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la letteratura perché i letterati si confrontano con il contesto storico e sociale che hanno a disposizione e cioè quello in cui vivono.
percezione che sia impossibile superare la letteratura augustea, che tutto sia già stato detto e fatto, hanno l’impressone che si possa solo ridire e variare leggermente
e quindi la sua letteratura si può suddividere in: ❖ (^) I secolo: letteratura della prima età imperiale ❖ (^) II secolo: letteratura degli imperatori per adozione (o principato per adozione) ❖ (^) III secolo: ci fu una crisi dell’impero a causa di una battuta d’arresto per progresso economico, politico, culturale che ha una ricatto dal punto di vista letterario. Inoltre
Questo è sconvolgente in quanto è una religione molto diversa dal paganesimo e dalle altre religioni.
Roma e il suo momento di imposizione come capitale del mondo vanno sciamando. Questo anche perché il mondo che sta cambiando. I secolo
Ottaviano è morto e lascia come successore Tiberio, che sembra quasi essere un ripiego in quanto gli altri figli sono morti tutti prematuri. Quando Tiberio abbandona la scena politica e gli succede Caligola e con lui si ha una sorta di dispotismo (egli nominò il su cavallo senatore in quanto disprezzava le magistrature tradizionali). A Caligola segue Claudio che è un inetto, è incapace di combattere, probabilmente era anche zoppo, e quindi conduce una vita da intellettuale. Claudio fu molto sfortunato nella scelta delle mogli ( prima messalina che non voleva diventare moglie dell’imperatore e per dispetto a Claudio venne nominata meretrice dell’impero e condannata a morte in piazza; poi ci fu agrippina, con cui ebbe Nerone, che fece uccidere Claudio e cercò di portare Nerone al potere, che però era troppo piccolo quindi inizialmente il potere andò alla madre). A Nerone viene imputato l’incendio di Roma in modo da poter ricostruire Roma a suo piacimento o per dare la colpa a ebrei/cristiani. Nerone aveva una grande passione per le arti, in particolare canto, musica e danza. Egli fu anche autore di poesie ma questa cosa viene giudicata disdicevole per un imperatore in quanto dovrebbe dare immagine austera e rigoroso per condurre lo stato con una certa capacità militare, proprio questo era il sogno della madre ma a lui non interessava combattere o guidare lo stato perché preferiva vivere nel lusso e negli eccessi senza interessi politici. Lui e la madre tenteranno di uccidersi a vicenda. Nerone
e filosofo che scrive in prosa e cerca di avere un’influenza positiva su Nerone per farlo Inquadramento storico: l’età imperiale inquadramento storico l’eta^ imperiale
governare con spessore intellettuale e non solo con la forza bruta. Era necessario che Nerone portasse il pensiero oltre alle azioni. Inizialmente riesce nel suo intento ma poi perde completamente il suo ascendente su Nerone che diventerà un sovrano dispotico e Seneca si ritirerà in una villa privata.
Tra le due dinastie che regnano nel primo secolo vi è di mezzo un’anno particolare in cui si succedono quattro imperatori diversi tutti eletti dal’esercito e questo crea grande instabilità politica perché non è dinastia di sangue a regnare ma lo spostamento dei giochi dei poteri è in mano all’esercito e non al governo.
Nel primo secolo abbiamo:
raccontata con un linguaggio volgare. Con petronio nasce il romanzo.
e di carattere pungente. Scrivono anche satire.
nell’institutio oratoria. Ottiene la prima cattedra di retorica dai flavi. II secolo
suo successore senza legame di sangue, quindi vengono scelti per questioni di merito così da non avere più inetti al potere. Tra gli autori abbiamo:
racconta la storia di Roma partendo dall’epoca imperiale. L’opera è suddivisa in anni e ordinata cronologicamente. É proprio in quest’opera che ci viene raccontata la vicenda di Nerone e della madre Agrippina.
sempre come uno storiografo a differenza di tacito che parte dai fatti, Svetonio parte dalle persone.
una visone magica della realtà, proprio per questo si distacca molto da Svetonio e tacito che sono storiografi per i quali la realtà è fondamentale.
III secolo
portano pressioni dal punto di vista bellico. Queste popolazioni portano nuove religioni
Fedro è un autore del I secolo dc di cui si sa molto poco. Fedro è nato (20 o 50 dC) o in Tracia o in Macedonia (qui vediamo il decentramento dell’impero, viene dalle periferie dell’impero, non da Roma). Arriva a Roma tra 11 e 13 dC come schiavo a seguito della repressione di una rivolta in Tracia (a causa delle guerre di espansione ci sono molti schiavi nella capitale) che fu poi liberato da Ottaviano. La sua condizione è molto importante perché si riflette in tutto quello che scrive,
vediamo come i deboli siano destinati a soccombere ai più forti ⇢ c’è un pessimismo di base). Non è analfabeta ma scrive in un latino semplice, con parole quotidiane perché ha
latino aulico non sarebbe coerente con il messaggio che cerca di trasmettere.
si accorge che i deboli devono sempre soccombere ai potenti e le classi sociali sono molto rigide e non c’è possibilità di passaggio da una classe all’altra. Il pessimismo di Fedro trova parziale conferma nella realtà di fatto della società romana: il nuovo regime imperiale, infatti, pur vedendo avanzate sociali come quelle dei liberti, impediva una sostanziale mobilità sociale, mantenendo rigide le divisioni tra ceti e bloccandone le possibilità di fusione e passaggio da uno all’altro. Fedro ritiene che gli umili debbano realisticamente prendere atto, nella consapevolezza, nella disparità delle forze in campo, senza ribellarsi, anzi adottando come unica forma di resistenza la paziente sopportazione. Per cui chi nasce umile non ha grandi possibilità di riscatto, può solo vivere
ingegnosa per togliersi dalle situazioni scomode) come forza di resistenza alla realtà.
In alcune favole vediamo che Fedro non crede alle alleanze tra classi sociali diverse, manca la solidarietà perché ogni classe guarda al suo livello, non agli altri. Quindi difficilmente nelle favole gli animali si alleano tra loro, sono comunque tutti contro tutti. Fedro non ha una visione favolistica e leggera della realtà. Fedro traduce favole di Esopo ⇢ non inventa niente dal punto di contenuto ma riscrive meglio le favole di esodo poiché sono scritte male dal punto di vista della forma.
personaggi e protagonisti. Ma in alcune favole i protagonisti sono anche uomini e ambientazioni romane, a volte con cenni autobiografici per formare racconti più ampi e articolati.
Abbiamo 125 favole di cui alcune circa 93 ci vengono consegnate da codici antichi e 32 che vengono scoperte nel 1400 dall’umanista Nicolò cerotti che vanno a formare l’appendix perottiana. Inoltre alcune favole furono tradotte in prosa nel medioevo.
fedro
Lo stile
in maniera netta e tagliente lo scontro di forze in atto. Vi è l’uso di un linguaggio sobrio,
coerente con la scelta metrica del senario giambico, tipico della commedia latina. Anche se egli fu gratificato dal favore popolare, Fedro non ottenne dalla cultura ufficiale il riconoscimento di quel valore letterario a cui ambiva (tanto che venne ignorato da Quintiliano quando tratta il genere delle favole; venne citato solo in un epigramma di Marziale; verrà solo ricordato da Aviano). Anche nel Medioevo il suo nome rimase all’oscuro. Fedro diventò famoso nel 1800. La riscoperta dei codici contenenti le sue favole (precisamente nominate) avvenne tra il XV e il XVI da qui nacque il fiorire del genere favolistico nelle letterature europee. Il prologo
due versi.
pedagogico, deve insegnare qualcosa. Lui esplicita sempre la morale. Nel prologo si usa anticipare e scusarsi in anticipo per le critiche di irrealtà che possono essere mosse all’opera. Mette le mani avanti e giustifica da subito le sue scelte. Il lupo e l’agnello Un lupo e un agnello erano giunti allo stesso fiume spinti dalla sete; il lupo stava più in alto e molto più in basso stava l’agnello. Allora il malvagio, spinto dalla fame (fauci) crudele, cercò il pretesto del litigio. “ Perché - disse - hai fatto a me l’acqua agitata da bere?” (>>> perché hai reso agitata a me che bevo?) L’agnello di contro temendo: “come posso, ti chiedo, rendere, ciò che dici, oh lupo? Il liquido scorre da te ai miei sorsi.” Quello, rimbeccato dalla forza della verità: “in questi ultimi sei mesi, disse, tu hai detto male di me”. Rispose l’agnello: “certamente non ero neanche nato”. “Per ercole, esse quello, tuo padre (allora) ha detto male di me” e così lacera con morte ingiusta. Questa favola è stata scritta a causa di quegli uomini che opprimono gli innocenti con false cause. La favola del lupo e dell’agnello apre la raccolta di Fedro. Propone al lettore la visione del poeta sul rapporto tra i potenti e gli umili. L’agnello, in contesa con il lupo, nonostante abbia l’evidenza della ragione della sua, è più debole e perciò deve soccombere. La morale, qui collocata in chiusa del componimento, si preoccupa di collegare, con il pessimismo proprio di Fedro, il mondo fittizio della favola con quello reale degli uomini, dimostrando così l’universalità della legge del più forte.