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LA TRAGEDIA (ESCHILO, SOFOCLE E EURIPIDE), Appunti di Greco

Riassunto sul contesto storico del 5 secolo a.C., la tragedia caratteri generali, Sofocle Eschilo ed Euripide

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 15/12/2022

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Contesto storico
Il V secolo a.C. si apre con in atto in conflitto, le Guerre Persiane. La prima guerra
persiana si conclude nel 490 a.C. con la vittoria delle città greche nella battaglia di
Maratone, mentre la seconda di conclude nel 479 a.C. con la vittoria delle città greche
nella battaglia di Salamina.
I meriti della vittoria appartenevano sia agli Ateniesi che agli Spartani, ma furono gli
Ateniesi a trarre più vantaggio: le città ioniche infatti costruirono una lega navale
attorno ad Atene, che prevedeva che Atene fosse la guida della coalizione e che gli
alleati contribuissero alla difesa comune. Questo meccanismo andò col tempo a
favorire la supremazia di Atene, poiché i tributi portavano chi li versava a sentirsi
assoggettato a chi lo riscuoteva. Il tesoro della “Lega di Delo” venne conservato a
Delo, isola sacra ad Apollo.
In questo periodo vediamo l'ascesa di Atene, in un primo momento con Temistocle, il
vincitore della battaglia di Salamina, che convinse gli ateniesi a costruire delle mura,
che univano la città al porto, e a creare un arsenale navale, che avrebbe permesso ad
Atene di combattere per un lungo periodo.2Nel frattempo ad Atene si creò una
contrapposizione tra moderati, favorevoli alla pace con Sparta, e radicali, fautori di
una politica di egemonia marittima e di espansione territoriale. Dopo l'esilio di
Temistocle iniziò l'ascesa di Pericle,2leader della fazione democratica:2Pericle si
occupò di trasferire i poteri decisionali all'assemblea, in modo da invogliare i cittadini
a partecipare alla vita politica, e di traferire il tesoro della lega di Delo ad Atene,
anche se questo generò il malcontento,2portando negli anni successivi ad un conflitto
tra Atene e Sparta,2la guerra del Peloponneso.
La guerra scoppiò nel 431 a.C.,2quando gli Spartani invasero l’Attica. Atene fu però
colpita da un'epidemia,2causata dal sovraffollamento di profughi rifugiati nella
città.2Nel 421 a.C. venne stipulata la pace di Nicia.2Ad Atene crebbe però di nuovo una
febbre di guerra, che portò il democratico Alcibiade ad organizzare una spedizione in
Sicilia,2che risultò disastrosa.
Gli Spartani attaccarono Atene via mare, riuscendo a bloccarla per terra e per mare e
a costringerla alla resa nel 404 a.C. Vennero abbattute le mura e fu abolita la
democrazia.2
La fine della guerra alla fine dell'età dell'oro e all'inizio del regresso civile e culturale.2
La tragedia
La2tragedia greca2nasce ad Atene intorno alla metà del VI secolo a.C. La sua origine è
attribuita alle Grandi Dionisie (feste in onore del dio2Dioniso). In Grecia le tragedie
erano presentate al pubblico durante gare tra tragediografi2in cui una giuria popolare
attribuiva premi alle opere migliori. Ogni autore presentava solitamente
una2trilogia2(ossia tre tragedie tra loro collegate nell’argomento) e una2satira2(ossia una
parodia della trilogia), che venivano rappresentate nell’arco di un’intera giornata. I
maggiori tragediografi greci furono:2Eschilo2(525-456 a.C.),2Sofocle2(496-406
a.C.),2Euripide2(485-406 a.C.). La tragedia greca raggiunse la sua configurazione
definitiva nel V secolo a.C., divenendo la forma classica che fu in seguito assunta
come modello di riferimento in tutta la2storia del teatro.
La struttura
Prologo2(«discorso che precede»), costituito da un monologo o da un dialogo e
informa il pubblico sugli antefatti della vicenda
Parodo («canto d’ingresso») entra in scena il coro dai due corridoi laterali, andando
poi a collocarsi nell’orchestra
Episodi, contengono le parti dialogate tra gli attori. Originariamente l’attore era uno
solo e dialogava con il coro, ma viene attribuita ad Eschilo l’inserimento del secondo
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Contesto storico Il V secolo a.C. si apre con in atto in conflitto, le Guerre Persiane. La prima guerra persiana si conclude nel 490 a.C. con la vittoria delle città greche nella battaglia di Maratone, mentre la seconda di conclude nel 479 a.C. con la vittoria delle città greche nella battaglia di Salamina. I meriti della vittoria appartenevano sia agli Ateniesi che agli Spartani, ma furono gli Ateniesi a trarre più vantaggio: le città ioniche infatti costruirono una lega navale attorno ad Atene, che prevedeva che Atene fosse la guida della coalizione e che gli alleati contribuissero alla difesa comune. Questo meccanismo andò col tempo a favorire la supremazia di Atene, poiché i tributi portavano chi li versava a sentirsi assoggettato a chi lo riscuoteva. Il tesoro della “Lega di Delo” venne conservato a Delo, isola sacra ad Apollo. In questo periodo vediamo l'ascesa di Atene, in un primo momento con Temistocle, il vincitore della battaglia di Salamina, che convinse gli ateniesi a costruire delle mura, che univano la città al porto, e a creare un arsenale navale, che avrebbe permesso ad Atene di combattere per un lungo periodo. Nel frattempo ad Atene si creò una contrapposizione tra moderati, favorevoli alla pace con Sparta, e radicali, fautori di una politica di egemonia marittima e di espansione territoriale. Dopo l'esilio di Temistocle iniziò l'ascesa di Pericle, leader della fazione democratica: Pericle si occupò di trasferire i poteri decisionali all'assemblea, in modo da invogliare i cittadini a partecipare alla vita politica, e di traferire il tesoro della lega di Delo ad Atene, anche se questo generò il malcontento, portando negli anni successivi ad un conflitto tra Atene e Sparta, la guerra del Peloponneso. La guerra scoppiò nel 431 a.C., quando gli Spartani invasero l’Attica. Atene fu però colpita da un'epidemia, causata dal sovraffollamento di profughi rifugiati nella città. Nel 421 a.C. venne stipulata la pace di Nicia. Ad Atene crebbe però di nuovo una febbre di guerra, che portò il democratico Alcibiade ad organizzare una spedizione in Sicilia, che risultò disastrosa. Gli Spartani attaccarono Atene via mare, riuscendo a bloccarla per terra e per mare e a costringerla alla resa nel 404 a.C. Vennero abbattute le mura e fu abolita la democrazia. La fine della guerra alla fine dell'età dell'oro e all'inizio del regresso civile e culturale. La tragedia La tragedia greca nasce ad Atene intorno alla metà del VI secolo a.C. La sua origine è attribuita alle Grandi Dionisie (feste in onore del dio Dioniso). In Grecia le tragedie erano presentate al pubblico durante gare tra tragediografi in cui una giuria popolare attribuiva premi alle opere migliori. Ogni autore presentava solitamente una trilogia (ossia tre tragedie tra loro collegate nell’argomento) e una satira (ossia una parodia della trilogia), che venivano rappresentate nell’arco di un’intera giornata. I maggiori tragediografi greci furono: Eschilo (525-456 a.C.), Sofocle (496- a.C.), Euripide (485-406 a.C.). La tragedia greca raggiunse la sua configurazione definitiva nel V secolo a.C., divenendo la forma classica che fu in seguito assunta come modello di riferimento in tutta la storia del teatro. La struttura Prologo («discorso che precede»), costituito da un monologo o da un dialogo e informa il pubblico sugli antefatti della vicenda Parodo («canto d’ingresso») entra in scena il coro dai due corridoi laterali, andando poi a collocarsi nell’orchestra Episodi, contengono le parti dialogate tra gli attori. Originariamente l’attore era uno solo e dialogava con il coro, ma viene attribuita ad Eschilo l’inserimento del secondo

attore e a Sofocle del terzo. Nel dialogo interviene anche il coro, di solito con brevi battute di commento affidate al corifeo , ossia il capocoro. Gli episodi sono intervallati dagli stasimi. Stasimo («canto solenne»), il canto corale che chiude ciascun episodio, subito dopo l’uscita degli attori; può esprimere un commento all’episodio o riflessioni etiche generali. Esodo («canto d’uscita»), uscita del coro, spesso attraverso l’utilizzo del deus ex machina , ovvero di un personaggio divino che viene calato sulla scena mediante una macchina teatrale per risolvere la situazione quando l’azione è tale che i personaggi non hanno più vie d’uscita. Le caratteristiche Attraverso una progressiva evoluzione nel tempo, la tragedia greca assunse i seguenti caratteri definitivi: nell’azione drammatica erano coinvolti uomini e dèi; i protagonisti appartenevano a un rango sociale elevato; la vicenda rappresentata era nota a tutti, in quanto tratta dal patrimonio culturale comune; venivano affrontati argomenti che mettevano in campo valori universali, comuni all’esperienza di ogni uomo e alla vita di ogni società, quali l’amore, l’odio, il rapporto fra bene e male, il contrasto tra pace e guerra, la necessità di obbedire al volere degli dèi e del destino; una catastrofe ribaltava a un certo punto la vicenda inizialmente positiva e rassicurante, provocando rovina, morte e laceranti conflitti tra personaggi; il protagonista infrangeva un divieto divino e di conseguenza doveva espiare la propria colpa; tale infrazione costituiva quasi sempre la causa della catastrofe; lo stile poetico era molto elevato, caratterizzato da un registro linguistico alto e dalla ricerca della perfezione formale Nella Poetica di Aristotele (confronto l'epica e la tragedia), egli indica la paura e la pietà come i sentimenti specifici che lo spettacolo tragico deve destare negli spettatori; tali sentimenti, secondo il filosofo, hanno origine dall'immedesimazione nell'azione drammatica a cui si accompagna un processo di purificazione («catarsi»), in quanto la tensione, dopo essere giunta al culmine, si allenta, provocando in chi assiste allo spettacolo un senso di liberazione rasserenante. Aristotele attribuisce dunque alla tragedia una funzione educativa e morale. Eschilo Eschilo nacque nel 525 a.C. a Eleusi, vicino Atene, da una famiglia aristocratica. Iniziò la sua attività di poeta tragico in un'Atene democratica, ma partecipò in due famose battaglie durante le guerre Persiane: la battaglia di Maratona e la battaglia di Salamina. Successivamente si recò a Siracusa presso la corte di Ierone, dove il teatro già esisteva, dopo essere tornato in patria per pochi anni, si trasferì nuovamente in Sicilia, a Gela, dove morì nel 456 a. C. Le opere complete che ci restano sono sette: Persiani, Sette contro Tebe, Supplici, Prometeo ingannato e l’Orestea (Agamennone, Coefore, Eumenidi). Le tragedie di Eschilo non si focalizzano su un solo personaggio, ma su una storia collettiva che ha sempre come sfondo la polis di Atene. La grandezza del drammaturgo sta proprio nel saper raggiungere una grande varietà di temi, che si ricompongono in un’architettura complessa dal linguaggio alto, difficile e ricco di invenzioni verbali. Una delle innovazioni nelle tragedie di Eschilo è quella del secondo attore, che permette di osservare due punti di vista diversi. I personaggi sono stilizzati e presentano un solo lato della loro personalità. Nelle tragedie di Eschilo gli uomini spesso si scontrano con forze invisibili che limitano la loro autonomia, come ad

Eteocle e Polinice si sono uccisi a vicenda, e Creonte, il nuovo re di Tebe, ordina che il corpo di Polinice non fosse seppellito. Ma la sorella Antigone decide di andare contro il re e di seppellirlo. Creonte la condanna a morte e la fa seppellire viva: ma grazie alle premonizioni dell’indovino Tiresia, Creonte decide di liberarla, ma Antigone si è già impiccata, quindi Emone, dopo aver maledetto il padre si uccide. Dopo esser venuta a conoscenza dell’accaduto anche Euridice, la moglie di Creonte, si toglie la vita, lasciando Creonte solo.  In questa tragedia vediamo un conflitto tra famiglia e Stato, due parti che vogliono entrambe imporre le loro leggi. Il sentimento della “filia” è così forte da portare Antigone a ribellarsi all’autorità patriarcale, per difendere il “ghenos” (membro della famiglia). Trachinie La moglie di Eracle Deianira, a Trachis, aspetta il ritorno dello sposo, ma viene a sapere che finalmente Eracle sta per tornare dopo aver conquistato la città di Ecalia. Deianira viene però a sapere che ha compiuto questa azione per amore di Iole, allora la donna, tormentata dalla gelosia, manda un abito intriso di un filtro d’amore donatogli dal centauro Nesso al marito che viene però colto da spasmi. Deianira allora si uccide ed Eracle, moribondo darà ordine al figlio di sposare Iole e chiede di essere portato sulla pira, per poi diventare immortale. Edipo re Edipo, re di Tebe, ha avuto in moglie sua madre Giocasta, vedova di Laio. Per porre fine all’epidemia scoppiata in città, consulta l’oracolo di Apollo, che spiega che il male cesserà quando sarà trovato l’assassinio del precedente sovrano, Laio. Edipo viene accusato da Tiresia di avere ucciso il padre lontano da casa all’incrocio di tre vie. Edipo viene confortato dalla moglie Giocasta, ma inizia a temere quando capisce di essere il figlio solo adottivo di Polibo, re di Corinto. Giocasta intuisce la verità e si uccide, mentre Edipo di acceca. Creonte, il nuovo reggente di Tebe, fa riportare Edipo nella reggia. Elettra La scena è a Micene. Oreste si prepara alla vendetta per l’uccisione di Agamennone. Sopraggiunge sua sorella Elettra, che anni prima lo aveva affidato ad un amico. Oreste e Elettra decidono di organizzare la vendetta: Oreste uccide Clitemnestra e successivamente il suo amante Egisto. Filottete Filottete vive da anni sull’isola di Lemno dove era stato abbandonato dai compagni durante il viaggio verso Troia per non contaminarsi con la sua ferita infetta di una vipera. Per espugnare Troia però è necessario il suo arco, una volta appartenuto a Eracle, così Odisseo e Neottolemo giungono a Lemno per prenderlo. I due attuano un piano in modo che Neottolemo riesca a prendere l’arco, ma, colto dalla pena per aver ingannato un malato, decide di ridargli l’arma che era stata nel frattempo presa da Odisseo. Solo l'intervento di Eracle ex machina sblocca la situazione, Filottete viene convinto che a Troia la ferita sarà guarita, così questo accetta di imbarcarsi verso Troia. Edipo a Colono A Colono arriva il vecchio e cieco Edipo, guidato dalla figlia Antigone. Gli abitanti di Colono vorrebbero allontanarlo, ma il re di Atene Teseo decide di aiutarlo e proteggerlo. L’altra figlia Ismene sopraggiunge annunciando che Eteocle e Polinice

sono in lotta. Così arriva Creonte, che vuole che Edipo torni in patria, ma lui rifiuta, così Creonte prende in ostaggio le figlie. Ma Teseo interviene e riporta le figlie al padre. Polinice cerca l’appoggio paterno, ma Edipo lo maledice e muore.