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Appunti sulla commedia di Buchner "Leonce und Lena". Analisi e riassunto dettagliato
Tipologia: Appunti
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Buchner nasce nel 1813, morirà a soli 24 anni. Appartiene a una generazione dell’epoca della restaurazione. Dopo l’ondata patriottica delle guerre napoleoniche nei territori tedeschi, sull’Europa piomba un raffreddamento. Il Congresso di Vienna stabilisce un equilibrio in Europa. In Germania è un’epoca travagliata di movimenti politici contrastanti, nazionalismo. In famiglia c’è una tendenza filo-francese, repubblicana. Famiglia di una certa agiatezza borghese. A 17 anni tiene un discorso, era un allievo promettente. Durante la cerimonia di chiusura della maturità tiene un discrorso in latino. Si iscrive a medicina a Strasburgo, risiedendo presso un pastore. Partecipa con altri studenti ai festeggiamenti per l’arrivo di un generale di Napoleone, scrive lettere dove fa un resoconto di queste esperienze di carattere movimentista. Tiene una conferenza sulle condizioni politiche della Germania. Si fidanza in segreto con la figlia del pastore (una parte delle sue lettere è alla fidanzata). Lascia Strasburgo per conclude gli studi di medicina in un’altra città. Abbozza un pamphlet politico-rivoluzionario, che poi rielaborerà in Der hessische Landbote. Scrive il suo dramma Dantons Tod , è una riflessione sulla natura stessa della rivoluzione. Fugge a Strasburgo per evitare l’arresto, non può essere raggiunto dalla polizia tedesca. Lì si dedica a studi scientifici. Pubblica diverse parti del suo dramma su una rivista, Phoenix. Viene emesso un mandato di cattura nei suoi confronti. Scrive due drammi e lavora a una novella incentrata sulla tragedia di uno degli amici di Goethe, Reinold Lenz. Una delle sue caratteristiche è quella di ispirarsi sempre a dei documenti autentici per elaborare le sue opere letterarie. Partecipa ad un concorso letterario con una commedia, Leonce und Lena. Consegue un dottorato presso l’Università di Zurigo dove presenta un lavoro sul sistema nervoso. Lì ottiene un certo successo in campo scientifico e si trasferisce. Viene chiamato a insegnare come libero docente. Lavora a un dramma, Woyzeck , che rimarrà frammentario, ispirato a un processo svoltosi in Polonia di una condanna ad omicidio di un uomo. Muore in seguito a un attacco di febbre tifoidea. Verrà pubblicato un testo che contiene tutto ciò che Buchner aveva lasciato. Buchner diventerà un punto di riferimento importante per le nuove generazione, in particolare per i naturalisti e per la generazione di letterati espressionisti. Opere: Der hessische Landbote è una sorta di manifesto, un testo politico, un resoconto della situazione, è un testo di denuncia dello sfruttamento e di estrema miseria delle classi subalterne da parte delle classi dirigenti. E’ una rivendicazione molto forte dei diritti. C’è un aspetto drammatico. Lenz , è un racconto che lui scrive grazie ai diari del pastore Oberlin di cui Buchner era venuto in possesso. E’ il racconto di uno sfortunato. Lenz era un amico di Goethe, faceva parte del movimento dello Sturm und Drang. Lenz era un autore, non riesce ad ottenere il successo voluto e cerca di risollevarsi. L’ultima parte della sua vita sarà uno precipitare nelle tenebre della follia, scomparirà. E’ una figura sfortunata, di un outsider, di un perdente. Buchner lo sceglie come oggetto del racconto. Parla di Lenz che parte a piedi dall’Alsazia e va dal pastore Oberlin. Oberlin tiene un diario dove tiene conto della follia di Lenz. E’
una specie di diario della patologia, ma anche una riflessione sulla natura umana, sulla rivalità e sul tarlo dell’invidia nei confronti della grandezza. Nel racconto c’è anche tutta la lezione romantica. Il suo dramma più famoso, Woyzeck , basato sugli atti di un processo che si è svolto in Polonia ai danni di un uomo del sotto proletariato urbano, vive in condizioni di estrema miseria. Viene sfruttato e scacciato da tutti, dalle autorità che lo circondano. E’ la storia di un outsider. Finirà per gelosia a commettere un omicidio. Dramma caratterizzato da una struttura con brevi scene staccate, alcune anche di carattere visionario. Denuncia da parte di Buchner del potere della scienza moderna che sperimenta sull’uomo (scena del medico che fa esperimenti su Woyzeck con il cibo). Non sarà portato a termine, resterà un frammento. Si cercherà di completarlo e trovare una forma definitiva. La frammentarietà però era già prevista dall’autore che pensava a un modello aperta, struttura teatrale moderna. Il suo primo dramma, Dantons Tod , è un dramma storico nella tradizione del teatro di quegli anni. E’ una riflessione sulla problematicità della rivoluzione. Mette in scena un momento di crisi della rivoluzione francese, quando la rivoluzione si trasforma in terrore e tende a eliminare i propri figli, a radicalizzarsi. I due personaggi principali sono Danton da una parte, e Robespierre dall’altra, destinati a soccombere, a morire. Hanno due idee diverse della rivoluzione. E’ un dramma che prefigura sviluppi che poi nella storia ci saranno. Questo diventa uno dei problemi centrali della riflessione di Buchner. Leonce und Lena è un’opera più lieve perché utilizza prevalentemente il registro ironico. Esercita una critica molto marcata ma servendosi di un registro più critico-ironico. E’ una commedia politica, ma con un tono divertente. Siamo negli anni ’30 dell’Ottocento. E’ una satira della corte tedesca del tempo. Personen:
- Konig Peter del regno di Popo - Prinz Leonce, suo figlio - Prinzessin Lena del regno di Pipi - Valerio - Die Gouvernante, la governante - Der Hofmeister - Der Präsident des Staatsrates, il presidente del consiglio di stato - Der Hofprediger, il predicatore di corte - Der Landrath - Der Schulmeister, il maestro di scuola - Rosetta - Bediente, Staatsrathe, Bauern Scena 1 Si svolge in un giardino. All’inizio c’è una citazione di Shakespeare: un personaggio di corte dice che vorrebbe essere un buffone e vorrebbe avere una giacca variopinta. Fa riferimento al carattere molteplice e alla capacità di essere contemporaneamente forme e ruoli diversi. Capacità di trasformarsi in altro, metamorfica, che è propria dell’attore in scena. La capacità di vestire una giacca variopinta ha un duplice ruolo, rimanda alla metafora barocca del mondo come teatro. Questa capacità dell’uomo di trasformarsi gli permette
Leonce risponde che anche lui sembra soffrire a causa degli ideali. Valerio dice che è da giorni che corre dietro a un ideale di arrosto senza essere riuscito a incontrarlo. Il principe discute con Valerio di ideali e gli viene ricordato che c’è una porzione di umanità che insegue la fame. Viene fuori la cruda saggezza popolare di Valerio. Dice di guardare quelle creature, è meraviglioso quale ordine ci sia. Fa un paragone con il mondo degli umani. Dice che ci sono alcuni modi per guadagnare umanamente i propri soldi: trovarli, guadagnarli alla lotteria, ereditarli oppure rubarli. Teorizzazione di come procurarsi il denaro. Leonce risponde che lui è riuscito ad andare avanti nella vita con questi principi senza morire di fame o sulla forca. Valerio risponde che chi si procura denaro in altri modi (chi lavora) è una canaglia. Leonce dice che è d’accordo, chi lavora è un suicida, un criminale. Valerio dice che la vita è un disastro. Lui potrebbe sedersi in un angolo e cantare dalla mattina alla sera fino alla fine della sua vita. E’ un discorso paradossale. Leonce risponde di smetterla con questa canzoncina. Valerio dice che almeno sarebbe qualcosa diventare un buffone, magari qualcuno gli desse la sua follia in cambio della sua ragionevolezza. La commedia ha una carica anarchico-rivoluzionari, ha un nichilismo di fondo, un perbenismo. Valerio continua dicendo che è un Alessandro Magno, il sole è come una corona dorata fra i suoi capelli. Si rivolge alle truppe immaginarie che ci sono nell’erba, agli insetti che ha intorno. Valerio dice che se uno scambia la follia con la ragionevolezza ha da mangiare e un letto, però in manicomio. Leonce gli risponde che continua a fantasticare, gli chiede quale fosse il suo mestiere, il suo stato sociale, la sua arte. Valerio, con dignità, risponde che la sua occupazione consiste nel restare libero da ogni lavoro, è bravissimo a non far niente. Se non gli costasse troppa fatica, gli offrirebbe i suoi servigi in questo campo. Leonce, con entusiasmo comico, lo abbraccia e gli dice che è una di quelle creature divine che senza fatica avanzano sul sentiero della vita. Il paragone rimanda alla concezione divina, gli antichi greci erano sempre giovani, belli e fuori dal tempo. Non erano sottoposti alle fatiche della vita. Leonce riconosce in Valerio un alterego. Valerio mentre esce canticchia di nuovo la canzone. C’è una caratterizzazione paradossale di una generazione. Buchner riprende alcune tematiche romantiche ironizzandole. Scena 2 Si svolge nella sala di un castello, dove il re Peter sta provvedendo alla sua cerimonia di vestizione con due servitori. Re Peter dice che lui deve pensare per i suoi sudditi perché loro non pensano. Linguaggio della filosofia idealistica di Hegel. Re Peter sta sproloquiando e fa lezione. Mentre dice queste frasi di filosofia si sta vestendo. Contrasto tra le battute filosofiche e la vestizione. Chiede cosa volesse dire quel nodo al fazzoletto, cosa voleva ricordarsi. Il primo cameriere risponde che quando l’ha fatto voleva ricordarsi di qualche cosa. Re Peter chiede cosa significa all’altro cameriere. Egli risponde che voleva ricordarsi qualcosa. Re Peter va su e giù e si chiede cosa fosse, dice che le persone lo rendono confuso, non sa più cosa fare. Entra un servitore e dice al re che il Consiglio di Stato si è riunito. Re Peter allora dice che doveva ricordarsi del suo popolo. Dice che è sempre in imbarazzo quando deve parlare in pubblico. E’ una satira feroce di quelle che sono le caratteristiche del potere.
Entra il Consiglio di Stato. Il re si rivolge ai consiglieri dicendo che voleva rendere noto che suo figlio o si sposa oppure no. Dice che non c’è una terza possibilità. L’uomo deve pensare. Sta un momento a pensare e poi dice che quando parla ad alta voce non sa mai se sia lui o un altro. Dopo una lunga pausa dice di essere lui. Il re prende in giro queste verità filosofiche che sono state formulate nel modo più complesso nella filosofia idealistica. Il problema centrale della storia è il fatto che il re vuole che suo figlio si sposi e dia una discendenza al regno. Re Peter chiede al presidente cosa ne pensasse. Il presidente risponde che forse è così, forse non è così. Tutto il consiglio in coro ripetono ciò che ha detto il presidente. Il re commosso chiede di cosa stessero parlando. Chiede al Presidente perché avesse una memoria così corta. Dice che la seduta è chiusa, e si allontana solennemente seguito dai consiglieri. E’ una satira feroce della politica, della corte, tutti quelli che sono intorno al re sono dei pappagalli che ripetono ciò che dice. La satira di Buchner va al di là dell’epoca in cui si trova. Scena 3 Nella sala illuminata dalle candele. Leonce dice ai servitori di accendere le candele se sono chiuse le imposte. Desiderio di chiudersi. Dice che vuole la notte. Sembra un ambiente che vuole riprodurre la natura, no luce del giorno ma candele. Creare un atmosfera pseudo naturale all’interno della sala. Chiede dove fosse la musica e Rosetta (la danzatrice). Dice a tutti di uscire. Leonce si distende su un lettino, entra Rosetta abbigliata in modo elegante. SI sente musica da lontano. Rosetta si avvicina con fare adulante. Dice a Leonce che le sue labbra sono stanca a forza di baciare. Leonce replica a forza di sbadigliare. Ironizzazione del tema della noia, che alla fine svuota anche i piaceri della vita, dell’esistenza. Leonce le dice che è terribilmente occupato. Rosetta chiedere perché. Leonce dice che è impegnato a far niente. Rosetta dice se non amare. Leonce risponde di si che è un lavoro. Rosetta si offende. Leonce dice allora che è un’occupazione. Rosetta replica dicendo che è pigrizia. Viene ripreso il concetto dell’ozio della prima scena. Leonce le dice che ha ragione, è una ragazza intelligente e ha molta considerazione del suo acume. Rosetta gli chiede se la ama per noia. Leone dice che si annoia perché la amo, ma ama la sua noia quanto lei, dice che sono un’unica cosa. La abbraccia e le dice di venire, che i suoi baci sono come lo sbadigliare. E’ come se Buchner inanellasse una serie di concetti, di luoghi comuni del periodo. Il linguaggio usato è quello della lirica, ma l’effetto è comico-satirico. Usa termini legati alla tradizione. Rosetta gli chiede se l’amasse. Leonzio risponde perché no. Rosetta chiede se per sempre. Leonce replica che è una parola lunga, ironizza sul tempo. Dice che possono prendersi del tempo per amarsi. Tema della fedeltà, dell’eterno amore. Rosetta dice che oppure sarà il tempo a prendergli l’amore. Leonce le dice di ballare che il tempo corre a tempo con i suoi piedi. Rosetta dice che i suoi piedi preferirebbero sottrarsi al tempo. Battute allo stesso tempo ironiche, leggere, ma anche profonde. L’ispirazione di Rosetta è quella di strappare se stessa da questa dimensione temporale che è fugace. Rosetta balla e canta.
Il Presidente si rivolge a Leonce. Leonce si rivolge al presidente e dice di sedersi a terra e di non vergognarsi, infondo è l’ultimo posto che riceverà un giorno. Il Presidente è imbarazzato, schiocca le dita. Leonce dice di non schioccare le dira se non vuole renderlo un assassino. Il Presidente le schiocca di nuova, gli chiede se vuole degnarsi di considerare. Leonce dice di mettersi le mani in tasca, di controllarsi. Valerio commenta dicendo che non bisogna interrompere i bambini. Leonce dice che rischia un colpo se il discorso non gli torna indietro. Il Presidente tira fuori un foglio dalla tasca. Leonce commenta che allora sa leggere. Il Presidente annuncia l’arrivo della sua futura sposa, la principessa Lena di Pipi, per domani, comunicato dal re. Leonce dice che se la sua promessa sposa lo attende, le farà il favore di lasciarla aspettare. L’ha sognata la notte scorsa, da un’immagine comica, grottesca. Dice di credere ai sogni e crede al Presidente se anche lui avesse delle premonizioni per sogno. Valerio dice che nella notte prima del giorno in cui l’arrosto si brucia, un cappone crema o il re avrà mal di pancia. Leonce chiede se non avesse altro da dirgli. Il Presidente dice che il giorno del fidanzamento la volontà suprema affiderà nelle sue mani il potere (il re ha intenzione di abdicare e dare al principe il trono). Leonce risponde di dire al re che farà di tutto, meno ciò che trascurerà, che tuttavia nessun caso sarà così tanto di quello che c’è ancora da fare. Dice che farà quello che dovrà fare, ma non sarà così tanto come quello che sin può immaginare. Si rivolge al Consiglio di Stato dicendo che non li accompagnerà alla porta e chiede a Valerio di accompagnarli. Valerio chiede se deve accompagnarli, se deve appendere un sonaglio al Presidente, se deve accompagnarli come se andassero tutti insieme. Leonce gli dice che è un pessimo gioco di parole. Lo hanno generato le 5 vocali insieme a loro, è come una parola onomatopeica. Valerio gli dice che lui è un libro senza lettere, solo con dei trattini. Dice ai signori di venire. C’è un gioco di parole con base kommen nel discorso di Valerio. Valerio e i consiglieri escono. Leonce dice di essere stato cattivo con loro, ma c’è una specie di godimento in quella pungente cattiveria. Lo preoccupa sposarsi. Viene evocata la figura di Shandy -> è Tristan Shandy dello scrittore Laurence Sterne, romanzo molto famoso in Germania tradotto, a cui si erano ispirati autori tedeschi (come Jean Paul). Shandy nel romanzo è talmente maniacale che regola la sua esistenza attraverso un orologio. Si intravede la problematica dei matrimoni per interesse dell’aristocrazia. Valerio ritorna. Leonce gli chiede se avesse sentito. Valerio gli dice che è divertente che diventerà re. Il suo discorso è comico-satirico. Leonce gli dice che devono trovare una scappatoia e di aiutarlo. Valerio gli dice che diventeranno dei dottori, chiede se a priori o a posteriori. Leonce risponde che a priori doveva impararlo prima da suo padre, e a posteriori comincia tutto con “c’era una volta”. Valerio dice che allora diventeranno degli eroi. Valerio va su e giù come se battesse il tamburo. Leonce gli dice che questo eroismo gli fa un brutto effetto, senza ufficiali e reclute non è possibile. Gli dice basta con il suo romanticismo da Alessandro Magno o Napoleone. Battuta legata all’epoca, grande apprezzamento per le figure storiche. Valerio dice che allora diventeranno dei geni. Leonce dice che l’usignolo della poesia canta tutto il giorno sulla loro testa, ma le cose più raffinate vanno al diavolo. Valerio dice che allora diventeranno membri utili della società umana. Leonce dice che preferirebbe dare le sue dimissioni come uomo. E’ come se passassimo all’utilitarismo borghese.
Valerio dice allora che andranno al diavolo. Leonce dice che il diavolo c’è solo per contrasto, perché loro comprendono che nel cielo c’è qualcosa. Salta in piedi, dice a Valerio che ci è arrivato. Viene evocata la natura del sud, dell’Italia, la nostalgia dei paesi mediterranei. Immagine della natura e dell’arte. C’è l’immaginario dell’Italia. I tedeschi quando vogliono rompere con la monotonia della vita quotidiana vanno in Italia (come romanzo di Eichendorff). Leonce dice a Valerio di andare in Italia. Scena 4 Lena, in abito da sposa seduta sull’erba, insieme alla governante. Lena dice che pensava per tutto il tempo della sua vita a nulla, e improvvisamente è arrivato il giorno. Buchner allude al destino delle ragazze, siamo in una società tradizionale, patriarcale. Lena è insofferente in questo ruolo, passivo, femminile, che vede nel destino della donna soltanto il matrimonio. C’è na corrispondenza con la scena precedente, quando Leonce sa che diventerà re, Valerio allude alle campane che smetteranno di suonare quando uno muore. Lena utilizza immagini funeree per indicare il giorno del suo matrimonio. Anche Lena è caratterizzata dan un senso di insofferenza nei confronti del mondo. Riprende un’immagine usata da Leonce, dice di volere che l’erba crescesse sopra di lei e le api ronzassero sulla sua testa (parallelismo). L’evocazione di Lena è tutta nel segno della morte. Evocazione dell’oblio e della morta come desiderio, rappresentanti in una canzoncina che ricorda Lena. La governante le dice che è pallida sotto quei diamanti che scintillano. Lena dice che potrebbe amare, si cerca sempre nella vita una mano che possa tenere la propria finché non verranno divise e ripiegate ad ognuno sul petto (posizione del cadavere). Si chiede perché si vogliano unire due mani che non si sono cercate. Dice che l’anello che ha al dito la morde come una vipera. Unione non voluta da lei, ma stata decisa da altri. La governante dice che egli è un vero Don Carlos. Lena risponde che però non è un matrimonio d’amore. Si alza e continua il suo sfogo. Dice che il giorno dopo il profumo e lo splendore saranno svaniti da lei. Immagine di passività, di remissività, il ruolo che è richiesto alle donne in questo mondo, di essere come la fonte che riflette l’immagine di chi si china a contemplarla. La governante, piangendo, le dice che è una vera vittima sacrificale. Lena dice che è proprio così. Colui che amministra il sacramento è paragonato al sacerdote sull’altare che immola le vittime sacrificali. Lena si chiede se è vero che bisogna redimersi attraverso il dolore. Viene evocata la simbologia del martirio, del sacrificio, legate alla religione cristiana, al Cristo crocifisso. Simboli della passione del Cristo: corona di spine, chiodi. La governante le dice che non può vederla così, ha qualcosa in testa. Prende per mano Lena e la conduce via. Anche Lena è in fuga da un matrimonio che non desidera, che non ha scelto. Atto secondo Citazione di un poeta romantico, Adalbert von Chamisso. « Nel più profondo dell'anima mi risonò una voce e in un sol tratto ha inghiottiti tutti i ricordi miei ». I versi evocano un atmosfera in cui i ricordi vengono cancellati dalle sensazioni, dalle impressioni che sorgono.
Dice che se non avesse reagito in modo più furbo, avrebbe alzato il fagotto e nella prima osteria l’avrebbe venduto, si sarebbe ubriacato e avrebbe dormito tranquillo all’ombra. Si chiede se valesse la pena di affaticarsi tanto, di trascinare questo peso o sarebbe meglio rivendere il bagaglio che uno ha per far passare il tempo dell’esistenza, mentre deve arrivare la sera. Valerio dice che ora viene l’applicazione nella vita: l’uomo ha la propria ipocrisia, si veste solo esternamente e non fa trapelare quelli che sono i veri e profondi sentimenti. Si avviano verso l’osteria. Escono. Entrano Lena e la governante. La governante dice che è un giorno meraviglioso, è infinitamente lungo da quando sono fuggite. Lena risponde dicendo che non è così, i fiori che ha strappato nel giardino sono appena appassiti. La governante chiede dove si riposeranno, non hanno incontrato nulla fin’ora. Evocazione di un mondo di fantasia, pastorale, il mondo della poesia rococò. Mondo impobabile fatto di conventi, eremiti, pastori. Lena, che invece è molto concreta, dice che loro hanno sognato diversamente quando leggevano nei loro libri, dietro le mura del giardino, tra gli alberi. Quella è la natura civilizzata, dietro i muri. Dice che loro hanno immaginato il mondo diversamente da quel che è. La governante dice che il mondo è detestabile e non si può pensare a un figlio di un re che vada in giro errando. Lena invece è dell’idea opposta, dice che il mondo è bello e ampio. Vorrebbe sempre andare avanti così. Sta assaporando la libertà di muoversi. Apprezzamento del paesaggio libero e presente (fiori sui prati, monti, nuvole). La governante si pone il problema di come verrà giudicato questo atteggiamento di Lena da parte del mondo. Dice che è molto delicata e femminile. Devono trovare un tetto per la notte, si fa sera. Lena dice che è sera, le piante chinano il loro capo per il sonno e i raggi del sole giocano tra i fili d’erba. Immagine poetica, sognante, Lena è contemporaneamente un temperamento concreto, deciso, ma anche poetico. Scena 2 Siamo in un’osteria su un’altura vicino a un fiume, ha una vista spaziosa. Valerio continua la sua metafora naturalistica. Dice a Leonce se i suoi pantaloni non fornissero una gustosa bevanda -> ha suggerito di vendere il bagaglio per avere del denaro e trasformarlo in vino. Leonce dice di guardare gli alberi, i fiori, tutto quello ha una sua storia, quei volti amichevoli vicino alla porta, come stanno seduti mano nella mano e hanno paura, perché loro sono così vecchi e il mondo è giovane. Dice a Valerio che è così giovane e il mondo così vecchio. Potrebbe mettersi a sedere in un angolo e piangere per compassione di se stesso. Atteggiamento di autocompiacimento. Valerio gli porge un bicchiere di vino e gli dice di immergersi in quel mare di vino per dimenticare. Atmosfera dionisiaca, riferimenti classici (elfi, calici, cembali). Leonce dice a Valerio che devono fare qualcosa, si daranno ai pensieri profondi. Scienza che sembra esercitarsi attraverso lo studio di cose che sembrano irrilevanti (contare i granelli di polvere, sezionare le formiche), che sono in connessione con quelle che lui chiama passioni, attività che servono per passare il tempo a un principe. Leonce dice che troverà ancora un giocattolo che gli cadrà dalle mani, ha una certa dose di entusiasmo da consumare. Descrive il desiderio di conoscenza e approfondimento del dilettante, che però poi non si traduce in un risultato concreto. Valerio conclude questo discorso dicendo di bere con una forma latina ergo libamus.
Un altro tratto caratteriale del personaggio viene dalla tradizione dei clerici vagantes, tradizione medioevale. Valerio dice che quella bottiglia non è un’idea, rimane la stessa dalla prima all’ultima goccia. Gli dice di rompere il sigillo e tutti i sogni che sonnecchiano dentro di lei vengono fuori. Questo elogio del vino è presente in tutta la letteratura di quegli anni (Hoffmann, autore alcolista, spesso nei suoi racconti esalta le sostanza assunte e bevute). Leonce risponde che metà della sua vita sarà una preghiera se troverà uno stelo che può cavalcare con il suo cavallo fino a che si distenderà nella paglia. E’ una strana sera, sotto è tutto quieto e su in alto vanno e vengono le nubi, la luce del sole va e torna. Immagine che viene dalla tradizione romantica, mutevole carattere delle nuvole in cielo, che rappresentava un’immagine alternativa alla lunghezza della vita sulla terra. La commedia alterna satira, demistificazione e sprazzi di romanticismo. Leonce dice di guardare le forme delle nuvole, è tutto così rapido, mentre lì sotto non si muove niente. La terra si è raggomitolata per paura come un bambino e sulla sua culla passano i fantasmi. Contrapposizione tra la quiete, l’assenza di vento in basso, sulla terra, e il vorticare delle nuvole, l’alternarsi delle immagini nel vento. Evocazione di questi fantasmi che passano sulla terra la sera. Valerio dice che lui si sente molto bene, a proprio agio, il sole sembra come l’insegna della locanda e le nuvole infuocate sono come la scritta “Osteria al sole d’oro”. Senso di gemutlichkeit , è come sentirsi a casa. Valerio immagina una scena che ha come simbologia il gioco delle carte; la terra e l’acqua la sotto sono come un tavolo su cui viene sparso il vino, e loro sono lì come delle carte da gioco: Leonce è il re delle cante, e Valerio il fante, manca solo la dama con un cuore di marzapane sul petto e un tulipano dove tuffare il naso sentimentale. Nell’immagine di Valerio c’è dell’ironia, sembra una specie di figura di un libro per bambini, un’illustrazione d’epoca. Nel momento in cui viene evocata la dama, entrano la governante e la principessa. Valerio si interrompe e dice eccola qua. Dice subito che non è un tulipano, e non è un naso ma una proboscide (allude alla governante). Si rivolge alla governante chiedendole perché camminasse con tanta fretta che si vedono i calzettoni fino alla giarrettiera. La governante, arrabbiata, si ferma. Risponde chiedendo perché aprisse la bocca così tanto fa fare un buco nel panorama. Valerio risponde perché lei non debba sbattere il naso contro l’orizzonte. Il suo naso è come la torre del Libano che guada verso Damasco. Lena chiede se fosse così lungo il cammino. Leonce, con tono sognante, dice che ogni strada è lunga. Usa metafore negative. Dice che per i piedi stanchi ogni strada è lunga. Lena lo sta ad ascoltare paurosa, continua la sua frase. Dice che per gli occhi stanchi ogni luce è troppo forte. Risponde per le rime. Lena e la governante entrano nell’osteria. Leonce si rivolge a Valerio, è affascinato dalla comparsa di Lena e dalle sue parole. Dice a Valerio che sta iniziando ad abbandonare la malinconia. Vengono riportate le parole della creazione. Leoce esce ripetendo la frase che ha ascoltato da Lena. Valerio commenta un po’ ironico avendo capito che è scoccato qualcosa. Dice che la strada per il manicomio non è così lunga. Lui conosce tutti i sentieri che portano lì. Già ce lo vede passeggiare in un giorno invernale. E’ un pazzo. Esce. Questa pazzia è legata all’innamoramento. La frase che Lena pronuncia e l’ironia con cui risponde alle parole di Leonce rappresenta l’incontro tra due anime affini. Un po’ è serio e un po’ ironico l’atteggiamento.
Leonce le dice di permettere che lui sia il suo angelo della morte. Dice di lasciare che le sue labbra si pieghino come le sue ali sui suoi occhi. La bacia. Incontro amoroso accompagnato da un’atmosfera funerea. C’è il pathos ma anche una sottile satira della poesia funerea che aveva pervaso la letteratura europea del Settecento. Sottile gioco letterario con queste immagini. Tutto il discorso amoroso è incentrato su concetti funerei. Leonce continua, dice che la bella salma riposa sl nero drappo della morte della notte. Lena dice di lasciarla. Si alza di colpo e corre via. Leonce dice che è troppo. Tutto il suo essere è in quell’attimo. Ora basta perché non è possibile di più. Tentativo, aspirazione di fermare l’intensità dell’attimo, che significa raggelarlo e farlo però morire. Leonce vuole gettarsi nel fiume. Attrazione dell’acqua. Valerio si precipita e lo prende. Leonce dice di lasciarlo. Valerio risponde che lo lascerà quando sarà tranquillo e gli prometterà di lasciar perdere l’acqua. Risposta di Valerio con giochi di parole. Leonce gli dice stupido. Valerio gli chiede se non fosse mai andato oltre al romanticismo da ufficialetto, ovvero gettare dalla finestra il bicchiere in cui si è bevuto alla salute dell’amata. Leonce dice che gli sembra abbia ragione. Valerio gli dice di consolarsi, se sta notte non dormirà sotto l’erba (morto), ci dormirà sopra. Sarebbe altrettanto un tentativo di suicidio voler andare nei letti dell’osteria. Problema della scarsa pulizia, delle pulci e delle cimici. Leonce si stende nell’erba. Dice a Valerio che lo ha privato di uno dei più bei suicidi, non troverà mai più un momento altrettanto favorevole e c’era anche tempo bello. Ora non è più in vena. Quel tipo con il suo panciotto giallo e i suoi pantaloni azzurri gli ha rovinato l’atmosfera (sono i colori dell’abito di Werther di Goethe). Il cielo gli conceda un sano sonno pesante. Buchner stigmatizza la moda del suicidio. Valerio dice finalmente, ha salvato una vita umana e con la sua buona coscienza sta notte terrà caldo il suo corpo. Leonce gli da la buonanotte. Scena ironica su un tema così diffuso, la noia che arriva fino alla disperazione che si lega al tema del senso di inutilità della vita e porta al suicidio. Buchner mette la satira in tanti elementi, nel modo di pensare, nei luoghi comuni. Atto terzo Caratterizzato dal tema della marionetta, come se i personaggi fossero delle marionette mosse da dei fili. Scena 1 L’atto inizia in medias res, il dialogo è già iniziato. E’ una tecnica utilizzata nel teatro. Valerio chiede a Leonce ma come sposarsi, da quando ha pensato al calendario eterno. Leonce risponde che anche il più piccolo degli uomini è così grande che la vita è ancora troppo breve per poterlo amare. C’è una certa arroganza nel pensare di poter partecipare a questa felicità universale. Valerio risponde molto umano e filobestiale. Gli chiede se lei sapesse chi fosse. Leone risponde che sa soltanto che lo ama. Valerio chiede se sapesse chi fosse lei. Leonce risponde facendo riferimento alla natura. Valerio dice che lei è qualcosa che non è troppo dolce e che piaccia a colui che la guarda. Chiede come andrà a finire questa faccenda. Gli dice che lui diventerà ministro se oggi stesso, davanti a suo padre, non sarà unito in matrimonio con colei che non ha nome. Gli dice di dargli la sua parola.
Leonce dice che sarà così. Valerio scherza e dice che il povero diavolo Valerio si presenta al ministro di stato Valerio. Valerio lo mette in guardia dalla difficoltà del suo proposito. Vanno via. Scena 2 Nella piazza davanti al castello del re. Scena di preparazione alla cerimonia nuziale che il re ha annunciato. Il popolo è stato radunato davanti al castello per accogliere gli sposi e rendere loro omaggio. Il consigliere chiede al maestro come si comportassero i suoi. Il maestro risponde che si comportano così bene con i loro dolori, da parecchio tempo si tengono su con gli altri. Sono già mezzi ubriachi, altrimenti non resisterebbero così a lungo nel caldo della giornata. Dice alla gente di stendere bene i rami d’abete. Usa immagini che rievocano la dimensione della caccia, uno degli elementi aggregativi della nobiltà. Il consigliere dice al maestro che lui risponde della sobrietà del popolo. Il maestro risponde che riesce appena a stare in piedi a causa della sobrietà. Il consigliere dice che nel programma sta scritto che tutti i sudditi sono ben vestiti, con le facce contente e si disporranno in fila lungo le strade. Dice di non farli sfigurare. Il maestro dice di stare saldi, di non soffiare con il naso quando passa la coppia. Devono mostrare la dovuta commozione, oppure useranno dei mezzi severissimi. Dice di rendersi conto di ciò che si fa per loro, sono disposti in modo che sentano l’odore del banchetto nell’aria. Allude a un problema sempre presente nel testo, ovvero la fame. Classe sociale che fa difficoltà a mettere insieme qualcosa da mangiare. Il maestro chiede se si ricordassero della lezione, dello slogan che devono gridare. I contadini dicono “Vivat”. Il maestro si rivolge al consigliere e gli dice di vedere come l’intelligenza del popolo sta aumentando, il coro è in latino. Quella sera faranno festa per l’occasione. Scena 3 La scena si sposta dentro palazzo reale, in una grande sala. C’è la corte, signori e dame raggruppati. Il cerimoniere esprime il suo disappunto. C’è un ritardo, la cerimonia non inizia, mancano i protagonismi. Dice che è una disgrazia, tutto va in rovina. Questa frase esprime la situazione che il regno di Popo sta vivendo: il re vuole concludere questo matrimonio per poter abdicare e dare il potere al figlio. Il cerimoniere dice che ai contadini riscrivono unghie e barba, ai soldati si sciolgono i ricci. Gli ufficiali hanno abbandonato il loro atteggiamento militare e le dame stanno come addormentate. C’è un raggelamento totale. Il secondo servo risponde che almeno loro se la prendono comoda. Anche se non sono sincere, tuttavia sono aperte fino al cuore. Il cerimoniere dice che giacciono come delle carte dell’impero turco. Dice che sta arrivando sua maestà. Arriivano re Peter e il Consiglio di Stato. Re Peter dice che allora è sparita anche la principessa. Chiede se non ci fossero tracce del principe, chiede se i confini fossero sotto osservazioni. Il cerimoniere dice di si, la vista da quella sala gli permette il massimo controllo. Il cerimoniere si rivolge al primo servo chiedendogli cosa avesse visto. Il primo servo risponde un cane che cerca il suo padrone. Il cerimoniere chiede all’altro servo cosa
una buona digestione e qualcosa prova che hanno una buona coscienza. Hanno un sentimento morale elevato perché lei non possiede una parola per il concetto di pantaloni, e lui non riesce a salire o scendere una scala senza dare il passo alla dama. Hanno una buona cultura, perché lei canta tutte le nuove opere e lui porta i polsini (espressione di alta società). Si trovano ora in uno stato interessante: il mecanismo dell’amore comincia a manifestarsi, lui ha già portato a lei qualche volta lo scialle, lei ha girato gli occhi al cielo. Entrambi hanno già sussurrato più volte “fede, amore, speranza”. Entrambi sembrano già accordati e manca soltanto la parola “amen”. Satira di Buchner perché rende questi personaggi membri della società umana. Satira della concezione delle buone maniere. Il discorso di Valerio situa la comparsa dei personaggi nella dimensione degli automi ma in chiave ironica. C’è la satira della buona società. Re Peter pensa a una soluzione del problema, chiede al Presidente se quando si impicca una persona in effigie non è la stessa cosa di quando lo si impicca veramente. Il presidente risponde che è molto meglio, non gli succede nulla di male e tuttavia viene impiccato. Re Peter dice che allora celebreranno le nozze in effigie. Questa è la principessa e questo il principe. Metterà in atto la suona decisione e così potrà rallegrarsi. Dice di far suonare le campane e chiama il predicatore di corte. Il paradosso è che i due protagonisti della cerimonia sono due automi. Il predicatore si schiarisce la voce e guarda al cielo. Valerio gli dice di smetterla di fare smorfie e di cominciare. Il predicatore è in confusione. Valerio cerca di suggerire. Il predicatore inizia il suo discorso partendo dalle origini. Re Peter dice di farla più breve. Il predicatore dice che se vostra altezza principe Leonce e vostra altezza principessa Lena vogliono prendersi reciprocamente di dire sì. Leonce e Lena dicono sì. Il predicatore allora dice amen. Valerio dice ben fatto. Leonce toglie la maschera e tutti dicono il principe. Re Peter dice che è suo figlio. Dice di essere ingannato, pensa di aver celebrato un matrimonio che non è quello che lui desiderava. Re Peter va verso la principessa e chiede chi fosse lei. Invaliderà il matrimonio. La governante toglie la maschera alla principessa e la annuncia. Leonce dice che crede che sia come fuggire i paradiso. Entrambi dicono di essere stati ingannati. Concetto della provvidenza divina. Valerio fa uno dei suoi soliti giochi di parole, dice che gli viene da ridere, le vostre altezze si sono incontrate grazie al caso. Spera che per andare in contro a questo caso, avranno piacere uno dell’altro. Auspica che tutto ciò che è stato voluto dal caso diventi qualcosa che piace ai singoli. La governante dice che è contenta che i suoi occhi abbiano potuto vedere questo un figlio di re errante. Re Peter dice di essere commosso e non riesce a trattenersi. E’ l’uomo più felice della terra, può finalmente attuare il proposito espresso all’inizio: abdicare quando il figlio si sarebbe sposato e avrebbe garantito una discendenza. Dice a leone che passa il governo delle sue mani. Dice che gli concederà di far andare con lui il consiglio di stato affinché possano sostenere i suoi sforzi. Si allontana con il Consiglio di Stato. Leonce, ora re del regno, dice ai presenti che lui e la sua sposa sono molto dispiaciuti che oggi siano dovuti rimanere a loro disposizione così a lungo. Non vogliono approfittare della loro costanza e quindi di andare a casa ma domani ricominceranno il divertimento da capo con tutta calma. Tutti si allontanano.
Leonce dice a Lena che ora hanno le tasche piene di bambole e giocattoli, le chiede cosa ne possono fare, se disegnare su di loro baffi e appendergli delle sciabole, oppure vestirli con dei frac e poi farli agire come politici diplomatici. Oppure preferirebbe un organino sul quale saltellano i topi. Oppure vogliono costruire un teatro. Discorso paradossale ma che ha un risvolto serio. Leonce è un sovrano, le bambole sono i sudditi. Loro avrebbero la possibilità di fare loro dei militari o dei politici e il re si siede vicino e li studia con il microscopio. Leonce le dice che pensa di sapere cosa desidera, che facciano annullare il tempo spaccando orologi e calendari, e iniziare a contare le ore e le lune secondo l’orologio dei fiori. Dice di trasformare quel piccolo paese in specchi che riflettono la luce del sole, che non ci sia più l’inverno e che in estate ci sia una temperatura come a Ischia e Capri. Sorta di ritorno allo stato di natura, nostalgia per la naturalità perduta, uno dei grandi temi del Settecento. Sogno di bellezza e vita piacevole. Valerio dice che lui diventerà ministro di stato e emanerà un decreto secondo i quale chi si procura calli alle mani, sarà messo sotto osservazione. Chi lavora fino ad ammalarsi deve essere condannato da un tribunale; ognuno che si gloria di guadagnarsi il pane con il sudore della propria fronte sarà dichiarato pazzo e pericoloso per la società umana. Poi dice che si metteranno all’ombra e pregheranno Dio che gli dia cibo, gole musicali, corpi fiorenti e una comoda religione. L’oggetto del suo discorso è il lavoro. Volontà che l’uomo viva in una condizione paradisiaca.