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gioco bambini e genitori
Tipologia: Sintesi del corso
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Gioco, bambini, genitori – modelli educativi nei servizi per l’infanzia – di Milena Manini, Vanna Gherardi, Lucia Balduzzi
PARTE PRIMA – I centri per bambini e genitori – Gli aspetti istituzionali di Lucia Balduzzi
Cap.1 - Dalla convenzione sui diritti dei bambini e delle bambine alla legge 28 agosto 1997, n.
Convenzione sui diritti dei bambini e delle bambine
Dichiarazione di Ginevra & Carta dell’infanzia
Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo
Dichiarazione dei diritti del bambino
Le norme assumono una duplice valenza : essere descrivono il come ed il perché di un servizio,
1)La Convenzione sui diritti dei bambini e delle bambine. Nuovi modelli per l’infanzia (1989)
I bambini devono essere considerati portatori di diritti, sia individuali sia sociali, tralasciando i loro differenti ruoli di figlio, alunno, lavoratore.
Per far riconoscere tali diritti vengono coinvolti, oltre al legislatore, anche l’educatore, l’operatore sociale, e i genitori dei bambini.
Ma questa legge, soprattutto, introduce un nuovo modello d'infanzia; non si rivolge ad un bambino caratterizzato da particolare problemi o deficit, ma anzi ad uno con competenze e potenzialità tutte da sviluppare.
Attribuisce all'infanzia la categoria specifica dell'esistenza umana. Il bambino è soggetto di diritti in modo esplicito, in quanto soggetto giuridico specifico.
Nell'articolo 1 della convenzione si stabilisce che per fanciullo s'intende ogni essere umano avente un'età inferiore a 18 anni (oppure una maggiore età stabilita dalla legislazione applicabile).
La legge cambia la rappresentazione dell'infanzia sotto due punti vista:
1- il bambino viene rappresentato in quanto giuridicamente e socialmente pari all'adulto seppure
2- psicologicamente e culturalmente differente
2)La Dichiarazione di Ginevra del 1924 e la Carta dell’Infanzia del 1942
Rielaborazione approvata dalla Società delle Nazioni di un documento del 1922 (dell'associazione Save the Children), è un documento in 5 punti:
1- il bambino deve essere messo in condizione di svilupparsi normalmente, materialmente e spiritualmente;
2- il bambino che ha fame deve essere nutrito, il malato curato, l'orfano e l'abbandonato devono essere soccorsi, il fuorviato recuperato;
3- il bambino deve essere il primo ad essere soccorso in tempo di bisogno;
4- il bambino deve essere messo in condizione di guadagnarsi da vivere e protetto da ogni sfruttamento;
5- il bambino deve essere cresciuto nel sentimento che le sue migliori qualità dovranno essere poste al servizio dei suoi fratelli;
Questo documento viene integrato dalla CARTA DELL'INFANZIA del 1942, promossa a Londra dalla Ligue internationale pour l'education nouvelle , che sostanzialmente aggiunge alla Dichiarazione il concetto di bisogno dei bambini, e la necessità di mettere tali bisogni al centro di ogni buon sistema educativo.
La carta si rivolge ad un bambino per il quale prevede l'attuazione di un'educazione (culturale e religiosa) classica, trovando nella scuola, la principale istituzione per raggiungere i propri obiettivi.
La dichiarazione valorizza un sapere di tipo professionale, cioè quell’insieme di competenze minime che permettono al fanciullo di inserirsi nel mondo del lavoro senza venire sfruttato nelle sue attività.
3)La Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo del 1948
Questo documento, approvato dall’ONU (Organizzazione delle nazioni unite), non presenta elementi di innovazione rispetto ai documenti che si sono occupati dei diritti dei bambini, ma stabilisce valori solo agli uomini e alle donne adulte.
Tali valori attribuiscono all'individuo, in quanto cittadino, diritti-doveri civili e politici ma anche economici, culturali e sociali del soggetto lavoratore, definendone anche le modalità di fruizione.
La legge non prevede alcun diritto specifico rivolto all’infanzia, ad eccezione del comma 2 dell’art.25 che sancisce che sia i figli nati all’interno del matrimonio sia quelli nati fuori da esso hanno diritto alla medesima protezione. In questa Dichiarazione si fa un passo indietro: al bambino viene nuovamente attribuita l’immagine del “piccolo uomo”.
Per la prima volta, in una dichiarazione internazionale, si da grande valore all’educazione e all’istruzione rendendo la scuola elementare gratuita e obbligatoria.
4)La Dichiarazione dei diritti del bambino del 1959
- La Legge 28 agosto 1997, n.285 – Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza: Questa legge, detta “Turco” dal nome della parlamentare che l’ha proposta, è il primo tentativo del governo italiano di promuovere una politica complessiva per l'infanzia (con attenzione alle fasce 0-3) e l'adolescenza (con attenzione anche a maggiori di 14 anni) che coinvolga l'intero territorio nazionale ed in particolare tutti gli enti pubblici e privati che offrono servizi ai bambini nelle diverse realtà locali.
i finanziamenti ammessi sono:
-realizzazione di servizi a sostegno alla relazione genitori.
-sperimentazione di nuovi servizi
-realizzazione di servizi per il tempo libero
-azioni per promuovere diritti dell'infanzia e dell'adolescenza
-azioni per il sostegno economico dove nelle famiglie sono presenti più persone cn handicap.
I servizi sono di due tipologie:
-quello con affido dei bambini agli educatori, servizi che non possono essere sostituitivi al nido e neppure nidi part time perché non sono provvisti di mensa e spazi per il riposo pomeridiano e non avendo la sezione lattanti;
-legge regionale dell’Emilia Romagna del 10 gennaio 2000, n,1 Norma in materia di servizi educativi per la prima infanzia; La norma pone l’accento sull’importanza dell’asilo nido e sulla proprietà politica ad esso destinata, denominando gli altri eventuali servizi per l’infanzia in quanto “integrativi” in seguito anche come servizi sperimentali. la progettazione, il coordinamento e la verifica degli interventi rispetto ai servizi per la prima infanzia è affidata agli enti locali, mentre la gestione e il governo di questi servizi sono affidati ai comuni.
Individua le finalità del servizio in:
a) formazione e socializzazione dei bambini, nella prospettiva del loro benessere psicofisico e dello sviluppo delle loro potenzialità cognitive, affettive, relazionali, sociali;
b) cura dei bambini che comporti un affidamento continuativo a figure diverse da quelle parentali in un contesto esterno a quello familiare;
c) sostegno alle famiglie nella cura dei figli e nelle scelte educative;
Accanto ai nidi di infanzia questa legge si occupa di definire cosa siano i servizi integrativi e che cosa differenzi questi ultimi dai nidi.
La legge sottolinea la partecipazione di questi servizi al sistema formativo integrato, promuovendo progetti ed esperienze di continuità fra nidi, servizi integrativi e sperimentali, scuole d’infanzia, servizi culturali e sociali.
-legge dell’8 marzo 2000 n.53, Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città. E’ riconosciuto, oltre alla sospensione dal lavoro della madre nel periodo di gravidanza, anche nei confronti del padre (genitori naturali, adottivi affidatari), quindi alle lavoratrici e ai lavoratori dipendenti e autonomi (prima esclusi), sotto forma di sgravi contributivi.
- Legge 1044 del 1971: (vedi su crescere al nido)
Cap.3 – Nuove tipologie di servizio per l’infanzia
Estero
- Le Maisons: Francia e Belgio
-I Mothers and toddler groups; Playground: Inghilterra
-Oppnaforskola: Svezia
Italia
- Il tempo delle famiglie: Milano
-La casa degli orsi: Pistoia
-Servizi educativi territoriali (SET): Emilia Romagna
Alcuni paesi esteri come ad es. Inghilterra, Francia e Svezia, hanno ideato e prodotto servizi rivolte alla prima infanzia diverse dal nido.
Diffusi solo nelle grandi città, sono centri integrati per bambini 0-6 gestiti dai genitori. Vi lavora personale qualificato ma anche i genitori partecipano alle attività quotidiane.
Svezia: Oppnaforskola sono rivolti alle fasce disagiate, si caratterizzano per una forte presenza di immigrati e possono contare su un supporto economico pubblico.
Negli ultimi vent’anni i servizi per bambini e genitori sono stati aperti in molti paesi dell’Unione europea, come ad es. La Casa de los ninos e le Espai familiar in Spagna, Le Oudercrèche a Lussemburgo, i Kinderspielgruppen in Austria, i Leikkitoiminta in Finlandia.
Le iniziative italiane
In Italia tali centri sono sorti in ritardo rispetto ai paesi europei, anche per la predominanza degli asili nido.
I primi centri sono nati in Emilia Romagna e nei comuni di Milano e Pistoia.
Milano: troviamo "Il Tempo per le famiglie” nato nel 1986.
Il tempo per le famiglie si pone come obiettivi:
Pistoia: troviamo “La casa degli orsi” nasce nel 1987 .E’ un luogo educativo extrascolastico, presente all’interno dell’Area bambini, rivolto a bambini di età diverse (dai 15 ai 36 mesi) che non frequentano il nido, affidati per due mattine alla settimana da educatrici che propongono loro percorsi e attività pensati come sostegno all’autonomia e al raggiungimento delle fasi di sviluppo.
Il personale si propone come supporto alla genitorialità, favorendo la continua scoperta, da parte dei genitori e dei propri bambini, ed offrendo il sostegno e consulenza per specifiche problematiche.
La rete dei servizi educativi della Regione Emilia Romagna
Caratteristica di questa regione è stata il creare fin dagli anni '70, una fitta rete di servizi per l'infanzia, in collegamento fra loro: i servizi educativi territoriali , denominati SET.
Essi sono:
-condividono l’intenzione di allargare ulteriormente le opportunità in termini di spazio sociale, di visibilità e responsabilità pubblica verso le famiglie con bambini piccoli;
I set raccolgono diverse tipologie di servizio ad es. ludoteche, spazi lettura, centri per bambini e genitori, spazi psicomotori.
Modelli di servizio
Le città di Milano, Pistoia e Emilia Romagna si caratterizzano per una duplice valenza:quella sociale (valorizzare e supportare i genitori) e quella educativa (rivolti ai bambini).
All'interno di queste due valenze si raccolgono pressoché tutti i centri per bambini e genitori. Gli obiettivi di questi centri coincidono con quelli del nido, anche se essi vengono attuati attraverso strategie e modalità differenti; si da la possibilità al bambino di instaurare rapporti significativi con altri bambini e con adulti di riferimento diversi dai genitori.
I centri per le famiglie
I centri per famiglie sono un servizio presente a livello comunale. L’obiettivo è quello di offrire un aiuto concreto alle famiglie anche mediante azioni provvidenziali.
I centri possono offrire i seguenti servizi:
- informazioni su opportunità educative, sociali, scolastiche, sportive e del tempo libero. Particolare attenzione va alle famiglie disagiate (famiglie monoparentali, immigrate, figli disabili);
-sportello legale informazioni rispetto alle opportunità offerte a livello giuridico e istituzionale in relazione alla condizione della donna, alle pari opportunità, al diritto di famiglia e alle norme in materia di maternità, paternità e infanzia;
-supporto alla genitorialità tramite corsi, organizzazione di attività di gruppo, incontro con esperti, servizi di consulenza psico-pedagogica;
I servizi educativi raccolgono varie tipologie come ad. Esempio ludoteche, spazi lettura, centri per la pratica motoria e psicomotoria. Sono servizi destinati sia a bambini con età compresa tra i 3 e 10-11 anni sia ai genitori che dedicano uno spazio o alcuni progetti a bambini più piccoli;
altri servizi educativi per bambini
Gli operatori si occupano di organizzare attività come giochi e laboratori.
Per i più piccoli sono presenti luoghi specifici arredati e attrezzati in modo da permettere il gioco e i primi movimenti del bambino.
Per gli adulti è possibile trovare un salottino, da cui poter osservare il gioco dei bambini
- Centri lettura: rappresentano uno specifico setting educativo allestito ed organizzato al fine di promuovere, consentire e costruire un modello di approccio al libro e alla lettura differente da quello della famiglia e della scuola.
PARTE SECONDA – I centri per bambini e genitori – Teorie e modelli di Milena Manini
Cap. 4: I servizi: cultura, politica, educazione
Le 3 ETA’ , si occupano di descrivere attraverso quali fasi sono passati i servizi per l’infanzia, a partire dall’anno 1968/69 fino ai giorni nostri.
ETA’ DELL’ORO – età del laboratorio (anni 60-70)
Fu un epoca di grande fervore e di tante sperimentazioni. I più grandi professionisti (educatori/ educatrici, responsabili amministrativi, architetti e giuristi) decisero di collaborare per migliorare la qualità dei servizi infantili.
Inizialmente i nidi furono creati per provvedere alla temporanea custodia del bambino al fine di agevolare le donne nel mondo del lavoro (legge 1044 del 1971). Successivamente ci fu un cambiamento, si iniziò a dare importanza all’educazione di conseguenza valori al bambino.
ETA’ DEL FERRO – il consolidamento (anni 80 – inizi 90)
Fu un epoca di “consolidamento” prima dei nidi e poi servizi per l’infanzia. Però la parola “consolidamento” non riguarda solo la quantità dei bambini inseriti in tali servizi, ma riguarda la qualità del PROGETTO EDUCATIVO, per cui vennero fatti convegni nazionali e vari dibattiti tra le varie riviste per l’infanzia.
ETA’ DEL BRONZO - il sistema multiculturale (da metà anni 90)
In quest’epoca ci fu la nascita di altre tipologie di servizi infantili quali “servizi per bambini e genitori, centri gioco ecc..ecc”.
Nel frattempo in questa fase fu molto importante il contatto tra i servizi infantili Italiani e quelli Europei, sia in “entrata” che in “uscita”, ovvero dall’estero venivano educatori “stranieri” per assistere all’organizzazione dei servizi italiani e viceversa.
L’Europa dei servizi
I documenti e “i programmi”
Rapporto sulle strategie dell’educazione del 1971 , noto come Rapporto Faure , rappresentò una pietra miliare sullo stato di salute delle istituzioni scolastiche.
In quanto documentazione di ricerca di livello mondiale, prende come oggetto di studio alcuni Stati. Non si occupa ancora dell'età prescolare ma comunque afferma l'importanza che negli anni 70 si sarebbe dovuta dare ad essa, utilizzando tutti i mezzi possibili anche i mezzi di comunicazione per ridurre le differenze linguistiche, matematiche dei bambini che accedevano alla scuole dell'obbligo. Inoltre importanza del ruolo genitoriale al fine di creare una sinergia tra famiglie e istituzioni scolastiche.
L’OCDE/CERJ (l’ente promotore ): dedicò il suo interesse all’educazione prescolastica. I rapporti degli esperti di vari paesi (Stati Uniti, Canada, Australia, Germania, Francia) sono concentrati sul problema delle differenze socioculturali ed economiche e sul loro condizionamento nel confronti della riuscita scolastica.
Italia si tendono a privilegiare gruppi di bambini di età omogenee oppure poco diverse. Si colloca in una situazione ed in una storia particolare, in alcuni casi in controtendenza rispetto ad altri paesi europei, condizione che è interessante indicare sinteticamente poiché da essa è necessario partire per il nostro discorso sui centri per bambini e genitori. Il nostro paese è da tempo all’avanguardia per quanto riguarda la qualità e la consistenza quantitativa delle scuole per i bambini dai 3 ai 6 anni. L’italia ha avuto un processo di crescita dei servizi per i bambini piccoli partendo dai nidi d’infanzia, processo che solo in seguito si è esteso ad altre tipologie, raggiungendo l’intensità massima dello sviluppo negli anni immediatamente successivi all’emanazione della legge 285/1997. Attualmente in alcuni regioni, continuano ad aumentare sia i servizi integrativi sperimentali sia i nidi. Osservando i vari centri per bambini e genitori italiani abbiamo incontrato centri che presentano tipologie particolari; in Alto Adige, gli ELKI (Eltern und Kinder Zentren), Centri genitori e bambini, diffusi prevalentemente tra la popolazione di lingua tedesca, i quali riconoscono la loro orginale culturale nei Mutterzentren. Gli ELKI sono nati come genere di servizi creati come sostegno alle famiglie, soprattutto ai genitori, mentre ai bambini si offre un attenzione tra l’assistenziale e l’educativo. Gli ELKI condividono con i Mutterzentren, gli obiettivi le attività e la gestione e una particolare prospettiva economica, tuttavia se ne differenziano per l’importanza attribuita ai padri, sebbene le figure maschili al loro interno sia presenti in misura minoritaria.
Per la mamma altoatesina non è concepibile pensare di lavorare e non poter star con il proprio figlio , per questo motivo si è pensato di creare centri che potessero soddisfare i valori delle mamme, cioè appunto gli ELKI. Gli asili nido vengono giudicati socialmente sconvenienti per una donna e segna un insoddisfacente competenza materna.
Con il termine servizio integrato è utilizzata per indicare quei centri che offrono, nei medesimi spazi interni e esterni,medesimi tempi o in tempi diversi, un insieme di servizi educativi e/o sociali: un asilo nido, uno spazio bambini, un centro per bambini e genitori.
(i servizi integrati sono centri che offrono i loro spazi e tempi – ma possono essere anche diversi- ad altri servizi educativi e sociali come: spazio bambini- centro bambini e genitori)
Cap. 5 – Complesse relazioni: bambini, genitori, educatrici
Bambini
Chi sono i bambini che frequentano i centri?
Bambini che attendono posti al nido ; Possono essere bambini che per vari motivi (economici o mancanza di posti) non sono stati accettati negli asili nido, quindi utilizzano questi servizi in attesa di frequentare il nido;
Bambini che fan parte dei servizi per non allontanarsi per troppo tempo dai genitori ; Possono essere bambini molto piccoli da cui i genitori preferiscono non distaccarsi per periodi medio lunghi e scelgono di fare sperimentare a loro centri in cui sono presenti altri bambini e altri adulti tra cui le educatrici, le quali sono in grado di svolgere attività e garantire protezione oltre alla figura di riferimento (i genitori).
I Bambini che vengono portati nei centri acquistano un’autonomia diversa rispetto agli asili nido, per certi aspetti più semplici per altri più complessa:
I servizi per bambini e genitori si caratterizza per l’importanza che viene attribuita per il gioco di gruppo (libero o organizzato) ampi spazi, tempi.
In Italia la socializzazione ha un significato diverso rispetto a quello straniero: i gruppi sono composti da bambini che non superano i 3-4 anni, mentre l’obiettivo dei servizi stranieri è quello di far socializzare gruppi di bambini composti da bimbi di prima infanzia e pre-adolescenti.
(un es. i Mutterzentren tedeschi, che hanno creato un modello di riferimento per gli ELKI altoatesini, i quali rivolgono l’attenzione sulle mamme/donne e al loro rapporto col servizio).
Negli ELKI invece i bambini sono importanti, ma si da anche importanza al sapere materno attraverso incontri tra frequentanti di servizi diversi, convegni annuali e forme di supervisione psicopedagogica.
Nella legge regionale dell’Emilia Romagna del 10 gennaio 2000 n.1 sono presenti i bambini e questa legge dice che: tutti i bambini, vengono considerati soggetti di cultura e di diritti, tra cui sono fondamentali quelli all’educazione al gioco; anche a coloro che hanno problemi di deficit fisici o deviati o emarginati, deve essere garantito l’accesso a tutti i tipi di servizi.
Genitori
Qual'è il ruolo educativo che i genitori, soprattutto le madri, possono svolgere all'interno dei servizi?
I genitori, nel confronto con altri genitori e con professionisti educativi, possono trasformarsi e diventare consapevoli del loro ruolo. È in questo senso che il genitore, riconoscendosi parte di una piccola comunità, può costituirsi come rappresentante di un modello e svolgere un ruolo positivo come fattore di interazione e costruzione di consapevolezza. Ciò significa che la genitorialità si può apprendere ed insegnare e che nei centri per bambini si possono costruire delle comunità di famiglie che non solo fruiscono dei servizi, ma sono protagoniste d'iniziative, si tratta di una famiglia
rimandano soltanto; le educatrici più esperte invece sanno che occorre prevenire operando in maniera indiretta, predisponendo l’ambiente, arredi e materiali ludici in modo che i giocattoli siano in quantità sufficiente per evitare dispute sul loro possesso.
Genitori-bambini
Le educatrici hanno il compito di accogliere le coppie familiari, di sostenerle nell’evoluzione della crescita reciproca, di orientarle nella scelta eventuale di altri servizi e consulenze per il risolvere problemi che trascendono l’ambito educativo e favorire alla coppia un contesto diverso da quello domestico, per sperimentare nuove forme di convivenza e di scambi affettivi e cognitivi.
Gruppo genitoriale
Le educatrici devono svolgere:
-ruolo diretto/indiretto
-ruolo diretto/indiretto nei confronti dei gruppo dei genitori
Cap.6 – I Centri per bambini e genitori come istituzioni competenti
L'idea di bambini competente ed educatrice competente, porta con sé anche quella d'istituzione competente. Infatti, considerarla costruttrice di cultura significa riconoscere l'importanza dei modelli espliciti dei singoli interlocutori e gruppi.
È possibile osservare i servizi integrativi e sperimentali in una prospettiva problematica, dove il termine è usato in senso metodologico, ovvero come modalità di lettura di servizi caratterizzati dalla compresenza di molte variabili umane e materiali, e dalle responsabilità di "affido" che si assumono i genitori nei confronti dei figli, all'interno dei servizi stessi.
tre modelli deboli di centri:
1- quelli che privilegiano i bambini concentrandosi sulle attività loro rivolte
2- quello attento soprattutto alla coppia familiare
3- quello diretto al gruppo dei bambini-genitori
Per alcuni centri si è manifestata una tendenza che è passata da un'attenzione prevalente per i bambini, attraverso quella per la coppia familiare, fino a raggiungere a terza fase o addirittura concentrarsi successivamente solo sul gruppo adulti. Per altri servizi resta prevalente l'attenzione ai bambini che mantengono un ruolo di mediazione tra le educatrici e i familiari.
Il modello dei bambini, i bambini come modello
Tra i servizi che applicano tale modello, vi sono quei centri che dedicano uno spazio (sia esso una stanza o un angolo) a disposizione dei bambini e gestito da loro in autonomia, dove l'educatrice è una presenza discreta che dopo aver provveduto alla predisposizione dell'ambiente, lascia l'iniziativa ai bambini.
Coppia madre-bambino
Tale modello è il più diffuso in seguito alla legge n.285. in questa tipologia l'organizzazione è pensata come se ogni coppia dovesse passare attraverso la ri-costruzione dei propri rapporti in un luogo non domestico e ri-acquistare fiducia reciproca prima d'intraprendere nuovi rapporti con altre coppie. Anche per questo modello l'osservazione è molto importante; madri ed educatrici possono prestare attenzione reciproca ai loro stili comunicativi (verbali e non) e successivamente operare delle scelte comportamentali. La cura della coppia è molto importante quando i bambini sono lattanti, e gli interventi possono essere orientati al sostegno emotivo e sociale, ma anche alla promozione di attività particolari, come il massaggio infantile.
Il modello del gruppo bambini-genitori
Solitamente i centri che assumono questo modello rappresentano la continuazione ideale e materiale di quelli incentrati sulla coppia familiare. Il gruppo bambini genitori è il contesto in cui si possono attivare importanti finalità educative e sociali: la prevenzione, l'attenuazione del disagio individuale e sociale generati dall'isolamento, la promozione dell'intraprendenza e dell'autogestione dei genitori. Si possono così aprire nuove forme di competenza individuale e sociale, relative ai bambini. Si stimolano le prime iniziative da continuare poi da soli. Si pongono le basi per forme collaterali di esperienze a sostegno ed ampliamento di quelle tradizionali. È in questo senso che un'istituzione può essere considerata competente.
Flessibilità e stabilità, imprevedibilità e routine
Queste sono le caratteristiche di molti centri, sia dal punto di vista spaziale (soprattutto in quei centri in cui lo spazio accoglie attività e servizi diversi. Infatti uno spazio dedicato al servizio permette di essere organizzato in forma permanente in base ad attività- per esempio giochi dedicati all'acqua, e facendo attenzione anche ai più piccoli - con angoli morbidi e tappetoni) che dal punto di vista temporale (i centri sono aperti per poche ore della giornata e per alcuni giorni. In essi si alternano attività rivolte a bambini con fasce diverse di età per cui si allestiscono proposte specifiche. In base all'apertura, l'utenza selezionata include i bambini per i quali un familiare sia disponibile ad accompagnarli. Per assicurare una minima potenzialità educativa, si manifesta l'esigenza di continuità, regolamentata dalla frequenza, cosa questa, in contrasto con la loro informalità. Per gestire questo "conflitto" i centri prevedono una frequenza limitata nel tempo della programmazione annuale).
La capacità dei centri di gestire positivamente tali elementi antinomici, salvaguardando la positività di ciascuno ed integrandolo con altri, costituisce la competenza di un'istituzione veramente attenta alle variabili che intervengono nelle loro storie di breve durata e nei cambiamenti sociali di cui sono espressione.
La competenza come capacità d'interagire nella rete multicentrica
Si può dire che se la vita delle famiglie è caratterizzata da frettolosità, limitatezza dell'esperienza, incertezza ed atri elementi di crisi, anche l'educazione ne patisce impoverendosi, specie nelle situazioni in cui tali elementi connotano negativamente la vita quotidiana. Essa può essere luogo eccessivamente rigido, che garantisce il suo funzionamento a scapito dell'autonomia del bambino, sia come luogo del disordine ed alienazione in cui ogni membro sconta la mancanza di regole.
Per questi motivi, spesso le famiglie cerano sostegno al di fuori delle mura domestiche.
Gi asili nido per la loro organizzazione ci appaiono caratterizzati da una vita quotidiana simile e nello stesso tempo diversa da quella familiare.
La somiglianza dipende dal fatto che i momenti di ripetitività e routine sono molto ampi, ed occupano molta parte del tempo dei bambini e delle educatrici. A differenza delle famiglie però, questi momenti sono qualitativamente importanti in quanto tappe importanti della relazione educativa tra le insegnanti e i bambini, e dei bambini tra loro, in questo senso progettate e realizzate.
Un'altra differenza riguarda i modi con cui si sviluppano le attività ludiche e dalla loro ricchezza qualitativa, spesso irrealizzabile nelle famiglie.
Il nido è un sistema ordinato che prevede regole che cercano di raggiungere un equilibrio soddisfacente per tutti, tra forme di cambiamento e persistenza, privatezza e socialità, routine e attività ludiche, ma che soprattutto tendono a privilegiare la costanza che dà sicurezza.
I servizi sperimentali ed integrativi ai nidi, appaiono, molto più dei nidi, simili alla vita quotidiana delle famiglie.
La presenza dei genitori ed i rapporti con loro, rendono simili e contemporaneamente diversi da quelli domestici, i giochi e le attività motorie.
Alcuni centri hanno un'organizzazione più flessibile, volta a privilegiare le iniziative dei genitori per darsi poi un'organizzazione successiva. Altri, hanno invece un'organizzazione più strutturata, ma in generale i centri svolgono un'importante funzione di mediazione, tra il quotidiano familiare e quello istituzionale, cercando di creare un ambiente in cui i genitori possano costruire una forma di partecipazione o solo di presenza osservativa inattiva. È quella che viene definita levità, come momento costitutivo dell'educazione alla ragione, riferita ai servizi educativi oltre che alla dimensione individuale.
Se i servizi per bambini e genitori non possono essere esaustivi a i motivi accennati nel capitolo, possono però essere considerati fondamentali nella rete degli altri servizi per due ragioni:
E' in questo senso che tali centri possono avere un significato anche etico e politico , contribuendo a modificare l'idea di bambini e bambine, di genitori e comunità educative.
PARTE TERZA – I centri per bambini e genitori – Contesti, relazioni, attività di Vanna Gherardi
Cap. 7 – Contesti e relazioni
Qualità di crescita al centro per bambini e genitori
I centri bambini genitori hanno la caratteristica di essere un luogo di incontro tra bambini e adulti.
La frequentazione di questi luoghi consente agli adulti di scambiarsi opinioni di esperienze e i bambini hanno la possibilità di socializzare tra di loro.
Dal punto di vista didattico e educativo, l’interesse per questi centri si sviluppa su 3 piani: