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Riassunto dell’esame di Antropologia Culturale- professore Alliegro-quarta parte
Tipologia: Sintesi del corso
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Interessato a studiare il popolo indigeno degli zuni già da tempo, nel 1879, il professor Baird dello Smithsonian Istitution, incaricò Cushing di accompagnare, in qualità di etnologo il gruppo del colonnello Stevenson. Avrebbe dovuto scoprire alcune tribù particolari indigeni. La spedizione prevedeva inizialmente la durata di tre mesi, solo dopo capiremo che avrà più “vita”. Verso la fine di settembre ebbe inizio il viaggio munito di un mulo del governo americano. Attraversò distese rosse e grigio simili ad un deserto da Las Vegas a Fort Wingate nel new Messico, ormai vicino alla destinazione. Dopo altre miglia abbondanti di tragitto in cui scorse le pianure e gli altopiani gialli e rossi della zona, giunse vicino ad un villaggio che pareva fosse abitato. Alchè scendendo incontrò verso il fiume un indiano. Oltre ad osservare il suo abbigliamento (pantaloni bianchi di cotone, camicia rossa, mocassini con suola di pelle grezza e perline e conchiglie intorno al collo) prestò attenzione a un lavoro a maglia che portava in una mano. Lo straniero individuo incontrato lungo il cammino si accinse a tendergli la mano col fare amichevole, soffiando su di una mano. Cushing si accertò che si trattasse del popolo Zuni dopodichè seguì l’indiano alla volta di zuni. Ranch lunghi e forma di scatola, costruiti con mattoni adobe, come fosse un gigantesco alveare piramidale di fango con base estesa è così che sembra definire l’architettura di Zuni. Entrò nella città mentre gli abitanti danzavano, una delle loro danze cerimoniali. Alla vista dello sconosciuto Cushing uno di loro intimò a quest’ultimo di allontanarsi. Non avendo compreso il comando tentò di prendere la mano dell’individuo che aveva di fronte e di soffiargli sopra come aveva visto fare poco prima. La danza si arrestò e un sacerdote anziano gli si avvicinò seguito da una scorta di danzatori, con parrucche piumate e maschere nere, lunghe barbe, occhi gialli, lunghi denti che correvano da un orecchio all’altro e lingue rosse che penzolavano. I loro corpi nudi erano dipinti di nero e giallo, i piedi erano contenuti in calzari verdi e rosse e alle gambe avevano rumorosi sonagli di guscio di tartaruga e zoccoli di cervo, mentre in vita e sulle spalle erano coperti da tessuto di daino. Ognuno portava nella mano destra, un sonaglio di zucca dipinta e nella sinistra, arco e frecce. La danza prevedeva l’oscillazione da un piede ad un altro, girando prima da una parte poi dall’altra, in perfetto unisono ed esattamente a ritmo con i loro sonagli e le loro strane note di musica selvaggia. In disparte vi erano dieci personaggi ridicoli imbrattati di melma rosa che faceva sembrare loro dei rettili. Ad un certo punto alcuni di loro iniziarono ad intrattenere il pubblico con scherzi bizzarri, si tratta dei keo-ye-mo-shi o guardiani della danza sacra, un ruolo sacro a cui vi si accede annualmente per elezione tra i sacerdoti della nazione. Cushing e Hillers il fotografo e altri della spedizione a tarda sera si accamparono ma furono presto disturbati dall’arrivo di alcuni indigeni che insegnarono a Cushing diversi termini della loro strana lingua. Il mattino seguente il governatore del villaggio giunse al loro accampamento con alcuni sottocapi e con il messaggero della città. I due invitarono gli ospiti a mangiare ciò che loro avevano da offrire al termine il governatore chiese gentilmente se avessero bisogno di aiuto. Espressero i loro desideri che furono garantiti dal capo del villaggio il quale li invitò il giorno seguente a sostare e pranzare a casa sua. Le donne erano vestite con abiti pesanti, mantelli poggiati sulla testa, ognuno portava con se una brocca decorata accuratamente. Dalle terrazze del villaggio, alle quali si accedeva tramite scalinate, la vista si estendeva alle terrazze periferiche più basse, fino ai confini nord, est e sud, delimitati dal cerchio di altopiani a miglia di distanza. Ad ovest, un lungo pendio inciso nelle basse colline era invaso all’orizzonte dalla pianura di sabbia, attraverso la quale, come argento fuso, scorreva il piccolo fiume. Su tutte le terrazze c’erano donne, che sbucciavano pannocchie di ogni colore, altre che portavano il granturco su per le scale assicurati in lenzuola alle loro fronti. Molte in piccoli gruppi affettavano affettavano le pesche e le stendevano al sole affinchè si essiccassero. Fuori vicino ai recinti donne anziane accumulavano mucchi di sterco di pecora essiccato e depositavano al loro interno il vasellame appena dipinto per la cottura. Altre attizzavano il fuoco. I bambini erano ovunque, si rincorrevano per le terrazze, su e giù per le scale, inseguivano in una finta caccia maiali
e cani. Lungo il fiume fangoso altri bambini si azzuffavano nell’acqua mentre delle donne lavavano la lana o i teli su rocce piatte. Queste primitive donne raccoglievano l’acqua con piccole dighe di sabbia proprio in quel fiume che era oggetto della prima spedizione americana mandata dal governo per esplorare se il fiume fosse o meno navigabile. In questi giorni, gli uomini che erano stati inviati per la spedizione, spigarono al popolo Zuni la loro provenienza e la motivazione per cui erano stati mandati. Successivamente il popolo era in preparazione in vista di una nuova danza. Cushing iniziò a disegnare i colori e i costumi allegri delle feste portando un ondata di curiosità tra loro. I disegni e gli appunti che si accingeva a prendere ad ogni nuovo rituale non erano ben accetti dagli ospiti e presto mostrarono il loro disappunto a riguardo, in vista della danza sacra dell’acqua che non riuscì a descrivere perché gli fu impedito, mentre disegnare e prendere appunti era per lo studioso molto importante. Non si scoraggiò ed iniziò a disegnare i bambini che venivano sempre più attratti e incuriositi da questa nuova pratica per loro, i bambini chiamavano CushingIs-ta-shi, Me-lik-i-a ovvero il piccolo americano. Poiché inizialmente non era ben accetto decise di vivere a modo loro sperando che questo lo aiutasse ad integrarsi meglio tra loro, e cosi che decise di trasferirsi in una stanza del governatore messa a sua disposizione. Provò a cucinare il cibo di riserva ma il governatore gli impedì di farlo perché considerato non buono, da allora in poi il governatore cucinò per lui tutti i giorni della sua permanenza. In casa del governatore famigliarizzò con tutti i suoi famigliari. Nei giorni seguenti il consiglio della tribù si riunì spesso per decidere cosa fare dell’ospite non ancora del tutto gradito. Il governatore ormai affezionatosi allo straniero (cushing) riportò le decisioni del consiglio e consigliò a quest’ultimo di diventare un membro degli Zuni e quindi avere dei fratelli, dei genitori e dei cugini acquisiti per essere ben accetto. È qui che cushing inizia a sentirsi come fosse stato esiliato dal mondo. A giorni si sarebbe svolta la Kea-k’ok-shi (danza sacra) alla quale il consiglio decise di non far partciparecushing ma questo testardo si oppose. Di questa danza nonostante la sua opposione non riuscì a disegnare molto cosi come di altre danze simili a queste. Il popolo pensava che potevano sbarazzarsi di lui suggerendo che fosse uno stregone ma l’accusa non poteva reggere in quanto un membro sapeva che gli americani non consideravano affatto la stregoneria. Allora decisero di accusarlo di essere un Navajo (espressione che rappresenta ogni sacrificio mortale, sia di uomini che animali durante la danza del coltello) cosicchè nessuno si sarebbe opposto alla sua uccisione. Nei giorni seguenti ci si preparava per la danza del coltello alla quale il governatore preferì che cushing non ci fosse, ma anche questa volta non badò al consiglio e fece di testa propria. I danzatori si camminavano in fila per la via coperta, e si disposero in una via trasversale al cortile. I costumi non erano diversi dai precedenti tranne le maschere che erano ora ricoperte di sangue. Nella mano destra i ballerini impugnavano un pugnale di pietra a forma di foglia macchiato di sangue. Si muovevano ad intervalli regolari a volte puntando verso l’ospite indesiderato. A metà giornata fecero il loro ingresso i clown. I loro corpi nudi tranne che per i pantaloncini erano dipinti con la cenere. Dipinti di nero sotto gli occhi e la bocca apparivano in modo spettrale e feroce. Questi decisamente puntavano selvaggiamente nella sua direzione imprecando qualcosa nella loro lingua ancora sconosciuta. Inizialmente pensò si trattasse di uno scherzo solo dopo comprese che facevano sul serio e che urlavano contro lui uccidilo, uccidilo. Disinvolto mostrò loro il coltello che aveva nella borsa e fece capire che non avrebbe esitato a difendersi in caso di attacco. In clown a quel punto si fermarono affermando che cushing fosse un ki-he (amico spirituali o datato di poteri sacri per il bene dell’umanità) e decisero di non ucciderlo più. Si erano sbagliati non si trattava di un Navajo ma di uno di loro. Decisero di trovare altrove un navajo da uccidere. La sorte toccò ad un cane randagio che venne ucciso violentemente. Quella notte avrebbe segnato il suo destino nel popolo zuni.
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volta che un bianco assisteva ad un cerimoniale così tanto importante. La sera di due giorni dopo sette gigantesche sagome bianche con la testa nera giungevano al villaggio. Il lungo corno e il fischiatore erano coperti da lunghe vesti bianche e le loro facce ricoperte da orribili maschere bianche spettrali, con fori neri quadrati per occhi e bocca. I loro copricapo differivano l’uno dall’altro solo per le grosse appendici bianche, come orecchie di pipistrello. Nella mano destra portavano sonagli di scopole di cervo e nella sinistra bastoni piumati dipinti. Seguiti da due personaggi dal corpo rosso, indossavano elmetti arrotondati verdi, sulla sommità dei quali erano attaccati bastoncini dipinti con sonagli di conchiglia a entrambi i capi. Tutti questi erano preceduti da un sacerdote col corpo scoperto, con linee di vernice nera sugli occhi e sul mento e ornato da orecchini turchesi e collane di conchiglia. L’intero gruppo camminò verso una delle piazze , dove il sacerdote del sole aveva scavato una buca quadrata. Dopo aver danzato avanti e indietro per quattro volte a suon di sonagli le quattro figure principali, con lunghe preghiere e rituali posavano sacrifici di alcuni bastoni piumati. Il cerimoniale fu ripetuto in tutte le piazze allestite per la cerimonia. Al tramonto le figure spettrali si ritirarono in una grande stanza sacra a sud della città. Al crepuscolo le figure alte e spettrali entrarono una ad una nella città dopodichè furono introdotti in ciascuna delle nuove case del villaggio da due sacerdoti. Il governatore spiegò che in queste nuove case si sarebbero dovuti riunire i dodici ordini medici della tribù e che poiché lui doveva presiederne ad uno in veste di sacerdote lui (cushing) avrebbe potuto assistere senza far alcun rumore e restando in un angolo. La stanza era affollata con uno spazio libero vicino l’altare. Lungo il lato nord della stanza c’erano i danzatori con i volti scoperti. Tra di loro vi erano due sacerdoti impegnati in preghiere o rituali su sette indigeni prostrati ai loro piedi. Alla fine della preghiera ciotole fumanti di carne, vassoi di pane piatto e ceste di meloni furono messe in fila lungo lo spazio che era stato liberato. Fu pronunciata su di essi una preghiera dal sacerdote dell’arco (nai-iu-tchi) o di un potente ordine guerriero, simile ad una massoneria che presto avrebbe ricoperto (anche cusghing diventerà sacerdote dell’arco), seguito dal sacerdote del sole, dopo le varie preghiere il banchetto fu aperto. Conclusasi la cena le donne ritirarono tutte le ciotole e i cantanti intonarono un sonoro coro, insostenibile a detta del ricercatore. Alla fine di ogni strofa, la grande figura vicino l’altare saltava in piedi, finchè la sua testa non toccava il soffitto. Successivamente il piccolo Dio del Fuoco prese posto al centro della stanza vicino al fuoco, nessuno gli diede il cambio per più di un ora e mezza. Solo in seguito comprese che si trattava di un rituale di prova a cui si sarebbe sottoposto anche lui in seguito alla sua nomina a sacerdote dell’arco. Al mattino il canto cessò e il sacerdote posto al centro della stanza venne vestito. Le tre notti successive, furono passate in cerimoniali alle case sacre e alle estufas. Nella sera dell’ultimo giorno della cerimonia il colonello Stevenson e sua moglie fecero visita a Cushing per salutarlo prima della partenza. Rimase nuovamente solo a Zuni. Il giorno seguente disse al governatore che in meno di due mesi avrebbe seguito i suoi amici mentre quest’ultimo era contrario all’idea. Il governatore diede lui una stanza più ampia di prima un letto di pelle di pecora per dormire ed altri averi. Cushing per diverse settimane soffrì per quel modo di vivere ma ben presto si rassegnò al duro destino. Fu proprio in questi giorni che iniziò a vestirsi con abiti Zuni e fare a modo degli Zuni. Durante la sua assenza per una spedizione nella Valle dei Pini in cerca di miniere in cui avessero precedentemente lavorati gli Zuni, il governatore insieme a sua moglie imbiancarono le pareti e le travi della sua stanza, distesero delle coperte sul pavimento ed arredarono la stanza alla maniera indiana. Al suo ritorno suo padre adottivo ed altri insistevano sul fatto che dovesse farsi i buchi alle orecchie non capendone il motivo riluttante accettò. Il rituale prevedeva una serie di preghiere al Dio Sole e al Dio della terra di Zuni, al termine fu battezzato con il nome di Te-na-tsa-li, diventando figlio minore del sacerdote del sole.
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L’inverno è la stagione più felice dell’anno per gli indigeni, perché è un tempo di festività, riposo e cerimoniali. Non c’è molto da fare se non raccogliere la legna per il fuoco, prendersi cura del gregge, spalare la neve che si accumula sulle terrazze. I giorni si susseguono monotonamente, la sera si allunga grazie ad una serie di racconti passati sull’uomo e il mondo tramandato dagli anziani ai più giovani. Nel capodanno del 1880 cushing era a Zuni ormai da quattro mesi, riusciva ora a conversare un po nella loro lingua. Nel villaggio erano presenti tredici ordini o società, alcuni dei quali esoterici (riservato ai discepoli o agli anziani), altri meno rigidi essoterici(destinato a un pubblico più ampio) ma tutti minuziosamente organizzati e con gradi stabiliti con precisione tra l’uno e l’altro. In base alla funzione si possono dividere in quattro classi: quelli della guerra, del sacerdozio, della medicina e della caccia, anche se volentieri gli elementi di queste classi si intrecciano tra loro. Della prima classe (martial) c’è una sola società, gli A-pi-thlan-shi-wa-ni o i sacerdoti dell’arco, la più potente e perfettamente organizzati di tutte le associazioni native, somigliante alla massoneria essendo rigidamente segreta ed esoterica. Della seconda classe (ecclesiastical) c’è un solo ordine, la Shi-wa-ni-kwe, o società dei sacerdoti della più sacra importanza, ma meno rigida della prima. Della terza classe (medical) sono i Ka-shi-kwe e A-tchi- a-kwe o rdini del cactus o del coltello, i chirurghi marziali e civili della nazione; i Ne-we-kwe e Thle-we-kwe o ghiottoni o inghiottitori dei bastoncini; i portatori della verga che si occupano di malattie dell’apparato digerente; Ka-ka-thla-na-we e Ma-ke-thla-na-kwe o grandi ordini di ka-ka (danza) e del fuoco si occupano di infiammazioni; i Ma-ke-tsa-na-kwe e Pe-sho-tsi-lo-kwe o ordini minori del fuoco e degli insetti, che trattano ustioni, ulcere, cancrene e parassiti; gli ordini U-hu- hu-kwe o ahem (tosse), trattano raffreddori etc, e per finire l’ordine Tchi-to-la-kwe o del serpente a sonagli che si occupa delle conseguenze degli avvelenamenti. Della quarta classe (Humters) c’è di nuovo un solo ordine, il San-ia.k’ia-kwe o Tus-ki-kwe, ordine del sangue o del coyote, cacciatori della nazione. A queste si potrebbe aggiungere in modo più generale anche se strettamente esoterica l’abusata Ka-ka, la danza che è meravigliosamente strutturata e può essere considerata come la chiesa nazionale, come la nostra chiesa. Tuttavia il sacerdozio dell’arco è forse l’unico ordine ad essere propriamente esoterico in quanto i membri di quest’ordine possono assistere ad altri ma non viceversa. Per questo motivo il ricercatore tentò di entrare a far parte del primo ordine in modo tale da accedere successivamente ad altri. Dopo la sua ammissione al sacerdozio dell’arco, fu eletto per il compito di guardiano dei loro dei. Gli amati dei della guerra sono poetici nel nome e nella natura a loro attribuita: uno è chiamato A-hai-iu-ta e l’altro Ma-tsa-le-ma e si crede che abbiano un solo spirito ma forma duale, che siano i figli del dio del sole e che proteggano la valle e i figli di quelli che furono mandati a redimere e guidare la prima volta. Qualche tempo dopo vide e sentì un sacerdote contare sulle dite per determinare la data di iniziazione delle cerimonie che avrebbero dovuto essere compiute dai serpenti a sonagli e i mangiatori di fuoco. Si lamentò della perdita di una pittura nera, con la quale voleva dipingere le proprie tavolette. Cushing trasse profitto dalla situazione disse loro che lui si era appropriato dei colori ad acquerello con cui era stato dipinto un suo libro e che il colore nero proveniva dal Chi-ni-kwe, un popolo celeste che viveva dall’altro lato del mondo, e disse loro che avrebbero potuto usare tutti i colori tranne il nero, perché sacro e lui ci teneva in particolar modo. Il sacerdote interessato ad ottenere quel colore qualche giorno dopo chiese a cushing se avesse potuto prestarlo ma questi si rifiutò, dopo una lunga ed inutile insistenza chiese al ricercatore se si volesse recare di persona alla camera dei serpenti a sonagli e di portare con se un po del colore. Il suo obiettivo era proprio quello di accedere alla camera. Nel pomeriggio si diresse alla camera con del tabacco, delle candele e l’inchiostro. Porse loro i doni, scrutò la stanza che era simile alle altre descritte nelle pagine precedenti e promise al sacerdote che avrebbe fatto ritorno alla sera. Gli abitanti erano sconcertati alla vista della sua uscita dalla camera persino il governatore intimidòcushing a non presentarsi, ma come ogni volta non se ne curò. Tornato alla camera i sacerdoti fecero capire al ricercatore che doveva andar via, ma questo fingendo di non capire nulla rimase. Venne detto a cushing che avrebbe dovuto fumare tutta la notte per creare le
non giocavano si divertivano a scommettere assicurando come pegno un qualsiasi oggetto che appartenesse a loro. Il gioco della carte di giunco o delle frecce sacre rappresenta un gioco d’azzardo che per quanto fosse piacevole giocarci rammentava pochi particolari. Nonostante il giunco vincente fosse rispettato per la sua conoscenza, veniva anche disprezzato per una forte propensione al gioco d’azzardo. Come noi anche gli Zuni condannano i grandi eccessi. Con il terminarsi dell’inverno e l’inizio del nuovo sole i giochi cessavano e gli uomini tornavano nuovamente ad occuparsi delle faccende lavorative. Gli individui considerati colpevoli di un crimine venivano accusati di stregoneria, prima di passare alla loro esecuzione, i sacerdoti cercavano di far parlare i falsi traditori tenendoli appesi ad una corda per un intera giornata fino al sorgere del giorno seguente. Se si rifiutava ripetutamente di parlare venivano portati in una camera dalla quale non sarebbero mai più usciti. È così che venivano processati gli individui che recavano danno alla serenità del popolo. Per quanto riguarda la morte, gli Zuni credono che esista una città per i vivi e una per i morti. Probabilmente in passato gli antenati Zuni hanno creduto nella trasmigrazione dell’anima. Tuttavia la loro fede odierna è spiritualistica relativamente alla vita futura. Per meglio comprendere il loro culto funebre, cushing racconta nei suoi scritti la morte di suo zio adottivo, verso la fine del suo primo anno di permanenza. Da più di un anno era affetto da tubercolosi. Gli fece visita in veste di medico stando alle considerazioni del popolo, diede le medicine di cui disponeva. Il vecchio parlava spesso della morte ormai imminente e della vita futura. Morì qualche giorno più tardi. Due ore dopo le donne dello stesso clan che lo avevano adottato, lavoravano il suo corpo, ruppero un recipiente di acqua al suo fianco rinunciando così per sempre a richiamarlo e facendo ritornare la sua essenza al sole. Poi quattro uomini presero la coperta agli angoli e la portarono al vecchio cimitero, la calarono subito nella tomba poco profonda, mentre uno di loro rivolto ad est, diceva una preghiera e spargeva farina, cibo e altre offerte su di essa. Quattro giorni dopo al fiume un gruppo di persone in lutto, sacrificò, pronunciando una supplica in nome del defunto, gli unici fiori che la loro terra concedeva, le bellissime piume da preghiera degli uccelli della terra d’estate.