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Alcune opere di Giotto di Bondone
Tipologia: Appunti
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Giotto di Bondone Giotto di Bondone viene considerato sin da quando era in vita un rinnovatore della pittura italiana. È stato citato anche da numerosi letterati, tra cui Dante. Le innovazioni che introduce influenzarono la pittura del Trecento e riscossero un enorme successo. Le terzine dantesche a proposito di Cimabue hanno dato origine alla tradizione secondo cui Cimabue era il maestro di Giotto, arricchita dal racconto secondo cui il maestro aveva scoperto l’allievo mentre disegnava una pecorella in una roccia. Con Giotto si passa da una pittura dominata dalla tradizione bizantina a una concezione moderna e occidentale che recupera il naturalismo dei modelli classici dell’arte romana. Le persone di Giotto sono persone reali che popolano spazi reali. Infatti, egli crea uno spazio perché senza esso non esiste alcuna figura plastica, non si tratta ancora di prospettiva, ma di spazialità, in quanto egli affina la costruzione con tre linee rendendo l’idea di spazio e fornisce naturalezza e plasticità ai corpi grazie all’uso del chiaroscuro e dell’individuazione di un’unica fonte di luce. Utilizza la linea di contorno nera per figure su sfondo dello stesso colore della figura. Inoltre affinché una figura sia plastica serve che il personaggio esprima un’azione. Cappella degli Scrovegni a Padova Il ciclo di affreschi della cappella degli Scrovegni, datato circa 1303-1305, è stato dipinto da Giotto. Il committente, apparteneva ad una famiglia di usurai. I committenti con quest’opera intendevano in un certo senso comprarsi il Paradiso. La cappella presenta una facciata con tetto a capanna presenta archetti lombardi ed una trifora gotica in facciata. All’interno è a sala unica, coperta con una volta a botte interamente rivestita da affreschi. Nella volta dipinta di blu con stelle dorate, sono presenti 10 tondi con una cornice color oro rappresentanti la madonna e il Cristo (i tondi più grandi, centrali), il Battista e 7 profeti. Nella parete interna della facciata è rappresentato il giudizio universale, una pittura continua interrotta solamente dalla trifora di illuminazione. Questa rappresentazione non è cesellata in quanto essendo universale riguarda tutto il mondo. Al centro esatto c'è la rappresentazione di Cristo Giudice, che con le mani divide eletti e dannati. Ai due lati si trovano i dodici apostoli, seduti in trono, che creano un piano che taglia la scena in orizzontale. Nella parte superiore Giotto dipinge le schiere angeliche, prive di prospettiva gli angeli appaiono uno sull’altro, queste schiere una guidata dall’arcangelo Michele e l’altra dall’arcangelo Gabriele. Sotto il cristo mandorlato è rappresenta una croce, divisore tra inferno e paradiso. Nella parte inferiore, a destra, rappresenta l'orrore dell'Inferno, con i demoni azzurri. In basso a sinistra, i morti, svegliati dalle trombe dell’Apocalisse, escono dai crepacci della terra. Mentre lì accanto, Enrico Scrovegni offre il modellino della sua cappella alla Vergine. Mentre sopra due schiere di eletti ascendono. Nella parte superiore dell’affresco compaiono due angeli che arrotolano il cielo, che da una parte è blu, mentre dall’altra parte è rosso, colore dell’Amor di Dio. Si chiude il sipario, il tempo (rappresentato da Sole e Luna) e la storia sono arrivati alla fine. Dietro si scorge la distesa d’oro della Gerusalemme celeste. Le figure poggiano a Terra. Nelle pareti le storie sono disposte su tre registri, divisi orizzontalmente da cornici e verticalmente da ampie bande dipinte. Nelle bande verticali compaiono formelle lobate rappresentanti figure a mezzo busto di episodi biblici o allegorici. Nel primo livello sono presenti finti marmorini in pittura, elementi facili da riprodurre in caso di rovina causata dall’umidità di risalita. Tra questi finti marmi sono inserite le personificazioni delle virtù e dei vizi. Pitture in bianco e nero che ci fanno capire che la resa plastica non ha nulla a che vedere con il colore. Nella parete dell’altare, ai lati dell’abside Giotto rappresenta due cappelle gotiche all’interno di due coretti. Esse appaiono in prospettiva, data dalla capacità dell’artista di riprodurre la realtà. Le linee convergono verso un punto di fuga comune e le bifore si aprono su un cielo azzurro chiaro. Compianto del cristo morto L’asse della composizione è definito dalla posizione del corpo deposto dalla croce, intorno al quale si dispongono gli altri personaggi. San Giovanni piangente con la sua mano che esce dallo spazio delimitato dal muretto, che taglia diagonalmente la scena, dà sonorità al gesto. Gli angeli volteggiano nel cielo e con i loro gesti dimostrano la loro disperazione. Sullo sfondo si dispiega un desolato paesaggio
invernale; l’albero spoglio è un chiaro richiamo alla morte di Gesù e testimonia il dolore universale per quell’estremo sacrificio. Basilica San Francesco d’Assisi Entrambe le basiliche, quella superiore e quella inferiore, hanno piante Cruciformi, le Campate quadrate, le volte a crociera con archi a sesto acuto. La basilica inferiore presenta un portale gotico con rosone, una navata e basse volte a crociera con archi a sesto acuto. La basilica superiore presenta un portico laterale. Il tetto è a capanna, a sala unica, la pianta è a croce Latina, sono presenti tre campate, il transetto, e la navata termina con un abside poligonale. Il campanile è a canna quadra con trifore nella torre campanaria. Internamente la navata è attraversata da archi a sesto acuto. Le vetrate sono pregevolissime. Gli affreschi al suo interno dovevano illustrare al popolo le varie scene della Bibbia e partecipavano alla loro realizzazione Cimabue, Cavallini e Giotto. Il transetto fu decorato da Cimabue con scene quali la crocifissione o l’apocalisse. Lo spazio della narrazione viene intervallato dalle vetrate medievali. Mentre Giotto racchiude le varie scene in cornici dipinte che sottolineano le forme dell’architettura reale. Egli diminuisce l’utilizzo dell’oro e rappresenta scene di vita comune con personaggi in movimento la composizione è quindi più dinamica e si avrà un distacco dalla tradizione bizantina. Gli affreschi di Giotto La prima parte è caratterizzata da finti marmorei. In un riquadro Giotto rappresenta due scene dove viene narrato l’episodio di Giacobbe che riesce a ingannare il padre Isacco e a sostituire il fratello Esaù per il diritto di primogenitura. In quest’opera lo spazio pittorico e definto in modo da suggerire la terza dimensione sia per quanto riguarda l’architettura e gli oggetti sia per la disposizione dei personaggi. Il chiaroscuro costituisce le forme e gli conferisce una consistenza plastica grazie all’unificazione della fonte di luce. Si pensa che non sia opera di Giotto ma della scuola romana. Presepe di Greccio Alcuni personaggi sono dipinti in modo convenzionale, mentre l’interno della Chiesa e gli arredi sono riprodotti con attenzione. In quest’opera non è presente una giusta prospettiva, in quanto la struttura è orizzontale, è assente il punto di fuga. La resa del spazio non è resa bene, né con i gesti né con i piedi che non gravano sul suolo. L’oggetto plastico è il leggio. San Francesco rinuncia agli averi Gli edifici sono in assonometria non in prospettiva. Dà senso di spazio il passo in avanti del padre. Le figure sono messe una davanti all’altra in modo da farle risaltare. Il miracolo dell’assettato La linea verticale separa i piani su cui si svolgono le azioni, lo spazio è dato dall’assettato che con il suo movimento sembra muoversi. Gli alberi sono fuori scala. Il colorismo puro
Simone Martini presenta una dominante calda nel paesaggio. Infatti, il colore presente in quantità maggiore è l’ocra-grigio delle montagne. Il cielo, invece, è ricoperto da un blu intenso. Il condottiero si trova tra due città arroccate, in una landa desolata. Il senso prospettico è dato dal piano a V. Il valore di linea è presente. Il cavallo è tenuto bene. In basso a destra rappresenta l’accampamento con i campi. Il cavaliere infossa un abito molto decorato e anche il suo cavallo. Presentano un senso di movimento dato anche dai piedi del cavallo. La linea della coda sembra strisciare a terra. Ambrogio Lorenzetti Nella sala dei nove all’interno del palazzo vengono rappresentati gli effetti del buon governo nella città e nella campagna. A sinistra l’affresco è collegato con Effetti del Buon Governo in città. Infatti, sono evidenti le mura con la porta dalla quale escono ed entrano i cittadini e i contadini. Un gruppo di cacciatori a cavallo esce dalla città avviandosi verso la campagna. Invece, sulla strada che sale verso Siena, giungono in città alcuni contadini con sacchi e bestiame. Entra cibo ed escono conoscenze sotto forma di oggetti artigianali ma anche all’interno dell’economia. In primo piano, a sinistra si osservano dei contadini al lavoro tra i campi. Giovani cittadini cacciano con la balestra tra viti ed ulivi. In alto, tra le colline lontane e vicine sono dipinte case. Nella città viene rappresentata l’università, il campanile di Siena, persone che ballano in primo piano. In alto a destra una figura nuda alata mostra un cartiglio aperto con la scritta: «Senza paura ogn’uom franco camini / e lavorando semini ciascuno / mentre che tal comuno / manterrà questa donna in signoria / ch’el alevata arei ogni balia». La figura allegorica sorregge con la mano sinistra una forca con un impiccato. La figura nuda e alata è la Sicurezza che ammonisce i coloro che trasgrediscono e mettono in pericolo la serenità di città e campagna. L’artista volle, simboleggiare la floridezza della campagna governata da una buona amministrazione. La presenza di ricchi cittadini, borghesi, contadini e poveri mendicanti segnala l’intenzione del Buon Governo di permettere la convivenza pacifica di ogni componente sociale del luogo. Lorenzetti nel paesaggio utilizzò i principali indicatori di profondità per suggerire uno spazio convincente. Le colline si sovrappongono in lontananza e su di esse la vegetazione e le figure umane variano le loro dimensioni. Inoltre il paesaggio lontano è posizionato in alto, verso il bordo superiore dell’affresco. La scena è osservata dall’alto e lo spettatore ha la possibilità di osservare un panorama esteso fino alle colline lontane. Nella città le linee sono uguali, squadrate, nette un ritmo rigido dettato dall’orologio. Mentre nella campagna le linee sono fluide. Santa Maria del Fiore Nell’accampamento romano a fondo valle dell’Arno i romani costruiscono, la cattedrale di Santa Maria del fiore e il battistero. Verrà sovrainteso da 3 figure:
**1. Arnolfo di Cambio
croce. Mantenendo sempre la stessa forma. Verranno utilizzati tre materiali per la costruzione: verde di prato, rosa veronese e bianco di Carrara. Concorso 1401- Brunelleschi e Ghiberti Nel 1401 si tenne un concorso per stabilire chi dovesse riprendere la porta sud del battistero realizzata da Andrea Pisano. Ai concorrenti venne chiesto di rappresentare all’interno di una losanga lobata un bassorilievo in cui veniva rappresentato il sacrificio di Isacco. Le due losanghe di Ghiberti e di Brunelleschi sono conservate nel museo di Bargello a Firenze. Evidenti sono le analogie, perché l’iconografia di questo episodio biblico era da tempo codificata. Sono presenti gli stessi personaggi, ossia il giovane Isacco nudo sull’altare, il padre Abramo, che si accinge ad ucciderlo, l’angelo inviato da Dio per fermarlo, i due accompagnatori di Abramo con l’asino. In entrambe compaiono inoltre le rocce che indicano la natura montuosa del luogo e il montone con le corna impigliate in un cespuglio. Gli artisti usarono tuttavia in modo profondamente diverso gli elementi iconografici a loro disposizione. Nella formella di Ghiberti, personaggi e paesaggio sono inseriti in un quadrato ideale, perfettamente contenuto dalla cornice. Uno sperone roccioso taglia verticalmente la scena e divide Abramo e Isacco dai servi che conversano tranquilli accanto all’asino. Abramo è come sospeso, con il braccio destro levato in una posa elegante, e sembra quasi aspettare l’angelo che arriva volando da destra. Isacco, d’altro canto, pare accettare con eroica consapevolezza quel sacrificio innaturale e, ostentando il suo corpo da statuaria classica, sfida il padre a colpirlo. Persino il montone, in cima alla cresta rocciosa, è placidamente seduto, contribuendo al clima generale di serena e distaccata contemplazione. Occupa lo spazio del racconto Nella formella di Brunelleschi , invece, un asse orizzontale, posto all’altezza dell’altare, divide la scena in due: Abramo e Isacco sono collocati in alto e i servi con l’asino in basso. Abramo, piegato in avanti e con atteggiamento aggressivo, punta il coltello sul figlio e solleva il mento del ragazzo con il pollice della mano sinistra, pronto ad affondare la lama. Isacco, tuttavia, non ha intenzione alcuna di farsi uccidere e tenta di ribellarsi. L’angelo ha giusto il tempo di sbucare da sinistra e fermare, con un gesto deciso, la mano omicida del vecchio padre. Anche il montone, inquieto, solleva la zampa posteriore destra, nel vano tentativo di liberare le sue corna impigliate nel cespuglio. Lo spazio della losanga è più occupato.