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genesi della costituzione, Schemi e mappe concettuali di Storia

genesi della costituzione: la storia

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2018/2019

Caricato il 12/12/2019

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claudia-giordano-5 🇮🇹

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1.1. Verso le elezioni
Nell'aprile del 1945 gli alleati angloamericani e le organizzazioni partigiane portarono a compimento la
liberazione di tutto il territorio nazionale dai tedeschi occupanti e dagli ultimi fascisti loro alleati.Erano
trascorsi più di vent'anni di dittatura e si era consumata una sconfitta militare nella più sanguinosa guerra che
la storia dell'umanità avesse mai conosciuto e di cui lo stesso fascismo italiano fu corresponsabile.
Si trattava ora di porre le basi del nuovo Stato, di un'Italia diversa in cui gli stessi valori che avevano ispirato
la Resistenza e la lotta contro il nazifascismo, i valori della democrazia, della libertà, della giustizia e della
solidarietà, fossero posti alla base della nuova società a cui la maggioranza degli italiani aspirava.
Già con il Patto di Salerno dell'aprile del 1944, stipulato tra il Comitato di Liberazione Nazionale e la
Monarchia, si decise, tra l'altro, di sospendere la scelta tra la Monarchia e la Repubblica fino alla fine della
guerra. I partiti antifascisti che condussero la Resistenza non avevano perdonato a Vittorio Emanuele III di
avere dato l'incarico di formare il nuovo governo nel 1922, in seguito alla marcia su Roma, al capo del
Partito Fascista Benito Mussolini e neppure gli perdonarono di non avere fatto alcunché per impedire che
questi trascinasse l'Italia nella dittatura, nella sciagurata alleanza con Hitler e nella rovinosa avventura della
guerra. Con il Patto di Salerno si decise anche che, a guerra terminata, gli italiani avrebbero dovuto eleggere
un'Assemblea Costituente con il compito di redigere una nuova Costituzione. Lo Statuto Albertino non
rappresentava più, semmai lo aveva fatto, la reale volontà degli italiani. La Costituzione del Regno d'Italia
dal 1848 era ancora formalmente in vigore poiché le leggi fasciste che lo avevano travolto erano state in
certa misura già abrogate a partire dal 25 luglio 1943, dopo la destituzione di Mussolini. Ora la guerra era
terminata e la parola dalle armi doveva passare alle urne, ma, sia per difficoltà tecniche relative
all'apprestamento delle nuove liste degli elettori, sia a causa di pressioni politiche delle forze più moderate
che temevano nell'immediato dopoguerra una reazione popolare troppo favorevole alle forze più innovative,
dovettero trascorrere ancora tredici mesi perché si giungesse alle prime elezioni libere.
Dal 1928 il popolo italiano non era più stato chiamato alle urne e, finalmente, il 2 giugno 1946 si celebrarono
le elezioni. Ad ogni italiano, uomo o donna di almeno 21 anni di età, vennero consegnate due schede: una
per la scelta fra Monarchia e Repubblica, il cosiddetto referendum istituzionale, l'altra per l'elezione dei 556
deputati dell'Assemblea Costituente sulla base di un sistema elettorale proporzionale a liste concorrenti e
collegi elettorali plurinominali.
Esse rappresentarono, nella storia del Paese, le prime elezioni che si svolsero a suffragio universale, maschile
e femminile; per la prima volta il diritto di voto venne esteso anche alle donne. Erano ormai lontani i tempi
dell'Unità d'Italia in cui le percentuali degli aventi diritto al voto per la Camera dei Deputati si aggiravano
attorno al 2% della popolazione; nel 1946 gli aventi diritto al voto rappresentavano il 61,4% degli italiani.
1.2. La proclamazione della Repubblica
Il 9 maggio 1946 l'abdicazione del Re Vittorio Emanuele III a favore del figlio Umberto II fu l'estremo
tentativo di presentare al popolo la dinastia dei Savoia con un nuovo volto meno compromesso con il regime
fascista; tuttavia gli esiti del referendum istituzionale furono favorevoli alla Repubblica.
Circa 12 milioni e settecentomila italiani, contro 10 milioni e settecentomila, decisero che l'Italia doveva
trasformarsi da Regno in Repubblica, con un Capo dello Stato elettivo.
Umberto II, l'ultimo Sovrano d'Italia, passò alla storia con l'appellativo di "Re di maggio". Dopo qualche
temporeggiamento e la comunicazione dei dati definitivi, il 13 giugno 1946 egli decise di lasciare il Paese
con la sua famiglia e andarsene in esilio, riconoscendo la sconfitta e la fine della Monarchia.
Il 18 giugno 1946 la Corte di Cassazione, preso atto dei voti espressi, sul cui computo non mancarono
polemiche, proclamò ufficialmente la vittoria della Repubblica.
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1.1. Verso le elezioni Nell'aprile del 1945 gli alleati angloamericani e le organizzazioni partigiane portarono a compimento la liberazione di tutto il territorio nazionale dai tedeschi occupanti e dagli ultimi fascisti loro alleati.Erano trascorsi più di vent'anni di dittatura e si era consumata una sconfitta militare nella più sanguinosa guerra che la storia dell'umanità avesse mai conosciuto e di cui lo stesso fascismo italiano fu corresponsabile. Si trattava ora di porre le basi del nuovo Stato, di un'Italia diversa in cui gli stessi valori che avevano ispirato la Resistenza e la lotta contro il nazifascismo, i valori della democrazia, della libertà, della giustizia e della solidarietà, fossero posti alla base della nuova società a cui la maggioranza degli italiani aspirava. Già con il Patto di Salerno dell'aprile del 1944, stipulato tra il Comitato di Liberazione Nazionale e la Monarchia, si decise, tra l'altro, di sospendere la scelta tra la Monarchia e la Repubblica fino alla fine della guerra. I partiti antifascisti che condussero la Resistenza non avevano perdonato a Vittorio Emanuele III di avere dato l'incarico di formare il nuovo governo nel 1922, in seguito alla marcia su Roma, al capo del Partito Fascista Benito Mussolini e neppure gli perdonarono di non avere fatto alcunché per impedire che questi trascinasse l'Italia nella dittatura, nella sciagurata alleanza con Hitler e nella rovinosa avventura della guerra. Con il Patto di Salerno si decise anche che, a guerra terminata, gli italiani avrebbero dovuto eleggere un'Assemblea Costituente con il compito di redigere una nuova Costituzione. Lo Statuto Albertino non rappresentava più, semmai lo aveva fatto, la reale volontà degli italiani. La Costituzione del Regno d'Italia dal 1848 era ancora formalmente in vigore poiché le leggi fasciste che lo avevano travolto erano state in certa misura già abrogate a partire dal 25 luglio 1943, dopo la destituzione di Mussolini. Ora la guerra era terminata e la parola dalle armi doveva passare alle urne, ma, sia per difficoltà tecniche relative all'apprestamento delle nuove liste degli elettori, sia a causa di pressioni politiche delle forze più moderate che temevano nell'immediato dopoguerra una reazione popolare troppo favorevole alle forze più innovative, dovettero trascorrere ancora tredici mesi perché si giungesse alle prime elezioni libere. Dal 1928 il popolo italiano non era più stato chiamato alle urne e, finalmente, il 2 giugno 1946 si celebrarono le elezioni. Ad ogni italiano, uomo o donna di almeno 21 anni di età, vennero consegnate due schede: una per la scelta fra Monarchia e Repubblica, il cosiddetto referendum istituzionale, l'altra per l'elezione dei 556 deputati dell'Assemblea Costituente sulla base di un sistema elettorale proporzionale a liste concorrenti e collegi elettorali plurinominali. Esse rappresentarono, nella storia del Paese, le prime elezioni che si svolsero a suffragio universale, maschile e femminile; per la prima volta il diritto di voto venne esteso anche alle donne. Erano ormai lontani i tempi dell'Unità d'Italia in cui le percentuali degli aventi diritto al voto per la Camera dei Deputati si aggiravano attorno al 2% della popolazione; nel 1946 gli aventi diritto al voto rappresentavano il 61,4% degli italiani. 1.2. La proclamazione della Repubblica Il 9 maggio 1946 l'abdicazione del Re Vittorio Emanuele III a favore del figlio Umberto II fu l'estremo tentativo di presentare al popolo la dinastia dei Savoia con un nuovo volto meno compromesso con il regime fascista; tuttavia gli esiti del referendum istituzionale furono favorevoli alla Repubblica. Circa 12 milioni e settecentomila italiani, contro 10 milioni e settecentomila, decisero che l'Italia doveva trasformarsi da Regno in Repubblica, con un Capo dello Stato elettivo. Umberto II, l'ultimo Sovrano d'Italia, passò alla storia con l'appellativo di "Re di maggio". Dopo qualche temporeggiamento e la comunicazione dei dati definitivi, il 13 giugno 1946 egli decise di lasciare il Paese con la sua famiglia e andarsene in esilio, riconoscendo la sconfitta e la fine della Monarchia. Il 18 giugno 1946 la Corte di Cassazione, preso atto dei voti espressi, sul cui computo non mancarono polemiche, proclamò ufficialmente la vittoria della Repubblica.

Il 2 giugno 1946 è ancora oggi ricordato come l'anniversario della Repubblica anche se la festa civile è stata soppressa e la ricorrenza viene festeggiata la prima domenica del mese. Il primo Presidente della Repubblica italiana fu Luigi Einaudi, eletto dal Parlamento secondo le regole contenute nella nuova Costituzione il 12 maggio 1948, dopo le prime elezioni politiche vere e proprie del 18 aprile dello stesso anno. Fino ad allora assunse le funzioni di Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola che venne eletto dall'Assemblea Costituente appena insediatasi. 1.3. L'Assemblea Costituente Gli esiti dell'elezione dei 556 componenti dell'Assemblea Costituente che, in rappresentanza del popolo, avrebbero elaborato la nuova Costituzione, furono per lo più favorevoli a quei partiti politici che avevano combattuto la dittatura e, in particolare nel corso della Resistenza, si erano riorganizzati assumendo un ruolo guida nella lotta armata contro il nazifascismo e nella transizione dallo Stato fascista al nuovo Stato. Si trattava principalmente dei tre grandi partiti di massa che avrebbero caratterizzato anche la vita politica italiana nei decenni successivi all'entrata in vigore della Costituzione: la Democrazia Cristiana, che ebbe il 35,2% dei voti; il Partito Socialista di Unità Proletaria, con il 20,8%; il Partito Comunista italiano, con il 19%. Ad essi si aggiunsero alcune formazioni minori tra le quali spiccavano: l'Unione Democratica Nazionale (i liberali), con il 6,8%; il Partito Repubblicano italiano, con il 4,4%; il Partito d'Azione, con 1'1,7%. Infine, una modesta parte dell'elettorato italiano si espresse con un voto decisamente conservatore e rivolto al passato: il Fronte dell'Uomo Qualunque, che rappresentava un'ideologia di destra e retriva, ottenne il 5,3% dei voti; il Blocco Nazionale della libertà, che interpretava ancora i desideri dei nostalgici della Monarchia, conseguì il 2,8% dei suffragi. Il 25 giugno 1946 venne insediata l'Assemblea Costituente che, come già ricordato, come suo primo atto procedette alla nomina del Capo provvisorio dello Stato nella persona di Enrico De Nicola; dopo di che iniziarono i lavori di predisposizione del testo della nuova Costituzione. Una commissione composta da 75 membri rappresentativi di tutta l'Assemblea ricevette l'incarico di redigere un progetto che avrebbe dovuto servire da base per la successiva discussione. Dopo circa sei mesi di attività, la "Commissione dei 75" presentò il suo lavoro all'Assemblea che nel corso di quasi tutto il 1947 discusse, integrò, modificò, articolo per articolo, quella prima proposta e, finalmente, il 22 dicembre dello stesso anno approvò a larghissima maggioranza il testo definitivo della Costituzione che successivamente venne promulgato dal Capo provvisorio dello Stato **ed entrò in vigore il primo gennaio

1.4. Una Costituzione che nasce dal popolo** Per la prima volta gli italiani avevano una Costituzione elaborata direttamente dai loro rappresentanti liberamente e democraticamente eletti. Lo Statuto Albertino del 1848, che dopo un secolo di vita era giunto al suo definitivo tramonto, era una Costituzione concessa dall'alto, dal Sovrano ai suoi sudditi e, pur rappresentando la risposta del Re Carlo Alberto ai moti insurrezionali che si stavano diffondendo in tutta Europa, nacque senza alcuna consultazione democratica. Ben altro contenuto innovativo avrebbe avuto se fosse stata il frutto di un'Assemblea eletta dal popolo. Anche successivamente a nulla valsero le richieste di un'Assemblea Costituente provenienti dalle correnti democratiche del nostro Risorgimento, e in particolare da quelle mazziniane. Dopo l'unificazione d'Italia, lo Statuto Albertino, emanato per il piccolo Regno di Sardegna, divenne la legge fondamentale del Regno d'Italia, riconfermando il predominio delle correnti liberali più moderate. La nuova Costituzione repubblicana nacque invece dalla prima grande lotta di popolo in Italia; furono i capi della Resistenza e dei partiti antifascisti che avevano imbracciato le armi e patito la persecuzione politica, il