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Il miracolo economico italiano, Appunti di Storia Economica

Sintesi discorsiva del miracolo economico italiano

Tipologia: Appunti

2025/2026

Caricato il 02/04/2026

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chiarab189901 🇮🇹

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2. Il Miracolo economico italiano (1950-1969)
2.1. La periodizzazione del miracolo economico
Grazie soprattutto all’aiuto USA e alla scelta di rimanere ancorata al campo europeo e
occidentale, nel primo quinquennio successivo alla fine della guerra l’Italia riuscì a
completare la cosiddetta ricostruzione e a riattivare il ciclo produttivo.
A partire dai primi anni Cinquanta, l’economia mondiale e in particolare il sistema
capitalistico entrano nella fase della golden age (o età dell’oro), un periodo nel quale furono
generalmente raggiunti da molti Paesi industrializzati (soprattutto europei e Giappone) tassi
di crescita del PIL assolutamente straordinari. Questo fu possibile grazie anche alla capacità
– dovuta soprattutto all’impulso dato dagli Stati Uniti – di ricostruire una nuova architettura
del sistema economico internazionale, come si è visto nel capitolo precedente.
La definizione di “età dell’oro” (o golden age), a livello globale, è frutto di una doppia
constatazione:
a) la prima di carattere quantitativo, ovvero del fatto che in circa un venticinquennio lo
sviluppo economico moderno conosce una rapidità e un’intensità nei tassi di crescita
e nei livelli di accumulazione di ricchezza senza precedenti rispetto al passato;
b) la seconda, che procede in contemporanea con la prima, è legata alla crescente
diffusione del benessere, individuale e collettivo, nonché all’esplosione della società e dei
consumi di massa e ai cambiamenti epocali nei modi di vita, nelle relazioni
interpersonali, nei rapporti familiari e nella percezione stessa del rapporto tra individuo e
società che si registrano in questi anni.
Per provare riassumere, potremmo indicare le principali ragioni per cui utilizziamo il termine
golden age nelle seguenti motivazioni:
i. È il periodo di maggiore sviluppo e crescita degli indici economici e di qualità della vita.
ii. Si tratta di un processo generalizzato in occidente, seppure con parziali differenze e
variabili intensità nei diversi casi nazionali.
iii. È un processo che coinvolge, seppur a partire da condizioni strutturali, modelli di
consumo e qualità della vita radicalmente diverse, anche l’Europa socialista.
iv. È una fase che interessa altre importanti aree del pianeta, si pensi ad esempio al
Giappone, che in questi anni conosce i tassi di crescita più elevati in assoluto;
v. È uno sviluppo che modifica, soprattutto nei Paesi occidentali abitudini consolidate,
relazioni interpersonali, rapporti familiari dando vita, nella sua fase finale, alla nascita di
nuovi movimenti (i giovani, le donne).
In questo contesto internazionale deve essere collocato l’andamento dell’economia italiana
di questi anni. All’interno della periodizzazione di lungo periodo sullo sviluppo economico
italiano ricordata nel capitolo 1, si può dire che, negli anni del proprio miracolo economico,
compresi tra il 1950 e il 1969, l’Italia compie l’aggancio definitivo al centro del sistema
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  1. Il Miracolo economico italiano (1950-1969)

2.1. La periodizzazione del miracolo economico Grazie soprattutto all’aiuto USA e alla scelta di rimanere ancorata al campo europeo e occidentale, nel primo quinquennio successivo alla fine della guerra l’Italia riuscì a completare la cosiddetta ricostruzione e a riattivare il ciclo produttivo. A partire dai primi anni Cinquanta, l’economia mondiale e in particolare il sistema capitalistico entrano nella fase della golden age (o età dell’oro), un periodo nel quale furono generalmente raggiunti da molti Paesi industrializzati (soprattutto europei e Giappone) tassi di crescita del PIL assolutamente straordinari. Questo fu possibile grazie anche alla capacità

  • dovuta soprattutto all’impulso dato dagli Stati Uniti – di ricostruire una nuova architettura del sistema economico internazionale, come si è visto nel capitolo precedente.

La definizione di “età dell’oro” (o golden age), a livello globale, è frutto di una doppia constatazione:

a) la prima di carattere quantitativo, ovvero del fatto che in circa un venticinquennio lo sviluppo economico moderno conosce una rapidità e un’intensità nei tassi di crescita e nei livelli di accumulazione di ricchezza senza precedenti rispetto al passato;

b) la seconda, che procede in contemporanea con la prima, è legata alla crescente diffusione del benessere, individuale e collettivo, nonché all’esplosione della società e dei consumi di massa e ai cambiamenti epocali nei modi di vita, nelle relazioni interpersonali, nei rapporti familiari e nella percezione stessa del rapporto tra individuo e società che si registrano in questi anni.

Per provare riassumere, potremmo indicare le principali ragioni per cui utilizziamo il termine golden age nelle seguenti motivazioni:

i. È il periodo di maggiore sviluppo e crescita degli indici economici e di qualità della vita.

ii. Si tratta di un processo generalizzato in occidente, seppure con parziali differenze e variabili intensità nei diversi casi nazionali.

iii. È un processo che coinvolge, seppur a partire da condizioni strutturali, modelli di consumo e qualità della vita radicalmente diverse, anche l’Europa socialista.

iv. È una fase che interessa altre importanti aree del pianeta, si pensi ad esempio al Giappone, che in questi anni conosce i tassi di crescita più elevati in assoluto;

v. È uno sviluppo che modifica, soprattutto nei Paesi occidentali abitudini consolidate, relazioni interpersonali, rapporti familiari dando vita, nella sua fase finale, alla nascita di nuovi movimenti (i giovani, le donne).

In questo contesto internazionale deve essere collocato l’andamento dell’economia italiana di questi anni. All’interno della periodizzazione di lungo periodo sullo sviluppo economico italiano ricordata nel capitolo 1, si può dire che, negli anni del proprio miracolo economico, compresi tra il 1950 e il 1969, l’Italia compie l’aggancio definitivo al centro del sistema

economico mondiale attraverso la crescita dei settori industriali traenti tipici della fase di grande industrializzazione del Novecento (meccanica, siderurgia, chimica, energia, ecc.), ovviamente con un significativo aggiornamento, rispetto al passato di tecnologie e macchinari, strumenti, forme di organizzazione dell’impresa e della produzione. Si registra inoltre un allargamento delle aree interessate: non è più solo il triangolo industriale (Genova-Milano-Torino) a trainare la crescita, pure rimanendo questo un epicentro essenziale e strategico dello sviluppo italiano di questi anni. Per la prima volta, anche parti del Mezzogiorno partecipano allo sviluppo aggredendo così le ragioni storiche del cosiddetto “dualismo economico italiano” Il periodo del “miracolo economico” rappresenta una realtà complessa e articolata nella quale possiamo ricavare diverse sotto periodizzazioni che ci aiutano a comprendere meglio le dinamiche dello sviluppo industriale ed economico del Paese:

  • 1950-1955: le basi (dalla ricostruzione alla ripresa; economia aperta, ma maggiore ruolo dello Stato, sostegno alla ripresa industriale);
  • 1955-1963: prima fase del boom economico (basso costo del lavoro; stabilità cambi; traino dalle esportazioni, emigrazione interna e internazionale);
  • La “crisi del 1963”;
  • 1964-1969: seconda fase del boom (crescono salari; aumento domanda interna; consumi di massa);

2.2. Il boom economico: le basi e la prima fase (1950-1963) Tra la fine degli anni Quaranta e i primi anni Cinquanta, furono realizzate quelle riforme e quelle scelte necessarie a porre il Paese in condizione di agganciare la ripresa economica internazionale e di avviarsi al miracolo economico. Una serie di passaggi senza i quali non sarebbe probabilmente stato possibile il boom del periodo 1955-1963. Tra questi è importante ricordare:

  • l’atlantismo, che permise l’aggancio al modello americano e lo sfruttamento dei fondi del Piano Marshall, ponendo il Paese nell’alveo delle democrazie capitalistiche seppure caratterizzata da forme di economia mista;
  • l’Europeismo, che consentì non solo la nascita di una nuova cooperazione internazionale a livello europeo, senza precedenti nella storia, ma che consentì l’ingresso in un nuovo mercato con un accesso alle materie prime a costi più accessibili e con maggiori potenzialità di esportazioni;
  • la scelta di mantenere un forte ruolo dello Stato, di chiara impronta neokeynesiana, che portò a una serie di interventi strutturali e di lungo periodo come, ad esempio, il mantenimento delle industrie pubbliche o l’intervento per il mezzogiorno e a un tentativo di programmazione economica, simile a quello prodotto negli stessi anni in altri Paesi europei e rese il nostro Paese molto vicino a forme di economia mista;
  • la stabilizzazione della Lira e la lotta all’inflazione attraverso la cosiddetta “linea Einaudi”, basata su una temporanea stretta monetaria.

Economia mista e intervento dello Stato significavano concretamente attivare, tra la fine degli anni Quaranta e primi anni Cinquanta, una serie di politiche economiche dirette a sostenere le prime forme di welfare state, il rilancio di alcuni settori industriali. Tra i tanti, è possibile ricordare:

Politiche sociali: a) le prime forme di welfare attraverso il Piano INA-casa del 1949, un programma di intervento pubblico fortemente voluto dalla DC di Fanfani per realizzare edilizia residenziale pubblica con i fondi gestiti presso l’Istituto Nazionale delle Assicurazioni (INA) e, due anni prima, nel 1947, la nascita del Fondo di solidarietà sociale.

Politiche industriali: a) la definizione del Piano economico Tremelloni sull’utilizzo tra il 1948-1952 dei fondi del Piano Marshall di cui si è già visto il pieno successo e che, insieme al complesso degli aiuti americani arrivati nel Paese permise la ripresa e il rilancio dell’industria italiana; b) nuovi strumenti pubblici di sostegno allo sviluppo dell’industria meccanica (Fondo Industria Meccanica, Finmeccanica società all’interno dell’IRI); c) il rilancio dei poli dell’industria siderurgica attraverso il cosiddetto piano Sinigaglia, approvato nel 1948 e basato sul rilancio della capacità produttiva dello stabilimento di Genova-Cornigliano e sull'integrazione verticale delle lavorazioni a Piombino e Bagnoli; d) lo sviluppo, non semplice e anche ostacolato dentro e fuori il Paese, di un polo autonomo dell’energia attraverso l’importazione della tecnologia USA, il rilancio dell’Agip e, soprattutto, la nascita e l’espansione dell’Eni di Enrico Mattei, che avvierà una politica di indipendenza energetica italiana, scontrandosi con le cosiddette “sette sorelle” (le compagnie anglosassoni detentrici del monopolio dei prezzi e del

commercio del petrolio prima della nascita dell’OPEC), andando a trattare direttamente con i paesi produttori di petrolio. Una strategia che, secondo alcuni, fu alla base del misterioso incidente aereo di cui rimase vittima nel 1962;

Politica organica per il Mezzogiorno: a) la riforma agraria che interviene a spezzare i grandi latifondi e le condizioni di sfruttamento del bracciantato agricolo; b) la nascita nel 1950 della Cassa per il Mezzogiorno che, fino alla liquidazione negli anni Ottanta, opererà, attraverso finanziamenti dello Stato e finanziamenti esteri (Banca Mondiale e Banca Europea degli Investimenti) seguendo diverse fasi: una prima, tesa a sostenere lo sviluppo infrastrutturale del meridione, una seconda volta invece a finanziarne il processo di industrializzazione con alterni risultati.

A partire da queste che possono essere considerate come le “precondizioni” del miracolo economico, la prima fase del boom, compresa tra il 1955 e il 1963 è caratterizzata da alcuni elementi peculiari. In particolare, secondo diversi studiosi, giocarono un ruolo decisivo per lo sviluppo:

  • la crescita delle esportazioni, favorita anche dall’ingresso del Paese negli accordi commerciali del GATT e nella CECA e nella CEE;
  • un contenimento dei salari (dovuto alla grande offerta di manodopera nel Paese e al Nord in particolare in virtù anche del sostenuto processo migratorio interno dal Mezzogiorno verso le città industriali) che consente l’autofinanziamento delle imprese e il reinvestimento dei profitti in nuovi processi industriali;
  • una importante crescita degli investimenti

In questo contesto, secondo Augusto Graziani, si rivelò una differenza importanti nella specializzazione settoriale delle imprese, ad esempio, tra quelle rivolte alle esportazioni, ad alto contenuto tecnologico e a occupazione limitata, e quelle più tradizionali, rivolte al mercato interno, caratterizzate da minore efficienza, bassa innovazione e bassi salari. Di conseguenza, continua Graziani, in questa fase si sarebbe registrata una distribuzione diseguale del reddito tra i vari settori, un incremento delle migrazioni interne (da sud a nord) e dall’Italia verso l’estero.

2.3. La “crisi” del 1963 La cosiddetta “crisi del 1963” rappresenta un primo momento di rallentamento, assolutamente congiunturale del boom economico. Tra le cause principali si devono ricordare: i. a prima fase dei conflitti sindacali tra il 1962 e il 1963 che genera un primo aumento delle retribuzioni e una conseguente prima crescita dell’inflazione;

ii. la risposta offerta dalla Banca d’Italia (all’epoca guidata da Guido Carli) a questa prima fiammata dei prezzi attraverso una manovra di carattere deflattivo e una breve, ma intensa, stretta monetaria (aumento del costo del denaro che generalmente può portare a minori investimenti).

avvertono uno iato tra questi cambiamenti e il permanere di alcuni rapporti sociali di tipo tradizionale legati a forme di relazione più vicine a una società agricola che a una società industriale e urbana avanzata.