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Fernando Pessoa e gli eteronimi. Con commenti alle opere.
Tipologia: Appunti
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Fernando Pessoa ha avuto un ruolo fondamentale per la letteratura portoghese, i suoi lavori e quelli di molti altri letterati dell’epoca sono stati enormemente influenzati da un evento fondamentale per il portogallo, l’ultimatum inglese del 1890. L’ultimatum inglese del 1890 ebbe una grande influenza sul popolo portoghese, il quale si sentì profondamente umiliato dalla decisione del governo. Il tutto nacque a causa della questione africana, l’africa era terra di numerose colonie portoghesi (Angola, Isole Sao tome, Mozambico, Principe, Guinea Bissau, Capo-verde) tutte conquistate tra il 15° e il 16° secolo. Queste colonie erano utilizzate principalmente come porti e per lo sfruttamento della manodopera schiava da spedire poi nella colonia di maggior prestigio che era il Brasile. Quando il Portogallo punta ad aumentare il suo dominio sulle colonie attira l’attenzione delle potenze europee, ad inizio 800 iniziano i primi movimenti contro la schiavitù. Il tutto scaturisce anche dal progresso industriale con la nascita della macchina a vapore. Questi movimenti contro la schiavitù si sviluppano principalmente in Inghilterra. Il governo inglese ne approfitta per proclamarsi paladino dei movimenti contro la schiavitù mosso soprattutto da un secondo fine. L’abolizione della schiavitù nelle colonie portoghesi voluta dall’Inghilterra porterebbe ad una sovranità assoluta sulle colonie africane del Portogallo in quanto se quest’ultimo non l’avesse abolita gli inglesi avrebbero invaso i territori portoghesi. Il portogallo si adegua alle nuove norme creando delle nuove forme di sfruttamento legalizzato, gli schiavi venivano forniti di un regolare contratto da loro firmato, teoricamente di loro spontanea volontà. Vengono poi istituite delle false politiche per dare maggiore libertà agli schiavi:
possedimenti e scatena l’opinione pubblica. Il portogallo non riesce ad occupare numericamente i territori in quanto nazione molto piccola in confronto ad altre. Durante l’incontro del 1876 a Bruxelles venne presentato il progetto del portogallo di unire le colonie ad est e ad ovest dell’africa (MAPA COR DE ROSA), si trattava di un progetto per ottenere un impero coloniale, e il portogallo cerca appoggi internazionali soprattutto con la Germania. La Germania accetta a patto che gli venissero riconosciuti alcuni territori di angola e Mozambico. Il governo inglese non accetta, minacciando di occupare la città di Lorenzo Marques (Maputo) in Mozambico e il progetto non si realizzerà. Da questo evento si arriverà poi all’ultimatum del 1890. Le forze inglesi pretendono il rientro delle forze militari dalla mapa cor de rosa ed una risposta immediata del ritiro. Se la risposta del portogallo fosse stata negativa le navi da guerra inglesi sarebbero state disposte sulle coste portoghesi e ci sarebbe stato un ritiro dei diplomatici inglesi. La risposta fu positiva, il re don Carlos cede all’intimidazione e il popolo si indigna verso il governo considerato un governo di traditori e venduti e l’Inghilterra. Inizialmente ci furono delle proteste pacifiche anti inglesi che il governo portoghese represse con la forza per paura di ulteriori incidenti politici, queste azioni aggravano la situazione avviando una serie di manifestazioni anti governative e anti monarchiche facendo prendere piede al movimento repubblicano. Nel 1910 nasce la repubblica. Con l’ultimatum del 1890 abbiamo il primo trattato con l’Inghilterra, nel 1891 il trattato viene sostituito e si arriva ad una fine della contesa tra stati e colonie, il portogallo riottiene il diritto storico sulle colonie e l’Inghilterra riconosce le colonie e la sovranità portoghese. Le colonie portoghesi resteranno tali fino agli anni 70 con la caduta del regime fascista di Salazar. Le conseguenze degli anni 1890/91 furono come abbiamo visto politico-sociali portando ad instabilità politico governativa fino alla nascita della repubblica ne 1910. L’instabilità era dovuta alla posizione passiva del governo nei confronti dell’Inghilterra. Il portogallo viene etichettato come un paese che accetta quello che gli viene imposto. Il partito repubblicano prende piede in questo scenario di instabilità:
Il metafisico diventa quindi un mondo dentro e fuori di noi, ossia dentro l’inconscio e l’inconscio stesso. L’unità dell’io non esiste e si può raggiungere (l’alem-l’oltre) solo attraverso la poesia o l’assunzione di sostanze come alcol e droghe. La poesia ci avvicina all’alem tramite figure retoriche come le anafore, le onomatopee e le alliterazioni che danno un potere evocativo importante. La figura del poeta è revisionata, il poeta è il veggente che penetra la realtà oltre l’uomo comune attraverso la suggestione tramite analogie, scelta accurata dei vocaboli e terminologia ricercata. Dal simbolismo nasce il sensazionismo, un movimento che si sviluppa a coimbra tramite due riviste: Boehmia nova e Os Insubmisous, due riviste dalla vita molto breve per motivi economici e per la loro caratteristica (moltissime riviste durano tempo di una pubblicazione massimo due). Gli esponenti maggiori del sensazionismo furono Camilo Pessanha, Eugenio de castro, Antonio Nobre. ANTONIO NOBRE Nasce ad Oporto nel 1867 e muore nel 1900. Grazie a lui anche il nord del portogallo entra nella letteratura portoghese. È il fondatore di Boehmia Nova ed esposnente del simbolismo (contrapposizione tra passato felice e presente triste) a Coimbra. A Coimbra tuttavia non riesce ad inserirsi nella realtà letteraria restando sempre un po’ ai margini. Si sposta quindi a Parigi, centro nevralgico delle correnti letterarie dell’epoca dove incontra gli artisti del simbolismo e si laurea in scienze politiche. Nemmeno a Parigi si ambienta a pieno nonostante crei dei rapporti con i vari intellettuali dell’epoca, a causa di alcune difficoltà economiche rientra in portogallo. Dopo il suo rientro sente un sentimento di rifiuto per il presente, di noia e tedio. Nei suoi lavori utilizza un tono colloquiale e leggermente ironico, i temi affrontati nei suoi lavori sono di disprezzo per gli altri e per la vita degli altri e del suo esilio a Parigi, esilio tanto desiderato ma che porta ad una forte nostalgia di casa. L’andamento delle sue opere è quindi sofferente e pieno di angoscia, la morte è vista come una soluzione. Le sue poesie sono molto musicali e suoi temi fondamentali sono il tedio, la tristezza, la solitudine, e la morte. Pubblica una sola raccolta in vita (Sò-1892) e 3 post mortem (Despedidas 1902-Primeiros Versos 1921 - Alisershes) “Da influencia da Lua” (vedi appunti su fotocopia) È una poesia piena di elementi tipici del simbolismo, bisogna andare oltre a ciò che è materialmente scritto e vedere attraverso le immagini evocate dal poeta. 1° strofa- si apre con un’immagine malinconica di un sole autunnale in tramonto, (sole autunnale rappresenta uno stato d’animo triste e malinconico). Fin dalla prima strofa notiamo una punteggiatura che da ritmo al testo (composto da frasi brevi) 2°strofa-terminologia ricercata, uso dei colori, ossimori..
3°strofa- immagine del pioppo, albero dai colori tenui che riporta sempre ad uno stato d’animo malinconico. Il testo ci induce ad una riflessione sulla propria esistenza, il chiaro di luna, l’autunno, e i riferimenti al convento (luogo chiuso e solitario). “Balada do caixao” Il primo verso di apre con un’allusione, il vestito è un’allusione alla cassa da morto. L’ironia del poeta è nel far scegliere il “vestito” al cliente e chiedergli quando può andare a ritirarlo, il falegname è visto come un sarto. “Paz!” È un sonetto in 2 quartine e 2 terzine. La realtà oggettiva è la parvenza di ciò che sta al di la (Alem). Ci permette di vedere cosa vede il poeta , il tormento è la sua missione 4° verso-il poeta ci fa pensare al dolore e alla tristezza, come fanno Pessoa e de Campos. De campos in tabacaria porta alla riflessione sulla mancanza di riflessione delle persone e sul senso della vita. Il poeta guarda alla vita come uno spettatore, chi la vive a pieno in realtà ha solo una parvenza di vita e sono felici perché non sanno la verità che conoscono i poeti. EUGENIO DE CASTRO Nasce nel 1869 e muore nel 1944, ha una vita molto lunga rispetto alla media dei poeti. Viene definito il papa laico del simbolismo portoghese. Usa il simbolismo didattico copiando per lo più gli altri poeti simbolisti europei. Grazie al suo viaggio a parigi del 1888 conosce la poesia decadente e simbolista francese, copia in particolare Verlaine. Vive come diplomatico a Vienna in veste di ambasciatore culturale, dopo il suo rientro lavora come professore di letteratura portoghese. Utilizza nelle sue opere una simbologia molto ricca, (colori, pietre preziose etc), lusso lessicale (ossimori e sinestesie). Le sue opere sono:
Collabora con il movimento “Renascenca portuguesa” creato da Pascoaes e Coimbra schierato contro la destra. L’organo ufficiale del movimento era la rivista “A Aguia” prodotta dal 1910 al 1932, sempre in questa rivista vengono pubblicati anche degli articoli di Fernando Pessoa il quale introdusse il modernismo in portogallo. Altri correnti del saudosismo furono il paulismo, l’intersezionismo e il sensazionismo. MODERNISMO I due più grandi portavoce del modernismo furono Mario de Sa Carneiro e F. Pessoa. MARIO DE SA CARNEIRO Muore suicida a parigi nel 1916, era un grande amico di Pessoa e il suo gesto segnò profondamente il poeta. I due tenevano una fitta corrispondenza dove sa carneiro informava pessoa delle novità parigine e condividevano così gli ideali di apertura verso il nuovo. Vennero trovate le lettere di sa carneiro inviate a pessoa dopo la morte di quest’ultimo ma le risposte non vennero mai trovate. La loro unione intellettuale era sancita soprattutto dalla rivista Orpheo, finanziata dal padre di Sa carneiro, di cui uscirono solo due numeri. Orpheo era la sintesi di tutti i movimenti intellettuali portoghesi, era una proposta di rinnovamento sulla cultura portoghese dove faranno irrompere il modernismo. La rivista Orpheo ha avuto un grandissimo impatto quindi, creando una Generazione Orpheo, ossia una generazione di artisti modernisti che usavano toni provocatori scioccati e strafottenti. Questi toni furono uno scandalo per l’epoca tanto che molti la definirono una letteratura da manicomio e i suoi artisti vennero definiti Loucos (pazzi) la società era ancora molto legata al passato. Lo scopo di Orpheo era la diffusione di ideali estetici, ideali di rottura più vicini alle novità europee. Il loro motto era “Ter un Bocadinho de europa na alma” ossia puntare all’universalità ad avere un’apertura e un superamento dei confini nazionali e rompere con il passato. FERNANDO PESSOA Oltre ad Orpheo Pessoa collabora con numerose altre riviste, abbiamo visto che collabora con la rivista “A Aguia” organo del saudosismo, nonostante non seguisse i principi saudosisti pessoa pubblica 2 articoli nella rivista nel 1912. Questa pubblicazione segna l’inizio del modernismo portoghese, nel primo articolo pubblica un saggio “ A NOVA POESIA PORTUGUESA SOCIOLOGICAMENTE CONSIDERADA” dove Pessoa sostiene che stava per. Sorgere un nuovo Rinascimento e che la poesia portoghese sarebbe stata la guida di tutta europa. Fa un confronto con la poesia elisabettiana di shakespeare, in quanto grande conoscitore della cultura inglese, e dichiara che doveva ancora nascere in portogallo una figura superiore a Camoes (lo Shakespeare portoghese). La figura superiore a camoes che sta aspettando è pessoa stesso in verità ma non lo dichiara lui personalmente. Nel secondo articolo “A NOVA POESIA PORTUGUESA NO DUE ASPECTO PSICOLOGICO” è un saggio molto più lungo pubblicato sempre nel 1912 diviso in 3 parti. Questi due articoli dovevano dare delle linee guida per la nuova poesia saudosista secondo la sua idea di poesia.
Il secondo articolo definisce i 3 canoni fondamentali della nuova poesia:
La percezione delle intersezioni è inizialmente ad occhi aperti poi diventa ad occhi chiusi, paesaggio interno. Questo blocco è ricco di intersezioni, il sole (fuori e reale), la stanza del poeta (dentro e reale). Il paesaggio reale e il paesaggio interiore (stato d’animo), ed intersezioni verticali ed orizzontali. Le vetrate della chiesa richiamano la finestra del primo blocco, rappresentano una visione su un mondo sognato e le sensazioni che ne scaturisce contro la dimensione interna sognata. La conclusione del blocco I (“Minha alma”) introduce il paesaggio da sogno del blocco 2. Lo scopo di questa divisione è ripetere il collegamento tra le varie intersezioni dei blocchi, come in un quadro cubista, la chiesa è un paesaggio dentro la pioggia è fuori.
Blocco I/II= ombra Blocco III/IV/V= sole Blocco VI= ombra “Passagem das Horas” Alvaro de Campos è uno dei principali eteronimi di Pessoa. Con questa poesia si rifà alla corrente del sensazionismo, il concetto della poesia è scaturire sensazioni come strumento di conoscenza, se senti e sai tutto allora puoi sentire la realtà. Lo scopo è sentire i vari momenti allo stesso momento. Le parole chiave della poesia sono quindi “sentire tutto”, inteso come vivere e condurre l’esistenza oltre al tempo e allo spazio, “vivere tutto”, “aprirsi alle sensazioni”. FERNANDO PESSOA Al momento della morte la sua notorietà era limitata e affidata ad un corpus poetico limitato, si parla di testi pubblicati su riviste non ad ampio raggio e molto limitate e in modo molto disordinato. Il materiale era molto vario, si passava da volumi di poesie in inglese a piccoli volumi pubblicati nel 34 per un concorso di poesie. f.p era molto conosciuto come intellettuale, giornalista e teorico ma poco per la sua attività da letterato, chi lo convince a pubblicare con maggiore intensità sarà Sa Carneiro. Alla sua morte come già detto verrà trovato un baule pieno di opere mai pubblicate ortonime ed eteronime. “TUDO O QUE EU FACO” Venne scritta nel 1933. In questa fase il soggetto poetico fa un’analisi di se in modo acuto, non perdendo mai la lucidità nelle sue analisi nel tentativo conoscere se stesso. Lo specchio senza riflesso è come il mare dei sargassi (è un mare pieno di alghe dove non ci si può riflettere), questa mancanza di riflesso gli impedisce l’incontro con se stesso e gli rivela l’impossibilità di conoscersi. La follia lucida dell’eteronimia lo rendono un bugiardo che non diceva mai la verità assoluta sulla sua persona e come poeta, questo argomento lo tratterà nuovamente in “Autopsicografia” ammettendo di fingere come poeta. La domanda che ci poniamo è quindi dove troviamo la veridicità, nei suoi eteronimi o nella sua produzione ortonima? Molto probabilmente nelle sue opere in quanto più emozionali ed emotive, caratteristica che veniva ecclissata in favore degli eteronimi e delle loro personalità. Abbiamo nella produzione eteronimica un’alternanza degli stati negativi e la depressione come presenza costante della riflessione, mentre nelle opere ortonime f.p tende ad essere più breve e conciso. Nella poesia quindi f.p ci parla dei suoi sogni e desideri e dei suoi progetti, dicendoci che non li realizzerà mai completamente perché nella realtà non c’è appagamento nei suoi desideri.
Nella prima e seconda strofa nega di fingere e razionalizza i sentimenti non usando il cuore. Questa è un info importante che ci dice che lui pensava ai sentimenti in modo razionale. Nella terza strofa dopo aver razionalizzato vuole liberarsi delle sensazioni e parla dei sogni e della fugacità. Non si sente soddisfatto dalle sue ricerche e le relaziona come modo di liberarsi dalle sensazioni ponendosi allo stesso livello del fingimento e della razionalità racchiudendo il tutto in una sfera di ciò che non è reale. L’ironia in questa poesia sta nel rimettere il sentimento nel lettore che giustifica sul perché non mente quando scrive. Tutto è razionale in questa poesia anche la struttura del testo completo di tesi discussione e conclusione. Nella prima strofa inoltre vediamo come l’idea della finzione sia qualcosa che gli viene attribuito, la spiegazione che segue è poi l’eliminazione dell’idea di finzione che è solamente creata dal cuore. Il cuore inventa cosa fa e confessa cosa vuole, questo concetto sentimentalista il poeta lo rifiuta confondendo lirismo e confessione i suoi versi esprimono i suoi pensieri. Il testo ci rivela infine un modello poetico convenzionale che sviluppa e volgarizza il modello del romanticismo. Pessoa colloca i suoi versi nel lato della serietà e dell’invenzione e si prende il diritto di poter esporre quello che desidera spetterà poi al lettore sentire il testo e leggere oltre ciò che è scritto e sapere che quei versi non sono sentimentali. “GATO QUE BRINCAS NA RUA” Pubblicato nel 1931 ultima fase. In questo testo bisogna immaginare Pessoa che guarda in strada dalla finestra della sua stanza e si sofferma su qualcosa di particolare, un gatto che gioca per strada. Il tema della poesia è l’attenzione posta a come il gatto guarda i particolari della vita e non al dolore del poeta. Ciò che affascina il poeta è la mancanza di preoccupazione del gatto che fa crescere nel poeta un’autoanalisi estrema di se stesso, conosce la sua razionalità ma vorrebbe essere più incosciente. Prendere coscienza lo fa sentire frustrato perché invidia il gatto che è felice nella sua ingenuità come la bambina di tabacaria. Nella seconda strofa il poeta realizza che anche il gatto compie il suo destino senza opporsi, in questa strofa ricorda molto il pensiero di reis, che sente il destino come inevitabile. L’uomo non può comportarsi come come il gatto in quanto non ha solo istinti generali. L’invidia di pessoa sta nel riuscire a vivere le cose per come stanno, un paradosso per lui raggiungere la felicità degli altri perché lui non è un essere comune. “QUANDO ES CRIANCOS BRINCAM” Quest’opera ha come tema l’infanzia, tema confortante e doloroso per f.p. L’infanzia di f.p. fu confortante ma non completamente rispetto ad altri bambini, ebbe un’infanzia felice fino ai 6 anni dopo di che si dovette trasferire in sudafrica con il patrigno e la madre.
I bambini che giocano sono una ventata di allegria, soprattutto i loro suoni danno molta allegria nella sua anima e questo gli permette di ricordare comunque la piccola felicità che ha avuto. Da questo l’io lirico si crea una memoria sulla base della sua felicità infantile e arriva a definire se stesso come un enigma. Di questo ne parla anche nell’ultima strofa dove dice di non saper capire quale possa essere il suo futuro nonostante trovi la felicità nelle piccole cose. “QUANDO ERA CRIANCA” Richiama anche qui il concetto dell’infanzia e della nostalgia, il bambino non si fa problemi per ciò che vede e fa, ad oggi vive il ricordo del bambino del tempo. Da adulto mette fine ai sogni e alla mancanza di preoccupazioni. La sua vita è una menzogna e non ha una vita che gli appartiene. Si ritrova chiuso in una vita di menzogne che si è costruito da solo e di questo gli restano solo i ricordi d’infanzia che lo confortano. “PRESSAGIO” Tema dell’amore e della sua incapacità di esprimere i suoi sentimenti. “NAO SEI QUANTAS ALMA TENHO” Pubblicata nel 1930 quindi nella sua fase finale dove riflette sulla sua molteplicità interiore, risulta chiaro come l’opera si confonda sulla vita. Ha difficoltà a capire dove inizia l’opera e dove il vero poeta, tanto che a volte lo stesso f.p. preferisce la versione “finta” di se stesso. Nella prima strofa ci parla della sua spersonalizzazione e di come le sue anime mutino sempre quindi non sa quante persone effettivamente vivano in lui sentendosi estraneo alla sua stessa vita. Le considera come una sua protezione psicologica per non soffrire di solitudine. Questa sua situazione gli permette di vivere con l’anima e non tanto con il corpo. Tutto questo filtrare ha i suoi vantaggi in quanto chi pensa non ha pace, il concetto di vivere una vita felice pensando è un concetto difficile per f.p. I suoi eteronimi sono quindi filtri di ciò che gli sta succedendo e delle sfide che incontra nella vita. Si rifiuta di vivere in modo semplice la vita perhcè questo sarebbe solo un’illusione della realtà in quanto la vita gli resta estranea. Nella terza strofa inizia proprio con la parola estraneo. La vita si confonde con la sua opera e gli diventa estranea in quanto puramente solo scritta sentendosi solo come una nota a pie di pagina. Il f.p. reale è quindi una persona sola che si annulla ulteriormente creandosi delle altre anime per tenersi compagnia. FERNANDO PESSOA E GLI ETERONIMI (vedi appunti per lettera a Monteiro sugli eteronimi) F.P. riesce a dominare la letteratura portoghese per quasi un ventennio grazie soprattutto ai suoi eteronimi.
editrice Attica decise di pubblicare tutta l’opera completa di Pessoa rivelando così la sua personalità. Il baule venne considerato come “un baule pieno di gente” da A.Tabucchi il primo a tradurre Pessoa in italiano. I TRE GRANDI ETERONIMI ALBERTO CAEIRO Nasce a Lisbona nel 1889 sotto il segno dell’ariete e muore di tubercolosi nel 1915. Passa la sua vita in campagna vivendo con la zia una vita umile e senza quasi mai lavorare. La sua immagine viene descritta come molto angelica e fragile, ha un’istruzione primaria e questo si riflette nelle sue opere, semplici e a volte sgrammaticate e tutte in prosa. Viene considerato il maestro degli altri eteronimi in quanto ci porta indietro a disimparare in un periodo di crollo di certezze. La sua ricerca poetica è simile a quella di Camilo Sbarbaro, fondata sulla poetica dello sguardo, dove la vista è fondamentale. Caeiro è il poeta del reale oggettivo che vede la realtà per quello che è non si fa domande o riflessioni solo contempla la natura rifiutando la soggettività l’introspezione e il misticismo, fondamentale per lui è la superiorità della sensazione sul pensiero in quanto il pensiero è dolore. Caeiro inoltre si dissocia totalmente dal simbolismo proponendo uno sguardo più deciso accettando tutto per quello che è, rinuncia al sogno limitandosi al presente e ovviamente rinunciando al pensiero. Come abbiamo detto utilizza un linguaggio semplice, puro e ragionato, tipico degli eteronimi è non avere una personalità statica e coerente ma sfuggente e paradossale. In quanto “maestro” per gli altri eteronimi Caeiro muore giovane come per sacrificio nei confronti degli altri. Caeiro è l’antimetafisico, antifilosofo, maestro, antifaust, antiscienziato e filosofo (paradosso). Per lui l’unico senso intimo delle cose e che esse non hanno un senso intimo, non significano ma bensì esistono. Per caeiro esistono i sensi, soprattutto vista e udito ma non esiste la ragione in quanto il pensiero è una malattia motivo per cui i bambini non pensano, non esiste alcun mistero della vita. Questa è la sua teorizzazione filosofica che raggiunge il grado zero dell’esistenza e dell’attività poetica. La sua prima raccolta è “O Guardador de Rebanhos”, composta da 48 testi pubblicata nel 1925 nei numeri 4 e 5 della rivista Atena, mentre la poestia numero 8 viene pubblicata su Presenca. La poesia numero 8 viene definita così perché venne trovata nel baule di Pessoa con un numero scritto dietro, di per se le opere trovate nel baule non avevano indicazioni specifiche. Questa raccolta parla di uno stato di pace e felicità, diversamente da Pessoa che utilizza il dolore del pensiero, Caeiro sostiene che il pensiero crei dolore e ci renda malati rendendo il mondo incerto.
L’unico suo culto è che le cose non hanno significato esistono e basta l’esistenza è la loro unica verità assoluta. Un altro paradosso di Caeiro è proprio di sottomettere il pensiero al sentire permettendogli di essere uno e uno solo diversamente da Pessoa che usa gli eteronimi. Vive le sensazioni senza pensarci in quanto non c’è significato in ciò che vede, non si interroga e ha un atteggiamento oggettivo alla vita accettando a pieno il presente senza guardare al passato. Ogni giorno è unico e pieno di novità. “O GUARDADOR DE REBANHOS” I- “EU NUNCA GUARDEI REBANHOS” Prima parte della raccolta. Strofa 1: L’autore si paragona ad un pastore di pecore che va per campi a custodire il gregge, il quale richiama al flusso dei suoi pensieri. Il gregge conosce il vento e il sole e come procede la vita e le stagioni. Vi è un forte legame tra il poeta e la natura, la vita va avanti con lo scandire delle stagioni e si vive solo per vivere. (immagine del pastore che passeggia con il gregge seguendo e guardando). Giorno per giorno segue il ritmo della natura e la osserva andare avanti (senso della vista-vede la natura e la accetta così com’e). A fine giornata sente la stanchezza, arriva il tramonto che segna il momento del passaggio della giornata, la notte porta tristezza le luci e le ombre non gli permettono di vedere nitidamente. Strofa 2: contraddizione e paradosso sono la caratteristica principale dei F.P e i suoi eteronimi (vedi fotocopia). Gli eteronimi sono figure complesse quindi richiama la contraddizione. Con l’arrivo della notte sente tristezza perché non vede bene al buio e non può lavorare, il sole compie il suo ciclo giornaliero e porta la quiete. È un circolo continuo tra quello che ama e la tristezza. Strofa 3: Emergono pensieri felici e pensieri tristi, il sapere porta a pensare il pensare a razionalizzare. I pensieri si connettono con il mondo, ed è un fatto buono, poi collegano la realtà dei fatti e ne scaturisce un lato negativo. Se non si ragionasse saremmo tutti più felici. Strofa 4 e 5: Altra riflessione sul pensiero, pensare non è un’attività che porta pace. L’esempio che porta per questa teoria è il paragone tra pioggia e vento, il suo non avere ambizioni e desideri è un modo per essere solo, sua caratteristica fondamentale. Le ambizioni infatti prevedono un pensiero, il suo legame con la natura è un legame solitario senza persone. Strofa 6: il suo unico desiderio è un desiderio infantile (immagine dell’agnello).
è una poesia molto breve di appena 3 strofe composta da versi irregolari. Il soggetto poetico si definisce subito un pastore a differenza della prima raccolta dove non si definisce tale. La prima strofa inizia con una metafora, il soggetto poetico si definisce naturale e troviamo un’opposizione tra pensare e sentire. La conoscenza della realtà si acquisisce attraverso un’appropriazione diretta dei 5 sensi, il soggetto poetico si relaziona ala realtà attraverso i sensi. È quello che gli basta perché trasmette il reale, le sensazioni sono l’unica forma di conoscenza reale e nega il pensiero sottomettendolo alla sensazione. Per rafforzare la sua idea di sentire attraverso i sensi enumera i vari organi associati ai 5 sensi e crea una sua gerarchia delle sensazioni. Per tradurre ulteriormente la semplicità dell’autore troviamo una ripetizione continua della congiunzione E. Nei versi 7 e 8 viene esemplificata l’identificazione tra pensare e sentire, fa l’esempio di immaginare un frutto attraverso il senso, questo conferisce al pensiero stesso uno statuto di oggetto. La strofa finale (che inizia con “Perciò”) afferma la sua tristezza che procede via via verso la felicità. Il suo essere naturale non turba la sua conoscenza della realtà ma la sua felicità, richiamando i concetti della poesia 1. Ammette la tristezza per eccesso di felicità, il soggetto poetico si sposta dal piacere alla realtà, la realtà è il concreto percepito dai sensi. Proprio da questa comunione con la natura troviamo i temi tipici della sua poesia, nei versi finali. La verità è unica e la conoscenza della realtà, la conoscenza della realtà avviene solo attraverso i sensi che sono una forma di conoscenza autentica e fonte di felicità, direttamente proporzionale al contatto con la natura e alla supremazia del sentire sul pensare. Infine la decisione di non avere interferenze dal pensiero. Come figure retoriche troviamo la sinestesia nel verso 12. Il linguaggio come già detto resta semplice, vi è un predominio di nomi concreti e la quasi assenza degli aggettivi. La sintassi è semplice. La struttura interna nelle prime due strofe abbiamo un’affermazione del sensazionismo (primato del sentire sul pensare) mentre nella conclusione abbiamo un’esemplificazione delle idee dei versi precedenti. “O PASTOR AMOROSO” Unico poema composto da 6/8 poesie, le prime due sono autografe e quattro sono datate 1930. Alcuni ritengono che siano in verità 6 composte tra il 1929 e il 30. Pessoa considerava l’opera conclusa così come comunica a Juan Gaspar Simois nel 1933 pubblicando anche Poemas Inconjuntos.
L’opera parla di un innamoramento di un uomo e dei suoi stati d’animo durante l’esperienza amorosa. Si esce quindi dalla figura del pastore e si passa a quella del poeta innamorato che desiste dai suoi principi precedente rivelandosi più umano e “debole”. Normalmente pessoa distruggeva le opere che non gli piacevano ma questa non la toccò quindi era utile per poter capire il personaggio di Caeiro. Prima di conoscere l’amore il pastore viene definito come un adamo in paradiso prima della creazione della donna, dopo che scopre l’amore il suo rapporto con la natura muta ma non lo allontana. I- “QUANDO FU NAO TE TINHA” Il poeta si interroga se la sua idea di amore per la natura sia stata modificata, ma si rende conto che la sua devozione è solo mutata in essere più commossa e vicina, la donna che ama infatti non lo allontana dalla natura ma lo aiuta ad avvicinarsi di più ad essa facendone guadagnare anche i sensi (con più amore vede meglio). II- “ESTA’ ALTA NO CEU A LUA E è PRIMAVERA” In questo poema ci racconta un momento della sua relazione, il pastore pensa in una notte di primavera, questo pensiero non è negativo ma nasce dalla brezza che arriva dai campi. Riflette durante la notte sull’amata e sulla gita che dovranno fare, anche in questo caso il futuro non è negativo anzi gli da un senso di completezza e cede alla felicità pensando sempre al futuro. L’amore per la donna non porta a pensieri negativi ma fa aumentare l’amore anche per la natura. IV- “TODOS OS DIAS AGORA ACORDO COM ALEGRIA E PENA” (La n.4 è l’ultima pubblicata) La parola “Acordava” caratterizza la fase iniziale dell’esposizione amorosa e lascia il posto a sensazioni contrastanti, un mix di gioia e sofferenza. Questo segna l’introspezione del poeta, l’io lirico è in bilico tra sogno e vissuto e non sa scegliere perché smarrito in se stesso, se sentisse l’amata riuscirebbe ad uscire da questo stato d’ansia. Nel penultimo verso emerge la figura del poeta mentre nell’ultimo compare l’amata come presenza forte che lo risveglia. Il poeta è innamorato, chi ama è diverso da quello che è e così tutte le poesie dell’opera segnano i vari stati d’animo dell’io poetico. Nel finale torna la sua filosofia che pensare crea disagio. V- “O AMOR E’ UMA COMPANHIA” Un pensiero lo isola dagli altri, la sua vista è appannata ma gli permette di mettere a fuoco comunque se stesso e l’ambiente che lo circonda. L’io lirico è sospeso tra due mondi il reale e l’immaginato, in mancanza di cose da vedere sostituisce i sensi entrando in un mondo ideale lasciando sospeso il pensiero dell’amata e fa il confronto con il mondo reale. VI- “PASSEI TODA A NOITE SEM SABER DORMIR, VENDO EM ESPACO A FIGURA DE ELA”