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Fedro e Seneca riassunti, vita e opere
Tipologia: Dispense
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L’ambiguo rapporto tra intellettuali e potere I principi che susseguirono augusto non si affiancarono di un sistema di mecenati che garantissero la fioritura della letteratura e che affiancasse l’ideologia del regime. Tiberio era un oratore ricco di cultura e prediligeva una poesia erudita e disinteressata noti sono anche i suoi scontri coi cosiddetti intellettuali non allineati, e ciò diede origine a gravi repressioni. Caligola non si interesso all’attività letteraria, Claudio seppur avendo passato gran parte della vita sui libri non applicò particolari censure però non curò l’aspetto culturale durante la sua politica. Più complesso è il quadro sotto il principato di nerone, il quale usò la letteratura e le arti sia per rafforzare la propria immagine come sovrano assoluto e per il suo genuino amore per la musica, il teatro e la letteratura, amore che lo porterà ad apparire in pubblico come poeta o attore. Bisogna chiarire però che la letteratura sviluppata durante questo periodo non aderisce all’ideologia del principe, ma bensì spesso è in forte contrasto con le sue decisioni come per esempio il Bellum civile di Lucano, nel quale piange la morte della repubblica o il realismo ironico e parodico di petronio o tutta l’opera di Seneca che si rifugia nell’interiorità. Gli intellettuali in questo periodo fanno fatica a mantenere la propria autonomia rispetto al potere ed è così che si configurano due gruppi di intellettuali: i conformisti, coloro che aderiscono apertamente all’ideologia del potere, e gli oppositori i quali subiscono forti repressioni. Non a caso la filosofia più sviluppata nel periodo è lo stoicismo che rappresenta le posizioni del senato nei confronti di nerone. Di particolare importanza è la figura di Lucio Anneo Cornuto, patrizio colto, che aveva raccolto intorno a sé una cerchia di intellettuali che appoggiavano la filosofia stoica e fu esiliato nel 66 d.C. Egli così come tutti gli stoici, non si pone in opposizione al principato, anzi pensa che se a capo di esso ci fosse un principe illuminato la monarchia sarebbe la forma di stato migliore (lo dice anche Seneca nel de clementia) ma si oppone ad un regime assoluto che impedisca la libertà di espressione e pensiero. Lo stoicismo assume una forma ambigua per il principe in quanto arriva a legittimare il tirannicidio e a vedere il suicidio come suprema forma di libertà. In quest’ambiente culturale abbiamo un ampliamento del pubblico interessato alla letteratura come conseguenza della maggiore scolarizzazione e la nascita di un ceto burocratico e amministrativo più colto e ampio. Testimonianza di ciò abbiamo l’espansione del mercato libraio e il successo delle recitationes di opere letterarie rivolte a tutti e non solo ad un elitè. A fronte di questo i vari artisti non esistendo ancora il diritto d’autore essi devono poggiare su un patrono che sovvenzionasse la loro attività, affianco alle tradizionali famiglie di ricchi diventano patroni anche i principi e i nuovi ricchi della società, cavalieri e liberti che si erano arricchiti sfruttando le possibilità economiche offerte dal principe ed ora cercavano di nobilitare la propria immagine creando un background culturale che non possedevano. Roma sta cambiando, la politica, la società e la cultura stanno assumendo le caratteristiche di un regno perdendo le caratteristiche repubblicane. (perdendo gli ideali di libertà e confronto). Fedro Fu l’iniziatore a Roma del genere della favola in Versi, a livello biografico sono giunte a noi informazioni incerte ricavate da quanto lui stesso racconta di sé nel prologo del 3 libro delle sue raccolte, sappiamo che nasce nel 20 d.C. in Macedonia (mia madre mi partorì sui monti della Pieria). Dal titolo della sua raccoltra phaedri augusti liberti liber fabularum ricaviamo la sua astrazione sociale (liberto) e il fatto di essere nato sotto
Augusto, si ipotizza che sia stato portato a Roma da Lucio Pisone come schiavo a seguito della ribellione tracia avvenuta tra il 13 e 11 d.C. Liberato per i suoi meriti ottenuto lo status di liberto, inizia la sua attività di produzione letteraria sotto il principato di Tiberio, i suoi versi furono però ritenuti offensivi da alcuni personaggi influenti dell’epoca che avevano riconosciuto in alcuni personaggi se stessi e le loro azioni. Non sappiamo se l’autore avesse intenzione di bersagliare uomini influenti so che è da dir e che lui stesso nel prologo del terzo libro si rammarica di aver scelto alcuni soggetti pericolosi che gli hanno causato diversi problemi come per esempio Seiano prefetto del pretorio che porta Fedro in tribunale, A quali favole Fedro faccia riferimento non è dato saperlo, è probabile che egli abbia eliminato tali favole dalla raccolta per evitare altri problemi. Le sue persecuzioni terminano nel 31 d.C. quando Seiano muore, da questo momento in poi il poeta si pone sotto la protezione di Eutico, un personaggio influente, liberto di Caligola. A lui dedica il terzo libro della raccolta nel cui epilogo si lamenta della sua vecchiaia grazie a tale affermazione gli studiosi sono stati capaci da datare la sua presunta data di morte che risale secondo le fonti al 50 d.C. sotto il regno di Nerone. Dell’opera di Fedro sono pervenuti 5 libri per un totale di 93 favole tutte i senari giambici verso usato nelle palliatae (Plauto). Di ciascun libro abbiamo il prologo mentre del 2,3,4, sono pervenuti a noi anche gli epiloghi, da notare però che la materia non è completa ciò è testimoniato dalla brevità del 2 e 5 libro che contano 8 e 10 favole contro le 31, 19 e 25 favole del primo, terzo e quarto libro, ciò non sappiamo se sia dovuto ad una difficoltà di trasmissione del testo o ad una scelta dello stesso Fedro il quale ha probabilmente eliminato le favole che attaccavano (apparentemente) a Seiano. A confermare l’esistenza di altre favole abbiamo: 1. l’Appendix Perottina codice formato da una trentina di componimenti sicuramente autentici e nuovi rispetto a quelli pervenuti (scoperto nel 400 da Nicolò Perotti). 2. Alcune parafrasi di periodo tardoantico, testimoniano favole non pervenute a noi. Fedro è importante per aver introdotto il genere favolistico a Roma e per essere stato l’iniziatore della favola in versi. La favola è un genere universale e popolare diffuso, se pur con caratteristiche diverse, in tutte le culture di ogni epoca. Trasmessa inizialmente in forma orale, quando fu trasmessa per iscritto assunse caratteristiche simili per ogni cultura. Esse sono: 1. Intento morale, le favole si propongono di fornire esempi di vita, di aiutare a distinguere tra bene e male, di affinare l’intelligenza e la prudenza degli uomini per farlo usano come protagonisti gli animali (2 caratteristica) i quali risultano essere lo specchio delle virtù morali e dei difetti dell’uomo ciò è dovuto all’origine di tali racconti, nel mondo pastorale e contadino nel quale l’uomo è in relazione quotidiana con gli animali risulta essere semplice collegare alle varie specie diversi aspetti dell’uomo (cane=fedeltà, volpe=astuzia, lupo=prepotenza). In grecia il genere letterario della favola viene attribuito ad uno scrittore leggendario Esopo, il quale secondo le fonti è autore di racconti con protagonisti gli animali, ora se proprio tale autore sia esistito i suoi racconti risalirebbero al VI secolo a.C. e probabilmente egli ha semplice messo per iscritto quanto veniva trasmesso dalla tradizione folclorica. È intorno al IV secolo a.C. che in Grecia abbiamo reali testimonianze del genere favolistico grazie al filosofo peripatetico Demetrio Falareo, la favola assume una struttura fissa: una premessa, nella quale viene esposto il tema, uno sviluppo narrativo, nel quale si racconta la vicenda e una postilla, in cui viene esplicitata la morale, sappiamo che dopo Falareo il genere favolistico divenne molto
Vita: Lucio anneo Seneca è il più illustre rappresentante di una famiglia equestre, di origine italica nota a livello sociale per ricchezza e cultura. Suo padre Seneca il Vecchio era retore e il filosofo nasce in spana a Cordova probabilmente nel 4 a.C., ha due fratelli il primo Gaio Gallione fu proconsole dell’Acaia e di fronte a lui fu indetto il processo contro il cristiano Paolo di Tarso, e Anneo Mela padre del poeta Lucano. Seneca si trasferisce a Roma in giovane età dove studia retorica e filosofia entrando in contatto con i filosofi più ecclettici, cinici e stoici del periodo influenza notevole gli f data dalla scuola ascetica neopitagorica di Papirio Fabiano. Dopo il suo viaggio in Egitto (ospite della zia) tornato a roma inizio la sua carriera politica e l’attività forense. In poco tempo ottenne grande fama come oratore, tanto da ingelosire Caligola (allora imperatore) il quale non condivideva le idee politiche di Seneca (rispettoso delle libertà civili) nel 39 rischia addirittura la condanna a morte per aver difeso egregiamente una causa in senato, viene salvato dagli uffici dell’amante di Caligola che lo convince che seneca non avrà vita lunga date le sue condizioni di salute. (soffriva di asma). Questo fu solo il primo episodio pericoloso che il filosofo dovette affrontare a causa della sua vicinanza con il potere. Due anni dopo infatti egli fu condannato da Claudio all’esilio in Corsica accusato di adulterio con la sorella di Caligola Giulia Livilla, tale condanna costò la morte della ragazza e l’esilio di seneca per otto anni e fu ordita da messalina allora moglie del principe e gelosa di Giulia. Nel 49 d.C. Seneca torna a roma grazie all’intercessione di Agrippina nuova moglie di Claudio e gli viene affidata l’educazione di Nerone figlio 12enne di Agrippina avuto da un altro matrimonio ma adottato da Claudio. Nel 54 quando nerone succedette a Claudio aveva solo 17 anni quindi seneca gestì tutto l’apparato ammnistrativo di roma aiutato da un potente prefetto del pretorio Afranio Burro uomo abile che riusciva ad equilibrare gli eccessi di Nerone. Questo periodo fu considerato il “buon governo” di Nerone governò secondo i principi di equilibrio e moderazione andando a realizzare il progetto platonico del sapiente che governa lo stato in modo saggio. Tutto cambiò a partire dal 59 quando nerone si allontana dal filosofo e decide di far assassinare la madre e mandare in esilio la moglie ottavia (poi uccisa) per sposare poppea donna affascinante e ambiziosa che aveva fatto di tutto pur di diventà la moglie del principe. Inizialmente seneca rimane al fianco del principe assumendo comportamenti anche immorali, tutto cambia nel 62 d.C. quando “improvvisamente” muore Burro e a succedergli c’è Tigellino, uomo corrotto incline a soddisfare ogni volontà dell’imperatore, seneca chiede a Nerone di potersi ritirare a vita privata per dedicarsi agli studi e lui acconsente. A questi anni dell’otium appartiene gran parte della sua produzione letteraria. Nel 65 fu coinvolto nella congiura dei pisoni, non sappiamo se egli ne era solo a conoscenza o come dicono le fonti fosse uno dei candidati per la successione come imperatore in ogni caso poco tempo dopo gli viene ordinato da un centurione di uccidersi, Seneca affronta la morte con coraggio tagliandosi le vene come racconta tacito nel XV libro degli annales, la sua morte rappresenta la morte stoica per eccellenza, vista come realizzazione della libertà e indipendenza. Produzione: Tutta la produzione in prosa di Seneca (Giunta quasi interamente a noi) rappresenta la maggiore produzione filosofica latina. Il suo interesse è volto soprattutto, se non esclusivamente al campo morale: la sua riflessione è vota al raggiungimento della felicità che il saggio conquista giorno dopo giorno con il controllo razionale delle passioni e il conseguimento dell’autosufficienza spirituale (autarkeia).
La sua filosofia è volta allo sguardo verso l’interiorità luogo dove le contradizioni esterne non possono arrivare e quindi luogo dove viene raggiunta la libertà. La sua riflessione non si ferma alla sfera individuale ma riguarda anche quella sociale come gli stoici Seneca vedeva la condizione dell’uomo di vivere in una comunità che collabora per questo partecipò alla vita pubblica qualora quest’ultima non impedisse le proprie libertà e la ricerca propria e interiore dell’atarassia. Come gli stoici egli credeva nella necessaria fratellanza universale basata sulla concezione che gli uomini fossero tutti uguali, Seneca vedeva l’impegno sociale e politico volto al raggiungimento del bene comune come un dovere del saggio il quale doveva trovare un equilibrio tra questo obbligo e la propria ricerca interiore se ciò fosse venuto meno a causa di coincidenze esterne restava solo il ritiro durante il quale il saggio continuava a dare un contributo alla società tramite il suo esempio e i suoi scritti. La sua dottrina filosofica non si rifà ad un'unica dottrina e ciò crea delle incoerenze e contradizioni, in essa troviamo oltre allo stoicismo, l’epicureismo il platonismo e la scuola neoplatonica, un esempio e nella forma espositiva Seneca Nei suoi scritti usa la forma dialogica non sfruttando il dialogo platonico o aristotelico ma quello nato dalla diatriba cinica-stoica il quale usa un taglio più divulgativo verso un pubblico non specializzato. Seneca come quasi tutti i filosofi del suo tempo non crea un sistema di pensiero nuovo questo è dovuto: alla mancata intenzionalità e alla visione del filosofo come una guida per il discepolo volto al raggiungimento delle virtù morali. Consolationes e dialogi (dialogorum libri): sotto questo titolo troviamo 10 trattati filosofici di seneca di argomento morale composti in 12 libri, ogni trattato è composto da 1 libro mentre il De ira da tre. Qui la forma dialogica è caratterizzata da occasionali domande rivolte all’ascoltatore o ad un fittizio interlocutore che talvolta interrompe l’esposizione per porre delle domande o delle obiezioni in ogni caso siamo lontani dalla forma del dialogo tradizionale che prevedeva la costruzione di un ambientazione intorno e interlocutori reali, qui i dialoghi risentono della tecnica della diatriba è assumono un carattere colloquiale dato anche da proverbi, apostrofi, exempla, sentenze e fittizie obiezioni. Il discorso che ne vien fuori è molto vivace riconducibile al pensiero cinico-stoico volto alla pacatezza e al buon senso applicato nelle scelte dalla vita. Molte sono le discussioni sulla cronologia dei Dialogi normalmente l’ordine è costituito dalle tre consolationes e poi dai Dialogi in ordine di composizione. La cosolatio è un particolare genere di prosa (metà strada tra la prosa filosofica e l’oratoria epidittica) nasce in Grecia inizialmente rappresentato dalle orazioni funebri, comuni in ambiente aristocratico erano degli elogi alla figura del defunto che servivano per consolare i parenti e amici della morte di quest’ultimo con lo sviluppo della filosofia ellenistica che si proponeva di sottrarre l’uomo dalla paura della morte essi si sviluppano nella cosolatio breve prosa filosofica che propone una riflessione sul tema della morte e su quello che costituisce il vero bene e male per l’uomo. Le caratteristiche principali sono: la forza della retorica in tali scritti, l’uso di un tono patetico e argomentazioni che spesso vanno a finire nell’ovvio. Di ciò bisogna tener presente quando si vanno ad analizzare le consolationes di Seneca che sono tre:
tempo grazie anche alla consapevolezza che egli ha solo il presente come campo del suo dominio mentre passato e futuro sono fuori dal suo potere. Il de constantia sapientis è dedicato all’amico Anneo Sereno costretto a fingere una relazione con la liberta Atte per coprire il legame della donna con l’imperatore. Qui Seneca evidenzia come il saggio non possa soffrire dell’offesa in quanto il suo unico bene è la virtù. In Tal modo egli si pone in una posizione di superiorità morale che lo porta ad essere inattaccabile dalle ingiustizie e dalle offese legate alle contingenze, lontano dai turbamenti dell’anima, egli possiede quella serenità interiore che gli permette di raggiungere la felicità Nel de Vita Beata Seneca affronta un tema centrale della vita morale la Felicità, opera dedicata al fratello Anneo Novato il quale dopo essere stato adottato da Giunio Gallione cambia il suo nome nella prima parte Seneca espone la dottrina stoica sostenendo che la felicità possa essere raggiunta vivendo secondo natura, per l’uomo, secondo la ragione per questo fa coincidere il sommo bene con la virtù opponendosi agli epicureisti che lo facevano combaciare al piacere, Seneca sa che raggiungere la virtù è qualcosa di molto difficile perciò, come altri filosofi del suo tempo, crede che l’importante sia posi sulla strada per la ricerca della felicità e della virtù. Nella seconda parte cerca di difendere i filosofi (quindi anche lui stesso) da l’accusa mossa dall’opinione pubblica riguardo le sue ricchezze e la vita lussuosa che conduceva, al che Seneca risponde che il saggio non deve contemplare la povertà ma può accettare i beni terreni pur che ne faccia buon uso o che non ne rimanga schiavo di quest’ultimi, pronto a staccarsene senza rimpianti. Nel de Tranquillitate Animi (tranquillità dell’animo) dedicato all’amico Anneo sereno il quale lamenta di soffrire di taedium vitae ossia di essere annoiato dall’esistenza e di non saper se dedicare il proprio tempo al negotia o all’otium. Senaca suggerisce all’amico di trovare un equilibrio tra i due modelli di vita opposti, il ritiro contemplativo e l’impegno nella vita pubblica. Tale equilibrio consiste nel non farsi travolgere dal turbine della vita civile, ma neanche di isolarsi nella vita contemplativa. Farlo equivale a raggiungere l’indipendenza del sapiens il quale attraverso a conoscenza e il dominio delle proprie reazioni emotive raggiunge tale equilibrio per mezzo della ragione. Questo stato non viene raggiunto da un giorno all’altro ma bensì affrontando giorno per giorno le difficoltà della vita e deve essere mantenuto sia nell’otium interiore sia nelle decisioni civili impegnandosi per il bene comune anche nelle situazioni sfavorevoli senza scoraggiarsi per le difficoltà e accettando le avversità della sorte. Seneca prosegue idealmente tale dialogo all’interno del De otio (la vita contemplativa) Dialogo lacunoso sempre dedicato a Sereno. Presenta una visione più pessimistica riguardo alla possibilità del saggio di incidere sulla vita politica e pone maggiore attenzione sulla vita contemplativa, ciò è dovuto ad un fattore biografico, Seneca scrive l’opera dopo il fallimento della propria attività politica cerca di giustificare la sua scelta di ritirarsi a vita privata: dicendo che se le circostanze esterne impediscono al saggio di dedicarsi alla vita pubblica perché richiedono compromessi insostenibili egli ha il diritto di trarre i vantaggi esclusivamente dalla vita contemplativa, mantenendo la coerenza seguendo la strada per raggiungere il perfezionamento interiore. Nonostante il ritiro sappiamo che Seneca crede che anche in tale circostanza il saggio può incidere sulla vita pubblica, offrendo il proprio esempio di una vita volta al bene e al vero. Ultimo Dialogo De providentia, Dedicato a Lucilio al quale dedicherà anche le Naturales Quaestiones e le Epistulae, l’opera affronta il tema problematico della
provvidenza divina, lucilio critica la concezione stoica d’esistenza di una provvidenza che regola razionalmente l’equilibrio del mondo chiedendosi come mai le sventure e le sofferenze capitino ai buoni mentre i nemici rimangono risparmiati al che seneca risponde dicendo che esse non sono dei mali ma soo degli strumenti per mettere alla prova il saggio che affrontandole eleverà il suo spirito rendendosi consapevole della propria forza morale (Provvida sventura Manzoni). I trattati: sono giunti sino a noi 3 trattati, 2 di argomento filosofico morale il DE CLEMENTIA e il DE BENEFICIS e uno di argomento scientifico le Naturales Quaestiones. La forma espositiva rimane pressochè identica ossia il dialogo diatribico con un ascoltatore fittizio il motivo per cui queste opere sono separate dai dialogi risale probabilmente all’estensione. Le Naturales Quaestiones : Nell’anno 62 dopo i misfatti di Nerone Seneca si ritira a Vita privata e inizia a dedicarsi alla stesura di 7 libri di tale trattato scientifico dedicato a Lucilio. L’opera affronta problemi astronomici, metereologici e geografici non sulla base di un rigoroso metodo scientifico (non esisteva all’epoca) ma facendo riferimento alle autorità del passato confermandone o confutandone le tesi (argomenti libro1: fuochi celesti e specchi. Libro due: l’aria, tuoni, lampi e fulmini. Libro 3: l’acqua terrestre. Libro 4: la piena del nilo, la grandine la nebbia e la neve. Libro 5: i venti. Libro 6: i terremoti e libro 7: le comete). Le hp scientifiche di seneca sono curiose e testimoniano la difficoltà degli antichi di far luce sui fenomeni naturale (curiosa per esempio e la distinzione tra terremoto ondulatorio, dovuto all’azione dell’aria che passa tra le cavità terrestri e porta ad uno squassamento del terreno e terremoto sussultorio dovuto alla caduta interna di massi e porta ad una vibrazione) in ogni caso ciò che di rilevante c’è da ricordare è la speranza che Seneca (come altri filosofi del suo tempo) pone nel progresso scientifico il quale con rigoroso studio riuscirà a spiegare sempre di più tutti i fenomeni naturali (nell’opera parla anche di dio secondo la concezione stoica forza provvidenziale che regola e regge il mondo). Risulta lampante come l’intento dell’opera non sia scientifico ma bensì morale ossia rasserenare l’uomo facendo luce sui fenomeni naturale in modo che egli senza timori possa sfruttare ciò che la natura gli mette a disposizione e inoltre possa contemplare la meravigliosa razionalità dell’universo. Epistulae morales ad Lucilium: Le lettere morali a Lucilio (opere della maturità) sono una raccolta di 124 epistole divise in 20 libri dedicate all’amico Lucilio Iunione, cavaliere campano amante della letteratura diventato procuratore il Sicilia. Gli argomenti sono vari ma si riconducono alla ricerca della perfezione morale e della saggezza. Non tutte le epistole sono state inviate all’amico infatti come lo stesso Seneca esprime nell’opera egli ha scritto l’opera a vantaggio dei posteri ossia ha messo a disposizione del prossimo le proprie esperienze e conoscenze. L’opera è dunque pensata per la pubblicazione. Il modello non è quello ciceroniano che viene ampiamente criticato ma quello del filosofo greco epicuro il quale in tono colloquiale e pacato usava diffondere la propria dottrina attraverso delle lettere inviate a degli amici. Tale influenza la vediamo anche con dei rimandi alla filosofia del greco epicuro nei primi libri ciò testimonia l’apertura filosofica di Seneca che spesso fa rientrare nello stoicismo (filosofia alla base della sua etica) altri insegnamenti sulla via dellla saggezza e quindi della felicità. Le epistulae non sono un’opera sistematica non hanno una struttura ben definita sia a livello generale sia nelle argomentazioni delle singole epistole che stesso procedono per associazione ciò crea una certa spontaneità. Quest’opera si propone come una vera e propria introduzione alla filosofia intesa come strumento per raggiungere la saggezza e secondo il modello stoico quindi la virtù e
Il suo stile da una parte ottenne grande fama tra gli oratori e i giovani (l’opinione pubblica) tante e aspre furono le critiche: mosse da: L’imperatore Caligola che definì lo stile di seneca come sabbia senza calce o ancora Quintiliano, retore del I secolo, amante ed emulo dello stile ciceroniano riconoscere il valore morale delle argomentazioni di seneca ma a livello stilistico lo considera corruttore dell’eloquenza, altre critiche sono mosse dalla scuola arcaizzante del II secolo d.C. in ogni caso possiamo dire che questo ritmo frammentario esprime sia la profondità del suo pensiero sia la forza espressiva dell’autore.