Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Gestire la classe-Tiezzi, Sintesi del corso di Psicologia Dei Processi Di Apprendimento E Motivazione

In questo riassunto ci si sofferma su alcune modalità di intervento e metodologie comportamentali, cognitive ed emotive da utilizzare in ambito scolastico per prevenire situazioni di disagio.

Tipologia: Sintesi del corso

2014/2015

In vendita dal 24/09/2015

ElisaXX
ElisaXX 🇮🇹

4.5

(10)

11 documenti

1 / 16

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
GESTIRE LA CLASSE. METODOLOGIE STRUTTURALI, PROFESSIONALI E
INDIVIDUALI
DI Fabio, Mecenero , Tiezzi
CAPITOLO UNO: FATTORI DI CARATTERE STRUTTURALE
Il comportamento degli alunni e degli insegnanti si manifesta in una struttura
complessa e articolata dove interagiscono i fattori strutturali, professionali (legati
agli stili educativi degli insegnanti) e individuali ( relativi a disagi specici come
iperattività, dicoltà emotive...).
I fattori strutturali sono tutte quelle variabili siche che compongono l'ambiente
della scuola e che, in un modo o nell'altro, inuenzano i comportamenti e le
relazioni di studenti e docenti.
E' necessario, quindi, analizzare i fattori strutturali signicativi e indicare degli
accorgimenti corretti al ne di rendere l'ambiente di apprendimento più
funzionale.
Decidere con cura la disposizione dei banchi, degli arredamenti, poter controllare
l'illuminazione e la temperatura sono "armi" vincenti che l'insegnate può usare
per prevenire alcune situazioni disfunzionali o disturbanti all'interno del gruppo
classe. Si ritiene dunque importante, al ne di strutturare un ambiente di
apprendimento che risponde alle esigenze degli alunni:
- La disposizione dei banchi nell'aula:
Nonostante i pareri siano a volte discordi, la disposizione migliore è quella dei
banchi divisi in le, in posizione frontale rispetto alla cattedra. Anche
l'assegnazione dei banchi agli alunni riveste un ruolo centrale. La posizione degli
alunni con dicoltà o problematiche particolari, n on può essere lasciata al caso
ma deve essere scelta in base alle dierenti esigenze.
- Il cestino della spazzatura:
E' spesso al centro di una serie di problematiche legate all'ordine, al rispetto die
tempi di lavoro; è per questo che diventa importante scegliere uni spazio che sia il
più possibile protetto dal resto della classe e dalle attività che si svolgono.
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff

Anteprima parziale del testo

Scarica Gestire la classe-Tiezzi e più Sintesi del corso in PDF di Psicologia Dei Processi Di Apprendimento E Motivazione solo su Docsity!

GESTIRE LA CLASSE. METODOLOGIE STRUTTURALI, PROFESSIONALI E

INDIVIDUALI

DI Fabio, Mecenero , Tiezzi

CAPITOLO UNO: FATTORI DI CARATTERE STRUTTURALE

Il comportamento degli alunni e degli insegnanti si manifesta in una struttura complessa e articolata dove interagiscono i fattori strutturali, professionali (legati agli stili educativi degli insegnanti) e individuali (relativi a disagi specifici come iperattività, difficoltà emotive...). I fattori strutturali sono tutte quelle variabili fisiche che compongono l'ambiente della scuola e che, in un modo o nell'altro, influenzano i comportamenti e le relazioni di studenti e docenti. E' necessario, quindi, analizzare i fattori strutturali significativi e indicare degli accorgimenti corretti al fine di rendere l'ambiente di apprendimento più funzionale. Decidere con cura la disposizione dei banchi, degli arredamenti, poter controllare l'illuminazione e la temperatura sono "armi" vincenti che l'insegnate può usare per prevenire alcune situazioni disfunzionali o disturbanti all'interno del gruppo classe. Si ritiene dunque importante, al fine di strutturare un ambiente di apprendimento che risponde alle esigenze degli alunni:

  • La disposizione dei banchi nell'aula: Nonostante i pareri siano a volte discordi, la disposizione migliore è quella dei banchi divisi in file, in posizione frontale rispetto alla cattedra. Anche l'assegnazione dei banchi agli alunni riveste un ruolo centrale. La posizione degli alunni con difficoltà o problematiche particolari, n on può essere lasciata al caso ma deve essere scelta in base alle differenti esigenze.
  • Il cestino della spazzatura: E' spesso al centro di una serie di problematiche legate all'ordine, al rispetto die tempi di lavoro; è per questo che diventa importante scegliere uni spazio che sia il più possibile protetto dal resto della classe e dalle attività che si svolgono.
  • Temperatura, illuminazione, rumore: Non sono sempre sotto il controllo diretto dell'insegnate, ma cercare di rendere l'ambiente più confortevole anche da questi punti di vista sicuramente facilita l'apprendimento e l'insegnamento.
  • L'organizzazione del setting individuale e del materiale di ogni singolo alunno: Il setting individuale dovrebbe essere gestito e controllato dall’alunno stesso, ma gli insegnati si rendono conto che non tutti i loro studenti sono in grado di occuparsi completamente di questo compito. Diviene così utile che gli insegnati stessi attuino delle strategie per trasmettere questo tipo di abilità a tutti gli alunni. Ad esempio: l'insegnate potrà incominciare col chiedere di metter sul banco solo il materiale strettamente necessario per l'attività del momento. Quindi bisognerà chiedere di metter in cartella, e non solo sotto il banco, i libri e i materiali dell'ora precedente. alcune volte capita anche che qualche studente non abbia con sé il materiale necessario per lavorare. Alcuni allievi spesso perdono gli oggetti, dimenticano a casa o a scuola libri e quaderni e a volte la situazione diventa più grave ed essi possono rimanere indietro con il programma. Un autore, Stevens, suggerisce, per le scuole elementari, di attuare "un sistema di controllo dei quaderni". Questo metodo prevede innanzitutto che gli alunni possiedano un quaderno per ogni materia. Sulla copertina di ogni quaderno si potrebbe attaccare una tasca, e questa servirà per raccogliere tutti quei fogli o materiali che riguardano la materia di quel quaderno.

CAPITOLO DUE: FATTORI DI CARATTERE PROFESSIONALE

In questo capitolo sono state affrontate alcune metodologie che aiutano l'insegnante a usare al meglio la sua professionalità per imparare a comunicare con la classe, ad attuare interventi efficaci e a conoscere metodologie didattiche ed educative specifiche. E' quindi importante:

PROMPTING: si basa sull'assunto che il modo più rapido per imparare abilità complesse è osservare qualcuno che mostra come si fa. Il prompting (dall'inglese to prompt- indurre, stimolare, o tecnica dell'aiuto, consiste nel fornire stimoli indiziari supplementari, o aiuti aggiuntivi. I prompting possono essere di tre tipi: verbali (istruzioni a voce), manuali (eseguire insieme all'allievo l'attività richiesta) e imitativi (si mostra una dimostrazione del compito richiesto).

FADING: Nella prassi educativa quando si intraprende un nuovo insegnamento è opportuno usare tutti i tipi di aiuto: verbale, manuale e imitativo. Inizialmente, infatti, l'alunno deve poter disporre di molte risorse esterne che lo aiutino a interiorizzare i passaggi utili ad acquisire nuove abilità. Però, una volta consolidato il comportamento, è necessario che questo dipenda esclusivamente dagli stimoli naturali, cioè da quegli stimoli che sono parte dell'ambiente e non risultano artificialmente introdotti dall'educatore. Per ottenere un simile controllo naturale è necessario attenuare progressivamente gli aiuti forniti attraverso una strategia denominata fading.

SHAPING: Il modellaggio o shaping è una tecnica tramite la quale è possibile ampliare i repertori di capacità dei soggetti, facilitando la costruzione di nuove abilità. Si basa essenzialmente sul rinforzo di comportamenti dell'allievo che progressivamente si avvicinano a quello ricercato (comportamento-meta). Attraverso tale tecnica possono essere insegnati diversi tipi di abilità (motorie, cognitive, linguistiche, ecc.), anche a soggetti con problematiche consistenti.

CAPITOLO TRE: L'ALUNNO DISADATTENTO E IPERATTIVO

CARATTERISTICHE DEI RAGAZZI CON DEFICIT DI ATTENZIONE E

IPERATTIVITA'

Il soggetto affetto da disturbo di iperattività è identificato da questi sintomi e comportamenti:

  • spesso muove con irrequietezza mani e piedi;
  • spesso ha difficoltà a giocare in modo tranquillo;
  • spesso interrompe gli altri e parla troppo;
  • spesso agisce prima di pensare;
  • cambia spesso attività;
  • spesso lascia il proprio posto da seder in classe o in altre situazioni in cui ci si aspetta che rimanga seduto.

Il soggetto affetto da disturbo di disattenzione è identificato da questi sintomi:

  • si mostra più ritirato socialmente;
  • è più timido e sognatore ad occhi aperti rispetto ai coetanei;
  • spesso ha difficoltà a mantenere l'attenzione sui compiti o sulle attività di gioco;
  • spesso non sembra ascoltare quando gli si parla direttamente;
  • spesso ha difficoltà ad organizzarsi nei compiti o attività;
  • spesso perde gli oggetti necessari per il compito o l'attività;
  • spesso è facilmente distratto da stimoli estranei.

METODOLOGIE PER AUMENTARE L'ATTENZIONE: Ci sono alcune metodologie che coinvolgono tutta la classe, infatti tutti gli studenti, indipendentemente dalle problematiche possono beneficiare di un intervento sull'aumento dell’attenzione. Il training applicato a tutta la classe viene introdotto da una spiegazione da parte dell'insegnate sul significato dell'intervento. Per le scuole materne ed elementari, si parla del gioco dell'attenzione, invece, per le scuole medie è preferibile usare la terminologia "strategia dell'attenzione". Dopodiché si parte con la fase della pulizia del setting individuale si procede con la fase del controllo della postura. L'insegnate mostra agli studenti la posizione corretta da applicare: schiena diritta, gambe e braccia distanziate e ferme. Dopo un periodo di attuazione dell'intervento, gli aiuti, gli input, i rinforzi dati ai ragazzi devono diminuire e la pulizia del setting individuale e il controllo della postura entrano a far parte dello stile comportamentale sia degli allievi che dei docenti.

INTERVENTO COGNITIVO-COMPORTMENTALE Gardill, Dupaul e Kyle: hanno presentato diverse tipologie di interventi efficaci per

lavoro è suddiviso in più parti riguardanti le diverse dimensioni dell'attenzione: selettiva, focalizzata, mantenuta, divisa... ognuna di queste aree è volta al raggiungimento di obiettivi specifici, attraverso lo svolgimento di comiti, la riflessione e la discussione. Con questo intervento si cerca di portare la riflessione degli allievi sulle proprie capacità di selezionare determinati stimoli, sulla possibilità di orientare volontariamente tale dimensione dell'attenzione, sull'importanza di distribuire il carico dell'attenzione su più informazioni contemporaneamente e sulle capacità di modificare velocemente il focus da a un attività ad un'altra. Le schede proposte portano gli alunni a diventare più flessibili sia nelle attività da svolgere che nelle modalità utilizzate.

CAPITOLO QUATTRO: L'ALUNNO BULLO

Bullismo: consiste nell'emissione di atti di prevaricazione, prepotenze e azioni offensive ripetute nel corso del tempo e messe in atto da parte di uno o più compagni. Tali azioni offensive possono essere perpetrate attraverso differenti modalità: attraverso la parola (minacce e rimproveri), attraverso la forza picchiando e spingendo) o attraverso l'esclusione di qualcuno dal gruppo. Se ne i primi due casi si parla di bullismo diretto, nell'ultimo caso si parla invece di bullismo indiretto. Perché un ragazzo possa essere definito bullo, il suo comportamento deve presentare alcune caratteristiche: intenzionalità, sistematicità, asimmetria della relazione. L'atto prepotente è infatti inflitto volontariamente, in modo continuo nel tempo e si consuma in un'interazione caratterizzata da uno squilibrio di potere e di forze fisiche e psicologiche.

I PROTAGONISTI IL BULLO: il suo profilo è caratterizzato da un atteggiamento favorevole verso la violenza, da aggressività e da impulsività. Spesso però il suo comportamento nasconde un alto livello di ansia e insicurezza. LA VITTIMA: spesso la sua personalità è caratterizzata da ansia e insicurezza,

scarsa autostima e un'opinione negativa di sé. L'AIUTANTE: è chi agisce in modo prepotente ma in una posizione secondaria rispetto al bullo. L'ESTERNO: è chi non fa niente, cerca di rimanere fuori dalle situazioni di prepotenza. IL DIFENSORE: è chi prende le difese della vittima, consolandola o cercando di far cessare le prepotenze.

METODOLOGIE DI INTERVENTO

Fondamentale è rendere la scuola un luogo più sicuro, ossia di attuare una prevenzione attraverso delle strategie di intervento atte a modificare il comportamento aggressivo e le strutture e situazioni di rinforzo involontarie del comportamento di sopruso. Fra le varie strategie per affrontare il bullismo a scuola, Sharp e Smith propongono delle attività di role-play come un utile strumento per sviluppare una maggiore empatia e consapevolezza degli altri. Il role-play infatti favorisce e suscita la discussione sulle problematiche e i sentimenti che mergono durante l'attività. Le attività di role-play infatti favoriscono ai partecipanti l'opportunità di identificarsi in ruoli diversi da quelli solitamente assunti e di vivere l'esperienza altrui attraverso una rielaborazione empatica della situazione.

Garrity invece, suggerisce una forma importante di aiuto alle vittime del bullismo che consiste nell'insegnare a non adottare comportamenti che potrebbero esporli alle violenze. Pertanto diviene importante aiutare la vittima a essere meno vulnerabile a ad acquisire più fiducia in sé stessa, migliorando la sua assertività. Utile a tale scopo è il training sull'assertività.

CAPITOLO CINQUE: L'ALUNNO CON DISAGIO EMOTIVO

Esistono diverse strategie operative per far fronte a situazioni di disagio emotivo (come: disturbo di ansia generalizzato, paure e fobie, disturbo depressivo, disturbo di ansia da separazione) all'interno della classe.

capace: ammetterà che è difficile ma che lui vuole continuare a provare perché vuole riuscirci. Alla fine l'amico riuscirà a raggiungere il suo obiettivo. Il personaggio- base a questo punto si ricorda dell'amico e va a cercarlo: viene a saper che ce l'ha fatta e, grazie ai suoi incoraggiamenti, decide di riprovarci e così riesce anche lui a raggiungere l'obiettivo. Fase 3. Consiste nel raccontare al gruppo classe la fiaba ed eventualmente drammatizzarla. Fase 4. Prevede un intervento dell'insegnante attraverso un richiamo individuale al bambino per cui è stato eseguito il training. Se, ad esempio, il problema è l'incapacità di disegnare in modo autonomo, l'insegnante dovrà avvicinarsi al bambino in un momento in cui sta disegnando autonomamente e dirgli che anche lui come il personaggio-base si sta impegnando e sicuramente riuscirà a raggiungere l'obiettivo.

  • il training di assertività: spesso, quando gli alunni faticano a controllare e a gestire le loro emozioni rischiano di strutturare una personalità fragile, polemica o aggressiva. E' importante insegnare loro ad essere assertivi. Con assertività si intende una modalità di interazione con gli altri fondata su: un comportamento partecipe e proattivo, un atteggiamento responsabile caratterizzato da una piena fiducia di sé e negli altri, la capacità di comunicare desideri e giudizi in modo chiaro senza l'uso di etichette e pregiudizi e negare i diritti degli altri. E' necessario che l'insegnante, prima di impegnarsi nella trasmissione di quelli che sono le componenti della comunicazione assertiva, si sforzi di far proprie e di sviluppare in prima persona queste abilità:
  • La stima di sé;
  • Saper ascoltare;
  • Assumere rischi (significa che bisogna metter in conto che portare avanti le proprie idee e convinzioni potrebbe comportare la perdita di qualche cosa);
  • Saper dire di no;
  • Critica costruttiva (= è importante insegnare e imparare ad esporre in modo costruttivo le critiche. E' utile che i bimbi sappiano si poter esprimere la loro opinione, anche se negativa. Una critica è costruttiva se è rivolta al comportamento errato e non alla persona, se è espressa in termini specifici e non generici o vaghi, se non è un'accusa o un giudizio ma un'osservazione e se fornisce indicazioni utili a correggere l'errore);
  • Rispondere alle critiche;
  • Chiarezza di obiettivi;
  • La volontà di pagare il prezzo di non barare (è importante imparare che il raggiungimento delle proprie mete implica sempre un prezzo da pagare. Questo prezzo varia a seconda delle situazioni ma è sempre presente, può essere un investimento economico, una certa dose di fatica, di impegno e di rinuncia ad altro. La volontà di pagare il prezzo implica la capacità di non barare).

Con il lavoro sull'assertività si possono dunque aiutare gli allievi a strutturare la loro personalità in modo che sia più forte, più in grado di far fronte alle diverse situazioni emotive che incontreranno nel corso della vita. E' perciò fondamentale ricordare di ritagliare degli spazi e dei tempi che possono permettere agli insegnati e agli alunni di rifletter sulle proprie e altrui emozioni.

CAPITOLO SEI: L'ALUNNO CON RITARDO MENTALE

I SOGGETTI CON RITARDO MENTALE: CARATTERISTICHE DIAGNOSTICHE

Come evidenzia il DSM-IV la caratteristica fondamentale del ritardo mentale è un funzionamento intellettivo generale significativamente al di sotto della media che è accompagnato da limitazioni nel funzionamento adattivo in almeno due elle seguenti aree delle capacità di prestazione: comunicazione, cura delle persona, vita in famiglia, capacità sociali/interpersonali, uso delle risorse della comunità,

di sostegno lasci il posto a uno dei colleghi. L'alternanza dei ruoli è molto importante perché permette al bambino di interagire individualmente con tutti i suoi insegnanti e ai docenti di avere tutte le situazioni ed evoluzioni degli alunni sotto controllo.

  • L'allievo con RM ha spesso alle spalle un'esperienza di insuccessi scolastici. Questi vissuti provocano nel soggetto una forte diminuzione dell'autostima. Per ovviare a questo problema è utile interrogare l'alunno ipodotato in classe, così come avviene per i suoi compagni. Per attuare questo tipo di strategia bisogna tenere presente degli accorgimenti:
  1. Nella fase iniziale è necessario che l'alunno prepari con l'aiuto dell'insegnante una parte della lezione;
  2. In seguito l'insegnante interrogherà l'allievo fuori dall'aula;
  3. Poi, si interrogheranno in classe gli allievi. L'alunno con RM sarà chiamato e valutato con le stesse modalità usta per i suoi compagni;
  4. Mano a mano che l'alunno prende dimestichezza con il metodo, l'aiuto e il supporto degli insegnanti tendono a scomparire per rendere infine autonomo lo studente.

Lo scopo di questo lavoro è quello di mostrare ai compagni che anche l'alunno con RM è in grado di affrontare un'interrogazione, di apprendere dei concetti e di esporli.

CAPITOLO SETTE: L'ALUNNO IPERDOTATO MENTALE

CARATTERISTICHE DEI SOGGETTI IPERDOTATI

I soggetti iperdotati dimostrano eccezionalmente alti livelli di performance. Essi presentano delle caratteristiche specifiche:

  • Mostrano abilità superiori nei ragionamenti;
  • Leggono continuamente con il desiderio di imparar e sempre più;
  • Evidenziano spirito di iniziativa, originalità;
  • Evidenziano una perenne curiosità intellettuale;
  • Possiedono una vasta gamma di interessi;
  • Producono lavori scritti di livello superiore e hanno un ricco vocabolario;
  • Apprendono concetti matematici e scientifici velocemente;
  • Presentano una facilità di socializzazione e un'abilità a comunicare con gli adulti anche in maniera matura.

L'IPERDOTATO IN CLASSE

Il problema più grave nei soggetti iperdotati inseriti nelle classi normali è la noia conseguente demoralizzazione. La maggior parte dei ragazzi iperdotati mentali può emettere dei comportamenti di fuga nei sogni con il pensiero oppure può provocare e disturbare i docenti.

METODOLOGIE DI INTERVENTO

Vi sono delle strategie che possono essere messe in atto nelle scuole per fare in modo che i ragazzi con iperdotazione mentale vivano meglio. Per quanto riguarda la presentazione delle conoscenze e delle modalità di insegnamento, vi sono alcuni accorgimenti che posso no aiutare l'allievo con iperdotazione mentale:

  • Le nuove conoscenze non dovrebbero essere presentate come fatti isolati, ma all'interno di un preciso contesto concettuale;
  • Gli insegnati dovrebbero presentare i nuovi contenuti con un approccio di problem solving e stimolare il pensiero degli allievi, in modo che risolvano le questioni presentate.
  • E' importante che i docenti enfatizzino sia i concetti basilari concreti che i concetti astratti;
  • i materiali dovrebbero essere qualitativamente molto levati, i livelli di lettura dei brani dovrebbero rimandare a risposte complesse ed evitare le ripetizioni;

III. La restituzione: in seguito all'osse4rvazione avviene un incontro con il team/ consiglio di classe e il dirigente scolastico, chiamato restituzione dove l'esperto presenta la rilevazione di quanto osservato.

IV. L'intervento: consiste nell'attuazione delle metodologie. L'intervento può essere rivolto all'intera classe o ad un alunno in particolare.

V. Il monitoraggio: prevede un incontro a distanza di tre mesi dell'osservazione e uno finale a conclusione degli interventi. Lo scopo del monitoraggio è valutare se la situazione si è modificata, se è necessario proseguire con l'intervento o modificarlo in qualche sua parte.