in un prologo, una storia molto breve e infine da una morale. Spesso Fedro veniva infatti criticato per la brevità delle sue opere e per il fatto che imitava Esopo. Le sue favole sono caratterizzate da personaggi che sono animali, dotati della facoltà della parola e che sono in realtà delle allegorie, delle personificazioni dei vizi e delle virtù umane. I personaggi delle favole di Fedro si muovono entro un mondo del tutto paragonabile a quello umano, diviso nelle stesse classi sociali e in cui hanno vigore le stesse leggi. Secondo l’ottica disincantata e pessimistica di Fedro, il più forte prevale sempre sul più debole, il torto e la violenza sulla ragione e la forza bruta sulla gentilezza.

Il lupo e l’agnello (p.37)

Ad uno stesso rivo, presso uno stesso fiume, erano giunti, spinti, costretti dalla sete ( compulsi siti ) un lupo e un agnello, il lupo stava un po' più in alto, l’agnello invece se ne stava in basso molto più lontano ( longeque ). E allora ( tunc ) quel brigante ( latro= latro, latronis) incitato dalla sua fame famerica ( ablativo di causa efficiente ) cerca un pretesto di litigio “Perché ( cur ) tu mi hai reso ( fecisti mihi ) sporca l’acqua mentre bevevo?” L’agnello temendo ( timens ) dice contro il lupo “Come posso, io ti chiedo ( quaeso ), fare ciò che dici o lupo? L’acqua scorre da te ai miei sorsi”. Quello (il lupo) atterrito ( repulsus ) dalla forza della verità risponde ( ait ) “sei mesi fa hai parlato male di me (sul mio conto, contro di me= dativo di svantaggio) “Rispose l’agnello “Per la verità io non ero nato” “Per Ercole, disse il Lupo, tuo padre allora ha parlato male di me” E cos’ ( atque ita ) sbrana (l acerat ) con una morte ingiusta la preda che aveva afferrato ( correptum = participio passivo). Morale: Questa favola è stata scritta per quegli uomini i quali opprimono gli innocenti con falsi pretesti ( Haec propter illos scripta est homines fabula, Qui fictis causis innocentes opprimunt ). Questa favola sintetizza molto bene ciò che abbiamo detto di Fedro: abbiamo dei personaggi animali che rappresentano dei determinati tipi umani: il lupo l’arrogante, l’agnello l’innocente e è una favola che tocca anche un argomento sociale sempre vero: il tema della violenza che alcuni uomini potenti esercitano a danno degli innocenti.

La vedova e il soldato (p.40)

È una favola che non ha personaggi animali, anzi i suoi protagonisti sono degli uomini. Una donna che sta morendo di dolore nella tomba del marito, intanto nei pressi della tomba vengono crocifissi dei condannati a morte e ci sono dei soldati di guardia. Una notte un soldato si allontana per prendere un po’ d’acqua, vede questa donna e se ne innamora perdutamente e finisce poi per frequentarla con assiduità. Una volta, mentre il soldato era distratto, perché era

provò priva a recidersi i polsi, ma purtroppo a causa della vecchiaia il sangue uscì troppo lentamente, quindi provò con la cicuta, ma non riuscì comunque ad uccidersi e quindi si fece immergere nell’acqua calda per favorire l’emorragia, ma alla fine dovette ricorrere a un bagno di vapore dove morì soffocato. Lo stoicismo è una delle principali filosofie ellenistiche, il fondatore fu Zenone. Come l’epicureismo si pone un obiettivo: garantire la felicità dell’individuo. La vera felicità secondo lo stoico era raggiungibile nella virtù, e la virtù è ciò che permette all’uomo di fare le scelte migliori per la propria vita e vivere secondo ragione è proprio l’obiettivo finale degli stoici. Vivere secondo ragione significa anche accettare gli eventi, specialmente quelli negativi della vita, il dolore, la morte, raggiungendo l’atarassia, ovvero l’assenza di elementi che possono perturbare la nostra serenità. Per gli stoici si ottiene con il negotium, spendersi per il bene comune, per il bene del prossimo è impegno civico, intellettuale. I capisaldi dello stoicismo sono:  Il dominio delle passioni : l’uomo deve avere un modus, una misura, deve dominare le passioni e non lasciarsi dominare da esse. Es De ira (sulla rabbia) la rabbia è una delle passioni più pericolose in quanto l’uomo con essa è destinato a smarrirsi. Gli stoici fanno propri tutti i valori del mos maiorum, il costume degli antenati.  La gravitas : l’uomo deve essere serio, composto, padrone di sé, deve essere poi parsimonioso, deve essere modesto: né troppo, né troppo poco.  La libertas: libertà dalle passioni sconvolgenti, la libertà da qualsiasi tipo di sconvolgimento. Se l’uomo non riesce a raggiungere la felicità in questi modi ha tutta la libertà di suicidarsi. Questo tipo di suicidio per gli stoici era motivo di vanto, di onore. Secondo la filosofia stoica, infatti, il saggio aveva il diritto e il dovere di togliersi la vita qualora la lotta che egli conduceva contro i condizionamenti imposti dalla realtà esterna fosse divenuta inutile e impossibile. Togliersi la vita era dunque, in questo quadro, un atto virtuoso, nobile: il saggio decideva razionalmente di non vivere più. Opere La produzione letteraria di Seneca è varia. Seneca ha scritto dei trattati, dei dialoghi, una raccolta di 124 lettere indirizzate all’amico Lucilio (epistolae morales ad Lucilium) e delle tragedie, è stato l’unico autore latino di cui abbiamo tragedie. E un opera satirica scritta dopo la morte di Claudio, con cui aveva un rapporto difficile, proprio perché lo mandò in esilio in Corsica , l’ Apokolokyntosis in greco o ludus de morti Claudi divinizzazione di quello zuccone di Claudio, o divinizzazione di quella zucca, Claudio a detta di Seneca era uno zuccone, uno stupido che susciterà il riso anche nel oltre tomba. Una buona parte delle opere di Seneca è racchiusa nei dialoghi. Sono opere di argomento filosofico e non hanno una struttura dialogica, ma sono trattati modici in cui c’è solo la voce del narratore/autore, poiché destinati alla divulgazione del pensiero stoico. In ogni dialogo troviamo la figura di un destinatario che di tanto in tanto viene chiamato in causa nella narrazione. Sono 10 dialoghi e ognuno è costituito da un libro, tranne il De ira che è costituito da tre libri. Il De ira è un trattato dedicato all’ira. Per Seneca l’ira è la peggiore delle emozioni umane, una di quelle più sconvolgenti. L’ira è una passione fortemente irrazionale, fa fuori uscire il mostro che è in noi. È un trattato scritto nel 41, poco dopo la morte di Caligola, dedicato al fratello Novato. Famosa è la definizione di ira data da Seneca “l’ira è una pazzia momentanea” (brevem insaniam).

Uno dei punti fondamentali del pensiero stoico è in concetto di provvidenza, a sua volta connessa con la concezione stoica del divino. Se una grande mente governa l’universo, come afferma lo stoicismo, allora c’è sicuramente un piano che abbraccia tutto; niente avviene per puro caso o contro la sua volontà. Ma allora come ci spieghiamo il male e l’ingiustizia? Questo è proprio il tema del trattato di Seneca, dedicato a Lucilio, il De provvidentia, che non tratta il tema della provvidenza in generale, ma si concentra sul problema più ovvio: perché se c’è la provvidenza, le sventure possono toccare ai buoni? Seneca sostiene che il male è provvidenziale, serve per mettere alla prova l’uomo e lo fa attraverso un esempio: L’atleta quando deve allenarsi lo fa aumentando lo sforzo. L’uomo rispetto al male si deve porre un po’ come l’atleta, è una prova. Gli eventi spiacevoli non dovrebbero modificare il buon senso dell’uomo giusto. Egli deve essere infatti più potenti dei condizionamenti esterni. Non dico che l’uomo non senta i mali, le tollera in modo tranquillo, egli crede che tutte le avversità siano degli esercizi, delle prove. Non importa quale tu subisci, ma come lo subisci, come lo tolleri. Seneca ha scritto otto tragedie, tutte arrivate fino a noi. Sono tutte di tema greco, quindi tragedie coturnate che richiamano i personaggi più celebri della vita greca. In tutte le tragedie di Seneca ci sono uno o più personaggi che agiscono perché spinti da una passione non razionale, totalizzante, sconvolgente. Si concludono tutte con un finale tragico. Perché Seneca scrive tragedie? Vuole mostrare gli effetti peggiori che le passioni incontrollate possono generare. Seneca usa un linguaggio o delle immagini molto forti. È una poesia che tocca il cuore degli ascoltatori. Il teatro di Seneca ha uno scopo pedagogico, Seneca vuole mostrare a cosa possono condurre le emozioni. Le tragedie di Seneca molto probabilmente non erano messe sulla scena in teatro, ma venivano lette a una ristrettissima cerchia di persone durante le cosiddette recitationes. Esempio di tragedia: Fedra Fedra era la moglie di Teseo. Teseo aveva un figlio Ippolito, di cui Fedra si innamora perdutamente, relazione impossibile perché incestuosa. P.82. Fedra confessa ad Ippolito l’amore che prova per lui. L’amore per Ippolito si manifesta come un amore totalizzante, una “febbre smaniosa”. (a se stessa) Fedra si rivolge a sé stessa e confessa al pubblico il suo amore inconfessabile. Si rivolge con un’apostrofe al suo cuore e chiede a questo di osare. Fedra è combattuta tra il desiderio di confessare e la vergogna che la spinge a non dire. Sentendosi chiamare “madre” Fedra si sente in colpa, inizia ad essere ambigua, perché il figlio dovrebbe chiamare la matrigna schiava? Chiaramente Fedra si riferisce alla schiava d’amore. Fedra sta cedendo non riesce ad andare contro questa passione e si lascia infatti sopraffare da essa. * Teseo è sceso negli inferi per rapire Proserpina. Fedra ammette che la sua è una degenerazione (de genere, fuori dal genere umano, fuori dalla normalità). Ippolito ha reagito nel peggiore dei modi possibili, invocando la fine del mondo e soprattutto la sua morte. Be brevitate vitae (sulla brevità della vita) È un altro famoso dialogo di Seneca, è un dialogo importante perché affronta un tema che poi ritornerà anche nella riflessione dei cristiani, dei primi cristiani. Affronta un tema che, per la verità,