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Sintesi ben fatta del libro " Dalla comunicazione al linguaggio del Professore Francesco Ferretti
Tipologia: Sintesi del corso
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CARTESIO : PROBLEMA DELLE ALTRE MENTI , l’attribuzione del pensiero agli esseri umani è altrettanto problematica dell’attribuzione del pensiero agli animali.
TRADIZIONE CARTESIANA: NON PENSA DUNQUE NON PARLA.
Gli esseri umani sono distinti da tutti gli altri animali a causa di una DIFFERENZA QUALITATIVA dovuta al possesso dell’ ANIMA RAZIONALE.
Il problema delle altre menti si riferisce a come poter riconoscere, al di là delle fattezza fisiche, un essere umano. Se esistessero macchine in tutto e per tutto simili a noi, si avrebbero comunque 2 mezzi certissimi per distinguerli da noi:
La CONCLUSIONE è che la DIFFERENZA QUALITATIVA tra umani e animali-macchine dipende dalle relazioni tra pensiero e linguaggio
CHOMSKY : alla base della distinzione tra il linguaggio umano e i sistemi di comunicazione animale c’è l’ USO CREATIVO DEL LINGUAGGIO , ovvero la possibilità degli animali di parlare in modo indipendente da stimoli esterni e interni. Negli animali la comunicazione è totalmente sotto il controllo degli stimoli.
Il linguaggio umano è interpretabile solo ammettendo una DIFFERENZA QUALITATIVA tra umani e altri animali e questo da all’essere umano un carattere di SPECIALITA’ nella natura.
Sempre secondo CHOMSKY , si tratta di un principio di organizzazione completamente diverso, e il suo modello del linguaggio non si presta ad essere spiegato nei termini di quelle MODIFICAZIONI SUCCESSIVE E LIEVI che portano alla SELEZIONE NATURALE (DARWIN), ma quello che serve a CHOMSKY è un modello del processo evolutivo in linea con l’idea dell’avvento delle capacità verbali in termini di un CAMBIAMENTO IMPROVVISO.
WALLACE : attribuisce il cambiamento improvviso ad “una serie di fenomeni straordinari fisici e mentali che mostrano l’esistenza di forse e influenze non ancora riconosciute dalla scienza”. L’idea di CHOMSKY è che la competenza linguistica umana sia retta dai principi della GRAMMATICA UNIVERSALE , un inventario di CONOSCENZE INNATE alla base dei processi di produzione, comprensione e apprendimento del linguaggio umano, retto da PIANI GERARCHICI DI ORGANIZZAZIONE.
2 ASPETTI FONDAMENTALI ALLA BASE DELL’USO CREATIVO:
Questi due aspetti sono strettamente connessi tra loro perché l’ USO CREATIVO del linguaggio implica un dispositivo di PRODUZIONE-COMPRENSIONE delle espressioni verbali guidato dalla SINTASSI.
QUINDI : La differenza sostanziale tra l’uomo e l’animale è rilevata dalla CAPACITA’ UMANA di formare proposizioni nuove che esprimono pensieri nuovi e che sono adatte a situazioni nuove.
CHOMSKY enuncia il PRINCIPIO DELLA DIPENDENZA DALLA STRUTTURA benché la produzione di un enunciato non si risolve semplicemente mettendo in fila una sequenza di risposte, sostenendo l’argomento della POVERTA’ DELLO STIMOLO , l’idea secondo cui lo stimolo ambientale sia povero.
LA MATTRIE : Sferra un duro attacco al DUALISMO CARTESIANO , proponendo una concezione dell’essere umano caratterizzata da un forte SPIRITO MATERIALISTICO. Egli riconosce a CARTESIO il merito di aver considerato gli animali come macchine ma se gli uomini sono animale e gli animali sono macchine allora anche gli umani sono macchine. Le scimmie non parlano perché non hanno gli organi adeguati per la parola ma un difetto del genere non è grave a tal punto da rendere questi animali del tutto inabili al linguaggio.
DARWIN: DIFFERENZA DI GRADO E NON DI QUALITA’.
La sue idea è che esista una grande tendenza nelle scimmie ad IMITARE tutto ciò che giunge al loro orecchio. L’abilità di ripetere i suoni per imitazione è legata a CAPACITA’ COGNITIVE in grado di interpretare l’espressione sonora attribuendole un significato. il fatto che il linguaggio sia tipico degli umani non esclude che altri animali avrebbero potuto svilupparlo se le spinte selettive li avessero portati a dover comunicare in maniera più efficace.
ESPERIMENTO SCIMPANZE’ WASHOE : effettuato da FOUTS , diede come primi risultati l’uso spontaneo di alcuni segni. Ad esempio aprire la porta del laboratorio o anche in situazioni nuove come aprire lo sportello di una macchina o ancora una valigia ed un rubinetto.
Ma se avesse ragione CHOMSKY , il carattere specifico del linguaggio umano non è la capacità di gestire il rapporto tra un simbolo e ciò che esso rappresenta, bensì la capacità di costruire strutture ben formate da simboli.
L’esperimento di WASHOE venne criticato che ridotto ad un genio con capacità del tutto fuori dalla norma.
ESPERIMENTO NIM CHIMSKY : portato avanti da TERRACE , a sostegno dell’idea che l’essenza del linguaggio umano risiede nella capacità di CREARE FRASI , e per capire se gli scimpanzé siano in grado di farlo bisogna dimostrare che sappiano applicare correttamente un certo numero di regole grammaticali.
NIM dimostra di saper memorizzare un enorme numero di sequenze formate da due o più parole. In linea con l’ipotesi di partenza, i dati raccolti sembravano rappresentare una solida base per dimostrare che gli scimpanzé siano in grado di creare una frase. Ma la successiva revisione dei filmati portò TERRACE a riconoscere che NIM, in realtà, apprende il linguaggio dei segni per IMITAZIONE della sperimentatrice e quindi COMUNICA SENZA COMPRENDERE.
CONCLUSIONI : il risultato principale di questo capitolo è che le grandi scimmie sanno fare cose con linguaggio che le avvicinano colto a ciò che con il linguaggio sanno fare gli esseri
Gli ominidi più antichi sono quelli appartenenti al genere AUSTRALOPITHECUS e attualmente se ne conoscono almeno tre specie: AU. ANAMENSIS , AU. AFARENSIS e AU. AFRICANUS.
La specie più antica è AU. ANAMENSIS , i primi fossili sono stati rinvenuti nel 1965 in Kenya. Le analisi di questi reperti hanno evidenziato la presenza in questa specie di tratti indicanti sia la LOCOMOZIONE BIPEDE , sia altri caratteri tipici degli ominidi successivi, quali l’elevato spessore dello smalto dentario, la riduzione dei canini e le dimensioni relative dei molari e premolari. Questa specie assomiglierebbe molto alla specie AU. AFARENSIS , che costituisce l’asse portante della storia degli ominidi. Tra di essi vi è LUCY , il fossile più famoso e celebrato di tutto il record paleoantropologico: un reperto costituito da circa la metà di uno scheletro di una femmina adulta di 3,2 milioni di anni fa, ritrovata nel 1974 da DONALD JOHANSON in Etiopia. Una specie con un peso tra i 34- Kg e con un’altezza poco superiore al metro. Il volume del cervello, compreso tra i 350 e i 550 cc, è leggermente più grande di quello dei moderni gorilla e scimpanzé e la forma e le dimensioni del bacino lasciano ipotizzare che AU. AFARENSIS fosse in grado di camminare eretto. La terza specie è AU. AFRICANUS che presenta un volume cerebrale leggermente superiore con una capacità cranica stimata attorno ai 600 cc ed è un bipede eretto ancora capace di arrampicarsi sugli alberi.
Due milioni di anni fa il pianeta terra era dunque popolato da molte specie di ominidi. Tra questi, anche i primi rappresentanti del genere HOMO.
Con la comparsa del genere HOMO l’elemento caratterizzante riguarda le dimensioni del cervello: da un encefalo di 600 cc delle prime specie di HOMO, si arriva ai 1350-1550 cc dei NEANDERTHALENSIS e dei SAPIENS. La crescita del cervello in questo genere NON è in relazione con l’aumento della massa corporea: i lobi frontali e parietali subiscono un maggiore accrescimento, mentre si riducono le aree collocate nella parte posteriore. L’aumento delle dimensioni cerebrali è dovuto, principalmente, a un MUTAMENTO DELLA DIETA , le specie precedenti avevano un’alimentazione basata essenzialmente su vegetali duri, ragion per cui avevano sviluppato un apparato masticatorio robusto, con molari e premolari di grandi dimensioni. Con il genere HOMO si ha l’introduzione nella dieta della CARNE , che, oltre ad incidere sulle dimensioni del cervello ha comportato anche un radicale modificazione dell’apparato masticatorio, con una riduzione dei denti molari e premolari.
In un primo momento gli ominidi hanno sfruttato le risorse alimentari rese disponibili dall’attività di caccia dei grandi predatori, solo in seguito, grazie alla disponibilità di strumenti appropriati, la ricerca di carne ha comportato STRATEGIE DI CACCIA , rivolte anche agli animali di grande dimensioni. Lo sviluppo di tali strategie è stato particolarmente importante per l’evoluzione della COOPERAZIONE (la caccia richiede forme efficienti di organizzazione di gruppi). I primi rappresentanti del genere HOMO sono gli HOMO ABILIS. Con i primi HOMO compaiono anche i primi STRUMENTI. Per quanto l’uso di utensili sia diffuso tra i primati non umani e sia presente anche tra i primi ominidi, è solo con l’emergere del nostro genere che si ha un progresso culturale caratterizzato da tecnologie sempre più raffinate e complesse. Con i primi HOMO si attua la LAVORAZIONE DELLA PIETRA. Come anticipato prima, la costruzione di strumenti presenta importanti similarità con l’organizzazione del LINGUAGGIO UMANO. Diversi autori sostengono che il linguaggio articolato e la costruzione e l’uso di strumenti poggino sugli stessi processi deputati al SEQUENZIAMENTO GERARCHICO DELLE AZIONI.
La costruzione di strumenti è sequenziale. Essa è composta da azioni motorie legate insieme in episodi. In quanto tale, essa è simile al linguaggio parlato, composto anch’esso da elementi legati insieme in enunciati.
Recenti studi hanno confermato le cosiddette TEORIE MOTORIE , secondo cui il linguaggio ha avuto origine dai sistemi d’azione legati alla COORDINAZIONE MOTORIA e/o alla MANIPOLAZIONE DEGLI OGGETTI.
La PRIMA TECNICA DI COSTRUZIONE DI STRUMENTI è l’INDUSTRIA OLDUVAIANA ( MODO 1 ), uno strumento viene utilizzato per modificare un altro oggetto al fine di renderlo efficiente per un successivo utilizzo. Tale tecnica consiste nella scheggiatura del margine di un ciottolo per ottenere un bordo tagliente.
Dal punto di vista delle gerarchie d’azione, la produzione OLDUVAIANA implica due macro-processi:
A riprova del fatto che gli ominidi che costruivano strumenti OLDUVAIANI possedevano sofisticate capacità di pianificazione dell’azione è il fatto che essi erano in grado di PREVEDERE in anticipo le situazioni in cui avrebbero avuto bisogno di quegli strumenti. I ricercatori infatti hanno rinvenuto ciottoli fabbricati con tipi di roccia non presenti nella zona del ritrovamento.
Circa 1,7 milioni di anni fa compare una nuova modalità tecnologica caratterizzata da STRUMENTI LITICI di forma bifacciale: si tratta dell’ INDUSTRIA ACHEULEANA ( MODO 2 ). La comparsa di questa nuova tecnologia coincide con alcuni fondamentali cambiamenti nell’evoluzione della cognizione umana ed è associata a HOMO ERECTUS.
HOMO ERECTUS è in realtà un discendente diretto di HOMO ERGASTER (l’uomo camminatore), una specie più antica vissuta in Africa. Il fossile rinvenuto di HOMO ERGASTER , denominato RAGAZZO DEL TURKANA , mostra il possesso di uno scheletro corporeo ormai moderno, con gambe lunghe e braccia corte a indicare l’acquisizione di un bipedismo ormai OBBLIGATO. Il RAGAZZO DI TURKANA era alto 160 cm e la stima è che da adulto avrebbe potuto raggiungere i 183 cm ma quello che più impressiona è l’aumento delle dimensioni cerebrali. Il cranio di un HOMO ERGASTER presenta una capacità di 880 cc, quasi il doppio rispetto alle prime specie di ominidi.
L’aumento delle dimensioni del cervello va di pari passo con lo sviluppo delle capacità cognitive e con conseguenti importanti cambiamenti nei MODELLI DI COMPORTAMENTO. Con ERECTUS/ERGASTER si verifica, infatti, una complicazione dell’organizzazione sociale, la nascita di attività di caccia sistematiche, le probabili scoperta e domesticazione del FUOCO e la comparsa della nuova INDUSTRIA ACHEULEANA. Questa nuova e più complessa modalità di costruzione degli strumenti consiste in una tecnica di scheggiatura della pietra caratterizzata dalla presenza di ASCE A MANO simmetriche. Tale manufatto è costruito modellando la pietra di grandi dimensioni su entrambi i lati fino ad ottenere una forma a mandorla simmetrica e regolare.
La capacità di produrre BIFACCIALI ACHEULANI deve essere interpretata come una prova di un notevole aumento delle capacità cognitive degli ominidi.
La successiva comparsa, nel continente europeo, dell’ HOMO HEIDELBERGENSIS è stato rappresentato come il BIG BANG dell’occupazione europea degli ominidi che
I fautori della prospettiva dell’ ESPLOSIONE , in particolar modo TATTERSAL , legano infatti l’avvento del pensiero simbolico all’origine del linguaggio. Secondo TATTERSAL la simbolicità del pensiero segna una DIFFERENZA QUALITATIVA tra gli esseri umani e tutte le altre specie animali, comprese le specie di ominidi precedenti HOMO SAPIENS. Poiché, attraverso l’invenzione dei simboli, rappresenta una totale novità nel mondo della natura, per TATTERSAL è impossibile stabilire un nesso di continuità della nostra specie col resto del mondo animale.
La questione da affrontare è capire cosa abbia permesso il passaggio da una specie priva di capacità simboliche a una specie in grado di esibire forme di pensiero simbolico. L’avvento della COGNIZIONE SIMBOLICA può essere spiegato in riferimento a due ipotesi interpretative:
TATTERSAL propende per questa seconda possibilità, giustificandosi attraverso i concetti di EXAPTATION e di EMERGENZA. EXAPTATION indica la cooptazione funzionale di strutture originariamente selezionate per altre finalità evolutive. L’esempio classico è quello delle ALI DEGLI UCCELLI , originariamente nate per svolgere funzioni di termoregolazione e in seguito cooptate per il volo. Quindi secondo TATTERSAL anche l’avvento del PENSIERO SIMBOLICO dipende da processi di questo tipo e la sua idea è che la capacità simbolica umana sia una FORMA DI ADATTAMENTO CULTURALE. La condizione per avere il pensiero simbolico non deve essere riferita alla BIOLOGIA di HOMO SAPIENS , ma alla sua CULTURA.
Qualcosa deve essere intervenuto a preparare il terreno perché il linguaggio fosse acquisito. Questa innovazione sarebbe dipesa dal fenomeno dell’emergenza. L’emergenza insieme con l’ EXATTAMENTO , è un potente meccanismo del processo evolutivo, un’autentica forza motrice che sospinge l’innovazione verso nuove direzioni.
A non convincerci è la spiegazione proposta da TATTERSAL circa l’origine del linguaggio; egli affida il cambiamento di HOMO SAPIENS all’invenzione del linguaggio: attribuire l’origine del linguaggio ad una SCOPERTA è tuttavia un’operazione del tutto inefficace sul piano esplicativo, ma NON è sufficiente evocare il linguaggio per risolvere la questione dell’origine del pensiero simbolico, il ricorso all’ EMERGENZA IMPROVVISA DEL LINGUAGGIO in TATTERSAL sembra essere una spiegazione ad hoc finalizzata a salvaguardare l’autonomia degli aspetti culturali su quelli biologici ma il problema è che tale spiegazione finisce con l’essere soltanto una PSEUDO-SPIEGAZIONE : l’avvento del simbolo rimane un fenomeno irrisolto.
Secondo TATTERSAL , infatti, il pensiero simbolico è inconcepibile senza linguaggio, ma il linguaggio stesso presuppone una qualche forma di pensiero simbolico:
Il linguaggio, come il pensiero, comporta la formazione e l’elaborazione di simboli nella mente, e la nostra capacità di ragionamento simbolico è praticamente inconcepibile in sua assenza. Il linguaggio è dunque molto più del semplice mezzo con cui spieghiamo i nostri pensieri a noi stessi e agli altri: è fondamentale per lo stesso processo di pensiero.
Nella prospettiva di TATTERSAL tutto ciò che conta è ciò che avviene dopo l’avvento del simbolo; dal nostro punto di vista, invece, le questioni davvero importanti da indagare sono le condizioni che precedono l’avvento del simbolo e che sono a fondamento della sua origine. La nostra idea è che sia possibile indagare le condizioni che hanno permesso la
nascita del simbolo dal punto di vista di una prospettiva che si richiama ai PRINCIPI DARWINIANI DELL’EVOLUZIONE.
Il modello della RIVOLUZIONE DEL PALEOLITICO SUPERIORE è stato messo in discussione da una serie di importanti scoperte recenti. Evidenze provenienti dalla paleoantropologia e dall’archeologia mostrano, infatti, che molti dei tratti considerati propri del PALEOLITICO SUPERIORE sono apparsi molto prima in Africa in una forma più rudimentale durante il MIDDLE STONE AGE. Esse avvalorano la tesi che il PENSIERO SIMBOLICO si sia evoluto GRADUALMENTE nel corso di un lungo arco temporale.
Una delle SCOPERTE più importanti a sostegno del MODELLO GRADUALISTA è il ritrovamento di due pezzetti d’ OCRA , chiaramente utilizzata per colorare superfici e che costituiscono le più antiche forme d’arte. Sono stati rinvenuti anche due KIT DI STRUMENTI per la produzione e conservazione di PIGMENTI : i resti di un vero e proprio LABORATORIO ARTISTICO PREISTORICO.
Le scoperte circa l’uso di PIGMENTI rendono plausibile l’interpretazione di quanti sostengono che, non essendo utilizzati con finalità strettamente funzionali; i pigmenti avevano un forte VALORE SIMBOLICO.
Un duro colpo al modello dell’esplosione è assestato, inoltre da recenti ritrovamenti che testimoniano l’esistenza di comportamenti dei NEANDERTHAL che SEPPELLIVANO I DEFUNTI , FABBRICAVANO E USAVANO ORNAMENTI PERSONALI , tra cui PENNE DI UCCELLO e CONCHIGLIE TRAFORATE e UTILIZZAVANO MATERIALI PIGMENTOSI.
TATTERSAL è disposto a riconoscere che ci siano prove convincenti di comportamenti simbolici, attribuiti a HOMO SAPIENS , tuttavia l’idea dell’autore è che le forme tipiche del SIMBOLISMO IN SENSO PROPRIO siano riscontrabili in Europa solo a partire da 50- mila anni fa con l’uomo di CRO-MAGNON.
Il punto della controversia riguarda cosa si intende con l’espressione “SIMBOLISMO IN SENSO PROPRIO” : TATTERSAL considera propriamente simbolico soltanto l’ USO DI DIMBOLI IN QUANTO SIMBOLI. In altre parole, ha in mente un particolare tipo di simboli: I SIMBOLI LINGUISTICI.
Il punto che vale la pena discutere è se le proprietà che rendono i simboli propriamente simbolici riguardino solo il CODICE-SISTEMA di cui essi fanno parte.
DEACON : il carattere propriamente simbolico dei simboli dipende da DUE FATTORI costitutivi: la NATURA SISTEMICA che i segni ereditano dal codice cui appartengono e la DIPENDENZA dei simboli dal sistema cognitivo che funge da interpretante. I NEOCULTURALISTI considerano il PENSIERO SIMBOLICO in riferimento alla TESI DELL’ESPLOSIONE.
La nostra ipotesi è che lo STATUTO SIMBOLICO di un simbolo dipende primariamente dal sistema interpretante: mentre è plausibile ipotizzare l’esistenza di simboli in assenza di un codice, non è possibile pensare a un codice simbolico in assenza d simboli. È possibile, dunque, considerare le attestazioni fossili d capacità simboliche prima di 50.000 anni fa come un modo di criticare l’idea dell’avvento del simbolo come fenomeno TUTTO-O- NULLA che ha comportato una riorganizzazione della CAPACITA’ COGNITIVE E COMPORTAMENTALI di HOMO SAPIENS.
Una buona METAFORA è quella del MODELLO DELLA MATRIOSKA proposto da DE WAAL per sostenere che i livelli più complessi di un fenomeno si costituiscono a partire dai fenomeni di livello più semplice. Secondo tale modello le manifestazioni simboliche più
Un punto di svolta nell’evoluzione della comunicazione umana si ha con la comparsa di HOMO ERGASTER. Il bipedismo ormai completo di quest’ominide ha profonde ripercussioni sul sistema di comunicazione. Come abbiamo già detto precedentemente, modificando la posizione del cranio rispetto alla colonna vertebrale, la postura eretta è indirettamente responsabile dell’abbassamento della laringe e ciò influisce sull’evoluzione del linguaggio articolato.
Sebbene HOMO ERGASTER non fosse probabilmente ancora in possesso del linguaggio articolato, secondo MITHEN i cambiamenti ANATOMICI e FISIOLOGICI associati al BIPEDISMO gli consentivano di produrre una gamma di vocalizzazioni sufficientemente ampia e melodiosa. Inoltre con ERGASTER e soprattutto con i successivi ERECTUS e HEIDELBERGENSIS , il sistema di comunicazione degli ominidi si arricchisce di un’ulteriore caratteristica, la MIMESI , ovvero la capacità di produrre atti rappresentazionali COSCIENTI e AUTOINDOTTI che sono intenzionali ma non linguistici.
Secondo MITHEN , infatti, avendo dimensioni corporee maggiori, vivendo in ambienti più impegnativi, avendo una prole particolarmente gravosa e dipendendo in modo ancor più sostanziale dalla COOPERAZIONE , i NEANDERTHAL devono aver evoluto un sistema di comunicazione di tipo musicale molto più complesso e sofisticato di quello osservabile in qualsiasi specie precedente di HOMO.
LIEBERMAN : diversamente da MITHEN , sostiene che i cambiamenti alla base del tratto vocale,necessario ala fonazione, trovano realizzazione soltanto in HOMO SAPIENS attraverso l’abbassamento del TRATTO SOVRALARINGEO.
I due autori constatarono che il BSICRANIO di questo esemplare era più simile a quella di uno scimpanzé o di un neonato umano moderno che a quello di un essere umano adulto moderno.
L’ UOMO DI NEANDERTHAL non era, pertanto, fisiologicamente in grado di produrre le frequenze delle formanti delle vocali e le sue capacità fonetiche dovevano essere molto limitate.
Contro questa tesi, secondo MITHEN , militano gli studi che fanno riferimento all’ OSSO IOIDE di un esemplare di NEANDERTHAL ritrovato in Israele. Lo IOIDE è un osso fissato alla cartilagine della laringe a cui sono ancorati i muscoli necessari all’articolazione del linguaggio.
Secondo MITHEN nel complesso tali studi mostrano che, per quanto non sia possibile attribuire ai NEANDERTHAL un linguaggio articolato come quello dei SAPIENS , i caratteri del loro canale vocale mostrano una notevole evoluzione al fine di favorire la comunicazione vocale. I NEANDERTHAL , in altre parole pur non avendo un linguaggio composizionale, possedevano un “ Hmmmmmmm ” molto sofisticato.
Sebbene le GRANDI SCIMMIE non abbiano capacità vocali degne di nota, esse tuttavia comunicano frequentemente con in numerosi contesti sociali attraverso i GESTI.
Alcuni esperimenti hanno evidenziato che, in netto contrasto con quanto fanno i bambini, che apprendono a produrre e a comprendere centinaia di nuove parole durante i primi tre anni di vita, le scimmie e le grandi scimmie raramente modificano il loro repertorio vocale aggiungendo nuovi segnali.
Le vocalizzazioni dei primati non umani sembrano essere ESPRESSIONI INVOLONTARIE di emozioni.
La TEORIA GESTUALE ha ricevuto un grosso supporto scientifico negli anni Novanta in seguito alla scoperta dell’esistenza nel cervello delle scimmie dei cosiddetti NEURONI SPECCHIO. Tali neuroni sono associati all’azione dell’ AFFERRARE ( GRASPING ) e sono stati definiti “ SPECCHIO ” perché permettono una forma di rispecchiamento tra PERCEZIONE e AZIONE. Essi si attivano, infatti, quando la scimmia esegue un movimento intenzionale e quando osserva un altro primate che compie lo stesso movimento. Ricerche di NEUROIMAGING hanno mostrato che anche il cervello umano è dotato di un sistema specchio. I neuroni specchio sono stati scoperti nell’area F5 della corteccia premotoria ventrale dei macachi e tale area è considerata omologa all’ AREA DI BROCA negli umani (svolge un ruolo fondamentale nella produzione e comprensione del linguaggio), il che significa che l’ AREA DI BROCA può essere considerata un’ EVOLUZIONE dall’area F5 delle scimmie.
Il SISTEMA SPECCHIO rappresenta l’anello mancante tra le CAPACITA’ dei primati non umani di milioni di anni fa e il LINGUAGGIO degli umani moderni.
CHOMSKY , pur riconoscendo l’importanza di capire come le parole possano essere appropriate alla situazione cui fanno riferimento, sostiene che il problema della COERENZA e della CONSNANZA al contesto sia una questione IRRISOLVIBILE della natura del linguaggio umano.
La nostra idea è che la CAPACITA’ DEL LINGUAGGIO di ancorarsi alla realtà esterna sia una proprietà essenziale del linguaggio.
ARBIB ipotizza l’evoluzione del linguaggio in SETTE STADI : i primi 3 stadi si riferiscono al periodo precedente la nostra separazione dalle grandi scimmie; gli stadi 4, 5, e 6 caratterizzano la linea di discendenza degli ominidi; il settimo stadio rappresenta il livello specifico di HOMO SAPIENS. Ad ogni stadio le capacità precedenti vengono conservate e l’aggiunta di uno stadio ulteriore implica un perfezionamento del repertorio dei comportamenti primordiali su cui esso si fonda.
Una delle idee alla base del nostro libro è che il passaggio dalla comunicazione al linguaggio debba essere spiegato in riferimento ai sistemi cognitivi che governano le capacità degli individui di AGIRE SUL MONDO e di AGIRE NEL MONDO.
QUINDI l’ipotesi è che il linguaggio abbia avuto origine a partire dai sistemi deputati al controllo dei movimenti delle mani che permettono all’organismo di interagire e di modificare il mondo circostante.
Secondo ARBIB , infatti, l’evoluzione del linguaggio è legata all’evoluzione dei meccanismi cerebrali alla base della COSTRUZIONE e dell’ USO DEGLI STRUMENTI.
RIASSUMENDO : in una prima fase dello SVILUPPO EVOLUTIVO , gli ominidi che hanno preceduto i SAPIENS possedevano un proto linguaggio basato sui GESTI MANUALI che solo a seguito di un ulteriore sviluppo ha preso la forma di un proto linguaggio basato sui GESTI VOCALI.
Nel modello di ARBIB la GRAMMATICA rappresenta solo l’esito finale di un lungo processo evolutivo che trae origine dai meccanismi condivisi con altri primati fondati sulla PERCEZIONE e sull’ AZIONE.
La TESI GENERALE di questo libro è che il linguaggio sia il PRODOTTO di superficie del funzionamento di sistemi cognitivi sottostanti. Ora bisogna analizzare i DISPOSITIVI DI ELABORAZIONE che permettono agli umani di parlare in modo COERENTE e CONSONANTE alla situazione.
linguistici) della frase alla rispettiva RAPPRESENTAZIONE SEMANTICA (significato delle
parole).
Un altro fattore importante per il processo di COMPRENSIONE riguarda l’ INTENZIONE
COMUNICATIVA del parlante, ovvero ciò che vuole dire, perché di fatto non interpretiamo
gli enunciati allo stesso modo. QUINDI ciò che caratterizza la comunicazione verbale è la
PRODUZIONE e il RICONOSCIMENTO DI INTENZIONI. (ESEMPIO “Fa proprio caldo!”,
detto ad agosto rende un significato, detto a dicembre rende un altro significato in senso
ironico).
GRICE sostiene che comunicare equivale a MANIFESTARE PUBBLICAMENTE
un’intenzione e che la comunicazione ha successo quando l’intenzione comunicativa del
parlante viene riconosciuta dal suo interlocutore. La caratteristica essenziale della
comunicazione umana è l’ ESPRESSIONE e il RICONOSCIMENTO DI INTENZIONI. In
tale progetto è centrale la DISTINZIONE tra SIGNIFICATO DELL’ESPRESSIONE
(significato codificato linguisticamente) e SIGNIFICATO DEL PARLANTE (quello che il
parlante intende comunicare al proprio interlocutore).
COMUNICARE significa, per chi parla, esprimere intenzioni o stati mentali, e per chi
ascolta riconoscere intenzioni o stati mentali. Nel PROCESSO COMUNICATIVO sono in
gioco due tipi di intenzioni: l’intenzione di produrre nel destinatario una CREDENZA
usando un’espressione; l’intenzione che il destinatario riconosca che quell’espressione è
stata proferita esattamente al fine di produrre una determinata CREDENZA.
GRICE : gli INTERLOCUTORI comunicano molto più di quanto non indicano. Egli definisce
IMPLICATURA il contenuto comunicato attraverso un’espressione senza che quel
contenuto sia esplicitamente detto. Ciò che è implicato va al di là di ciò che viene detto.
GRICE distingue DUE TIPI di IMPLICATURA :
L’idea di GRICE è che le conversazioni quotidiane non siano CASUALI e ARBITRARIE
ma siano rette dal PRINCIPIO DI COOPERAZIONE perché secondo il filosofo la
comunicazione è un’impresa razionale di cooperazione in cui è necessario coordinarsi e
sforzarsi di agire in conformità a quanto il nostro interlocutore si aspetta ragionevolmente
da noi.
Da questo punto di vista, le CONVERSAZIONI sono SFORZI COLLABORATIVI con uno
scopo o una direzione comuni stabiliti all’inizio della conversazione o negoziati durante lo
scambio.
La TEORIA DELLA PERTINENZA formulata da SPERBER e WILSON , cerca di dar conto
dei sistemi di elaborazione che permettono agli esseri umani di COMPRENDERE i
comportamenti comunicativi in generale e di PRODURRE-COMPRENDERE le espressioni
linguistiche nello specifico. È una prospettiva sulla natura della comunicazione fortemente
legata alle teorie della cognizione e dell’architettura della mente.
Anche secondo SPERBER e WILSON la comunicazione umana è un PROCESSO
INFERENZIALE di PRODUZIONE e COMPRENSIONE di INTENZIONI COMUNICATIVE
in cui il destinatario viene guidato nel processo di COMPRENSIONE da certe aspettative
che sull’enunciato prodotto dal parlante. Si tratta di ASPETTATIVE DI PERTINENZA.
Con la TEORIA DELLA PERTINENZA SPERBER e WILSON propongono un modello
INTENZIONALE-INFERENZIALE della comunicazione umana in cui il parlante fornisce
all’ascoltatore solo un INDIZIO della sua intenzione di comunicare un certo significato e
l’ascoltatore comprende quel significato producendo una serie di INFERENZE guidate
dall’indizio prodotto dal parlante. In uno scambio comunicativo del genere sono in gioco
due tipi di intenzione:
La COMUNICAZIONE INTENZIONALE ha buon esito quando si realizza l’intenzione
comunicativa, quando cioè i destinatari riconoscono il comportamento esplicitamente
comunicativo del parlante.
Secondo la nostra teoria gli esseri umani hanno una tendenza AUTOMATICA a
massimizzare la pertinenza, il sistema cognitivo umano si è sviluppato in modo tale che i
nostri meccanismi percettivi automaticamente selezionano gli stimoli potenzialmente
pertinenti, i nostri sistemi di memoria tendono automaticamente ad attivare le assunzioni
potenzialmente pertinenti e i nostri meccanismi inferenziali tendono potenzialmente a
processarli nel modo più produttivo possibile.
Uno STIMOLO è PERTINENTE quando la sue elaborazione produce un EFFETTO
COGNITIVO POSITIVO.
Secondo la TEORIA DELLA PERTINENZA , la COMUNICAZIONE INFERENZIALE è resa
possibile dalla PSICOLOGIA INGENUA , vale a dire dalla capacità cognitiva di attribuire
stati mentali agli altri per interpretare e predire i loro comportamenti. La nostra mente è
naturalmente portata ad interpretare il comportamento degli altri attribuendo stati mentali
quali CREDENZE o DESIDERI all’agente: fa parte della PSICOLOGIA INGENUA la
credenza che gli stati mentali siano cause dei comportamenti.
MENTALIZZAZIONE VS GRAMMATICA UNIVESRALE ( CHOMSKY )
DONALD DAVIDSON sottolinea in DUE PUNTI il legame tra il possesso di credenze e il
linguaggio:
TOMASELLO considera il LETTORE DELLA MENTE come l’ UNICO ADATTAMENTO
BIOLOGICO FONDAMENTALE di cui devono disporre gli umani per poter dar vita al
linguaggio.
Finora abbiamo fortemente criticato l’approccio neocartesiano agli studi sul linguaggio. C’è
però un aspetto della prospettiva cartesiana che merita grande attenzione: il ruolo
dell’ USO CREATIVO DEL LINGUAGGIO nel delineare la differenza tra la rigidità
meccanica della comunicazione animale e la flessibilità creativa del linguaggio umano. Alla
base dell’uso creativo del linguaggio c’è la questione del PARLARE IN MODO
APPROPRIATO , ciò a cui CHOMSKY fa riferimento nei termini della COERENZA e
CONSONANZA ALLA SITUAZIONE delle espressioni linguistiche. L’idea di CHOMSKY è
che il PROBLEMA DI CARTESIO sia un mistero che la mente umana può porre come
problema ma non può risolvere in via di principio. L’unica cosa che si può spiegare è
l’aspetto della creatività legato alla produttività infinita del linguaggio.
CHOMSKY sostiene che per capire cosa distingua gli umani dagli animali occorra fare
riferimento all’uso creativo del linguaggio. L’unico modo per attribuire una mente a
qualcuno è quello di valutare se egli usa il linguaggio in maniera normale: usare il
linguaggio in maniera normale significa fare uso delle proprietà che rendono il linguaggio
uno strumento di espressione dei pensieri LIBERO e CREATIVO.
La nostra idea è che se la GRAMMATICA UNIVERSALE non ha le risorse concettuali per
spiegare il parlare in modo appropriato, non è di certo ai dispositivi che elaborano la
sintassi degli enunciati che bisogna guardare. Per affrontare il problema di CARTESIO
bisogna compiere due mosse:
La capacità di mettere in atto comportamenti appropriati al contesto dipenda in modo
significativo dai dispositivi che regolano il radicamento degli organismi all’ambiente e che il
linguaggio sfrutti questi dispositivi per produrre espressioni COERENTI E CONSNANTI
ALLA SITUAZIONE gli umani piuttosto che semplicemente radicati all’ambiente, sono
organismi RADICATI FLESSIBILMENTE ALL’AMBIENTE.
L’idea della FLESSIBILITA’ chiama in causa due capacità:
PERCEPIRE il mondo e MUOVERSI nell’ambiente fisico rappresentano le condizioni di
base della relazione con l’ambiente fisico di qualsiasi organismo. Il caso esemplare è
rappresentato dalla PERCEZIONE VISIVA. Percepire e individuare le caratteristiche degli
oggetti che fanno da appigli alle possibili azioni degli organismi su di essi. La posizione
degli oggetti nell’ambiente è sempre connessa all’organismo che li percepisce e che si
muove nello spazio.
Gli umani sono soggetti RADICATI FLESSIBILMENTE all’ambiente perché sono capaci di
sganciarsi dalla situazione attuale costruendo proiezioni alternative alla situazione
effettiva.
COOPERAZIONE E ANTICIPAZIONE DEL FUTURO
Sebbene le grandi scimmie culturizzate siano in grado di apprendere l’uso di un codice
simbolico, di fatto gli esseri umani sono i soli ad aver sviluppato autonomamente un
sistema di comunicazione basato sulle capacità di rappresentazione simbolica. La
differenza sostanziale risiede nella capacità degli umani di ANTICIPARE IL FUTURO
( COGNIZIONE ANTICIPATORIA ) e si ipotizza che tale cognizione si sia evoluta negli
ominidi in risposta alle pressione selettive esercitate dalla CULTURA OLDUVAIANA , che
abbia aperto la strada ad una nuova forma di COOPERAZIONE basata su obiettivi comuni
e che sia emersa come il modo più efficiente per risolvere i problemi posti da questa nuova
forma di cooperazione orientata al futuro.
QUINDI la COGNIZIONE ANTICIPATORIA si è evoluta grazie all’uso degli STRUMENTI
OLDUVAIANI e ha permesso, successivamente, l’evoluzione di FORME DI
COOPERAZIONE orientate al futuro e la nascita della COMUNICAZIONE SIMBOLICA.
NAVIGAZIONE E DISCORSO
Il PARLARE IN MODO APPROPRIATO è una capacità pragmatica (attività pratica) che
riguarda il piano del discorso. Il punto chiave della questione è che la COERENZA DEL
DISCORSO non può essere giustificata a partire dai contenuti sintattici interni agli
enunciati. Per spiegarla bisogna passare dall’analisi della frase a quella del discorso.
DALLA MICROANALISI ALLA MACROANALISI DEL LINGUAGGIO
MICROANALISI : analisi della struttura interna agli enunciati ( LESSICO E SINTASSI )
MACROANALISI : analisi delle relazioni tra gli enunciati ( COESIONE E COERENZA )
La frase è l’essenza del linguaggio e quello che conta per spiegare i processi di
elaborazione linguistica sia l’analisi di ciò che avviene all’interno della frase. In questo
modo il piano del discorso viene interpretato come una SUCCESSIONE DI FRASI :
comprendere il discorso equivale a comprendere un enunciato dopo l’altro. Ma esistono
soggetti che anche se perfettamente in grado di rispettare la sintassi dell’enunciato, sono
deficitari sul piano del discorso. E’ il caso della SINDROME DI WILLIAMS ( incapacità di
integrarsi nell’ambiente fisico. Imparano in fretta molte parole ma non hanno esperienza
delle parole: è come leggere senza capire ciò che si sta leggendo) e della
SCHIZOFRENIA (i soggetti non riescono a mantenere la rotta del discorso e dunque a
produrre un discorso coerente in senso globale). Lo studio di queste patologie serve per
constatare che questi soggetti sono incapaci di elaborare il flusso del parlato pur avendo
perfettamente integre le capacità di analisi della struttura degli enunciati.
COMUNICARE E’ NAVIGARE
Il parlare in modo appropriato è connesso alla capacità del radicamento degli individui
all’ambiente. La capacità d costruire un discorso è simile ai processi di navigazione nello