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Siamo giunti verso l’estremo piano 1 della terra, presso un deserto disabitato, alla regione Scizia. O Efesto, a te bisogna che tu curi gli ordini i quali padre a te ha impartito: piantare questo temerario a queste rocce inaccessibili 5 in ceppi indistruttibili di legami d'acciaio. Infatti il tuo fiore, la vampa del fuoco, all’origine di ogni arte, avendolo rubato lo diede ai mortali ; di questo errore dunque invero bisogno che lui paghi il fio agli dei, affinché apprenda ad amare il potere assoluto di zeus 10 e affinché apprenda a cessare dall’atteggiamento che ama l’uomo EFESTO: 12 Kratos e Bia per voi l’incarico di Zeus 13 è finito e nulla più vi ostacola; 14 io invece non riesco a legare con la forza un dio 15 della mia stessa stirpe alla rupe aspra di gelo. 16 Eppure è assolutamente necessario che io mi faccia 17 coraggio di queste cose; infatti è pesante trascurare le parole del padre. Orgoglioso figlio di Temis dai retti consigli, io così non volendo te che non vuoi 20 con blocchi di bronzo difficili a sciogliersi, inchioderò a questo massiccio inumano , dove nè voce nè forma di uomini vedrai, fisso sotto la vampa fiammeggiante del sole sentirai la tua carne sfiorire; A te 25 che lo desideri ardentemente la notte col suo velo gemmato nasconderà la luce, il sole di nuovo dispenderà la brina; sempre il tormento del presente male ti schianterà; infatti non è ancor nato chi ti potrà dare sollievo. Tali cose tu hai ottenute 30 del tuo carattere affettuoso verso l’uomo.
La vita di Eschilo si svolge in anni cruciali per la politica ateniese: egli conosce il regime tirannico e assiste alla nascita della democrazia, divenendone con ogni probabilità un convinto sostenitore. E’ un periodo anche di mutazione per la poesia greca. Eschilo è il più antico tra gli autori del teatro greco cui si conservi una parte della
produzione letteraria in buone condizioni.
Eschilo è nato nel 525/524 presso il demo attico di Eleusi, fa parte di un antico genos di ascendenza aristocratica, gli Eupatridi. Nel 485/484 ottiene la prima delle dodici vittorie che consegue nel corso della sua vita. Eschilo fa parte delle schiere di opliti che nel 490 a.c respingono i Persiani presso la piana di Maratona, insieme al fratello Cinegiro, eroe di maratona. Dieci anni dopo, Eschilo si ritrova a combattere nelle acque di Salamina, accompagnato questa volta dal fratello Aminia. La partecipazione diretta a questa battaglia consentirà al poeta di descrivere in modo dettagliato le fasi cruciali dello scontro in alcuni passo della più antica tragedia: I persiani. Intorno al 470 a.c., il tiranno siracusano Ierone, chiama in Sicilia Eschilo, perché partecipi alla celebrazioni per l’assunzione da parte del città di Etna, la vecchia Catania, conquistata e rifondata dallo stesso Ierone. Eschilo per questi fatti compone le etnee, un dramma oggi perduto, differente rispetto alle tragedie presentate ad Atene. Tra il 467 e il 458 Eschilo ottiene tra vittorie agli agoni tragici con la “ tetralogia tebana”, con quella egiziana e con l'orestea. Di quest’ultima è pervenuta la trilogia tragica Agamennone, Coefore, Eumenidi mentre è andato perduto il dramma satiresco. Eschilo trascorre i suoi ultimi anni in Sicilia, una parte della tradizione antica, infatti, documenta il coinvolgimento del poeta in un processo giudiziario, con l’accusa di empietà per l’oltraggio ai misteri eleusini. Queste cose potrebbe averlo fatto spostare in Sicilia. Muore a Gela nel 456/455 a.c.
PRODUZIONE: rimangono 7 tragedie
fu manipolata già in epoca antica, con un finale in cui compariva ANTIGONE, che proclamava la sua volontà di seppellire i fratelli malgrado l’editto contrario della città, modellando la conclusione alla tragedia di Sofocle). TEMI:
AZIONE: rupe DURATA: un giorno CORO: ninfe oceanine ARGOMENTO: punizione di Prometeo TRAMA: Il titano Prometeo è punito per aver rubato il fuoco agli dei, e viene incatenato a una rupe dagli emissari di ZEUS, BIA e KRATOS, e da EFESTO, che ne prova pietà. Le ninfe oceanine e il padre OCEANO gli fanno visita per consolarlo e per convincerlo a sottomettersi. Arriva IO, altra vittima delle ingiustizie degli dei (amata da Zeus, non si salvò dalla gelosia di ERA, che la trasformò in vacca e viene perseguitata da un tafano che la costringe ad errare senza meta). Prometeo la conforta, ed essendo un profeta le annuncia la nascita di ERACLE, che lo libererà. Inoltre preannuncia che un giorno anche Zeus sarà spodestato da uno dei suoi figli. Io, punta dal tafano, fugge correndo. Arriva ERMES, che riferisce la sentenza di Zeus: rivelare chi sia il futuro avversario di Zeus, oppure esser gettato nel TARTARO. Prometeo rifiuta e affonda nell’oscurità. TEMI:
CORO: figlie di Danao ARGOMENTO: vicenda dinastica di DANAO e EGITTO TRAMA: Danao aveva avuto 50 figlie, Egitto altrettanti maschi e tentò di imporre un matrimonio tra i figli e le nipoti, ma Danao e le figlie rifiutarono e fuggirono ad Argo, inseguite dagli Egizi. Pelasgo, re di Argo, inizialmente è riluttante all’idea di ospitare le Supplici, temendo una guerra contro gli Egizi, ma dopo l’assemblea cittadina si sceglie di accogliere. Intanto sbarcano anche gli Egizi e si accingono a rapire le ragazze. Interviene Pelasgo che costringe gli Egizi alla ritirata e conduce le ragazze dentro le mura della città. TEMI:
Agamennone. Anche Egisto voleva vendicarsi della famiglia di Agamennone, per i forti contrasti tra Atreo e Tieste. La diversa eppure concorde volontà di vendetta della coppia di amanti non lascerà scampo ad Agamennone, appena rientrato dalla guerra troiana. Il motivo fondamentale della trilogia è la vendetta, che nella civiltà tribale costituiva un atto obbligatorio per compensare il sangue versato di un parente. Nell’Orestea la vendetta si realizza all’interno dello stesso clan: Atreo, padre di Agamennone, uccise i figli di Tieste; Agamennone immolò la figlia Ifigenia; Clitennestra e l’amante Egisto, figlio di Tieste, si vendicano su Agamennone; infine Oreste diventa a sua volta matricida. Infine Oreste decide di sottoporre il suo caso in un tribunale ed è assolto: rappresenta il passaggio dalla giustizia familiare a quella della città. TEMI:
Durante la rappresentazione teatrale si confrontano le idee collettive e quelle individuali, proprie del singolo tragediografo. Le tragedie di Eschilo mischiano questi due concetti, esso offre al pubblico l’immagine di un mondo fatto di certezze ma anche di questioni irrisolte, in cui il pubblico si sente a pieno rappresentato. La tragedia di Eschilo si basa su tre elementi: la celebrazione del potere divino, incarnato da Zeus, La speculazione Sul rapporto tra colpa e pena, l'autorizzazione del mito nelle circostanze culturali contemporanee. in Eschilo sono ancora presenti le caratteristiche proprie della cultura greca arcaica. GIUSTIZIA E RELIGIOSITA’ Tedeschi la possibile anzitutto sottolineare una distinzione tra la giustizia naturale themis e la giustizia dialettica DIKE, Themis rappresenta la norma immutabile e fondata che sta a monte di ogni relazione e non può essere soggetta a dibattimento mentre DIKE fa riferimento la norma giudiziaria che ha esito In seguito a una disputa. Le azioni ingiuste degli uomini provocano PATOS, ossia “sofferenza”. Solo dopo aver sofferto l’uomo eschileo comprende e dinamiche sottese alle proprie azioni, riesce a volgersi indietro, a rivedere il proprio errore e da questa contemplazioni a trarre la conoscenza (matos). E’ il principio del PATEI MATOS (conoscenza tramite sofferenza). L’uomo eschileo è dunque in balia del Fato. A monte di ogni sua decisione c’è un disegno preordinatore degli eventi. Il potere del Fato non è sottoposto neanche al controllo degli dei. Tuttavia vedere un rapporto di subordinazione/sovraordinazione tra Zeus e il Fato vuol dire semplificare troppo. In realtà queste due entità soprannaturali gestiscono sfere diverse del reale. Mentre il Fato dà l’avvio
scena è occupata da un unico attore che poteva dialogare esclusivamente con il coro. L'introduzione del secondo attore che si affianca al protagonista aumenta la possibilità dell'uso del dialogo. Eschilo ha ottime esperienze di coreografia che sfrutta piano per dare Maggiore incisività ai testi. A tali innovazioni coreografiche però fa riscontro una sostanziale rigidità nell'uso degli attori, un tratto tipicamente arcaico che si nota in particolare nel Prometeo incatenato, durante il quale il titanio appare in scena dall'inizio fino alla fine, sempre incatenato alla rupe nella medesima posizione, sono questi tratti di arcaicità che legano Eschilo alle più antiche esperienze drammaturgiche. L'allestimento scenografico della tragedia eschilea e invece uno dei tratti più moderni. in base alle notizie antiche è possibile immaginare un uso massiccio di espedienti scenografici anche molto complessi, con le macchine sollevatrici, riproduzione di altari, statue Divine, il tutto unito a un'attenzione particolare per l'abbigliamento e le maschere degli attori.
Il fondatore del linguaggio tragico La lingua di Eschilo è il prodotto anch’essa di una concezione elevata della tragedia; in realtà, Eschilo può essere considerato il vero fondatore del linguaggio tragico, che con lui acquista una forma specifica e un timbro originale. E un linguaggio «straniato», lontano dalla quotidianità per scelta lessicale e strutture sintattiche, oltre che per l’organizzazione del pensiero. C’è in Eschilo una fortissima tendenza all’invenzione verbale, quasi che la lingua ereditata dalla tradizione poetica risultasse inadeguata alle necessità della nuova forma letteraria: neologismi in numero straordinariamente ampio (varie centinaia di parole mai prima attestate), ricerca di metafore ardite sino al visionario, epiteti composti, spesso accumulati in serie. Eschilo adotta le forme tipiche dello stile arcaico (come la composizione «ad anello»), con una forte densità espressiva nelle parti corali, con metafore e immagini che si accumulano. SOFOCLE ( Atene nel V a.c fino alla sconfitta Peloponneso) BIOGRAFIA Sofocle Nacque nel 496 a. C. circa, ad Atene. Ricevette un’educazione di tipo aristocratico e si avviò inizialmente verso una carriera di attore. Grazie alla sua formazione viene scelto per guidare il peana in onore della vittoria di salamina.Nel 468 ottenne la sua prima vittoria come compositore di drammi, superando addirittura Eschilo. Sofocle ha assistito all’ascesa della democrazia ad atene, facendo addirittura il magistrato ELLENOTAMO 443-442, Incaricato di amministrare il tesoro delio-attica. Nel 441-440 diviene stratega e partecipa alla campagna volta a controllare le città alleate e a reprimere la ribellione di Samo. Infine è nominato per la carica nella commissione di probuloi incaricati di riorganizzare la politica ateniese dopo la disastrosa campagna di Sicilia(415-413). PRODUZIONE POETICA
Gli sono attribuite 130/123 opere, un certo numero delle quali spurie (17). Sono sopravvissute 7 tragedie, vari frammenti e 450 versi. Infine un minimo di 18 fino a un massimo di 24 vittorie. LE OPERE FRAMMENTARIE E PERDUTE I personaggi I personaggi della saga troiana, ma anche da quella di meleagro, degli Argonauti, degli atridi di Tebe, di atamante, di pandione e di molti altri. alcuni titoli suggeriscono vicende e situazioni proprie nei dei drammi satireschi, soprattutto quando sembrano riferirsi all'infanzia degli Dei o degli Eroi.
Ciao Google tiene presente L'esperienza di predecessori e contemporanei, quali Pindaro, Eschilo, e Erodoto punto non mancano Inoltre riferimenti a saghe diverse da quella principale. ad esempio nelle trachinie oltre frequenti accenni interni alle fatiche di Eracle, si riconosce il riuso di una situazione tratta del mondo odissiaco: l'invio di Ilio alla ricerca del padre richiama il viaggio intrapreso da Telemaco Per lo stesso motivo. la condizione di dolore di Antigone è paragonabile a quella di Niobe per la morte di figli punto e ancora la prigionia cui la condanna creonte può essere assimilata a quella di Danae e di altri personaggi mitici; infine il dramma di Elettra Ricorda quello di Niobe e di procne.
I personaggi sanno che è impossibile lottare contro il destino, e ne Acquisiscono la tragica consapevolezza quando esso si compie: Aiace diviene conscio del disonore che rende la morte preferibile alla vita quando lo stato di follia si esaurisce. Creonte che decide di andare contro il destino uccide il figlio e la moglie senza volere. l'impossibilità di sottrarsi al disegno Oscuro del destino rende la vita dell'uomo immensamente grande nella sua fragilità. l'abbinamento ossimorico grandezza/fragilità che si realizzano nei personaggi sofoclei costituisce una forma di Eroismo profondamente rinnovata rispetto al modello tradizionale. si tratta infatti di un Eroismo destinato a realizzarsi nelle esperienze nelle decisioni individuali piuttosto che di fronte alla collettività, Come accade in Eschilo. nella definizione del destino dell'uomo assume un rilievo fondamentale il concetto di colpa, nel cui ambito Si colloca ogni forma di eccesso, come ad esempio l'atteggiamento di superbia nei nei confronti della divinità. Tuttavia può accadere che proprio gli stessi uomini che sono stati atrocemente incomprensibilmente colpiti dal destino siano altrettanto
Anno:435 a .C circa dopo la rappresentazione di Alcesti di Euripide(438 a.C) Deianira, angosciata per l'assenza del marito Eracle, impegnato nella guerra contro Eurito, invia il figlio Illo alla ricerca del padre. un araldo annuncia il ritorno di Eracle che porta con sé alcune prigioniere di guerra, tra le quali spicca la figlia di Eurito, Iole, di cui l'eroe si è invaghito .Deianira invia perciò al marito una tunica intrisa con il sangue del Centauro Nesso, che crede sia un potente filtro d'amore. Si tratta invece di un veleno mortale che provoca a Eracle indicibili sofferenze di cui è testimone il figlio, latore del dono. Illo maledice la madre che ritiene colpevole, mentre Questa si allontana in silenzio. La nutrice racconta il suicidio di Deianira e la disperazione del figlio, che ha capito in ritardo le intenzioni della donna e le spiega al padre giunto sulla scena morente.
Anno:429-425 oppure 415- La peste che flagella Tebe è conseguenza della morte ancora invendicata di Laio.Il nuovo re è Edipo che,dopo aver ucciso lungo la strada per Tebe uno sconosciuto e aver risolto l’enigma della Sfinge,ha sposato la regina Giocasta,rimasta vedova di Laio.Per placare l’epidemia Edipo avvia le indagini sull’assassinio del re,interrogando l’indovini Tiresia,il cognato Creonte e la moglie Giocasta .Egli ancora ignora di essre il figlio naturale di laio e di Giocasta e non sa che lo sconosciuto da lui ucciso sulla strada di tebe era proprio laio.Con l’arrivo del servo che aveva abbandonato Edipo neonato per ordine di Laio e aveva assistito all’assassionio di quest’ultimo,la situazione si chiarisce. Un messaggio racconta il suicidio di Giocasta e l’accecamento di Edipo.
Anno:420 a.C circa,forse pria dell’omonima tragedia di Euripide Oreste si è recato ad Argo deciso a vendicare l’uccisione del padre Agamennone.Giunto al sepolcro di quest’ultimo ode i lamenti di Elettra che invoca la divinità contro gli assassini del genitore e depone sulla tomba una ciocca di capelli. Mentre il coro intona un canto sulla vendetta,entra in scena Clitemnestra.All’insanabile scontro tra madre e figlia fanno seguito l’annuncio della falsa morte di Oreste,il ritrovamento sulla tomba di agamennone di offerte che solo Oreste può aver fatto,il tentativo di Elettra di coinvolgere la sorella Crisotemi nell’uccisione di Egisto. Sopraggiunge quindi Oreste,non riconosciuto, per consegnare l’urna con le sue presunte ceneri a Elettra.Segue il riconoscimento tra i due. La vendetta può così compiersi:Oreste uccide Clitemnestra e ,subito dopo,Egisto.
Anno:409 a.C Una spedizione guidata da Odisseo approda sull’isola di Lemno,dove Filottete è stato abbandonato dieci anni prima dai Greci a causa di una maleodorante ferita procuratagli da un serpente.Secondo un oracolo,infatti,per sconfiggere Troia è necessaria la presenza di Filottete e del suo arco,dono di Eracle.Odisseo incarica Neottolemo,figlio di Achille,di ingannare l’eroe,dichiarandosi disposto ad accompagnarlo in patria. Neottolemo ottiene di farsi consegnare da Filottete l’arma, ma non riesce a portare a termine l’inganno e svela il
raggiro.Quando interviene Odisseo,lo scontro tra le opposto posizioni si rivela insanabile. Neottolemo cerca allora un’altra soluzione per convincere Filottete a recarsi a Troia,prospettandogli le cure di Asclepio e la riconquista dell’onore,Risulta decisivo l’intervento di Eracle in quantità di deus ex machina:egli ordina a Filottete,che è stato suo amico e scudiero,di partire.
Anno:405-401 a.C Edipo,vecchio cieco,giunge con Antigone a Colono,sobborgo di Atene , e chiede ospitalità ai vecchi del luogo che,spaventati,lo allontanano dal bosco sacro alle Eumenidi.In attesa che giunga il re Teseo,Ismene informa il padre della guerra insorta tra i fratelli,Eteocle e Polinice,anticipando la richiesta di Creonte di tornare a Tebe per scongiurare la rovina.Edipo rifiuta e chiede ospitalità a teseo,proclamandosi innocente e assicurando la propria protezione alla città ateniese.Teseo promette di aiutarlo nel rispetto delle tradizioni della città alla quale il coro rivolge una lode esemplare.Quando Creonte rapisce le figlie di Edipo per punire il suo rifiuto di tornare a Tebe,Teseo interviene le riporta al padre,che maledice i figli alla presenza di Polinice ,sopraggiunto a chiedere il sostegno contro il fratello.Tr i tuoni inviati da Zeus,Edipo allontana.Il messaggero ne narra la sparizione prodigiosa.
Nelle opere sofoclee è impossibile trovare una divinità giusta, rassicurante e protettiva; ritroviamo piuttosto una presenza costante che comunica con l’uomo solo attraverso gli oracoli e si manifesta per mezzo del destino. Il rapporto tra gli dei e gli uomini è però caratterizzato dall’ambiguità poiché la volontà del dio non è immediatamente comprensibile; questo evidenzia ancora di più il dramma e la grandezza della solitudine. Tuttavia i versi di sofocle sono pervasi da un sentimento religioso. La centralità degli oracoli riflette l’incerta comunicazione tra le due parti, le sapienze profetiche comunicano con gli uomini senza essere immediatamente comprensibili. I percorsi che l’uomo deve seguire non hanno un procedimento logico, bensì sono propri della sapienza profetica, e possono essere compresi pienamente solo quando si realizzano nella sofferenza tragica. Ad esempio la vicenda di Edipo rispecchia a pieno questi punti: seguendo l’impianto razionale dell’indagine per ricomporre il quadro degli avvenimenti, il protagonista scopre di essere lui stesso il
: gli interventi in forma rheseis , l’interazione tra i personaggi, negli scontri tra eroe e antagonista, le parti in cui il protagonista esprime il proprio dolore e il coro dialoga con lui mettendo in luce la dimensione psicologica dell’eroe sofocleo. Il coro riveste una molteplicità di funzioni in relazione allo svolgimento della vicenda. In sofocle si parla inoltre di ironia tragica poiché i personaggi in scena , rappresentati mentre vivono gli avvenimenti, non ne conoscono l’esito a differenza degli spettatori. LINGUA E STILE Adegua la lingua, dal punto di vista lessicale e strutturale , ai singoli personaggi e alle situazioni. Utilizza spesso parole con valore polisemico che tradiscono la complessità della concezione etica e politica di sofocle e la problematicità con cui esamina atene e la sua democrazia. EURIPIDE: (Atene nel V secolo a.C. durante la democrazia periclea e la guerra del Peloponneso) INTRODUZIONE E TRATTI GENERALI Euripide, il più giovane dei tre poeti tragici dell’età classica, conclude, forse consapevolmente, l’esperienza tragica della tragedia greca per aprire la strada a nuove forme di teatro. Sulla scena del dramma euripideo gli eroi della tradizione epica, tanto grandi nella loro statura morale quanto cristallizzati nell’unicità della prospettiva attraverso la quale interpretano la realtà, vestono i panni della quotidianità, in una dimensione che spesso suona ai moderni più “borghese” che eroica. Le vicende vissute dai personaggi di Euripide si consumano spesso all’interno delle pareti domestiche, si nutrono di rabbie represse, di rancori sopiti, di
folli gelosie e di incapacità di comunicare. I suoi eroi non hanno più la fede nella giustizia divina di Eschilo nè l’anelito alla ribellione del titanismo sofocleo: sono uomini stanchi e provati dalla sorte, che ha assegnato loro un ruolo nel quale non sempre si riconoscono, incerti tra la “parte” che dovrebbero recitare e il richiamo a una dimensione più umana. Anche gli dei di Euripide sembrano aver perso la loro statura divina, terribile e insondabile, ma imperscrutabilmente giusta, ed essersi ridotti a maschere teatrali o a meri espedienti drammaturgici. Nella loro indifferenza alle sofferenze degli uomini, nella loro chiusura in una miope ottusità nutrita di discordie e di stizzite gelosie, essi sono molto presenti sulla scena, dove giocano un ruolo necessario nell’azione drammatica, ma pressoché assenti dal punto di vista religioso, come garanti della e dei valori umani. Abbandonato dagli dei, l’uomo di Euripide deve cercare le risposte in sé stesso, sostenuto dalla razionalità e conscio che solo nella comprensione e nell’accettazione della propria assoluta umanità risiedono la propria forza e la propria tragica grandezza. VITA Pochi sono i dati certi sulla vita di Euripide. Infatti le parodie comiche dell’autore e della sua opera nella commedia attica e la tendenza dei biografi antichi ad attribuire alla vita dei poeti eventi, sentimenti e problemi dibattuti nelle loro opere ne hanno alterato profondamente la biografia. La Vita premessa in alcuni codici alle opere di euripide racconta che egli nasce a salamina, nel 480 a.C., il giorno esatto in cui la flotta ateniese sconfigge l’armata persiana salvando la Grecia dallo spettro della sudditanza del Gran re, e che i suoi genitori sono un bottegaio ed una fruttivendola. Quanto all'unità dell'origine sociale, il dato si scontra con la notizia, tramandata dalla stessa vita, secondo la quale il giovane Euripide avrebbe servito come torciere e riti di Apollo, privilegio riservato ai Fanciulli provenienti da famiglie socialmente elevate. la notizia delle ristrettezze familiari del poeta andrà quindi considerata un retaggio della tradizione antieuripidea a che si sviluppa nella commedia Attica. In effetti ne Mnesarco, padre di Euripide, era Con ogni probabilità un ricco proprietario terriero, mentre la madre Cleito apparteneva a una famiglia nobile. Euripide riceve Dunque l'educazione tipica dei giovani di illustri Natali: dedica
un intellettuale solitario, schivo nei confronti della vita politica e poco amato e compreso dai contemporanei. ELENA: 412 a.C. tetralogia: ignota classifica: non ricostruibile Elena non è mai andata a Troia, ma Ermes l’ha trasportata in Egitto presso il re Proteo ed Era l’ha sostituita con un fantasma a lei del tutto simile. Elena si è rifugiata presso la tomba del re Proteo, per sfuggire alle profferte amorose di Teoclimeno, figlio del sovrano. La falsa notizia della morte di Menelao, recatale da Teucro giunto in Egitto, le fa meditare il suicidio, ma il coro la convince a consultare che Teonoe, figlia di Proteo e dotata di virtù profetiche, che la rassicura. Nel frattempo giunge in Egitto proprio Menelao, scampato a un naufragio con la falsa Elena, e apprende con stupore che lì vive sua moglie. Trovatosi di fronte alla vera Elena, dapprima non crede ai propri occhi, ma poi, venuto a sapere che l'altra è sparita, può riabbracciare la sposa ritrovata. I due con la complicità di Teonoe fuggono ingannando Teoclimeno, che vuole vendicarsi della sorella traditrice; la giovane viene salvata dai Dioscuri che, apparsi ex-machina , preannunciano un futuro radioso agli sposi ritrovati. IPPOLITO PORTATORE DI CORONA: 428 a.C. tetralogia: ignota classifica: vittoria di Euripide, secondo Iofonte, terzo Ione Fedra, moglie di Teseo, per l'amore per il figliastro Ippolito, è risoluta a morire, ma non prima di essersi vendicata del giovane che la rifiuta. Afrodite ha fatto innamorare Fedra per vendicarsi di Ippolito che, devoto ad Artemide, si rifiuta di onorarla. Fedra confessa il proprio amore alla nutrice che, convinta ad aiutarla, rivela tutto a Ippolito. Il giovane indignato maledice la stirpe delle donne. Fedra, sentendosi perduta, si uccide, ma lascia a Teseo una lettera in cui accusa Ippolito di averle fatto violenza.
Teseo, dopo aver letto il messaggio di Fedra, maledice il figlio,che pur afferma la propria innocenza, e invoca su di lui la punizione di Poseidone, suo padre. Poco dopo, un messo racconta come Ippolito sia stato travolto dai suoi cavalli atterriti da un enorme toro uscito improvvisamente dalle onde. Ippolito è condotto agonizzante alla reggia di Artemide,, comparsa ex-machina , rivela la verità; Teseo, riconciliatosi con Ippolito, piange la sua morte. MEDEA: 431 a.C. tetralogia: Medea, Filottete, Dictis, I mietitori classifica: vittoria di Euforione, secondo Sofocle, terzo Euripide Medea, ripudiata da Giasone che ha deciso di sposare la figlia di Creonte, re di Corinto, decide di vendicarsi del tradimento subito. Il sovrano per sicurezza esilia immediatamente Medea e i suoi figli ma, vinto da le suppliche della donna, le concede un giorno ancora, che basterà a Medea per compiere il suo terribile piano di vendetta. La donna rinfaccia a Giasone la sua viltà e il suo tradimento, ma poi finge di riconciliarsi con lui per il bene dei figli. Dopo aver ottenuto da Egeo, re di Atene, asilo per il futuro, Medea invia alla nuova sposa di Giasone una corona e una tunica intrise di terribili veleni, provocando la morte della fanciulla e del padre Creonte, quindi uccide i propri figli. A Giasone non resta che osservare impotente i corpi straziati dei bambini, che Medea gli mostra dall'alto del carro del sole prima di allontanarsi per sempre. ALCESTI: 438 a.C. tetralogia: Cretesi, Alcmeone in Psolide, Telefo, Alcesti classifica: vittoria di Sofocle, secondo Euripide Admeto, re di Fere in Tessaglia, ha ottenuto da Apollo di aver salva la vita se un altro morirà al suo posto; solo Alcesti è disposta a sacrificarsi per il marito. Dopo aver chiesto ad Admeto di non essere sostituita da un’altra donna, Alcesti muore. Nel frattempo arriva alla reggia Eracle che viene ospitato con tutti gli onori. Dopo
sottomessi dai potenti, si scontrano con la cattiveria dei nobili eroi. Quindi nonostante si tenga lontano dal dibattito politico, Euripide critica alcune scelte dei potenti mostrando le ricadute che hanno a livello sociale. Il ruolo del pubblico Il pubblico assiste infatti a una sorta di programmatica erosione dei valori tradizionali e delle virtù della polis, che appaiono inadeguati e insufficienti nel quadro di crisi contemporaneo e che vengono smascherati in quanto strumenti di controllo intellettuale da parte di un potere politico sempre più teso solo alla conservazione di se stesso. Lo spettatore deve dunque ribellarsi, trovando in se la forza di reagire di fronte alla problematica.