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In questo riassunto ci si sofferma su alcune modalità di intervento e metodologie comportamentali, cognitive ed emotive da utilizzare in ambito scolastico per prevenire situazioni di disagio.
Tipologia: Sintesi del corso
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DI Fabio, Mecenero , Tiezzi
CAPITOLO UNO: FATTORI DI CARATTERE STRUTTURALE
Il comportamento degli alunni e degli insegnanti si manifesta in una struttura complessa e articolata dove interagiscono i fattori strutturali, professionali (legati agli stili educativi degli insegnanti) e individuali (relativi a disagi specifici come iperattività, difficoltà emotive...). I fattori strutturali sono tutte quelle variabili fisiche che compongono l'ambiente della scuola e che, in un modo o nell'altro, influenzano i comportamenti e le relazioni di studenti e docenti. E' necessario, quindi, analizzare i fattori strutturali significativi e indicare degli accorgimenti corretti al fine di rendere l'ambiente di apprendimento più funzionale. Decidere con cura la disposizione dei banchi, degli arredamenti, poter controllare l'illuminazione e la temperatura sono "armi" vincenti che l'insegnate può usare per prevenire alcune situazioni disfunzionali o disturbanti all'interno del gruppo classe. Si ritiene dunque importante, al fine di strutturare un ambiente di apprendimento che risponde alle esigenze degli alunni:
In questo capitolo sono state affrontate alcune metodologie che aiutano l'insegnante a usare al meglio la sua professionalità per imparare a comunicare con la classe, ad attuare interventi efficaci e a conoscere metodologie didattiche ed educative specifiche. E' quindi importante:
PROMPTING: si basa sull'assunto che il modo più rapido per imparare abilità complesse è osservare qualcuno che mostra come si fa. Il prompting (dall'inglese to prompt- indurre, stimolare, o tecnica dell'aiuto, consiste nel fornire stimoli indiziari supplementari, o aiuti aggiuntivi. I prompting possono essere di tre tipi: verbali (istruzioni a voce), manuali (eseguire insieme all'allievo l'attività richiesta) e imitativi (si mostra una dimostrazione del compito richiesto).
FADING: Nella prassi educativa quando si intraprende un nuovo insegnamento è opportuno usare tutti i tipi di aiuto: verbale, manuale e imitativo. Inizialmente, infatti, l'alunno deve poter disporre di molte risorse esterne che lo aiutino a interiorizzare i passaggi utili ad acquisire nuove abilità. Però, una volta consolidato il comportamento, è necessario che questo dipenda esclusivamente dagli stimoli naturali, cioè da quegli stimoli che sono parte dell'ambiente e non risultano artificialmente introdotti dall'educatore. Per ottenere un simile controllo naturale è necessario attenuare progressivamente gli aiuti forniti attraverso una strategia denominata fading.
SHAPING: Il modellaggio o shaping è una tecnica tramite la quale è possibile ampliare i repertori di capacità dei soggetti, facilitando la costruzione di nuove abilità. Si basa essenzialmente sul rinforzo di comportamenti dell'allievo che progressivamente si avvicinano a quello ricercato (comportamento-meta). Attraverso tale tecnica possono essere insegnati diversi tipi di abilità (motorie, cognitive, linguistiche, ecc.), anche a soggetti con problematiche consistenti.
Il soggetto affetto da disturbo di iperattività è identificato da questi sintomi e comportamenti:
Il soggetto affetto da disturbo di disattenzione è identificato da questi sintomi:
METODOLOGIE PER AUMENTARE L'ATTENZIONE: Ci sono alcune metodologie che coinvolgono tutta la classe, infatti tutti gli studenti, indipendentemente dalle problematiche possono beneficiare di un intervento sull'aumento dell’attenzione. Il training applicato a tutta la classe viene introdotto da una spiegazione da parte dell'insegnate sul significato dell'intervento. Per le scuole materne ed elementari, si parla del gioco dell'attenzione, invece, per le scuole medie è preferibile usare la terminologia "strategia dell'attenzione". Dopodiché si parte con la fase della pulizia del setting individuale si procede con la fase del controllo della postura. L'insegnate mostra agli studenti la posizione corretta da applicare: schiena diritta, gambe e braccia distanziate e ferme. Dopo un periodo di attuazione dell'intervento, gli aiuti, gli input, i rinforzi dati ai ragazzi devono diminuire e la pulizia del setting individuale e il controllo della postura entrano a far parte dello stile comportamentale sia degli allievi che dei docenti.
INTERVENTO COGNITIVO-COMPORTMENTALE Gardill, Dupaul e Kyle: hanno presentato diverse tipologie di interventi efficaci per
lavoro è suddiviso in più parti riguardanti le diverse dimensioni dell'attenzione: selettiva, focalizzata, mantenuta, divisa... ognuna di queste aree è volta al raggiungimento di obiettivi specifici, attraverso lo svolgimento di comiti, la riflessione e la discussione. Con questo intervento si cerca di portare la riflessione degli allievi sulle proprie capacità di selezionare determinati stimoli, sulla possibilità di orientare volontariamente tale dimensione dell'attenzione, sull'importanza di distribuire il carico dell'attenzione su più informazioni contemporaneamente e sulle capacità di modificare velocemente il focus da a un attività ad un'altra. Le schede proposte portano gli alunni a diventare più flessibili sia nelle attività da svolgere che nelle modalità utilizzate.
Bullismo: consiste nell'emissione di atti di prevaricazione, prepotenze e azioni offensive ripetute nel corso del tempo e messe in atto da parte di uno o più compagni. Tali azioni offensive possono essere perpetrate attraverso differenti modalità: attraverso la parola (minacce e rimproveri), attraverso la forza picchiando e spingendo) o attraverso l'esclusione di qualcuno dal gruppo. Se ne i primi due casi si parla di bullismo diretto, nell'ultimo caso si parla invece di bullismo indiretto. Perché un ragazzo possa essere definito bullo, il suo comportamento deve presentare alcune caratteristiche: intenzionalità, sistematicità, asimmetria della relazione. L'atto prepotente è infatti inflitto volontariamente, in modo continuo nel tempo e si consuma in un'interazione caratterizzata da uno squilibrio di potere e di forze fisiche e psicologiche.
I PROTAGONISTI IL BULLO: il suo profilo è caratterizzato da un atteggiamento favorevole verso la violenza, da aggressività e da impulsività. Spesso però il suo comportamento nasconde un alto livello di ansia e insicurezza. LA VITTIMA: spesso la sua personalità è caratterizzata da ansia e insicurezza,
scarsa autostima e un'opinione negativa di sé. L'AIUTANTE: è chi agisce in modo prepotente ma in una posizione secondaria rispetto al bullo. L'ESTERNO: è chi non fa niente, cerca di rimanere fuori dalle situazioni di prepotenza. IL DIFENSORE: è chi prende le difese della vittima, consolandola o cercando di far cessare le prepotenze.
METODOLOGIE DI INTERVENTO
Fondamentale è rendere la scuola un luogo più sicuro, ossia di attuare una prevenzione attraverso delle strategie di intervento atte a modificare il comportamento aggressivo e le strutture e situazioni di rinforzo involontarie del comportamento di sopruso. Fra le varie strategie per affrontare il bullismo a scuola, Sharp e Smith propongono delle attività di role-play come un utile strumento per sviluppare una maggiore empatia e consapevolezza degli altri. Il role-play infatti favorisce e suscita la discussione sulle problematiche e i sentimenti che mergono durante l'attività. Le attività di role-play infatti favoriscono ai partecipanti l'opportunità di identificarsi in ruoli diversi da quelli solitamente assunti e di vivere l'esperienza altrui attraverso una rielaborazione empatica della situazione.
Garrity invece, suggerisce una forma importante di aiuto alle vittime del bullismo che consiste nell'insegnare a non adottare comportamenti che potrebbero esporli alle violenze. Pertanto diviene importante aiutare la vittima a essere meno vulnerabile a ad acquisire più fiducia in sé stessa, migliorando la sua assertività. Utile a tale scopo è il training sull'assertività.
Esistono diverse strategie operative per far fronte a situazioni di disagio emotivo (come: disturbo di ansia generalizzato, paure e fobie, disturbo depressivo, disturbo di ansia da separazione) all'interno della classe.
capace: ammetterà che è difficile ma che lui vuole continuare a provare perché vuole riuscirci. Alla fine l'amico riuscirà a raggiungere il suo obiettivo. Il personaggio- base a questo punto si ricorda dell'amico e va a cercarlo: viene a saper che ce l'ha fatta e, grazie ai suoi incoraggiamenti, decide di riprovarci e così riesce anche lui a raggiungere l'obiettivo. Fase 3. Consiste nel raccontare al gruppo classe la fiaba ed eventualmente drammatizzarla. Fase 4. Prevede un intervento dell'insegnante attraverso un richiamo individuale al bambino per cui è stato eseguito il training. Se, ad esempio, il problema è l'incapacità di disegnare in modo autonomo, l'insegnante dovrà avvicinarsi al bambino in un momento in cui sta disegnando autonomamente e dirgli che anche lui come il personaggio-base si sta impegnando e sicuramente riuscirà a raggiungere l'obiettivo.
Con il lavoro sull'assertività si possono dunque aiutare gli allievi a strutturare la loro personalità in modo che sia più forte, più in grado di far fronte alle diverse situazioni emotive che incontreranno nel corso della vita. E' perciò fondamentale ricordare di ritagliare degli spazi e dei tempi che possono permettere agli insegnati e agli alunni di rifletter sulle proprie e altrui emozioni.
Come evidenzia il DSM-IV la caratteristica fondamentale del ritardo mentale è un funzionamento intellettivo generale significativamente al di sotto della media che è accompagnato da limitazioni nel funzionamento adattivo in almeno due elle seguenti aree delle capacità di prestazione: comunicazione, cura delle persona, vita in famiglia, capacità sociali/interpersonali, uso delle risorse della comunità,
di sostegno lasci il posto a uno dei colleghi. L'alternanza dei ruoli è molto importante perché permette al bambino di interagire individualmente con tutti i suoi insegnanti e ai docenti di avere tutte le situazioni ed evoluzioni degli alunni sotto controllo.
Lo scopo di questo lavoro è quello di mostrare ai compagni che anche l'alunno con RM è in grado di affrontare un'interrogazione, di apprendere dei concetti e di esporli.
I soggetti iperdotati dimostrano eccezionalmente alti livelli di performance. Essi presentano delle caratteristiche specifiche:
L'IPERDOTATO IN CLASSE
Il problema più grave nei soggetti iperdotati inseriti nelle classi normali è la noia conseguente demoralizzazione. La maggior parte dei ragazzi iperdotati mentali può emettere dei comportamenti di fuga nei sogni con il pensiero oppure può provocare e disturbare i docenti.
METODOLOGIE DI INTERVENTO
Vi sono delle strategie che possono essere messe in atto nelle scuole per fare in modo che i ragazzi con iperdotazione mentale vivano meglio. Per quanto riguarda la presentazione delle conoscenze e delle modalità di insegnamento, vi sono alcuni accorgimenti che posso no aiutare l'allievo con iperdotazione mentale:
III. La restituzione: in seguito all'osse4rvazione avviene un incontro con il team/ consiglio di classe e il dirigente scolastico, chiamato restituzione dove l'esperto presenta la rilevazione di quanto osservato.
IV. L'intervento: consiste nell'attuazione delle metodologie. L'intervento può essere rivolto all'intera classe o ad un alunno in particolare.
V. Il monitoraggio: prevede un incontro a distanza di tre mesi dell'osservazione e uno finale a conclusione degli interventi. Lo scopo del monitoraggio è valutare se la situazione si è modificata, se è necessario proseguire con l'intervento o modificarlo in qualche sua parte.