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questo file inizia con una piccola introduzione dell'età imperiale e poi continua con la vita di Fedro
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Durante la prima età imperiale si ebbe il progressivo ampliarsi del pubblico dei lettori, diminuì il genere letterario civile e nacquero tre nuovi generi minori che rappresentavano la realtà quotidiana in una dimensione più umile. Nacquero quindi la Satira , l’Epigramma e la Favola in versi. [Il termine favola (fabula) deriva dal verbo “faris” ovvero dire, raccontare. É un breve racconto in prosa o in versi con lo scopo di trasmettere un insegnamento morale] MODELLO GRECO Genere popolare e orale, la prima favola greca era rivolta ad Esiodo e simile a questa quella di Archiloco. Il cambiamento di questo genere si ebbe con Esopo e le sue favole comiche.
Questo genere veniva espresso nel genere satirico con Ennio , Lucilio e Orazio. Con Fedro questo genere divenne autonomo e in versi.
Ricordiamo i testi del francese Jean de la Famatine , che rivolgeva le sue favole alla chiesa e alla società; e Trilussa che scrisse favole adattando la morale ai suoi tempi.
Non si hanno molte notizie biografiche su Fedro ma si è sicuri che nacque intorno al 20 a.C. in Macedonia, venne portato a Roma in giovane età come schiavo e riuscì a liberarsi grazie ai suoi meriti intellettuali che Augusto notò. Cominciò a scrivere le favole negli anni del principato di Tiberio urtando, però, la suscettibilità di potenti personaggi , proprio per questo venne sottoposto a processo e condannato. Cerco aiuto di influenti liberti come Eutico , Particulone e Fileto ( dedica gli ultimi tre libri delle Fabulae ). Morì intorno al 50 d.C. all’inizio dell’età neroniana. Fedro ed Esopo Fedro, per il genere, si ispirava ad Esopo , il maggiore favolista greco, anch’egli giunto in Grecia come schiavo e poi liberato perché letterato. Fedro ha ripreso il genere favolistico sia perché lo preferiva rispetto ad altri generi, sia perché attraverso le favole poteva esprimere, anche se non esplicitamente, giudizi sulla sua epoca e sulla politica. La visione pessimistica La società che descrive Fedro è dominata dalla “legge del più forte” , per questo ha una visione pessimistica della vita: vedeva gli uomini divisi tra chi è potente ( violenti, prepotenti e autoritari ) e chi si trova a dover sottostare ai primi, tacendo e subendo passivamente. Forse per la prima volta si ebbe nella letteratura l’ottica degli umili e degli oppressi. Nonostante le sue denunce sociali, Fedro non esprime alcuna forma di speranza in un possibile mutamento del proprio stato sociale, proprio per questo sembra che voglia consigliare la via dell’accettazione, della prudenza e dell’astuzia. Le Fabulae L'opera di Fedro si compone di 93 brevi favole raccolte in cinque libri ( il primo libro contiene 31 favole, il secondo 8 , il terzo 19 , il quarto 25 e l'ultimo 10 ), a cui si deve aggiungere una raccolta di 40 favole di dubbia attribuzione, detta Appendix Perotina dal nome di Niccolò Perotti, studioso del 1400 che le classificò come fedriane. La maggior parte delle favole sono di breve estensione e trattano vicende i cui protagonisti sono gli animali , che però rappresentano i vizi e le virtù umane ( lupo=arroganza; volpe=astuzia; mulo o rana=l’umile sconfitto ), se non veri e propri personaggi storici. Il luogo e lo spazio in cui è collocato il nucleo narrativo non sono molto dettagliati e le vicende possono essere raccontate tramite un dialogo diretto o indiretto. Il loro fine, al contrario di Esopo, non è solo di intrattenimento, ma anche un intento moralistico , in quanto vogliono educare il lettore. Le favole sono strutturate in:
Ci sono cinque prologhi, uno all’inizio di ogni libro, che esprimono la “poetica” di Fedro: ● 1° libro: Fedro si riferisce ad Esopo, stabilendo le differenze con l’autore greco. L'impianto alla base delle sue favole deriva da Esopo, ma la lingua, la società descritta e la forma appartengono a Fedro, che rivendica la sua autonomia inventiva, enunciando la differenza tra delectare (= intrattenere, lo scopo di Esopo) e docere (= insegnare, lo scopo di Fedro); ● 2° libro: definisce come proprie la varietas (varietà dei contenuti delle favole) e la brevitas (brevità, non solo dal punto di vista dei contenuti, ma anche per lo stile e la lingua); ● 3° libro: distingue tra semita (= sentiero, quello che ha indicato Esopo, dando il via al genere favolistico) e via (Fedro ha percorso la strada tracciata da Esopo, ma ha elevato poi il genere favolistico a dignità letteraria); ● 4° libro: specifica la distinzione tra “esopie” (proprie di Esopo) ed “esopiche” (le sue, che ha ripreso il modello ma non le ha copiate); ● 5° libro: dice che Esopo ormai è divenuto per lui solo un nomen, cioè Fedro è cresciuto, non ha più bisogno del maestro, che rimane comunque per lui un punto di riferimento. Lo stile e la lingua Lo stile di Fedro è leggero, semplice e chiaro, anche se utilizza allegorie ( facilmente comprensibili ) e altre figure retoriche. Le favole sono scritte in senari giambici. Per quanto riguarda la lingua , Fedro utilizza il servo cotidianus , perché le sue favole sono rivolte ad un pubblico vasto, fatto di letterati e di semi-analfabeti.