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Il Pensiero di Schopenhauer: Volontà, Rappresentazione e Pessimismo Cosmico, Appunti di Filosofia

Filosofia di Shopenauer, tematiche e riflessioni sul pessimismo

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 22/12/2020

Guglielmina2.0
Guglielmina2.0 🇮🇹

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1)Schopenhauer nacque a Danzica (Polonia) nel 1788, figlio di un banchiere e di una nota scrittrice
di romanzi. Le pressioni del padre affinché proseguisse la strada da lui segnata non ebbero successo e,
iniziato all’amore per la letteratura dalla madre, proseguì gli studi di filosofia sino ad abilitarsi alla libera
docenza. Il suicidio del padre e il turbolento e contraddittorio rapporto con la figura materna segnarono
profondamente il suo pensiero, ben sintetizzato nella sua opera più famosa Il mondo come volontà e
rappresentazione. La prima edizione del suo lavoro (1819) non riscosse alcun successo. Il motivo principale
degli scarsi consensi accademici e di pubblico ricevuti risiedeva nell’avversione di Schopenhauer per
la filosofia idealistica, infatti in particolare il filosofo era solito attaccare Hegel, appellandolo come un
“sicario della verità”, la cui filosofia, lungi dall’essere al servizio della verità, era mercenaria, utile agli
interessi della Chiesa e dello Stato. Schopenhauer rivendicava la libertà e l’autonomia della filosofia e
sfidava apertamente il successo di Hegel organizzando lezioni di filosofia nella stessa università, negli stessi
giorni e agli stessi orari.
Sino all’ondata di pessimismo che avvolse l’Europa dopo il 1848 Schopenahuer, però, non riuscì ad emulare
o intaccare il successo del filosofo idealista. Mentre le aule universitarie erano sempre gremite in occasione
delle lezioni di Hegel, solo pochi studenti frequentavano gli insegnamenti di Schopenhauer. A tal punto che
quest’ultimo si difese osservando: “Io non ho scritto per gli imbecilli. Per questo il mio pubblico è ristretto”.
Schopenhauer morì a Francoforte nel 1860.
2) radici culturali
Sul pensiero di Schopenhauer agirono fortemente le influenze:
di Platone e la sua teoria delle idee;
del Romanticismo (per quanto riguarda le tematiche dell’infinito, del dolore, dell’irrazionalismo e
l’importanza assegnata alla musica e all’arte);
della filosofia orientale (in particolare quella indiana buddista)
del criticismo di Kant, che considera il filosofo più grande e più originale della storia del pensiero.
3) Il “velo di Maya”.
A costituire il punto di partenza del pensiero di Schopenhauer è, infatti, la distinzione kantiana tra
fenomeno (la cosa come ci appare) e noumeno (la cosa in sé).
S. pensa infatti di aver capito qual è la via d’accesso per il noumeno, cioè la realtà che si “nasconde” dietro
l’inganno, l’illusione e la parvenza del fenomeno. Solo il filosofo può riuscire a squarciare il “velo di Maya”
(com’era chiamata, dalla sapienza indiana, la realtà illusoria che ci appare ai nostri occhi) e superare
l’apparenza. Il fenomeno di cui parla S. è quello della Rappresentazione che consiste nella realtà in quanto
oggetto di conoscenza da parte di un soggetto, potremmo anche definirla intuizione di chi intuisce.
Come Kant, Schopenhauer riteneva che la nostra mente filtrasse la realtà attraverso le forme a priori che
sono SPAZIO, TEMPO e CASUALITA’. Quest’ultima…
Assume forme differenti in relazione al principio:
del divenire regola i rapporti tra oggetti naturali
del conoscere regola i rapporti tra premesse e conseguenze
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Scarica Il Pensiero di Schopenhauer: Volontà, Rappresentazione e Pessimismo Cosmico e più Appunti in PDF di Filosofia solo su Docsity!

1)Schopenhauer nacque a Danzica (Polonia) nel 1788, figlio di un banchiere e di una nota scrittrice

di romanzi. Le pressioni del padre affinché proseguisse la strada da lui segnata non ebbero successo e, iniziato all’amore per la letteratura dalla madre, proseguì gli studi di filosofia sino ad abilitarsi alla libera docenza. Il suicidio del padre e il turbolento e contraddittorio rapporto con la figura materna segnarono profondamente il suo pensiero, ben sintetizzato nella sua opera più famosa Il mondo come volontà e rappresentazione. La prima edizione del suo lavoro (1819) non riscosse alcun successo. Il motivo principale degli scarsi consensi accademici e di pubblico ricevuti risiedeva nell’avversione di Schopenhauer per la filosofia idealistica, infatti in particolare il filosofo era solito attaccare Hegel, appellandolo come un “sicario della verità”, la cui filosofia, lungi dall’essere al servizio della verità, era mercenaria, utile agli interessi della Chiesa e dello Stato. Schopenhauer rivendicava la libertà e l’autonomia della filosofia e sfidava apertamente il successo di Hegel organizzando lezioni di filosofia nella stessa università, negli stessi giorni e agli stessi orari. Sino all’ondata di pessimismo che avvolse l’Europa dopo il 1848 Schopenahuer, però, non riuscì ad emulare o intaccare il successo del filosofo idealista. Mentre le aule universitarie erano sempre gremite in occasione delle lezioni di Hegel, solo pochi studenti frequentavano gli insegnamenti di Schopenhauer. A tal punto che quest’ultimo si difese osservando: “Io non ho scritto per gli imbecilli. Per questo il mio pubblico è ristretto”. Schopenhauer morì a Francoforte nel 1860.

2) radici culturali

Sul pensiero di Schopenhauer agirono fortemente le influenze:  di Platone e la sua teoria delle idee;  del Romanticismo (per quanto riguarda le tematiche dell’infinito, del dolore, dell’irrazionalismo e l’importanza assegnata alla musica e all’arte);  della filosofia orientale (in particolare quella indiana buddista)  del criticismo di Kant , che considera il filosofo più grande e più originale della storia del pensiero.

3) Il “velo di Maya”.

A costituire il punto di partenza del pensiero di Schopenhauer è, infatti, la distinzione kantiana tra fenomeno (la cosa come ci appare) e noumeno (la cosa in sé). S. pensa infatti di aver capito qual è la via d’accesso per il noumeno, cioè la realtà che si “nasconde” dietro l’inganno, l’illusione e la parvenza del fenomeno. Solo il filosofo può riuscire a squarciare il “velo di Maya” (com’era chiamata, dalla sapienza indiana, la realtà illusoria che ci appare ai nostri occhi) e superare l’apparenza. Il fenomeno di cui parla S. è quello della Rappresentazione che consiste nella realtà in quanto oggetto di conoscenza da parte di un soggetto, potremmo anche definirla intuizione di chi intuisce. Come Kant, Schopenhauer riteneva che la nostra mente filtrasse la realtà attraverso le forme a priori che sono SPAZIO, TEMPO e CASUALITA’. Quest’ultima… Assume forme differenti in relazione al principio:  del divenire  regola i rapporti tra oggetti naturali  del conoscere  regola i rapporti tra premesse e conseguenze

 dell’essere  che regola i rapporti spezio temporali  dell’agire  che regola i rapporti tra le azioni e il loro agire. Quindi la realtà, nel momento in cui l’uomo la osserva, subisca una deformazione ed il fenomeno non è altro che un ingannevole rappresentazione che esiste unicamente nella nostra coscienza ma non costituisce la verità. E’ PROPRIO SULLA BASE DI QUESTA TEORIA CHE ARRIVA AD AFFERMARE CHE LA VITA NON E’ ALTRO CHE UN “SOGNO”  ( UN TESSUTO DI APPARENZE ). Al di là del SOGNO esiste però la REALTA’, QUELLA VERA.  L’uomo è un animale metafisico che è destinato a stupirsi riguardo la propria esistenza e a interrogarsi sull’essenza ultima della vita.

4) Rompere la rappresentazione

Per rompere la parete della Rappresentazione e quindi “IL VELO DI MAYA” e trovare la strada per capire la vera realtà, Schopenhauer afferma che poiché noi non siamo solo rappresentazione ma anche corpo , non ci vediamo solo dall’esterno come rappresentazione, ma ci viviamo and dall’interno, godendo e soffrendo. Ed è proprio attraverso questa esperienza vitale che possiamo rompere le barriere dell’apparenza a trovare la cosa in sé. Ci rendiamo così conto che la nostra essenza è la volontà di vivere. Si tratta di un impulso impellente a cui nessuno può resistere, che spinge a esistere e agire. Tale volontà non appartiene unicamente all’uomo ma ad ogni essere della natura, è il noumeno , l’essenza dell’intera realtà, è estendibile e comune al Tutto.

5) Dall’essenza del corpo all’essenza del mondo.

Possiamo dunque affermare che la volontà di vivere è l’essenza del mondo intera e che la nostra essenza fa parte della realtà intera. Quando noi viviamo il nostro corpo, sottraiamo questa all’apparenza. Questa è determinata dall’uso di spazio, tempo e casualità che delineano il mondo dell’apparenza e quindi degli oggetti, che si pongono come una molteplicità di cose distinte. Quindi smettiamo di tradurci esclusivamente nella nostra individualità. E’ per questo che parliamo di “fenomeni al plurale”, ma di “noumeno” al singolare, in quanto in questa non si manifestano spazio e tempo, ma va al di là di queste e si ritrova sempre e in tutta la realtà. Shopenhauer ha, inoltre, una concezione dell’IO molto attuale: questo si configura come la coincidenza di coscienza, volontà e corpo. Infatti molti hanno considerato questa concezione dell’Io Shopenhaueriano come la rivalutazione dell’individuo nella sua interezza.

6) caratteri e manifestazioni della volontà di vivere

Come abbiamo detto la volontà di vivere presenta dei caratteri contrapposti a quelli del mondodella

Rappresentazione, in quanto come abbiamo detto la Volontà di vevere e la vera Realtà sono sottratte

alle forme proprie del fenomeno (spazio, tempo e causalità). Essendo quindi sottratta al mondo

della rappresentazione la volontà possiede dunque le seguenti caratteristiche:

 inconscia. In quanto la consapevolezza è soltanto una possibile caratterista secondaria

della volontà di vivere. In questo senso, dunque, il termine “volontà” non sta ad indicare un volere

da parte dell’uomo o della natura, ma una sorta di energia o impulso.

amore

Secondo S. la natura si interessa solo della semplice procreazione ed è in questo contesto che si inserisce il concetto dell’ amore. Questo è uno degli stimoli più forti dell’esistenza e il suo fine è la procreazione. Dietro l’attrazione fisica vi è un puro desiderio sessuale, e con l’innamoramento, mentre l’uomo è convinto di essere nella fase più completa della sua personalità, in quel momento è in realtà lo “zimbello” della natura. Ed è quindi in questo contesto che Shopenhauer configura il mondo animale in quello degli uomini. Così come le amantidi religiose mangiano il loro compagno dopo l’accoppiamento, anche l’uomo perderà l’attrazione nei confronti della donna e quest’ultima, in seguito alla procreazione, perderà la sua bellezza e la sua attrattiva.