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Gaio Valerio Catullo, Appunti di Latino

Introduzione del periodo storico, descrizione breve della vita di Gaio Valerio Catullo, descrizione del Liber Catulliano, introduzione a Saffo, analisi della maggior parte delle opere.

Tipologia: Appunti

2022/2023

In vendita dal 18/07/2024

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In età arcaica i generi dominanti erano stati l’epos e il teatro:
- La poesia epica e saltava la Virtus e il destino glorioso che gli dei avevano riservato a
Roma legittimando le aspirazioni dei poeti.
- Il teatro invece offriva alla comunità un’occasione di ritrovo e divertimento.
Nei primi anni del primo secolo a.C. I contatti con la cultura greca favoriscono l’affermarsi di
una nuova mentalità fortemente individualistica sempre più diffusa tra le nuove
generazioni.
L’attività letteraria viene sentita come un raffinato divertimento intellettuale riservato a un
numero limitato di persone dai gusti raffinati ed estranei alla vita politica chiamati poètae
novi che si concentravano sull’IO dando spazio ai sentimenti alle esperienze esistenziali.
I poetae novi sono cultori di una letteratura intima e “per pochi” ispirati dal modello dei
poeti Alessandrini, così chiamati perché attivi ad Alessandria d’egitto, alla corte dei Tolomei.
Prodotta da intellettuali colti e raffinati, questa nuova letteratura, richiedeva lettori
altrettanto raffinati ed esigenti ed era destinata alla fruizione del singolo più che della
collettività. Le caratteristiche più
spiccate dalla polizia alessandrina erano tre: l’ars, la brevitas e la doctrina. La brevitas e
l’ars riguardano la forma (la brevitas è in funzione della labor limae, cioè l’accurata
revisione dello stile), l’ars è l’estrema rifinitura della forma, mentre la doctrina riguarda il
contenuto.
Il movimento “neoterico” (come lo definì Cicerone) si configura come unitario e rivolto a un
pubblico d’élite. Si privilegiano temi personali e affettivi, privi di coinvolgimenti politici e
dotati di una dignità propria mai avuta prima.
Cicerone ironizza sulla ricercatezza stilistica del nuovo movimento e ne critica il netto
distacco che esso prendeva dai grandi modelli letterari del passato (es. Ennio) chiamando
questi poeti “poetae novi” ovvero “poeti alla moda”.
Il disimpegno politico, inoltre, non poteva che essere guardato con ostilità dai romani, che
avevano sempre subordinato il cittadino alla comunità, così come l’attività letteraria a scopi
propagandistici o comunque utili allo stato.
I poetae Novi costituiscono un cenacolo letterario: i soldales (amici) che ne facevano parte
condividevano non solo l’amore per la poesia ellenistica ma anche uno stile di vita non
convenzionale fondato sui valori dell’amore, dell’amicizia e della poesia, argomenti al
centro dei loro componimenti.
La politica non era certo il tema poetico prediletto come si deduce dai carmina catulliani in
cui i personaggi politici, come lo stesso Cesare, sono menzionati raramente e solo come
bersaglio di insulti taglienti e di feroce ironia.
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In età arcaica i generi dominanti erano stati l’epos e il teatro:

  • La poesia epica e saltava la Virtus e il destino glorioso che gli dei avevano riservato a

Roma legittimando le aspirazioni dei poeti.

  • Il teatro invece offriva alla comunità un’occasione di ritrovo e divertimento.

Nei primi anni del primo secolo a.C. I contatti con la cultura greca favoriscono l’affermarsi di

una nuova mentalità fortemente individualistica sempre più diffusa tra le nuove

generazioni.

L’attività letteraria viene sentita come un raffinato divertimento intellettuale riservato a un

numero limitato di persone dai gusti raffinati ed estranei alla vita politica chiamati poètae

novi che si concentravano sull’IO dando spazio ai sentimenti alle esperienze esistenziali.

I poetae novi sono cultori di una letteratura intima e “per pochi” ispirati dal modello dei

poeti Alessandrini, così chiamati perché attivi ad Alessandria d’egitto, alla corte dei Tolomei.

Prodotta da intellettuali colti e raffinati, questa nuova letteratura, richiedeva lettori

altrettanto raffinati ed esigenti ed era destinata alla fruizione del singolo più che della

collettività. Le caratteristiche più

spiccate dalla polizia alessandrina erano tre: l’ ars , la brevitas e la doctrina. La brevitas e

l’ars riguardano la forma (la brevitas è in funzione della labor limae , cioè l’accurata

revisione dello stile), l’ars è l’estrema rifinitura della forma, mentre la doctrina riguarda il

contenuto.

Il movimento “neoterico” (come lo definì Cicerone) si configura come unitario e rivolto a un

pubblico d’élite. Si privilegiano temi personali e affettivi, privi di coinvolgimenti politici e

dotati di una dignità propria mai avuta prima.

Cicerone ironizza sulla ricercatezza stilistica del nuovo movimento e ne critica il netto

distacco che esso prendeva dai grandi modelli letterari del passato (es. Ennio) chiamando

questi poeti “poetae novi” ovvero “poeti alla moda”.

Il disimpegno politico, inoltre, non poteva che essere guardato con ostilità dai romani, che

avevano sempre subordinato il cittadino alla comunità, così come l’attività letteraria a scopi

propagandistici o comunque utili allo stato.

I poetae Novi costituiscono un cenacolo letterario: i soldales (amici) che ne facevano parte

condividevano non solo l’amore per la poesia ellenistica ma anche uno stile di vita non

convenzionale fondato sui valori dell’amore, dell’amicizia e della poesia, argomenti al

centro dei loro componimenti.

La politica non era certo il tema poetico prediletto come si deduce dai carmina catulliani in

cui i personaggi politici, come lo stesso Cesare, sono menzionati raramente e solo come

bersaglio di insulti taglienti e di feroce ironia.

Questo movimento rinnovò profondamente la figura del poeta. Fino a quel momento il

profilo dell’uomo di lettere era duplice:

  • Il professionista spesso di origine greca che viveva della sua arte e non godeva di

grande considerazione sociale;

  • Il cittadino romano che si dedicava all’attività letteraria solo nel tempo libero (otium)

privilegiando generi impegnati come l’oratoria o la storiografia.

Per loro, invece, la poesia non era una professione ma la passione di una vita attribuivano,

infatti, più valore al disimpegno (otium) che all’attività tradizionali (negotium).

GAIO VALERIO CATULLO

Gaio Valerio Catullo nacque a Verona nell’87 a.C. e morì a Roma nel 58 a.C. tuttavia

quest’ultima data non è possibile, perché ci sono dei riferimenti nelle sue poesie, al 55-

a.C., data delle spedizioni in Britannia di Cesare. Pertanto è giusto ritenere che sia morto

nel 54 a.C.

Catullo nacque a Verona da una famiglia ricca, politicamente vicina a Cesare. In giovane età

si recò a Roma per ricevere l’istruzione che il suo rango sociale richiedeva: in città si inserì in

quell’ambiente intellettualmente brillante, desideroso di successo e di divertimenti, che è

spesso richiamato nelle sue poesie. Catullo morì trentenne.

IL LIBER CATULLIANO

Il “Liber” (anonimo) di Catullo è costituito da 116 CARMI (carmina), diviso in tre parti:

  • Primi 60: sono detti “nugae”, bazzecole, poesiole di poco conto: sono brevi, sono leggeri e in metrica varia e di argomento autobiografico (l’amore, l’amicizia e la letteratura).
  • Carmi 61-68: sono detti “carmina docta”, ovvero componimenti in stile alessandrino, colti, dotti, di maggiore estensione, perlopiù in esametri e molto elaborati stilisticamente. Hanno riferimenti preziosi, mitologici e sono più impegnativi.
  • Carmi 69-116: sono gli “epigrammi” componimenti brevi ed hanno un carattere satirico. Infatti, particolarmente frequenti sono le invettive nei confronti di rivali in amore o di personaggi presi di mira per il degrado morale o per l’inadeguatezza ai canoni estetici propri della raffinata cerchia dei poetae novi. Qualcuno ha voluto vedere una contrapposizione tra i componimenti brevi (gli epigrammi e le nugae) che sono meno colti, affettivi e di linguaggio ordinario-quotidiano e i carmina docta, frutto di un’elaborazione più artificiosa e colta rispetto alla spontaneità degli altri. In realtà è tutto frutto di una scelta sottile, specifica, anche quando Catullo usa termini popolari-volgari lo fa come scelta consapevolissima di totale cultura rispetto alla poesia precedente: non lascia niente al caso: tutto è frutto del Labor Limae. Il Liber Catullo segna l’esordio a Roma della poesia soggettiva in cui trovano espressione le passioni, le speranze, le delusioni e gli odi del poeta. Il tema autobiografico si Lega ha un tono

riuscendoci segna la rottura definitiva della relazione documentata nel carme 76 in cui il poeta, sicuro della propria lealtà e deluso dai crudeli tradimenti di lesbia, supplica gli dei di liberarlo dalla passione infelice che lo strugge. Il vero addio è documentato invece nel carme 11. Ovviamente questa potrebbe non essere la ricostruzione esatta degli eventi in quanto questi ultimi vengono filtrati dal poeta. Sicuramente però prendiamo che quella tra i due era di sicuro una relazione anticonvenzionale che era molto in contrasto con le regole correnti nella società al poeta contemporanea. Infatti il matrimonio serviva alla procreazione di figli legittimi e, anche se comprendeva stima, rispetto, fiducia e solidarietà tra i coniugi, non comprendeva nulla che avesse a che fare con la sfera dell’eros. In una società patriarcale come quella romana una vita affettiva extraconiugale era permessa solo all’uomo. Inseguito all’iniziazione giunse a Roma un nuovo modello femminile diverso da quello tradizionale che vedeva una donna più libera, dotata di bellezza, eleganza e cultura. In genere si trattava di una schiava o di una ex schiava ma in seguito, anche alcune signore dell’aristocrazia romana, cominciarono a praticare questo nuovo stile di vita e a sperimentare una maggiore libertà sessuale. Tra queste troviamo la lesbia di Catullo. Catullo e lesbia hanno un rapporto stabile di devozione reciproca e assoluta basato sui lavori della lealtà (Fides), della devozione (Pietas) e dell’affetto reciproco (Amicitia). I sentimenti di Catullo vanno altre l’attrazione fisica. Contrappone ai tradimenti di lesbia la sua assoluta fedeltà ed infatti pensa di non aver mai violato la santità della parola data. I tradimenti della donna tuttavia finiscono per logorare il suo affetto ed infatti accanto al sentimento dell’amore troviamo quello dell’odio e del disprezzo ma nonostante tutto non riesce a togliersela dalla testa. “ODI ET AMO” Infatti Catullo desidera la propria donna solo per sé, ma purtroppo deve fare i conti con lo stile di vita libero da lei scelto. Per il Mos Maiorum questo rapporto irregolare sarebbe configurato come adulterio.

L’AMICIZIA

L’amicizia è uno dei temi più importanti del liber. L’amicizia che Lega il poeta ai soldales, i compagni che condividono con lui l’esperienza della poesia nuova e vissuta con un’intensità pari a quella dell’amore. Infatti Catullo e i suoi amici costituiscono un gruppo coeso e omogeneo nei gusti e nelle antipatie: un ambiente giovanile di èlite orientato verso i valori lontani da quelli tradizionali. Èlite- un gruppo di pochi scelti che si distingue dalla massa e la critica in modo offensivo. DOCTRINA- devi studiare essere erudito. LEPOS- devi essere raffinato di animo e nei modi SAL- devi avere senso dell’umorismo ed essere arguto

Sono le doti indispensabili per integrarsi nella cerchia dei poetae novi. Amicizia- tra pari e simili basata sulla condivisione SODALIZIO (sposalizio tra amici) L’ESTETICA NEOTERICA: TRA POESIA E STILE DI VITA secondo i poetae novi l’estetica si raggiungeva tramite la doctrina, bisognava curare un’opera nei minimi dettagli. Molti componimenti del liber sono legate a occasioni sociali come ringraziamenti, inviti a cena, festeggiamenti per un matrimonio o per il ritorno da un viaggio, auguri per la partenza, partecipazione a un lutto. I carmina d’occasione hanno un tono colloquiale spesso scherzoso, ma esprimono anche un’intensa partecipazione alla vita e ai sentimenti degli amici: si realizza così quell’alternanza tra leggerezza e lepos) e intensità emotiva (pathos). Come ad esempio il singolare invito a pranzo all’amico Fabullo: dove il poeta squattrinato lo prega di provvedere a tutte le spese necessarie e di procurare anche la compagnia femminile. Un episodio autobiografico e sicuramente quello del viaggio in bitinia al seguito di Gaio Memmio. I giovani aristocratici romani erano soliti affrontare i viaggi come questo con la speranza di accumulare un po’ di denaro e sistemare le proprie finanze. Nel caso di Catullo i vantaggi non sembrano però aver compensato le ansie e gli affanni del viaggio che il poeta rievoca in più di un’occasione come nel carme 4, felice di aver superato i pericoli del mare, o nel carme 31 dove saluta la sua Sirmione che lo accoglie dopo il lungo viaggio. Durante il soggiorno in Oriente Catullo ebbe la possibilità di visitare la tomba del fratello, morto nel corso di un viaggio che viene raccontato nel carme 101 che in seguito sarà usato come modello da Ugo Foscolo per il suo celebre sonetto dedicato alla scomparsa del fratello Giovanni.

I CARMINA DOCTA

La parte centrale del liber è costituita dai carmina docta così definiti per l’erudizione che ne costituisce il tratto più spiccato. Questi, sono più lunghi e impegnativi rispetto ai brevia e curati con un registro stilistico alto, evidente nei frequenti richiami alla tradizione poetica. I primi due carmi sono degli epitalami ovvero canti di accompagnamento per la cerimonia nuziale. EPITALAMI È un carme composto in occasione di un matrimonio. Nel carme 61 virgola che celebra le nozze di Manilio Torquato con Vinia Aurunculeia, il poeta assume il ruolo del maestro di cerimonie e descrive le parti del rituale. Mentre nel carme 62 si alternano due cori. Quello maschile celebra le gioie del matrimonio e quello femminile le ansie delle giovani spose. Nel finale però i due cuori all’unisono esaltano il matrimonio. ATTIS Il carme 63 a uno e piglio dedicato al mito marginale poco noto di Attis, un giovane greco giunto in Frigia per partecipare alle cerimonie in onore della Magna Mater Cibele , la terribile Dea che incarna le forze più violente della natura. In preda all’esaltazione mistica indotta dalla musica e dalla danza, il giovane, come gli altri iniziati, si evira. Il giorno successivo, presa coscienza dell’accaduto, si abbandona ad un disperato lamento: rimpiange la Grecia e quella vita libera da qui la perdita dell’identità sessuale la per sempre condannandolo arrestare confinato nei boschi come un animale. Il suo momento viene troncato dalla dea che invia contro di lui un Leone che lo costringe a rifugiarsi per sempre nella foresta.