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Inquadramento Età imperiale e Fedro, Appunti di Latino

Inquadramento Età imperiale e Fedro

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 30/06/2023

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L’età imperiale è caratterizzata dalla presenza di un imperatore che influenza anche
la letteratura perché i letterati si confrontano con il contesto storico e sociale che
hanno a disposizione e cioè quello in cui vivono.
Tutta la letteratura imperiale viene definita letteratura d’argento e chi scrive ha la
percezione che sia impossibile superare la letteratura augustea, che tutto sia già
stato detto e fatto, hanno l’impressone che si possa solo ridire e variare leggermente
senza nessuna novità. Si considerano epigoni (= che vengono dopo).
L’età imperiale copre un arco di tempo piuttosto ampio che va dal I al V secolo dC,
e quindi la sua letteratura si può suddividere in:
I secolo: letteratura della prima età imperiale
II secolo: letteratura degli imperatori per adozione (o principato per adozione)
III secolo: ci fu una crisi dell’impero a causa di una battuta d’arresto per progresso
economico, politico, culturale che ha una ricatto dal punto di vista letterario. Inoltre
tra III e IV secolo c’è l’avvento del cristianesimo dopo secoli di tradizione pagana.
Questo è sconvolgente in quanto è una religione molto diversa dal paganesimo e dalle
altre religioni.
IV - V secolo: vi è un declino dell’impero dovuto alla crisi. L’apice dello splendore di
Roma e il suo momento di imposizione come capitale del mondo vanno sciamando.
Questo anche perché il mondo che sta cambiando.
I secolo
Dinastia Giulio-Claudia (14 - 69 dc)
Ottaviano è morto e lascia come successore Tiberio, che sembra quasi essere un
ripiego in quanto gli altri figli sono morti tutti prematuri. Quando Tiberio abbandona la
scena politica e gli succede Caligola e con lui si ha una sorta di dispotismo (egli nominò il
su cavallo senatore in quanto disprezzava le magistrature tradizionali). A Caligola
segue Claudio che è un inetto, è incapace di combattere, probabilmente era anche
zoppo, e quindi conduce una vita da intellettuale. Claudio fu molto sfortunato nella
scelta delle mogli ( prima messalina che non voleva diventare moglie dell’imperatore e
per dispetto a Claudio venne nominata meretrice dell’impero e condannata a morte in
piazza; poi ci fu agrippina, con cui ebbe Nerone, che fece uccidere Claudio e cercò di
portare Nerone al potere, che però era troppo piccolo quindi inizialmente il potere
andò alla madre). A Nerone viene imputato l’incendio di Roma in modo da poter
ricostruire Roma a suo piacimento o per dare la colpa a ebrei/cristiani. Nerone aveva
una grande passione per le arti, in particolare canto, musica e danza. Egli fu anche
autore di poesie ma questa cosa viene giudicata disdicevole per un imperatore in
quanto dovrebbe dare immagine austera e rigoroso per condurre lo stato con una
certa capacità militare, proprio questo era il sogno della madre ma a lui non
interessava combattere o guidare lo stato perché preferiva vivere nel lusso e negli
eccessi senza interessi politici. Lui e la madre tenteranno di uccidersi a vicenda. Nerone
ha anche un personale maestro che è Seneca, speciale perché è un grande pensatore
e filosofo che scrive in prosa e cerca di avere un’influenza positiva su Nerone per farlo
Inquadramento storico: l’età imperiale
inquadramento storico leta imperiale
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L’età imperiale è caratterizzata dalla presenza di un imperatore che influenza anche

la letteratura perché i letterati si confrontano con il contesto storico e sociale che hanno a disposizione e cioè quello in cui vivono.

Tutta la letteratura imperiale viene definita letteratura d’argento e chi scrive ha la

percezione che sia impossibile superare la letteratura augustea, che tutto sia già stato detto e fatto, hanno l’impressone che si possa solo ridire e variare leggermente

senza nessuna novità. Si considerano epigoni (= che vengono dopo).

L’età imperiale copre un arco di tempo piuttosto ampio che va dal I al V secolo dC,

e quindi la sua letteratura si può suddividere in: ❖ (^) I secolo: letteratura della prima età imperiale ❖ (^) II secolo: letteratura degli imperatori per adozione (o principato per adozione) ❖ (^) III secolo: ci fu una crisi dell’impero a causa di una battuta d’arresto per progresso economico, politico, culturale che ha una ricatto dal punto di vista letterario. Inoltre

tra III e IV secolo c’è l’avvento del cristianesimo dopo secoli di tradizione pagana.

Questo è sconvolgente in quanto è una religione molto diversa dal paganesimo e dalle altre religioni.

❖ IV - V secolo: vi è un declino dell’impero dovuto alla crisi. L’apice dello splendore di

Roma e il suo momento di imposizione come capitale del mondo vanno sciamando. Questo anche perché il mondo che sta cambiando. I secolo

❖ Dinastia Giulio-Claudia (14 - 69 dc)

Ottaviano è morto e lascia come successore Tiberio, che sembra quasi essere un ripiego in quanto gli altri figli sono morti tutti prematuri. Quando Tiberio abbandona la scena politica e gli succede Caligola e con lui si ha una sorta di dispotismo (egli nominò il su cavallo senatore in quanto disprezzava le magistrature tradizionali). A Caligola segue Claudio che è un inetto, è incapace di combattere, probabilmente era anche zoppo, e quindi conduce una vita da intellettuale. Claudio fu molto sfortunato nella scelta delle mogli ( prima messalina che non voleva diventare moglie dell’imperatore e per dispetto a Claudio venne nominata meretrice dell’impero e condannata a morte in piazza; poi ci fu agrippina, con cui ebbe Nerone, che fece uccidere Claudio e cercò di portare Nerone al potere, che però era troppo piccolo quindi inizialmente il potere andò alla madre). A Nerone viene imputato l’incendio di Roma in modo da poter ricostruire Roma a suo piacimento o per dare la colpa a ebrei/cristiani. Nerone aveva una grande passione per le arti, in particolare canto, musica e danza. Egli fu anche autore di poesie ma questa cosa viene giudicata disdicevole per un imperatore in quanto dovrebbe dare immagine austera e rigoroso per condurre lo stato con una certa capacità militare, proprio questo era il sogno della madre ma a lui non interessava combattere o guidare lo stato perché preferiva vivere nel lusso e negli eccessi senza interessi politici. Lui e la madre tenteranno di uccidersi a vicenda. Nerone

ha anche un personale maestro che è Seneca, speciale perché è un grande pensatore

e filosofo che scrive in prosa e cerca di avere un’influenza positiva su Nerone per farlo Inquadramento storico: l’età imperiale inquadramento storico l’eta^ imperiale

governare con spessore intellettuale e non solo con la forza bruta. Era necessario che Nerone portasse il pensiero oltre alle azioni. Inizialmente riesce nel suo intento ma poi perde completamente il suo ascendente su Nerone che diventerà un sovrano dispotico e Seneca si ritirerà in una villa privata.

❖ Annus horribilis (69 dC)

Tra le due dinastie che regnano nel primo secolo vi è di mezzo un’anno particolare in cui si succedono quattro imperatori diversi tutti eletti dal’esercito e questo crea grande instabilità politica perché non è dinastia di sangue a regnare ma lo spostamento dei giochi dei poteri è in mano all’esercito e non al governo.

❖ Dinastia Flavia (69 - 96 dc)

L’ultimo dei quattro imperatori eletti dall’esercito è Vespasiano che da inizio alla

dinastia flavia. A lui succedono Tito e Domiziano.

Nel primo secolo abbiamo:

❖ Fedro, che è autore di favole e riscrive anche favole greche scritte da Esopo.

❖ Seneca, un vero e proprio pensatore.

❖ Petronio, scrive il satiricum di cui a noi è rimasto solo il racconto di una cena

raccontata con un linguaggio volgare. Con petronio nasce il romanzo.

❖ Giovenale e Marziale che scrivono epigrammi che sono componimenti molto brevi

e di carattere pungente. Scrivono anche satire.

❖ Quintiliano, parla di scuola e istruzione spiegando come dovebbero essere

nell’institutio oratoria. Ottiene la prima cattedra di retorica dai flavi. II secolo

E il secolo degli imperatori per adozione: Adriano (muro con la Britannia, massima

espansione dell’impero), Traiano (colonna di Traiano su cui tutte le sue imprese) e

Marco Aurelio. Non ci sono più le famiglie dinastiche ma ogni imperatore adotta il

suo successore senza legame di sangue, quindi vengono scelti per questioni di merito così da non avere più inetti al potere. Tra gli autori abbiamo:

❖ Tacito, storiografo di transizione tra primo e secondo secolo che negli Annales

racconta la storia di Roma partendo dall’epoca imperiale. L’opera è suddivisa in anni e ordinata cronologicamente. É proprio in quest’opera che ci viene raccontata la vicenda di Nerone e della madre Agrippina.

❖ Svetonio, scrive biografie di autori e personaggi significativi, quindi si configura

sempre come uno storiografo a differenza di tacito che parte dai fatti, Svetonio parte dalle persone.

❖ Apuleio, scrive un racconto con tratti magici ed esoterici in cui riunisce il mito e

una visone magica della realtà, proprio per questo si distacca molto da Svetonio e tacito che sono storiografi per i quali la realtà è fondamentale.

❖ Plinio il giovane, scrive lettere personali destinate ad amici o parenti.

III secolo

É il secolo della crisi causata dall’arrivo di nuove popolazioni che premono sui confini e

portano pressioni dal punto di vista bellico. Queste popolazioni portano nuove religioni

Fedro è un autore del I secolo dc di cui si sa molto poco. Fedro è nato (20 o 50 dC) o in Tracia o in Macedonia (qui vediamo il decentramento dell’impero, viene dalle periferie dell’impero, non da Roma). Arriva a Roma tra 11 e 13 dC come schiavo a seguito della repressione di una rivolta in Tracia (a causa delle guerre di espansione ci sono molti schiavi nella capitale) che fu poi liberato da Ottaviano. La sua condizione è molto importante perché si riflette in tutto quello che scrive,

esprime il punto di vista degli umili e racconta la povertà (nella favole del Lupo e Agnello

vediamo come i deboli siano destinati a soccombere ai più forti ⇢ c’è un pessimismo di base). Non è analfabeta ma scrive in un latino semplice, con parole quotidiane perché ha

come destinatari la classe bassa delle quali si fa portavoce, inoltre se usasse un

latino aulico non sarebbe coerente con il messaggio che cerca di trasmettere.

Ha una visione pessimista della realtà dovuta al fatto che osservando la vita a Roma

si accorge che i deboli devono sempre soccombere ai potenti e le classi sociali sono molto rigide e non c’è possibilità di passaggio da una classe all’altra. Il pessimismo di Fedro trova parziale conferma nella realtà di fatto della società romana: il nuovo regime imperiale, infatti, pur vedendo avanzate sociali come quelle dei liberti, impediva una sostanziale mobilità sociale, mantenendo rigide le divisioni tra ceti e bloccandone le possibilità di fusione e passaggio da uno all’altro. Fedro ritiene che gli umili debbano realisticamente prendere atto, nella consapevolezza, nella disparità delle forze in campo, senza ribellarsi, anzi adottando come unica forma di resistenza la paziente sopportazione. Per cui chi nasce umile non ha grandi possibilità di riscatto, può solo vivere

pacatamente e usare la pazienza e docilis solertia ( il sarcasmo/ battuta di spirito

ingegnosa per togliersi dalle situazioni scomode) come forza di resistenza alla realtà.

La volpe è ingegnosa e con la battuta pronta cerca sempre di cavarsi d’impiccio.

In alcune favole vediamo che Fedro non crede alle alleanze tra classi sociali diverse, manca la solidarietà perché ogni classe guarda al suo livello, non agli altri. Quindi difficilmente nelle favole gli animali si alleano tra loro, sono comunque tutti contro tutti. Fedro non ha una visione favolistica e leggera della realtà. Fedro traduce favole di Esopo ⇢ non inventa niente dal punto di contenuto ma riscrive meglio le favole di esodo poiché sono scritte male dal punto di vista della forma.

La favola come genere letterario è caratterizzata dalla presenza di una morale che in

ferro è sempre esplicita (mentre in Esopo non sempre lo è)e dalla presenza di animali

quasi antropomorfi (vizi, virtù, comportamento e dono della parola) e allegorici come

personaggi e protagonisti. Ma in alcune favole i protagonisti sono anche uomini e ambientazioni romane, a volte con cenni autobiografici per formare racconti più ampi e articolati.

Le favole di Fedro sono in versi (senario giambico) mentre Esopo scriveva in prosa.

Abbiamo 125 favole di cui alcune circa 93 ci vengono consegnate da codici antichi e 32 che vengono scoperte nel 1400 dall’umanista Nicolò cerotti che vanno a formare l’appendix perottiana. Inoltre alcune favole furono tradotte in prosa nel medioevo.

FEDRO

fedro

Alle favole sono da aggiungere i prologhi che precedono i cinque libri della raccolta e gli

epiloghi che a volte li concludono. La composizione delle favole risalgono alla vecchiaia.

Lo stile

Fedro dà prova di una ricercata brevitàs, uno stile condensato e ridotto al minimo

quasi secchezza della narrazione. Vi è l’incisività dei dialoghi, le cui battute esprimono

in maniera netta e tagliente lo scontro di forze in atto. Vi è l’uso di un linguaggio sobrio,

lineare, in un sermo familiaris appena velato di letterarietà,

coerente con la scelta metrica del senario giambico, tipico della commedia latina. Anche se egli fu gratificato dal favore popolare, Fedro non ottenne dalla cultura ufficiale il riconoscimento di quel valore letterario a cui ambiva (tanto che venne ignorato da Quintiliano quando tratta il genere delle favole; venne citato solo in un epigramma di Marziale; verrà solo ricordato da Aviano). Anche nel Medioevo il suo nome rimase all’oscuro. Fedro diventò famoso nel 1800. La riscoperta dei codici contenenti le sue favole (precisamente nominate) avvenne tra il XV e il XVI da qui nacque il fiorire del genere favolistico nelle letterature europee. Il prologo

Questo prologo è molto importante perché costituisce una dichiarazione di poetica

di intenti. Esopo è il poeta modello ed esplicita subito il rapporto con il modello nei primi

due versi.

Ha due scopi: intrattenere e ammonire la vita con consigli prudenti. Quindi ha un valore

pedagogico, deve insegnare qualcosa. Lui esplicita sempre la morale. Nel prologo si usa anticipare e scusarsi in anticipo per le critiche di irrealtà che possono essere mosse all’opera. Mette le mani avanti e giustifica da subito le sue scelte. Il lupo e l’agnello Un lupo e un agnello erano giunti allo stesso fiume spinti dalla sete; il lupo stava più in alto e molto più in basso stava l’agnello. Allora il malvagio, spinto dalla fame (fauci) crudele, cercò il pretesto del litigio. “ Perché - disse - hai fatto a me l’acqua agitata da bere?” (>>> perché hai reso agitata a me che bevo?) L’agnello di contro temendo: “come posso, ti chiedo, rendere, ciò che dici, oh lupo? Il liquido scorre da te ai miei sorsi.” Quello, rimbeccato dalla forza della verità: “in questi ultimi sei mesi, disse, tu hai detto male di me”. Rispose l’agnello: “certamente non ero neanche nato”. “Per ercole, esse quello, tuo padre (allora) ha detto male di me” e così lacera con morte ingiusta. Questa favola è stata scritta a causa di quegli uomini che opprimono gli innocenti con false cause. La favola del lupo e dell’agnello apre la raccolta di Fedro. Propone al lettore la visione del poeta sul rapporto tra i potenti e gli umili. L’agnello, in contesa con il lupo, nonostante abbia l’evidenza della ragione della sua, è più debole e perciò deve soccombere. La morale, qui collocata in chiusa del componimento, si preoccupa di collegare, con il pessimismo proprio di Fedro, il mondo fittizio della favola con quello reale degli uomini, dimostrando così l’universalità della legge del più forte.

C’è una morale: la legge del più forte e il fatto che il più forte cerca una scusa

qualsiasi per prevalere sul più debole.