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Glottologia e linguistica, Appunti di Glottologia

appunti di glottologia e linguistica

Tipologia: Appunti

2024/2025

Caricato il 06/01/2026

sofia____11
sofia____11 🇮🇹

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GLOTTOLOGIA E LINGUISTICA
Esame scritto!
Cos’è la linguistica?
Glottologia e linguistica sono sinonimi, si sono solo specializzate in ambiti diversi.!
-Glottologia: logia da logos, Glotta=lingua !
-Linguistica: studio della lingua!
Glottologia è stato inventato da Ascoli che lo ha preso dal tedesco. Questo si chiama calco:
modellare una parola di una lingua su un altra lingua. !
La linguistica è lo studio scientifico del linguaggio umano (Gra/Scalise 2024: 21). Sapere come
funzionano o possono funzionare tutte le lingue del mondo. Linguaggio umano contrapposto al
linguaggio animale e artificiale!
La linguistica è una disciplina descrittiva (cioè non è normativa). Es. “a me mi piace un sacco il
cioccolato”: l’accademia normativa dice che c’è un errore, cioè “a me mi” non si dice; la
linguistica descrittiva dice che su 100 persone 80 lo dicono, quindi osserva il dato linguistico.!
La linguistica ha una prospettiva generale (cioè prescinde dalle singole lingue). Guarda tutti i
meccanismi di funzionamento del linguaggio. !
La linguistica studia il linguaggio umano e le lingue del mondo!
La linguistica studia il mutamento e la variazione, i fenomeni di contatto linguistico,
l’acquisizione del linguaggio, di L1 (lingua madre che si acquisisce) e L2 (lingue secondarie che
si apprendono).!
La linguistica si articola in diversi livelli di analisi.!
Lingue e linguaggio
Il linguaggio è la facoltà propria del'uomo di imparare e usare una (o più di una) lingua storico-
naturale impiega da una determinata comunità linguistica!
-Linguaggio umano: facoltà cognitiva propria e specie-specifica.!
-Lingue storico-naturali: manifestazioni diverse dell’unica facoltà di linguaggio.!
-E i dialetti? Anche i dialetti sono lingue a tutti gli eetti per struttura e proprietà, pur essendone
distinti sul piano funzionale ovvero dell’uso nelle comunità linguistiche—> LEZIONI DI
SOCIOLINGUISTICA!
Se oggetto di studio della linguistica sono il linguaggio umano e le lingue che gli uomini usano per
comunicare fra loro, è importante notare che ci sono anche altre forme di comunicazione. In
particolare, può essere utile accennare qui ai cosiddetti "linguaggi degli animali", ovvero i sistemi
di comunicazione, fra loro molto diversi, di cui varie specie animali fanno uso. Il confronto con
alcuni di questi sistemi, e in particolare con quelli più sofisticati, può infatti aiutare a mettere a
fuoco alcune proprietà specifiche del linguaggio umano.!
Un esempio di sistema di comunicazione animale particolarmente complesso è quello delle api
operaie. Queste compiono dei movimenti, ai nostri occhi simili a una danza, che permettono loro
di indicare alle compagne dove si trovano fiori e altre fonti di nutrimento: diverse configurazioni e
velocità di esecuzione della danza corrispondono a diverse collocazioni del nutrimento in termini
di direzione e di distanza dall'alveare.!
A dierenza del linguaggio umano, questi tipi di comunicazione sono però limitati a specifici
argomenti, come la localizzazione del cibo, la segnalazione del pericolo, l'accoppiamento. E,
nell'ambito di questi argomenti, sono limitati anche da altri punti di vista: le api, ad esempio, non
possono raccontare alle loro compagne del nettare trovato il mese precedente o mentire sulla
distanza a cui si trova.!
Livelli di analisi linguistica
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GLOTTOLOGIA E LINGUISTICA

Esame scritto Cos’è la linguistica? Glottologia e linguistica sono sinonimi, si sono solo specializzate in ambiti diversi.

- Glottologia: logia da logos, Glotta=lingua

- Linguistica: studio della lingua

Glottologia è stato inventato da Ascoli che lo ha preso dal tedesco. Questo si chiama calco: modellare una parola di una lingua su un altra lingua.

  • La linguistica è lo studio scientifico del linguaggio umano (Graffi/Scalise 2024: 21). Sapere come funzionano o possono funzionare tutte le lingue del mondo. Linguaggio umano contrapposto al linguaggio animale e artificiale
  • La linguistica è una disciplina descrittiva (cioè non è normativa). Es. “a me mi piace un sacco il cioccolato”: l’accademia normativa dice che c’è un errore, cioè “a me mi” non si dice; la linguistica descrittiva dice che su 100 persone 80 lo dicono, quindi osserva il dato linguistico.
  • La linguistica ha una prospettiva generale (cioè prescinde dalle singole lingue). Guarda tutti i meccanismi di funzionamento del linguaggio.
  • La linguistica studia il linguaggio umano e le lingue del mondo
  • La linguistica studia il mutamento e la variazione, i fenomeni di contatto linguistico, l’acquisizione del linguaggio, di L1 (lingua madre che si acquisisce) e L2 (lingue secondarie che si apprendono).
  • La linguistica si articola in diversi livelli di analisi. Lingue e linguaggio Il linguaggio è la facoltà propria del'uomo di imparare e usare una (o più di una) lingua storico- naturale impiega da una determinata comunità linguistica

- Linguaggio umano: facoltà cognitiva propria e specie-specifica.

- Lingue storico-naturali: manifestazioni diverse dell’unica facoltà di linguaggio.

- E i dialetti? Anche i dialetti sono lingue a tutti gli effetti per struttura e proprietà, pur essendone

distinti sul piano funzionale ovvero dell’uso nelle comunità linguistiche—> LEZIONI DI SOCIOLINGUISTICA Se oggetto di studio della linguistica sono il linguaggio umano e le lingue che gli uomini usano per comunicare fra loro, è importante notare che ci sono anche altre forme di comunicazione. In particolare, può essere utile accennare qui ai cosiddetti "linguaggi degli animali", ovvero i sistemi di comunicazione, fra loro molto diversi, di cui varie specie animali fanno uso. Il confronto con alcuni di questi sistemi, e in particolare con quelli più sofisticati, può infatti aiutare a mettere a fuoco alcune proprietà specifiche del linguaggio umano. Un esempio di sistema di comunicazione animale particolarmente complesso è quello delle api operaie. Queste compiono dei movimenti, ai nostri occhi simili a una danza, che permettono loro di indicare alle compagne dove si trovano fiori e altre fonti di nutrimento: diverse configurazioni e velocità di esecuzione della danza corrispondono a diverse collocazioni del nutrimento in termini di direzione e di distanza dall'alveare. A differenza del linguaggio umano, questi tipi di comunicazione sono però limitati a specifici argomenti, come la localizzazione del cibo, la segnalazione del pericolo, l'accoppiamento. E, nell'ambito di questi argomenti, sono limitati anche da altri punti di vista: le api, ad esempio, non possono raccontare alle loro compagne del nettare trovato il mese precedente o mentire sulla distanza a cui si trova. Livelli di analisi linguistica

- Sintassi: I libri (dei professori) sono brutti. Il cervello umano

capisce che sono i libri brutti e non i professori.

- Semantica: significato e forma e significati non vanno

assieme, posso avere una frase ben formata ma senza significato

- Fonetica e fonologia: espressione vocale

- Morfologia

- Pragmatica: comunicazione. Per chomsky non è importante.

Tutto questo si può studiare in :

- Sincronia: In un momento specifico di oggi e di ieri—>

Variazione nello spazio

- O Diacronia: Mutamento nel tempo

Fenomeni interfaccia: i principali sono l’interfaccia fono-sintattica, morfo-sintattica e sintattico- semantica MORFOLOGIA Parole parole parole… La morfologia si occupa delle parole, e più precisamente della loro forma e struttura: ne individua gli elementi costitutivi, e studia il loro significato e il modo in cui si combinano. La parola è un concetto intuitivo, al quale tuttavia non corrisponde una entità definibile chiaramente in termini scientifici. Osserviamo e discutiamo insieme qualche esempio:

  1. Viaggio studio sono due parole o una sola? Non c’è una risposta giusta
  2. Nella frase "Glielo dico", glielo è una parola?
  3. Cosa succede in “Portamelo!” confrontato con “Me lo porti?” Di quante parole si tratta? Significato uguale ma modo diverso.
  4. Perché posso dire “Una buona arteterapia” ma non “*una arte buona terapia” (l’asterisco vuol dire che nessun parlante italiano può dirlo, lo può dire un apprendente)? Criteri per individuare le parole (pag.82-85)

- Criterio grafematico: stringa scritta tra due spazi bianchi (tuttavia, lo mangio = 2 parole,

Mangialo = 1 parola)

- Criterio fonologico: unità fonologiche portatrici di accento (tuttavia, caposala = 2 parole

fonologiche, Il cane = 1 parola fonologica) caposala ha due accenti, è come fossero due parole scritte assieme

- Criterio di struttura interna (in un certo senso, morfosintattico a livello "micro"): arte terapia = 2

parole, ma inseparabili, canna da pesca = 3 parole, ma inseparabili

- Criterio semantico: fare e fuori sono 2 parole distinte, ma far fuori è una espressione unica

dotata di significato proprio (il gatto ha fatto fuori due topi) E quindi? La parola è un concetto intuitivo/pre-scientifico, che appartiene al dominio della «sintassi ingenua» (Graffi), utile e ben presente alla coscienza dei parlanti, ma non è in grado di descrivere la realtà linguistica in modo univoco. Dalla parola al morfema DEFINIZIONE—> Il morfema è l'unità linguistica minima dotata di significato. E cioè l'elemento più piccolo in cui possiamo scomporre il significante, e che abbia un proprio significato e una propria funzione. [Il fonema non è dotato di significato, ha solo forza distintiva (distinguere cane da pane)]

- I morfemi possono essere lessicali o grammaticali, liberi o legati. Sono chiamati morfemi

lessicali i morfemi portatori del significato "principale" della parola, e morfemi grammaticali quelli portatori di valori grammaticali come genere, numero, tempo.

Esempio domanda da esame: Libreria, scomponente in morfemi e indicare il tipo. Libr: morfema lessicale legato, eri: morfema grammaticale (perché non ha un concetto univoco, è un concetto astratto che si attacca a tutte le altre cose) derivazionale (mi deriva il negozio di) legato, a: morfema grammaticale flessivo (quando posso avere lo/la) legato. Il morfema lessicale ci rimanda a un contenuto semantico. -eri morfema derivazionale -a morfema flessivo Morfema lessicale libero: lo incontrai per la prima volta che era ieri—> ieri morfema lessicale libero

- I morfemi lessicali esprimono un significato lessicale, ovvero si riferiscono a una entità, evento,

qualità della realtà extralinguistica. Costituiscono una classe aperta (il loro numero è potenzialmente illimitato) e di solito appartengono alle classi del verbo, del nome e dell'aggettivo. Es. spoilerare: deriva dall’inglese to spoil e i verbi che derivano da qualcos’altro vengo sempre messi in -are. é una classe aperta in quanto la classe di significati lessicali si puo arricchire all’infinito, anche inventando parole nuove (es. borracciare)

- I morfemi grammaticali sono portatori di una funzione grammaticale, cioè esprimono le

proprietà dei morfemi lessicali e le loro relazioni reciproche all'interno della frase. Sono una classe chiusa (sono in numero limitato) e appartengono alle classi della preposizione, congiunzione, articolo, pronome. Il morfema grammaticale derivazionale (es. -eria) deriva dal nome di un oggetto o dal luogo in cui l'oggetto si consuma/vende. E detto grammaticale poiché non ha un concetto univoco (libr- al contrario ha un efferente poiché è legato al concetto di libro) ma è un concetto astratto in funzione di qualcosa che si può "attaccare" a tutte le altre cose. Il morfema grammaticale flessivo da informazioni grammaticali, ad esempio incontrai dà informazioni sulla persona (prima persona singolare), sul tempo (passato) e puntualità dell'azione(in contrare è un verbo puntuale e non della continuità). Dentro alle desinenze sono racchiuse numerose informazioni. Entrambi le tipologie (lessicali e grammaticali) possono essere sia liberi che legati

- I morfi liberi possono ricorrere da soli e quindi costituire parola (#ieri#, #di#, #virtù#, #con#...)

- I morfi legati non possono comparire da soli, ma solo in combinazione con almeno un altro

morfo (#ragazz+e#, #corr+i#, #carin-o#... Gli asterischi indicano i confini di parola. ESERCIZIO: individuare i morfemi

  1. La vecchia rideva di queste simpatie.:
    • La: grammaticale libero
    • Vecchi: lessicale legato
    • a: grammaticale legato
    • Rid: lessicale legato
    • Ev: grammaticale legato (dà l’informazione sul il tempo)
    • A: grammaticale legato(dà info sulla persona)
    • Di: grammaticale libero
    • Quest: grammaticale legato (dimostrativo di vicinanza)
    • E: morfema grammaticale legato
    • Simpati: lessicale legato
    • E: grammaticale legato
  2. La sera prima cenarono insieme al ristorante.
  3. L’ex-presidente sostiene questa eventualità.
    • L’: grammaticale legato
    • Ex: grammaticale legato (morfema derivazionale)
    • President: lessicale libero
    • E: grammaticale legato
  • Sostien: lessicale legato
  • E: grammaticale legato
  • Quest: grammaticale legato
  • A: grammaticale legato
  • Event: lessicale legato —> metto tra parentesi “u” poichè è una lettera di appoggio, ma il morfema è “al” (se si guarda la lista dei possibili morfemi non si trova “ual”)
  • (U)al: grammaticale legato
  • Ità: grammaticale legato
  1. In farmacia sono disponibili moltissimi medicinali per l’automedicazione.
  2. Domani gli uffici chiuderanno alle 12. Nella derivazione del morfema vecchi possiamo avere: vecchi, vecchio, vecchia, vecchie. Vecchi si indica: vecchi- Oppure si potrebbe fare: vecch-ia, vecch.-Ie ecc… Classi di parola Per classi di parole (o parti del discorso, ingl. PoS = Parts of Speech) si intendono i raggruppamenti delle parole/lessemi sulla base di caratteristiche formali e funzionali. Si tratta, in altri termini, di categorie lessicali. Prendiamo ad esempio la lingua italiano, possiamo distinguere:

- classi di parole invariabili e classi di parole variabili. Sono generalmente invariabili gli averbi (ad

es. molto, velocemente), le preposizioni (ad es. per, da) e le congiunzioni (ad es. ma, e). Sono generalmente variabili i nomi (ad es. casa/case). i verbi (ad es. dormo/dormi ecc.), gli aggetiyi (ad es. belo/bela ecc.). gli articoli (ad es. il/i ecc.) e i pronomi (ad es. io/tu ecc.).

- Classi aperte e chiuse

- Criteri semantici

- Criteri formali

- Criteri distribuzionali

Es: Il (articolo) bambino (nome) corre (verbo) a (preposizione) casa (nome) Criteri semantici: il nome bambino e il nome casa indicano entità, verbo correre indica un azione Criteri formali: sono ad esempio la flessione in categorie, per cui alcune parti del discorso hanno alcune categorie e altre no, i verbi in italiano nei tempi semplici non hanno il genere e il numero, i nomi non hanno il tempo: -ev non posso attaccarlo a bambino (bambineva), posso solo utilizzarlo con correva Criteri distribuzionali: in determinate posizioni ci sta solo quella parte del discorso li, se ho un articolo dopo ci sta per forza un nome. Platone e aristotele sono stati i primi a parlare di classi di parole. Platone “un discorso esiste solo se esiste un onoma (qualcosa di cui parlare—>nome) e rema (qualcosa che questo soggetto fa,—

verbo)”. Aristotele dice che per mettere assieme servono anche congiunzioni, e anche articoli, pronomi e avverbi. Non tutte le lingue hanno tutte le parti ma tutte hanno una distinzione tra nome (esprimono entità) e verbo (esprimono azioni). In italiano: Variabili: nome, verbo, pronome, aggettivo, articolo Invariabili: preposizione, congiunzione, avverbio, interiezione Classi aperte: nomi, verbi, aggettivi, interiezioni Classi chiuse: tutte le altre PoS-tagging è l'operazione di associare le parole alle classi di parole. La tradizionale "analisi grammaticale" che si fa(ceva) alla scuola primaria parte da questo. Es. in inglese https://parts-of-speech.info/ Le macchine vengono istruite a fare pos-tagging.

Derivazione e composizione sono dunque processi che permettono di creare parole nuove a partire da parole esistenti. Si noti che la flessione non comporta invece la formazione di nuove parole: belli rispetto a bello non è un'altra parola, ma un'altra forma della stessa parola. Le parole derivate e composte sono dette parole complesse. Sono invece dette parole semplici quelle costituite solo da un morfema lessicale (ieri, bar, meglio), o da un morfema lessicale e uno o più morfemi flessivi (sedia, mangiavano, allegro). Flessione La flessione è un processo di variazione morfologica che si realizza mediante morfemi legati che si aggiungono a basi lessicali interessate dal fenomeno (per es. in italiano alcune basi nominali si flettono, alterano). Il morfema flessivo mostra, all’interno di una stessa "parola" (o lessema) le categorie grammaticali flessionali come genere, numero, persona, caso, tempo, modo. Nella grammatica tradizionale è conosciuto con il termine di desinenza. La flessione non cambia la classe di parole. Libr-i, dic-o, dic-ev-amo: morfemi flessivi (o, ev portano le categorie del tempo) (amo porta le categorie del numero e della persona) Derivazione La derivazione è un processo morfologico di formazione di parola che si realizza mediante affissi, ovvero morfemi legati che si aggiungono a basi lessicali in posizioni diverse rispetto alla base. In italiano gli affissi sono costituiti da suffissi e prefissi. Altre lingue in alternativa e/o in aggiunta a questi ricorrono anche agli infissi. Questi morfemi sono chiamati morfemi derivazionali.

- La prefissazione non cambia la categoria lessicale. camera—>anticamera (sono sempre nomi),

giocatore—>ex-giocatore, calorico—>ipocalorico, moderno—>postmoderno, alpino—

subalpino, …. L'aggiunta di un prefisso comporta però un cambiamento di categoria nel caso della parasintesi, un processo derivazionale che permette di ottenere verbi aggiungendo simultaneamente un prefisso e un suffisso flessivo verbale a una base di un'altra categoria. E necessario specificare che l'aggiunta è simultanea perché ciò che caratterizza la derivazione per parasinesi è che né la base prefissata (senza suffisso verbale) né la base suffissata (senza prefisso) sono attestate come parole dell'italiano. Ad esempio, a partire dall'aggettivo bello si può formare il verbo abbellire, ma non sono attestati né un aggettivo abbello né un verbo bellire. Altri verbi parasintetici sono arricchire (dall'aggettivo ricco), impallidire (dall'aggettivo pallido), incenerire (dal nome cenere), disossare (dal nome osso).

- La suffissazione solitamente cambia la categoria lessicale: Ammirare—>ammirazione, arredare

—>arredamento, giornale—>giornalaio, posta—>postino, contare—>contatore, fritto—>frittura, costruire—>costruzione, bar—>barista, fama—>famoso,zodiaco—>zodiacale, opaco—

opacizzare, veloce—>velocizzare, tavolo—>tavolino (qui non cambia), …

Es: strabello e bellissimo: stra è morfema derivazionale prefisso, issim è morfema derivazionale suffisso, o per entrambi è flessionale. Tipicamente, sia gli affissi che i prefissi sono caratterizzati da restrizioni relative al tipo di base lessicale a cui possono essere applicati. A partire dalla radice di tavolo non potremo ad esempio formare una parola come tavolmente, perché il suffisso -mente può avere come base aggettivi (da veloce: velocemente), ma non nomi. Analogamente, non avremo una parola come ritavolo perché il prefisso ri- si può applicare a verbi (da fare: rifare) e non a nomi. Ciò non toglie che alcuni affissi possano combinarsi con basi appartenenti a più di una categoria lessicale: -eggi- può ad esempio essere usato con basi nominali (da onda: ondeggiare), aggettivali (da caldo: caldeggiare) e avverbiali (da indietro: indietreggiare). TESTA La testa in derivazione è a destra: Quella che mi da la classe di parole è a destra.

Fama—> fam(a)oso la testa è quindi–oso che in questo caso determina la classe di parole, cioè il fatto che famoso sia un aggettivo derivato dal nome fama. Infatti, nel caso della suffissazione, prendendo la categoria del suffisso, di norma modifica la categoria della parola. Nel caso della prefissazione invece la classe di parole non subisce variazioni. presidente—>ex- presidente La testa è sempre l’elemento a destra, quindi presidente. Struttura interna Due modi per scrivere la struttura interna di una parola

- Parentesi etichettate:

- Diagramma ad albero:

Esercizio:

  1. [[ac[cresc(i)]v]vmento]n
  2. [Estrem]aista]a/n
  3. [[Ir[[rispett]nosa]a]amente]avv
  4. [S[[fortun]nato]a]a
  5. [[Consol(a)]vtorio]a
  6. [[In[[aliena]abil]a]aità]n
  7. [[[Lott]nizza]vzione]n Composizione La composizione è un processo morfologico di formazione di parola che si realizza mediante l’unione di due morfemi lessicali liberi che normalmente esistono come tali nel vocabolario (inteso come insieme dei lessemi) di una determinata lingua. La parola che ne deriva è chiamata parola composta o composto. Capostazione, verdeacqua, bianconeri, agrodolce, scolapasta, aspirapolvere, buttafuori, malvolentieri, … In italiano un caso particolare è quello dei cosiddetti composti neoclassici, formati su materiale greco e/o latino: telefono, glottologia, logopedia, femminicidio, lacrimogeno, … A differenza degli altri, i morfemi lessicali di partenza non sono liberi, cioè non possono ricorrere da soli Schematizzando: Esempio:

SINTASSI

La sintassi è il settore della linguistica che si occupa del modo in cui le parole possono (o non possono) combinarsi in una data lingua, e delle relazioni che intercorrono fra esse all'interno della frase. Tra grammatica e linguistica…

- Ripresa delle nozioni della grammatica tradizionale

- Analisi grammaticale—> morfologia

Si effettua sul piano delle parti del discorso o classi di parole (es. nome, verbo, aggettivo, pronome) e le loro caratteristiche o tratti pertinenti (es. genere, persona, numero, tempo)

- Analisi logica—>sintassi

- Della frase (semplice)

- Della frase complessa o periodo

Frasi Il senso più ampio della parola "frase", quello con cui siamo abituati a usarla per includere tutte le combinazioni di parole citate, sfugge a una definizione unitaria. Quello che però si può fare è distinguere diverse prospettive di analisi e diversi tipi di frase. Se consideriamo l'uso che viene fatto della lingua nella produzione di testi e discorsi per comunicare (trasmettere messaggi) possiamo considerare frase ogni espressione linguistica che funga da unità comunicativa autonoma, da Luca mangia la torta a Ieri sera come risposta a una domanda, a interiezioni come boh, ahia, a singole parole del lessico usate in modo analogo alle interiezioni, come bene!, zitto!. Più precisamente, le unità linguistiche in quanto espressione di un messaggio autonomo, segmento di un testo o discorso, sono dette enunciati. La prospettiva che ci riguarda qui più da vicino è quella sintattico-grammaticale. Da questo punto di vista, ciò che è rilevante è la struttura della frase, e l'elemento fondamentale che caratterizza la frase minima, o nucleare, è la presenza di un termine predicativo e degli elementi che esso richiede. Luca mangia la torta è dunque una frase, costituita dal termine predicativo mangia, che richiede la presenza di un soggetto e un oggetto, rappresentati rispettivamente da Luca e da la torta. Frasi semplici e frasi complesse

- Le frasi semplici sono costituite da un nucleo formato da un termine predicativo (verbo) e dai

costituenti che esso richiede, obbligatori e accessori/facoltativi/aggiuntivi. oltre a quelli che fanno parte del nucleo possono essere presenti anche altri costituenti, chiamati margini o circostanziali).

- Le frasi complesse sono quelle in cui almeno uno dei costituenti è a sua volta una frase.

Semplificando: 1 verbo = 1 frase Se una frase contiene un solo verbo è una frase semplice, se ne contiene due o più, allora è una frase complessa Frase semplice : L'elemento centrale del nucleo della frase semplice, quello che in una frase non può mai mancare, e il predicato. Nelle frasi che abbiamo analizzato finora il termine che costituiva l'eIemento principale del predicato era sempre un verbo (mangiare, surdigliare, leggere), ma esso può anche essere di altra natura. In italiano, quando l'elemento principale non è un verbo, è comunque presente una forma verbale coniugata per formare il predicato. Se l'elemento principale del predicato è un aggettivo avremo la copula essere, come in “Anna è stanca”, se è un nome avremo di nuovo la

copula, come in “Anna è una cuoca”, oppure un altro verbo con funzione di supporto, come dare in “Anna ha dato un calcio al pallone”. Al nucleo, come anticipato, possono facoltativamente aggiungersi altri elementi che lo arricchiscono, i margini. Mentre gli argomenti riempiono relazioni grammaticali richieste dal predicato, che ne definisce anche il ruolo, i margini sono l'espressione di relazioni concettuali da esso indipendenti. Come margini della frase nucleare in “anna ha comprato un libro” si possono ad esempio aggiungere informazioni sulla collocazione temporale o spaziale dell'evento che essa descrive, o sul beneficiario dell'azione delineata dal predicato, e per esprimere queste relazioni concettuali il parlante ha a disposizione diverse opzioni formali. Esempio: Ieri/dopo pranzo/il giorno stesso Anna ha comprato un libro Frase complessa : Esempi: (27) Anna ha comprato un libro ed è subito tornata a casa. (28) Anna ha comprato un libro ed è subito tornata a casa perché si è sentita male. (29) Anna ha comprato un libro mentre Marco era al telefono con me. (30) Anna ha comprato un libro per arricchire la sua biblioteca. (31) È chiaro che vincerà lei e che se ne vanterà. (32) Nicola crede che Babbo Natale esista. Le frasi che troviamo nelle frasi complesse possono essere di diverso tipo:

- Possono essere sintatticamente coordinate, cioè sullo stesso piano, o subordinate, cioè in una

relazione asimmetrica, rispetto ad altre frasi che concorrono a formare la frase complessa. L'esempio (27) è costituito da due frasi semplici coordinate fra loro, mentre in (31) “che se ne vanterà” è coordinata a una subordinata (che vincerà lei). Sono frasi subordinate “perché si è sentita male” in (28) (è subordinata a una coordinata), mentre “Marco era al telefono con me” in (29), “per arricchire la sua biblioteca” in (30), “che vincerà lei” in (31) e “che Babbo Natale esista” in (32).

- Possono intrattenere relazioni concettuali di diverso tipo con altre frasi che costituiscono la

frase complessa. In (28), ad esempio, perché si è sentita male è il motivo per cui Anna è subito tornata a casa, in (29) mentre Marco era al telefono con me esprime la cornice temporale entro cui Anna ha comprato un libro, in (30) per arricchire la sua biblioteca è il fine per cui Anna ha comprato un libro. Frasi impossibili?

- Il gulco gianigeva la brala.

- Nafantavano gli oprammi.

- Il lappento non tonce mai.

- Quella molmeca non alinava la frida.

- Il triaggo fabbisce ogni lustasio.

Moro (2004) Il gulco (soggetto) gianigeva (verbo) la brala (complemento oggetto). Qui non capisco la semantica ma capisco la sintassi. Da un punto di vista sintattico la frase è perfettamente formata, ovvero presenta una struttura riconoscibile e identificabile come soggetto verbo oggetto tipica di molte frasi semplici in lingua italiana. Si tratta dunque di una frase? Dipende dai punti di vista

- Alberi ogni impegna bracciale il.

- Leone pantera morso ha il la.

(Moro 2004: 139)

- Si tratta di frasi?

- In che cosa differiscono fra loro e dagli esempi precedenti del tipo “il giulco gianigeva la

brala”? Qui c’è semantica ma non sintassi SOGGETTO

  1. E’ assolutamente necessario che tu prenda una decisione: complessa, soggettiva: che tu prenda una decisione Esercicizio testo A: individuare i soggetti in un testo Considerando sia la relativa giovinezza della linguistica come disciplina a sé stante, sia le fondamenta su cui essa poggia - ovvero l’interesse per le lingue naturali e per la loro natura storica – non meraviglia che il dibattito relativo al confronto tra le abilità umane e non umane abbia occupato uno spazio sicuramente relativo negli studi linguistici dell’ultimo secolo “Non meraviglia” è la principale, il suo soggetto è “che il dibattio.. abbia occupato..” “Considerando…” è una causale I soggetti: essa poggia Criteri per classificare le frasi : scansione su moodle

- Complessità: le frasi possono essere semplici o complesse

- Dipendenza

- Modalità : cambia l’intonazione e la forma

prosodica

- Polarità: affermativo e negativo a livello

sintattico. Es: “amo il mare”, “odio il mare”, “non amo il mare”. Le prime due sono affermative, l’ultima negativa. Non mi interessa il contenuto semantico.

- Diatesi

- Segmentazione: se le frasi sono lineari/non

segmentate (es. Io ho letto questo libro) o segmentate (es. questo libro non l’ho letto). L’ordine lineare è “soggetto/verbo/ complemento oggetto”. Le frasi segmentate servono per spostare, ad esempio, l’attenzione dal soggetto per risaltare l’oggetto. Al contrario, le frasi lineari non sono marcate. Le segmentate sono frasi focalizzate, in quanto si sposta qualcosa per metterlo in risalto. Le focalizzate si suddividono in:

  • Dislocate: la dislocazione ha una ripresa che recupera il pezzo spostato, tutte le dislocate sono focalizzate ma non tutte le focalizzate sono dislocate. Dislocate a sinistra: es. questo libro, non l’ho letto Dislocate a destra: es. non l’ho letto, questo libro Le dislocate possono avere il tema sospeso o no: Es: marco, gli ho telefonato ieri —> tema sospeso Es. a marco, gli ho telefonato ieri —> dislocazione a sinistra senza tema sospeso
  • Scisse : es. è Lucia che mi ha detto di andare via.
  • Focalizzata con focus intontivo e spesso contrastivo: non scissa e non dislocata. Es: MARCO ha preso le chiavi (e non luca) Esercizio: descrivere le frasi sulla base dei criteri presentati

- Questo libro, non lo avevo mai letto. : dislocata a sinistra, negativa, attivo, principale,

dichiarativa

- Sei stato visto da Luca ieri, o da Paolo? : passiva, interrogativa, affermativa, focalizzata

- Non ti piace l’inverno? : interrogativa, negativa, attiva, no segmentazione

- E’ questo che cerco di dirti da un’ora. : segmentata scissa e dislocata a sinistra

- Quello lì, meglio non raccontargli niente.

- Dal professor Bianchi sei già stato interrogato?

- Ti ho chiesto se sei già stato interrogato.

- Le chiavi non le ho prese io. : dislocata, negativa, attiva, dichiarativa

- Stamattina ho preso il caffé con Gianluca.

- Sembra molto preoccupato

Esercizio: proporre un esempio di frase con le caratteristiche richieste:

  1. semplice, principale, dichiarativa, negativa, attiva, focalizzata: io non ho mangiato la pizza, ma la pasta
  2. subordinata (dipendente), interrogativa wh- (parziale), affermativa, passiva, non segmentata: il mio amico mi ha chiesto dove è stato gettato il cartone della pizza
  3. semplice, principale, dichiarativa, negativa, attiva, dislocata a destra: Non l'ho mangiata la torta
  4. coordinata, dipendente, imperativa, affermativa, attiva, non segmentata: io mangio la pizza e tu mangia la pasta Marcatezza: la frase lineare è la frase non marcata, cioè non voglio marcare niente. Quindi nelle frase non marcate l’ordine sintattico è SVO

Il concetto di valenza

La valenza è la proprietà di un lessema (ad es. di un verbo, aggettivo o sostantivo) di pre strutturare i suoi contesti sintattici, definendo le condizioni degli altri costituenti nella frase relativamente alle loro caratteristiche grammaticali. Il concetto di VALENZA permette la distinzione tra argomenti (necessari) e circostanziali (facoltativi) Valenza verbale:

- Il poliziotto catturò il ladro.

- * Il poliziotto catturò.

- Gianni cammina.

- * Gianni cammina la strada.

Catturare richiede un secondo argomento, camminare no

- verbi zerovalenti (o avalenti, i

tradizionali verbi impersonali)

- verbi monovalenti (i tradizionali verbi

intransitivi)

- verbi bivalenti (i tradizionali verbi

transitivi)

- verbi trivalenti (i tradizionali verbi “di

dire” e “di fare” Sn sintagma nominale Sp sintagma preposizionale Schemi di valenza e alternanze argomentali La valenza variabile è correlata con la polisemia: significati diversi di uno stesso verbo tendono a presentare schemi di valenza diversi BRUCIARE

- Le stoppie sono bruciate a lungo.

- I contadini hanno bruciato le stoppie.

CEDERE

- Il ponte ha ceduto.

- Ho ceduto alle pressioni dei miei amici.

- Il conte cedette la sua collezione di quadri al Comune.

Argomenti vs complementi Una volta individuata la valenza verbale è possibile operare una distinzione fra:

- Argomenti —> “espansioni” che occupano il posto degli “attanti” nella grammatica della

valenza (da Tesnière in poi) e che sono necessarie al completamento del significato del verbo.

- Complenti —> “espansioni” che arricchiscono il significato del verbo o del verbo + i suoi

argomenti, pur essendo facoltative e non necessarie da un punto di vista sintattico.

altre posizioni nella frase: le parole che fanno parte di un sintagma si muovono in blocco, come se fossero un'unica parola. Le parole che fanno parte di un sintagma, inoltre, possono da sole costituire un enunciato, se si dà un opportuno contesto. Le due espressioni fra parentesi sono effettivamente dei sintagmi, dal momento che li possiamo spostare in blocco e ottenere una frase accettabile in italiano come: [Legge un libro giallo], [il ragazzo biondo con gli occhiali da sole] , e possono costituire un enunciato come: Chi legge? (Il ragazzo biondo con gli occhiali da sole). Che cosa fa? [Legge un libro giallo). I sintagmi sono classificati in base alla categoria lessicale della parola che costituisce l'elemento principale del sintagma stesso, detta testa; questa deve necessariamente essere presente, e determina il comportamento sintattico del sintagma nel suo complesso. Ad esempio, un sintagma la cui testa è un nome si comporta come un nome: può cioè assumere le stesse funzioni sintattiche e occorrere negli stessi contesti di un nome. È il caso del primo dei due costituenti immediati della frase vista prima, il ragazzo biondo con gli occhiali da sole: è un sintagma la cui testa è un nome (ragazzo) e che ha funzione di soggetto. Criteri per la classificazione delle parole:

- Semantici

- Morfologici

- Distribuzionali = sintattici—> tutte le unità linguistiche che possono essere usate nella frase per

lo stesso costituente lessicale appartengono alla stessa categoria Marco / mangia/ la torta —> posso sostituite Marco con luca e quindi fanno parte della stessa categoria. Approfondimento: Criteri per l’individuazione dei sintagmi, ovvero i test di costituenza

- movimento: se voglio invertire l’ordine della frase “la torta” devo spostarla assieme, non posso

spostare “mangia la”

- enunciabilità in isolamento: questo gruppo di parole lo posso pronunciare assieme come

domanda o riposta

- coordinabilità: Marco mangia la torta e il pasticcino: lo posso coordinare con un altro sintagma

avente le stesse caratteristiche.

- test di scissione: è marco che

- test di sostituzione tramite proforma: l’oggetto lo posso sostituire tramite un pronome

Esercizio: individuare I sintagmi applicando i criteri enunciati:

- Luca /regala/un fiore/ a sua figlia

- La signora/ legge/ il giornale

- Il divano/ è stato graffiato/ dal tuo gatto/

- Quel libro/ di eco/ ha avuto/ un enorme successo/

- L’atleta/ è felice/ di questo risultato/

Classi di sintagmi Sintagma: gruppo di parole che risponde ai test di costituenza Diversi tipi di sintagma:

- Sintagma verbale (SV): ha per testa un verbo. Ad esempio: nevica (testa: nevica); legge un libro

(testa: legge); vinse la gara di sci (testa: vinse).

- Sintagma nominale (SN): ha per testa un nome. Ad esempio: Giorgio (testa: Giorgio); un libro

(testa: libro); un libro appassionante (testa: libro); la gara di sci (testa: gara).

- Sintagma aggettivale (SAgg): ha per testa un aggettivo qualificativo. Ad esempio: alto (testa:

alto); molto simpatica (testa: simpatica); geloso di sua cugina (testa: geloso).

- Sintagma avverbiale (SAvv): ha per testa un avverbio. Ad esempio: ieri (testa: ieri); molto

lentamente (testa: lentamente); decisamente meglio (testa: meglio).

- Sintagma preposizionale (SP): ha per testa una preposizione, Ad esempio: in casa (resta: in),

con gli occhiali (testa: con)

Esercizio: Individuare la testa e indicare il sintagma Esempio: di notte—> SP (pp)

- con calma—> PP (sempre quando c’è preposizione e nome)

- con mia cugina —> PP

- questi libri —> DP (determinativo)

- dietro la porta —> PP

- di questo colore —>PP

- sei ragazze

2 tipi di rappresentazione (indicatori sintagmatici) Esempio del libro: [F [sn [sn Il ragazzo] [sp con [sn gli occhiali]]] [sv legge [sn un libro giallo]]] Nella frase (F) in (13) si possono riconoscere innanzitutto i costituenti immediati della frase, il SN il ragazzo con gli occhiali e il SV legge un Libro giallo. Il SN il ragazzo con gli occhiali è a sua volta analizzato nei suoi costituenti immediati, il SN il ragazzo e il SP con gli occhiali; il SV legge un libro è analizzato nei suoi costituenti immediati, il verbo legge e il SN un libro giallo.

- Tipo polisintetico: eschimese le parole sono molto complesse, includendo molti morfemi

flessivi e spesso più morfemi lessicali (i confini fra morfemi possono essere più o meno facilmente individuabili a seconda della lingua); una singola parola può quindi arrivare a esprimere concetti che in altri tipi linguistici necessiterebbero di un'intera frase. Sono esempi di lingue polisintetiche il groenlandese occidentale, il chukchi (parlato in Siberia), il tiwi (parlato in Australia) e l’eschimese. Non esistono tipi "puri" ma ogni lingua mostra delle tendenze più o meno evidenti verso uno o più di questi tipi. La tipologia prescinde dalla genealogia la tipologia sintattica La tipologia sintattica studia l'ordine dei costituenti maggiori (Verbo, Soggetto, Oggetto diretto) nella frase indipendente dichiarativa non marcata. Negli studi tipologici le lingue sono classificate innanzitutto in base all'ordine relativo con cui sono disposti soggetto (S), oggetto diretto (O) e verbo (V) nella frase nucleare (e "neutra" dal punto di vista comunicativo, dunque non ad esempio interrogativa o imperativa). Dati questi tre costituenti sono possibili sei diverse combinazioni: SOV, SVO, VSO, VOS, OSV, OVS; ma gli ultimi tre tipi sono molto rari, e quasi l'80% delle lingue è del tipo SOV o SVO Uno dei motivi che secondo alcuni studiosi contribuiscono a spiegare questa fortissima preferenza per i due ordini in cui il soggetto è in prima posizione può essere il fatto che questo spesso coincide con ciò di cui il resto della frase ci dice qualcosa di nuovo, e la tesi è che metterlo all'inizio sia la strategia più efficace dal punto di vista comunicativo: prima si chiarisce di che cosa si sta parlando, e poi si dice qualcosa di nuovo al proposito. Si noti che affermare che una lingua è caratterizzata da un determinato ordine dei costituenti, ad esempio dire che l'italiano è SVO, significa che quello è l'ordine dominante nella frase nucleare comunicativamente neutra, ma altri ordini possono essere usati per specifici scopi comunicativi: potremmo dire Un articolo scrisse Anna (OVS), ponendo enfasi nella pronuncia su un articolo. I tipologi hanno notato che un determinato tipo di ordine dei costituenti nella frase nucleare tende a essere associato a un determinato ordine dei costituenti di alcuni sintagmi. Ci limitiamo a citare il caso dell'ordine relativo di nome e adposizione nel sintagma adposizionale (si guarda cioè se la lingua usa preposizioni o posposizioni) e quello di nome e genitivo nel sintagma nominale:

- le lingue con ordine VO, come l'italiano, tendono ad avere preposizioni (anziché posposizioni) [a

casa], e nel sintagma nominale si trova prima il nome e poi il genitivo [la sorella di luca].

- le lingue con ordine OV tendono ad avere posposizioni (anziché preposizioni), e nel sintagma

nominale si trova prima il genitivo e poi il nome.

- VSO, SVO, SOV nelle lingue del mondo (Grandi 2014: 26 sulla base del cap. 81 del WALS)

Values SOV 565 SVO 488 VSO 95 VOS 25 OVS 11 OSV 4 No dominant order 189 La tipologia basa le proprie descrizioni sull’ordine “naturale”. In altri termini la tendenza largamente prevalente è quella di privilegiare le strutture non marcate (Grandi 2013: 30) WALS world altlas of language structures: https://wals.info La marcatezza

- Marco ha visto un cane: non marcata

- Un cane l'ha visto Marco: dislocata a destra

- È Marco che ha visto un cane: scissa

- È stato Marco a vedere un cane: scissa

- Un cane è stato visto da Marco: cambia la diatesi (è passiva) rispetto alla prima

- È un cane che ha visto Marco: scissa

- MARCO ha visto un cane: focalizzata

- Marco ha VISTO un cane: focalizzata

- Marco ha visto UN CANE: focalizzata

La classificazione genealogica La classificazione genealogica classifica le lingue in base alla lingua madre da cui derivano, dividendole in famiglie, gruppi, sottogruppi. Come si determinano i rapporti di parentela fra lingue? Il metodo usato è quello storico -comparativo. Si confrontano le lingue, soprattutto il loro lessico, e se si osservano forti somiglianze, con corrispondenze fonetiche regolari, si può ipotizzare che queste siano dovute a una comune origine: si ipotizza, cioè, che le lingue in questione siano il risultato dell'evoluzione nel tempo di una stessa lingua madre. Va sottolineato che quelle che permettono di ipotizzare una parentela sono corrispondenze regolari, sistematiche: è infatti importante, e non sempre facile, escludere somiglianze dovute al caso o, più spesso, al contatto fra parlanti Sono dette lingue isolate le lingue per le quali non è stato possibile, almeno finora, individuare legami di parentela con altre lingue. Nel solo territorio europeo sono parlate tradizionalmente lingue appartenenti a cinque diverse famiglie: lingue indoeuropee, che sono quelle maggiormente rappresentate, lingue uraliche (fra le altre, ungherese, estone, finlandese), lingue caucasiche (come il ceceno, il georgiano), lingue semitiche (maltese), lingue altaiche (come il turco); c'è poi una lingua isolata, il basco, parlata fra Spagna e Francia. Strumento per la ricerca e lo studio: https://glottolog.org/ Albero genealogico di Schleicher 1861 e Mallory 1989 immagini a questo link http://bmanuel.org/corling/corling2-0.html rif.[tav.7ab] Stammbaumtheori

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