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Il totem nero, studio del prof Enzo Vinicio Alliegro sulla condizione della lucania con le multinazionali petrolifere.
Tipologia: Dispense
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Prologo.
Viggiano 20 febbraio 2012 ,piccola comunità lucana noto perla tradizione musicale e per la madonna nera protettrice bizantina della Basilicata, si appresta a discutere la questione dell’estrazioni petrolifere. Da anni il territorio è stato costretto a discuterne. C’è chi reputa la presenza di giacimenti petroliferi come leva di potere ricchezza e sviluppo vedendo il territorio come il nuovo TEXAS D’ITALIA e chi invece di contro e sin da subito ne percepisce la pericolosità definendo il territorio la LIBIA D’ITALIA. Aziende petrolifere,imprenditori,tecnici sono accorsi per sostenere la causa petrolifere insieme a disoccupati i quali vedono nel petrolio una possibile occupazione lavorativa. Nascono anche comitati civici e ambientalisti i quali sostengono la pericolosità di questi giacimenti e i possibili danni ecologici, alle colture e alle abitazioni. Ed è proprio a Viggiano che possono essere colti i diritti e i bisogno prodotti dal nuovo millennio: un feroce capitalismo e il fondamentalismo ambientalista. E’ proprio tra queste due dimensioni che oscillano aziende petrolifere e territorio. Il petrolio può essere considerato un vero e proprio fatto sociale nella sua totalità che è stato in grado di inserirsi all’interno della vita quotidiana degl’individui, nel loro immaginario collettivo modificandone l’assetto identitario. E allora come si è posta la popolazione nei confronti di questo nuovo mondo simbolico. Ovviamente le decisioni prese a Viggiano non decisioni prese altrove. Questi altrove sono rintracciabili all’interno di un più ampio problema conoscitivo dato dal rapporto dell’uomo col potere. Il libro ci svelerà come l’uomo occidentale che vive tra i paesi più ricchi al mondo entra in contatto con oggetti sconosciuti, appunto simboli e ne facciano un uso inconsapevole. Il petrolio è il primo grande produttore di simboli. Anche il cambiamento e lo sviluppo sono simboli. Poiché il petrolio è legato alle risorse, è inevitabile che lo sviluppo diventi un campo conflittuale. Ciò che si cerca di analizzare nel totem nero è il rapporto che intercorre tra aziende petrolifere e territorio, il potere dei simboli e i simboli del potere, i simboli del conflitto e i conflitti dei simboli. E’ ancora più interessante notare come il territorio lucano da sempre simbolo di una tempo che non passa, legato ad un folklore arcaico sia diventato campo di studio antropologico per rintracciare le diverse forme che il potere può assumere sotto la spinta della modernizzazione.
Epilogo.
Il testo mette in evidenza una serie di modalità di comportamento internazionali che vengono applicati in terra Lucana e che posso in un certo senso essere modellizzate:
La scienza dovrebbe porre una parola definitiva a questi saperi. Le aziende producono continuamente saperi , punti diversi di vista sul mondo realtà che finiscono ben presto per preparare il campo di battaglia in cui si scontrano scienza aziendale, scienza di stato, scienza accademica e non scienza.
Che cos’è il petrolio?
Il petrolio per gli economisti è un produttore economico. Per gli antropologi è un produttore simbolico. Il simbolo è qualcosa che sta al posto di qualcos’altro, che non comunica e trasmette solo informazioni ma anche sentimenti ed emozioni. C’è chi vede il petrolio come simbolo di ricchezza ,velocità un vero e proprio totem in grado di risolvere i problemi economici e politici. E c’è chi invece lo vede simbolo di patologie e danni. Nella modernità il petrolio rappresentava prestigio era stato in grado si occultare la presenza e l’utilizzo del carbone tra fine ‘800 inizio ‘900. Ma nella post – modernità il cui panorama economico è caratterizzato dalla presenza della green economy, il petrolio rappresenta un simbolo di decadenza e crisi.
Ruolo del prof. Alliegro.
In un primo momento il suo approccio è quello di un semplice cittadino, successivamente di un uomo interessato ai fatti, poi da studioso attivista di comitati civici di protesta adottando un approccio plurifocale e un metodo pluridisciplinare per gettare luce sul territorio lucano rabbuiato dai numerosi conflitti.
CAPITOLO I
Le attività petrolifere che si svolgono oggi in Val d’agri trovano come caposaldo e non solo simbolico Tramutola. La presenza di tracce petrolifere era certa ciò che bisognava accertare era la presenza di giacimenti petroliferi che permettessero la coltivazione di petrolio. Il territorio cercò di sollevare tanto l’attenzione degl’enti pubblici che di quelli privati. Il disinteresse dello stato alla questione non fece altro che inculcare nelle menti della popolazione lucana dello sfruttamento del petrolio come riscatto sociale economico, politico e culturale, un vero e proprio simbolo di potere. Durante il periodo fascista l’ideologia imperialista e militarista portò a rivedere alcune procedure legali e al tempo stesso ad approfondire ancora di più la questione petrolifera. L’Agip iniziò un programma di creazione di pozzi. Questo risolse molte delle problematiche relative ai giacimenti petroliferi rappresentando anche una risoluzione al problema occupazionale. Lo stato nonostante ciò continuava a non sostenere la causa lucana, sostenendo invece i giacimenti e le industrie del settentrione.
CAPITOLO II
Dopo circa mezzo secolo rispetto alla Lombardia nei territori dei Comuni della zona fecero la loro comparsa tecnici e scienziati per valutare il territorio in modo attendibile ma come poi vedremo questo non implicò la non invadenza. Con l’introduzione di impianti di perforazione ed esplosione le aziende petrolifere non si fermarono neanche dinnanzi alle proprietà private. Questo venne percepito dalla popolazione come un’offesa perpetua al territorio e al rapporto tra uomo e natura. Ma il potere espresso dalle aziende ,senza mediazione istituzionale, non fece altro che mettere in mostra il carattere remissivo delle comunità locali. Una forza impetuosa che operava in silenzio, per conto dello stato. Senza alcun tipo di regolamento organico i lavori continuavano. Per la costruzione del pozzo Monte Alpi 1 però fu necessaria la negoziazione, per questo si cercò di migliorare la qualità del rapporto con il territorio. Questo rafforzò il potere delle aziende che decisero di effettuare il passo successivo, ovvero quello del controllo del territorio per la coltivazione del petrolio. Fu iniziata la trattativa per la commercializzazione di olio e gas e la costruzione di un impianto di trattamento , il COVA. Inoltre si avviò la costruzione della L.P.T. nuovo impianto di trattamento degl’idrocarburi per la salvaguardia dell’ambiente e il contenimento dell’emissioni atmosferiche. Sfruttando
l’associazione ONDA ROSA di donne e madri che vivono in prossimità del COVA o dell’associazione locomotiva.
CAPITOLO VIII
Il memorandum è il documento sottoscritto da stato e regione che consegnava alle aziende la possibilità di implementare impianti di estrazione petrolifera. Il petrolio se da una parte fu considerato come leva di disordine politico e sociale dall’altro assunse la funzione di stabilizzatore di rapporti politici. Sebbene ci si fosse resi conto de possibili danni e problematiche il petrolio rappresentava sempre un propulsore di ricchezza e crescita.
CAPITOLO IX
Altre associazioni e comitati come quello della LOCOMOTIVA intravedevano dei rischi dettati da un aumento di produzione petrolifera mentre il governo in merito era ottimista. Si cerco di inculcare nell’immaginario collettivo della popolazione che la presenza di trivelle e pozzi rappresentare una valida risposta al problema della disoccupazione. Si organizzò così il gruppo dei disoccupati “over 45” che ebbe un gran successo mediatico. Riuscirono a farsi ascoltare, alcuni ottennero contratti a lungo termine altri a breve termine.
Riflessioni conclusive.
Di fronte a contestazioni e dinieghi di autorizzazioni il comportamento delle aziende petrolifere prevede: