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caratteristiche generali e opere
Tipologia: Appunti
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Fedro Nato in Macedonia arriva a Roma come figlio di schiavi e diventa un liberto di Augusto. Viene liberato e quindi inizia a scrivere grazie ai sostentamenti economici. Scrive le Fabule: 100 di sicura attribuzione+ altre 40 Esopo fu l’inventore delle favole nel mondo greco-latino Che rapporti ci sono tra Esopo e Fedro? Esopo scrive in prosa e usa come protagonisti solo animali, Fedro no. Fedro scrive in senari giambici (scelta autoriduttiva) che erano usati da Plauto nei momenti più comici dei suoi racconti (=Deverbia). Fedro ebbe poco successo durante il suo tempo e lo sappiamo perché Seneca diceva che nessuno aveva scritto favole e Quintiliano pubblicó poi un libro sulla storia della letteratura latina e non lo citó. La scelta della fiaba è una sprezzatura(=atteggiamento di distacco spontaneo) : “ non prendetemi troppo sul serio perché tanto sono favole .” Pubblico : 1-I suoi libri erano i libri di testo per bambini delle elementari che dovevano imparare a leggere in latino. 2-Gli studiosi utilizzano i testi di Fedro per capire la lingua latina. 3-Tutti: utilizza un latino senza influssi dialettali ed excursus(= divagazione di carattere formativo) , molto pulito e totalmente privo di errori. Altra caratteristica della lingua è la semplicità sintattica con periodi molto brevi: non sottintende nulla e usa appunto le costruzioni sintattiche più comuni Ha un obiettivo: Monere= avvertire: intento educativo, attraverso semplici episodi si arriva alla morale Il mezzo per raggiungere tale obiettivo è il “movere risum”=spingere al riso Struttura delle storie: (non in tutte;a volte può mancare o la promitio o l’ epimitio, ma una delle due c'è sempre perché la morale deve essere esplicitata)
Nella Promitio e nell’Epimitio viene dichiarata, quasi sempre esplicitamente, la morale che si vuole insegnare Nella Narratio sviluppa questi concetti Fedro è uno dei rarissimi casi in cui la morale viene dal basso. I comportamenti umani vengono giudicati dal punto di vista di chi il potere lo subisce. Anche in altri contesti funziona così, ma solo in storie comiche, e lui non vuole far ridere ma vuole far riflettere. (non tratta i personaggi in modo comico come fa Manzoni)
Lucano Nel 65 dC morì poiché scoprirono della congiura di Pisone che stavano progettando contro Nerone. All’inizio era un amico personale di Nerone, ma poi negli ultimi anni tale amicizia si interruppe perché (forse) Nerone si accorse che era più bravo di lui Di lucano si conoscono i titoli di 10 opere, ma ne è sopravvissuta solo una: Bellum civile o Pharsalia. Narra della guerra di Farsalo tra Cesare e Pompeo dopo la quale Roma cessò di essere una Repubblica. (Cesare=dittatore a vita con diritto di nomina dell’erede) Lucano celebra Cesare perché Nerone legalmente era suo discendente dato che Cesare adottò Ottaviano, quindi in realtà è dedicata a Nerone Si potrebbe pensare ad una seconda Eneide. Ma la Pharsalia è l’anti-Eneide, una parodia tragica di essa (antifrasi= espressione che definisce un concetto nel modo opposto, ironicamente). Ogni imperatore ha l'opera che si merita: l'Eneide è l'espressione della massima celebrazione della Roma Augustea, la Pharsalia è una denuncia verso Nerone che ha distrutto Roma. Non puó denunciarlo in modo diretto/esplicito, quindi torna all'origine della disfatta ossia alla vittoria di Cesare a Farsalo che segnò la fine della Repubblica, la fine delle libertà repubblicane Per una buona parodia, essa deve continuamente rimandare all’opera parodiata. È scritta in esametri come l’Eneide e dovevano essere 12 libri proprio come l’eneide, ma viene interrotta a metà del 10^ libro per la morte di Lucano Nekyomanteia (=negromanzia, atto di magia nera) Vs Discesa agli inferi Nel 6^ libro dell’Eneide, Enea va a Cuma e scende negli inferi dove incontra Didone e il padre Anchise che gli mostra il suo destino e la futura storia di Roma Nel 6^ libro della Pharsalia, Pompeo chiede ad una maga chiamata Erittone di resuscitare un soldato pompeiano per scoprire come era la guerra, lei lo fa e il soldato viene così costretto a riunire anima e corpo.
Riprende progressivamente la vita, poi viene respinto dalla terra e si ritrova in piedi. Profetizza il destino di Roma ma non in chiave gloriosa, bensì disastrosa: nomina a Sesto Pompeo tutti i grandi nemici (Catilina, Annibale, etc.) , i quali già morti si rallegrano perché sentono che ciò che non sono riusciti a fare loro, lo farà Cesare (profezia post quem) La itiom è Enea, la itiom è l’inizio della guerra. La cosa strana è che la Pharsalia ci è pervenuta, mentre tutte le altre sono sparite. È un'opera di denuncia del degrado di Roma: viene sottolineata l'atrocità è l'assurdità della guerra che essendo civile favorì solamente i nemici Nel poema ci sono delle ammissioni sparse che facevano pensare che anche una vittoria di Pompeo sarebbe stata disastrosa, ma mai quanto quella di Cesare Perché viene considerata l’anti Eneide?
Catone considera lecita una forma di suicidio quello in cui vieni istigato all’uccisione di qualcun altro. (suicidio catone=suicidio di Roma => vittoria di Cesare) Seneca Era lo zio di Lucano Nasce nel 4 a. C. e muore a Roma nel 65. Non si sa come è andato a Roma. Ha avuto un conflitto con Caligola, lo condanna a morte ma nel mentre Caligola viene ucciso. Quindi da condanna a morte diventa esilio. Viene esiliato in Corsica dal 41 al 49, perché era sgradito all'imperatore Claudio probabilmente per adulterio con la sorella di Caligola, insieme al Prefetto del pretorio Nel 54 diventa imperatore Nerone, e Seneca non solo diventa il suo insegnante ma cura anche l’esercito e la politica estera=> dal 54 al 59 amministra Roma e si occupa di Nerone Nel 62 Nerone lo allontana da ogni ruolo politico Dal 62 al 65 furono gli anni di maggior produzione Dopodiché gli venne concesso di suicidarsi perché era accusato di aver partecipato alla congiura contro Nerone (si taglia le vene) Scrive tantissimo: Dialoghi -Sono 7. -Non sono veri dialoghi, sono piuttosto brevi ma hanno sempre un destinatario -Si differenziano da quelli platonici perché l'interlocutore è quasi sempre “muto” De brevitate vitae :
È breve la parte di vita che viviamo davvero Tema epicureo per eccellenza. Tutto ciò che esiste dipende dal logos e l'uomo, essendo il privilegiato tra le creature, ha una durata della vita tale da permettergli di raggiungere la Virtus. (82-83 anni).= obiettivo Seneca => La vita umana di solito è sufficiente a raggiungere la Virtus, a patto che non si sprechi tempo in attività servili=> rassegna degli occupati(azione non degna di un uomo) (Per le morti premature, la colpa è solo nostra.=> questo sentimento di brevità della vita è una protesta che ha suscitato contrarietà non sono nel popolo, ma anche nei personaggi famosi) L’attività umana che ci avvicina al deus, l’unica degna, è la meditazione(meditazione = tempo passato ad individuare dentro noi stessi la presenza del Deus), non il lavoro perché era ricco (egocentrismo; è come se Seneca trovasse sempre una scusa per non fare le cose) Inoltre osserva che noi uomini siamo attenti nel risparmiare i beni, mentre siamo sconsiderati del tempo, perdiamo tempo come se esso fosse infinito=> la versione Stoica del carpe diem di Orazio, il quale aveva definito questa condizione come strenua inerzia 2^ paragrafo “Perché ci lamentiamo della natura? Ella si comporta benevolmente” Fa un elenco di tutte le occupazioni che non conducono alla Virtus La natura ci indica la Virtus e ci dà il tempo per raggiungerla o Cicerone=CONCINNITAS(= particolare attenzione alla forma e all'ordine) e regolarità nella sintassi Seneca e Tacito=INCONCINNITAS e irregolarità(usa la variatio= variazione della struttura della proposizione)
1. De otio Scritto negli ultimi anni Otium (diverso da ozio) =il tempo dedicato allo studio/riflessione/noi stessi Il sogno di Seneca è quello di dividere la propria esistenza in due: -studio/riflessione=>otium - tempo in cui i risultati di questa riflessione vengono messi a disposizione di tutti gli uomini=>negotium (agire) Quando l'ha scritto era già fuori dalla politica(no negotium), ma secondo lui se la riflessione si trasforma in scrittura, cessa prima o poi=>circolerà e diventerà quindi negotium (azione messa a servizio degli altri) 2. De ira: vuole mostare a Nerone come avrebbe dovuto comportarsi una volta ottenuto il potere L'ira è il vizio che il Princeps deve evitare maggiormente Ira= passione più pericolosa, temporaneo depotenziamento della ragione, sospensione del controllo razionale su noi stessi in chiave aggressiva( lontana dal saggio stoico) =>Massimo allontanamento dal logos, i suoi effetti ricadono sugli altri Quanto più uno è potente, tanto più deve evitare l’ira perché provocherebbe effetti più pericolosi Dà molta importanza all'esame di coscienza: riflettere su quello che abbiamo imparato e quello che abbiamo sbagliato ogni giorno è il primo passo verso il miglioramento Anche la semplice consapevolezza dell'errore porta a tranquillità 3. De tranquillizzate animi Manuale di filosofia pratica La ricerca della Virtus non deve essere perenne, Ma la tranquillità dell'animo dipende dall'equilibrio impegno-svago
Perdite di tempo che ti fanno allontanare dal Deus: lavorare, il gioco, leggere il superfluo, andare al circo: L’otium e il negotium-> il negotium(impegno politico) è superiore allo studio e alla contemplazione spirituale, in quanto rende il mondo migliore. L’unica situazione in cui l’otium è superiore al negotium è in circostanze in cui il negotium non si puó praticare usando la Virtus(=momento di dittatura) Scrivere della propria politica vuol dire vivere per secoli e secoli. Il mondo è creato da un’intelligenza superiore che gli stoici greci e romani chiamavano deus/logos. E il compito dell’uomo è arrivare al logos.
Una delle ultime opere È un'opera enciclopedica su tutti i fenomeni naturali che si pone come OBIETTIVO quello di dimostrare che la perfezione dell'universo non può essere stata organizzata da un Logos Un De Rerum Natura in chiave stoica Sono entrambe opere che per i loro tempi hanno un impostazione scientifica: -osservazione dei fenomeni -ricerca delle cause o Lucrezio=epicureo, materialista Vuole convincere il lettore che dietro a tutti fenomeni c'è solo il movimento casuale degli atomi=> gli dei se esistono sono negli intermundia e non influiscono nella vita umana (non sperare in premi post mortem) Più osserva la natura è più capisce che gli dèi non c'entrano nulla con l'universo o Seneca=stoico È convinto che esiste un principio primo che trasmetta l'essere a tutto ciò che esiste => l'universo è troppo perfetto per essere casuale Le imperfezioni della natura vanno attribuite non all’ intenzione creatrice del Logos, ma al difetto della materia stessa Tutto è regolato da un ordine naturale universale Più osserva la natura, più si convince che non può esserci un principio primo ordinato La cultura posseduta dal sapiente deve essere profonda anche nell'ambito scientifico, non solo politico, etico o metafisico (Se arrivassimo a stabilire con certezza che Seneca è San Paolo si fossero conosciuti e reciprocamente influenzati, quale aspetto del Cristianesimo sarebbe inconciliabile con lo stoicismo? Il dogma della Trinità prevede che padre, Figlio e Spirito Santo abbiano la stessa natura=>conseguentemente c’é il dogma della doppia natura di Gesù, umana e divina Ma per lo stoicismo è impensabile che Gesù sia completamente uomo e completamente Dio: se si è incarnato ha assunto una materia e il Deus stoico (=logos) , non ha materia. Consolazioni -le scrive tutte e tre durante l’esilio -consolatio=ricerca di senso, genere letterario diffuso all'epoca
1. Ad Helvetia matrem È come la felicità dipende dalla Virtus, le persone che incontri e le cose che ti accadono sono accessori 2. Ad Marciam Marzia aveva perso un figlio adolescente da tre anni e non riusciva più ad andare avanti Cosa si dice a questo punto? Lui scrive che la morte non è una cosa brutta ma bella perché si ricongiunge al logos. Gli animali vivono più secondo natura di noi Disperarsi ci allontana dalla Virtus, dal Logos=> dovremmo fare come gli animali 3. Ad Polybium Morte=beatitudine Se sei stoico è un tuo parente/amico muore, allora sei felice perché lui è beato, se non ci credi allora lui ora sarà nulla e quindi non devi disperare
Nella satira, Seneca immagina che l’anima di Claudio arrivi nell’Olimpo e che qui prima non venga riconosciuta, poi venga presa in giro Marte lo caccia così negli Inferi STILE: Seneca produce un contrasto (=Plauto, Parini) tra stile sublime e circostanze narrate tipiche della plebe (Parini: il nulla di cui era fatta la vita del giovin signore viene espressa con termini aulici OBIETTIVO: Far satira e ironia , Petronio Muore suicida nella congiura contro Nerone nel 66 d. C. Si pensa che sia l’autore del “Satyricon”, anche se non si sa di per certo. Forse è la stessa persona di cui Tacito ne descrive la morte negli Annales (Gaio Petronio alias arbitro per l’espressione “arbiter elegantiae” usata da Tacito) Di Petronio non sappiamo nulla, sappiamo solo quello che ci dice Tacito riguardo alla sua personalità e alla sua morte Vive di notte, è dedito ai piaceri della vita=>famoso in tutta Roma Uno che vive e se la gode quando c’è da vivere, ma quando c’è da lavorare è perfettamente in grado di farlo, infatti fu console e proconsole in Bitinia Fu anche consigliere estetico di Nerone, il quale non fa nulla senza consultarlo Affettazione dei vizi: l’autore fa finta di essere così per costruirsi un personaggio. =>mostra di essere dedito ai vizi, ma non lo è davvero Le rock star, invece, dopo un po’ di anni abbandonano il personaggio nella vita reale ma non nell’immaginario pubblico. Socrate e Seneca si infliggono la pena di morte, una morte eroica. Petronio=parodia Cosa fa invece Petronio? Si taglia le vene e poi chiude la ferita, riaprendola e richiudendola di continuo, poi va a chiacchierare con gli amici. Infatti lui dice che la massima forma d’arte è la vita e che quindi si devono provare tutte le emozioni, bisogna sperimentare tutto. Dato che la morte si può sperimentare solamente una volta, cerca di avvicinarsi ad essa piú volte per godersela fino in fondo, finché la morte sopravviene con il sonno. Sembra di essere davanti ad un esteta. (=D’Annunzio, Wilde) Fino al 1400 non si seppe nulla del Satyricon, fino a quando Poggio Bracciolini scoprì il manoscritto (codice anonimo) e venne portato in
Dalmazia. Questo ci fa capire che a Roma non è circolato perché nessuno scrittore dell'epoca ne ha mai parlato Ci è giunta mutilo e incompleto: abbiamo la conclusione del capitolo 14, tutto il capitolo 15 è l'inizio del capitolo 16 (solo queste parti=complessivamente 200 pagine a stampa, sarebbe stato lunghissimo se fosse stato completo) Di che genere è satyricon? Mistero su autore+mistero su genere È molto difficile incasellare il Satyricon in un genere letterario. Si puó dare per approssimazione Di genere SATIRA MENIPPEA (=Seneca, Apokolokyntosis ) ~dal nome del poeta greco Menippo~ Queste satire hanno tre caratteristiche
economici, gli piace/ è costretto a viaggiare, non disdegna la promiscuità sessuale e ha fatto una grande offesa al dio della sessualità maschile. La prima scena si svolge in una scuola pubblica, dove conosce Agamennone il quale fa un lungo discorso in cui lamenta la decadenza della retorica. -Nel Satyricon non ci saranno mai attacchi polemici espliciti. Mentre Tacito avanzerà spiegazioni sulla decadenza dell’oratoria attribuendone la causa al passaggio da repubblica romana a principato (nel principato non c’è niente da discutere, no opportunità di nascita di idee innovative) Giovenale scrive una satira (1 d. C) C’è un consilium principis che viene interrotto da una notizia: viene pescato un rombo enorme. Viene messa in pausa la riunione per discutere su come cucinare il pesce. La parte comica è proprio questo momento, in cui i parlamentari parlano in un modo super ricercato e altolocato, come se stessero enunciando le catilinarie, ma in realtà stanno parlando di come secondo ognuno di loro dovrebbe essere cucinato quel pesce. Noi non sappiamo perché Encolpio è entrato nella scuola, ma sappiamo che è andato con l’amico Ascilto. Ascilto esce e allora il narratore pianta Agamennone lì per andare a cercarlo per la città. Chiedendo indicazioni si imbatte in una vecchia che gestisce una casa chiusa, trova Ascilto in “prestazioni paralimpiche” in questa casa. Allora anche lui si unisce e iniziano un’orgia. Ascilto ed Encolpio escono esausti e tornano a casa dove trovano Gitone, ragazzo molto giovane, oggetto di desiderio di entrambi. I tre escono e si imbattono in Quartilla. Non sappiamo chi è lei, ma sicuramente ha qualcosa a che fare con Priapo perché li obbliga ad andare in un'altra casa chiusa dove Gitione viene obbligato ad avere rapporti sessuali con una bambina di 7 anni. Quartilla soddisfatta li lascia andare -Capitolo 15:cena di Trimalcione (parodia ai banchetti sacri omerici in cui Ulisse narra le sue vicende) Successivamente vanno ad un banchetto di Trimalcione. Quest’ultimo è un liberto che diventa ricco grazie a dei traffici illeciti e ad un matrimonio; é quel tipo di persona che ha sempre bisogno di dimostrare che lui è il più ricco della città (Roma), quindi organizza spesso delle cene interminabili ( con menù dettagliatamente riportato) che fanno da status symbol. Alcuni lampadari che c’erano al banchetto erano in realtà degli schiavi. Trimalcione si presenta in sala da pranzo portato, sulla portantina, da servi e accompagnato da musica. Indossava un tovagliolo al collo, aveva anelli in una mano sinistra, il bicipite destro attorniato da un bracciale d'oro e avorio e aveva stuzzicadenti d'argento. Arriva in ritardo al banchetto e si scusa dicendo che era impegnato in atti fisiologici(=cacca). Lo dice in modo più volgare e dettagliato, era rozzo Durante la cena si parla principalmente della ricchezza di Trimalcione, ma anche: Decadenza dell’oratoria
Giochi pubblici Condizioni climatiche e dell’agricoltura Condizioni di vita degli schiavi Astrologia Infatti durante la cena cade un piatto che però non si rompe. Un servo va per raccoglierlo, ma Trimalcione inizia a picchiarlo perché ormai quel piatto d'argento era da buttare dato che l'aveva toccato Secondo Trimalcione non si può andare avanti cosi perché gli schiavi hanno visto la loro condizione migliorare troppo. Non si può neanche crocifiggere uno schiavo che qualcuno ha da ridire. L’autore del Satyricon pensa esattamente l’opposto. (satira in rebus) Viene introdotto un nuovo personaggio, uno scheletro d'argento =>parodia che riguarda la lirica=> inizia il discorso di Trimalcione sul Carpe Diem e sul brevitate vitae Ad un certo punto Trimalcione recita tre versi, dove non solo c’è un errore di grammatica, ma questi tre versi sono composti da 1 esametro e 2 pentametri. Una combinazione che non esiste. ( esistono o solo esametri o il distico elegiaco) Compare poi la moglie di Trimqlcione , la quale ha un glorioso passato lavorativo (=prostituta), nota in tutta Roma. Trimalcione è Nerone; questa scena va vista come uno dei grandi banchetti dell’epoca e il gruppo di invitati rappresenterebbe la corte imperiale “La Matrona di Efeso” Fedro Vs Petronio Fedro
La matrona di Efeso: età di Nerone= Didone: età Augustea.
La Matrona è ciò che Roma è diventata, una Roma in cui neanche il dramma è più possibile perché non ci sono più valori da difendere, e di conseguenza si può parlare solo di satira o di farsa. E il Satyricon è proprio farsa e satira