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Appunti di glottologia Bopp e rask
Tipologia: Appunti
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La grammatica comparata da Bopp pubblicata nell’arco di un ventennio. Questa comparazione ha un valore significato perché sulla base di criteri scientifici. Bopp va una serie di viaggi con la sua formazione a Parigi dove studierà il sanscrito attorno al quale scriverà la sua prima opera. L’elaborazione della grammatica comparativa è divisa in sei parti nell’arco di un ventennio, mette al centro del suo studio gli aspetti scientifici del linguaggio. Tra il 1824-31 Bopp fa un lavoro preparatorio precedente alla formalizzazione prima di questa opera, che prevede una serie di pubblicazioni ossia monografie pubblicate negli atti dell’accademia di Berlino e vengono pubblicate sotto il titolo di “analisi comparata del sanscrito e delle lingue correlate”. Attorno al 1836 egli fa uno studio sul vocalismo delle lingue germaniche, si occupa del vocalismo delle lingue celtiche 1839-40, polinesiane, indoeuropee e sulle lingue caucasiche fa anche degli studi sull’accento delle lingue greco e sanscrito. Attorno al 1850 completa la grammatica comparata e morirà a Berlino intorno al 1867. Il lavoro più importante di Bopp è la grammatica comparativa, sarà poi tradotta anche in francese nel 1866, la versione ufficiale è composta da 3 volumi ed è considerato il fondamento della linguistica indoeuropeo – secondo le teorie dalle quali egli parte l’antico indoeuropeo consiste In un tipo di lingua che aveva delle radici monosillabiche isolanti di tipo verbale (lui dedica la sua prima opera alla coniugazione verbale)prima di lui fu Schlegel a rendere il sanscrito l’unità di questa opera. Radici monosillabiche isolante di tipo verbale ossia elementi singoli, morfemi, che vanno a veicolare significati morfologici, e questa presenza è importante perché l’indoeuropeo presentava queste radici a cui ne venivano aggiunte altre di origine verbale o anche di origine pronominale, finivano per diventare dei veri e propri suffissi o desinenze. Secondo Bopp le desinenze di questo sistema morfologico dell’indoeuropeo si sarebbero sviluppate attraverso un processo di agglutinazione di elementi che avrebbero dato origine all’elemento finale. Secondo Bopp la desinenza “M” della prima persona singolare del latino sarebbe stata precedentemente una radice pronominale “MI” che poi è stata incorporata al verbo. Secondo lui quindi, l’indoeuropeo all’inizio non sarebbe stata una lingua flessiva ma di tipo agglutinante, poi con il passare del tempo si è sviluppato fino a diventare una lingua flessiva- questa teoria sarà appoggiata di Fonhumboldt. – creerà molte discordanze questa teoria. Il sanscrito rappresenta il punto di partenza per la fonte comune indoeuropea e viene considerato se non proprio la lingua originaria della famiglia ma viene considerata la lingua più vicina alla famiglia dell’indoeuropeo nella sua struttura morfologica. Bopp supponeva che il sanscrito rappresentasse l’elemento più antico da cui fa discendere gli altri. Bopp fa una comparazione morfologica partendo dal problema della coniugazione verbale però identifica, soprattutto nelle opere precedenti come la grammatica comparata, delle corrispondenze fonetiche (individuate anche da Rask) tra le lingue indoeuropee, ma non parla ancora di leggi fonetiche perché si limita ad affermare che queste corrispondenze sono in linea di principio irregolari, quindi in realtà non da molta importanza alla fonetica facendo confusione tra questa e la scrittura. Tratta in alcuni lavori il sanscrito con funzione ausiliaria quali il glossario. Si occupa di lingue indoeuropee che non vengono approfondite. GRIMM Un contemporaneo e quasi coetaneo di Bopp, il lavoro più importante è la Deatusche Grammatik (1819-37) e non è una grammatica del tedesco ma è una grammatica storica riguardante le lingue germaniche antiche e nuove. In questa grammatica vi è la formulazione ed analisi di quelle che vengono chiamate leggi di rotazione consonantiche del tedesco (già intuite da Rask) queste prenderanno poi il nome di LEGGI DI GRIMM. Queste leggi permettono di comprendere come le lingue germaniche si siano separate dalle altre lingue indoeuropee.
lingue indoeuropee.
elementi minimi del linguaggio li deve comparare. Per Bopp la comparazione è l’unico elemento in grado di determinare se la lingua è imparentata con un’altra oppure no. Questo concetto di indoeuropeo che sarà poi ufficializzato, era già presente precedentemente intorno al 1500-1600 con i termini che vanno ad indicare gruppi di lingue o elementi linguistici appartenenti a delle lingue originarie, e i termini utilizzati per indicare queste lingue originarie erano: celtoscitico e gotoscitico. Il patrimonio originario delle lingue indoeuropee si allarga nel 1912 con la scoperta dell’ittito e poi attorno al 1922 con la scoperta del tocario e rappresenta la parte più orientale dell’indoeuropeo e questo certifica che c’è stata una grande espansione di popoli indoeuropei, cioè di popoli che avrebbero parlato o per lo meno avuto i segni della presenza di questa lingua originaria sia ad est che ovest di quella che era una stirpe chiamata indoeuropea o indogermanica. A seguito di questa ricerca dell’origine delle culture e delle lingue, in tutte le scienze emerge il metodo comparativo quella che poi Bopp mette a titolo della sua grammatica che dei metodi preparatori- la comparatività degli elementi avvieni all’interno della stessa istanza o tabula. Non si può cercare l’origine e ricondurla ad una sola lingua, perché bisogna comparare più elementi di più lingue per avere poi un risultato certo. Per Jones si può inserire il sanscrito all’interno della stessa tabula di latino, greco, gotico e celtico (Schlegel aggiunge il persiano antico) perché raccoglie quel tipo di inventario per poter fare una comparazione, inserirà poi anche l’etiopico che però che è una lingua semitica facendo un errore di prospettiva. Bopp lavora attraverso la segmentazione e fa riferimento nella grammatica, fa un analisi comparata ossia segmentazione degli elementi e la lingua secondo Bopp da delle unità già confezionate che però devono essere ulteriormente segmentate e devono avere un valore linguistico (Martiné distingue unità di prima articolazione del linguaggio ossia i morfemi, e unità di seconda articolazione del linguaggio ossia i fonemi) i morfemi sono il primo elemento di segmentazione che appare al parlante. Bopp intende la segmentazione in elementi minimi (tipica del pensiero classico), dalla cultura greca che fa riferimento alla suddivisione in parti minime di elementi, questa segmentazione della lingua non è altro che il frutto di un metodo analitico introdotto in tutte le scienze a partire dal 1700 e che è applicato da Bopp alle lingue, e nello specifico a quel corpus di lingue di cui bisogna dimostrare l’origine comune indoeuropea o indogermanica. Egli parte da quelle lingue che inizialmente erano indicate nel suo glossario- latino, greco, lingue germaniche, slavo- in rapporto con la lingua indiana. Bopp si interessa della traduzione della bibbia di Vulfila che aveva il nome di Codex Argenteus- si interessa anche allo studio dello avestico una lingua poco conosciuta anche per la scrittura complessa e lascia spazio a molte interpretazioni. Si fa una segmentazione in morfemi e lessemi, per lui la parole è l’unione di questi segni linguistici (Glidee), il segno è il frutto della relazione tra significato e significante. Ricostruzione linguistica= mutamento linguistico permette di capire cosa è successo alla lingua e i cambiamenti dal punto di vista morfologico e fonetico.