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Guida alla Divina Commedia, Giorgio Inglese, Appunti di Letteratura Italiana

Riassunto del libro "Guida alla Divina Commedia" di Giorgio Inglese

Tipologia: Appunti

2019/2020

In vendita dal 19/09/2020

Giulytampa
Giulytampa 🇮🇹

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DANTE: GUIDA ALLA DIVINA COMMEDIA, GIORGIO INGLESE
1)ALLEGORIA FONDAMENTALE E UNITÀ NARRATIVA
I CANTI PROEMIALI (IF I e II): il primo verso della Commedia (nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura) fissa il tempo in
cui si svolge l’azione, ovvero l’acmè della vita di un uomo (35 anni), il luogo, simbolo del peccato e la presenza di un io narrante, l’dentità del quale viene
rivelata per gradi e di cui si svela il nome solo nel Pg XXX da parte di Beatrice. Inoltre in If XXI si dichiara quanti anni siano passati dalla morte di Cristo,
da cui deduciamo che l’anno del viaggio è il 1300, quando fu indetto il primo giubileo da Bonifacio VIII. Dal verbo “mi ritrovai” si capisce che il
personaggio fosse immerso in un sonno quando perse la “verace o dritta via”. Quando esce dalla selva e prova a salire su un colle illuminato dal sole,
simbolo di Dio, viene fermato da tre fiere: una lonza, un pardo indefinito dalla pelle screziata che rappresenta la lussuria, un leone, simbolo di superbia e,
la più pericolosa, una lupa, ovvero la cupidigia, che lo fa ripiombare nell’oscurità. L’apparizione di Virgilio cambia l’atmosfera e il poeta afferma che la
lupa continuerà a impedire di salire il monte finchè non sarà uccisa da un veltro. Gli ipotesti sono numerosi: la selva è indicata nelle Confessioni di
sant’Agostino come la vita afflitta dai peccati, la verace via è Cristo, che, come dice nel vangelo è la via, la verità e la vita, le bestie sono nominate nella
Bibbia e simboleggiano le tentazioni diaboliche. L’identità del veltro rimane misteriosa ancora oggi agli esegeti, ma nel Purgatorio è svelato che è un
erede dell’Aquila, cioè di un imperatore romano. Dal “nostra” si deduce che la condizione di Dante personaggio trascende la dimensione di individualità in
quanto è rappresentante della perdizione dell’umanità. In quel momento storico, infatti, la chiesa era corrotta e la massima esponente della cupidigia, per
la quale si era inimicata l’impero. Virgilio annuncia quindi che la Provvidenza divina si aspetta qualcuno che superi quel peccato ristabilendo la giustizia e
la pace. Il viaggio di conoscenza e di liberazione morale avviene attraverso l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso, in cui però sarà accompagnato da una
guida “più degna”, ovvero Beatrice. I due sono simbolo di Ragione e Rivelazione. Nel secondo canto Virgilio riesce a vincere la viltà di Dante che teme di
essere folle dicendo che è assistito da tre donne beate e che è stata Beatrice a chiamarlo nel Limbo. Dante afferma di non essere nè Enea, fondatore
dell’Impero, nè san Paolo, fondatore della Chiesa, tuttavia lo è perchè il suo poema porterà felicità terrene agli uomini e sarà di conforto alla fede. Sia
Beatrice nel Paradiso Terrestre sia San Pietro in Paradiso lo esortano a scrivere ciò che vede.
IL VIAGGIO
CALENDARIO: l’inizio della commedia è in medias res, come nell’Eneide, mentre l’antefatto nella commedia è accennato nel Purgatorio durante lo
scambio di colpe con Beatrice, ma nell’Eneide occupa due canti. La cronologia del viaggio pare serratissima dalle allusioni presenti nel poema: esce dalla
selva il 25 Marzo 1300, anniversario della morte di Cristo avvenuta nel 34, la descensus per Inferos inizia lo stesso giorno al tramonto. Il periodo di
purificazione nell’antipurgatorio inizia il 27 e termina il 30. Nel Purgatorio il cammino si svolge più lentamente perchè, come è detto nel Vangelo, non si
può salire senza essere illuminati dal sole. Dopo 19 ore di ascensione per i cieli fisici, il tempo passato nell’Empireo è mistico e non misurabile.
INFERNO: i peccatori sono puniti per contrappasso, ovvero una simmetria tra peccato e punizione. Viaggiano dall’antiinferno degli ignavi, trapassano
l’Acheronte con Caronte fino al Limbo. Le anime dei peccatori sono giudicate e mandate nei cerchi corrispondenti al peccato da Minosse. Passano dai
lussuriosi, golosi, avari e prodighi. Nella palude di Stige incontrano gli iracondi e gli accidiosi. Nella città di Dite incontrano eretici(epicurei), gli omicidi
immersi nel Flegetonte, i suicidi si trovano come arbusti nella selva, insieme agli scialacquatori. Una pioggia di fuoco colpisce i bestemmiatori, i sodomiti
e gli usurai. Gerione li trasporta nelle Malebolge, dove sono puniti seduttori, ruffiani, adulatori, simoniaci, indovini, barattieri, ipocriti, ladri, consiglieri
fraudolenti, i seminatori di scismi e discordie e i falsari. Nel ghiaccio del fiume Cocìto sono puniti i traditori (Caìna, Antenòra, Tolomea e Giudecca).
Proseguono fino a raggiungere il punto più basso del cosmo, dove Lucifero divora Bruto, Cassio e Giuda, per poi passare nell’altro emisfero da un cunicolo
e rivedere le stelle.
PURGATORIO: sulla spiaggia del Purgatorio incontra Catone, guardiano ed esempio di libertà morale. È purificato e scortato all’Antipurgatorio. Nel
sonno è trasportato da Santa Lucia alle porte dove gli sono incise 7 p, corrispondenti a 7 vizi capitali. Arrivato in cima ai 7 gironi attraversa il muro del
fuoco e giunge all’Eden, dove avviene il cambio di guida. Si confessa e si immerge nel fiume Lete e nell’Eunoè, pronto a salire alle stelle.
PARADISO: dall’Eden ascendono alla sfera del fuoco e infine ai cieli concentrici chiamati come il pianeta che contengono e mossi da schiere angeliche. I
beati si presentano a Dante personaggio nel cerchio che influenzò le loro qualità per la narrazione, ma in realtà risiedono tutti nell’Empireo. Nel cielo
delle stelle assistono al trionfo di Cristo e Maria e Dante viene esaminato nel possesso delle virtù teologali: Pietro per la Fede, Giacomo per la Speranza e
Giovanni per la Carità. Dal primo mobile arrivano all’Empireo, cielo metafisico che ha luogo nella mente di Dio. I beati sono posti in un anfiteatro a forma
di rosa e al centro Dio. Avviene l’ultimo cambio di guida: il mistico Bernardo di Chiaravalle chiede a Maria che possa avvenire la visio dei attraverso una
preghiera. La visione può essere descritta solo in maniera schematica e allusiva da Dante, al quale cede la memoria per la grandezza ricevuta.
2)L’INVENZIONE STRUTTURALE
DATA DI COMPOSIZIONE: nella Vita Nuova è già contenuta l’idea di scrivere un’opera per lodare Beatrice. Boccaccio afferma nel Trattatello che i primi
sette canti dell’Inferno furono composti prima dell’esilio, tuttavia il canto VI lo smentisce perchè Ciacco profetizza la rovina dei Bianchi nel 1302. Nel
1307 interruppe la scrittura del Convivio e del DVE e nessuna prova colloca l’inizio della Commedia prima di quella data. Alcuni canti poterono essere
letti in anteprima da amici e corrispondenti e dalle allusioni presenti nell’opera deduciamo che l’Inferno venne terminato almeno nel 1314 per la profezia
della morte di Clemente V, nelPurgatorio viene nominata la battaglia di Montecatini del 1315 e per il Paradiso sappiamo solo che ci lavorò 15 anni.
Secondo Boccaccio gli ultimi canti del Pd iniziarono a circolare molto dopo la sua morte.
“TITOLO” E GENERE: l’opera era cnosciuta come Comedìa con la pronuncia grecizzante o Comedia con quella toscana, titolo scelto da Dante per
alludere allo stile e all’utlizzo del volgare. L’opera si opponeva alla “tragedia” di Virgilio, cioè l’Eneide, come dice in un passo dell’Inferno, sia perchè il
protagonista non è un eroe, m un uomo comune, sia per la lingua, il volgare fiorentino, sia per lo stile non elevato. Il modello del poema sono le Sacre
Scritture, in particolare quella profetica e vangelica. Molto spesso infatti alcuni versi sono modellati su quelli biblici, che variano da estremamente
realistici a candidi. Nell’Epistola a Cangrande spiega che il titolo è dovuto all’andamento del poema, da una situazione difficile al lieto fine, e al modus
loquendi, ovvero il volgare e lo stile dimesso e umile. Inoltre nella corrispondenza con Giovanni del Virgilio si riferisce al volgare con l’espressione
“comica verba”. Con questo titolo, quindi, può parlare di tutti gli aspetti della realtà in tutti i toni della poesia. L’aggettivo “divina” si trova per la prima
volta in Boccaccio e viene tradizionalmente inserito nei titoli di tutte le edizioni a partire dal 1555 (Ludovico Dolce)
MODELLI: LA LETTERATURA VISIONARIA DELL’ENEIDE: ci sono molte corrispondenze tra la Commedia e una tradizione di testi riguardanti
viaggi nell’Oltretomba, come la visio Pauli (V sec), la Visione di Alberico da Montecassino (XII) e il Libro della scala, un testo arabo-spagnolo su Maometto.
Tuttavia Dante, che probabilmente ne conosceva alcuni, si professa come il primo dei “moderni” a cui Dio concesse una tale impresa, dopo la catabasi di
Enea agli Inferi. secondo l’autore, infatti, la discesa era realmente avvenuta per favorire la fondazione dell’Impero. Dante riprende la caratteristiche
dell’inferno virgiliano e, in particolare nel Limbo e nell’Eden, dei campi Elisi. Inoltre rimodula l’incontro con il suo trisavolo e la rivelazione del suo
destino su quello di Enea e Anchise.
L’ALDILÀ DANTESCO: il numero 9 è una costante per i gironi, le cornici (antipurgatorio e Eden) e i cieli. La visione del cosmo è Tolemaica.
INFERNO: è una voragine conica a gradoni che arriva fino al centro della terra. La sua porta è situata nei pressi di Gerusalemme e per le pene Dante si
ispirò all’Etica di Aristotele. Nell’Antiinferno hanno sede gli ignavi, che non scelsero mai nè bene nè male. Dopo il fiume dell’Acheronte su cui Caronte
traghetta le anime, nel primo cerchio c’è il Limbo, in cui risiedono i bambini non battezzati e chi visse prima della fede cristiana, con l’unica pena di vivere
senza poter contemplare Dio. Dal secondo al quinto cerchio sono puniti coloro che furono incapaci di contenere i propri sensi: lussuriosi, golosi, avari e
prodighi, iracondi e accidiosi. Questi utlimi sono immersi nella palude di Stige, alla sponda del quale si trovano le mura della città di Dite, da cui si accede
al basso inferno, sede delle anime più nere e degli angeli decaduti in diavoli. I custodi di questi cerchi sono personaggi mitologici (Minosse, Cerbero, Pluto,
Flegiàs). Il sesto cerchio è per gli eretici, il settimo per i violenti e l’ottavo per i fraudolenti, disposti nelle “bolge”, ovvero dieci fosse concentriche. Il nono
cerchio è per i traditori ed è un pozzo in fondo al quale si trova il fiume Cocìto congelato. Lucifero è al centro della terra. Il collegamento con il Purgatorio
è un ruscello sotterraneo.
PURGATORIO: è l’unico dei tre regni a non essere eterno, ma è destinato a finire nel giorno del Giudizio. Pare che la montagna circondata dall’Oceano
sia un’idea originale di Dante. Tutte le anime salve sono portate dalle sponde del Tevere alla spiaggia del monte purgatoriale, dove incontrano Catone
l’Uticense. Nell’Antipurgatorio le anime negligenti e gli scomunicati attendono prima dell’ascesa. Alla porta del Purgatorio, un angelo vicario di San Pietro
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DANTE: GUIDA ALLA DIVINA COMMEDIA, GIORGIO INGLESE

1)ALLEGORIA FONDAMENTALE E UNITÀ NARRATIVA

I CANTI PROEMIALI (IF I e II): il primo verso della Commedia (nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura) fissa il tempo in

cui si svolge l’azione, ovvero l’acmè della vita di un uomo (35 anni), il luogo, simbolo del peccato e la presenza di un io narrante, l’dentità del quale viene rivelata per gradi e di cui si svela il nome solo nel Pg XXX da parte di Beatrice. Inoltre in If XXI si dichiara quanti anni siano passati dalla morte di Cristo, da cui deduciamo che l’anno del viaggio è il 1300, quando fu indetto il primo giubileo da Bonifacio VIII. Dal verbo “mi ritrovai” si capisce che il personaggio fosse immerso in un sonno quando perse la “verace o dritta via”. Quando esce dalla selva e prova a salire su un colle illuminato dal sole, simbolo di Dio, viene fermato da tre fiere: una lonza, un pardo indefinito dalla pelle screziata che rappresenta la lussuria, un leone, simbolo di superbia e, la più pericolosa, una lupa, ovvero la cupidigia, che lo fa ripiombare nell’oscurità. L’apparizione di Virgilio cambia l’atmosfera e il poeta afferma che la lupa continuerà a impedire di salire il monte finchè non sarà uccisa da un veltro. Gli ipotesti sono numerosi: la selva è indicata nelle Confessioni di sant’Agostino come la vita afflitta dai peccati, la verace via è Cristo, che, come dice nel vangelo è la via, la verità e la vita, le bestie sono nominate nella Bibbia e simboleggiano le tentazioni diaboliche. L’identità del veltro rimane misteriosa ancora oggi agli esegeti, ma nel Purgatorio è svelato che è un erede dell’Aquila, cioè di un imperatore romano. Dal “nostra” si deduce che la condizione di Dante personaggio trascende la dimensione di individualità in quanto è rappresentante della perdizione dell’umanità. In quel momento storico, infatti, la chiesa era corrotta e la massima esponente della cupidigia, per la quale si era inimicata l’impero. Virgilio annuncia quindi che la Provvidenza divina si aspetta qualcuno che superi quel peccato ristabilendo la giustizia e la pace. Il viaggio di conoscenza e di liberazione morale avviene attraverso l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso, in cui però sarà accompagnato da una guida “più degna”, ovvero Beatrice. I due sono simbolo di Ragione e Rivelazione. Nel secondo canto Virgilio riesce a vincere la viltà di Dante che teme di essere folle dicendo che è assistito da tre donne beate e che è stata Beatrice a chiamarlo nel Limbo. Dante afferma di non essere nè Enea, fondatore dell’Impero, nè san Paolo, fondatore della Chiesa, tuttavia lo è perchè il suo poema porterà felicità terrene agli uomini e sarà di conforto alla fede. Sia Beatrice nel Paradiso Terrestre sia San Pietro in Paradiso lo esortano a scrivere ciò che vede.

IL VIAGGIO

CALENDARIO: l’inizio della commedia è in medias res , come nell’Eneide, mentre l’antefatto nella commedia è accennato nel Purgatorio durante lo

scambio di colpe con Beatrice, ma nell’Eneide occupa due canti. La cronologia del viaggio pare serratissima dalle allusioni presenti nel poema: esce dalla selva il 25 Marzo 1300, anniversario della morte di Cristo avvenuta nel 34, la descensus per Inferos inizia lo stesso giorno al tramonto. Il periodo di purificazione nell’antipurgatorio inizia il 27 e termina il 30. Nel Purgatorio il cammino si svolge più lentamente perchè, come è detto nel Vangelo, non si può salire senza essere illuminati dal sole. Dopo 19 ore di ascensione per i cieli fisici, il tempo passato nell’Empireo è mistico e non misurabile.

INFERNO: i peccatori sono puniti per contrappasso, ovvero una simmetria tra peccato e punizione. Viaggiano dall’antiinferno degli ignavi, trapassano

l’Acheronte con Caronte fino al Limbo. Le anime dei peccatori sono giudicate e mandate nei cerchi corrispondenti al peccato da Minosse. Passano dai lussuriosi, golosi, avari e prodighi. Nella palude di Stige incontrano gli iracondi e gli accidiosi. Nella città di Dite incontrano eretici(epicurei), gli omicidi immersi nel Flegetonte, i suicidi si trovano come arbusti nella selva, insieme agli scialacquatori. Una pioggia di fuoco colpisce i bestemmiatori, i sodomiti e gli usurai. Gerione li trasporta nelle Malebolge, dove sono puniti seduttori, ruffiani, adulatori, simoniaci, indovini, barattieri, ipocriti, ladri, consiglieri fraudolenti, i seminatori di scismi e discordie e i falsari. Nel ghiaccio del fiume Cocìto sono puniti i traditori (Caìna, Antenòra, Tolomea e Giudecca). Proseguono fino a raggiungere il punto più basso del cosmo, dove Lucifero divora Bruto, Cassio e Giuda, per poi passare nell’altro emisfero da un cunicolo e rivedere le stelle.

PURGATORIO: sulla spiaggia del Purgatorio incontra Catone, guardiano ed esempio di libertà morale. È purificato e scortato all’Antipurgatorio. Nel

sonno è trasportato da Santa Lucia alle porte dove gli sono incise 7 p, corrispondenti a 7 vizi capitali. Arrivato in cima ai 7 gironi attraversa il muro del fuoco e giunge all’Eden, dove avviene il cambio di guida. Si confessa e si immerge nel fiume Lete e nell’Eunoè, pronto a salire alle stelle.

PARADISO: dall’Eden ascendono alla sfera del fuoco e infine ai cieli concentrici chiamati come il pianeta che contengono e mossi da schiere angeliche. I

beati si presentano a Dante personaggio nel cerchio che influenzò le loro qualità per la narrazione, ma in realtà risiedono tutti nell’Empireo. Nel cielo delle stelle assistono al trionfo di Cristo e Maria e Dante viene esaminato nel possesso delle virtù teologali: Pietro per la Fede, Giacomo per la Speranza e Giovanni per la Carità. Dal primo mobile arrivano all’Empireo, cielo metafisico che ha luogo nella mente di Dio. I beati sono posti in un anfiteatro a forma di rosa e al centro Dio. Avviene l’ultimo cambio di guida: il mistico Bernardo di Chiaravalle chiede a Maria che possa avvenire la visio dei attraverso una preghiera. La visione può essere descritta solo in maniera schematica e allusiva da Dante, al quale cede la memoria per la grandezza ricevuta.

2)L’INVENZIONE STRUTTURALE

DATA DI COMPOSIZIONE: nella Vita Nuova è già contenuta l’idea di scrivere un’opera per lodare Beatrice. Boccaccio afferma nel Trattatello che i primi

sette canti dell’Inferno furono composti prima dell’esilio, tuttavia il canto VI lo smentisce perchè Ciacco profetizza la rovina dei Bianchi nel 1302. Nel 1307 interruppe la scrittura del Convivio e del DVE e nessuna prova colloca l’inizio della Commedia prima di quella data. Alcuni canti poterono essere letti in anteprima da amici e corrispondenti e dalle allusioni presenti nell’opera deduciamo che l’Inferno venne terminato almeno nel 1314 per la profezia della morte di Clemente V, nelPurgatorio viene nominata la battaglia di Montecatini del 1315 e per il Paradiso sappiamo solo che ci lavorò 15 anni. Secondo Boccaccio gli ultimi canti del Pd iniziarono a circolare molto dopo la sua morte.

“TITOLO” E GENERE: l’opera era cnosciuta come Comedìa con la pronuncia grecizzante o Comedia con quella toscana, titolo scelto da Dante per

alludere allo stile e all’utlizzo del volgare. L’opera si opponeva alla “tragedia” di Virgilio, cioè l’Eneide, come dice in un passo dell’Inferno, sia perchè il protagonista non è un eroe, m un uomo comune, sia per la lingua, il volgare fiorentino, sia per lo stile non elevato. Il modello del poema sono le Sacre Scritture, in particolare quella profetica e vangelica. Molto spesso infatti alcuni versi sono modellati su quelli biblici, che variano da estremamente realistici a candidi. Nell’ Epistola a Cangrande spiega che il titolo è dovuto all’andamento del poema, da una situazione difficile al lieto fine, e al modus loquendi , ovvero il volgare e lo stile dimesso e umile. Inoltre nella corrispondenza con Giovanni del Virgilio si riferisce al volgare con l’espressione “comica verba”. Con questo titolo, quindi, può parlare di tutti gli aspetti della realtà in tutti i toni della poesia. L’aggettivo “divina” si trova per la prima volta in Boccaccio e viene tradizionalmente inserito nei titoli di tutte le edizioni a partire dal 1555 (Ludovico Dolce)

MODELLI: LA LETTERATURA VISIONARIA DELL’ENEIDE: ci sono molte corrispondenze tra la Commedia e una tradizione di testi riguardanti

viaggi nell’Oltretomba, come la visio Pauli (V sec), la Visione di Alberico da Montecassino (XII) e il Libro della scala , un testo arabo-spagnolo su Maometto. Tuttavia Dante, che probabilmente ne conosceva alcuni, si professa come il primo dei “moderni” a cui Dio concesse una tale impresa, dopo la catabasi di Enea agli Inferi. secondo l’autore, infatti, la discesa era realmente avvenuta per favorire la fondazione dell’Impero. Dante riprende la caratteristiche dell’inferno virgiliano e, in particolare nel Limbo e nell’Eden, dei campi Elisi. Inoltre rimodula l’incontro con il suo trisavolo e la rivelazione del suo destino su quello di Enea e Anchise.

L’ALDILÀ DANTESCO: il numero 9 è una costante per i gironi, le cornici (antipurgatorio e Eden) e i cieli. La visione del cosmo è Tolemaica.

INFERNO: è una voragine conica a gradoni che arriva fino al centro della terra. La sua porta è situata nei pressi di Gerusalemme e per le pene Dante si

ispirò all’ Etica di Aristotele. Nell’Antiinferno hanno sede gli ignavi, che non scelsero mai nè bene nè male. Dopo il fiume dell’Acheronte su cui Caronte traghetta le anime, nel primo cerchio c’è il Limbo, in cui risiedono i bambini non battezzati e chi visse prima della fede cristiana, con l’unica pena di vivere senza poter contemplare Dio. Dal secondo al quinto cerchio sono puniti coloro che furono incapaci di contenere i propri sensi: lussuriosi, golosi, avari e prodighi, iracondi e accidiosi. Questi utlimi sono immersi nella palude di Stige, alla sponda del quale si trovano le mura della città di Dite, da cui si accede al basso inferno, sede delle anime più nere e degli angeli decaduti in diavoli. I custodi di questi cerchi sono personaggi mitologici (Minosse, Cerbero, Pluto, Flegiàs). Il sesto cerchio è per gli eretici, il settimo per i violenti e l’ottavo per i fraudolenti, disposti nelle “bolge”, ovvero dieci fosse concentriche. Il nono cerchio è per i traditori ed è un pozzo in fondo al quale si trova il fiume Cocìto congelato. Lucifero è al centro della terra. Il collegamento con il Purgatorio è un ruscello sotterraneo.

PURGATORIO: è l’unico dei tre regni a non essere eterno, ma è destinato a finire nel giorno del Giudizio. Pare che la montagna circondata dall’Oceano

sia un’idea originale di Dante. Tutte le anime salve sono portate dalle sponde del Tevere alla spiaggia del monte purgatoriale, dove incontrano Catone l’Uticense. Nell’Antipurgatorio le anime negligenti e gli scomunicati attendono prima dell’ascesa. Alla porta del Purgatorio, un angelo vicario di San Pietro

incide le 7 p. Le pene sono infatti pensate in base ai peccati capitali: nelle sette cornici, ciascuna vigilata da un angelo, sono puniti superbia, invidia, ira, accidia, avarizia, gola e lussuria. Tutte le anime purificate arrivano all’Eden, si bagnano nel Lete e nell’Eunoè e ascendono al Paradiso.

PARADISO: gli angeli sono responsabili del movimento dei nove cerchi concentrici in cui Dante immagina che si mostrino le anime dei beati, che in

realtà stanno nell’Empireo, un cielo non fisico, posto in una dimensione aldilà dello spazio e del tempo. La loro beatitudine consiste nel godere della presenza di Dio con una intensità che dipende dalla volontà divina.

ANTICHI E MODERNI: Dante percepiva la Commedia come una nuova Eneide, tanto che definì il proprio poema “sacro” come era stato definito quello

virgiliano da Macrobio. Virgilio viene definito come “duca” e come “padre” e percepito come maestro spirituale e poetico. La sua aemulatio non si limitava solo a ricalcare i versi, a volte anche traducendoli letteralmente, ma a ripetere la complessità che caratterizza l’Eneide. Inoltre virgilio canta la felicità di un mondo prima della Redenzione, Dante canta a un mondo preso dal male e vicino al riscatto. Il loro rapporto era considerato dal poeta come uguale a quello tra Virgilio e Omero. Altri modelli furono Lucano (Farsaglia) e Stazio (Tebaide).

L’ “IO” CRISTIANO: la novità rispetto ai tre modelli è la narrazione in prima persona, sui modelli del Roman de La Rose di Guillarme e del Tesoretto di

Brunetto Latini. Tuttavia è il primo caso in cui il narratore diventa personaggio protagonista a tutti gli effetti del poema. L’io lirico storicizzato e personalizzato in chiave cristiana è quello della Vita Nuova , anche se era più concentrato sull’amore e l’amicizia. Il modello sono le Confessioni di Sant’Agostino, una storia di sviamento e di conversione che appartengono all’autore, all’umanità e a ognuno, così come lo è la Commedia. Etienne Gilson

afferma che un personaggio dantesco conserva della propria realtà storica solo ciò che è richiesto dalla sua funzione di personaggio.

SIMBOLISMO NUMERICO E ARCHITETTURA DEL POEMA: Dante doveva capire come seguire il modello virgiliano con il metro, esametro, e la

struttura del poema, bipartita in una esade di viaggi e una di guerra. Decise di utilizzare una strofa di endecasillabi, erede dall’ode saffica (sotto probabile influenza del poemetto Fiore) e, in base alla materia narrata, di dividere il poema in tre cantiche. I riferimenti simbolici legati ai numeri sono diversi: tre cantiche di 33 canti ciascuna (e 1 introduttivo all’Inferno) per simboleggiare l’onnipresenza di Dio, il numero (100) complessivo di canti, invece, rappresenta la perfezione del Creato.

3) STORIA E PROFEZIA

SENSO LETTERALE E MISTICO: la Commedia si caratterizza per una polisemia, ovvero ha più di un signficato. Si può distinguere infatti quello

letterale da quello allegorico o mistico

 DINAMICA DELLA LETTERA: basandosi sull’esegesi biblica medievale, secondo cui in episodi paralleli il più antico prefigura i successivi e

questi lo realizzano, la struttura dell’opera è dinamica grazie al ritorno di certi temi, spesso con parole chiave, e al chiarimento a distanza. Il “poema sacro” imita quindi le Sacre scritture con ripetizioni e antitesi. Tutto è collegato nella parabola della storia provvidenziale divina, concetto rispecchiato dall’ordine biblico. Così il tema dell’amore affrontato con i lussuriosi all’Inferno, è completato con il discorso di Virgilio nel Purgatorio XXII. Il tema politico si sviluppa in modo ascendente nei canti sesti. Nel poema si ripetono anche dei sistemi metaforici, ad esempio il mangiare come metafora del conoscere.

 L’ALLEGORIA: molti personaggi sono un’allegoria, e lo si capisce meglio con alcuni episodi. Ad esempio, Virgilio sconfitto alle porte di Dite è

spiegabile con il fatto che rappresenti la ragione e i paganesimo, che non bastano a vincere sul male. Anche molti episodi hanno un senso che

trascende quello letterale, come la processione del Carro nel XXXII del Purgatorio che simboleggia le vicende della Chiesa. Tuttavia non c’è nulla nel

significato mistico di più importante di quello che sia stato detto nel letterale, come dice Tommaso D’Aquino nella Summa Teologica.

VISIO E FICTIO: secondo la fictio, ovvero la finzione narrativa, Dante personaggio è andato, come un novello Enea, agli Inferi, ha scalato la montagna

purgatoriale e ha attraversato i cieli con il proprio corpo. Nell’Empireo invece, deduciamo da un’espressione mistica usata da San Bernardo, che fu rapito il suo spirito. Tuttavia i commentatori antichi si dividevano tra chi pensava che la creazione poetica fosse intellettuale e chi invece sosteneva che Dante avesse riportato un’esperienza straordinaria di contatto con il divino, una visio. Nel Purgatorio, ad esempio, Matelda afferma che gli antichi poeti poterono “sognare” delle verità storico-provvidenziali, e così anche il poeta moderno.

FIRENZE E L’ITALIA: Dante ripete nell’opera numerosi passi dei libri profetici dell’Antico Testamento: arriverà un profeta, che si può incarnare con un

personaggio storico, a annunciare i peccati per volontà divina e la giustizia regnerà. Il mondo di Dante è Firenze, ricordata con nostaglia e indignazione per l’aver mandato il poeta in esilio immeritatamente. Nel If VI Ciacco parla dei peccati che portarono Firenze a dividersi, ovvero superbia, invidia e cupidigia e nei canti di Cacciguida è ricordata la città antica, caratterizzata da trasparenza etica e serenità. Ma la decadenza morale fiorentina è un esempio particolare di uno spettacolo universale.

LA CHIESA E L’IMPERO: Dante tratta le sue considerazioni politiche nel Convivio , nella Monarchia e nel Purgatorio grazie al discorso di Marco

Lombardo. Afferma che è necessario un esecutore di giustizia poichè gli uomini, essendo dotati di libero arbitrio, puntano alle cose mondane. Inoltre non essendoci un imperatore, e poichè il papa non può amministrare la giusizia con perfetta equità perchè non è immune alla cupidgia e mira alle cose materiali, la bramosìa si diffonde tra le genti. L’imperatore-monarca è l’unico immune, mentre il papa è un pastore spirituale ispirato da Dio. Con la teoria dei due soli, quindi, spiega che chi detiene il potere spirituale non può avere anche quello temporale, altrimenti cade nella cupidigia. I due soli servono a illuminare le due vie della felicità, quella terrena e quella eterna. I versi dedicati alla degenerazione della Chiesa sono numerosi nella Commedia, anche riguardanti gli ordini mendicanti dei francescani, che attenuarono la regola dell povertà, e dei domenicani, che studiarono materie diverse dalla teologia. Inoltre in più occasioni Dante afferma che la donazione di Costantino sia falsa. Tuttavia l’ordine dei due soli dantesco è utopico.

GLI ULTIMI GIORNI: Dante è influenzato e si ispira all’interpretazione medievale dell’Apocalisse di san Giovanni. In Babilonia, ad esempio, vede la

chiesa corrotta a Roma e segue la divisione in età della storia umana di Gioachino da Fiore, secondo cui alla nostra età sarebbe succeduta quella del male e poi quella del trionfo dello spirito Santo. Anche la vittoria del Veltro sulla cupidigia e i mali che ne conseguono porta a un regno messianico apocalittico. Tuttavia l’esortazione etico-politica supera in molti passi la profezia: Dante chiama ad agire nella storia, e non ad aspettare che essa finisca. Sa che il trionfo del bene avverrà sotto il segno storico dell’Aquila, cioè nel popolo a cui Dio affidò l’Impero. L’enigma del canto purgatoriale del “Cinquecento dieci cinque”, assimilabile alla figura infernale del Veltro, si risolve attraverso i numeri romani: è anagramma per DVX o acronimo per Dominicus Christi Vinctus. Dio affida l’opera di redenzione a un erede dell’Aquila, cioè un imperatore romano, e il suo aiutante deve essere uno fedele all’Impero (come Cangrande della Scala)

4)QUESTIONI DI DOTTRINA

IL DESIDERIO NATURALE DI CONOSCERE: le figure del poeta e del filosofo si alternano nelle opere di Dante. Il tentativo della Commedia è quello di

unire il pensiero cristiano con la filosofia aristotelica. Infatti la strutturazione dell’Aldilà e l’idea del viaggio sono modellate sull’Etica aristotelica, oltre che sulla morale scolastica e la visione cosmologica tolemaica. Molti interventi di Beatrice, Virgilio e Stazio sono finalizzati a creare le basi di quella enciclopedia teologico-filosofica che doveva essere il Convivio, opera incompiuta come il DVE. Approfondisce invece il tema politico con la Monarchia e quello fisico-scientifico con la Questio de aqua et terra. Era attratto dal dibattito sulle tesi aristoteliche “radicali” formulate da Averroè, ma allo stesso tempo lo condannava, rimanendo legato alla posizione tradizionale di Tommaso d’Aquino. Seguendo una tesi tomistica, infatti, afferma che il desiderio naturale di conoscere non può essere soddisfatto nella vita terrena, ma solo vedendo il divino. Perciò le anime dannate non raggiungeranno mai la perfezione. Inoltre Tommaso dà priorità alla conoscenza più che all’amore.

LE MACCHIE LUNARI E IL SISTEMA DEL MONDO: nel secondo canto del Paradiso Dante interroga Beatrice sulle macchie lunari, questione che

aveva già affrontato nel Convivio. È affermato che la luminosità delle stelle dipende dalle virtù che contengono. Inoltre è fornita una spiegazione del sistema del mondo che riconduce la molteplicità del cosmo a un’unica forza, Dio, che lo ha creato e lo mantiene in vita. Infatti il moto dei cieli, da cui

dipende il mondo sensibile, è dovuto a delle schiere di angeli che riflettono la volontà del creatore.

L’ANIMA UMANA: nel canto XXV del Purgatorio Dante chiede a Stazio come fanno i dannati a essere puniti fisicamente. Con una posizione

antiaverroistica, Dante fa descrivere a Stazio come nasce un essere umano seguendo le nozioni dell’embriologia medievale e gli fa affermare che l’anima personale e intellettuale inserita da Dio nel feto si assimila alle preesistenti virtù, quella vegetativa e quella sensitiva. Quando il corpo muore, l’anima, immortale, si esprime nell’aria circostante e in questo modo i dannati patiscono le punizioni divine.

contro Dio dopo che i suoi concittadini furono sconfitti e si avverò il suo desiderio. Infine, in Pd III, Piccarda Donati, tra i manchevoli di voti nel cielo della luna, ricorda suo fratello Corso senza rancore, nonostante la abbia rapita dal convento delle Clarisse e costretta a un matrimonio combinato.

I SANTI: sono rappresentati come figure intellettuali e morali, che godono della piena felicità senza rimorsi. Infatti in Pd IX Folchetto da Marsiglia spiega

che dopo il pentimento i beati si compiacciono nel vedere il piano Provvidenziale da cui fu ordinata la loro vita. Le figure dantesche in quanto beate assumono un punto di vista più alto di quello terrestre: S. Bonaventura in vita ha combattuto Gioachino da Fiore ma in cielo celebra le sue profezie, così come S. Tommaso con le teorie averroistiche di Sigieri.

6)LA POESIA DEL MOLTEPLICE CONCRETO

LA RAPPRESENTAZIONE DELL’ALDILÀ: i dannati e le anime del Purgatorio sono rappresentati tramite un corpo fittizio, mentre i beati sono luce. Ci

sono anche personaggi mostruosi, dati dall’unione di elementi innaturali e naturali realistici, spesso con un significato simbolico o a imitazione di un’esperienza onirica. L’inferno è il regno della paura, una voragine buia, per l’assenza di luce/Dio, con burroni, fiumi di sangue o paludi. Spesso ci sono delle similitudini con luoghi famigliari o fantastici per potenziare l’effetto dell’immagine. Il Purgatorio, a differenza dell’inferno e del Paradiso, non è eterno e l’espiazione avviene nel tempo. Una delle sue caratteristiche è la luce. L’oggetto della visione paradisiaca è la luce intellettuale con cui si esprime il divino. Lo spettacolo celeste è descritto molto con similitudini, raffigurazioni complesse o, come la visio finale, la geometria mistica.

LE SIMILITUDINI: sono il mezzo principale per sintetizzare i vari aspetti del mondo umano e il mondo umano con quello naturale. Possono essere brevi

o occupare più terzine, simmetriche o asimmetriche, possono variare di registro linguistico e non tutte quelle infernali contengono un’immagine orrida e repulsiva. Attraverso le similitudini, anche le piante e gli animali vengono umanizzati. Le similitudini psicologiche (ex If I, E come quei che con lena affannata, uscito fuor del pelago a la riva, si volge a l'acqua perigliosa e guata, cos’ l’animo mio) sono delle introspezioni. Nessuna similitudine può essere tolta dal suo contesto e dalla sua situazione.

7)IL VIAGGIO DEL LETTERATO

“SESTO FRA COTANTO SENNO”: Dante pellegrino è anche un poeta che incontra e si confronta con altri poeti, entrando in una dimensione di critica e

autocritica letteraria. Nel canone che incontra di fronte al castello del canto IV ci sono Omero, Orazio, di cui è importante soprattutto l’Ars poetica più che le Satire, Ovidio e Lucano, oltre che Virgilio. Stazio, che rientrava certamente in quel canone, manca perchè, in quanto cristiano, era salvo, ma alla fine del Purgatorio assume un ruolo importante di guida nei confronti del viator. Dante si considera come successore dei cinque nominati nel Limbo “sì ch’io fui sesto tra cotanto senno” e nel Paradiso esterna la volontà di essere incoronato poeticamente nella sua città, di fronte al Battistero (Pd XXV).

FABBRI DEL PARLAR MATERNO: Il disdegno a cui si riferisce Dante nel If X non è chiaro se sia riferito a Virgilio, Beatrice o Dio. Potrebbe essere

collegato all’eresia del padre e quindi anche del figlio Guido Cavalcanti, e riferirsi a Dio. Oppure potrebbe alludere allo studio di Virgilio da parte dell’autore, quindi alla scelta classicista e al divorzio tra i due. Tuttavia cenni di poesia cavalcantiana sono presenti in tutta la Commedia. Cavalcanti è anche nominato nella balza dei superbi, XI Pg, dal miniatore Oderisi da Gubbio come colui che superò Guinizzelli nella poesia, allo stesso modo di Giotto con Cimabue. Dante parla dello stilnovo in Pg XXIV, nella cornice dei golosi, quando Bonagiunta da Lucca indica Dante come colui che scrisse “nove rime” da Donne ch’avete intelletto d’amore e il pellegrino risponde con la celebre definizione, che sottolinea l’importanza della dittatura d’Amore. Guinizzelli invece si trova nei lussuriosi e viene additato da Dante come padre (Pg XXVI) e a sua volta parla di Arnaut Daniel, il “miglior fabbro del parlar materno”. Nella stessa cornice si trovano il maestro delle rime dolci e quello delle aspre petrose. Per il ruolo paterno è attribuito al bolognese un antiguittonismo.

COMICA VERBA: tutte le esperienze liriche dantesche si ritrovano nella Commedia: lo stilnovismo si vede ad esempio nella descrizione di Matelda nel

paradiso terrestre (Pg XXVIII), le rime dure delle petrose, la poesia comico-realistica, come in If XXX nel litigio tra Mastro Adamo e Sinone. È tipico di Dante accostare stili diversi senza privarli delle loro caratteristiche originarie, tanto che si parla di “dantesco in Dante”. La verietà è una delle caratteristiche dell’opera, come le scelta di vocaboli inediti poeticamente. La scelta lessicale dantesca è estremamente rilevante: su una base fiorentina ci sono vocaboli in latino classico o biblico, frasi in latino (o sanguis meus Pd XV), frasi in provenzale (Pg XVI), altri volgari italiani e transalpini ed esperimenti comici. Le parole-rima per Dante hanno forte espressività oltre a essere portatrici di valori fonici, tecnici e semantici. Non a caso molti neologismi, derivati da necessità di precisione o di brevitas , si trovano nella sede della rima. Le rime si dividono tra dolci e aspre e chiocce, come le definisce l’autore stesso. L’allitterazione ha funzione normalmente enfatica e accentua la musicalità dei versi, che sono unitari. La cesura, infatti, non si nota di solito.