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Georg Buchner appunti, Appunti di Letteratura Tedesca

Georg Buchner appunti "Leonce e Lena"

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 17/06/2020

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silvia-taiuti 🇮🇹

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Georg Büchner (Goddelau, 17 ottobre 1813 – Zurigo, 19 febbraio 1837)
La poetica di Georg Büchner, genio morto a ventitré anni, di cui nessuna opera fu rappresentata mentre era
in vita, e una sola pubblicata in forma gravemente emendata da Gutzkow, si rifà infatti alla drammaturgia
precedente all’idealismo, precisamente allo scrittore stürmeriano Jakob Michael Reinhold Lenz (1751-
1792), cui Büchner dedicò un racconto, raggiungendo anche nella forma narrativa subito vertici insuperati.
Non solo per la sua poetica, ma anche per la sua visione filosofica e politica Büchner si rivolge alla
tradizione illuminista settecentesca, precisamente al pensiero materialista e sensualista, antirepressivo
dell’Illuminismo. Il giovane studente di medicina inizia la sua prima opera, Dantons Tod, quando teme di
venir arrestato da un momento all’altro a causa della sua attività rivoluzionaria: aveva infatti scritto un
pamphlet, Der Hessische Landbote (1837; Il messaggero d’Assia, 1963), per incitare i contadini a ribellarsi, e
già in quello scritto aveva fatto riferimento alla Rivoluzione francese, che egli aveva studiato molto
approfonditamente. Di quegli avvenimenti scelse il periodo già annunciato dal titolo, la fase del Terrore in
cui due gruppi all’interno dei giacobini al potere si contrappongono, con la conseguente eliminazione fisica
di una delle due fazioni (24 marzo - 5 aprile 1794). Un gruppo vuole porre fine alla fase cruenta, l’altro
vuole continuare nella realizzazione di una Repubblica ideale, che nella realtà assume tutti i caratteri di una
dittatura sanguinaria. Le due fazioni sono guidate da Danton e Robespierre; il primo atto del dramma
culmina nel dialogo che li vede contrapposti in un conflitto tragico perché insanabile: da una parte
l’epicureo e disilluso Danton, dall’altra il rigido e inflessibile paladino della virtù Robespierre, il quale,
credendo di avere il monopolio della verità, equipara il vizio – che per Danton è invece nient’altro che la
ricerca del piacere, cui ogni individuo ha diritto – all’alto tradimento della Repubblica, accusando i
dantonisti di essere gli eredi degli aristocratici, e quindi di ostacolo alla causa della palingenesi sociale. In
questo dramma in quattro atti a scene staccate Büchner ci dà un quadro straordinario delle diverse forze in
campo, delle contraddizioni e delle dinamiche del potere, che vanno ben oltre la situazione specifica della
Rivoluzione francese, ma sono riferibili ad altre costellazioni più o meno rivoluzionarie, in cui una nuova
classe dopo aver preso il potere non riesce a passare alla fase di costruzione e stabilizzazione. Intorno ai
protagonisti principali si muovono varie figure, sostenitori della ragion di stato e della violenza in suo nome
(Saint Just), accanto a cinici e dissoluti profittatori; grande spazio viene dato alla rappresentazione della
manipolazione, da parte dei vari tribuni, del popolo parigino, che niente ha guadagnato dalla rivoluzione e
che si deve accontentare delle parole idealizzanti di Robespierre e di altri fanatici. Non mancano gli
elementi tragicomici, come il suggeritore Simon, spesso ubriaco e che confonde le citazioni da varie opere
teatrali, parodiando così la retorica dei rivoluzionari, che si voleva ispirare alla Roma repubblicana e alle sue
virtù civili: è proprio lui a guidare il gruppo del popolo che va ad arrestare Danton. La morte del
protagonista, nominata nel titolo, sta anche per la morte della rivoluzione che si colloca sullo sfondo, in
quel magistrale intreccio della dimensione individuale con quella collettiva che costituisce la cifra di
quest’opera. Il mettere al centro del testo Danton con la sua rinuncia all’azione politica, causata dalla
visione chiara e disillusa sulla mancanza dei risultati sperati e sull’inutilità quindi della Rivoluzione, con i
suoi dubbi, le sue angosce esistenziali e il suo scetticismo nichilista, ma anche con la sua rivendicazione
dell’autonomia della sfera privata rispetto al primato assoluto del pubblico imposto dai suoi antagonisti, è
ciò che conferisce una straordinaria intensità e vitalità a questo testo; rappresentato per la prima volta
appena nel 1902, da allora è al centro di un dibattito sempre aperto, inesauribile, intorno a un’opera
pluridimensionale, che riesce a presentare i conflitti ideologici, politici, perfino estetici che portano la
Rivoluzione a divorare se stessa e a fallire, a fallire soprattutto per non aver risolto il problema sociale della
povertà e della fame. La forza antagonista alla violenza e all’autodistruttività, l’amore, si può affermare solo
nella morte: Julie, la moglie di Danton, si suicida per non lasciare il marito solo nella morte; e Lucile, la
moglie di Camille Desmoulins, urla “es lebe der König!” (Viva il re!) proprio sulla Piazza della Rivoluzione,
per farsi anche lei arrestare e condannare a morte “Im Namen der Republik” (in nome della Repubblica). Il
Woyzeck è stata l’ultima opera cui Büchner ha lavorato, rimasta quindi frammento e con una storia
editoriale travagliatissima, ma che proprio in questa forma del tutto instabile e incerta, dal momento della
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Georg Büchner (Goddelau, 17 ottobre 1813 – Zurigo, 19 febbraio 1837) La poetica di Georg Büchner, genio morto a ventitré anni, di cui nessuna opera fu rappresentata mentre era in vita, e una sola pubblicata in forma gravemente emendata da Gutzkow, si rifà infatti alla drammaturgia precedente all’idealismo, precisamente allo scrittore stürmeriano Jakob Michael Reinhold Lenz (1751- 1792), cui Büchner dedicò un racconto, raggiungendo anche nella forma narrativa subito vertici insuperati. Non solo per la sua poetica, ma anche per la sua visione filosofica e politica Büchner si rivolge alla tradizione illuminista settecentesca, precisamente al pensiero materialista e sensualista, antirepressivo dell’Illuminismo. Il giovane studente di medicina inizia la sua prima opera, Dantons Tod, quando teme di venir arrestato da un momento all’altro a causa della sua attività rivoluzionaria: aveva infatti scritto un pamphlet, Der Hessische Landbote (1837; Il messaggero d’Assia, 1963), per incitare i contadini a ribellarsi, e già in quello scritto aveva fatto riferimento alla Rivoluzione francese, che egli aveva studiato molto approfonditamente. Di quegli avvenimenti scelse il periodo già annunciato dal titolo, la fase del Terrore in cui due gruppi all’interno dei giacobini al potere si contrappongono, con la conseguente eliminazione fisica di una delle due fazioni (24 marzo - 5 aprile 1794). Un gruppo vuole porre fine alla fase cruenta, l’altro vuole continuare nella realizzazione di una Repubblica ideale, che nella realtà assume tutti i caratteri di una dittatura sanguinaria. Le due fazioni sono guidate da Danton e Robespierre; il primo atto del dramma culmina nel dialogo che li vede contrapposti in un conflitto tragico perché insanabile: da una parte l’epicureo e disilluso Danton, dall’altra il rigido e inflessibile paladino della virtù Robespierre, il quale, credendo di avere il monopolio della verità, equipara il vizio – che per Danton è invece nient’altro che la ricerca del piacere, cui ogni individuo ha diritto – all’alto tradimento della Repubblica, accusando i dantonisti di essere gli eredi degli aristocratici, e quindi di ostacolo alla causa della palingenesi sociale. In questo dramma in quattro atti a scene staccate Büchner ci dà un quadro straordinario delle diverse forze in campo, delle contraddizioni e delle dinamiche del potere, che vanno ben oltre la situazione specifica della Rivoluzione francese, ma sono riferibili ad altre costellazioni più o meno rivoluzionarie, in cui una nuova classe dopo aver preso il potere non riesce a passare alla fase di costruzione e stabilizzazione. Intorno ai protagonisti principali si muovono varie figure, sostenitori della ragion di stato e della violenza in suo nome (Saint Just), accanto a cinici e dissoluti profittatori; grande spazio viene dato alla rappresentazione della manipolazione, da parte dei vari tribuni, del popolo parigino, che niente ha guadagnato dalla rivoluzione e che si deve accontentare delle parole idealizzanti di Robespierre e di altri fanatici. Non mancano gli elementi tragicomici, come il suggeritore Simon, spesso ubriaco e che confonde le citazioni da varie opere teatrali, parodiando così la retorica dei rivoluzionari, che si voleva ispirare alla Roma repubblicana e alle sue virtù civili: è proprio lui a guidare il gruppo del popolo che va ad arrestare Danton. La morte del protagonista, nominata nel titolo, sta anche per la morte della rivoluzione che si colloca sullo sfondo, in quel magistrale intreccio della dimensione individuale con quella collettiva che costituisce la cifra di quest’opera. Il mettere al centro del testo Danton con la sua rinuncia all’azione politica, causata dalla visione chiara e disillusa sulla mancanza dei risultati sperati e sull’inutilità quindi della Rivoluzione, con i suoi dubbi, le sue angosce esistenziali e il suo scetticismo nichilista, ma anche con la sua rivendicazione dell’autonomia della sfera privata rispetto al primato assoluto del pubblico imposto dai suoi antagonisti, è ciò che conferisce una straordinaria intensità e vitalità a questo testo; rappresentato per la prima volta appena nel 1902, da allora è al centro di un dibattito sempre aperto, inesauribile, intorno a un’opera pluridimensionale, che riesce a presentare i conflitti ideologici, politici, perfino estetici che portano la Rivoluzione a divorare se stessa e a fallire, a fallire soprattutto per non aver risolto il problema sociale della povertà e della fame. La forza antagonista alla violenza e all’autodistruttività, l’amore, si può affermare solo nella morte: Julie, la moglie di Danton, si suicida per non lasciare il marito solo nella morte; e Lucile, la moglie di Camille Desmoulins, urla “es lebe der König!” (Viva il re!) proprio sulla Piazza della Rivoluzione, per farsi anche lei arrestare e condannare a morte “Im Namen der Republik” (in nome della Repubblica). Il Woyzeck è stata l’ultima opera cui Büchner ha lavorato, rimasta quindi frammento e con una storia editoriale travagliatissima, ma che proprio in questa forma del tutto instabile e incerta, dal momento della

pubblicazione, ha fatto la storia del teatro di prosa e di quello musicale. Fu pubblicato per la prima volta nel 1879 da Karl Emil Franzos con il titolo Wozzeck (così si chiama anche l’opera di Alban Berg). Büchner si rifà a materiale documentario, agli atti processuali sulla condanna di Johann Christian Woyzeck, un disoccupato che aveva ucciso la sua amante e che venne giustiziato a Lipsia nel 1824, e ad almeno altri due casi simili. Motivi di interesse alle vicende di questi assassini erano la loro condizione proletaria, o comunque diventata tale in seguito agli sconvolgimenti provocati dalle guerre napoleoniche, e soprattutto la discussione intorno alla loro capacità di intendere al momento del fatto. La psichiatria e tanto più la psichiatria giuridica era agli inizi, i suoi tentativi di affermazione in epoca pre-restaurativa venivano ora molto contrastati. Il Woyzeck di Büchner è un proletario, il primo proletario degno di essere protagonista di una tragedia e pertanto ha tutta la consistenza umana di una grande figura tragica, non è ridotto solo alla sua miserrima condizione sociale: è una figura travagliata, non è spinto unicamente dal bisogno di guadagnare qualcosa per mantenere la sua donna e il bambino avuto da lei, né soltanto dalla gelosia quando Marie, anche lei vittima della sua condizione sociale, finisce con l’accettare per un sollievo momentaneo i regali e la corte del bel tamburmaggiore; Woyzeck ha le proprie angosce, che esternalizza in visioni, e che sono tanto più tormentose quanto più immediate, per la mancanza di strumenti culturali di elaborazione e controllo, strumenti di cui dispongono invece i tipi malinconici appartenenti a classi sociali più elevate: “Woyzeck, invece, che pure è braccato dalle voci e dalle parole degli altri, è lasciato intatto dallo scrittore. In questo pudore di fronte alla miseria, non c’è a tutt’oggi un solo scrittore che possa essere messo alla pari con Büchner” (Canetti 1984, 324-325). Gli aristocratici e i borghesi, il capitano e il dottore, rivelano come le condizioni che potrebbero sembrare descritte secondo la visione di un pessimismo cosmico (si veda la meravigliosa e famosa fiaba della nonna) siano invece frutto di precise strutture economiche e di potere. Büchner è anche l’autore della più significativa commedia di questo periodo, accanto a Guai a chi dice bugie! di Grillparzer, di cui è quasi coeva: Leonce und Lena (1836, pubblicata nel 1838, rappresentata per la prima volta nel 1895). Anche questa è un’opera molto moderna, che precorre il teatro dell’assurdo e del non senso, riprendendo i temi cari all’autore in chiave satirica e grottesca e con una spietata critica alla classe dei nullafacenti parassiti al potere; l’opera non ha una precisa ambientazione storica e spaziale, ma i riferimenti alla realtà tedesca del Duodezfürstentum (principati in dodicesimo) sono evidenti: riprendendo e straniando moduli della fiaba drammatica romantica il testo arriva al lieto fine del matrimonio della coppia regale, tutto rimane però immutato, con la differenza che l’amorale condizione di tota Prima del 1815: situazione tedesca. Dal 1804 e soprattutto 1806 perché si espande → confederazione renana sotto controllo francese. Controlla tutti gli stati/principati tranne la Prussia. Nel 1806 questa viene sconfitta da Napoleone. Questi sconvolgimenti provocano uno sforzo di modernizzazione. In alcuni territori si eliminano i residui legati alla società medievale. In altri paesi c’erano già stati sovrani illuminati. Questo decennio (fino al ‘15) viene ricordato come decennio della riforme e delle guerre di liberazione anche per potersi efficacemente opporre all’occupazione francese. Comunque anche dopo il 1815 la Restaurazione è un tentativo di ritornare a prima della Rivoluzione francese, ma ciò non avviene mai totalmente. Il desiderio di queste riforme rimane, anche di migliorarle oltre che portarle avanti, in modi diversi nei vari stati. 17 Ottobre 1813 nasce → secondo giorno della battaglia di Lipsia (battaglia dei popoli) che provoca la sconfitta di Napoleone da parte di Austria, Prussia e Russia. Nasce non tanto vicino a Lipsia. Muore a Zurigo nel febbraio del 1937. Il suo teatro riscoperto durante l’Espressionismo. Dopo 1815 si forma la Confederazione Germanica con l’Austria inclusa (formata in tutto da 36 stati). Questo è un problema che va avanti fino al 1866 → terza guerra d’indipendenza guerra dove gli austriaci verranno sconfitti. Buchner cresce durante la Restaurazione. A 17 anni durante la rivoluzione di luglio a Parigi, che risveglia molte aspettative nelle persone che desideravano una società più aperta e si chiedeva una Costituzione. Lui prima è a Strasburgo dove sente un’aria molto diversa. La famiglia lo richiama a Arnstadt. Lì si interessa alle

Büchner studia Medicina all’Università di Giessen, dove si interessa delle condizioni della popolazione rurale insieme a studenti ed un pastore luterano. Le condizioni dei contadini sono terribili, su di loro gravano le spese della città; c’è un gap abissale tra chi abita nei centri urbani e chi nei centri rurali. Carica di funzionario : consigliere medico del principato, veniva da una condizione privilegiata (Ma non era un aristocratico, come invece lo era Kleist). Per colpa del pamphlet “Il messaggero assiano”, Büchner scappa a Halmstad e poi a Zurigo, riesce a sottrarsi alla giustizia. La Svizzera è un posto sicuro per i rifugiati politici. Si dedica anche agli studi scientifici una volta a Zurigo. “Leonce und Lena” e “Woyzeck” sono opere postume. Nel periodo della Rivoluzione di Luglio, sono frequenti gli episodi di moti rivoluzionari (come quello del 1844 > movimento dei tessitori slesiani) che annunciano il 1848. La commedia in questo periodo : in questo forse non hanno molto successo, tranne nel caso di Vienna, in cui si era stabilita per volontà di Giuseppe II (fratello di Pietro Leopoldo) la “professionalizzazione degli attori” → equipara gli attori del teatro (soprattutto il teatro di corte, il Burgtheater) ai funzionari statali → ha creato una professionalità e una tradizione del mestiere di attore. Il confine tra teatro popolare e di corte non è così netto. Wiener Volkstheater = teatro popolare viennese. -Johann Nestroy : maestro dell’improvvisazione, grazie alla quale aggirava la censura (riferimenti pungenti all’attualità) -Ferdinand Raimund Espressionismo ante-litteram Nella prima versione tedesca ci sono - scritte in italiano - due battute molto brevi come Prefazione (Vorrede): “(Alfieri) e la Fame? (Gozzi) e la Fama?” → contrapposizione tra una battuta attribuita a Vittorio Alfieri e a Carlo Gozzi (autore di commedie). La fame è un grande tema di Büchner, perché anche nella “Morte di Danton” in cui parla di Danton e Robespierre nel 1793; il popolo parigino è stufo della Rivoluzione perché ha fame → attenzione alla condizioni e risorse materiali. In “Woyzeck”, per la prima volta, Büchner rende protagonista un individuo del Quarto Stato (Woyzeck) della tragedia. Leonce und Lena ( tedesco : Leonce und Lena ) è una commedia di Georg Büchner (1813-1837) che è considerato una commedia, ma è in realtà una satira velato di humor. E 'stato scritto nella primavera del 1836 per un concorso 'per la miglior commedia di uno o due atti in prosa o in versi' promosso dalla casa editrice Cotta Stoccarda. Tuttavia, Büchner mancato il termine di presentazione e il gioco è stato restituito a lui non letti. E 'stato premiato quasi 60 anni dopo, il 31 maggio 1895 in una performance all'aperto da parte della Società di Monaco Intimes Theatre , diretto da Ernst von Wolzogen e con il coinvolgimento di Max Halbe e Oskar Panizza , che illustra il fatto che Büchner ha guadagnato solo protuberanza come uno scrittore nel 20

° secolo. Erich Kästner considerato Leonce e Lena di essere uno dei sei più importanti commedie classiche in lingua tedesca. Contrapposizione tra battuta attribuita ad Alfieri e Gozzi che contrappone alla fama la fame (coppia minima). Questa è la prefazione a questa commedia in italiano. La Fame è un grande tema di Buchner perché anche nella Morte di Danton (1793, breve periodo della rivoluzione francese preso in considerazione) il popolo è stufo della rivoluzione perché ha fame. Attenzione alle condizioni materiali della popolazione. Personaggi: Re Peter : sovrano del regno di Popo. Re Pietro è un piccolo mentalità burocrate che spesso diventa aggrovigliato nella sua filosofia confusa e chi deve fare un nodo nel fazzoletto per ricordargli di dedicare un pensiero per il suo popolo. Principe Leonce : il principe ereditario di Popo. Il personaggio di Léonce può essere visto come un amalgama di caratterizzazioni da opere teatrali di autori diversi. Come Fantasio , l'eroe eponimo del dramma Francese, Alfred de Musset , Leonce è molto più vecchio dei suoi anni e affaticato dalla malinconia; egli non può sopportare la mancanza di sincerità e la superficialità della vita di corte e di responsabilità politiche. Egli è contrario all'idea di un matrimonio combinato, e pur nella consapevolezza del suo dovere ai suoi desideri padre, fugge il regno. Ci sono anche una serie di forti legami tra il carattere di Leonce e, ad esempio, Valeria, in Brentano 's Ponce de Leon e Amleto , il protagonista di William Shakespeare ' s tragedia. Principessa Lena : Crown Princess del Regno di Pipi. Lena è altrettanto spaventosa l'idea di un matrimonio combinato ed è in grado di cogliere il motivo per cui lo Stato deve "guidare un chiodo attraverso due mani, che non ha mai cercato a vicenda". Anche lei, fugge con la sua governante per evitare la minaccia di un destino imposto. Valerio : Companion to principe Leonce. Egli potrebbe essere descritto come edonistica nella sua preoccupazione per il cibo, bevande e una vita comoda, e questo aspetto grossolanamente materialistica del suo personaggio è in netto contrasto con la sognante, malinconia contemplativa di Leonce. La governante : governante e compagno della principessa Lena. Prende pietà del triste Lena nel primo atto del dramma e facilita la sua fuga nel regno. Rosetta : concubina del principe Leonce. Rosetta ama Leonce ma è trattata crudelmente da lui in cambio. Nelle parole di Leonce, egli è "annoiato con amarla", e fa ogni sforzo per tutto il loro incontro nel primo atto a soffocare ogni sentimento rimanendo egli intrattiene per lei. Schoolmaster : Visto nel terzo atto, dirigere le masse di contadini oppressi su come dovrebbero comportarsi come lungo le strade, sperando di intravedere il corteo nuziale reale. Egli ricorda i contadini della loro fortuna nell'avere loro superiori permettono loro di sentire l'odore dei pasti che essi stessi non possono permettersi di mangiare. Corte Cappellano , Corte Tutor , Corte Maestro delle Cerimonie , Presidente del Consiglio della Corona , amministratore del distretto : una serie di senza volto, toadying funzionari della Corte di Popo che si inchinano istantaneamente alla parola del re. Trama: Ci sono due paesi immaginari: il Regno Popo e il Regno Pipi. Principe Leonce del Regno Popo e la principessa Lena di regno Pipi hanno avuto il loro matrimonio politico organizzato. (Popo e Pipi sono linguaggio dei bambini - Popo significa “natiche” e Pipi significa “urina”.)

erano state rispettate le scadenze. Nel 1870 circa esce la prima edizione, nel 1895 viene rappresentata per la prima volta a Monaco. B. viene riscoperto dagli espressionisti e dal teatro del ‘900. Questa commedia è considerata come una delle 6 commedie più importanti della letteratura tedesca. Ieri abbiamo parlato del nonsense, dell’insensatezza e l’esagerazione (Ubertragung), la noia (B. anticipa uno dei temi più importanti dell’esistenzialismo francese, la noia). In genere Buchner viene considerato il grande realista. Per quello che riguarda la letteratura tedesca il Romanticismo finisce nel 1815, anche se dopo questa data ci sono scrittori che continuano fino al ‘30. inizia nei primi anni ‘90 del ‘700 → rivoluzionaria dal punto di vista estetico. Sturm und drang messo dentro l’Illuminismo (1770-1779/80). Lenz → sturm und drang. Testo breve di Buchner che lavora con materiali autentici e documentari. Questo è proprio del realismo. Lenz era entrato in possesso del diario di un pastore protestante e riguardava il soggiorno di un poeta dello Sturm un Drang. Leonce e Lena è un caso a parte, nasce in modo diverso. Quando è Strasburgo per la seconda volta vuole partecipare ad un concorso letterario per commedie. L’opera arriva fuori tempo massimo e senza che il pacco venisse aperto gli è stato rispedito. Non ha avuto riscontri a riguardo. Per alcuni successivamente fa parte delle sei grandi commedie della letteratura tedesca. Scena 2 - Una stanza nel Regno Popo Re Pietro del Regno Popo è vestito da valletto. Si tratta di più con i suoi doveri di un re che con il suo popolo. Re Pietro (padre di Leonce) continua sul registro del non-sense del figlio, MA fa una satira (persiflage) dei concetti filosofici. Ai suoi pezzi di vestiario attribuisce termini filosofici o pseudo filosofici. Si imbarazza molto quando deve dire qualcosa in pubblico → infatti poi il Consiglio di Stato sarà interrotto perché il Re non riuscirà a parlare > “La seduta è tolta” → situazione molto comica. Scena 3 - Leonce di stanza nel Regno Popo Amica di Leonce Rosetta è nella sua stanza e balla per lui, ma egli confessa che non la ama più, e così si va fuori. Il presidente del Consiglio arriva nella sua stanza e gli ricorda la cerimonia di nozze con Lena, il giorno dopo. Leonce decide di fuggire il Regno e di evitare il matrimonio. Qui alla fine viene fuori Valerio. Rosetta è l’amante di Leonce. Satira sul linguaggio amoroso/vuoto, lui lo usa ma non ci crede, crede solo che questo amore sia finito. Leonce contrasta il discorso amoroso di Rosetta. “No, mi annoio perché ti amo…” “Oh, dolce far niente!” > è scritta in italiano nel testo originale “E’ una parola ben lunga: sempre” > fa ridere perché sia in italiano che in tedesco è una parola di 2 sillabe (sempre, immer) “I miei piedi uscirebbero ben più volentieri dal tempo...” > isotopia = termini che riprendono il tema del tempo. Leonce si paragona all’antico romano, cioè a colui che ha già vissuto tutto ciò che c’era da vivere, è annoiato. “Un fine epicureismo” > c’è qualche piacere nel piangere. Leonce non crede neanche a questo. Seppellire dentro di sé l’amore (modo di dire) > Rosetta risponde a Leonce prendendo alla lettera ciò che Leonce dice metaforicamente.

Leonce non vuole essere tentato da Rosetta, non vuole risvegliare questo amore. Tema della noia e dello sbadiglio; Nerone e Caligola, secondo la tradizione, hanno agito per noia. Rientra Valerio in scena, mangia e beve da sotto il tavolo → si insiste molto su questo aspetto. Valerio dà del “buffone” al principe, gli dice la stessa cosa che poco prima gli aveva detto Rosetta. “Non resti certo debitore” delle battute, delle risposte. Corno > allusione al tradimento della moglie. Il giorno dopo sarebbe arrivata a corte la promessa sposa di Leonce, il quale propone a Valerio di fuggire in Italia. Occasione di Buchner di fare una satira delle condizioni politiche della Germania, divisa in tantissimi staterelli. Scena 4 - Un giardino in Unito Pipi Lena è in giardino con la sua governante. Dice alla governante che lei non vuole sposarsi con un uomo che non conosce e non ama. Decide di scappare con l'aiuto della governante. Che situazione abbiamo qui? E’ un quadro inaspettato, non è molto comico, entra in scena Lena in abito da sposa. Valerio ricorda Papageno del “Flauto magico” di Mozart. Rapporto tra Valerio e Leonce: ci ricorda il rapporto tra Don Chisciotte e Sancio Panza, perché Valerio è quello che pensa sempre alla materialità del vivere e che riporta il padrone coi piedi per terra. Le prime battute di Lena ci fanno capire che lei non si vuole sposare, perché si tratta di un matrimonio combinato. “Chiodo” = Lena non parla di anello, ma di chiodo. La governante cerca di consolarla. In passato si mandava un ritratto del promesso sposo e della promessa sposa; la governante allude alla bellezza del principe in questi termini : “Sembra Don Carlos”. “Agnellino pasquale” > agnellino da sacrificare. Lena utilizza il registro del sacrificio. Il suo dolore individuale si trasferisce in un dolore cosmico. Non inizia in modo molto comico. Entra in scena Lena. Valerio → Il flauto magico di Mozart, anche una matrimonio impedito. Qua ci sono due coppie: coppia aristocratica e coppia di classe più bassa. È un classico delle commedie e anche della Commedia dell’Arte. Per rapporto tra Valerio e Leonce si ricorda quello di Don Chicotte e il servitore. Perché? Lui pensa sempre alla materialità del vivere e riporta il suo padrone con i piedi per terra e viene mostrato nell’atto di mangiare. Anche ne Il flauto magico c’è Papagheno che viene presentato in questo modo. Le prime battute di Lena ci dicono che non vuole sposarsi perché il matrimonio è stato imposto. Fine primo atto. Atto due Scene 1 - Aprire paese Leonce e Valerio sono in viaggio verso l'Italia, e anche Lena e governante. Aperta campagna, nel fondo c’è un’osteria. Critica alla realtà politica, esagerazione (elenco). B. vs Kleinstaaterei (divisione in piccoli stati e pagamento di dazi o gabelle, fino al 1834 con l’unione doganale - vedi su wikipedia: https://en.wikipedia.org/wiki/Kleinstaaterei ). Ci troviamo in un’osteria. Valerio → esagerazione, fare un elenco di tutte le cose fatte per diventare re. È stanco di camminare tanto, si chiede il perché. Per trovare moglie bisogna correre in questo modo? Basterebbe uccidersi. La critica alla

Lena e la governante sono in una stanza, ma Lena esce per andare al giardino. Scena 4 - Il giardino nella locanda (la notte e chiaro di luna) Leonce e Lena si incontrano in giardino. Leonce confessa a Lena di essersi innamorato di lei e la bacia, ma lei scappa. Leonce vuole suicidarsi gettandosi nel fiume, ma Valerio lo ferma. Atto Terzo Scena 1 - Il giardino nella locanda Leonce decide di sposare Lena e lo racconta Valerio. Scena 2 - spazio aperto di fronte al palazzo del re di Peter Molte persone sono di fronte al palazzo per celebrare le nozze di Leonce e Lena. Questo evento è organizzato e controllato dal maestro. Scena 3 - Grand cabina Re Pietro e i suoi seguaci cercano di capire come risolvere il problema. Infine, Leonce, Lena, Valerio e la governante arrivano con una maschera sul volto. Valerio si toglie la maschera e presenta due automi di fama mondiale. Re Peter decide che si sposino al posto del principe. Pertanto, i due robot si sposano e poi si tolgono la maschera. Si rendono conto di ogni altre identità reali. Fine. Leonce e Lena decidono di sfuggire ai loro doveri di un principe e la principessa, e di evitare il loro matrimonio combinato. Tuttavia, essi si incontrano in Italia durante la loro fuga, si innamorano e si sposano. Allora la questione si pone, è il destino determinato l'evento finale o ha fatto i due per coincidenza incontrare? Leonce e Lena sono controllati dal destino anche se cercano di fuggire da esso. Per esempio, nel primo atto, Leonce incontra Valerio, che si gode la sua vita. Il ruolo governante è molto simile a Valerio nel gioco. Lei vuole innamorarsi di qualcuno, ma non le è data una scelta. La governante prova pietà per Lena e la porta via dal regno per sfuggire al matrimonio. Sulla loro strada incontrano casualmente o come un segno del destino. I due hanno lo scopo di sposarsi, entrambi non vogliono, in modo da scappare, ma poi si incontrano. Si tratta di una storia d'amore molto prevedibile. Leonce si innamora di Lena, non appena lui la vede e confessa il suo amore per lei. Di solito, si dice in questa situazione, “Ho trovato il mio destino”. Corsero via dalla loro destino e affrontare un altro destino, ma per ironia della sorte i destini sono esattamente la stessa cosa. Quando Leonce esprime il suo amore per Lena, lei non risponde. Non c'è molto circa la loro storia d'amore in questo gioco e decidono di sposarsi rapidamente. Probabilmente Büchner saltato la storia d'amore perché sta scrivendo il destino. Se credono che era destino che hanno incontrato l'altro, poi sarebbero stati insieme. In atto 3, Leonce e Lena Ritorno nel Regno della Popo con Valerio e la governante di sposarsi. Essi si travestono come i robot e Valerio li introduce al regno di mettere in scena un matrimonio. Nel regno, tutto è pronto per un matrimonio, ma il principe e la principessa. Pertanto, il re Pietro deposita per rendere i due robot rappresentano il principe e la principessa e li hanno sposati al posto del vero principe e la principessa. Quando rimuovono loro travestimento si viene a sapere a tutti che sono il vero principe e la principessa e il loro amore era vero. Il fato si rivolgono a noi, se esiste il destino? Si può presumere che Leonce e Lena rappresentano il simbolo della ribellione contro i genitori, ma a prescindere che hanno fatto ciò che i loro genitori volevano. Se Leonce e Lena non scappare dal loro destino, si sarebbero sposati, ma non possono essere felici con l'altro. Diciamo esiste il destino, ma non è una porta. Forse la porta è enorme, quindi ci sono tanti modi per essere raggiunto o è dietro di un sacco di porte diversi in modo che abbiamo bisogno di scegliere e sperimentare. Büchner ci mostra l'esempio di trattare con il destino in questo gioco. Incontro con Valerio, sfuggendo il regno, andare in Italia e così via, tutte queste attività sono il percorso fino alla porta del destino.