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Riassunto del libro "Guida alla Divina Commedia" di Giorgio Inglese
Tipologia: Appunti
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cui si svolge l’azione, ovvero l’acmè della vita di un uomo (35 anni), il luogo, simbolo del peccato e la presenza di un io narrante, l’dentità del quale viene rivelata per gradi e di cui si svela il nome solo nel Pg XXX da parte di Beatrice. Inoltre in If XXI si dichiara quanti anni siano passati dalla morte di Cristo, da cui deduciamo che l’anno del viaggio è il 1300, quando fu indetto il primo giubileo da Bonifacio VIII. Dal verbo “mi ritrovai” si capisce che il personaggio fosse immerso in un sonno quando perse la “verace o dritta via”. Quando esce dalla selva e prova a salire su un colle illuminato dal sole, simbolo di Dio, viene fermato da tre fiere: una lonza, un pardo indefinito dalla pelle screziata che rappresenta la lussuria, un leone, simbolo di superbia e, la più pericolosa, una lupa, ovvero la cupidigia, che lo fa ripiombare nell’oscurità. L’apparizione di Virgilio cambia l’atmosfera e il poeta afferma che la lupa continuerà a impedire di salire il monte finchè non sarà uccisa da un veltro. Gli ipotesti sono numerosi: la selva è indicata nelle Confessioni di sant’Agostino come la vita afflitta dai peccati, la verace via è Cristo, che, come dice nel vangelo è la via, la verità e la vita, le bestie sono nominate nella Bibbia e simboleggiano le tentazioni diaboliche. L’identità del veltro rimane misteriosa ancora oggi agli esegeti, ma nel Purgatorio è svelato che è un erede dell’Aquila, cioè di un imperatore romano. Dal “nostra” si deduce che la condizione di Dante personaggio trascende la dimensione di individualità in quanto è rappresentante della perdizione dell’umanità. In quel momento storico, infatti, la chiesa era corrotta e la massima esponente della cupidigia, per la quale si era inimicata l’impero. Virgilio annuncia quindi che la Provvidenza divina si aspetta qualcuno che superi quel peccato ristabilendo la giustizia e la pace. Il viaggio di conoscenza e di liberazione morale avviene attraverso l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso, in cui però sarà accompagnato da una guida “più degna”, ovvero Beatrice. I due sono simbolo di Ragione e Rivelazione. Nel secondo canto Virgilio riesce a vincere la viltà di Dante che teme di essere folle dicendo che è assistito da tre donne beate e che è stata Beatrice a chiamarlo nel Limbo. Dante afferma di non essere nè Enea, fondatore dell’Impero, nè san Paolo, fondatore della Chiesa, tuttavia lo è perchè il suo poema porterà felicità terrene agli uomini e sarà di conforto alla fede. Sia Beatrice nel Paradiso Terrestre sia San Pietro in Paradiso lo esortano a scrivere ciò che vede.
scambio di colpe con Beatrice, ma nell’Eneide occupa due canti. La cronologia del viaggio pare serratissima dalle allusioni presenti nel poema: esce dalla selva il 25 Marzo 1300, anniversario della morte di Cristo avvenuta nel 34, la descensus per Inferos inizia lo stesso giorno al tramonto. Il periodo di purificazione nell’antipurgatorio inizia il 27 e termina il 30. Nel Purgatorio il cammino si svolge più lentamente perchè, come è detto nel Vangelo, non si può salire senza essere illuminati dal sole. Dopo 19 ore di ascensione per i cieli fisici, il tempo passato nell’Empireo è mistico e non misurabile.
l’Acheronte con Caronte fino al Limbo. Le anime dei peccatori sono giudicate e mandate nei cerchi corrispondenti al peccato da Minosse. Passano dai lussuriosi, golosi, avari e prodighi. Nella palude di Stige incontrano gli iracondi e gli accidiosi. Nella città di Dite incontrano eretici(epicurei), gli omicidi immersi nel Flegetonte, i suicidi si trovano come arbusti nella selva, insieme agli scialacquatori. Una pioggia di fuoco colpisce i bestemmiatori, i sodomiti e gli usurai. Gerione li trasporta nelle Malebolge, dove sono puniti seduttori, ruffiani, adulatori, simoniaci, indovini, barattieri, ipocriti, ladri, consiglieri fraudolenti, i seminatori di scismi e discordie e i falsari. Nel ghiaccio del fiume Cocìto sono puniti i traditori (Caìna, Antenòra, Tolomea e Giudecca). Proseguono fino a raggiungere il punto più basso del cosmo, dove Lucifero divora Bruto, Cassio e Giuda, per poi passare nell’altro emisfero da un cunicolo e rivedere le stelle.
sonno è trasportato da Santa Lucia alle porte dove gli sono incise 7 p, corrispondenti a 7 vizi capitali. Arrivato in cima ai 7 gironi attraversa il muro del fuoco e giunge all’Eden, dove avviene il cambio di guida. Si confessa e si immerge nel fiume Lete e nell’Eunoè, pronto a salire alle stelle.
beati si presentano a Dante personaggio nel cerchio che influenzò le loro qualità per la narrazione, ma in realtà risiedono tutti nell’Empireo. Nel cielo delle stelle assistono al trionfo di Cristo e Maria e Dante viene esaminato nel possesso delle virtù teologali: Pietro per la Fede, Giacomo per la Speranza e Giovanni per la Carità. Dal primo mobile arrivano all’Empireo, cielo metafisico che ha luogo nella mente di Dio. I beati sono posti in un anfiteatro a forma di rosa e al centro Dio. Avviene l’ultimo cambio di guida: il mistico Bernardo di Chiaravalle chiede a Maria che possa avvenire la visio dei attraverso una preghiera. La visione può essere descritta solo in maniera schematica e allusiva da Dante, al quale cede la memoria per la grandezza ricevuta.
sette canti dell’Inferno furono composti prima dell’esilio, tuttavia il canto VI lo smentisce perchè Ciacco profetizza la rovina dei Bianchi nel 1302. Nel 1307 interruppe la scrittura del Convivio e del DVE e nessuna prova colloca l’inizio della Commedia prima di quella data. Alcuni canti poterono essere letti in anteprima da amici e corrispondenti e dalle allusioni presenti nell’opera deduciamo che l’Inferno venne terminato almeno nel 1314 per la profezia della morte di Clemente V, nelPurgatorio viene nominata la battaglia di Montecatini del 1315 e per il Paradiso sappiamo solo che ci lavorò 15 anni. Secondo Boccaccio gli ultimi canti del Pd iniziarono a circolare molto dopo la sua morte.
alludere allo stile e all’utlizzo del volgare. L’opera si opponeva alla “tragedia” di Virgilio, cioè l’Eneide, come dice in un passo dell’Inferno, sia perchè il protagonista non è un eroe, m un uomo comune, sia per la lingua, il volgare fiorentino, sia per lo stile non elevato. Il modello del poema sono le Sacre Scritture, in particolare quella profetica e vangelica. Molto spesso infatti alcuni versi sono modellati su quelli biblici, che variano da estremamente realistici a candidi. Nell’ Epistola a Cangrande spiega che il titolo è dovuto all’andamento del poema, da una situazione difficile al lieto fine, e al modus loquendi , ovvero il volgare e lo stile dimesso e umile. Inoltre nella corrispondenza con Giovanni del Virgilio si riferisce al volgare con l’espressione “comica verba”. Con questo titolo, quindi, può parlare di tutti gli aspetti della realtà in tutti i toni della poesia. L’aggettivo “divina” si trova per la prima volta in Boccaccio e viene tradizionalmente inserito nei titoli di tutte le edizioni a partire dal 1555 (Ludovico Dolce)
viaggi nell’Oltretomba, come la visio Pauli (V sec), la Visione di Alberico da Montecassino (XII) e il Libro della scala , un testo arabo-spagnolo su Maometto. Tuttavia Dante, che probabilmente ne conosceva alcuni, si professa come il primo dei “moderni” a cui Dio concesse una tale impresa, dopo la catabasi di Enea agli Inferi. secondo l’autore, infatti, la discesa era realmente avvenuta per favorire la fondazione dell’Impero. Dante riprende la caratteristiche dell’inferno virgiliano e, in particolare nel Limbo e nell’Eden, dei campi Elisi. Inoltre rimodula l’incontro con il suo trisavolo e la rivelazione del suo destino su quello di Enea e Anchise.
ispirò all’ Etica di Aristotele. Nell’Antiinferno hanno sede gli ignavi, che non scelsero mai nè bene nè male. Dopo il fiume dell’Acheronte su cui Caronte traghetta le anime, nel primo cerchio c’è il Limbo, in cui risiedono i bambini non battezzati e chi visse prima della fede cristiana, con l’unica pena di vivere senza poter contemplare Dio. Dal secondo al quinto cerchio sono puniti coloro che furono incapaci di contenere i propri sensi: lussuriosi, golosi, avari e prodighi, iracondi e accidiosi. Questi utlimi sono immersi nella palude di Stige, alla sponda del quale si trovano le mura della città di Dite, da cui si accede al basso inferno, sede delle anime più nere e degli angeli decaduti in diavoli. I custodi di questi cerchi sono personaggi mitologici (Minosse, Cerbero, Pluto, Flegiàs). Il sesto cerchio è per gli eretici, il settimo per i violenti e l’ottavo per i fraudolenti, disposti nelle “bolge”, ovvero dieci fosse concentriche. Il nono cerchio è per i traditori ed è un pozzo in fondo al quale si trova il fiume Cocìto congelato. Lucifero è al centro della terra. Il collegamento con il Purgatorio è un ruscello sotterraneo.
sia un’idea originale di Dante. Tutte le anime salve sono portate dalle sponde del Tevere alla spiaggia del monte purgatoriale, dove incontrano Catone l’Uticense. Nell’Antipurgatorio le anime negligenti e gli scomunicati attendono prima dell’ascesa. Alla porta del Purgatorio, un angelo vicario di San Pietro
incide le 7 p. Le pene sono infatti pensate in base ai peccati capitali: nelle sette cornici, ciascuna vigilata da un angelo, sono puniti superbia, invidia, ira, accidia, avarizia, gola e lussuria. Tutte le anime purificate arrivano all’Eden, si bagnano nel Lete e nell’Eunoè e ascendono al Paradiso.
realtà stanno nell’Empireo, un cielo non fisico, posto in una dimensione aldilà dello spazio e del tempo. La loro beatitudine consiste nel godere della presenza di Dio con una intensità che dipende dalla volontà divina.
virgiliano da Macrobio. Virgilio viene definito come “duca” e come “padre” e percepito come maestro spirituale e poetico. La sua aemulatio non si limitava solo a ricalcare i versi, a volte anche traducendoli letteralmente, ma a ripetere la complessità che caratterizza l’Eneide. Inoltre virgilio canta la felicità di un mondo prima della Redenzione, Dante canta a un mondo preso dal male e vicino al riscatto. Il loro rapporto era considerato dal poeta come uguale a quello tra Virgilio e Omero. Altri modelli furono Lucano (Farsaglia) e Stazio (Tebaide).
Brunetto Latini. Tuttavia è il primo caso in cui il narratore diventa personaggio protagonista a tutti gli effetti del poema. L’io lirico storicizzato e personalizzato in chiave cristiana è quello della Vita Nuova , anche se era più concentrato sull’amore e l’amicizia. Il modello sono le Confessioni di Sant’Agostino, una storia di sviamento e di conversione che appartengono all’autore, all’umanità e a ognuno, così come lo è la Commedia. Etienne Gilson
struttura del poema, bipartita in una esade di viaggi e una di guerra. Decise di utilizzare una strofa di endecasillabi, erede dall’ode saffica (sotto probabile influenza del poemetto Fiore) e, in base alla materia narrata, di dividere il poema in tre cantiche. I riferimenti simbolici legati ai numeri sono diversi: tre cantiche di 33 canti ciascuna (e 1 introduttivo all’Inferno) per simboleggiare l’onnipresenza di Dio, il numero (100) complessivo di canti, invece, rappresenta la perfezione del Creato.
letterale da quello allegorico o mistico
questi lo realizzano, la struttura dell’opera è dinamica grazie al ritorno di certi temi, spesso con parole chiave, e al chiarimento a distanza. Il “poema sacro” imita quindi le Sacre scritture con ripetizioni e antitesi. Tutto è collegato nella parabola della storia provvidenziale divina, concetto rispecchiato dall’ordine biblico. Così il tema dell’amore affrontato con i lussuriosi all’Inferno, è completato con il discorso di Virgilio nel Purgatorio XXII. Il tema politico si sviluppa in modo ascendente nei canti sesti. Nel poema si ripetono anche dei sistemi metaforici, ad esempio il mangiare come metafora del conoscere.
spiegabile con il fatto che rappresenti la ragione e i paganesimo, che non bastano a vincere sul male. Anche molti episodi hanno un senso che
significato mistico di più importante di quello che sia stato detto nel letterale, come dice Tommaso D’Aquino nella Summa Teologica.
purgatoriale e ha attraversato i cieli con il proprio corpo. Nell’Empireo invece, deduciamo da un’espressione mistica usata da San Bernardo, che fu rapito il suo spirito. Tuttavia i commentatori antichi si dividevano tra chi pensava che la creazione poetica fosse intellettuale e chi invece sosteneva che Dante avesse riportato un’esperienza straordinaria di contatto con il divino, una visio. Nel Purgatorio, ad esempio, Matelda afferma che gli antichi poeti poterono “sognare” delle verità storico-provvidenziali, e così anche il poeta moderno.
personaggio storico, a annunciare i peccati per volontà divina e la giustizia regnerà. Il mondo di Dante è Firenze, ricordata con nostaglia e indignazione per l’aver mandato il poeta in esilio immeritatamente. Nel If VI Ciacco parla dei peccati che portarono Firenze a dividersi, ovvero superbia, invidia e cupidigia e nei canti di Cacciguida è ricordata la città antica, caratterizzata da trasparenza etica e serenità. Ma la decadenza morale fiorentina è un esempio particolare di uno spettacolo universale.
Lombardo. Afferma che è necessario un esecutore di giustizia poichè gli uomini, essendo dotati di libero arbitrio, puntano alle cose mondane. Inoltre non essendoci un imperatore, e poichè il papa non può amministrare la giusizia con perfetta equità perchè non è immune alla cupidgia e mira alle cose materiali, la bramosìa si diffonde tra le genti. L’imperatore-monarca è l’unico immune, mentre il papa è un pastore spirituale ispirato da Dio. Con la teoria dei due soli, quindi, spiega che chi detiene il potere spirituale non può avere anche quello temporale, altrimenti cade nella cupidigia. I due soli servono a illuminare le due vie della felicità, quella terrena e quella eterna. I versi dedicati alla degenerazione della Chiesa sono numerosi nella Commedia, anche riguardanti gli ordini mendicanti dei francescani, che attenuarono la regola dell povertà, e dei domenicani, che studiarono materie diverse dalla teologia. Inoltre in più occasioni Dante afferma che la donazione di Costantino sia falsa. Tuttavia l’ordine dei due soli dantesco è utopico.
chiesa corrotta a Roma e segue la divisione in età della storia umana di Gioachino da Fiore, secondo cui alla nostra età sarebbe succeduta quella del male e poi quella del trionfo dello spirito Santo. Anche la vittoria del Veltro sulla cupidigia e i mali che ne conseguono porta a un regno messianico apocalittico. Tuttavia l’esortazione etico-politica supera in molti passi la profezia: Dante chiama ad agire nella storia, e non ad aspettare che essa finisca. Sa che il trionfo del bene avverrà sotto il segno storico dell’Aquila, cioè nel popolo a cui Dio affidò l’Impero. L’enigma del canto purgatoriale del “Cinquecento dieci cinque”, assimilabile alla figura infernale del Veltro, si risolve attraverso i numeri romani: è anagramma per DVX o acronimo per Dominicus Christi Vinctus. Dio affida l’opera di redenzione a un erede dell’Aquila, cioè un imperatore romano, e il suo aiutante deve essere uno fedele all’Impero (come Cangrande della Scala)
unire il pensiero cristiano con la filosofia aristotelica. Infatti la strutturazione dell’Aldilà e l’idea del viaggio sono modellate sull’Etica aristotelica, oltre che sulla morale scolastica e la visione cosmologica tolemaica. Molti interventi di Beatrice, Virgilio e Stazio sono finalizzati a creare le basi di quella enciclopedia teologico-filosofica che doveva essere il Convivio, opera incompiuta come il DVE. Approfondisce invece il tema politico con la Monarchia e quello fisico-scientifico con la Questio de aqua et terra. Era attratto dal dibattito sulle tesi aristoteliche “radicali” formulate da Averroè, ma allo stesso tempo lo condannava, rimanendo legato alla posizione tradizionale di Tommaso d’Aquino. Seguendo una tesi tomistica, infatti, afferma che il desiderio naturale di conoscere non può essere soddisfatto nella vita terrena, ma solo vedendo il divino. Perciò le anime dannate non raggiungeranno mai la perfezione. Inoltre Tommaso dà priorità alla conoscenza più che all’amore.
aveva già affrontato nel Convivio. È affermato che la luminosità delle stelle dipende dalle virtù che contengono. Inoltre è fornita una spiegazione del sistema del mondo che riconduce la molteplicità del cosmo a un’unica forza, Dio, che lo ha creato e lo mantiene in vita. Infatti il moto dei cieli, da cui
antiaverroistica, Dante fa descrivere a Stazio come nasce un essere umano seguendo le nozioni dell’embriologia medievale e gli fa affermare che l’anima personale e intellettuale inserita da Dio nel feto si assimila alle preesistenti virtù, quella vegetativa e quella sensitiva. Quando il corpo muore, l’anima, immortale, si esprime nell’aria circostante e in questo modo i dannati patiscono le punizioni divine.
contro Dio dopo che i suoi concittadini furono sconfitti e si avverò il suo desiderio. Infine, in Pd III, Piccarda Donati, tra i manchevoli di voti nel cielo della luna, ricorda suo fratello Corso senza rancore, nonostante la abbia rapita dal convento delle Clarisse e costretta a un matrimonio combinato.
che dopo il pentimento i beati si compiacciono nel vedere il piano Provvidenziale da cui fu ordinata la loro vita. Le figure dantesche in quanto beate assumono un punto di vista più alto di quello terrestre: S. Bonaventura in vita ha combattuto Gioachino da Fiore ma in cielo celebra le sue profezie, così come S. Tommaso con le teorie averroistiche di Sigieri.
sono anche personaggi mostruosi, dati dall’unione di elementi innaturali e naturali realistici, spesso con un significato simbolico o a imitazione di un’esperienza onirica. L’inferno è il regno della paura, una voragine buia, per l’assenza di luce/Dio, con burroni, fiumi di sangue o paludi. Spesso ci sono delle similitudini con luoghi famigliari o fantastici per potenziare l’effetto dell’immagine. Il Purgatorio, a differenza dell’inferno e del Paradiso, non è eterno e l’espiazione avviene nel tempo. Una delle sue caratteristiche è la luce. L’oggetto della visione paradisiaca è la luce intellettuale con cui si esprime il divino. Lo spettacolo celeste è descritto molto con similitudini, raffigurazioni complesse o, come la visio finale, la geometria mistica.
o occupare più terzine, simmetriche o asimmetriche, possono variare di registro linguistico e non tutte quelle infernali contengono un’immagine orrida e repulsiva. Attraverso le similitudini, anche le piante e gli animali vengono umanizzati. Le similitudini psicologiche (ex If I, E come quei che con lena affannata, uscito fuor del pelago a la riva, si volge a l'acqua perigliosa e guata, cos’ l’animo mio) sono delle introspezioni. Nessuna similitudine può essere tolta dal suo contesto e dalla sua situazione.
autocritica letteraria. Nel canone che incontra di fronte al castello del canto IV ci sono Omero, Orazio, di cui è importante soprattutto l’Ars poetica più che le Satire, Ovidio e Lucano, oltre che Virgilio. Stazio, che rientrava certamente in quel canone, manca perchè, in quanto cristiano, era salvo, ma alla fine del Purgatorio assume un ruolo importante di guida nei confronti del viator. Dante si considera come successore dei cinque nominati nel Limbo “sì ch’io fui sesto tra cotanto senno” e nel Paradiso esterna la volontà di essere incoronato poeticamente nella sua città, di fronte al Battistero (Pd XXV).
collegato all’eresia del padre e quindi anche del figlio Guido Cavalcanti, e riferirsi a Dio. Oppure potrebbe alludere allo studio di Virgilio da parte dell’autore, quindi alla scelta classicista e al divorzio tra i due. Tuttavia cenni di poesia cavalcantiana sono presenti in tutta la Commedia. Cavalcanti è anche nominato nella balza dei superbi, XI Pg, dal miniatore Oderisi da Gubbio come colui che superò Guinizzelli nella poesia, allo stesso modo di Giotto con Cimabue. Dante parla dello stilnovo in Pg XXIV, nella cornice dei golosi, quando Bonagiunta da Lucca indica Dante come colui che scrisse “nove rime” da Donne ch’avete intelletto d’amore e il pellegrino risponde con la celebre definizione, che sottolinea l’importanza della dittatura d’Amore. Guinizzelli invece si trova nei lussuriosi e viene additato da Dante come padre (Pg XXVI) e a sua volta parla di Arnaut Daniel, il “miglior fabbro del parlar materno”. Nella stessa cornice si trovano il maestro delle rime dolci e quello delle aspre petrose. Per il ruolo paterno è attribuito al bolognese un antiguittonismo.
paradiso terrestre (Pg XXVIII), le rime dure delle petrose, la poesia comico-realistica, come in If XXX nel litigio tra Mastro Adamo e Sinone. È tipico di Dante accostare stili diversi senza privarli delle loro caratteristiche originarie, tanto che si parla di “dantesco in Dante”. La verietà è una delle caratteristiche dell’opera, come le scelta di vocaboli inediti poeticamente. La scelta lessicale dantesca è estremamente rilevante: su una base fiorentina ci sono vocaboli in latino classico o biblico, frasi in latino (o sanguis meus Pd XV), frasi in provenzale (Pg XVI), altri volgari italiani e transalpini ed esperimenti comici. Le parole-rima per Dante hanno forte espressività oltre a essere portatrici di valori fonici, tecnici e semantici. Non a caso molti neologismi, derivati da necessità di precisione o di brevitas , si trovano nella sede della rima. Le rime si dividono tra dolci e aspre e chiocce, come le definisce l’autore stesso. L’allitterazione ha funzione normalmente enfatica e accentua la musicalità dei versi, che sono unitari. La cesura, infatti, non si nota di solito.